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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il lavoro sempre più ridotto a merce

Pubblicato su 26 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Per creare lavoro e occupazione è necessario rendere più precario e flessibile il lavoro stesso. Su questo delirante punto di vista, che si vorrebbe fare passare per un principio tautologico, si basano le riforme del cosiddetto “mercato del lavoro” introdotte dai governi precedenti di Berlusconi, Monti e Letta e dall'ultimo arrivato. Quello di Matteo Renzi e di Pier Carlo Padoan, che purtroppo ha il grave torto, ai nostri occhi, di essere stato capo economista all'Ocse e al Fondo monetario internazionale. La riforma in questione ha l'altro grave torto di essere stata partorita dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che pur provenendo dalla Lega delle Cooperative, non ha incontrato il benché minimo scrupolo nello sposare in pieno i desiderata delle grandi imprese che hanno la necessità di godere della più ampia libertà di licenziamento, quando il fatturato e gli utili sono in calo. Già lo stesso fatto che tutti i ministri, indistintamente, usino il termine “mercato del lavoro” la dice lunga sulla rivoluzione culturale che la globalizzazione ha fatto passare, apparentemente in modo indolore, nella testa delle persone. Il lavoro è stato infatti ridotto a merce e, secondo tale impostazione, può anzi deve essere spostato a piacimento sul mercato globale. Il lavoro ridotto a merce come le materie prime, i prodotti finiti e i capitali. Una rivoluzione voluta dal grande capitalismo industriale e finanziario che, di fatto, ha reso inutile il ruolo e la funzione degli Stati nazionali. A sostenere Poletti nel suo sforzo, c'è il ministro dell'Economia che, per il suo passato professionale, offre le più alte garanzie per il successo di una deriva ultra-liberista. La riforma del Lavoro, ha detto Padoan, accelera il beneficio in termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando. L'unica cosa che è riuscito a fare il decreto legge, sul quale il governo porrà la fiducia, è stato l'aperta ostilità dimostrata da Scelta Civica e Nuovo Centro Destra, che pure fanno parte della maggioranza, che hanno parlato di “sconvolgimento" della riforma originaria. A non piacere a molti, a troppi, è stato il taglio da 8 ad appena 5, delle possibilità di rinnovare i contratti a termine di durata triennale. Una richiesta venuta ovviamente dal mondo delle imprese che volevano maggiore flessibilità e volevano disporre del necessario margine di manovra per rimandare a casa i dipendenti temporanei, specie se giovani. Si assiste in tal modo all'ennesima deriva economica e sociale che testimonia dello sfascio del nostro Paese. In una fase come questa, in cui ci vorrebbe maggior coraggio da parte delle imprese per investire nell'innovazione tecnologica e di prodotto, si creano i meccanismi per non incentivare la formazione dei lavoratori più giovani e favorire il necessario ricambio in azienda. Padoan ha assolto a metà la riforma Fornero, sottolineando che il problema non è che essa non vada più bene ma che nel frattempo le condizioni recessive sono peggiorate, la ripresa è fragile e si fatica a creare più occupazione. Quindi i livelli di precariato e di flessibilità devono essere innalzati. La situazione lavorativa, insomma quella dell'economia reale, resta peraltro drammatica e sta peggiorando. Oltre un milione di famiglie risulta senza reddito da lavoro. Nello specifico, si tratta di un milione 130 mila famiglie delle quali mezzo milione hanno più figli e 200 mila ne hanno uno solo Tutte famiglie che stanno precipitando nella povertà. -

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