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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Kosovo e Ucraina: analogie e differenze

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Neil Clark per rt.com

Ci sono stati almeno due Paesi in Europa nella storia recente che hanno intrapreso operazioni militari “anti-terrorismo” contro “separatisti”, ma hanno ottenuto due reazioni molto diverse dalle élite occidentali.
Il governo del Paese europeo A lancia quella che definisce una operazione militare ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in una parte del Paese. Noi vediamo immagini sulla televisione occidentale di abitazioni che vengono bombardate e un sacco di persone in fuga. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e le altre potenze della NATO condannano ferocemente le azioni del governo del Paese A e lo accusano di perpetrare ‘genocidio’ e ‘pulizia etnica’ e dicono che vi è una urgente ‘crisi umanitaria’. Politici occidentali e giornalisti dell’establishment ci raccontano che ‘bisogna fare qualcosa’. E qualcosa è fatto: la NATO lancia un intervento militare ‘umanitario’ per fermare il governo del Paese A. Il Paese A è bombardato per 78 giorni e notti. Il leader del Paese (che è etichettato come ‘il nuovo Hitler’) è accusato di crimini di guerra – e viene poi arrestato e inviato con un aereo della RAF per essere processato per crimini di guerra a L’Aia, dove muore, non-condannato, nella sua cella carceraria.
Il governo del Paese europeo B lancia quella che definisce una operazione militare ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in una parte del Paese. La televisione occidentale non mostra immagini, o almeno non molte, di abitazioni che vengono bombardate e persone in fuga, anche se altre emittenti televisive lo fanno. Ma qui gli Stati Uniti, Regno Unito e le altre potenze della NATO non condannano il governo, o lo accusano di aver commesso ‘genocidio’ o ‘pulizia etnica’. Politici occidentali e giornalisti dell’establishment non ci dicono che ‘bisogna fare qualcosa’ per impedire che il governo del Paese B uccida la gente. Al contrario, gli stessi poteri che hanno sostenuto l’azione contro il Paese A, sostengono l’offensiva militare del governo nel Paese B. Il leader del Paese B non è accusato di crimini di guerra, né è etichettato come ‘il nuovo Hitler’, nonostante il sostegno che il suo governo ha da gruppi nazionalisti estremi, della destra radicale, ma in realtà, riceve generose quantità di aiuti.
Chiunque difenda le politiche del governo nel Paese A, o in alcun modo contesti la narrazione dominante in Occidente viene etichettato come “negatore del genocidio” o un “apologeta dell’omicidio di massa.” Ma un tale obbrobrio non aspetta coloro che difendono l’offensiva militare del governo nel Paese B. Sono coloro che si oppongono alle sue politiche che vengono infangati.
Ciò che rende i doppi standard ancora peggiori, è che da qualsiasi valutazione oggettiva, il comportamento del governo nel Paese B è stato di gran lunga peggiore di quello del Paese A e che più sofferenza umana è stata causata dalle sue azioni aggressive.
Nel caso in cui non abbiate ancora indovinato – il Paese A è la Jugoslavia, il Paese B è l’Ucraina.

Jugoslavia, un caso diverso
Nel 1998/9 le autorità jugoslave hanno dovuto affrontare una campagna di violenza contro i funzionari statali jugoslavi da parte dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), pro-separatista e sostenuto dall’Occidente. Il governo jugoslavo ha risposto cercando di sconfiggere l’UCK militarmente, ma le sue rivendicazioni di stare lottando contro il ‘terrorismo’ sono state altezzosamente respinte dai leader occidentali. Come riconobbero il Segretario alla Difesa britannico George Robertson e il ministro degli Esteri Robin Cook nel periodo dal 1998 al gennaio 1999, l’UCK era stato responsabile di più morti in Kosovo che le autorità jugoslave.
Nell’imminenza dell’azione della NATO e durante essa, vennero fatte affermazioni sensazionali circa il numero di persone che erano state uccise o ‘fatte scomparire’ dalle forze jugoslave. “Isteriche stime dei dispersi e presumibilmente macellati kosovari albanesi, formulate dalla NATO e dall’UCK, ai tempi correvano oltre i centomila, raggiungendo i 500.000 in un rapporto del Dipartimento di Stato. Funzionari tedeschi fecero trapelare ‘intelligence’ su un presunto piano serbo chiamato Operazione Ferro di Cavallo volto a spopolare la provincia dai suoi Albanesi etnici, e di rimpiazzarli con Serbi, che si rivelò essere una fabbricazione dei servizi”, notano Edward Herman e David Peterson nel loro libro La politica del genocidio.
“Dobbiamo agire per salvare migliaia di uomini innocenti, donne e bambini da una catastrofe umanitaria – dalla morte, barbarie e pulizia etnica di una dittatura brutale”, disse con atteggiamento solenne il Primo Ministro Tony Blair al Parlamento britannico – appena quattro anni prima che un altrettanto severo Tony Blair dicesse al Parlamento britannico che dovevamo agire di fronte alla ‘minaccia’ rappresentata dalle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Prendendo spunto da Tony Blair e co., i media hanno giocato la loro parte nel dare enfasi a quello che stava succedendo in Kosovo. Herman e Peterson hanno scoperto che i giornali hanno usato la parola ‘genocidio’ per descrivere le azioni jugoslave in Kosovo 323 volte rispetto alle sole 13 volte per l’invasione/occupazione dell’Irak, nonostante il bilancio delle vittime in quest’ultimo sia superiore a quello del Kosovo di 250 volte.
Allo stesso modo in cui ci si aspettava che dimenticassimo le dichiarazioni dei politici occidentali e dei loro media marionette sull’Irak in possesso di armi di distruzione di massa nell’imminenza dell’invasione del 2003, ora si attendevano che ci dimenticassimo le bizzarre affermazioni fatte sul Kosovo nel 1999.
Ma, come il premiato giornalista investigativo e televisivo John Pilger ha scritto nel suo articolo
Promemoria del Kosovo nel 2004, “bugie grandi come quelle raccontate da Bush e Blair sono state impiegate da Clinton e Blair manipolando l’opinione pubblica per un illecito attacco non provocato contro un Paese europeo.”
Il bilancio globale delle vittime del conflitto in Kosovo è ritenuto essere tra 3.000 e 4.000, ma questa cifra include le perdite dell’esercito jugoslavo, e serbi, rom e kosovari albanesi uccisi dall’UCK. Nel 2013, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha elencato i nomi di 1.754 persone provenienti da tutte le comunità del Kosovo, 
che risultanto scomparse alle loro famiglie.
Il numero di persone uccise dai militari jugoslavi al momento in cui la NATO lanciò la sua campagna di bombardamenti ‘umanitari’, che a sua volta uccise tra le 400-600 persone, è pensato essere di circa 500, un numero di vittime tragico ma difficilmente un “genocidio”.
“Come le leggendarie armi irachene di distruzione di massa, i dati utilizzati dai governi statunitense e britannico e ripetuti dai giornalisti erano invenzioni – come i “campi di stupro’ serbi e le pretese di Clinton e Blair che la NATO non avesse deliberatamente bombardato i civili”, dice Pilger.

Non importa cosa succede in Ucraina…
In Ucraina invece, il numero di persone uccise dalle forze governative e da quelli che le sostengono è stato deliberatamente minimizzato, nonostante i dati delle Nazioni Unite mettano in evidenza il terribile costo umano della operazione ‘anti-terrorismo’ del governo ucraino.
La scorsa settimana, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha detto che il bilancio delle vittime del conflitto nella parte orientale dell’Ucraina era raddoppiato nei quindici giorni precedenti. Affermando che erano “stime molto prudenti,” le Nazioni Unite hanno dichiarato che 2.086 persone (provenienti da tutte le parti in causa) sono state uccise e 5.000 ferite. Per quanto riguarda i rifugiati, l’ONU dice che circa 1.000 persone stanno lasciando la zona di combattimento ogni giorno e che oltre 100.000 persone sono fuggite dalla regione. Eppure, nonostante queste cifre molto elevate, non ci sono stati appelli dei leader politici occidentali per ‘azioni urgenti’ volte a fermare l’offensiva militare del governo ucraino. Articoli degli “interventisti umanitari” della falsa sinistra che dicano che ‘bisogna fare qualcosa’ per fermare ciò che è chiaramente una vera e propria crisi umanitaria, si sono notati per la loro assenza.
Non vi è, a quanto pare, alcuna “responsabilità di proteggere” i civili uccisi dalle forze governative nella parte orientale dell’Ucraina, come c’era in Kosovo, anche se la situazione in Ucraina, da un angolo umanitario, è peggiore di quella in Kosovo nel Marzo 1999.
Per aggiungere la beffa al danno, sono stati compiuti sforzi per evitare che un convoglio russo di aiuti umanitari entrasse in Ucraina.
Ci è stato detto che il convoglio fosse ‘controverso’ e potesse essere parte di un sinistro complotto da parte della Russia per invadere. Questo dalle stesse persone che hanno sostenuto una campagna di bombardamenti della NATO su uno Stato sovrano per ragioni “umanitarie” quindici anni fa!
Per questi “umanitari” occidentali che si rallegrano delle azioni del governo ucraino, i cittadini dell’Ucraina orientale sono “non-persone”: non solo sono indegni del nostro sostegno o di compassione, o addirittura dei convogli di aiuto, sono anche accusati per la loro propria situazione.
Ci sono, naturalmente, altri conflitti che mettono in risalto i doppi standard occidentali verso ‘l’intervento umanitario’. Le forze israeliane hanno ucciso oltre 2.000 Palestinesi nella loro ultima spietata operazione ‘anti-terrorismo’ a Gaza, numero di gran lunga maggiore rispetto a quello delle persone fatte fuori dalle forze jugoslave in Kosovo al momento dell”intervento’ della NATO nel 1999. Ma non ci sono appelli in questo momento per una campagna di bombardamenti della NATO contro Israele.
In realtà, i neocon e i sionisti della falsa sinistra che hanno difeso e sostenuto l’Operazione “anti-terrorismo” Bordo Protettivo di Israele, e l’Operazione Piombo Fuso prima, sono stati tra i più entusiasti sostenitori del bombardamento NATO della Jugoslavia. A Israele sembra permesso di uccidere un gran numero di persone, tra cui donne e bambini, nelle sue campagne “anti-terrorismo”, ma la Jugoslavia non aveva tale “diritto” di combattere una campagna “anti-terrorista” sul proprio suolo.
Nel 2011, la NATO entrò in guerra contro la Libia per evitare un massacro “ipotetico” a Bengasi, e per impedire a Gheddafi di ‘uccidere il suo stesso popolo'; nel 2014 le forze governative ucraine stanno uccidendo il proprio popolo in gran numero, e ci sono stati massacri reali, come il terribile incendio doloso di Odessa perpetrato da ‘radicali’ filo-governativi, ma l’Occidente non ha lanciato bombardamenti su Kiev in risposta.
Gli approcci molto diversi dell’élite occidentale alle operazioni “anti-terrorismo” in Kosovo e in Ucraina (e anche altrove) ci mostrano che ciò che conta di più non è il numero dei morti, o la quantità di sofferenza umana coinvolta, ma se il governo in questione aiuta oppure ostacola le aspirazioni economiche e militari occidentali a scopo di egemonia.
Agli occhi delle rapaci élite occidentali, il grande ‘crimine’ del governo jugoslavo nel 1999 consisteva nel fatto che fosse ancora in funzione, dieci anni dopo la caduta del Muro di Berlino, una economia socialista irriducibile, con livelli molto elevati di proprietà sociale – come ho evidenziato 
qui.
La Jugoslavia sotto Milosevic era un Paese che aveva mantenuto la sua indipendenza finanziaria e militare. Non aveva desiderio di aderire all’UE o alla NATO, o di cedere la sua sovranità a chiunque. Per questo rifiuto di giocare secondo le regole dei globalisti e mostrare deferenza alle potenti élite finanziarie occidentali, il Paese (e il suo leader) doveva essere distrutto. Nelle parole di George Kenney, ex funzionario incaricato per la Jugoslavia presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti: “Nell’Europa del dopo Guerra Fredda non è rimasto posto per un grande Stato socialista, dotato di indipendenza, che abbia resistito alla globalizzazione.”
Per contro, il governo dell’Ucraina è stato messo al potere dall’Occidente proprio per favorire le sue aspirazioni economiche e militari egemoniche. Poroshenko, diversamente dal tanto demonizzato Milosevic, è un oligarca che agisce negli interessi di Wall Street, delle grandi banche e del complesso militare-industriale occidentale. Lui è lì per legare l’Ucraina ai programmi di austerità del FMI, per consegnare il suo Paese al capitale occidentale e per inserire l’Ucraina nelle strutture ‘euro-atlantiche’ – in altre parole per trasformarlo in una colonia UE/FMI/NATO – giusto alle porte della Russia.
Questo spiega perché una campagna ‘anti-terrorismo’ condotta dal governo jugoslavo contro ‘separatisti’ nel 1999 fu ‘premiata’ con una feroce condanna, una campagna di bombardamenti di 78 giorni, e l’incriminazione del suo leader per crimini di guerra, mentre a un governo che conduce una campagna ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in Ucraina nel 2014, viene data carta bianca per continuare a uccidere. Alla fine, non si tratta di quante persone innocenti si uccidono, o quanto riprovevoli siano le vostre azioni, ma di quali interessi si servono.

Una delle ultime “imprese” dell’esercito golpista ucraino… risale allo scorso sabato 23 Agosto il bombardamento della chiesa di San Giovanni di Kronstadt in località Kirovskoye, nella regione di Donetsk.
Il crollo del tetto causato dall’attacco, avvenuto durante una veglia di preghiera, ha provocato la morte di tre persone (un sagrestano e due parrocchiani) e il ferimento di numerose altre. Il medesimo bombardamento ha colpito anche il locale ospedale, causando la morte di altre due persone e vari feriti.

Tratto da:http://byebyeunclesam.wordpress.com

Kosovo e Ucraina: analogie e differenze
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