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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il ruolo fiscale della KfW – parte I

Pubblicato su 11 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Questa è la prima parte di quella che potrebbe essere una serie di articoli. Vedrò dove mi porta la mia curiosità. Oggi voglio evocare un pezzo ben conosciuto di ragionamento induttivo, il Test dell’anatra. Tutti dovremmo sapere come funziona. Ma consideriamo questo ragionamento. Abbiamo una istituzione che è di proprietà del governo. Prende a prestito milioni e le sue passività sono garantite al cento per cento dal governo federale. Spende, voglio dire che presta milioni tutti gli anni a tassi di interesse molto bassi a tutti i tipi di imprese, organizzazioni e anche per costruire infrastrutture. Ha anche delle posizioni in equity (fornisce il capitale) per una serie di imprese. Non paga nessuna imposta avendo il medesimo status della banca centrale (tedesca n.d.t.).

Non è un’anatra ma sembra molto ad un’entità fiscale governativa. Benvenuti alla Kreditanstalt für Wiederaufbau (Istituto di credito per la ricostruzione) e che è ora conosciuta come – KfW. Questa banca è stata fondata nel 1948 come mezzo tedesco per facilitare la ricostruzione delle infrastrutture durante il Piano Marshall. Da allora è cresciuta (e ha diversificato) diventando una delle maggiori banche in Germania (tenendo conto delle sue principali unità di business) e pompa milioni di euro nell’economia domestica e nel settore dell’export (via IPEX, sua controllata in via sussidiaria al 100%). Ed è la maggior ragione del perché il rapporto debito/PIL della Germania è dell’ottanta per cento piuttosto che essere vicino al 100%. È la maggior ragione del perché il deficit federale è stato ridotto senza “scottare” l’economia tedesca. È una storia di contabilità specchi e fumo in stile tedesco.

Il 14 novembre 2013 il Ministro delle finanze federali, dott. Wolfgang Schauble era a Bruxelles discutendo del ruolo che il Meccanismo Europeo di Stabilità (il fondo di salvataggio europeo) potrebbe giocare come creditore diretto delle banche europee nella nuova unione bancaria. Ad oggi può solo prestare ai governi degli Stati membro. Gli altri Ministri delle finanze sembravano muoversi verso un qualche accordo ma il buon dottore ha detto ai media che “la posizione legale tedesca non lo ammette ora. Questo è risaputo. Non so se qualcuno lo ha notato”.

Ma quello che è legale nel sistema tedesco è che il Governo Federale abbia l’ottanta per cento di proprietà di una banca di sviluppo e la usi come strumento fiscale.

Trova le differenze

 

Prima alcuni retroscena.

Secondo la – legge riguardante la Kreditanstalt für Wiederaufbau

Il capitale nominale della KfW ammonta a 3.750.000.000 di euro. La Repubblica federale (Bund) partecipa al capitale nominale nella parte di 3.000.000.000 di euro e gli Stati federali (Lander) per 750.000.000 di euro.

Così è per l’80% per cento del Governo federale e per il residuo 20% degli Stati della Germania.

All’articolo 1a la garanzia della repubblica federale:

La Repubblica federale garantisce tutte le obbligazioni della KfW in materia di prestiti erogati e di titoli emessi dalla KfW, per le transazioni a termine fisso o le opzioni stipulate da KfW, ed altri crediti erogati da KfW nonché i crediti erogati a terzi in quanto espressamente garantiti dalla KfW.

Non del tutto senza rischio perché la Germania potrebbe avere rischi di default come risultato dell’uso dell’euro (una moneta straniera), ma a basso rischio.

Nell’articolo 2, funzioni e business, apprendiamo che la KfW ha una ampia agenda di credito (spesa), che include piccole e medie imprese, liberi professionisti ed il business delle start-up”, “alloggi”, “protezione ambientale”, “infrastrutture”, ecc. ecc..

L’articolo 4, approvvigionamento di fondi, specifica che può “emettere titoli del debito e prendere a prestito”.

La società è gestita da un Comitato Esecutivo che è “nominato e revocato” dal Consiglio di Sorveglianza (articolo 6).

Volete sapere chi è il Presidente dell’onnipotente Consiglio di Sorveglianza?!

Niente di meno che il nostro giocatore di sudoku Ministro delle finanze dott. Wolfgang Schauble. Il Consiglio è pieno di Ministri del Governo federale, il che è opportuno visto che la banca è di proprietà dello Stato.

Altre caratteristiche dello status giuridico della KfW:

1 – Non distribuisce profitti ma alloca le eccedenze di riserve attribuibili agli azionisti (governo) (articolo 10).

2 – Ha lo stesso status della banca centrale in materia di imposte – cioè, non le pagano.

La KfW è dunque un ente inequivocabilmente statale e fornisce prestiti a tassi più bassi di quelli commerciali perché i suoi titoli sono considerati di status uguale ai titoli del debito emessi dal governo tedesco.

È una delle maggiori banche tedesche (attività nel 2012 di 510.707 milioni di euro, guardate il report annuale del 2012). 
Molte nazioni hanno banche di sviluppo che sono di proprietà dello Stato. In Italia c’è la Cassa depositi e prestiti (CDP) ed in Francia la Banca pubblica d’investimento (BPI). Sto attualmente cercando di vedere se queste banche si muovono nel medesimo modo della KfW in Germania. Quindi più parti in questo tema potrebbero emergere, ma di sicuro appariranno il prossimo anno nel libro che sto scrivendo sui deficit.

Ci sono tre ragioni per guardare da vicino la KfW:

1 - Ha avuto un ruolo nelle (cosi detta) privatizzazione di Deutsche Telekom, che ha aiutato il Governo tedesco ad uscire da un imbarazzante procedura per deficit eccessivo nel 2004. Gioco di prestigio è la miglior descrizione per quello che è successo.

2 – Sta certamente giocando un ruolo maggiore dall’inizio della crisi in qualità di agente fiscale per conto del governo che permette allo stesso di registrare deficit e rapporti debito/PIL minori, per il livello di stimolo pubblico che la KfW ha facilitato.

3 – Recentemente, ha fatto un accordo con il governo irlandese che è coinciso con l’annuncio del governo irlandese stesso a termine del quale stava lasciando la condizionalità dei pacchetti di salvataggio che stavano crocefiggendo la sua economia.

Ho documentato a tutti cose come che il Governo tedesco o la banca centrale rappresenterebbero una stupefacente ipocrisia in questi articoli – La Bundesbank ha mostrato la via nel 1975 e L’ipocrisia dell’euro-cabala è sconcertante.

Il problema principalmente trattato in questi articoli è il modo in cui il governo tedesco è “scappato” a procedure per deficit eccessivo nel 2004 dopo aver sistematicamente violato le regole del Patto di stabilità e crescita dal 2001 al 2005.

Ho discusso di questo in - L’ipocrisia dell’euro-cabala è sconcertante.

Il così detto braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita è la procedura per il deficit eccessivo (EDP) che il Direttivo generale per l’economia e gli affari finanziari (ECOFIN) della UE chiama il “braccio dissuasivo”.

ECOFIN scrive che:

“La procedura per deficit eccessivo (EDP) viene attivata dal superamento della soglia di deficit del 3% del PIL del Trattato. Se si stabilisce che il deficit è eccessivo nei termini del Trattato, il Consiglio formula delle raccomandazioni agli Stati membro con riguardo alla correzione del deficit eccessivo e concede un lasso di tempo per adempiere. L’inosservanza delle raccomandazioni attiva dei passi successivi nelle procedure, includendo per gli Stati membro dell’euro area la possibilità di sanzioni”.

Il Trattato permette multe e altre sanzioni per i governi che non si conformano alle condizioni di austerità fiscale richieste.

La Germania è una delle prime nazioni che ha trasgredito queste regole – che aveva contribuito a stabilire.

Il 25 novembre 2003 il Consiglio per gli affari economici e finanziari (ECOFIN) della Commissione Europea ha rifiutato di approvare le raccomandazioni della Commissione Europea per perseguire la procedura per deficit eccessivo contro Francia e Germania in base alle regole del patto di stabilità e crescita (SGP). 

Ai sensi dell’art. 104 del Trattato di Maastricht la procedura per disavanzi eccessivi doveva cominciare agli inizi del 2003 come risultato della violazione di Francia e Germania del limite del 3% nel rapporto deficit/PIL durante il 2002.

Nel novembre del 2003, il periodo specificato per la rettifica era trascorso ed entrambe le nazioni continuavano la violazione.

Né Francia né Germania avevano implementato le strategie di riduzione del deficit della Commissione Europea (determinate nel gennaio 2003).

Gli eurocrati della Commissione Europea si sono poi mossi nel tardo 2003 per far rispettare le disposizioni e due raccomandazioni sono state fatte all’ECOFIN per penalizzare Francia e Germania. Nell’incontro del 25 novembre dell’ECOFIN era richiesta una maggioranza qualificata per far rispettare le raccomandazioni.

Mentre una maggioranza semplice avrebbe avuto successo, le grandi nazioni non hanno sostenuto le raccomandazioni e la maggioranza qualificata non è stata raggiunta.

L’ECOFIN ha deciso di non agire contro la Francia e la Germania. Questo ha portato a sfide di corte e molta angoscia. Ma i Deutschers se la sono cavata così.

Potete leggere la storia intera nelle minute dei verbali del 2546° incontro del Consiglio economico e degli affari finanziari– Bruxelles 25 novembre 2003.

Le notevoli dichiarazioni (che sembrano mancare nel modo in cui è stata trattata la Grecia in tempi più recenti) includevano:

1 – Con rispetto per la Francia – “Il peggioramento della situazioni congiunturale è stato brusco ed inaspettato ed ha reso lo sforzo per tenere il deficit al di sotto del 3% del PIL nel 2004 maggiore di quanto previsto nel giugno del 2003” (pagina 16).

2 – “un grande sforzo di consolidamento in un unico anno potrebbe rivelarsi economicamente costoso, in particolare alla luce delle revisioni al ribasso sulla crescita, a cui si dovrebbe dare appropriata rilevanza” (pagina 16).

3 – L’ECOFIN (agendo come Comitato della Commissione Europea) ha concluso “Il Consiglio è d’accordo per tenere la procedura per deficit eccessivo nei confronti della Francia in sospeso per il momento” (pagina 17).

4 – Con rispetto per la Germania – “uno sforzo di consolidamento in un singolo anno potrebbe rivelarsi economicamente costoso in ragione della prolungata stagnazione in Germania negli ultimi tre ani e della lenta ripresa prevista” (pagina 19).

La Commissione Europea era furiosa per la decisione del Consiglio Europeo di lasciare Francia e Germania fuori dai guai (vedete pagina 22). Hanno scritto quanto segue (in una parte) nei verbali:

“La Commissione si rammarica profondamente che il Consiglio non abbia seguito lo spirito e le norme del Trattato e del patto di stabilità e crescita che sono Stati concordati unanimemente dagli Stati membro. Solo un sistema basato su delle regole può garantire che gli impegni siano rispettati e che tutti gli Stati membri siano trattati allo stesso modo”.

È interessante notare che nel 1995 quando le “regole” erano in corso di elaborazione il Ministro delle finanze tedesco Theo Waigel aveva sostenuto che l’applicazione delle sanzioni dovesse essere attivata automaticamente se il rapporto deficit/PIL avesse ecceduto il 3% nel suo famoso memorandum – 1995 – che ha proposto il Patto di stabilità.

Notate che il termine crescita non era nella sua proposta originale. Sarebbe dovuto essere solo il patto di stabilità.

Ha sostenuto che:

“Il deficit non deve eccedere il limite del 3% determinato nel Trattato di Maastricht – anche nei periodo economicamente sfavorevoli”.

Al tempo, Waigel fu criticato per aver tentato di imporre la cultura della stabilità tedesca (anche conosciuta come: paranoia estrema per quanto riguarda l’inflazione) nell’unione monetaria emergente.

La conferenza del 1996 della commissione europea che ha determinato la forme del Patto di stabilità e crescita (SGP) aggiungendo “crescita” al titolo per placare la Francia perché il governo Juppé era di fronte ad un aumento della disoccupazione e aveva bisogno di capitale politico per convincere i francesi ad adottare l’euro.

Quanto è emerso dal Trattato era che il Consiglio poteva votare ed a quel riguardo la Commissione Europea poteva sempre essere sfidata.

Così, quanto ha a che fare tutto questo con la banca KfW?! Risposta: un po’.

La banca stessa ci fornisce una panoramica di questo con la quota di transazioni in relazione a DT (Deutsche Telekom). 
Al 27 giugno 2013 KfW possedeva il 17,4% di DT, il Governo federale possedeva il 14,5% ed il 68,1% del totale era dei privati.

Hanno iniziato l’acquisizione delle quote nel dicembre del 1997 prendendo una quota del 13,5% come parte della così detta privatizzazione. Nel novembre del 1998 la KfW ha acquisito un ulteriore 11,2% arrivando così al 24,7% del capitale di DT.

Così, hanno comperato queste quote dal Governo Federale. Così il Governo ha venduto delle quote a se stesso ed ha spostato le attività ed il flusso di cassa tra i conti che rilevano per il Patto di stabilità e crescita (Trattato di Maastricht) e quelli che sono al di fuori di tale vigilanza.

Un mese dopo (dicembre del 1998) un ulteriore 1,2% è stato aggiunto per arrivare ad una quota totale di 709,2 milioni.

A giugno del 2002 la KfW ha scaricato quote per 200 milioni (il 6,6%) ed ha allocato ulteriori quote di bonus (5,3 milioni). A quel punto aveva il 16,6% del totale delle quote di DT.

Ad ottobre del 2004 il Governo tedesco ha annunciato che stava per vendere il 7% della propria quota in DT. La vendita è stata gestita da KfW ed ha ridotto la quota del governo al 36%.

Con il Governo federale che si salvava in fallo alla commissione Europea nel 2003-2004 il precedente veniva rafforzato. KfW ha comperato dal Governo federale 198,9 milioni in quote DT (il 4,7% della quota capitale di DT) per avere la sua quota al 16,7%.

Come le cose hanno cominciato a diventare peggiori per il Governo tedesco, la KfW ha scaricato quella tranche di quote (in realtà un po’ più di 199,3 milioni) nell’ottobre 2004.

Due mesi dopo (dicembre 2004) hanno dato al Governo federale tedesco abbastanza denaro per acquistare un ulteriore 3,3% della quota capitale di DT (avendo così ora il 15,3% del totale).

Hanno venduto 22,1 milioni di quote (su warrant esercitati) nell’aprile del 2005 ma pochi mesi dopo (luglio 2005) hanno iniettato ulteriore liquidità nelle casse federali quando hanno comperato 307,8 milioni in quote (il 7,3%). A quel punto le sua partecipazione si attestava al 22,1%.

Questa è scesa ai livelli attuali dopo la vendita dell’aprile 2006 di 191,7 milioni. KfW ha ora il 17,4% della quota capitale totale di DT.

Vendere quote pubbliche ad un veicolo di proprietà del Governo come la KfW e conservando qualche partecipazione ha permesso al governo tedesco di mantenere il controllo della DT. Mentre non voglio entrare in analisi delle performance di DT in quel periodo, ci sono state delle lamentele coerenti con i suoi alti prezzi interni.

Non è un segreto. È chiaramente nell’interesse del socio di maggioranza tenere alti i prezzi, che rafforza i profitti ed aumenta il valore della propria quota di partecipazione.

Non ci possono nemmeno essere dubbi che la vendita e l’acquisto di quote di DT da parte di KfW erano improntate alla soluzione dei problemi di deficit del governo tedesco relativi, per primo, alle convergenza dei criteri nei tardi anni ’90 e, secondo, il problema del meccanismo del deficit eccessivo nel 2003-2004, che poi stava nell’instillare efficienza nelle telecomunicazioni …

Conclusioni

La prossima volta – la seconda parte della storia della KfW.

Domani escono i dati nazionali australiani e dovrò vederli.

Inoltre comincia anche la conferenza del CofFEE a Newcastle e drovo riportare di quella (probabilmente).

Questo è abbastanza per oggi.


Fonte: Bill Mitchell

Traduzione a cura di Luca Pezzotta 

Tratto da:http://economiapericittadini.it

Il ruolo fiscale della KfW – parte I
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