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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Anche la Deutsche Bank traballa

Pubblicato su 29 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Se Atene piange, Sparta non ride. Se le banche italiane non se la passano molto bene, nemmeno quelle tedesche hanno di che essere soddisfatte. 

Le vicende del Monte dei Paschi di Siena messo in ginocchio dagli effetti sul lungo termine dell'acquisto dell'Antonveneta ad un prezzo spropositato ed obbligato a chiedere agli azionisti e al mercato di partecipare ad un aumento di capitale dai 3 miliardi di euro in su, hanno provocato in Germania le prevedibili battute di spirito sugli italiani disonesti, scialacquatori e casinisti. In questi giorni però, la stampa tedesca sta lasciando trapelare indiscrezioni su un maxi aumento di capitale che la Deutsche Bank starebbe per chiedere al mercato. 

Le motivazioni sono le stese che in Italia. Il patrimonio proprio si è ridotto ai minimi termini a causa di operazioni spericolate o azzardate, tra investimenti andati male e vere e proprie speculazioni. Incidenti del mestiere, si potrebbe osservare, che confermano che i banchieri condividono la stessa filosofia operativa in Italia, come in Germania e oltre Atlantico. A sorprendere è semmai l'entità dei soldi che dovranno entrare nelle casse, presumibilmente vuote, della prima banca tedesca. Da un minimo di 5 fino a 10 miliardi di euro, che rappresenta circa il totale (quasi 11 miliardi) delle risorse che il sistema bancario italiano ha dovuto chiedere al mercato per salvarsi dal tracollo. 

Già nel 2012 la banca tedesca aveva dovuto procedere ad un altro aumento di capitale per tre miliardi dopo che voci insistenti davano come piuttosto precaria la situazione patrimoniale e finanziaria. 

La vicenda della Deutsche Bank, che dovrebbe rendere note le proprie difficoltà entro la fine del mese, inducono ad una serie di riflessioni. La prima riguarda la debolezza strutturale del sistema misto di tipo tedesco dove la banca è al tempo stesso azionista e finanziatrice delle imprese industriali. Un modello, è appena il caso di dirlo, che in Italia era proibito dalla Legge Bancaria del 1936 che venne cancellata alla fine degli anni ottanta. Un sistema debole perché confonde in un unico calderone la raccolta di capitale a breve e a lungo termine e l'impiego appunto a breve e lungo termine con modalità che possono rivelarsi destabilizzanti per gli equilibri dell'intero sistema economico. Un sistema forte perché le fortune (spesso pure le sfortune) di banche ed imprese finiscono per essere strettamente legate. Un sistema forte perché entrambi i settori, bancario ed industriale, si possono chiudere a riccio in difesa degli interessi nazionali, quando è in corso una scalata azionaria ostile. Soprattutto se estera. 

La seconda considerazione riguarda il peso predominante che ha assunto il sistema finanziario nel mondo, e quindi anche in Europa e nell'Eurozona, a tutto discapito dell'economia reale. Una tendenza che la politica scellerata della Banca centrale europea di Mario Draghi ha finito per accentuare, versando tra il 2011 e il 2012 oltre mille miliardi di euro (1.019 per la precisione) alle banche dell'Eurozona sotto forma di prestiti triennali al tasso annuo dell’1%. Soldi regalati. In particolare alle banche tedesche seguite a ruota da quelle italiane. Soldi che Draghi non ha pensato di vincolare formalmente (il suo è stato soltanto un auspicio) al finanziamento dell'economia reale. Tanto che le banche italiane come quelle dei crucchi le hanno utilizzate più che altro per comprare titoli di Stato, garantirsi flussi finanziari sicuri, e calmierare le pressioni sullo spread tra i Bund tedeschi e i titoli spagnoli e italiani. Ma questo ha fatto sì che la recessione si accentuasse in conseguenza della stretta creditizia, che molte imprese chiudessero e che la disoccupazione volasse alle stelle. 

La terza considerazione riguarda gli interrogativi sulla gestione della Deutsche Bank da parte del suo direttivo. In quali enormi operazioni fallimentari si è fatta invischiare e quanti soldi vi ha perso, per ritrovarsi senza un euro in cassa? Interrogativo più che legittimo se si pensa che le sole filiali spagnola e italiana della banca hanno ottenuto dalla Bce rispettivamente 5,5 e 3,5 miliardi di euro. 

Quarta considerazione è che i tedeschi non hanno davvero il diritto di ergersi a coscienza critica dell'Europa visto che la loro banca per eccellenza è ridotta così male come avrebbero già accertato gli stress test dell'Eba, l'autorità europea per la supervisione sui bancari. Un portavoce della stessa Eba due giorni fa ha annunciato che la situazione patrimoniale delle banche dell'Unione e dell'Eurozona è complessivamente peggiorata. E questo significa che i soldi versati da Draghi hanno consentito ai banchieri tedeschi, e ai loro colleghi, di continuare a speculare e gettare le premesse per un ulteriore tracollo dell'intero sistema.

Irene Sabeni
 
Tratto da:http://www.ilribelle.com
Anche la Deutsche Bank traballa
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