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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Italia vs Sardegna: la sfida che Pigliaru sta perdendo e che i sovranisti non vogliono accettare

Pubblicato su 27 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Sarà anche vero che, come ha detto il leader del Partito dei Sardi e assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda, “l’elefante si mangia a morsi e non tutto intero” ma è anche vero che nessun elefante si fa mangiare da vivo; quanto meno bisognerebbe prima catturarlo. Ora chi sia l’elefante è chiaro a tutti: è lo Stato italiano. Che nei confronti della Sardegna assume però molteplici fattezze che neanche Zeus nell’epica classica. E così come padre degli dei si trasformava in mille modi soprattutto per ingannare belle fanciulle e giacere con esse, allo stesso modo (ma meno prosaicamente) l’elefante tricolore si manifesta alla Sardegna ora sotto forma di vertenza entrate, ora di poligono militare, ora di ministro allo sviluppo economico, ora di presidente dell’Anas, ora di emiro qatariota, ora di commissario per la peste suina e via elencando.

Le metafore alla lunga stancano o rischiano di non essere capite, ma è sconcertante come il presidentePigliaru possa presentare ai sardi l’accordo sottoscritto sul pareggio di bilancio come se fosse un “grande successo” nei rapporti con lo Stato quando lo stesso Stato, nelle stesse ore, immagina di raddoppiare il poligono militare di Teulada, continua a non impegnarsi sul fronte del rilancio industriale, provoca danni ai nostri allevatori con lo scandalo dei vaccini della lingua blu, immagina di depotenziare l’autonomia speciale, e questo solo per elencare alcune delle questioni aperte che trovano spazio nei giornali di oggi.

Se il sovranismo è governare la Sardegna come se fosse uno stato, la Sardegna avrebbe bisogno di un presidente della Regione in grado di trattare alla pari con lo stato italiano mettendo sul tavolo tutte le questioni aperte e trattandole sia specificamente che all’interno di un ragionamento globale. È esattamente quello che il presidente Pigliaru non sta facendo.

Adesso invece ogni vertenza continua ad avere il suo tavolo, ogni problema interlocutori diversi, e per ciascuno di essi la fregatura è sempre dietro l’angolo. No, così la Sardegna è destinata a vincere una battaglia su dieci. Se anche si riuscirà a salvare la nostra specialità, con questo modo di fare politica a venire meno è la nostra autonomia sostanziale.

Il caso più emblematico è quello dello statuto di autonomia. È inutile fare il riassunto delle puntate precedenti, ma è chiaro a tutti che la politica renziana prevede un accentramento dei poteri e una mortificazione delle autonomie locali. Nei fatti, l’attuale maggioranza che governa la Sardegna sta assecondando il disegno del presidente del Consiglio, non attivando quelle procedure in grado di consentire all’isola di riscrivere lo Statuto, prendendo in contropiede la maggioranza che governa a Roma. Tutto ciò avviene in maniera consapevole perché è solo in questo modo che le élite partitiche isolane potranno consolidare il loro ruolo di mediazione con i poteri nazionali.

Ma se il presidente Pigliaru rinuncia a comportarsi come se fosse il presidente dello stato sardo, se la Regione perde la testa dietro ai mille tavoli della crisi che non trovano mai sintesi politica, se la forza del Pd è tale che non si è in grado di opporsi con forza neanche al tentativo occulto di assecondare il neocentralismo renziano, che ci stanno a fare i sovranisti nella maggioranza e nella giunta che sostiene Francesco Pigliaru?

La domanda non vuole essere provocatoria perché è chiaro che la politica è fatta di rapporti di forza, di voti e di consiglieri regionali. È fatta però anche di idee (che oggi il Pd e Sel non hanno) che possono smuovere settori della società sarda oggi estromessi dal dibattito e dal confronto. Queste idee nel mondo che in Sardegna si riconosce nel sovranismo e nell’indipendentismo ci sono. Perché non provare a riunirle?

Che i sovranisti che sostengono Pigliaru possano anche non incidere sulle grandi questioni ci può anche stare (fino ad un certo punto però, perché c’è sempre un momento in cui la corda si deve spezzare), ma che non stiano lavorando politicamente per creare una alternativa a questo al Pd no, questo non è più scusabile.

Con il passare delle settimane è sempre più evidente che quella incarnata dal presidente Pigliaru è un’esperienza che non lascerà il segno, che è solo una parentesi politica frutto della confusione nella quale il sistema politico isolano si è trovato tra il 2012 e il 2013. Il rischio è anzi che su alcune partite la regressione sia netta e che anche quel poco di margine di manovra che Pigliaru ha attualmente verrà meno dopo il congresso regionale del Pd.

Ora, la sfida per i sovranisti sta tutta qui: mettere le basi per un grande soggetto in grado di guidare il cambiamento oppure accontentarsi di navigare nelle acque basse (bassissime) della politica, avanzare divisi, ed essere, nel migliore dei casi, una voce che grida nel deserto.

Come si può capire anche da una lettura distratta dei giornali, la situazione sta precipitando e se non si fa in fretta anche quelle parti più credibili del fronte sovranista saranno travolte dagli eventi, cioè dalle quattro bombe ad orologeria che lo stato italiano ha piazzato in Sardegna: sanità, entrate, statuto, servitù militari.

Tratto da:http://www.vitobiolchini.it

Italia vs Sardegna: la sfida che Pigliaru sta perdendo e che i sovranisti non vogliono accettare
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