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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FONDAMENTI CONTEMPORANEI DI SOVRANITA’ MONETARIA

Pubblicato su 2 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Pubblichiamo il presente articolo per dovere di conoscenza, ma non necessariamente condividiamo in toto il suo contenuto. Claudio Marconi

Un recente articolo (“The concept of monetary sovereignty revisited”) a firma di Claus Zimmermann ed apparso sul European Journal of International Law mi è servito come ispirazione per svolgere qualche riflessione sul concetto di sovranità monetaria. Che cosa essa sia, da dove derivi e che cosa significhi oggigiorno. Dopo aver chiarito questi aspetti preliminari, vale a dire una volta ricostruita la figura corrente di sovranità monetaria, sarà importante collegarne il suo esercizio nell’alveo delle unioni monetarie c.d. regionali di cui l’Unione monetaria europea è un chiaro esempio.

 

 FONDAMENTI CONTEMPORANEI DI SOVRANITA’ MONETARIA

Va detto ab initio che la nozione più tipicamente intesa di sovranità monetaria nel mondo moderno va ricercata nell’opera di Jean Bodin (“Les Six Livres de la Republique”) il quale la fa discendere come conseguenza diretta dei due corollari insiti nel potere del “sovrano” ovvero (i) il potere indiscriminato su di un determinato territorio e (ii) l’indipendenza da ogni potere esterno al medesimo territorio. In questo senso, il potere del “sovrano” di coniare la moneta, quale mezzo legale per l’estinzione dei debiti e l’esazione delle tasse, rientrerebbe all’interno delle prerogative del potere “interno” di controllo del territorio.
Dunque in questo primo tentativo di istituzionalizzazione del concetto di sovranità la portata del termine ha ancora un taglio privatistico e personale: la moneta è uno strumento di proprietà del re o del sovrano che lo esercita in maniera assoluta, unica e perpetua.

A partire da questo primo tentativo di classificazione il concetto di sovranità monetaria segue di pari passo l’evoluzione dei sistemi giuridico-politici moderni. In questo senso, l’avvento (XVII-XVIII secolo) delle teorie politiche facenti perno sull’idea del “contratto sociale” (ad opera di John Locke; Jean Jacques Rousseau; Thomas Hobbes) costituisce di fatto il primo vincolo esterno al potere, positivamente inteso, del sovrano di coniare moneta. Sulla base di questa nuova dottrina la società si delinea attorno ad un patto tra governanti e governati. Ovvero, tale potere è ancora positivamente inteso nella sua accezione assoluta e perpetua, non essendosi ancora sviluppate forme costituzionali propriamente dette ma, tuttavia, appare un primo limite di carattere normativo al suo esercizio nell’idea che il popolo, quale detentore formale della sovranità, attribuisce l’esercizio di compiti in materia monetaria e finanziaria ad un gruppo di propri rappresentanti.

La successiva evoluzione delle comunità sociali in Stati democratici e dotati di proprie costituzioni dal punto di vista politico, e la progressiva integrazione delle rispettive economie sul piano internazionale dal punto di vista finanziario, rappresenta il terzo passaggio fondamentale. La sovranità monetaria viene sempre più vincolata a rigidi formalismi legali e viene al contempo erosa dagli accordi internazionali sottoscritti dagli Stati per favorire gli scambi commerciali. Questo processo pone dei problemi nella determinazione della sovranità monetaria nel contesto internazionale. Tanto è vero che fino ai primi del novecento non si hanno, in ambito giurisprudenziale, alcune pronunce che stabiliscano in termini netti una definizione di sovranità monetaria. Ciò avviene con la sentenza sul caso Serbia Loans (1919) dove, in uno dei passi principali della pronuncia, viene affermato “[è] un principio generalmente accettato che uno Stato sia autorizzato a regolare la propria moneta”. Ed anche Frederick Mann, uno dei più grandi autori in materia di diritto monetario internazionale, afferma che “[…] al potere attribuito dal diritto interno ne corrisponde parimenti un diritto internazionale, il cui esercizio non può essere, da altri Stati, messo in discussione […] Ne consegue che, salvi i casi in cui il diritto internazionale consuetudinario o trattati siano intervenuti su questa regola, il legislatore nazionale gode di piena sovranità sulla propria moneta e sul proprio sistema monetario”.

Perché allora molti commentatori hanno affermato che la sovranità monetaria deve ritenersi un concetto eroso e superato ?

Fondamentalmente perché le affermazioni riportate nel precedente paragrafo sembrano essere state smentite dalla prassi. Il processo di integrazione finanziaria a livello internazionale ha infatti indotto gli Stati a ricercare nella cooperazione monetaria una valida soluzione agli ostacoli rappresentati dalla diversificazione delle varie politiche monetarie a livello nazionale. E ciò che ne è seguito, nel secolo appena passato, è stata la ratifica di un numero sempre crescente di trattati internazionali. Questi trattati molte volte sono intervenuti sul sistema monetario internazionale derivandone, oltre alla delimitazione de facto rappresentata dall’incidenza dei mercati finanziari internazionali all’interno delle singole economie nazionali, un’altra di pari rilevanza e di carattere normativo. Il caso più eclatante di questa nuova architettura finanziaria mondiale è costituita dall’adesione degli Stati al Fondo Monetario Internazionale per mezzo del quale questi ultimi si sono vincolati al rispetto di determinate regole relative, ad esempio, alla politica dei cambi valutari. Come riportato nei suoi Articles of Agreement, gli Stati Membri, nell’aderire al Fondo Monetario Internazionale si impegnano a “evitare di manipolare i tassi di cambio o il sistema monetario internazionale allo scopo di impedire l’aggiustamento effettivo delle bilance dei pagamenti o di assicurarsi vantaggi competitivi ingiusti nei confronti degli altri Stati membri; e (iv) adottare politiche di cambio compatibili con gli impegni previsti nel [presente Statuto]”. Dal canto suo il FMI “sorveglia il sistema monetario internazionale per assicurarne l’operatività nonché il modo in cui ogni Stato adempie agli obblighi derivanti dagli obblighi imposti agli Stati Membri] e […] per adempiere alle funzioni descritte […] il Fondo esercita una ferma sorveglianza sulle politiche di cambio degli Stati membri e adotta principi specifici per guidare gli Stati membri nella condotta di queste politiche”.
Sulla stessa falsariga, l’unione di diversi Stati europei in uno spazio economico unico governato da una moneta comune ha spinto ancora più in là i termini del discorso. L’introduzione dell’Euro ha costituito una delle forme più rare di cessione della sovranità monetaria poiché affiancata dalla contestuale sopravvivenza di molti altri poteri in materia economica da parte degli Stati aderenti.

A questo punto sembrerebbe quindi arduo poter affermare che gli Stati siano ancora in possesso del diritto incondizionato di affermare la propria sovranità monetaria essendo stata questa condivisa con altri Stati Membri della comunità internazionale. Sebbene quindi considerare al giorno d’oggi la sovranità monetaria come un mezzo privo di vincoli con cui assicurare la stabilità finanziaria dello Stato possa apparire utopistico, non va allo stesso modo accolta la tesi che le cessioni di sovranità, o gli accordi riguardanti la limitazione dell’esercizio di quest’ultima debbano ritenersi un atto unilaterale definitivo.

La ragione principale e positivamente intesa è offerta dal fatto che gli Stati, nel loro potere di autodeterminazione delle proprie scelte politiche ed economiche, così come possono aderire a determinati accordi, così ne possono recedere nel caso in cui tali accordi, in base a specifiche circostanze, non rispondano più ai loro interessi. Questo principio, calato nell’ottica del diritto pubblico internazionale prende forma nelle disposizioni contenute nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati. Questa, all’articolo 62 prevede che “Un fondamentale mutamento di circostanze che si sia prodotto in relazione a quelle che esistevano al momento della conclusione di un trattato e che non era stato previsto dalle parti, non può essere invocato come motivo per porre termine al trattato o per ritirarsi da esso, a meno che:
a) l’esistenza di tali circostanze non abbia costituito una base essenziale per il consenso delle parti ad essere vincolate dal trattato; e che
b) tale cambiamento non abbia l’effetto di trasformare radicalmente il peso degli obblighi che restano da eseguire in base al trattato.

 

 

 FONDAMENTI CONTEMPORANEI DI SOVRANITA’ MONETARIA

Ciò che se ne trae pertanto è un quadro della sovranità monetaria decisamente fluido e flessibile, lontanissimo dai connotati solidi ed immutabili descritti nei primi paragrafi. Pertanto, anche se, come abbiamo visto, la cessione della sovranità monetaria, in assenza di un’adesione ad una struttura a carattere federale, non priva lo Stato del potere di riacquisire integralmente la propria sovranità monetaria, tale circostanza va considerata quale fase eccezionale contingente alla sottoscrizione di nuovi accordi. Le esigenze di stabilità monetaria e finanziaria in campo internazionale necessitano infatti che ogni Stato proietti la propria dimensione monetaria non solo con riguardo agli aspetti interni di politica economica, ma anche in riferimento al proprio ruolo all’interno della comunità finanziaria internazionale. Ne consegue quindi un obbligo degli Stati di ricercare strumenti di cooperazione internazionale che permettano una condivisione degli obiettivi di aumento degli scambi commerciali e finanziari tra i vari paesi.

La questione quindi che andrà affrontata, in un successivo articolo, sarà determinare quale possa essere un sistema monetario internazionale che rispetti i principi di stabilità monetaria e finanziaria tenendo al contempo in considerazione le singole specificità degli Stati appartenenti alla comunità internazionale.

Autore: @arthasastra85

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it
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