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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il nuovo Parlamento europeo? Come quello asburgico negli ultimi anni di esistenza. A. Evans-Pritchard

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Ad un certo punto il ciclo macroeconomico mondiale produrrà

una nuova crisi e la zona euro...

Se le élite politiche europee non volevano crederci prima, ora sanno con certezza che hanno perso la Gran Bretagna dal progetto europeo. Con questa premessa, Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph sostiene come i difensori britannci dello status quo sono stati spazzati via dal voto di domenica e i leader europei devono sapere che il popolo britannico voterà per lasciare l'UE complessivamente a meno che non gli si offra un'alternativa: il libero accesso tariffario al mercato unico lungo le linee già concesse a Turchia o Tunisia; la fine da metà dell'acquis communautaire - 170.000 pagine di direttive e regolamenti che spazza via la sovranità interna.

 
Il Brexit, prosegue il Columnsit del Telegraph, cambierebbe completamente la chimica dell'unione, lasciando la Germania in un ruolo egemonico e la Francia in una situazione di "menage a deux" molto debole. Priverebbe poi gli stati più piccoli di un mercato di sbocco fondamentale e porterebbe ad una reazione a catena, ad esempio una cooperazione più stretta tra i paesi del nord protestanti. Gli euroscettici hanno vinto anche in Danimarca, e non è un caso. Sarebbe, quindi, opportuno che i leader europei cercassero una formula amichevole, lasciando che la Gran Bretagna rimanga all'interno dell'Ue con una formula più distaccata. 
 
Ma Londra, prosegue Ambrose Evans Pritchard, è l'ultimo dei problemi per i burocrati di Bruxelles. Il vero "sisma" si chiama Marine Le Pen. Hollande si è rivolto alla nazione lunedì in modo triste e senza risposte se non le solite promesse vuote di "crescita, lavoro ed investimenti", subito smentite dal suo impegno al rigore e alle politiche di contrazione che hanno generato il disastro.  Si dice che il fronte euroscettico è solo superficiale e poco concreto. Ma Evans-Pritchard ricorda una sua intervista a Le Pen, in cui il leader del FN chiariva come il primo giorno che arriverà all'Eliseo darà incarico al Tesoro francese di elaborare i piani per l'immediato ripristino del franco. Ha poi sostenuto come non può esserci nessun compromesso con l'unione monetaria, ritenendo impossibile rimanere una nazione autonoma all'interno delle strutture dell'UEM  e dover perpetuare le politiche di deflazione necessari per sconfiggere la crisi economica. 
 
Le autorità europee sono ora in una situazione disperata. La logica della zona euro è una ulteriore erosione degli Stati nazionali. Il " Two Pack" , " Six Pack " e " Fiscal Compact" sono tutti i vigore , e le autorità di regolamentazione nazionali stanno perdendo il controllo sui loro sistemi bancari. Inevitabilmente l'area euro oscillerà da crisi a crisi senza una qualche forma di unione fiscale e di messa in comune del debito. Eppure gli elettori hanno appena lanciato un urlo primordiale a ulteriori trasferimenti di potere. Con l'eccezione della Germania e dell'Italia, le elezioni sono state un ampio ripudio dell'austerità imposta. I due partiti dominanti della Spagna post-franchista vedono il loro peso passare dall'80% al 49%, con il neo partito Podemos dal nulla arrivare all'8% con la critica a Bruxelles e con la fine di essere "una colonia di Germania e della Troika". 
 
La coalizione che ha spinto l'Olanda in una deflazione da debito è crollata al 21%. Gli esecutori del diktat della troika sono scesi al 31% in Grecia e al 28% in Portogallo.  
 
L'emiciclo di Strasburgo sta diventando una camera di militanti e di protesta dove una Babele di voci gridano in linguaggi che altri neanche comprendono, come il Parlamento asburgico nei suoi ultimi anni di esistenza. I leader europei, sostiene il Columnst del Telegraph, sperano che la ripresa economica li salverà, confidando nel resto della domanda per un incremento della domanda. Si tratta di una vana speranza in una fase in cui la Cina sta restringendo la sua politica monetaria, come la maggior parte dei Brics in chiave anti bolle. E in una fase in cui anche la Fed ha virato su scelte restrittive. 
 
Italia, Portogallo ed Olanda sono tornati a contrarsi nel primo trimestre e la Francia è in stagnazione. Gli ultimi dati mostrano poi che l'offerta M3 di moneta è crollata ad aprile. La stagnazione perpetua è la nuova normalità.
 
Il "Fiscal Compact" europeo ha previsto una macchina dell'orrore, che richiede agli stati di risparmiare per anni fino a quando il debito non abbia raggiunto il 60%, e a quel punto saremo tutti morti. Il meglio che può essere sperato è l'1% di crescita nel sud dell'Europa per il prossimo decennio, troppo poco per impedire la perdita di un'intera generazione e l'aumento del combinato debito pubblico e privato. Sempre più speculazioni vogliono che la Bce abbasserà i tassi allo zero nel prossimo board. Le banche centrali non arrivano a queste decisioni se non in situazioni molto difficili:  lo stimolo non sarà sufficiente sicuramente. La struttura della Bce non la rende capace di agire contro le forze congiunte di Fed, Cina e Giappone e non potrà smontare la psicologia recessiva.  
 
Ad un certo punto il ciclo complessivo porterà la zona euro di fronte alla prospettiva di un'altra crisiprima che sia partito qualsiasi recupero. E 'un pensiero che fa riflettere. La disoccupazione può toccare nuovi record e le elezioni europee del maggio 2019 vedere l'annientamento del sistema partitico esistente. La causa principale di questo disastro politico, sociale ed economico è l'unione monetaria. Come ha detto l'economista premio Nobel Paul Krugman questa settimana: "La depressione non era la normalità nel continente prima dell'avvento dell'euro". 
 
Il professore di Oxford Kevin O'Rourke ha chiesto di porre fine alla miseria in un notevole "cri de coeur" per il Fondo monetario internazionale . Quello che l'ha sconvolto è vedere gli ufficiali europei trattare con superficialità una disoccupazione ai livelli degli anni '30 o un Pil italiano crollato di 9 punti in cinque anni. "Se gli storici dell'economia hanno imparato qualcosa dalla Grande Depressione, è che gli aggiustamenti basati su austerità e svalutazione interna sono pericolosi. La Gran Bretagna ha ottenuto larghi surplus primari negli anni '20, ma il suo debito aumentava per bassa crescita e deflazione". O'Rourke ha dichiarato che stiamo aspettando da ormai cinque anni che gli ufficiali europei si dotino di quegli strumenti che possano far funzionare l'unione, ma è ora ovvio che la Germania non permetterà un'unione fiscale o responsabilità bancarie condivise. Non ha quindi senso protrarre l'agonia. "Il destino dell'euro è quello di una nuova grande crisi. Non dovremo desiderarla, ma se la crisi è inevitabile, allora è meglio che questa avvenga quando moderati ed eurofili sono ancora al potere. Se l'euro dovesse essere abbandonato, la mia previsione è che gli storici tra cinquant'anni si chiederanno come è stato mai possibile introdurlo".
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Il nuovo Parlamento europeo? Come quello asburgico negli ultimi anni di esistenza. A. Evans-Pritchard
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