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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Bolla Immobiliare Irlandese: Ci Risiamo

Pubblicato su 5 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Il commentatore irlandese David McWilliams analizza la presunta ripresa irlandese in relazione al successo elettorale degli euroscettici di Sinn Féin. In Irlanda i salari scendono più velocemente dell’inflazione, la disoccupazione ha smesso di diminuire e l’unica cosa che continua a sostenere l’economia è il mercato immobiliare. Insomma, si sta riproponendo la stessa situazione che ha portato l’Irlanda al recente collasso economico.
Ringraziamo Francesco Lenzi per la segnalazione via Twitter.

 

La settimana scorsa, si faceva un gran parlare di questo o quel politico, ma in verità, queste persone – anche se per lo più benintenzionate – non contano nulla in termini di economia. Tutti i principali partiti irlandesi credono nella stessa ortodossia economica, quindi in un certo senso sono irrilevanti. Ricordiamocelo: è stata l’ortodossia economica che ci ha infilati in questo pasticcio, quindi è difficile che questa possa tirarcene fuori. 


Il destino di un politico dipende dall’economia, non il contrario. Se i politici avessero sposato una visione economica e fossero pronti ad agire di conseguenza, allora le cose cambierebbero, ma essi non hanno una tale visione.

Incredibilmente, i politici irlandesi si sono messi in una posizione tale per cui la cartina tornasole del loro successo o del loro fallimento dipende dal deficit di bilancio che diminuisce o aumenta. Però il deficit di bilancio è un risultato di contabilità – ha molto poco a che fare con l’economia. E’ un numero che va al di là dei modelli di contabilità nazionale. E’ il punto di arrivo, non il punto di partenza.

Come tale, dice molto poco riguardo a quel che sta succedendo. La poca importanza di questo valore è resa ancora più evidente dal fatto che l’altra variabile politica che viene presentata come indicativa è il rendimento dei bond. Ma il rendimento dei bond è soltanto un giudizio istantaneo espresso da quegli infallibili mercati finanziari che hanno prestato miliardi agli Inglesi, che non hanno previsto l’avvento della crisi e che non sono in grado di prezzare correttamente il rischio.

Perciò cosa sta succedendo? Perché la gente vota il partito Sinn Féin se siamo in ripresa, e se siamo in ripresa, voi ve ne siete accorti? Oppure questa è un’altra chimera, trainata da un’altra bolla immobiliare artificiale?

Questa settimana ho deciso di mostrare 4 diversi grafici, che ci dicono non tanto che cosa sta succedendo all’economia irlandese, ma perché sta succedendo.

Inoltre, questi grafici potrebbero spiegare come mai la gente ha votato in questo modo durante lo scorso fine settimana.

Il Grafico 1 ci dice cosa sta succedendo nell’economia reale. Rivela che, anche se l’inflazione scende, i salari stanno scendendo ancora più rapidamente dei prezzi, e ciò significa che il potere d’acquisto della gente in realtà sta diminuendo, non aumentando.

 
 
 

Il dato chiave da considerare sono i salari reali (real wage) – le barre rosse del grafico. Questi sono i vostri salari meno il tasso di inflazione. I numeri mostrano che, anche se la disoccupazione è scesa negli ultimi 2 anni, lo stesso hanno fatto i salari reali.

Ecco il motivo per cui vi sentite più poveri, non più ricchi, nonostante tutti dicano che è in corso una ripresa. Perché l’economia possa davvero prosperare, i salari reali devono essere in crescita – ora stanno diminuendo, e lo stanno facendo fin dal 2011.

Senza una crescita dei salari reali, non ci possono essere prospettive di una domanda di beni sostenibile. Senza una domanda sostenibile, non ci può essere una discesa sostenibile della disoccupazione. Possiamo vedere questo sviluppo nel Grafico 2, che non solo ci mostra il tasso di disoccupazione, ma anche il numero di persone che percepiscono il sussidio di disoccupazione.
 
 
 

Quel che sappiamo dagli ultimi dati, pubblicati la scorsa settimana dal CSO, è che la crescita dell’occupazione si è fermata.

Nel periodo tra gennaio e aprile, il numero di persone al lavoro è aumentato di sole 1700 unità, ossia lo 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre l’aumento dell’ultimo trimestre del 2013 era stato di 10600 unità.

La mancanza di lavoro e di domanda ha continuato a far scendere il tasso di inflazione. Possiamo vederlo del Grafico 3, che ci mostra il tasso di variazione generale dei prezzi da una parte, e i prezzi delle case dall’altra.
 
 
 
Questo andamento è molto preoccupante, perché ci fa vedere che i prezzi in generale sono in trend decrescente, mentre i prezzi delle case stanno andando alle stelle.

Perché questo è un problema? Lo è perché i vostri salari sono legati ai prezzi generali, perciò mentre i salari continuano a muoversi al ribasso, i prezzi delle case vanno in alto. Sappiamo dal Grafico 1 che i salari reali stanno scendendo, ma i prezzi della case aumentano.

Ciò significa che le case diventano sempre più care, e l’unico modo in cui una persona normale possa permettersi una casa è quello di prendere in prestito quanto più denaro possibile, perché i salari e i redditi non tengono il passo con i prezzi delle case. Ci siamo già passati. Non vi ricordate la pazzia che abbiamo vissuto?
Forse ora iniziate a farvi un’idea complessiva.
Guardiamo l’ultimo grafico.

 
 
 

Il grafico 4 mostra l’impatto dei prezzi delle case sulla fiducia dei consumatori. Vediamo che quando i prezzi delle case aumentano, lo stesso fa la fiducia dei consumatori, e ciò dimostra l’impatto fenomenale che la ricchezza immobiliare esercita sul modo in cui le persone percepiscono il proprio futuro. Possiamo vedere che quando i prezzi delle case sono scese, la confidenza dei consumatori è scesa di pari passo. A un certo punto, una delle due variabili influenza l’altra. Allora, nel 2012, i prezzi delle case hanno ricominciato a salire lentamente, e lo stesso ha fatto la fiducia dei consumatori.

Negli ultimi mesi, mentre la febbre immobiliare ha ricominciato a salire, la fiducia dei consumatori è anch’essa andata alle stelle.

Ma che cos’altro fa aumentare la fiducia?
La creazione di posti di lavoro sta rallentando, quindi non può essere questo. I salari reali diminuiscono e l’inflazione – il prezzo a cui le piccole imprese irlandesi riescono a vendere i loro prodotti – sta scendendo.

L’unica cosa che sta trainando la fiducia irlandese è il mercato immobiliare. Eccoci di nuovo. Sette anni dopo che la bolla immobiliare ha quasi distrutto il paese, siamo ancora allo stesso punto e ci sono abbastanza persone che si avvantaggiano degli effetti positivi di questo piccolo boom immobiliare per far sì che il tutto prosegua.

Questo non è un modello economico sostenibile. Stiamo tornando indietro al punto in cui gli Irlandesi si vendono e comprano l’Irlanda tra di loro, prendendo a prestito i soldi da qualcun altro, e sostengono di essere in ripresa.

Mentre aumentano i prezzi in alcune zone, le persone che vivono e possiedono casa in quelle zone si sentono più ricche. Sentono di poter spendere. Magari diminuiscono i propri risparmi che avevano messo da parte, e la fiducia dei consumatori sale.

Ma sono per lo più gente già ricca. Altro punto cruciale: l’aumento dei prezzi delle case aiuta coloro che hanno un patrimonio netto negativo (situazione in cui l'ammontare del mutuo su un immobile supera il suo valore sul mercato, ndt),  ma sfortunatamente i posti dove i prezzi delle case salgono  non sono le aree che hanno patrimonio netto negativo.

Mentre i prezzi delle case crescono in certe zone, e una grossa fetta del sud di Dublino diventa il Knightsbridge o il Chelsea irlandese, tutti gli altri vengono lasciati indietro e sentono di essere esclusi dal cosiddetto boom.

I mezzi d’informazione gonfiano il boom, perché i giornali e le stazioni radio fanno profitti con le pubblicità immobiliari, e questo rinforza ulteriormente la divisione “noi e loro”.

E’ sorprendente, in un contesto simile, che la gente rifiuti i partiti mainstream?
Se i salari stessero salendo e le case avessero prezzi abbordabili, ci sarebbe un contesto politico radicalmente differente. Ma le cose non stanno così.

Finché i politici e i partiti mainstream si accontentano di gestire un’economia così sbilanciata, che ha per conseguenza una società segmentata, i politici radicali diventeranno il nuovo mainstream… e i politici mainstream diventeranno inutili.
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
Bolla Immobiliare Irlandese: Ci Risiamo
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