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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La sinistra e il M5S salvano i magistrati dalla responsabilità civile diretta

Pubblicato su 3 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

La sinistra, il PD e il M5S hanno bocciato in commissione il DDL sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. Hanno votato a favore solo FI, Lega, NCD e Scelta Civica. Per ora i magistrati continueranno a rispondere indirettamente dei propri errori.

Ciò detto, v’è da dire che contro la responsabilità civile diretta dei magistrati si sentono oggigiorno le ragioni più varie. Ma una le batte tutte: in nessuno Stato del mondo esiste la responsabilità civile diretta dei giudici. E via con l’elenco degli Stati europei che prevedono la responsabilità civile indiretta o che addirittura non prevedono nessuna responsabilità per il giudice (Gran Bretagna), il quale può anche danneggiare la vita di una persona, per un mero errore, che non risponde in alcun modo – neanche indirettamente – dei propri errori.

Una domanda a questo punto sorge legittima: ma siamo talmente esterofili che dobbiamo per forza imitare le regole giuridiche degli altri ordinamenti giuridici? Chi ci dice che siccome negli altri Stati (europei e non) non esiste la responsabilità civile diretta (in Spagna ci si avvicina molto), debba per forza non esistere anche in Italia? Un tempo, la nostra penisola era la culla del diritto. Del resto furono gli antichi romani a codificare i principi giuridici sui quali si regge il diritto moderno. Perciò, non perché nel resto del mondo un principio non venga applicato o codificato, significhi che sia sbagliato. Allo stesso modo, non perché nel XVIII secolo non esistevano repubbliche democratiche, la neonata Repubblica Americana fosse inaudibile e inaccettabile da un punto di vista politico-giuridico!

Ma a parte queste ovvie ragioni, non sfugge neanche l’altro dato importante, e forse fondamentale. La giustizia negli altri paesi funziona, e funziona piuttosto bene. Il tasso di politicizzazione dei magistrati è talmente esiguo da essere inesistente, e il rapporto tra accusa e difesa è effettivamente paritario, con una netta separazione tra giudice e pubblico ministero. Soprattutto, negli altri ordinamenti giuridici, se non esiste una responsabilità diretta, esiste comunque un sistema disciplinare effettivo e non solo formale. Il magistrato, in ogni caso, paga i propri errori.

Passando al nostro ordinamento, esiste una verità giuridica incontestabile: nella nostra Costituzione non esiste alcuna norma che vieti la responsabilità civile diretta dei magistrati, mentre è sancita costituzionalmente la responsabilità civile diretta dei funzionari e dei dipendenti dello Stato (art. 28 Cost.). E a meno che, nel mentre che scriviamo questo articolo, non sia cambiato qualcosa, i magistrati sono dei funzionari dello Stato. Perciò, perché non dovrebbero rispondere dei propri errori, come – per esempio – un ispettore del fisco o un cancelliere?

Altro mito da sfatare: la responsabilità civile diretta inciderebbe sulla autonomia e l’indipendenza della magistratura, perché creerebbe un sentimento di insicurezza nel giudice: la paura di sbagliare. “Benvenuti nel club!”, verrebbe da dire. Così è per qualsiasi delicata professione: dal medico all’avvocato, dal notaio all’ingegnere. Dall’ispettore del fisco al cancelliere. Eppure, nessuno si sognerebbe di pensare che queste figure professionali non debbano rispondere (direttamente) dei propri errori. La verità è che nessuna indipendenza e autonomia può esonerare colui il quale è chiamato a delicate responsabilità, dal compiere il proprio lavoro con correttezza e diligenza e di risponderne personalmente se non lo compie bene e danneggia i terzi. Se questa regola vale per avvocati, notai, medici, poliziotti, carabinieri e via dicendo, perché non dovrebbe valere per i magistrati, le cui sentenze, o certe indagini, incidono sui destini delle persone, a volte con esiti drammatici? Pensiamo ai casi di ingiusta detenzione.

Nessuno, per vero, vuole minare l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ma è indubbio che la si voglia solo ricondurre nel solco della giustizia e dell’equità più che della legge. Non esistono funzionari o dipendenti più uguali degli altri. La legge deve essere uguale per tutti. E la legge afferma che chi rompe paga, possibilmente personalmente e non a carico della collettività.

D’altro canto, non è inutile fare presente anche un dato storico. Nel 1987, con un referendum, il popolo italiano si espresse per la responsabilità civile diretta. Ma i governi di allora snaturarono e disattesero quell’esito referendario, introducendo la legge Vassalli che prevede la responsabilità indiretta, con la possibilità per lo Stato di rivalersi (sic!) sul magistrato per un massimo di 1/3 dello stipendio annuale. Ebbene, sapete quante condanne in applicazione della legge Vassalli sono state pronunciate dal 1988 a oggi? Nessuna. Al 2012 solo 4 procedimenti sono stati dichiarati ammissibili dai giudici su 400 cause avviate dal 1988, anno di entrata in vigore della legge.

E’ evidente il fallimento di quella legge e il tradimento della volontà referendaria. Così come è evidente che ci troviamo in una situazione paradossale: se i magistrati sono gli unici che non pagano per i propri errori, ancor meno paga lo Stato per i loro errori, come oggi dovrebbe essere, perché a decidere sulle loro responsabilità, o meglio dei loro colleghi che sbagliano, sono sempre i giudici.

La sinistra e il M5S salvano i magistrati dalla responsabilità civile diretta
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