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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il relitto Italia

Pubblicato su 29 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Di: Fabrizio Maggi

La Concordia, rimessa in piedi da un miracoloso intervento ingegneristico, viaggia, seppur faticosamente, verso Genova. Si può tirare un sospiro di sollievo, l’incubo è finito. L’Italia invece rimane ferma al palo. Molti commentatori, all’era del parbuckling (la tecnica che permise di far tornare la nave in asse), sottolinearono una felice corrispondenza tra la nave da crociera che tornava in equilibrio e il paese che risorgeva dalle ceneri dopo le forche caudine della crisi economica. Persino Letta utilizzò la metafora, disegnando un futuro radioso: il peggio era passato, noi italiani, dotati di un serbatoio di risorse inimmaginabili, avremmo costruito nuovi scenari di prosperità. La metafora però non è stata sviscerata a dovere. La similitudine tra i due eventi viaggia in maniera coincidente fino ad un certo punto, salvo poi prendere una piega completamente differente nel caso della nostra bistrattata nazione. La Concordia, rimessa in piedi grazie a dei cassoni pieni d’acqua che le consentono di galleggiare, è trainata da un rimorchiatore che la condurrà nel porto di Genova. Qui la nave verrà letteralmente smembrata e i suoi pezzi saranno riutilizzati secondo gli scopi più opportuni. Allo stesso modo la traballante Italia è stata puntellata a colpi di tasse da una manovra “lacrime e sangue” che ha finito per impoverire ancor più i cittadini ed allontanare la tanto agognata ripresa.

Ma all’orizzonte non c’è nessun rimorchiatore pronto a trainarci fuori dalle cattive acque. La nave Italia non verrà fatta a pezzi e ricostruita, come il buon senso suggerirebbe. I nostri politici stanno aspettando che il relitto, tenuto a galla da sostegni artificiali e privo di motore, si rimetta in moto da solo. Con l’occhio del curatore fallimentare, la classe dirigente italiana ha esaurito il proprio compito nel rabberciare con toppe e pezze di terz’ordine lo stato dei miserandi conti pubblici. Se l’economia deve ripartire, che ci pensi qualcun altro. Hanno già fatto il possibile. Fuor di metafora, le crisi offrono occasioni per ripensare strutture che hanno smesso di funzionare, non rispondendo più alle esigenze per le quali erano state costruite. La situazione in cui ci troviamo poteva fungere da spinta per farci diventare promotori di un nuovo modello di sviluppo, un modello che abbandonasse il Prodotto Interno Lordo come indicatore dogmatico dei parametri economici.

In un mondo saturo di individui e di beni, non ci si può aspettare di guadagnare puntando sull’eccesso di offerta. Criteri vecchi di quasi 80 anni continuano a governare le nostre vite e manca qualcuno che abbia la lungimiranza di escogitare soluzioni nuove per problemi tanto complessi. Non sarà Renzi a tirarci fuori dal guado. La sua passione per il “cambiamento” in economia è durata il tempo di un battito di ciglia. Se proprio volete tornare a crescere, provate ad innaffiarvi i piedi.

Tratto da:http://www.lintellettualedissidente.it

Il relitto Italia
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