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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'invisibile barriera che divide Kiev dall'Europa

Pubblicato su 12 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Se davvero il popolo ucraino vuole di meglio per il suo futuro non deve oltrepassarla

di Chris Richmond-Nzi

In autostrada, il pilota automatico è inserito. Non si intravvedono né piazzole di sosta o segnali di inversione di marcia, anzi. Il limite di velocità è stato abbondantemente raggiunto, ma il pedale sull'acceleratore non viene interrotto. Gli Stati hanno presentato i loro progetti di bilancio e la Commissione ha già espresso i suoi pareri, bacchettando paesi come l’Italia che non hanno completato i compiti a casa ed ogni volta che il ministro Saccomanni apre bocca, viene tempestivamente smentito dal suo superiore Rehn. 

 
Il 13 dicembre l’Irlanda ha abbandonato il programma d’assistenza finanziaria e tra meno di un mese, sarà il turno della Spagna. Ma essere troppo ottimisti potrebbe essere contro produttivo, dato che entrambi saranno costretti ad un’altra assistenza finanziaria, seppur in forma preventiva. L’ormai dimenticata Cipro, inoltre, osserva con impotenza lo tsunami finanziario che si abbatte sui suoi cittadini, mentre la Grecia inizia ad abituarsi alle visite cronologiche della Troika. Ma il circolo vizioso non termina qui. La neo giunta Repubblica di Croaziaè stata presa di mira e la Commissione ha già raccomandato entro e non oltre il 30 aprile 2014 l’apertura di una procedura per deficit e debito eccessivo. Zagabria avrà tempo fino al 2016 per rientrare nei parametri imposti dal Patto di stabilità, un anno in più rispetto alle normali tempistiche concesse. L’entusiasmo della Repubblica di portare a termine le riforme è legato a quella di venir presto ammessa al club dell’Eurozona. Speranza che diventa un rammarico, quando si pensa alla Repubblica di Lettonia. Nonostante la sua valuta sia molto più forte dell’euro, a gennaio sacrificherà la sua sovranità monetaria per diventare il 18° paese membro dell’ambita zona euro, ricordandoci quanto la moneta unica divida, più che unire. 

 
È ormai appurato che all’interno dell’Unione europea aumentano gli euroscettici e mentre più di un membro si contorce per cercare l’euro-uscita, oltre i confini comunitari vi è più di un paese (Albania, Bosnia e Kosovo) che fa tutto il necessario per ottenere il famigerato status di candidato all’Unione europea. Macedonia, Turchia, Islanda, Montenegro e Serbia invece, essendo già candidati ammessi, scalpitano, aspettando con impazienza che le porte dell’Unione europea vengano loro spalancate. 

 
Non è dato sapere come saranno i confini dell’Unione europea di domani, ma osservando l’Eurasia di oggi, appare scontato che finché Georgia ed Ucraina saranno sotto l’influenza del Cremlino, Bruxelles non potrà dormire sogni tranquilli. Ed ecco allora che i tumulti germogliati nelle ultime settimane a Kiev dimostrano in parte di avere una radice. Con il processo di espansione in corso, l’Ue promuove e determina un’integrazione non naturale, che si può quasi definire una forzatura. Mentre Štefan Füle, il Commissario per l’allargamento dichiarava che le «minacce russe legate alla firma di accordi tra Ucraina ed Unione europea sono inaccettabili», il nostro Alto Rappresentante Catherine Ashton affermava che quel popolo «merita di meglio. Bisogna pensare al futuro del paese, pensare in prospettiva e guidare l’economia dell’Ucraina a lungo termine». Nei colloqui avuti con il Presidente ucraino, Ashton ha trattato di «gasdotti e le riserve energetiche che possono» e che devono «essere sfruttati»; oltre al cosiddetto DCFTA, l’accordo di libero scambio con l’Unione europea, il primo passo che Kiev deve fare per ottenere lo status di potenziale candidato. Ma l’incertezza in Ucraina non è circoscritta alla politica, incombe una profonda «crisi finanziaria» e l’Unione europea è intenzionata ad aiutare il paese a «ripristinare rapidamente la fiducia dei cittadini e quella degli investitori e dei creditori internazionali». Chiede a Kiev di «affrontare i suoi bisogni finanziari in modo trasparente, attraverso una stretta collaborazione con istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e non con altri accordi sottobanco», ovvero con la Russia, «che non creerebbe né fiducia, né la crescita necessaria». A questo proposito, Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale ha detto chiaramente che «il FMI sarebbe pronto a riprendere i negoziati con l’Ucraina se il paese decidesse di andare nella giusta decisione» e Bruxelles intende «facilitare, sostenere e creare le condizioni necessarie al raggiungimento di un accordo con il Fondo». Il rapido «deterioramento della situazione politica ed economica» porta l’Unione europea a premere affinché il governo ucraino «chiarisca al più presto le sue intenzioni». Se Kiev dovesse approvare l’accordo, l’Ue si impegnerebbe a sostenere la “modernizzazione” del paese mediante l’assistenza macrofinanziaria del Fondo Monetario e ad accelerare il «programma dell’Unione europea» necessari. I 610 milioni di euro sbandierati dall’Ue sono ben lontani dai 20 miliardi di dollari richiesti fino al 2017 dall’Ucraina – che Putin ha promesso al presidente ucraino nella visita di martedì - ed i 610 milioni di euro proposti rimangono distanti anni luce dai 160 miliardi di dollari voluti da Kiev per portare a termine la lunga e faticosa scalata verso la meta: lo status di potenziale candidato alla prestigiosa e controversa Unione europea.

 
Ma da buon commissario, Štefan Füle è ambizioso, ed è con enorme determinazione che rappresenta l’entusiasmo e la lungimiranza del processo di allargamento. Ha dichiarato con rara sincerità che nonostante le difficoltà, l’Unione europea è «fortemente determinata a firmare entro il 2014 l’accordo di libero scambio (DCFTA) sia con la Georgia che con la Repubblica di Moldova, che intende continuare i negoziati con L’Azerbaigian e che data la situazione, l’Ue deve seriamente riflettere su come procedere con l’Armenia». Non è un caso se McCain è andato a Kiev per apportare il suo supporto morale ai manifestanti pro-Europa. 

 
L'Eurasia è obiettivamente divisa in due, come separata da un’invisibile barriera. Ad est un popolo oppresso è in piazza perché si è convinto che l’Unione sia il luogo dove ottenere libertà, Stato di diritto, democrazia, ed una prosperità economica duratura. A quanto pare però, non è loro consentito di sbirciare oltre la barriera, magari perché constaterebbero la selvaggia protesta dei cittadini dell’Unione, che sono decisi a riappropriarsi della sovranità persa, di una democrazia che non sia soltanto rappresentativa, dei loro diritti e di quei posti di lavoro che ormai non hanno più. Lottano per un’unione che sia meno aggressiva e mentre ad ovest l’allergia verso il Fondo Monetario, l’ESM e l’austerità diventa sempre più contagiosa, ad est si loda sia il FMI che l’ESM, pensando che un’assistenza finanziaria multilaterale sia la soluzione ai problemi. Quel popolo che «merita di meglio», non ha colpa del ridotto e manipolato panorama. Se potessero percepire gli umori del popolo greco, cipriota, spagnolo, italiano e portoghese, capirebbero che oltre la barriera succedono cose che nemmeno il comunismo più cinico avrebbe mai permesso, ma cose che grazie alla democrazia rappresentativa  stanno diventando consuetudine. I neonati nascono debitori, i giovani laureati sono senza alcuna futura prospettiva, i pensionati sono senza pensione ed esistono i disperati che per ottenere un minimo di sussidio, si iniettano l’HIV. Il popolo dell’Unione europea a quanto pare non ha il diritto d’avere meglio di questo e se davvero quello ucraino «merita di meglio», dovrebbe sperare che quella barriera rimanga integra.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
L'invisibile barriera che divide Kiev dall'Europa
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