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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Lapavitsas: La sinistra ha bisogno di un Euroscetticismo progressista per contrastare i mali dell'UE

Pubblicato su 10 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Non necessariamente concordiamo in toto con il testo dell'articolo. Claudio Marconi

Su “The Guardian” l’economista greco Lapavitsas tenta di suonare la sveglia alla sinistra, la quale si deve rendere conto che le politiche anti-austerità che essa vorrebbe sono impossibili in seno alle istituzioni della UE, diventate sempre più antidemocratiche. Il “Più Europa” o lo “sbattere i pugni sul tavolo” non è né fattibile né auspicabile. Ringraziamo Federico Di Matteo per la segnalazione su Twitter.

La frustrazione dilaga in Europa, e per delle buone ragioni: disoccupazione persistente, disuguaglianza, crescita debole e un diffuso senso d'impotenza, per citarne alcune. Purtroppo, il principale beneficiario politico rischia di essere la destra euroscettica e anche l'estrema destra. La sinistra non riesce a sfruttare l'onda di frustrazione popolare, principalmente perché non ha alcuna agenda progressista euroscettica da proporre.

Questo non significa che la sinistra non abbia alcuna soluzione radicale per i mali che affliggono l'Europa. Essa rifiuta l'austerità fiscale che sta devastando l’economia e lo stato sociale; raccomanda delle politiche per ridurre la disoccupazione, soprattutto tra i giovani; favorisce la redistribuzione del reddito e della ricchezza per combattere la disuguaglianza; propone controlli sul sistema finanziario, uno dei principali colpevoli del malessere attuale; sostiene un piano di investimenti per incrementare la capacità produttiva e riequilibrare l'economia europea.

Il guaio è che la sinistra si rifiuta di riconoscere ciò che in tutta Europa è sempre più evidente a chi lavora: queste politiche radicali sono impossibili in seno alle istituzioni dell'UE. Il trattato di Maastricht del 1992 ha assicurato che l'UE venga gestita da burocrati privilegiati che impostano le politiche nell'interesse delle grandi imprese, comprese la deregolamentazione dei mercati e la protezione della finanza. L'Unione monetaria europea e la moneta unica lanciata nel 1999 hanno creato una struttura rigida di austerità permanente, e hanno imposto controlli da parte di Bruxelles e Francoforte sulle politiche economiche nazionali. La crisi dell'Eurozona, invece di cambiare le cose per il meglio, in realtà ha consolidato i meccanismi conservatori nel cuore dell'Unione europea.

La moneta unica ha anche reso l'UE più gerarchica, con un piccolo centro e diverse periferie. Al vertice della gerarchia si trova la Germania, che attualmente gode di un potere senza precedenti in tutto il continente, sia all'interno sia all'esterno dell’eurozona. Sorprendentemente, gli operai tedeschi non hanno beneficiato di questo straordinario sviluppo, poiché i loro redditi sono rimasti congelati o sono aumentati molto lentamente, permettendo così alle grandi imprese tedesche di dominare i mercati. Il più grande perdente è la Francia, surclassata dalla Germania all'interno dell'eurozona, con scarse prospettive di crescita, grandi deficit e un sistema di welfare sotto attacco. La posizione futura del Regno Unito nel nuovo scenario di potere economico e politico in Europa è tutt'altro che chiara.

Come l'Unione europea si è irrigidita, il suo processo decisionale è diventato meno democratico e persino anti-democratico. Nell'affrontare la crisi dell'Eurozona, per esempio, l'Unione Europea ha imposto governi non eletti sia in Italia che in Grecia, negando con forza al popolo greco il diritto di tenere un referendum sull'opportunità di accettare il suo "salvataggio". Il senso di impotenza e perdita dei diritti democratici fra gli elettori è ben giustificato.

Inoltre, la politica di immigrazione è stata un macello. Da un lato, la libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'UE, senza istituzioni di base per sostenere i lavoratori nei paesi riceventi, non poteva essere una cosa facile in un continente che comprende così tante lingue e culture diverse. Dall’altro, la politica della "fortezza Europa" di tenere fuori le masse indesiderate dell'Africa e dell'Asia ha trasformato i paesi del sud in un campo di battaglia permanente, con gli immigrati detenuti nei campi in condizioni disperate.

Questo potente mix di fallimento economico e favoritismo verso le grandi imprese ora minaccia di dare una spinta all'estrema destra, con i fantasmi nazionalisti e razzisti che ricompaiono in Europa. La sinistra dovrebbe cercare di contrastare questa prospettiva, ma non chiedendo un’integrazione europea rafforzata nella speranza di creare un’UE "migliore". I meccanismi istituzionali dell'Unione Europea sono troppo guasti per essere riformati. Devono essere smantellati e sostituiti. La sinistra dovrebbe, piuttosto, dare voce alla frustrazione dei lavoratori inviando un chiaro messaggio anticapitalista che unisca delle politiche radicali a un euroscetticismo progressista. Due passi sono fondamentali a questo proposito.

Il primo è accettare che l'eurozona sia irrimediabilmente fallita. Mantenere la moneta unica con la forza politica e contro ogni buon senso sta in realtà strangolando la vita economica dell'Europa. Ai singoli paesi dovrebbe essere offerta un’opzione di uscita cooperativa. La zona euro nel suo complesso dovrebbe essere sostituita da un sistema di tassi di cambio gestiti e flussi di capitale controllati, evitando così un ritorno a dannose svalutazioni competitive tra le nazioni.

Il secondo è rendersi conto che un singolo stato europeo, federale o unitario, non è né fattibile né auspicabile. La ragione fondamentale è che non c'è un unico "demos" europeo. Sicuramente, la crisi dell'Eurozona ha dimostrato che i meccanismi dello stato-nazione possono offrire una certa protezione contro la pesante intromissione delle grandi imprese che utilizzano i meccanismi della UE. La sinistra dovrebbe sottolineare che il futuro dell'Europa è di cooperazione democratica tra i popoli sulla base dell’uguaglianza.


Le prossime elezioni europee rischiano di dare un pesante scossone alla politica europea. Se la sinistra coglie il messaggio e sviluppa un euroscetticismo progressista, le cose in Europa potrebbero cominciare a migliorare.

Tratto da:

Fotografia: KeystoneUSA-Zuma/Rex Features

Fotografia: KeystoneUSA-Zuma/Rex Features

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annapaola 05/11/2014 09:56

ci rinuncio....ma cosa ca..volo scrivete.... ma questo per difendere la sinistra? in tutta onestà, la parte dalla quale dovesse venire una proposta seria per uscire dall'euro, non mi frega chi la fa io la prendo al volo, voi continuate a borbottare, cose che poi mi appaiono non molto coerenti l'una con l'altra

frontediliberazionedaibanchieri 05/11/2014 15:33

Non difendiamo la sinistra, abbiamo pubblicato l'articolo per meglio dimostare come sono venduti al potere finanziario…..e se lo dice uno di loro!!!!!