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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

RICEVIAMO DAL MOVIMENTO AUTONOMISTA TOSCANO

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Riceviamo e pubblichiamo un documento del Movimento Autonomista Toscano. Da sempre abbiamo espresso il concetto delle piccole patrie, delle " località" che con la collaborazione diventano popolo. La nostra battaglia non è " scissionista" ma intendiamo uno Stato Federale, dove il centrale promulga le leggi di pubblica utilità ( che non sono molte ) e dove le piccole patrie, le " località" appunto" si autogestiscono. Quando scriviamo queste righe abbiamo in mente lo Stato Federale svizzero. Claudio Marconi

Quanto è importante oggi la battaglia localista?

E’ fondamentale: è importante come non lo è mai stata nella storia degli uomini e dell’Uomo.

Un Uomo sradicato, ormai ridotto alla ruota di un ingranaggio dominato dall’economia e dalla tecnologia, schiavo del materialismo e del consumismo, spogliato del proprio ruolo di protagonista sociale e politico, prigioniero di ritmi e dogmi artificiosi e innaturali.

Un Uomo che ha dunque la necessità di ritrovare i propri punti di riferimento, i propri valori, la propria dimensione e dignità: tutto questo può essere raggiunto solo combattendo per la ricostituzione dell’Identità: della Comunità a cui appartiene e di sé stesso come individuo.

La globalizzazione con la sua promozione ossessiva della circolazione di merci, capitali e, soprattutto, persone, col suo disintegrazionismo mondialista, che significa omologazione, standardizzazione, appiattimento di tutte le culture e all'interno di esse la riconduzione di tutti gli individui ad un unico modello, è per sua natura contraria a quel prepotente bisogno di identità e di senso di appartenenza che oggi anche proprio in ragione della globalizzazione sale dalle comunità e dai singoli individui.

La competizione mondiale di tutti contro tutti costituisce infatti l’attacco finale sia all’identità collettiva dei popoli sia all’identità dell’individuo: subordinandosi progressivamente l'uomo al meccanismo produttivo vengono, infatti, sempre più esasperati tutti gli aspetti maggiormente degenerativi e drammatici dell’individuo: ritmi sempre più incalzanti e insostenibili, omologazione degli stili di vita e degli stessi individui in ragione delle esigenze razionalizzatrici dell'economia e della tecnologia di mercato, perdita del senso di solidarietà individuale e collettiva, impossibilità di trovare un punto di equilibrio e di armonia con sé stessi, con i loro corollari sul piano esistenziale di angoscia, nevrosi, depressione, anomia, frustrazione e sentimento di smarrimento del senso esistenziale.

Dunque, ecco spiegata l’importanza della battaglia localista, che, promuovendo la diversità come un valore aggiunto, è, per definizione, antitetica alla globalizzazione privatrice dell’identità di popoli e uomini: solo il prevalere delle piccole patrie e dei localismi, con il drastico ridimensionamento della tecnocrazia con i suoi apparati industriali e virtuali, permetterebbe la costruzione di una società che valorizzi le risorse locali e le identità culturali, e l’affermazione di una struttura comunitaria basata su microeconomie autocentrate al posto della macroeconomia globalizzata, nella quale il cittadino, ritrovato l’ancestrale legame e armonia spirituale tra l'individuo e la sua terra, partecipi in prima persona alle decisioni che lo riguardano; avremmo, dunque, un complessivo riequilibrio delle dinamiche tra i popoli e delle pulsioni interiori degli individui, con l’affermazione di società che finalmente ritornano a reggersi sulla cooperazione e non più sulla competizione.

Quella localista è, in conclusione, l’unica battaglia politico-culturale che abbia attualmente un senso portare avanti, tanto più che si sono rivelate inefficaci e destinate alla sconfitta ideologie e visioni del mondo, che, per quanto spesso valide e portatrici di nobili ideali, nella sfida con il processo omologante della globalizzazione hanno in ultima analisi acquisito proprio il vizio principale del processo stesso, ovvero la riconduzione ad un unico modello che si pretende valido per tutto e per tutti; proprio per tutti questi motivi battaglie di questo tipo sono attualmente prive di significato in quanto si nutrono di schemi non più riproponibili come reale alternativa al processo che intendono combattere.

L’Uomo, invece, che combatte la battaglia localista e identitaria porta con sé la fierezza del suolo della nascita e la solidarietà con i propri simili e vicini e con il mondo intorno a sé: il vero “prossimo”, quello che sta accanto a noi, e che dunque non è “universale”, ma maledettamente locale, particolare, specifico e ineguagliabile.

Solo questi soggetti potranno, con la linfa vitale del patrimonio del passato, agire nel presente per dare il proprio contributo affinché ci sia un futuro per i popoli e gli uomini della Terra.

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