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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La pagliacciata dei fondi europei

Pubblicato su 10 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Questa mattina Repubblica-Napoli ha la notizia, anche se non la capisce e la tratta come semplice gossip politico. C’è 1 miliardo di euro dei Fondi europei spartito in 400 fette (1mld:400= 2.5mil a fetta) che De Luca e i comuni del salernitano cercano di scipparsi a vicenda. Basterebbe questa oscenità di giornata a spiegare cosa sono i Fondi strutturali europei: grottesca dispersione a pioggia delle risorse, pura spesa clientelare, finanziamento del consenso politico.

Erano stati concepiti ”per promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo”.

Sono diventati delle targhe bronzee apposte in bella evidenza all’ingresso di giardinetti, ville comunali, piazze: arredi urbani progettati da famigerati uffici tecnici zeppi di similarchitetti laureati in un qualche similCepu.

Oppure sono il restauro dei beni culturali: regge ville monumenti siti archeologici. Fabbriche di San Pietro, dove l’aureo principio keynesiano (scavare buche per riempirle nuovamente) trova una sua moderna applicazione: si restaura senza conoscere la destinazione d’uso dei beni o il loro destino produttivo a regime. Finito il restauro, torna il degrado.

O sono loghi che campeggiano sui 6×3 che le regioni italiane, o subregioni, o spicchi di territorio, portano in giro per il mondo: “Vieni nel Metapontino”, c’era scritto su un poster qualche anno fa nell’aeroporto di Dubai.

O consulenze che i sindaci concedono per le più bizzarre ragioni a sociologi comunicatori esperti della qualunque, e che alleviano la disoccupazione più di ogni CIG.

O gettoni distribuiti nei Consigli di Amministrazione delle partecipate comunali provinciali regionali per docenti universitari ragionieri commercialisti avvocati.

Sono i concerti di De Gregori Mannoia Arisa D’Alessio Barbarossa Britti che risvegliano dal torpore torride serate estive nei più sperduti paesini del Mezzogiorno interno.

O le migliaia di sagre che si svolgono per esaltare ravanelli carciofi funghi mele annurche fragole fagioli “rigorosamente” doc km zero slow food no ogm.

E, se di questa colossale torta avanza qualcosa, i Fondi sono il pagamento surrettizio, totalmente illegale, di stipendi e servizi nelle regioni e comuni, unica possibilità per coprire i buchi neri della sanità, dei trasporti locali o per far fronte alle pressioni di avventizi precari stagionali ex-forestali ex-detenuti riuniti in cooperativa.

Parole? Basta un po’ di pazienza. Andate a spulciarvi i BUR (Bollettini Ufficiali Regionali) nel Mezzogiorno, e troverete molto di più. E tra un po’ potrete spulciare anche i BUR del Nord. Perché, grazie ad una geniale intuizione di Trigilia, ultimo ministro alla coesione (sic!) territoriale, nel ciclo 2014-2020 i Fondi finanzieranno anche il Nord, non solo il Mezzogiorno. Invece di lavorare per l’uscita dall’Obiettivo 1 delle regioni del Sud, i governanti italiani ci fanno entrare anche le regioni del Nord. A pietire assistenza in Europa ci andiamo tutti appassionatamente, borbonici e leghisti. Italioti.

I Fondi programmati per lo sviluppo, ha ribadito qualche ufficetto di Bruxelles. Fragorosa, colossale risata. Prima dei Fondi strutturali, grazie alla famigerata Cassa del Mezzogiorno (fatto 100% il Nord), il Sud era passato dal 50% al 70% del Pil. Grazie ai Fondi strutturali, negli ultimi venti anni, è tornato al 50%. Un 20% che (aggiunti gli interessi) si è mangiato la politica meridionale.

Non possono cambiare destinazione i Fondi? Non possono essere utilizzati per ridurre drasticamente il cuneo fiscale – come ha proposto Roberto Perotti qualche giorno fa – peraltro risparmiando i soldi del cofinanziamento nazionale che dà il diritto ad usarli? E chi lo ha detto? Scalfari? E chi se ne frega.

Anzi, piccola ragione in più per andare a Bruxelles con la collezione dei BUR degli ultimi venti anni e parlarne con serietà e serenità con i partner europei. La ridefinizione degli obiettivi dei Fondi Strutturali europei sarebbe una vera, grande opera di bonifica economica, politica e morale. Contro qualche burocrate di Bruxelles, contro i famelici politici meridionali e gli ottusi opinionisti nazionali. Fallo, Matteuccio: la Merkel capirà.

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La pagliacciata dei fondi europei
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