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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Italia: quelli che confondono la Nazione con lo Stato

Pubblicato su 9 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

E sono molti. Sono ad esempio i cosiddetti ‘nazionalisti’ alla Napolitano, che vendono alle folle non plaudenti l’idea che è lo Stato, la fonte dell’italianità. E quindi, visto che è lo Stato, è italiano chiunque si trovi o nasca entro i suoi confini.

Si parla ad esempio di ‘nascita’ dell’Italia nel 1860. Come fosse un qualsiasi stato nordamericano. Ma l’Italia come nazione pre-data e prescinde lo Stato. Lo Stato è una mera burocrazia, una forma – anzi, direi una deformazione – della sostanza.

La storia dell’Italia intesa come entità culturale è millenaria. Di Italia parla Augusto, di Italia parlarono poi nei secoli bui dopo la caduta dell’Impero. Di Italia parla Dante. Parla Leopardi. E’ lì, la nostra identità, non in una bandiera o in una costituzione: non siamo americani qualsiasi. Le nostre radici sono profonde.

Alcuni personaggi che non si possono definire altro che ignoranti, parlano della Bosnia. Ma l’Italia è il paese dei campanili, non degli odii etnici, per il semplice fatto che le differenze sono sfumature d’uno stesso colore, non crepe etniche sanguinanti. Studiate la Storia, leggete libri. Non scrivete cazzate.

Il nostro nemico è lo Stato. Intesa come entità burocratica che strangola la Nazione. Roma è il male, ma non perché è Roma, ma perché è il fulcro bavoso della burocrazia. Perché è il centro che ospita i farabutti di regime. Ma gli stessi farabutti, come in una matrioska, sono nei capoluoghi di regione e di provincia. Sono nei comuni. E’ la classe dirigente che forma lo Stato che è marcia e deve essere spazzata via.

E’ il cancro che dobbiamo uccidere. Non il corpo che ne è vittima. La nostra rivoluzione deve ridurre lo Stato al minimo. Perché è nella crescita di quest’ultimo, in questo Leviatano assetato, che riposano tutti i nostri problemi. Spezzettare lo Stato in tanti piccoli ‘Staterelli’, non farebbe che riproporre il problema diffondendolo.

Abbiamo visto che scempio politico e burocratico sono le Regioni. Ora, qualcuno, parla di ‘macroregioni’: con dei macro-fiorito, dei macro-marrazzo e dei macro-ladri?
La soluzione è si, la devoluzione, ma la devoluzione dallo Stato ai cittadini; non, dallo Stato a dei micro-stati che dello stato centrale hanno tutti i vizi e quasi nessuna delle virtù. Che differenza c’è, tra avere un Napolitano a Roma, e averne tanti in tante regioni?

E allora potere al popolo. Ma sul serio. E’ il sistema ‘comunitario’. Dove non decide il Sindaco o il Governatore dove mettere gli zingari e i clandestini. Non è lo Stato o il Governatore che decidono se nella mia valle deve passare la Tav a sventrare la mia terra. Questa, è la devoluzione.

Ma culturalmente, l’Italia è una. Ma non perché è scritto nella costituzione, della quale non ci importa nulla, essendo scritta da uomini. Lo è per Cultura. Potrete anche smembrarla, offendendo Storia, Cultura e intelligenza, come è avvenuto per secoli, ma ha radici talmente profonde, che rimarrà nazione anche senza uno stato. Lo è oggi, non ostante uno stato osceno.

C’è un bellissimo passo della Bibbia nel quale Mosè chiede a Javeh chi sia. ‘Io sono quello che sono’, risponde.
L’Italia è quello che è.

Tratto da:http://identità.com

Italia: quelli che confondono la Nazione con lo Stato
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