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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La guerra confessionale è il risultato della politica USA in Iraq Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_06_18/La-guerra-confessionale-e-il-risultato-della-politica-USA-in-Iraq-0459/

Pubblicato su 19 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

 

Gli esperti sono seriamente preoccupati per le crescenti tensioni in Medio Oriente. La possibilità di iniziare una grande guerra è più che mai reale grazie al successo degli islamisti, la pressione dei quali sta facendo crollare l’Iraq come un castello di carte.

I militanti del gruppo "Lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante" (ISIL) si avvicina sempre più alla Capitale. Secondo i militari, l’obiettivo finale è Baghdad, da dove in tutta fretta sono stati evacuati gli stranieri. E nelle aree già conquistate dagli islamisti si sta perseguendo la popolazione locale. La situazione in Iraq è peggiorata bruscamente all'inizio della scorsa settimana, dopo che i militanti sunniti fedeli a “Lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante” e la formazione radicale locale loro vicina hanno avviato un'offensiva sulla città nel nord dell'Iraq, conquistando completamente la provincia di Ninawa e il suo centro amministrativo di Mosul. Il successo dei guerriglieri è stato favorito dall’inattività delle forze di sicurezza e l'esercito, che abbandonando la città, hanno lasciato arsenali e cittadini residenti in balia dei radicali.

I ribelli sono arrivati a sviluppare la loro offensiva ​vicino a Kirkuk. Tuttavia, la polizia curda dei "peshmerga" è intervenuta riuscendo a fermare gli islamisti. In realtà, i curdi erano l'unica forza reale, in Iraq, in grado di sopportare questa grave minaccia. Ma Baghdad non può contare su di loro, ha detto il presidente dell'Accademia per i Problemi Geopolitici, Konstantin Sivkov:

I curdi vogliono costituire il loro Stato. Così ne colgono l'occasione. Inoltre, un tale scenario è vantaggioso per gli Stati Uniti, che in sostanza, sono dietro Irbil. Staccandosi dall'Iraq, i curdi iracheni cercheranno di strappare una serie di aree a Turchia, Iran e Siria, che porterà ad un indebolimento di tutti questi Paesi.

Tuttavia nessuno può stare lontano dalla crisi, dice il presidente del Centro iracheno per lo sviluppo dei media Adnan al-Sarradzh:

"La posizione dei curdi è sorprendente. Non risponde ad alcun principio di unità dell'Iraq, né alla costituzione irachena. Sarebbe ingenuo credere che “Lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante” si fermi nelle aree occupate. Gli estremisti di questo gruppo nel prossimo futuro vorrebbero allargarsi ad altre regioni tra cui il Kurdistan. Non dimentichiamo che i militanti hanno esteso oltre i confini segnati dalla mappa lo Stato che vogliono creare. E che includeva il Kurdistan, insieme con la Giordania e la Palestina.

Nel frattempo, data la neutralità curda, fermare il raggruppamento "Lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante" senza il coinvolgimento di forze esterne non è possibile. E queste forze sembrano averle sia l'Iran che gli Stati Uniti. L’Élite della Islamic Revolutionary Guards Corps e i droni degli Stati Uniti possono rovesciare le sorti della guerra a favore del governo iracheno. Ma al momento si può fare affidamento solo sul guadagno tattico.

Nel 2003, l'invasione militare dell'Iraq in spregio alle norme del diritto internazionale ha avviato il processo di disintegrazione dello Stato che non può essere fermato. Un decennio più tardi, il Paese sta cadendo a pezzi e dividendosi in tre parti: curda, sciita e sunnita. Ma il vero problema è che la guerra interconfessionale potrebbe sommergere la regione, ha detto alla "Voce della Russia" l’esperto militare ed ex presidente del consiglio dei Veterani di Turchia Koray Gürbüz:

Nella regione è da lungo tempo in pieno svolgimento lo scontro tra sunniti e sciiti. Nel 2006, tra l'attuale primo ministro iracheno lo sciita Nouri al-Maliki e l'ex vice-presidente Tariq al-Hashimi, che ha rappresentato gli interessi dei sunniti, ci sono stati gravi problemi e anche allora tra sunniti e sciiti iracheni sono emersi scontri sanguinosi. Oggi vi è un prosieguo di quegli eventi. "Lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante" tende al massacro della popolazione sciita. Indirettamente coinvolta in questo anche la Turchia. L’ISIL non è apparso improvvisamente dal nulla e non ha raggiunto tale potere solo grazie alle proprie forze. A mio parere, l’ISIL è uno degli strumenti del progetto del Grande Medio Oriente che gli Stati Uniti gradualmente hanno applicato nella regione.

Quello che sta accadendo ora in Iraq dimostra che la democrazia non può essere esportata con la guerra. Questa incondizionata correzione di errore da parte degli Stati Uniti è estremamente difficile, se non impossibile.

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

La guerra confessionale è il risultato della politica USA in Iraq Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_06_18/La-guerra-confessionale-e-il-risultato-della-politica-USA-in-Iraq-0459/
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