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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SOVRANITA' MONETARIA, IMPRENDITORI E STATO

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Quali sono i rapporti degli imprenditori con il sistema bancario, i lavoratori dipendenti e lo Stato?

Gli imprenditori non sopportano l’invadenza fiscale  dello Stato nella loro attività. E’ comprensibile, non si è mai vista in Europa e forse nel mondo una tassazione delle imprese così alta.

Ma il legittimo risentimento contro lo Stato non può coinvolgere la questione della sovranità monetaria, perché il liberismo finanziario e bancario – la creazione dal nulla di moneta da parte delle banche private e l’assenza di regole per la finanza transnazionale – rappresenta anch’esso la morte della libera impresa produttrice di beni reali e di servizi: vedi i 419 miliardi di euro che la privata BCE ha regalato alle banche private nel dicembre 2011, al tasso dell’1 per cento. Né oggi ci si può far ingannare dall’allentamento della borsa da parte di Strasburgo: la questione è strutturale, non contingente.

 

Bisogna piuttosto chiarirsi le idee sulla proprietà della moneta: per favorire la corretta libertà d’impresa, essa deve essere semplicemente abolita nella sua attuale forma privata, e l’emissione monetaria di ogni tipo – metallica, cartacea e elettronica - deve passare nelle mani dello Stato. Come sostenuto dal liberale e premio Nobel dell’economia Maurice Allais - non a caso mai citato nei dibattiti sulla sovranità monetaria - lo Stato e solo lo Stato ha il diritto-dovere di emettere monete e banconote.

La monetazione da parte dello Stato – la cui ampiezza non è più da garantirsi con l’oro ma con il Lavoro dei cittadini dello Stato al cui interno la moneta originariamente viene immessa e circola - non sarà così - come ricordato dall'imprenditore Tanari al convegno del Master Mattei del 17 maggio scorso - né a credito né a debito: la massa monetaria prodotta dallo Stato diverrà semplicemente lo strumento elastico (non cioè rigidamente ancorato al PIL) sia per bloccare la spirale del Debito su cui incide da una ventina d’anni l’usurpazione del reddito da signoraggio da parte della privatizzata (1992) Banca d’Italia; sia per rilanciare l’economia, grazie alla detassazione radicale delle imprese;  sia per difendere e sviluppare lo Stato sociale in modo da garantire a tutti  i cittadini una vita dignitosa.

 

La vera sovranità monetaria è solo questa: altre strade sono a rischio o di fantasticherie senza senso (vedi la proprietà ‘popolare’ della moneta nella versione qualunquista e localistica, il Popolo cioè costantemente opposto allo Stato, che è invece il vero e unico tramite per l’esercizio della sovranità popolare sulla moneta) o di vere e proprie provocazioni,  operazioni di depistaggio verso falsi obbiettivi a difesa del dominio delle banche private sulla sfera della produzione, cioè sui lavoratori dipendenti e gli imprenditori. L’obbiettivo vero è solo quello indicato dal già citato Maurice Allais: “La creazione di moneta deve essere di competenza dello Stato e dello Stato soltanto. Tutta la creazione di moneta eccedente la quantità di base da parte della Banca centrale deve essere resa impossibile, in maniera tale che scompaiano i “falsi diritti” derivanti attualmente dalla creazione di moneta bancaria

 

La conquista del monopolio statale della monetazione è battaglia democratica e costituzionale difficile, ma non impossibile: contro questo obbiettivo stanno le derive ideologiche nei decenni trascorsi. dei ceti produttori: i lavoratori e i sindacati fagocitati dalla ‘sinistra finanziaria’ dell’ultimo quarto di secolo e – i cattolici – dalla crisi verticale della plurisecolare tradizione antiusuraria della Chiesa; gli imprenditori a rischio di non saper distinguere tra la criminalità fiscale dello Stato e il suo ruolo - salvifico per la libera impresa - di emettitore di moneta.

 

A favore della battaglia da intraprendere stanno però alcuni corposi fatti: innanzitutto c’è la Storia del nostro paese, che dal 1936 al 1992 ha conosciuto una sostanziale sovranità dello Stato sull’emissione e (fino al 1981) la politica monetaria. Nel 1936 Mussolini trasformò la Banca d’Italia, fino allora privata, in ente di diritto pubblico di nome e di fatto; la Repubblica sussunse senza alcuna variazione il modello di banca centrale riformato dal fascismo, nonostante il tentativo di Togliatti in un suo intervento nell'Assemblea Costituente di far includere nel Consiglio Superiore della Banca centrale non solo "i capitalisti" ma anche le rappresentanze dei lavoratori.  Fu invece il governo Amato, nel 1992, sull'onda cioè di Tangentopoli, a privatizzare la Banca d’Italia, consegnando il reddito da signoraggio alle banche private. Ritornare al controllo pubblico della Banca d’Italia non vuol dire dunque chiedere la luna, ma porsi un obbiettivo assolutamente perseguibile, perché fatto compiuto per oltre mezzo secolo di storia nazionale.

Inoltre, la conseguibilità dell’obbiettivo della statizzazione dell’emissione monetaria è facilitata dalla sua assoluta trasversalità: trasversalità sociale, perché il monopolio statale dell’emissione monetaria corrisponde agli interessi di tutti i ceti produttori, che attraverso il recupero da parte dello Stato del reddito da signoraggio e la contemporanea battaglia contro il Debito da anatocismo, vedrebbero la ‘torta’ per la cui divisione da sempre si confrontano e trattano, aumentare, a scapito del sistema bancario privato.

Trasversalità politica: la statizzazione dell’emissione monetaria non c’entra proprio nulla con lo ‘statalismo’ socialista  e comunista, è anzi la premessa logica della libertà di impresa e del libero mercato. Non a caso, tra i più strenui sostenitori del monopolio statale dell’emissione monetaria troviamo numerose personalità liberali: Thomas Jefferson, Abram Lincoln, John Kennedy, l’industriale Henry Ford, il premier canadese William King Mackenzie, Raymond Aron, Maurice Allais. Non a caso inoltre, dal 1995 al 2012 il Parlamento italiano ha registrato numerosi progetti di legge a favore di un ritorno alla sovranità monetaria dello Stato, ad opera di forze politiche di diverso e anche opposto orientamento.

 

La strada è dunque percorribile: tanto percorribile che in tempi recentissimi, persino dal mondo finanziario sono emerse proposte a favore del monopolio statale dell’emissione monetaria: come ricordato da Giovanni Zibordi nel convegno all’Università di Teramo del 17 maggio scorso, l’economista e giornalista Martin Wolf ha scritto circa un mese fa quanto segue:

In primo luogo lo Stato, non le banche, dovrebbe creare tutta la moneta per le transazioni, così come oggi crea il denaro contante. I clienti terrebbero i propri soldi nei conti correnti, e pagherebbero alle banche una tariffa per la loro gestione.

In secondo luogo, le banche potrebbero offrire dei conti di investimento, che fornirebbero i prestiti. Ma potrebbero prestare solo i soldi effettivamente investiti dai clienti. Sarebbero impediti dal poter creare questi conti dal nulla e così diventerebbero gli intermediari che ora molti credono erroneamente che siano …

In terzo luogo, la banca centrale creerebbe nuova moneta quando questa si mostrasse necessaria per promuovere la crescita non inflazionistica. Le decisioni sulla creazione di moneta dovrebbero, come ora, essere prese da un comitato indipendente dal governo…

 

Questi alcuni estratti dell’articolo, pubblicato nientemeno che sul Financial Times del 27 aprile scorso: se il quotidiano storico della City di Londra dà spazio a posizioni del genere – un fatto su cui riflettere e indagare, come è stato sottolineato negli interventi al convegno del 17 maggio scorso all’Università di Teramo: vedi peraltro la chiosa dell'estratto appena citato - perché mai gli imprenditori (e i sindacati) non potrebbero e non dovrebbero discuterle, cercando di capire la svolta in atto nella grande finanza transnazionale e forse in una parte almeno dei poteri bancari che oggi stra-dominano il mondo della produzione?”

Tratto da: http://www.claudiomoffa.info

SOVRANITA' MONETARIA, IMPRENDITORI E STATO
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