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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Scenario greco-argentino per l’Italia in Eurozona

Pubblicato su 6 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Di: Matteo Mazzon

Con l’ostinata permanenza nell’Eurozona, un progetto evidentemente fallito, l’Italia si avvia verso uno scenario di tipo greco-argentino : ipertassazione, privatizzazioni, deflazione salariale e forse una grande depressione, senza contare che prima o poi dovremo far conto dell’enorme debito pubblico.  Perfino, Guido Tabellini ex rettore della Bocconi – nota per le posizioni di alcuni suoi esponenti a favore del liberismo e dell’Euro – in un convegno organizzato a Milano dalla società di gestione del risparmio AcomeA e la fondazione Corriere della Sera,ha dichiarato come entrare nell’euro fu un errore e in caso di nuova crisi “piuttosto che dover negozare il debito sarebbe preferibile sganciarsi” http://www.lantidiplomatico.it

Ma, prima di continuare, ricordiamo cosa successe in Argentina e cosa sta succendo in Grecia. in Diario–un-annunciato-futuro-saccheggio avevo descritto bene gli accadimenti argentini, seppur sinteticamente.

La svolta liberista argentina è avvenuta esattamente nel 1991, sotto la seconda presidenza di Menem. L’artefice di tale riforma è stato Domingo Cavallo, ministro dell’economia dal 1991 al 1996. Sono stati attuati numerosi provvedimenti economici, tra cui:

- privatizzazioni: Yfp (società petrolifera statale), aziende elettriche, Entel (telefonia), ferrovie, etc.

- riforma previdenziale

- flessibilizzazione del mercato del lavoro.

Utilizzando le grandi risorse del paese e approfittando di un periodo di pace sociale, la borghesia argentina produsse un piano di liberalizzazione del mercato, di deregulation alla Reagan-Tatcher e di privatizzazione.

L’ulteriore fattore, fulcro della politica economica di Cavallo fu l’aggancio della valuta nazionale (il peso) a una moneta forte (il dollaro). Secondo molti è questo che avrebbe dato una connotazione liberista al programma di riforme economiche argentine.

Guarda caso anche i governi italiani hanno operato, nella seconda metà degli anni ’90, l’aggancio della valuta nazionale (la lira) e sostanzialmente dal 1997 a una moneta forte (l’euro).

Storia di un default

L’Argentina languiva nella recessione da oltre tre anni, assillata dai creditori. In queste condizioni era necessario impostare un piano finanziario, cioè un calendario in cui si riportano, per ogni giorno, entrate, uscite e quello che rimane in cassa alla fine. Il piano finanziario argentino prevedeva, per il 5 dicembre, l’entrata di un miliardo e 240 milioni di dollari. Era la rata di un prestito già concordato con il Fondo Monetario Internazionale in settembre. Con quelle risorse si sarebbe provveduto a fare fronte alle spese ordinarie e, soprattutto, al pagamento di interessi e rimborsi dei prestiti ottenuti dal governo argentino. Con solo qualche giorno di anticipo, il Fondo comunicò che non erogherà la prevista rata: tutto il piano finanziario del governo argentino va a farsi friggere. È il default.

Non si è lontani dal vero dicendo che il default dell’Argentina è stato determinato da una decisione del Fondo Monetario Internazionale.

Chi l’ha deciso? Chi comanda all’interno del Fondo?

L’azionista di maggioranza: gli Stati Uniti. Ma perché gli Stati Uniti hanno silurato l’Argentina? Perché nel 1995 non vi è stato alcun ritegno nel dirottare 50 miliardi al Messico sull’orlo del baratro e, adesso, si negava all’Argentina poco più di un miliardo?

Torniamo all’aprile di quell’anno horribilis del 2001. Il 16 aprile, poche settimane dopo essere stato richiamato come ministro dell’Economia, Cavallo tira fuori dal suo cilindro un’altra idea: ancoriamo il peso per metà al dollaro e per metà all’euro. Il 21 giugno tale idea diventa legge, approvata dal Parlamento argentino. Non è un provvedimento bislacco.

Poiché dollaro ed euro sono due valute asincrone, il risultato (io ho comunque dubbi sul funzionamento ed efficacia) sarebbe stato che il peso avrebbe smesso di apprezzarsi seguendo l’andamento della cosa avrebbe comportato l’adozione di questo provvedimento? L’Argentina, diventata colonia monetaria USA con il currency board legato al dollaro, si sarebbe trasformata in una specie di condominio monetario tra USA e Unione Europea. Un po’ di respiro per il sistema produttivo argentino. Eppure tale legge non è mai stata applicata![1]

Anche l’Argentina è stata sottoposta dall’estero alla fase di austerità. Come i nostri politici hanno agganciato la nostra economia all’euro (ossia al marco tedesco), così quelli argentini imposero l’assurda convertibilità fra la moneta nazionale, il peso (valuta inesistente sul mercato globale) e il dollaro USA: per un peso, ti davano un dollaro. Faceva comodo ai grandi creditori internazionali, come oggi la condizione italiana fa comodo alla Germania. Come da noi con l’entrata nell’euro, si disse che la misura avrebbe reso più responsabili i governanti, inducendoli ad indebitare meno lo stato. Non funzionò. Fu una deflazione atroce, metà della popolazione disoccupata. Sotto le cure «di risanamento» del Fondo Monetario, il cui direttore esecutivo di allora per caso era il tedesco Horst Kohler, il quale è rimasto famoso in Argentina per una frase che noi, e i greci, abbiamo udito da Angela Merkel e dalla stampa tedesca: «Gli argentini debbono soffrire. Non c’è via d’uscita senza sofferenza[2]»

Ma come se la passa adesso l’Argentina?

Dopo la ristrutturazione del debito pubblico avvenuta tra 2005 e 2010 Buenos Aires si accordò con la maggior parte dei creditori offrendo titoli scontati (93% del valore iniziale) in cambio delle vecchie obbligazioni. Ma i “fondi avvoltoio” pretesero il rimborso completo più gli interessi accumulati e si rivolsero alla giustizia americana.

In una sentenza del giudice Usa di Thomas Griesa l’Argentina viene  condannata al pagamento integrale del debito in favore dei rimborsi degli hedge fund.

Pagare entro il 30 del mese il saldo del debito ristrutturato e quello reclamato dagli hedge found rappresenterebbe, secondo Buenos Aires, un esborso da 15 miliardi di dollari: il 50% delle riserve monetarie del Paese.

L’Argentina ha portato in seno all’Onu il dibattito sul pagamento del debito ristrutturato che, se mantenuto al prossimo 30 giugno, rischia di trascinare il Paese in una crisi peggiore di quella del 2001. Il Ministro dell’Economia argentino Axel Kicillof lo ha detto chiaramente:

Probabilmente ci spingerà al defalut tecnico, ma in qualunque caso questa sentenza spinge l’Argentina al rischio di una crisi economica. Spinge il nostro popolo a una situazione già vissuta e ditemi se un debito che sia il doppio di quello attuale non significa di nuovo un 2001 per la Repubblica Argentina”[3].

Il presidente della Bolivia, Morales, ha solidarizzato con l’ Argentina  nella disputa con i ‘fondi avvoltoi paragonando le attività di questi con l’assalto all’economia dell’Argentina e della regione. Il presidente della Bolivia ha affermato che i ‘fondi avvoltoio’ attaccano l’Argentina mediante “un’aggressione economico-finanziaria”  con l’ obiettivo finale del “saccheggio delle materie prime”. “Un’aggressione contro l’Argentina è anche una aggressione contro il popolo boliviano, contro tutta l’America Latina, in particolare ai paesi in un processo di liberazione politica, sociale, culturale e economico-finanziaria”.  http://www.lantidiplomatico.it

Mentre il Presidente dell’Uruguay si è spinto ancora più in la dichiarando che gli Hedge Found vogliono il petrolio argentino.

La situazione Greca

La situazione Greca è sotto gli occhi di tutti quelli che la vogliono vedere. Trucca i bilanci (aiutata da banche d’affari come Goldman Sacsh) per entrare nell’Euro e dopo l’ammissione di Papandreu si catena l’inferno in Eurozona. Ora affidata alla Troika è l’ombra di se stessa.

Le statistiche greche sono agghiaccianti. Dalla crisi finanziaria del 2008, seguita dai salvataggi bancari dell’Unione Europea con le sue dure condizioni e la distruzione del sistema sanitario, il tasso di mortalità ha subìto un’impennata verso l’alto.

Il numero dei decessi è aumentato di un enorme 5% soltanto dal 2011 al 2012, stando all’istituto di statistiche ellenico (ELSTAT). Consideriamo i dati dei decessi:

2008 – 107.979

2009 – 108.316

2010 – 109.084 (nel maggio 2010 fu sottoscritto il primo memorandum UE-FMI.)

2011 – 111.099

2012 – 116.668

Non c’è alcun dubbio che i dati del 2013 saranno superiori a quelli dell’anno precedente.

L’aumento è direttamente attribuibile al crollo del sistema sanitario dopo i tagli al bilancio. Le morti per neoplasie (tumori e cancri maligni) sono aumentate di quasi il 5% nel 2012, perché molti malati di cancro sono costretti a pagare di tasca propria i farmaci e gli interventi. Inoltre, c’è una grave carenza di farmaci perché il piano sanitario del governo non rimborsa le farmacie.

Anche i decessi per malattie respiratorie sono aumentati del 10% nel 2012. In parte perché la gente non può permettersi il combustibile per il riscaldamento, e brucia il legno, creando il peggior inquinamento nella storia della Grecia. Anche le morti dovute a “condizioni inspiegabili” sono aumentate drammaticamente da una media di 8.000 nel 2009 a 13.169 nel 2012.

Tra il 2008 ed il 2012 sono aumentati del 36% anche i suicidi, che riflettono la disperazione causata dal crollo nei livelli di vita.

Particolarmente allarmante è il nuovo rapporto dell’UNICEF, che rivela che un bambino su tre in Grecia è a rischio di povertà o espulsione sociale. “Le condizioni dei bambini sono deteriorate in Grecia negli ultimi anni”, scrive il rapporto, “a seguito dei tagli alla spesa sociale, della disoccupazione dei genitori, della povertà e dell’insufficiente accesso all’assistenza sanitaria”.

Dal censimento del 2011, il numero di bambini in Grecia è diminuito del 9%[4].

Dal blog di http://kappadipicche.com/ un  post di Panagiotis Grigoriou, apparso sul suo blog Greek Crisis che riassume bene la situazione:

La cosiddetta crisi spossa le nostre energie che non sono necessariamente rinnovabili. Altre energie si stanno affacciando, ovvero, l’ostinazione si miscela ad esempio alla disperazione. Lunedì 17 febbraio il Ministro della Salute(?) ha deciso di condurre a “morte improvvisa così come previsto,” i centri di informazione della previdenza sociale, in altre parole, tutti saranno chiusi contemporaneamente e il loro personale dovrà lasciare il posto. Per il ministro, lo ripetono dalle fila di estrema destra, “si tratta di un riavvio completo del sistema, che durerà circa un mese.”  Il nostro paese è già stato formattato e voilà … si riavvia … dopo la disinstallazione sembra giunto il momento per i nostri cani adespoti* di fare un bagno di sole e di… vita vera. Dal punto di vista dell’associazione dei medici, si sarà già capito, questa è una forma di privatizzazione del sistema tramite lo smantellamento, passando attraverso il metodo, già collaudato all’epoca, della chiusura brutale delle trasmissioni della tv pubblica ERT nel giugno 2013, vale a dire, è già successo. La nostra storia scorre velocemente e tutto ciò è voluto.

Allo stesso modo, gli operai metalmeccanici delle acciaierie Aspropyrgos del Pireo, vengono a sapere che saranno (il 95 % del personale) quasi tutti messi sotto “Regime di disponibilità”, eufemismo molto di moda questa volta per indicare chiaramente l’anticamera, anzi il purgatorio, della disoccupazione. Gli operai manifestanti avevano iniziato un lungo sciopero tra il 2011 e il 2012, e noi li avevamo anche incontrati durante le riprese del film documentario “Khaos”, è passata un’eternità. Da allora, il caos tarda a…sterzare dalla parte buona e ad Atene gli offesi del giorno potrebbero essere piuttosto i fantasmi dei vecchi scioperanti. In attesa… il sole.

Domenica scorsa,16 febbraio, abbiamo partecipato a una Messa in memoria di Costas, un mio cugino che si è suicidato nel mese di gennaio. “Nessuno ci capisce, noi moriamo…in più, ci sono tutte queste nuove tasse, ho dovuto pagare i truffatori e i compari dei politici per arrivare fin qua. La nostra rabbia è immensa, un giorno… queste persone la pagheranno a caro prezzo”, ha detto Yannis amico di Costas dopo la Messa nella pausa caffè e commerciante (anche lui) in fallimento.

Poi c’è Malamatenia, la madre di un altro amico, appena morta Martedì mattina (18 febbraio). Era anziana ma soprattutto era mal curata presso l’ospedale pubblico per mancanza di mezzi, tra i quali spicca la mancanza di igiene non più garantita dal personale medico e paramedico e totalmente insufficiente a mantenere un livello di controllo e di sorveglianza diciamo degni. E così, dopo avere indotto una crisi umanitaria su scala europea ed oltremisura europeista, le élite “greche”, quelle della Commissione di Bruxelles, così come le marionette che controllano i destini rischiosi della nuova sedicente “Grande Germania”, pensano, sull’esempio di Olli Rehn, come il nostro ex-paese “sia più suscettibile ad avere bisogno della Banca mondiale adesso e di come sia importante che la Banca mondiale si impegni per l’avvenire della Grecia”, (intervista accordata al quotidiano tedesco “Die Welt” del 17 febbraio).

Si comprende oramai questo passaggio…per ciò che ci riguarda siamo obbligati verso un’altra para-esistenza statale, sociale e politica. Questo è il nuovo modello pensato per la Grecia e fatte le debite proporzioni, per l’Irlanda, ad esempio. La Nuova povertà, o l’arte di vivere con 550€ al mese, spendendo 200 € per l’edilizia abitativa, 100 per il riscaldamento ed elettricità, 30€ di costi vari, come per l’acqua, 40€ per il telefono internet compreso, 100€ dedicati alla cosiddetta previdenza sociale e … 50€ per il cibo, da quì la recente competizione tra i partiti politici … (business tutto sommato succoso), su chi organizzerà la prima migliore zuppa popolare.

E per chi volesse leggere queste le ultime notizie :

-         Aeroporto di Atene offre ai giovani come salario solo il rimborso del trasporto – www.lantidiplomatico.it

-         Il prelievo forzoso dai depositi dei debitori senza notifica è ora costituzionale in Grecia – www.lantidiplomatico.it

-         La Grecia torna al Medio Evo: 2/3 degli stipendi pagati in baratto – www.lantidiplomatico.it

-         “Il Fmi vuole 11 mila licenziamenti in Grecia nel 2014 e altri 2 mila nei primi mesi del 2015″ – www.lantidiplomatico.it

-         Deflazione al – 2% in Grecia nel mese di maggio. Elstat – www.lantidiplomatico.it

-         Non paghi le tasse? In Grecia finisci in galera, ma non vale per la casta -  http://www.ilfattoquotidiano.it

-         Il Grecia scatta il sequestro per i mancati pagamenti di tasse per importi da 15 euro – http://ilcontagio.org

-         La Troika ha imposto tasse sulla casa da spavento – http://www.ilnord.it

-         La favola – non a lieto fine – del nuovo corso del ministero dello sviluppo in Grecia – www.lantidiplomatico.it

E arriva puntuale il saccheggio :

-         Privatizzazioni in Grecia: è svendita -http://economia.panorama.it

-         La Grecia in svendita per volere della troika – www.reset-italia.net

E così via ………

Ancora una volta il debito …….

La madre di ogni male è la speculazione, il debito indotto; il vero nemico è il prestito, un biglietto sicuro per la bancarotta, senza ritorno, sistemico, maligno globale come il cancro, è una malattia da combattere[5].

Lo schema è sempre quello: la banca lancia la rete del prestito, quando il mercato è maturo la ritira, gli insolventi (pesci) non possono pagare e sono costretti a cedere i loro bene reali : case, valori mobiliari e stati interi.

E l’Italia : adesso ci pensa Renzi

Questa la situazione dopo la crisi finanziaria e la cura Monti. Scenari economici ha verificato l’andamento di 6 indicatori di Performance fondamentali che descrivono l’andamento dell’Economia Reale e delle Finanze Pubbliche, basati sul confronto tra andamenti dell’Italia anno per anno, governo per governo, dal 1996 ad oggi, 2013 incluso. L’analisi di ciascun indicatore, in ciascun anno, e’ stata condotta in confronto con quello della UE, valutandone il differenziale (in sintesi abbiamo in buona parte “contestualizzato” le performance depurando in fattori ciclici)Alla fine abbiamo introdotto un indicatore, il SuperIndice differenziale Complessivo su andamento Economia Reale e Conti Pubblici dell’Italia rispetto all’Europa : indicatore di performance rispetto alla media UE calcolato sui 6 parametri (se positivo l’Italia ha fatto meglio della UE, se negativo ha fatto peggio): PIL , Disoccupazione , Produzione Industriale , Inflazione , Deficit , Debito (vedi qui http://scenarieconomici.it

Questi sono i risultati ….

 

Effetti del Governo Monti

 

I gonzi che vogliono credere che le cose miglioreranno grazie a Renzi si accomodino, ma non sarà così.

Questi sono alcuni altri dati sull’economia italiana aggiornati al 2013, tratti da http://www.wallstreetitalia.com :

Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);

Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e’ sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);
Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;
Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);
Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);
Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio’ equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie (vedi sotto “Spesa famiglie”) di circa 56 miliardi di euro; il biennio 2012-2013 e’ stato per i consumi“senza dubbio il peggiore, sono tornati indietro ai livelli del dopoguerra” (fonte: Codacons); crolla spesa per consumi: -7% dal 2008. Cali maggiori per abiti, mobili e alimentari;
Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu’ adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;
- Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;
Debito pubblico: è aumentato a febbraio 2014 di 17,5 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.107,2 miliardi (fonte: Bankitalia). Secondo le previsioni il debito pubblico salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012;
Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescenti su obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;
Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);
Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni (fonte: Istat). E’ il tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004. Disoccupazione giovanile: e’ record anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: a gennaio 2014 è pari al 42,4%. Nell’Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);
Entrate tributarie: nei primi 10 mesi dell’anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.
Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall’Istat l’imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;
Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell’export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell’import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell’energia, l’attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.
Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, rispetto ai 49,5 del 2012.
Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;
Felicità: Italia depressa, il ‘fu-Belpaese’ è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell’Onu;
Fiducia aziende: l’indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.
Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.
Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l’andamento negativo dell’IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;
Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);
Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese (Cgia);
Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d’inflazione medio annuo è stato pari all’1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.
Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);
Lavoro: da 2005 Italia fanalino di coda classifica occupazione Ue15 (fonte Istat);

Lavoro, 6 milioni in cerca e 7 su 10 temono di perderlo (fonti: Istat e Coldiretti);
Manifattura: l’indice Pmi è salito a 51,3 punti ad agosto, dai 50,4 del mese precedente, segnando il livello massimo da 27 mesi a questa parte. Secondo Markit alla base dell’espansione della produzione c’è stato un incremento dei nuovi ordini, il più marcato in oltre due anni, in particolare dall’estero.
Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;
partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);
poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);
Prezzi produzione: l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l’Istat.
Pil: il Prodotto interno lordo dell’Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento – 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell’anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell’anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l’Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L’ultima previsione dell’Istat per il 2013 e’ -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l’Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat); Nel primo trimestre 2014 – 0,1%.

Potere d’acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;
Povertà: nel 2012 ha colpito il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). E’ quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro.
Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);
Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e’ calata -1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);
Reddito famiglie: nel 2013 e’ tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio); il reddito annuale della famiglia media italiana è calato di 2.400 euro tra il 2007 e il 2012, quasi il doppio della media della zona euro (fonte: Ocse);
Ricchezza: dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e’ crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L’Italia comunque e’ il paese piu’ ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu’ alto tasso di poverta’: la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);
Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);
Sofferenze bancarie: a dicembre 2013 ammontavano a 155,8 miliardi, nuovo record, e ben 30,9 in più rispetto ai 124,9 miliardi di fine 2012 (fonte: Bankitalia).
Spesa famiglie:: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);
Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall’Irpef, all’Iva, all’Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffer e non e’ compatibile con la crescita;
Spesa pubblica: in 15 anni e’ salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;
Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l’indice è calato -0,3%.

Un’economia da predefault !

Ora Renzi dice di aver ottenuto più flessibilità dall’Europa ma come riporta il http://www.ilfattoquotidiano.it “Della flessibilità di Renzi non c’è traccia nel programma di Juncker

Occorrerebbe servirsi delle possibilità offerte dal quadro di bilancio esistente dell’UE per conciliare la disciplina di bilancio e l’esigenza di sostenere la crescita […] e prestare particolare attenzione a riforme strutturali che potenzino la crescita […], anche attraverso un’adeguata valutazione delle misure di bilancio e delle riforme strutturali, sfruttando al meglio, nel contempo, la flessibilità insita nelle norme esistenti del patto di stabilità e crescita”.

Scrive Crepaldi sul Fatto che queste poche righe, tratte dalle sintesi ufficiale del vertice europeo di Yprase che ha visto, come atteso, la nomina di Juncker a presidente della Commissione europea, rappresentano il bottino, nero su bianco, portato a casa dal nostro premier Renzi. Si tratta in tutta evidenza di un risultato molto più magro di quello descritto dallo stesso Presidente del Consiglio e rappresentato con enfasi da gran parte dei media italiani.

Non deve sorprendere però sorprendere che il cavallo di battaglia del governo italiano abbia avuto così poco peso quantitativo (5 righe in 22 pagine di documento) e nella sostanza in seno alle conclusioni del vertice. Perché il contenuto di esse ricalca in gran parte quello del programma messo a punto dal neopresidente della Commissione europea. Che addirittura, nel suo documento, non fa nemmeno un accenno allo scambio flessibilità-riforme.

Quindi niente ….

Mentre, sul fronte tasse, aderendo al MES, dovendo rispettare Fiscal Compact e pareggio di bilancio si prepara una nuova stangata da  25 miliardi in autunno. Il grido, un po’ soffocato dalle convenienze, è di Repubblica, che pure non è certo giornale ostile al Governo Renzi.

Il titolo di Repubblica, è lampante:

Ma la Ue all’Italia: pareggio nel 2015. Malgrado l’accordo sulla flessibilità, le raccomandazioni del Consiglio sono più rigide di quelle di inizio giugno. Così l’Italia rischia di dover varare in autunno una manovra correttiva da almeno 25 miliardi”.

Lo spazio sul debito del resto è ridotto: ieri è emerso che nei primi quattro mesi dell’anno il debito è cresciuto di 77 miliardi, ossia quasi quanto in tutto il 2013. Quest’anno il volume dell’onere dello Stato salirà a quota 2150 miliardi e, superando la Germania, sarà terzo al mondo per volume finanziario dopo Stati Uniti e Giappone. Solo l’anno scorso, i contribuenti hanno pagato 82 miliardi solo in interessi sul debito dello Stato e nel 2014 replicheranno.

Dunque, non rimane che tassare tassare tassare oltre che privatizzare (Enav fino al 49%) a quella di Poste (fino al 40%), passando per Terna, Enel, Eni e Fincantieri), privatizzazione che serviranno a ridurre il debito ma ingrasseranno di molto gli avvoltoi.

Inoltre, Delrio (subito smentito da Padoan il giorno dopo) propone di utilizzare il fondo Ue con gli immobili statali come garanzia. ”Grazie alla flessibilita’ in Europa, l’Italia potra’ contare fino a 10 miliardi all’anno, aumentando cosi’ gli investimenti“, ha Delrio.

Delrio rilancia poi il ricorso ad appositi union bond. “Si tratta – dice – della mutualizzazione del debito: si crea un fondo federale europeo al quale ogni Stato conferisce un pezzo del proprio patrimonio immobiliare e non, a titolo di garanzia reale. A quel punto non si faticherebbe piu’ a trovare 3 miliardi all’anno con le privatizzazioni, ma si taglierebbe il debito del 25-30%” www.wallstreetitalia.com

Eccolo li l’ERF. L’aveva preannunciato Antonio Maria Rinaldi che l’ERF sarebbe arrivato dopo le elezioni europee www.formiche.net e puntualmente ……

Scrive Antonio Maria Rinaldi «Il micidiale ERF funziona essenzialmente in questo modo: tutti gli Stati aderenti conferiscono a un Fondo specifico le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super eurobond al cubo e avvalendosi della tripla A, concessa dalle Agenzie di rating alle emissioni della UE, potranno godere di tassi presumibilmente più bassi rispetto a quelli di molti paesi “periferici”.

Ma siccome nessuno ti regala nulla per nulla, tantomeno i ragionieri esattori europei, in cambio viene pretesa a garanzia l’asservimento dei rispettivi asset patrimoniali nazionali, riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (es. IVA). In questo modo si firmano cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei  beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore se non si sarà in grado di versare gli importi previsti ogni anno e per vent’anni! Praticamente per noi una specie di euro Equitalia esattrice-liquidatrice o come avviene con la cessione del quinto stipendio, rimanendo però con il residuo del debito (il 60%) da onorare senza più contare sul “collaterale” patrimoniale!

Le partecipazioni di ENI, Finmeccanica, Poste, ENEL ecc., beni immobiliari pubblici, riserve auree e valutarie, saranno liquidate automaticamente con il pericolo che saranno letteralmente svendute a favore dei soliti noti, per soddisfare il criterio della riduzione ventennale del debito, visto che attualmente la nostra eccedenza di debito ammonta a circa 1170 Mld., pari al 73% del PIL essendo ora al 133%.

Inoltre in questo modo il nostro debito, anche se attualmente espresso in euro, ma di fatto valuta per noi estera in quanto non la stampiamo, almeno è ancora sotto la giurisdizione italiana, mentre con la conversione in emissioni comuni (eurobond), si tramuterebbe in giurisdizione internazionale e non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita poiché non più applicabile il principio di Lex Monetae previsto dagli artt.1277 e 1278 del nostro codice civile. Si tratterebbe dell’abdicazione più totale di qualsiasi residuo di sovranità e saremo depredati di tutto il nostro patrimonio pubblico. E poi per la nota massima “Moneta buona scaccia la cattiva”, il residuale di debito del 60% sul PIL, che rimarrebbe comunque in nostro carico, subirebbe un forte deprezzamento in termini di tassi pur espresso sempre in euro!

Ma possiamo star pur certi che la nostra classe politica, già fortemente deficitaria sulla conoscenza del funzionamento del Fiscal Compact nonostante l’abbia votato e inserito in Costituzione, ignora completamente cosa stiano tramando a Bruxelles e la decisione politica sull’applicazione dell’ERF, il cui iter è da scommettere inizierà un minuto dopo la chiusura delle urne il 25 maggio prossimo, li troverà totalmente impreparati.

Ma questa volta c’è in gioco il destino, il futuro e l’identità del nostro Paese e sono certo che la corretta informazione preventiva farà in modo che la coscienza dei cittadini italiani compenserà l’incapacità dimostrata fino ad ora dalla classe politica nel non comprendere l’irreversibilità di certe scelte scellerate!».

Libero del 8 maggio parla addirittura di un piano per portarci via un tesoro da 1000 mld.

Tutto a favore di un sistema occidentale ormai fallito. Dichiarava Attali “In Europa la mancanza di una regolamentazione ha permesso di nascondere il fatto che servano 1000 miliardi per ricapitalizzare le banche europee, un vero tsunami per il settore finanziariowww.imolaoggi.it

Lo schema si ripete, è sempre quello ma i polli stavolta siamo noi

In sintesi ci terranno in vita finché ci sarà qualcosa da spolpare, ricchezza privata o pubblica, poi ci lasceranno andare …. come l’Argentina.

[1] Tratto da http://www.cenerentola.info/index.php/economia-e-finanza/35-sul-nuovo-modello.

[2] Da Argentina il nostro triste futuro, di M. Blondet, Effedieffe.com.

[3] Fonte it.euronews.com.

[4] Tratto da www.movisol.it.

[5] Da Wall Street, il denaro non dorme mai.

Tratto da:http://www.progettoeurexit.it

Scenario greco-argentino per l’Italia in Eurozona
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