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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

TOMMASO CACCIARI: DALLE AGGRESSIONI DI MARGHERA, ALL'AIUTO AI " RIBELLI LIBICI" ( A FIANCO DELLA NATO), AGLI SFRATTI

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Queste sono alcune delle “ azioni” di Tommaso Cacciari. E’ dedito ad aggressioni fin dal 2003 ed ancora lo fanno girare indistrurbato insieme al suo “ compagno di merende” , Valentini. E’ una vergogna, è uno schifo.

Claudio Marconi

P.S. solo per farvi una idea di chi si lascia libero ed indisturbato a mettere a repentaglio l’ordine pubblico.

Fra gli aggressori sono stati riconosciuti Tommaso Cacciari, Max Gallob e Michele Valentini. Nelle vicinanze si aggirava anche Beppe Caccia

VIGLIACCHI

I FATTI:Verso le 10.20 siamo partiti in una quindicina di ragazzi con alcune bandiere arrotolate di AN e Azione Giovani dalla nostra sede a Mestre, per paura che certi personaggi ci danneggiassero le auto ho ritenuto opportuno lasciare le auto in piazza S. Antonio a Marghera, ben lontano da P.le Tommaseo. Uno dei ragazzi mi ha avvisato che un “volto noto” girava in motorino da quelle parti, e parlava al cellulare ma non ci abbiamo dato ulteriore peso, pensavo si sbagliasse. Alle 10.40 siamo arrivati in Via Kossuth da piazzetta Gar; a 10 metri dal Piazzale Martiri delle Foibe, da dietro la siepe sono usciti circa 7 persone, a volto scoperto. Avanzavano con fare deciso. Poi anche da dietro l’angolo del palazzo ne sono usciti altri; saranno stati una ventina. Le ragazze che erano con noi sono scappate indietro, mentre altri (pochi, fra cui io) davanti non abbiamo nemmeno fatto in tempo ad aprire bocca: sentivamo gridare fascisti, fascisti. Ricordo chiaramente il volto di una ragazzina mentre mi veniva incontro urlando. Lo ricordo per la foga, l’odio, la cattiveria con cui mi guardava. Nemmeno il tempo di capire e mi sono sentito dare pugni sulla testa, mi sono accasciato in avanti d’istinto. Sentivo ancora pugni sul cranio e sul dorso e urla, tante urla. Non so nemmeno come, ma sono riuscito a divincolarmi e indietreggiare, sono scappato indietro. Al che ho visto le ragazze che stavano riprendendo a correre via per via Manetti (lato est). Non capivo bene perché. Poi ho capito. Ho capito quando ho visto altri autonomi che entravano in via Kossut da via Manetti (lato ovest). “Vai via fascista!” urlavano, “vai via!”. Non avevo scampo, ho alzato le braccia e ho detto:”Ok, va bene, ce ne andiamo!”. “No! Tu non vai da nessuna parte!”, e si avvicinavano. Ho corso, per la stessa via dove ho visto fuggire le ragazze; ho corso come non avevo mai fatto prima. Sentivo i passi di altri che mi rincorrevano, ma non mi sono girato fino alla fine della via, dove c’era una laterale a sinistra: non c’erano più! “Ci hanno lasciati andare!?”. No non era così; abbiamo scoperto poco dopo che ci stavano raggiungendo dalla via parallela. Abbiamo corso ancora fino a raggiungere un altro condominio e ci siamo nascosti. Ci volevano ammazzare, non ci volevano allontanare!. Il problema era allora che eravamo rimasti solo in 5. E gli altri? Scattano le telefonate, tutti vivi. Per fortuna. Abbiamo atteso che arrivassero a prenderci i funzionari della digos e portarci in salvo. Solo allora ho realizzato: non avevo più gli occhiali, avevo un gran mal di testa e mal di schiena, il giubbino strappato. Un po’ alla volta ci siamo ritrovati tutti, alcuni sanguinanti, altri illesi. Solo al pronto soccorso ho realizzato che stava cominciando a farmi male la mandibola, ma non avrei mai pensato ad una frattura. Con me al pronto soccorso sono finiti anche altri tre ragazzi malmenati selvaggiamente. Uno di noi ha ancora il segno della fibbia di una cintura stampato sulla tempia a poca distanza dall'occhio. Sembra che sia un regalo di Tommaso Cacciari figlio dell'assessore di Venezia e nipote dell'ex- "sindaco" Massimo Cacciari.
La mia speranza è che tutte le forze politiche, dopo quello che è successo, prendano coscienza del problema. La speranza è che agguati di questo tipo non si verifichino più. Perchè di agguato si è trattato. Non oso pensare cosa sarebbe successo se uno di noi fosse caduto a terra. Non voglio pensarci. Finora le tante persone, di molti diversi partiti politici, che mi hanno telefonato e che ringrazio, hanno espresso belle parole, che apprezzo. Ora però dalle parole mi aspetto anche i fatti, perchè una cosa del genere non deve più accadere a nessuno, di nessuna parte politica.

I RINGRAZIAMENTI DEL PRESIDENTE

Ringrazio le tante persone che, personalmente o pubblicamente, in questi giorni hanno espresso solidarietà nei miei confronti, e condannato gli atti di violenza accaduti domenica scorsa. Per noi, quella di domenica, doveva essere una giornata di festa a cui avremmo voluto partecipare e manifestare la nostra presenza. Alla fine eravamo, seppur malconci, comunque presenti alla cerimonia, perché questi atti di violenza non ci hanno impedito e non ci impediranno di manifestare le nostre idee nel rispetto delle idee altrui.

 

Vorrei anche esprimere la mia solidarietà ai militanti e dirigenti di Rifondazione Comunista, minacciati e insultati e ad Alessio Bellin, anche lui picchiato da chi usa la violenza come normale strumento dell'agire politico. Politicamente siamo molto distanti, ma la violenza è da condannarsi sempre e comunque.

 

Infine, sia ben chiaro, condanno gli atti vandalici che hanno preceduto quella mattinata: sia le scritte ingiuriose contro chi ha voluto quella intitolazione, sia quelle che si vorrebbe ascrivere ai "fascisti", ma sulla cui reale genesi mi orienterei verso chi aveva interesse a creare un clima di tensione, e quindi non certo agli ambienti della destra parlamentare veneziana di cui faccio parte e che con le svastiche nulla ha a che fare.

 

Il Presidente Provinciale di Azione Giovani

Capogruppo di AN in Municipalità di Marghera

Andrea de Simone

 

LETTERA AL SINDACO (di Marco Vidal)

Caro Sindaco,

la sua città non è certo come la dipinge Lei, tollerante e liberale. Inoltre
Lei e gran parte della Sua giunta avete gravi responsabilità in merito alle
violenze dei Centri Sociali.
L'aggressione di Marghera non è un episodio isolato :  voglio ricordarle che
l'anno scorso in Piazza Ferretto sempre noi giovani di Azione Giovani siamo
stati assediati e bersagliati da sassi, uova e petardi dalla stessa gente che
domenica ci ha aggredito e voglio ricordarle ancora che poche settimane fa A.N.
aveva denunciato il boicottaggio di tutti i nostri manifesti per la separazione
Venezia / Mestre sempre ad opera dei "Disobbedienti".
Quindi come fa a dire che "a Venezia la politica non si fa più da tempo
attraverso i pestaggi e le intimidazioni"?  Domenica mattina eravamo un gruppo
di 15 ragazzi e ragazze disarmati, indifesi e soprattutto pacifici, non
andavamo per provocare nessuno, volevamo festeggiare l'intitolazione di una
piazza ai Martiri delle Foibe, argomento che c'è sempre stato nel cuore, e
siamo stati aggrediti da 40 picchiatori armati, intrisi d'odio e violenza.
Lei in questo caso non può, come spesso usa fare, nascondere la testa sotto la
sabbia ed ignorare la gravità della situazione, perché si è toccato il fondo
dell'intolleranza e della violenza e questo episodio La riguarda direttamente
in quanto sappiamo tutti la provenienza e le amicizie dell'Assessore Caccia e inoltre uno
dei picchiatori, chiaramente riconosciuto, era Tommaso Cacciari figlio di un
altro suo Assessore.  E poi lo sappiamo tutti che il Rivolta è direttamente o
indirettamente finanziato dal Comune di Venezia, oppure no?
Quindi se Lei ha ancora un minimo di dignità, abbia il coraggio di dissociarsi
e allontanare da Venezia le frange violente e intolleranti della città, da
Caccia ai Disobbedienti, oppure si dimetta perché Lei e la Sua giunta avete
troppe responsabilità verso questa escalation di violenza per presentarvi
ancora alla cittadinanza come garanti della sicurezza e della libertà
d'espressione pacifica della città.
Infine voglio ringraziare a nome di tutti i ragazzi d'Azione Giovani il
Presidente Galan che ha avuto il coraggio di dire quello che veramente la gente
democratica pensa delle violenze dei Centri Sociali.

 

 

IL DIRITTO DI MANIFESTARE

Questa lettera vuole essere più di una semplice denuncia o di una normale constatazione di un evento. Queste parole vogliono condannare un gravissimo ed intollerabile atto di violenza. Quanto è successo a Marghera, domenica 28/09/2003, è solo uno dei tanti, innumerevoli episodi di teppismo violento e gratuito messo in atto dagli appartenenti ai centri sociali. E’ ora di porre la parola FINE a questa scia di ingiustizie nei confronti di chi intende manifestare liberamente il proprio pensiero, senza mai danneggiare la libertà e la coscienza altrui.

Proprio di questo si tratta, prima delle botte, prima delle ferite, ciò che è stato maggiormente leso è stato il diritto di manifestare, principio cardine della nostra Costituzione, ma soprattutto di una sana democrazia.

Non  si può più sopportare l’indifferenza  verso questi problemi. Bisogna che chi è posto su di una poltrona con l’incarico di far luce e di punire tali atti, lo faccia e alla svelta perché chi ci rimette non è solo un gruppo sparuto di giovani, ma tutta la comunità costretta a convivere con una piaga di tal genere.

Inutile credo sia ribadire quanto male faccia sapere che possono tranquillamente scorazzare per le nostre strade, bande di teppisti armati, e ancor più male fa sapere che queste persone sono difese e finanziate dall’alto, a dispetto di quanti dicono che i centri sociali si autofinanziano.

Le barzellette le si raccontano agli stupidi e non ai cittadini di una comunità!

Basta con le prese in giro, basta con gli stupri della democrazia!

 

Tratto da: http://digilander.libero.it

 

Immagini dalla Tunisia: la carovana “Uniti per la libertà” di Tommaso Cacciari e Marta Canino

Le foto sono state scattate in Tunisia da Marta Canino e Tommaso Cacciari nel corso della carovana “Uniti per la Libertà” organizzata dall’Associazione “Ya Basta!” nell’aprile del 2011. L’associazione ha voluto rispondere all’appello lanciato dai volontari tunisini per raggiungere con due camion carichi di cibo, medicinali e strumentazioni chirurgiche il campo profughi di Ras Jadire sul confine libico, incontrare i protagonisti della rivolta ed i volontari che si sono auto organizzati per dare sostegno alle vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti.
Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Una guerra dai confini labili, già cominciata all’ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l’imprigionamento, l’uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che hanno sponsorizzato le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo.

Per maggiori dettagli sul viaggio si vedano i siti internet: www.globalproject.info e www.yabasta.it

 

Tratto da: http://www.unive.it/

 

" Se il comunista tiene famiglia dar lo sfratto è lecito"

27 gennaio 2011 alle ore 13.49

 

 La parabola del "buon" comunista: i "ricchi" fanno orrore ma mai toccare il loro cortilino, reagiscono come qualsiasi "becero" capitalista

Leggete il fatto accaduto tutto all'interno della famiglia di Cacciari ex-sindaco di Venezia, tutti rigorosamente di estrema-sinistra di origine controllata

 che ti fanno i paladini dei "bisognosi" alla mercè  dei "padroni di casa"?

danno lo sfratto ad una signora con lavoro precario e due figli a carico

Ma si sa, fai quel che dico ma non quello che faccio!

 

Ivana Pareschi

 

Toh, anche i Disobbedienti tengono famiglia. Specializzati negli espropri poletari da bravi comunisti sono disposti a difendere un unico genere di proprietà privata: la loro. Tommaso Cacciari, nipote del più celebre Massimo e leader del Centro sociale Rivolta, dopo aver lottato a lungo contro gli sfratti esecutivi è saltato dall'altra parte della barroicata per dare lo sfratto alla famiglia che occupa l'appartamento veneziano intestato al padre Paolo, fratello del Filosofo ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista. Questa volta niente striscioni e picchetti sotto casa contro polizia e quei cattivoni degli ufficiali giudiziari. Niente slogan contro i proprietari cinici e bari decisi a calpestare i diritti degli inquilini  vittime del capitalismo.

 

L'appartamento è in campo San Tomà, centro storico di Venezia, e gli abusivi da cacciare sono madre e due figlie che da anni sono in attesa di un alloggio popolare: Tommaso ha mandato avanti il papà che si è giustificato così: ho due figli che hanno bisogno di un riparo, non posso farne a meno, la signora e le sue bambine troveranno sicuramente un'altra sistemazione. In un suo libello intitolato Se io fossi Sindaco (Edizioni Venice is not sinking) l'irrequieto Tommaso aveva scritto: "Casa: tutti devono averne una dignitosa ad un costo dignitoso, anche i precari, i migranti o gli studenti (oggi ignorati dalle graduatorie) che devono aver la possibilità di scegliere se diventare cittadini veneziani anche dopo gli studi o il periodo di lavoro. Reddito "garantito" : se Venezia è la città più cara d'Italia, d'Europa, del mondo....come facciamo a viverci? I soldi li prenderei agli albergatori, ai tours operators e a tutti coloro che in questi decenni hanno usato l'immagine della nostra città prendendo a costo zero bellezze artistiche e ambientali e rivendendole ai prezzi più alti al mondo. Eè ora che restituiscano qualcosa"

Ma tra il dire e il fare....Così è la vita: da rivoluzionari a padroni di casa, da incendiari a pompieri. E' successo anche a Luca Casarini, che oggi è una delle tante partite Iva del nord-est, si occupa di design e marketing ed è iscritto al Club Impresa della Cgia di Mestre. Anche per il giovane Cacciari il tempo del cielodurismo proletario è passato. Con questi chiari di luna non ci si può occupare sempre e solo del prossimo. Nessun rinnovo del contratto d'affitto e l'inquilino rimane dov'è senza pagare: il leader dei no global veneziani deve avere alfine capito quanto può sentirsi preso per i fondelli.

In queste circostanze, chi in Italia ha la ventura di acquistare un'abitazione per cederla temporaneamente ad altri dietro pagamento di un canone mensile. Meglio tardi che mai. Non ci sono morosi e morosi, ma la categoria di quelli che occupano due o tre locali senza scucire un euro. Tra l'altro la signora Raffaella Mambelli ha sempre pagato puntualmente, 560 euro, ma con un lavoro saltuario e due adolescenti da mantenere e non può permettersi un affitto più alto.

Tommy, portiere di notte in un albergo a due passi da Piazzale Roma e definito dallo zio Filosofo "quello stronzo che dovrebbero arrestare" , non ne vuole sapere. Pazienza, ma solo fino al 21 febbraio quando lo sfratto diventerà esecutivo.

di Luigi Bacialli

 

TOMMASO CACCIARI: DALLE AGGRESSIONI DI MARGHERA, ALL'AIUTO AI " RIBELLI LIBICI" ( A FIANCO DELLA NATO), AGLI SFRATTI
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