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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Sinergia, per piccina che tu sia, mi sembri una carestia

Pubblicato su 16 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Il momento è dirimente. Qui si parrà la nobilitate dei nostri top manager, quelli che con mano ferma hanno guidato il paese verso il disastro, e quelli che si sono fatti venire degli scrupoli da ventitreesima ora ed oltre, applicando criteri minimali di razionalità. Tutto evolve, serve contestualizzare. Anche quando sono passate poche settimane dall’evento che era considerato il padre di tutte le sinergie. Un vero peccato che la realtà continui ad essere così gufa e rosicona.

Parliamo di Alitalia e di Poste Italiane. Un matrimonio d’interesse, fondato su eclatanti sinergie nella logistica, di cui nessuno si era accorto nei decenni sin quando non si decise che il mondo è troppo poco furbo, per competere con il nostro esprit florentin (o anche con quello pisano, visto chi ha messo in cantiere l’operazione). Però le sinergie c’erano, oh se c’erano.

Fare di Mistral, la compagnia aerea di Poste, il vettore low cost di Alitalia. E’ una delle possibili sinergie dell’operazione di Poste in Alitalia. Lo rivelano fonti autorevoli, precisando che Mistral ha “un’efficienza che permetterebbe ad Alitalia di avere una low cost cui affidare l’espansione dei propri voli” (Ansa, 11 ottobre 2013)

“Le sinergie ci sono e parliamo di un investimento importante ma non enorme per un gruppo come Poste Italia che investe 5-600 milioni di euro l’anno. E’ pur vero che l’investimento deve andare a reddito, primo per l’azienda, secondo perché l’ambito regolatorio europeo per prima cosa va a vedere il rispetto dell’investimento produttivo redditizio”. Lo ha affermato l’ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, rispondendo in commissione Trasporti della Camera alle domande dei parlamentari (Radiocor, 29 ottobre 2013)

Sarmi studiò il dossier e, come per magia, riuscì ad evincere che “ok, il prezzo era giusto”, al centesimo:

Poste italiane limiterà il proprio impegno in Alitalia negli annunciati 75 milioni di euro, “perché di più in questo momento non ha senso”. Lo ha affermato l’ad Massimo Sarmi a margine del Forum Italia-Russia. “Abbiamo indicato un importo – ha proseguito Sarmi – che corrisponde al ritorno industriale investito per gli effetti delle sinergie tecniche e commerciali” che sarà possibile avere con la compagnia aerea (Ansa, 26 novembre 2013)

Sarmi aveva anche già dimensionato il periodo di payback, immaginiamo al termine di complesse simulazioni:

Grazie ai recenti accordi commerciali siglati tra Poste Italiane assieme ad Alitalia “saranno generati, per la sola Poste Italiane, 30 milioni di margini l’anno per tre anni”, cioe’ 90 milioni. Lo ha detto l’amministratore delegato di Poste, Massimo Sarmi, a margine dell’audizione in Senato. Sarmi oggi alla Camera aveva già sottolineato di prevedere il ritorno dell’intero investimento in Alitalia, pari a 75 milioni di euro (Radiocor, 11 febbraio 2011)

Ma il fedifrago investimento non volle tornare né andare a reddito, o forse si prese solo una breve licenza. Solo che il tempo stringe ed oggi Poste, primo azionista di Alitalia, dovrà partecipare alla ricapitalizzazione-ponte, quella che servirà a tenere in vita il vettore in attesa dell’arrivo della cometa di Etihad, per un importo che dovrebbe essere prossimo ai 40 milioni di euro. Ma che sarà mai, per una società come Poste, che ogni anno “investe 500-600 milioni di euro” (cit.)? Nel frattempo, però, cambia il Postino in Capo. Arriva un signore molto lucido e razionale, che subito fa mossa di prendere alla lettera il concetto di sinergie e di piano industriale:

“Ognuno -ha detto Francesco Caio- deve farsi carico delle proprie prospettive, per noi il faro è il mercato”. Caio ha poi aggiunto che “la Ue guarda con attenzione alle nostre mosse, dobbiamo muoverci secondo le regole del mercato”. L’ad di Poste, a un’ulteriore domanda su un possibile nuovo impegno dell’azienda in Alitalia, ha ancora sottolineato che “il processo è in corso, è un processo complicato, c’è un tavolo e stiamo lavorando” (Radiocor, 15 luglio 2014)

Oltre ai soldini della ricapitalizzazione-ponte e all’equity commitment, come gli advisor delle banche d’affari chiamano un enorme uccello padulo che si posa su un altoforno aziendale che brucia cassa, ci sarebbero anche le ricollocazioni di ridondanze di personale. Però noi italiani sappiamo “fare sistema”, come noto, e pare che molto personale Alitalia presenti sorprendenti compatibilità con i profili professionali ricercati in Poste Italiane. O forse no, perché Caio è sempre così terribilmente pignolo:

Parlando a margine della Relazione annuale dell’Agcom, Caio ha anche sottolineato che “l’Unione europea guarda le nostre mosse con grande attenzione”. Parlando poi dell’ipotesi di una ricollocazione degli esuberi della compagnia aerea all’interno di Poste, l’ad ha ricordato che le sinergie sono state definite “nella parte preliminare degli accordi” e prevedono l’innesto di 25 persone nell’information technology: “Siamo fermi al mantenimento di quelle sinergie”, ha concluso (Ansa, 15 luglio 2014)

Come finirà? Benone, che domande. E non ci sono oneri per i contribuenti, altro che aiuto di stato, come vaneggiano quei gufi rosiconi di Bruxelles, che vogliono portarci via la nostra orgogliosa sovranità. Perché noi facciamo sistema, ricordate. Se ne parlava anche nell’Antico Testamento, alla voce cavallette.

Tratto da:http://phastidio.net

Sinergia, per piccina che tu sia, mi sembri una carestia
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