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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CINICI E CRIMINALI " ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA": QUESTI I RISULTATI

Pubblicato su 26 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Guerre dimenticate/Il conflitto mondiale afghano in nome del Dio oppio

Tutto il mondo ha invaso l’Afghanistan l’8 ottobre del 2001. Nessuno degli obiettivi prefissati tredici anni fa è stato raggiunto. L’unica certezza rimasta tra le valli dell’Asia centrale è che la droga è diventata l’unica lingua comune tra occupanti e popolazione locale, e che più che i generali comandano gli emissari di BigPharma.

 

di Franco Fracassi

«La natura del conflitto in Afghanistan sta cambiando. L’impatto sui civili sta diventando devastante». Nelle aride valli e pianure afghane e tra le vie di Kabul si combatte senza sosta da trentasei anni. Da tredici invaso anche dall’Occidente, Italia compresa. La guerra contro l’Occidente ha portato alla morte di oltre cinquantatremila civili e 3.362 militari di trenta diversi Paesi. In Afghanistan si sta combattendo una vera e propria guerra mondiale, dove tutti combattono contro uno, e allo stesso tempo tutti combattono contro tutti. «Non conviene a nessuno finirla qui. L’Afghanistan è il posto ideale su cui sfogare l’astio tra Paesi, senza che gli abitanti di quelli stessi Peasi ne risentano. Qualche esempio? India e Pakidtan si combattono a suon di attentati a Kabul. Nel sud del Paese gli americani pagano gruppi talebani per attaccare gli inglesi, e gli inglesi pagano altri gruppi talebani per attaccare gli americani. In mezzo c’è la popolazione civile. Ammesso che la guerra finisca oggi, e che i signori della guerra decidano di ritirarsi a vita privata, ci vorranno non so quante generazioni per normalizzare la società», ha dichiarato sotto forma riservata un diplomatico dell’entourage di Jan Kubris, il rappresentate speciale dell’Onu in Afghanistan.

 

Da tempo i media italiani non ne parlano se non quando muore un nostro militare. Cinquantatré donne e uomini che hanno dato la vita per una guerra assurda, di cui non si ricorda nemmeno più perché è iniziata e quali obiettivi ci si era prefissi. Si era invaso l’Afghanistan perché si voleva sconfiggere il terrorismo islamico (oggi più forte che mai), perché si voleva democratizzare il Paese (a Kabul ci sono solo simulacri di democrazia, il resto del Paese è un insieme di piccoli regni gestiti dai signori della guerra), perché si voleva ridare dignità alle donne (nella maggior parte del Paese le donne continuano a indossare il burqa e la condizione della donna continua a essere disumana), perché si voleva combattere il traffico di droga (con l’arrivo degli occidentali la produzione di droga in Afghanistan è centuplicata), perché si voleva pacificare un Paese oppresso dai talebani (i talebani continuano a controllare gran parte del territorio e la guerra tocca quasi tutto il Paese).

 

Ha spiegato un alto ufficiale della polizia afghana all’inviato della Cbs: «Gli americani sono un vero disastro. Non hanno la più pallida idea di come si combatta contro una guerriglia. Loro si affidano unicamente alla forza e alla tecnologia. Loro credono solo nella legge delle armi. Il risultato è che i talebani sono più potenti di prima e non appena gli americani si girano dall’altra parte la violenza esplode senza controllo».

 

Poi c’è la questione dell’oppio. L’Afghanistan è il maggiore produttore di droga al mondo. Produce droga per la criminalità organizzata di tutti i contenenti. Produce droga per le grandi multinazionali farmaceutiche. Secondo inchieste giornalistiche (Popoff compreso), i generali della Nato starebbero in Afghanistan principalmente per trattare la droga con i capi villaggio per conto delle case farmaceutiche. Più dei rappresentanti della BigPharma che militare impegnati a riportare la pace e la prosperità.

 

 

E chi cerca di far emergere questo lato della guerra rischia la vita. Popoff ha raccontato la storia di un carabiniere assassinato in Afghnaistan perché stava indagando sul ruolo delle case farmaceutiche nel conflitto.

Tratto da:http://popoffquotidiano.it

CINICI E CRIMINALI " ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA": QUESTI I RISULTATI
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