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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DRAGHI…EFFETTO PLACEBO!

Pubblicato su 5 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Come volevasi dimostrare… Dl Irpef, salta allargamento a famiglieIl bonus rinviato alla legge di stabilità (…) L’esclusione dal dl Irpef non significa però un accantonamento definitivo. Il nodo arriverà al pettine in autunno. Come per gli incapienti e le partite Iva, la questione viene infatti rimandata alla legge di stabilità per il 2015, dove, in parallelo alla definizione di nuovi interventi permanenti di spending review, dovranno essere individuate anche le risorse per rendere il bonus strutturale. Allora il governo dovrà rifare i conti, ma probabilmente con qualche asso nella manica sul fronte del bilancio pubblico ottenuto nel corso del semestre italiano di presidenza dell’Ue. Dl Irpef, salta allargamento

Si i nodi arriveranno al pettini a settembre, mentre il Governo sarà costretto a mettere la fiducia ad ogni provvedimento per restare in piedi, si a settembre quando i nodi della crescita che non esiste verranno al pettine insieme all’esplosione del debito!

Ora ascoltate bene e ringraziate Monti e la Merkel …

La contrazione della spesa in conto capitale ha consentito di compensare la caduta del gettito fiscale, diminuito dello 0,7%. E’ quanto si legge nel rapporto 2014 sulla finanza pubblica presentato dal presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri. ”E’ la seconda volta dopo il 2009 che le entrate fiscali si riducono in valore assoluto, un fenomeno mai verificatosi nei precedenti 50 anni. L’andamento del gettito è penalizzato dalla recessione e dall’erosione delle basi imponibili” (Quotidiano il Nord)

Lo so, lo so, troppo difficile da capire, lo capirete a breve!

Non solo Per la Corte dei Conti l’intervento che porterà 80 euro nella busta paga dei lavoratori non basta: «un surrogato», viene definito nel documento. «Politiche redistributive basate sulle detrazioni di imposta così come scelte selettive rientranti nell’ambito proprio e naturale della funzione dell’Irpef, affidate a strumenti surrogati (prelievi di solidarietà, bonus, tagli retributivi) sono all’origine di un sistematico svuotamento della base imponibile dell’Irpef finendo per intaccare la portata e l’efficacia redistributiva dell’imposta», si legge nel rapporto, caldeggiando «un disegno equo e strutturale di riduzione e redistribuzione dell’onere tributario’’.

La Corte dei Conti: “Gli 80 euro? Surrogato
Pressione fiscale eccessiva e mal distribuita”

Ma lasciamo l’Italia e occupiamoci dell’effetto placebo .

Non ho intenzione di servirvi un cocktail tecnico di quelle che sono le possibili opzioni di Draghi oggi, ne abbiamo già parlato più volte, quello che sappiamo è che in una debt deflation, una liquidity trap di dimensioni storiche ed uniche, non potrà che essere un effetto placebo per l’economia reale.

Altra dimensione assume strategicamente sui mercati le eventuali mosse di Draghi già a partire dall’entità del taglio dei tassi che verrà annunciato alle 13.45, tre quarti d’ora prima della conferenza stampa. Machiavelli ha già delineato un percorso chiaro per quanto riguarda il cambio euro/dollaro.

C’è scetticismo a proposito di quello che Draghi farà, in fondo non è una novità, ma questa volta non ha scampo, non dovrà sbagliare una sola mossa, questo è il momento nel quale i mercati chiederanno di vedere il grande bluff!

Altro discorso è se ci riuscirà, visto che ogni giorno deve telefonare a Weidmann per poter fare qualcosa. Comunque vada…ce ne faremo una ragione e le dinamiche non cambiano, anzi diventeranno più interessanti.

Nel frattempo i paranoici dell’iperinflazione di Weimar incominciano ad agitarsi e dopo aver nascosto le loro pesanti perdite e usato i nostri soldi per coprire le loro voragini …

“Stavolta a rivoltarsi contro la politica prolungata dei tassi zero è il presidente delle Sparkassen, le Casse di risparmio tedesche, Georg Fahrenschon, che intervistato da Stern, ha definito un “esproprio” ai danni dei risparmiatori tedeschi e di tutta Europa quanto è stato compiuto in questi anni, lanciando l’allarme sui “buchi” che i bassi tassi d’interessi potrebbero creare al sistema previdenziale e avvertendo che così si annientano i valori dei patrimoni, oltre che alla lunga si uccide la cultura del risparmio.Alla domanda se questa politica possa essere considerata un esproprio, la risposta di Fahrenschon è stata un “sì, certamente”, indicando in 15 miliardi di euro i minori interessi percepiti ogni anno dai risparmiatori tedeschi, pari a 200 euro a testa, spiega. E il taglio dei tassi all’orizzonte non farà che peggiorare la situazione, rincara la dose. In Germania è rivolta contro Draghi

Fanno tenerezza i tedeschi davvero, sono preoccupati dei loro risparmi dopo aver depredato mezza Europa! ITALIANI …VI HANNO FREGATI!

Tornando a Draghi è importante non dimenticare questo…Ora anche la Germania è a rischio deflazione.

A maggio l’inflazione nella zona euro è scesa allo 0,5%, più del previsto (0,6%) e ancor di più rispetto a quanto fatto segnare nel mese di aprile (0,7%). Tra i singoli Paesi c’è la conferma della deflazione cronica in Grecia (-1,3%) e in Portogallo (-0,3%) mentre in Spagna siamo vicinissimi a quota 0 (0,2%). Il dato puntuale dell’Italia è 0,47%, vicinissima alla media dell’Eurozona. Quel che colpisce non è solo il fatto che è ormai da otto mesi consecutivi che l’inflazione si mantiene su valori pari alla metà degli obiettivi fissati dalla Bce ma anche il calo contestuale dell’inflazione in Germania dove i prezzi su base mensile sono scesi dall’1,3% di aprile allo 0,9%, toccando il livello minimo degli ultimi quattro anni, un segno evidente che anche Berlino è in pieno rischio di deflazione Vito Lops – Il Sole 24 Ore –

Non ci sono più alibi, nessuno!

Noi che da anni parliamo di deflazione, mentre mezzo mondo batteva i denti in attesa dell’inflazione o addirittura dell’imperinflazione abbiamo avuto ragione!

Questa è una DEBT DEFLATION associata alla più imponente dinamica di rientro dal debito privato e ora anche pubblico che la storia della finanza ed economia mondiale ricordi! Noi lo avevamo previsto in largo anticipo, il resto sono chiacchiere!

Ora è tardi, non una sola mossa come l’analisi empirica suggeriva è stata attuata per evitare la trappola della liquidità in Europa ma anche in America, ovvero la NAZIONALIZZAZIONE del settore finanziario, delle BANCHE, ma si sa su questo dotti, medici e sapienti, non ci sentono, ma ci arriveranno eccome se ci arriveranno.

Hanno già messo le mani davanti con il famigerato “BAIL IN”, d’ora in poi solo i polli potranno dire che le banche verranno salvate dallo Stato e dai contribuenti, d’ora in poi saranno gli azionisti ed obbligazionisti in primis, seguiti dai risparmiatori a vari livelli a perdere i loro risparmi o investimenti, il resto sono leggende metropolitane.

Alla BCE non potranno fare altro che prendere atto che le loro previsioni di “inflazione” andranno pesantemente riviste al ribasso e non avranno che un’opzione per cercare di salvare l’euro ovvero PESANTAMENTE svalutarlo.

Ci riusciranno? A noi non importa, la nemesi di questa moneta suicida andrà sino in fondo e nessuno potrà fare nulla per cambiare l’appuntamento con la storia e i suoi suggerimenti.

Lasciando da parte Draghi davvero interessanti gli ultimi dati di un’America sulla quel nevica anche a maggio, davvero interessanti mentre…la crescita c’è, ma continua a essere “moderata” o “modesta”. E’ quanto si legge nel Beige Book, il rapporto sullo stato di salute dell’economia americana che la Federal Reserve pubblica ogni sei settimane e che mostra che l’attività economica è migliorata in tutte le aree del Paese.(America24)

Moderata, modesta ma non hanno il coraggio di dire insufficiente!

Loro non si arrenderanno mai davanti alla realtà ma gli conviene?

Il deficit commerciale degli Stati Uniti è cresciuto in aprile al massimo in due anni sulla scia dell’aumento delle importazioni di prodotti che vanno dalle auto ai cellulari e ai computer. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Commercio, il deficit è aumentato del 6,9% a 47,24 miliardi di dollari dai 44,2 miliardi del mese precedente (dato invariato rispetto alla prima stima). Gli analisti attendevano un ribasso a 40,9 miliardi. Le esportazioni sono calate dello 0,2% a 193,35 miliardi di dollari, mentre le importazioni sono aumentate dell’1,2% a 240,58 miliardi. Deficit commerciale Usa +6,9% a aprile, massimo in due anni

 

I lettori di Icebergfinanza sanno bene cosa significano queste cifre, significano che dopo la debacle del PIL del primo trimestre anche il secondo sarà debole, altro che il 4 % di crescita previsto dagli analisti.

La delusione sull’occupazione del settore servizi non serve commentarla, tanto troveranno sempre il modo di aggiustare i dati in una maniera o nell’altra!

Appuntamento con Machiavelli nel fine settimana non mancate!

Mi dispiace ma questa è la pura e semplice realtà, bisogna prenderne atto, come noi facciamo da anni, mentre altri vi illudono inutilmente, in direzione sempre e solo ostinata e contraria!

Tratto da:http://icebergfinanza.finanza.com

 DRAGHI…EFFETTO PLACEBO!
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