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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Sanzioni alla Russia: continuiamo a farci del male…

Pubblicato su 21 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Di: Filippo Bovo

Andarsi a leggere il sito dell’ambasciata russa in Italia per farsi un’idea di quanto gravi sarebbero per il nostro paese delle eventuali sanzioni contro la Russia. Com’è noto, l’Unione Europea è il terzo partner commerciale di Mosca, con un export pari a 230 miliardi di euro ed un import pari a 150. Un dato importante, al quale l’Italia offre un contributo essenziale, essendo il quinto partner commerciale della Russia, con un interscambio in graduale crescita malgrado i morsi della crisi. Se nel 2010 gli interscambi commerciali ammontavano a 37,3 miliardi di dollari, l’anno seguente esso era già salito a 45,9 miliardi, con le esportazioni russe a quota 32,6 miliardi e le importazioni a 13,4 miliardi.
Non solo, ma l’Italia è anche il secondo acquirente in Europa del gas russo dopo la Germania, fornito sulla base di contratti a lungo termine attraverso i ben noti gasdotti. Non a caso nell’export russo verso l’Italia l’energia primeggia ancora con una quota percentuale pari all’85%. Seguono quindi, con il 10,9%, i metalli ferrosi, mentre le importazioni russe dall’Italia riguardano prevalentemente prodotti finiti come i macchinari, gli impianti, i mezzi di trasporto (per il 42,5%), i prodotti dell’industria chimica (19,6%), i prodotti alimentari e le materie prime per l’industria agricola (8,5%), per finire coi tessuti e le calzature (8%).
Il ruolo primario rivestito dall’energia nei rapporti tra i due paesi ha condotto Roma e Mosca ad intraprendere il progetto comune del South Stream, che coinvolge Eni e Gazprom ed il cui primo tratto dovrebbe entrare in funzione nel 2015. Vi è poi un accordo tra Eni e Rosneft circa lo sfruttamento congiunto dei giacimenti Fedynskij e Centralno-Barentsevskij nel Mare di Barents e del giacimento Zapadmo-Chernomorskij nel Mar Nero. Tale intesa prevede l’estensione della nuova joint-venture ad ulteriori e futuri progetti riguardanti lo sfruttamento dei giacimenti nel Mar Artico.
La cooperazione in campo energetico coinvolge anche l’Enel, nella ricerca del miglioramento dell’efficienza energetica e delle fonti d’energia rinnovabile, così come nella gestione delle centrali termoelettriche di Konakovo, Nevinnomyssk, Sredneuralsk e Reftinskoe.
Anche il Gruppo FIAT, nel frattempo divenuto FCA, opera in Russia attraverso la divisione Case New Hollande, che ha avviato una joint-venture con Kamaz per la costruzione di macchine combinate e per l’agricoltura nello stabilimento di Naberezhnye Chelny. Un’altra partnership è stata siglata con ZIL per la costruzione di mezzi industriali e berline di rappresentanza, da assommarsi a quella col Gruppo Sollers (proprietario del marchio UAZ) per la realizzazione di berline, furgoni e fuoristrada in un moderno impianto costruito ad hoc a Vladivostok, capace di sfornare mezzo milione di pezzi l’anno e di fare della Sollers il secondo costruttore russo per importanza dopo Lada VAZ. Vi è poi anche un impianto di medie dimensioni direttamente di proprietà FIAT a Naberezhnye Chelny per la costruzione di automobili di piccole dimensioni e una joint-venture tra Iveco e Oboron Service per il montaggio del famoso “Lince”.
La modernizzazione dell’industria russa, a cui è chiamata a partecipare quella italiana, è testimoniata anche dall’accordo di largo respiro tra la Norislskij Nickel ed il Gruppo Techint per il rinnovo delle capacità produttive del grande combinat di Norislk, con positive ricadute anche dal punto di vista ambientale.
Vi sono poi progetti concernenti il settore aerospaziale, aeronautico ed elicotteristico, nonché l’ammodernamento di quello ferroviario, le telecomunicazioni, i servizi postali ed altri setttori minori. Nel 2012 è stata avviata la produzione nello stabilimento della joint-venture della “Elicotteri della Russia” e del Gruppo Agusta – Westland, divisione di Finmeccanica, e al termine dello stesso anno negli impianti di Tomilino presso Mosca è stato assemblato il primo elicottero AW-139. Tale stabilimento, con una capacità produttiva di 15 esemplari all’anno, potrà soddisfare il fabbisogno della Russia e del resto della CSI per quanto concerne questo settore di mercato e in ogni caso rappresenta solo il primo passo di una più ampia collaborazione fra i due paesi nell’ambito dell’elicotteristica. Sempre riguardante Finmeccanica è un altro accordo, stavolta tra Alenia e Sukhoi, per la realizzazione del Superjet 100.
La cooperazione italo – russa investe anche il settore finanziario, bancario e degli investimenti, dove spicca un accordo tra la VTB e la Cassa Depositi e Prestiti, per 276 milioni di euro, ed uno tra Gazprombank e Banca Intesa San Paolo per la costituzione di un fondo comune d’investimenti diretti a supportare l’attività del business italiano e russo sia in Russia che nei paesi dell’Unione Europea.
Ma i rapporti fra Italia e Russia riguardano anche l’agroalimentare, per esempio col Gruppo Cremonini che nella regione di Orenburg ha dato vita ad un secondo stabilimento per la lavorazione delle carni, con investimenti pari a 100 milioni di dollari e l’obiettivo di utilizzare materia prima locale, fornita sia da aziende agricole che da singoli allevatori.
Si potrebbe continuare elencando per esempio la costruzione da parte della Pirelli di un nuovo stabilimento a Togliattigrad per la realizzazione di 4,2 milioni di pneumatici all’anno in collaborazione con la russa Russian Technologies (un investimento del valore di 300 milioni di euro). Anche la Buzzi Unicem ha fin dal 2009 siglato un accordo col governo russo per costruire ad Orenburg un impianto produttivo capace di sfornare 2,3 milioni di tonnellate di cemento, con un investimento stimato in 450 milioni di euro. O, ancora, Danieli, il Gruppo Marcegaglia, Ferrero, Indesit, Coeclerici, Marazzi e Barbaro.
In totale in Russia sono presenti 500 imprese italiane, tra piccole, medie e grandi. Su ciò ha certamente pesato positivamente l’ingresso, nel 2012, della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma soprattutto hanno giocato un ruolo importante le buone relazioni volute dai governi Berlusconi, tra il 2001 ed il 2006 e il 2008 ed il 2011. Gran parte di questi investimenti verrebbero messi a repentaglio da eventuali sanzioni, che oltretutto comporterebbero l’ovvio ritiro dei capitali russi dall’UE e quindi anche dall’Italia. A tal proposito è bene sottolineare come l’Italia abbia accolto negli anni numerosi ed importanti investimenti russi nell’ambito della siderurgia (Severstall, RusAl, Evraz, Novoliptesk), dell’energia (Lukoil), delle telecomunicazioni (VimpelCom) e così via.
Indubbiamente le sanzioni metterebbero quindi fortemente in difficoltà l’industria italiana e le nostre PMI, che si ritroverebbero dall’oggi al domani prive di un grande mercato che fino ad oggi aveva rappresentato un enorme valvola di sfogo, tra l’altro dall’altissimo potenziale commerciale anche per quanto concerne le prospettive future. Anche il prezzo dell’energia potrebbe subire un forte rialzo: la decisione di limitare le importazioni di gas russo costringerebbe i paesi europei ad approvigionarsi altrove, con costi maggiori. Senza poi contare che il popolo italiano, già oltremodo colpiti dalla crisi, si ritroverebbe pure a dover pagare, insieme agli altri cittadini europei, i miliardi di bolletta energetica dell’Ucraina come da volontà dell’UE. Insomma, uno scenario semplicemente catastrofico.

 

Tratto da: http://www.statopotenza.eu

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