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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Contro l’austerità ovvero lotta contro i mulini al vento…

Pubblicato su 28 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

L’informazione e l’attuale classe politica vogliono farci credere che la sfida di Renzi contro i falchi dell’austerità, sia uno scontro puramente politico e di vedute al fine di imporre finalmente una politica economica razionale che risollevi le economie finite sotto la scure della rigidità dei conti.

Il problema che nello scontro flessibilità vs austerità l’aspetto politico viene strumentalizzato per creare delle “tifoserie” esaltando quella emotività al fine di coinvolgere la popolazione senza che quest’ultima sia in grado di fare una relazione causa-effetto.

Lo scontro flessibilità-rigidità dei conti avrebbe un senso se fosse una realtà nazionale, come effetto di una dialettica di politiche economiche, ma ciò presuppone un contesto in cui ciascun Paese gode della sua sovranità monetaria.

Allora in un’ottica di sovranità, ci sarebbe uno scontro di vedute, come può avvenire negli USA tra democratici e repubblicani al quale i primi ad esempio sono più propensi ad ad alzare il tetto del debito pubblico rispetto ai secondi o in Giappone dove il nuovo governo ha attuato una politica espansiva dopo un decennio di deflazione.

Ma all’interno dell’eurozona lo scontro tra austerità e flessibilità non ha senso per il semplice motivo che in un area monetaria che prevede Paesi a se diversi economicamente, per ridurre gli squilibri macroeconomici, nel nostro caso di competitività, è necessaria una vera e propria austerità competitiva, al fine di ridurre  quel gap  tra Nord e Sud del continente, dal momento che questa non può più essere ridotta con la flessibilità delle rispettive monete sovrane(http://scenarieconomici.it/disoccupazione-come-metodo-di-governo-conferenza-alla-london-school-of-economics/).

Il paradosso è che i falchi dell’austerità sostengono un principio economico “razionale”, le politiche economiche restrittive nell’eurozona vengono attuate per i motivi descritti prima, dal momento che non vi è presenza di monete sovrane flessibili in grado di ridurre i deficit commerciali esteri all’interno dell’area monetaria.

Già l’economista Marcus Fleming nel 1971 ha sottolineato che in un’area a cambi fissi i cambi sono fissi solo nominalmente; se vi sono differenze nei tassi di inflazione, cambiano comunque i tassi di cambio reali: se il paese A ha un’inflazione più bassa del paese B, i prezzi dei suoi beni costano meno di quelli del paese B e ciò comporta una sottovalutazione della valuta di A e una sopravvalutazione di quella di B; per tornare all’equilibrio, A dovrebbe rivalutare e B dovrebbe svalutare; dal momento che questo non è possibile in un regime di cambi fissi né in un’unione monetaria, Fleming ne concludeva che le differenze nei tassi di inflazione tra i paesi europei avrebbero comportato «in qualsiasi area di tassi di cambio uniformi basata sulla Comunità Economica Europea» una tendenza maggiore che negli USA a «sviluppare squilibri interni» e una maggiore «difficoltà a conciliare elevata occupazione e ragionevole stabilità dei prezzi».

Per cui come previsto non solo da Fleming, ma anche da Robert Mundell, tra i padri dell’euro, l’unico modo per ridurre gli squilibri in un area monetaria, non potendo fare leva sulla moneta, la sola via percorribile è la deflazione salariale ovvero austerità. In questo caso anche la riduzione dell’inflazione come sta accadendo oggi in Europa serve per giungere ad una convergenza dei tassi inflattivi al fine di colmare gli squilibri competitivi, ma anche per salvaguardare i crediti tedeschi, ma questa è un’altra faccenda…

Ci troviamo dunque davanti ad un politica “freddamente razionale”, è giusto notare che questa è servita anche e serve tutt’ora come operazione di recupero crediti elargiti dalle banche del  Nord ai Paesi del Sud e ciò si ricollega sempre al sistema monetario europeo che ha rappresentato una tutela per i creditori del Nord dal rischio svalutazione del capitale prestato in modo scellerato. Detto questo, ovvio che la TROIKA sta facendo la sua parte con i suoi garzoni di bottega.

E’ quindi inutile sostenere che le politiche incentrate sull’austerità sono volte a deprimere l’economia italiana e del resto d’ Europa, ma è irrazionale sfidarla rimanendo in un contesto monetario (euro) che per esistere necessita proprio della rigidità dei conti per evitare squilibri commerciali esteri.

Una qualsiasi politica espansiva in presenza di una moneta artificialmente forte per la propria nazione, produrrebbe un aumento delle importazioni rispetto alle esportazioni, provocando voragini di competitività come descritto prima. Per cui a fronte di una politica espansiva, dovrà seguirne una restrittiva come funzione di ammortizzamento.

Un esempio perfetto è stato quello tedesco:

“La Germania ha si sforato il rapporto deficit/Pil dal 2003 al 2006 per attuale la riforma sul lavoro detta legge Hartz “minijob”.

realizzando in contemporanea però le seguenti riforme strutturali:

 1)     azzeramento rivalutazione annua delle pensioni;

2)     taglio della tredicesima ai dipendenti pubblici con aumento di 2 ore lavorative settimanali ;

3)     consistente taglio dei costi del welfare assistenziale”.

Questo ci fa capire che se venisse “concessa” una qualsiasi forma di “flessibilità” come lo sforamento dei deficit-pil questa dovrebbe poi essere sterilizzata da “riforme strutturali” ovvero da politiche restrittive per evitare un ritorno di squilibri di competitività.

Ecco perchè le concessioni che magari verranno fatte a Renzi  non saranno esenti da contropartite.

La morale delle storia è che l’austerità e le riforme strutturali purtroppo nel quadro dell’eurozona rappresentano politiche “razionali” per la sopravvivenza di questo sistema monetario irrazionale. Per fare una provocazione: salvare l’euro NON è sinonimo di salvare gli europei…

L’unico modo per liberarsi dalle politiche “razionali” che strangolano le economie del Sud Europa imposte da Berlino e Bruxelles è sganciarsi quindi dal contesto “irrazionale” che impone queste politiche “razionali” (scusate le ripetizioni) ovvero l’attuale sistema monetario europeo.

La soluzione non è chiedere flessibilità, che rappresenta l’agire sull’effetto dell’austerità bensì agire sulla causa che richiede invece l’uscita dalla gabbia monetaria. Quindi non si può cambiare regime all’interno di esso, volerlo fare è come combattere contro i mulini a vento e non solo a Don Chiotte, mi ricollego alla famosa affermazione di Giordano Bruno: “Chiede al potere di riformare il potere… Che ingenuità!”

Le forze  pro flessibilità (perchè oggi rappresenta la nuova tendenza…) come ad esempio i socialisti europei, sono dunque in errore e perfino in contraddizione per il fatto che non si rendono conto che di sbagliato NON è l’austerità, bensì il contesto monetario europeo  in cui ci troviamo, che come logico effetto necessita il rigore nei conti  al fine di evitare squilibri, come ho già ripetuto.

Se non verranno inquadrate le cause, anzi la causa e non gli effetti, questo teatrino austerity vs flessibilità rischia di andare avanti per un bel pò di anni con risvolti gattopardiani o gattopardeschi ma la sostanza è la stessa, ovvero cambiare l’Europa affinchè nulla cambi…

Infatti non dimentichiamo che le attuali forze politiche nostrane, oggi paladine della flessibilità, hanno inserito nel 2012 il pareggio di bilancio in costituzione. Un bel paradosso per coloro che oggi hanno impugnato questa battaglia contro la rigidità dei conti che non servirà comunque a nulla…

In conclusione, quelle formazioni politiche italiane che oggi hanno promesso di combattere l’austerità (diciamo per moda) avranno la consapevolezza che la soluzione è appunto uscire da un quadro sbagliato affinchè la loro lotta diventi razionale e non irrazionale?

Su questo, sono alquanto pessimista…

“E’ razionale che un campo di prigionia sia circondato dal filo spinato anche se trovarsi come prigioniero innocente rappresenti un contesto drammatico e  irrazionale. 

Ma sarebbe altrettanto irrazionale pretendere che in un campo di prigionia ci sia una porta girevole da Hotel di lusso…”

Jean Sebastien S. Lucidi

 

Tratto da: http://liradidio.blogspot.it

Contro l’austerità ovvero lotta contro i mulini al vento…
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