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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Comprate Sblocca Italia by Renzi, contro l'ingorgo estivo!

Pubblicato su 29 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

Di: Rossana Prezioso

Sblocca Italia. Non non è il nome di un disgorgante per lavandini (sebbene un ingorgo ci sia e sarebbe quello delle riforme agostine ammassate, letteralmente, a ridosso delle sacre vacanze politiche), ma l’ennesimo provvedimento dopo il Salva Italia di Monti e il Decreto del fare di Letta. Quali vantaggi abbiano portato alla nazione resta ancora un dubbio amletico, sebbene la risposta, dopo i numerosi dati macro pessimi, sia facilmente deducibile. Intanto all’interno dei palazzi, forse illuminati da una scintilla inviata da Madre Logica, la decisione di rinviare il voto sulle riforme costituzionali (ma solo per questioni prettamente politiche) potrebbe dare un vantaggio su quelle, più urgenti e si spera concrete, del lavoro e dell’economia.

Sblocca Italia

Da cosa? Non da se stessa, ma dalla sua classe politica di nani miopi, che si permette il lusso, immeritato, di guidare una nazione di giganti. Quei piccoli imprenditori (piccoli solo di nome) che in prima persona rischiano, salvo poi cedere una fetta (sempre più grossa) del guadagno a uno stato che da esattore pretenzioso si è trasformato da tempo in strozzino.

Per quanto di vitale importanza, il taglio dei costi della politica con la semplificazione del processo legislativo, la razionalizzazione delle dinamiche di governo e l’ottimizzazione dei vari iter legislativi, passa paradossalmente in secondo piano di fronte a una caduta dei consumi, a un crollo della fiducia e a una disoccupazione che ufficialmente supera il 13% ma che, contando la popolazione inattiva, potrebbe arrivare anche al 48%

Padoan e la manovra correttiva

Lo stesso Padoan riunitosi con Renzi in serata per prospettare nuove vie d’uscita dalla crisi (molto difficili da trovare e ancora più difficili da attuare nella selva di interessi di parte che avrebbero essere dovuti sradicare ben prima dell’inasprirsi della situazione economica) teme un panorama macro molto più grave del previsto e lo stesso Pil che dall’iniziale 0,6% è caduto a un triste 0,2% nelle stime di Bankitalia ne è la conferma. La paura, a questo punto, è quella della solita manovra correttiva che, però, in questo caso, non sarebbe altro che il colpo di grazia a una società a dir poco agonizzante. L’ultima speranza, degna di un miracolo, sarebbe vedere quel pacchetto di misure, lo *Sblocca Italia *(il Salva Italia non era disponibile tra i vari nickname), appunto, essere organizzato in tempo e soprattutto in modo da permettere il salto di qualità da una parte all’altra della sponda del fiume, quel fiume in piena che rischia di travolgere quel poco di sano che è rimasto. Ma che può sempre permettersi il lusso di rifiorire e prosperare.

Mano dunque al filone dell’edilizia: la polemica sollevata la settimana scorsa dal presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti circa l’idea di chiudere le imprese del settore è ancora fresca. 70 mila le ditte che hanno chiuso o che sono in fase di fallimento, con perdite che sfiorano i 60 miliardi di euro. “Piano città”, “Piano 6mila campanili”, tutti nati dalal voglia di fare delle piccole realtà, ma quanto pare l’Italia, ma soprattutto i suoi governi sembrano essere particolarmente capaci di dare nomi fantasiosi a progetti politici altrettanto fantasiosi e promettenti. Ma che nel 90% dei casi (giusto per evitare la totalità) non arrivano alla realizzazione se non parziale.

Visione d'insieme

Il panorama della situazione è ampio, vasto e fin troppo urgente per assicurare la certezza della riuscita: porti, finanziamenti Ue, infrastrutture, semplificazioni normative, amministrazione, burocrazia e giustizia, le prime voci che solo la memoria suggerisce come più urgenti. Infrastrutture, per dirne una, con la linea tirrenica da sempre sulla carta. E la memoria corre all’incubo di tutti i governi: quella Salerno Reggio che, politicamente è equiparabile a una sorta di Vietnam, con gli stessi effetti d’immagine. Oppure i finanziamenti al Mezzogiorno, che sempre più spesso hanno creato una vera e propria dipendenza patologica da un assistenzialismo logorante e controproducente per tutti. Meridione in primis.

Facilitazioni dell'edilizia

Regolamento standard per 8 mila comuni con la possibilità (non la certezza) di potersi discostare per esigenze di territorio. Finora le amministrazioni possono richiamarsi al principio di autotutela in caso di lavori ritenuti “pericolosi”. Adesso quel principio potrebbe essere limitato. E forse non solo nel tempo.

Accelerazione (o facilitazioni) dei permessi per costruire, il tutto potenzialmente interessante, ma non in Italia dove l’abusivismo edilizio ha distrutto un territorio che avrebbe potuto essere sfruttato meglio per il turismo, dove la spada di Damocle di un territorio instabile, soggetto a smottamenti, allagamenti e terremoti dovrebbe essere compreso e non violato dalla fretta di fare cassa.

Niente autostrade, ma ferrovie (proprio quando Trenitalia ha tagliato le corse e il settore dei trasporti punta sull’aereo), niente regolamentazioni esagerate ma banda larga (sperando che possa essere saggiamente sfruttata, qualora diventasse realtà) magari per facilitare anche i rapporti del cittadino con una pubblica amministrazione più informatizzata, niente cure, ma traumi.

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Comprate Sblocca Italia by Renzi, contro l'ingorgo estivo!
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