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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Peggio della Tasi, arriva la Tisa: quando il contrario di “pubblico” è “segreto”

Pubblicato su 11 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

di Marco Bersani, Attac Italia

Nuova finanza pubblica. TISA («Trade In Service Agreement»). E’ un nuovo trattato super segreto che riguarda i mercati del settore dei servizi. Lo stanno negoziando nel massimo silenzio Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Ci sono interessi enormi in ballo: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70% del prodotto interno lordo globale Come se non bastasse il Par­te­na­riato Tran­sa­tlan­tico sul Com­mer­cio e gli Inve­sti­menti (TTIP), ovvero il nego­ziato, con­dotto in asso­luta segre­tezza, fra Usa e Ue per costi­tuire la più grande area di libero scam­bio del pia­neta, rea­liz­zando l’utopia delle mul­ti­na­zio­nali, un nuovo attacco ai beni comuni, ai diritti e alla demo­cra­zia è in corso con il TISA («Trade In Ser­vice Agree­ment»), un nuovo trat­tato, della cui esi­stenza si è venuti a cono­scenza solo gra­zie ai «fuo­ri­legge» di Wikileaks.. Si tratta –per quel che sinora è fil­trato dalle segrete stanze– di un nego­ziato, che riprende in molte parti il fal­lito Accordo gene­rale sul com­mer­cio e i ser­vizi (Agcs), discusso per oltre 10 anni e con duris­sime con­te­sta­zioni di piazza all’interno del Wto. Fal­lito quello che doveva essere un accordo glo­bale, le grandi elite politico-finanziarie hanno da tempo optato per accordi tra sin­goli paesi o per aree, dove far rien­trare dalla fine­stra, gra­zie all’assoluta opa­cità con cui ven­gono con­dotti gli stessi, ciò che le mobi­li­ta­zioni sociali dei movi­menti alter­mon­dia­li­sti ave­vano cac­ciato dalla porta. A sedere al tavolo delle trat­ta­tive per il nuovo trat­tato sono i paesi che hanno i mer­cati del set­tore ser­vizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Austra­lia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Euro­pea, più Sviz­zera, Islanda, Nor­ve­gia, Lie­ch­ten­stein, Israele, Tur­chia, Tai­wan, Hong Kong, Corea del Sud, Giap­pone, Paki­stan, Panama, Perù, Para­guay, Cile, Colom­bia, Mes­sico e Costa Rica. Con inte­ressi enormi in ballo: il set­tore ser­vizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e pro­duce il 70% del pro­dotto interno lordo glo­bale; solo negli Stati Uniti rap­pre­senta il 75% dell’economia e genera l’80% dei posti di lavoro del set­tore privato. L’aspetto più incre­di­bile di quanto rive­lato dai docu­menti in pos­sesso di Wiki­leaks è il fatto di come non solo il nego­ziato si svolga in totale spre­gio di alcun diritto all’informazione da parte dei cit­ta­dini, bensì sia pre­vi­sto, fra le dispo­si­zioni con­te­nute, l’impegno da parte degli Stati par­te­ci­panti a non rive­lare alcun­ché fino a cin­que anni dopo la sua approvazione! Una nuova ondata di libe­ra­liz­za­zioni e di pri­va­tiz­za­zione di tutti i ser­vizi pub­blici si sta dun­que pre­pa­rando e, non a caso, la prima tappa di que­sta trat­ta­tiva – avve­nuta nell’aprile scorso e finita nelle prov­vi­den­ziali mani di Wiki­leaks — ha riguar­dato la libe­ra­liz­za­zione dei ser­vizi e pro­dotti finan­ziari, dei ser­vizi ban­cari e dei pro­dotti assi­cu­ra­tivi: non sia mai che la crisi, pro­vo­cata esat­ta­mente dalle ban­che e dai fondi finan­ziari, rimetta in discus­sione la totale libertà di movi­mento e di inve­sti­mento dei capi­tali finan­ziari in ogni angolo del pianeta. Per quel che si è riu­sciti a sapere, pro­prio in que­sti giorni si sta svol­gendo un secondo incon­tro ed è asso­lu­ta­mente evi­dente come ad ogni tappa verrà posta l’attenzione su un set­tore di ser­vizi, fino a com­pren­derli tutti: dall’acqua all’energia, dalla sanità alla scuola, dai tra­sporti alla pre­vi­denza. Un mondo da met­tere in ven­dita, attra­verso la trap­pola del debito pub­blico e le poli­ti­che di auste­rità, attra­verso il TTIP e il TISA, per per­met­tere al modello capi­ta­li­stico di uscire dalla crisi siste­mica, con un rilan­cio dei mer­cati finan­ziari, che, dopo aver inve­stito l’economia, ora hanno pun­tato gli occhi sulla società e la vita, sui diritti, i beni comuni e la natura. Per farlo, devono sot­trarsi ad ogni ele­men­tare regola di demo­cra­zia e rifu­giarsi nella segre­tezza: ma come i vam­piri della notte non reg­gono la luce del giorno, così i piani delle elite pos­sono essere scon­fitti da una capil­lare infor­ma­zione e da una ampia e deter­mi­nata mobi­li­ta­zione sociale. È ora di muoversi.

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Peggio della Tasi, arriva la Tisa: quando il contrario di “pubblico” è “segreto”
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