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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

VERSO L' APICE DELLA GUERRA

Pubblicato su 28 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

DI EUGENIO ORSO

pauperclass.myblog.it

1 In Italia non si ha neppure la vaga percezione, a livello di massa e di classi dominate, della gravità della situazione internazionale, con il mondo che è sempre più vicino all’orlo del baratro. La qual cosa è persino scontata, se ci riflettiamo un po’ sopra. In un paese occupato, retto da collaborazionisti, non solo si falsa senza pudore la realtà sociopolitica interna, ma attraverso la disinformazione si altera anche la corretta percezione degli eventi internazionali. Pur esistendo la rete e al suo interno l’informazione alternativa, solo in pochi riescono a comprendere, con sufficiente chiarezza, che il mondo sta per giungere all’apice della guerra.

Di quale guerra si tratta?


 

Costanzo Preve, nell’opera La quarta guerra mondiale, ipotizzava appunto un conflitto insanabile e totale, di matrice culturale e perciò inestinguibile fino allo sterminio dell’avversario, iniziato dopo la fine della cosiddetta guerra fredda (che per Costanzo fu la vera terza guerra mondiale). Ho l’impressione che questo conflitto, del quale molti in occidente non se ne sono accorti, stia per raggiungere la sua fase più cruenta e distruttiva, nel crescendo e nel moltiplicarsi di eventi bellici localizzati che oggi possiamo chiaramente osservare, e che non costituiscono per niente “eventi indipendenti”. Un conflitto diverso per presupposti e sviluppi dalle due guerre mondiali e dalla “guerra fredda” usa-Urss combattute nel novecento.

Il filosofo russo Aleksandr Dugin, “accusato” in occidente di essere un ispiratore di Putin, si è interrogato sul senso di questa guerra in un saggio di alto profilo, dal titolo La prossima guerra come concetto. Dugin ha cercato di cogliere il senso del conflitto, il suo significato ideologico astraendo dagli aspetti concreti. L’analisi che fa è tutta centrata sull’ideologia dominante in occidente, ossia il liberalismo, che avrebbe bisogno del nemico non-liberale per sopravvivere e che l’avrebbe trovato nella Russia e in Putin.

Cosa si intende esattamente in questa sede quando si usa l’espressione guerra?

La risposta ce la suggerisce Costanzo Preve nell’opera La quarta guerra mondiale: “In senso largo, la guerra è un confronto strategico che avviene fra Stati, alleanze di Stati e sistemi sociali opposti e/o conflittuali, e questo confronto globale, che è sempre di tipo strategico, ha poi momenti tattici secondari di scontro armato (diretto o per interposte forze combattenti) o di distensione provvisoria con soluzioni diplomatiche di breve o medio periodo.

Secondo Preve, è proprio il confronto globale, in chiave strategica, a connotare la quarta guerra mondiale, ancora non avvertita in tutta la sua distruttività dalle popolazioni occidentali. A differenza di quelle afghane e irakene che da anni la avvertono sulla propria pelle.

Infine, cosa si intende per liberalismo, motore ideologico-propagandistico della guerra (almeno in occidente) contro tutto ciò che è non-liberale?

Dugin sintetizza la riposta come segue: ”Il liberalismo è profondamente nichilista nel suo nucleo. L’insieme di valori difesi dal liberalismo è essenzialmente legato alla tesi principale: libertà-liberazione. Ma la libertà nella visione liberale è essenzialmente una categoria negativa: pretende di essere liberi da (J.S. Mill), non essere liberi diQuesto non è secondario, è l’essenza del problema.”

Secondo il filosofo e teorico russo, nell’essenza del liberalismo vi sono individualismo e nichilismo, assieme al progressismo e all’economia come destino.

Consiglio a tutti di leggere il lungo saggio del filosofo hegeliano e marxiano Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, (provocatoriamente, nelle intenzioni di Costanzo) edito da Edizioni all’insegna del Veltro, nel maggio del 2008. Parimenti, consiglio a tutti la lettura del breve ma illuminante saggio di Aleksandr Dugin, La prossima guerra come concetto, disponibile in rete e in traduzione italiana al seguente link: http://www.millennivm.org/millennivm/?p=755.

Considero Costanzo Preve un Maestro e Aleksandr Dugin un teorico interessante, ma desidero, a questo punto, chiarire la mia posizione e il mio pensiero in merito.

Stiamo vivendo da anni, forse da un ventennio, in una situazione di guerra che interessa sia le popolazioni orientali e del sud del mondo, sia quelle occidentali nel nord del mondo. Si tratta della guerra globale neocapitalistica, che ha come scopo ultimo la “colonizzazione” totale del pianeta e l’imposizione del modo di produzione nuovo-capitalistico globalizzato. I due aspetti principali di questa guerra (quarta guerra mondiale da intendersi in senso ampio, come insegna Preve) sono i seguenti:

1) Quello socioeconomico e di trasformazione culturale-antropologica nel nord e nell’occidente del mondo, cioè nell’area di affermazione del modo storico di produzione sociale nuovo-capitalistico, dopo il più rassicurante e prevedibile “capitalismo produttivo del secondo millennio”.

2) Quello caratterizzato dalla brutalità degli interventi militari, diretti o “per interposta persona”, nel meridione e nell’oriente del mondo.

Per quanto riguarda il punto 1, cioè la guerra socioeconomico-antropologica nella quale non si ricorre allo strumento militare e all’uso alle armi, la Grecia, spogliata di ogni avere e immiserita, rappresenta simbolicamente e materialmente il picco dell’offensiva contro i popoli, gli stati e i modelli capitalistici preesistenti, caratterizzati da dirigismo, interventismo statale e welfare. Sono molto illuminanti, però, altre situazioni in cui il colpo sferrato da oligarchie finanziarie, “istituzioni sopranazionali” e agenti strategici neocapitalistici ha ottenuto risultati che potrebbero essere irreversibili. Pensiamo all’area europeo-mediterranea nel suo complesso, con il caso italiano e quello spagnolo in evidenza, e alla situazione sempre più negativa in Francia. Le politiche economiche e (anti)sociali, in particolare, non hanno alternative e sono espressione esclusivamente degli interessi degli agenti strategici neocapitalistici, opposti agli interessi dei popoli e delle classi dominate. Scrive giustamente Dugin, nel citato saggio: “L’unica libertà di scelta nel regno del liberismo globale è stata tra il liberalismo di destra, il liberalismo di sinistra e il liberalismo radicale, includendo il liberalismo di estrema destra, di estrema sinistra e il liberalismo molto radicale.” In effetti, liberalismo politico e liberismo economico non sono che facce della stessa medaglia, elementi dogmatico-ideologici, privi di sostanza interpretativa della realtà e di scientificità, rivolti soprattutto ai semi-colti. Esiste un “Partito unico della riproduzione neocapitalistica” che raggruppa tutte le camarille sub-politiche liberali e neoliberali elencate da Dugin. Si manipola l’uomo per evitare gli incendi sociali, si riscrive la storia pregressa, si addita il nemico da perseguire e annientare (non-liberale e non-liberista, populista, sovranista, antidemocratico) e si stabiliscono autoritariamente le politiche strategiche da imporre ai popoli, in un generale ridimensionamento, fino alla scomparsa, della sovranità politica e monetaria di molti stati (quelli dell’unione europea in modo particolare). Governi collaborazionisti eletti e non eletti, a livello nazionale, collaborano con l’apparato massmediatico e accademico per raggiungere tali scopi e piegare le resistenze, sempre più deboli e inefficaci (perché costrette al “metodo democratico” e al “pacifismo strumentale”), all’interno dei singoli paesi occidentali occupati. Vedi in proposito il caso italiano, da manuale, e la recente affermazione dei collaborazionisti euroservi e filo-atlantisti piddini, supportata dai media, dagli intellettuali prezzolati e dal complesso finanziario-militare sopranazionale.

Per quanto riguarda il punto 2, cioè la conquista con le armi e i mezzi bellici di paesi non ancora “colonizzati” a oriente e nel sud del mondo, notiamo oggi che i focolai di guerra e di destabilizzazione si moltiplicano, amplificando la minaccia di un grande conflitto bellico su scala planetaria o almeno continentale/sub-continentale. In tal senso la vicenda siriano-irakena e quella ucraina, in cui la guerra energetica e del gas s’interseca con la supremazia del dollaro e la necessità di accerchiare, o ridimensionare, potenziali o effettivi ostacoli geopolitici, quali l’Iran e la Federazione Russa. Dei rischi di guerra totale e non convenzionale che si corrono, molta parte delle popolazioni occidentali e del nord del mondo, sempre più coinvolte nel primo conflitto, di natura socioeconomica e antropologico-culturale, sembrano non accorgersi ancora. Del resto, fin tanto che la guerra, quella propriamente detta fatta di scontri armati, bombardamenti, profughi in fuga e saccheggi, non arriverà nei territori occidentali (anche in Italia?), queste popolazioni, manipolate e private di coscienza politico-sociale come sono, non ne avvertiranno il pericolo. La percezione falsata della realtà interna e internazionale, dovuta all’azione dei media e alla propaganda martellante, è ancora caratterizzata da elementi di ideologia liberale (in ciò Dugin ha ragione) ridotti a puri slogan, come i “diritti umani” che devono essere difesi anche con le armi, la “democrazia contro il populismo”, il pericolo della dittatura e varie corbellerie propagandistiche di tal fatta. Ne consegue che i mercenari in lotta contro l’esercito siriano starebbero, per definizione, dalla parte del “bene”, e così pravi sektor o la guardia nazionale ucraina, colpevoli di brutalità e violenze contro la popolazione russofona, nel Donbass e altrove. Addirittura, i ben pagati tagliagole dello stato islamico, in Iraq e in Siria, con la loro azione armata di conquista fanno gli interessi geopolitici delle aristocrazie finanziarie neocapitalistiche, quelle occidentali euro-americane e quelle (islamo)saudite del Golfo.

Davanti allo sfacelo internazionale, che oggi si sta delineando pienamente, Costanzo Preve e Aleksandr Dugin hanno chiamato in causa, rispettivamente, l’”ideocrazia imperiale americana” (che è il titolo di uno specifico saggio di Costanzo) e la strenua difesa, nonché l’imposizione al resto del mondo, dei “valori” liberali.

Secondo la mia personale visione, gli stati uniti non sono che uno strumento in mani oligarchiche-finanziarie, cioè un mezzo e non il fine ultimo. Con altre parole, il fine ultimo non è la “potenza imperiale americana”, tipicamente solitaria e fine a se stessa, se vogliamo una mera riproposizione imperialistica con elementi “tradizionali” a livello globale. Gli usa, più realisticamente, rappresentano il principale strumento monetario, economico e militare nelle mani delle aristocrazie neocapitalistiche globali, ancora per quanto non è dato sapere. Le aristocrazie del denaro e della finanza, superando la sovranità assoluta degli stati e sconvolgendo i sistemi economico-sociali di molti paesi, hanno generato una sorta di “imperialismo finanziario privato”, di natura oligarchica, che si espande nel mondo con la guerra, la frantumazione dei paesi riottosi e la progressiva sottomissione al “mercato”.

L’ideologia liberale (e/o liberista) di legittimazione neocapitalistica, invece, è sempre meno importante e decisiva per la realizzazione dei piani delle élite occidentali, prevalendo in questi ultimi due o tre anni, e in questi ultimi mesi con una certa chiarezza, elementi di natura non-ideologica. Ricatto delle masse operato attraverso la paura della disoccupazione generalizzata e delle insufficienze di reddito (povertà assoluta o relativa), in occidente e soprattutto nell’area europeo-mediterranea, e la brutalità della guerra che disintegra gli stati e massacra i civili, in oriente e nel sud del mondo, sostituiscono progressivamente gli “specchietti per le allodole” ideologici e neo-liberali. Non si “porta la democrazia”, ma soltanto la disperazione e la perdita di tutte le sicurezze, e lo si fa, ormai, in un modo abbastanza scoperto (almeno per coloro che hanno capacità di analisi e autonomia di pensiero). Come si fa, infatti, a far passare i neonazi ucraini o i sanguinari oscurantisti islamici sunniti del califfo Abu Bakr al-Baghdadi (nato al-Samarra) per difensori dei “diritti umani” e della democrazia? Nonostante la potenza rimbecillente dei media occidentali, questa è un’operazione impossibile, e comunque non richiesta …

Scrivo quanto precede con grande e immutato rispetto nei confronti di Preve, e con un certo apprezzamento nei confronti di Dugin e della sua opera più recente.

I due conflitti tratteggiati in precedenza, quello “interno” all’occidente, contro le masse pauperizzate, e quello “esterno” più propriamente bellico, condotto con le armi e i mercenari, iniziano a convergere in un unico caos finale. Fino a fondersi, alla fine dei giochi elitisti (questo è il grande rischio che corriamo), in un unico conflitto su scala planetaria, o almeno continentale, con il Medio Oriente, l’Africa settentrionale e l’Europa in prima fila. Finora la risposta della Federazione Russa è stata piuttosto blanda, prudente, volta a evitare la guerra contro gli usa e la nato, nonostante la provocazione del Boeing malese abbattuto (per accusare i russi) e il principio di sterminio della popolazione russofona in Ucraina orientale. Parimenti, l’Iran mantiene una posizione defilata, nonostante la minaccia agli sciiti irakeni e l’avanzata sanguinosissima dello stato islamico oltre Mosul, favorita dagli (islamo)sauditi e subdolamente dagli americani. E’ possibile che i non-liberali, additati come nemici delle “splendide” liberaldemocrazie occidentali, non abbiano la forza (e la necessaria saldezza interna) per controbattere efficacemente. Nel frattempo, i mercenari filo-atlantisti sono all’attacco nel Donbass ucraino, utilizzando bombe al fosforo contro i civili, gli islamisti sunniti si avvicinano a Bagdad, riesplode il conflitto israelo-palestinese a Gaza, in Siria la guerra civile continua e infuriano i combattimenti in Libia, a Tripoli e Bengasi.

Senza adeguato contrasto o senza una chiara sconfitta dei loro mercenari in uno o più di questi conflitti, i globalisti occidentali continueranno a perseguire i loro piani di dominio, e tutti noi andremo, ad ampie falcate, verso l’apice della guerra.

 

Eugenio Orso

Fonte: 
http://pauperclass.myblog.it

Link: http://pauperclass.myblog.it/2014/07/27/verso-lapice-della-guerra-eugenio-orso/

27.07.2014

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org

VERSO L' APICE DELLA GUERRA
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