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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L’Italia va a picco. Ogni cinque minuti chiudono 2 aziende

Pubblicato su 26 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

Quando avrete finito di leggere questo articolo (saranno trascorsi circa cinque minuti) due aziende avranno chiuso i battenti. E a fine giornata ben 573 imprese avranno smesso di vivere. È questa la drammatica situazione del Mezzogiorno. Dopo i dati dell’Istat e di Bankitalia che certificano l’allontanarsi della ripresa e l’impatto quasi nullo degli 80 euro elargiti con tanti proclami dal governo, ieri è stata Confindustria a mettere il dito nella piaga. Nelle regioni del Sud, dove fare l’imprenditore è quasi una scelta eroica e dove i finanziamenti, quando arrivano, sono risucchiati dalla malavita o si perdono in mille rivoli clientelari, la crisi sta producendo una desertificazione imprenditoriale. Le cronache hanno smesso di registrare i casi di suicidio per fallimento o perchè strangolati dagli usurai e i dati della progressiva deindustrializzazione del Sud finiscono nel calderone di quelli nazionali. Nessuno vuole più rispolverare il vecchio termine di «questione meridionale» ma il dramma è reale, quanto ignorato.

Confindustria insieme a SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo) ha fatto un checkup dei durissimi effetti della crisi nel Sud. I numeri sono eloquenti. Nel 2014 il saldo tra imprese iscritte e cessate è negativo per oltre 14 mila unità. Dall'inizio dell'anno hanno infatti cessato la propria attività 573 imprese meridionali al giorno, con i fallimenti in crescita del 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2013.

L’aggravarsi della crisi, anzichè spingere le iniziative pubbliche, le ha allontanate. Gli investimenti statali e quelli privati sono diminuiti di quasi 28 miliardi tra il 2007 e il 2013: un calo di oltre il 34%, con punte di quasi il 47% nell'industria in senso stretto e del 34% nell'agricoltura e nella pesca, che pure sono settori in cui è forte la specificità del Mezzogiorno. In particolare, lo Stato ha smesso di mettere soldi nel Sud: tra il 2009 e il 2013, infatti, la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno si è ridotta di oltre 5 miliardi di euro, tornando ai valori del 1996, contribuendo alla riduzione del numero e del valore degli appalti pubblici. In calo di numero, ma soprattutto di valore (da 8,6 miliardi a poco più di 5) sono anche le gare di partenariato pubblico-private bandite nel Mezzogiorno. «Si realizzano, dunque, sempre meno investimenti pubblici, sia che lo Stato li finanzi direttamente sia che li promuova indirettamente - spiegano Confindustria e Srm - E ciò è paradossale, se si considerano le difficoltà economiche che suggerirebbero l'opportunità di un'azione pubblica decisamente anticiclica». Quanto al mercato del lavoro, al Sud sono senza impiego due italiani su tre.

Non potendo puntare sul mercato interno, anche perchè i consumi marciano a rilento, molte aziende rivolgono lo sguardo oltre confine. Segnali parzialmente in controtendenza vengono infatti dalle esportazioni: l'export è, infatti, l'unica variabile il cui valore al 2013 è superiore (+2,4%) a quello del 2007. Tuttavia, tale recupero sembra essersi fermato nel 2013 e nei primi mesi del 2014, o meglio differenziato: scende l'export di idrocarburi, oscilla l'export di acciaio, si rafforzano settori come l'aeronautico-automotive, la meccanica, la gomma-plastica, l'agroalimentare. Così come si rafforza l'export dei principali poli produttivi e dei distretti meridionali.

Non sono gli unici segnali timidamente positivi: cresce il numero delle società di capitali (+3,2% rispetto a un anno fa), delle imprese aderenti a contratti di rete (oltre 1.600), delle nuove imprese condotte da giovani (50mila nel solo 2013); tornano a crescere, in alcune regioni meridionali, i turisti stranieri.

Laura Della Pasqua

Tratto da:www.iltempo.it
L’Italia va a picco. Ogni cinque minuti chiudono 2 aziende
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