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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

I cinque “Signori” dell’oro

Pubblicato su 5 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

di Salvo Ardizzone

Sono cinque gli uomini che, in nome di cinque banche, fissano ogni giorno, in riunioni segrete, il prezzo dell’oro in tutto il mondo: Vincent Domain per Societé Generale, Simon Weeks per Bank of Nova Scotia – Scotia Mocatta, David Rose per Hsbc, Matthew Keen per Deutsche Bank e Martin Witehead per Barclays. Ogni giorno, in un rituale immutato dal 12 settembre del 1919, si riuniscono alle 11 e alle 15.30 e decidono il prezzo dell’oro, stabilendo il fixing della giornata scambiando gli ordini di acquisto e vendita dei loro clienti e delle loro banche in una manciata di minuti. Come detto le riunioni sono rigorosamente segrete e il prezzo fissato (appunto il “fixing”) viene comunicato circa un quarto d’ora dopo; a quello s’attiene tutto il mondo, altri Istituti e Banche Centrali comprese.

Non occorre essere maliziosi per pensare che in quel quarto d’ora, nella società interconnessa di oggi, si possano fare tante, ma proprio tante cose, che corrispondono a una montagna di denaro; per questo l’Fca (l’autority inglese), dopo lo scandalo del Libor (il tasso di sconto internazionale del denaro determinato sul fixing di Londra), che veniva sistematicamente taroccato dalle banche che dovevano fissarlo, ha deciso di volerci veder chiaro sui meccanismi che lo stabiliscono.

Queste cinque banche, chiamate anche Bullion Banks, Banche del Lingotto, hanno conquistato il diritto a determinare quel prezzo grazie al loro peso indiscusso sul mercato. A dire il vero, fino al 2004, s’erano riunite presso gli uffici di N. M. Rothschild nella City, che per gli 85 anni precedenti aveva presieduto al fixing. Quell’anno decise di lasciare il campo, giudicandolo non interessante rispetto al resto del proprio business; fu un clamoroso errore: gli osservatori sono concordi nel far notare (diremmo anche in questo caso con una certa dose di malizia) che da allora il prezzo dell’oro sia balzato dai 600 ai 1.600 $ per oncia troy (la misura standard, pari a grammi 31,1035).

Il mercato dell’oro è un mercato assolutamente anomalo (con alcune analogie solo a quello dei diamanti), si basa su una merce praticamente eterna; quello che si vende e si acquista è sempre lo stesso metallo giallo. Qui non è l’offerta a regolare il prezzo; l’estrazione di oro nelle miniere in Sud Africa, Stati Uniti, Cina, Congo e altrove nel mondo, è regolata nell’ambito di una quota fissa: l’1,4% dell’esistente. Che peraltro è assai scarso; quella che può sembrare una favola metropolitana è la realtà: tutto l’oro estratto nel corso dei secoli è circa pari a un cubo di 20 metri di lato. Solo quello. Certo, è un metallo assai raro, ma, trattandosi di un materiale come detto eterno, se se ne incentivasse l’estrazione s’abbasserebbe il valore di tutto quello già esistente.

Così si bada a contingentare le quote dei ritrovamenti e, se del caso, a toglierlo dal mercato, mantenendo alto il valore delle monete e dei lingotti detenuti da Banche Centrali e privati come bene rifugio (la percentuale di gioielli sul totale non è affatto così alta come si potrebbe pensare). Soprattutto negli ultimi cinque anni, la crisi globale ha fatto si che gli acquisti delle Banche Sovrane siano cresciuti (Cina indiscutibilmente in testa), ma sono sempre gli stessi lingotti a girare, in un mercato costruito per alimentare una colossale speculazione a beneficio di pochi, anzi, in questo caso proprio di pochissimi. Di qui l’interesse della Fca per le riservatissime riunioni dei cinque banchieri che, in pochi minuti, incidono su interessi colossali in tutto il mondo, senza doverne render conto ad alcuno.

È la storia di sempre che si ripete: quando una merce è rara si produce un monopolio che cade in mano a pochi, che sopra ci lucrano alla grande. Certo, a differenza di petrolio e gas, qui non sono in gioco le economie del pianeta; è stata sempre la rarità dell’oro e poche altre sue qualità (è un metallo nobile, dunque incorruttibile, ed è incomparabilmente duttile) a far decidere agli uomini, fin dall’alba della civiltà, che esso sia prezioso. Ma, stabilito questo, son stati sempre gli uomini a costruire una speculazione (ora mantenuta assai discreta) che alimenta straordinariamente se stessa.

Tratto da:http://www.ilfarosulmondo.it

I cinque “Signori” dell’oro
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