Overblog
Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL FILO ROSSO DEI CONTI DELLO IOR

Pubblicato su 12 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Tra la morte del banchiere Roberto Calvi, più di 30 anni fa, e l’arresto di monsignor Nunzio Scarano a gennaio di quest'anno c'è un legame che corre lungo i depositi della banca vaticana. Perché vecchi e nuovi scandali si intrecciano. Lo ha detto a Cadoinpiedi.it Maria Antonietta Calabrò, giornalista del Corriere della Sera e autrice di Le mani della mafia (Chiarelettere, 2014), che è una riedizione aggiornata dell’opera scritta nel 1991. Allora il libro portò alla riapertura delle indagini sulla morte del banchiere.

Il G8 dei cardinali è ancora al lavoro sulla migliore strategia per rimettere a posto lo Ior. Ma la strada che papa Bergoglio deve percorrere è ancora lunga. Perché sulle spalle delle finanze vaticane pesano trent'anni di storia che hanno visto la morte del banchiere Roberto Calvi, il crac del Banco Ambrosiano, i contatti dello Ior con la mafia. 
Tra quel passato e oggi ci sono ancora legami strettissimi: "C'è un filo rosso tra i vecchi conti dello Ior e i nuovi scandali, fino all'arresto di monsignor Nunzio Scarano lo scorso gennaio", ha detto aCadoinpiedi.it Maria Antonietta Calabrò, giornalista del Corriere della Sera e autrice di Le mani della mafia (Chiarelettere, 2014). Un libro che è una riedizione aggiornata dell'opera scritta nel 1991 e che allora portò alla riapertura delle indagini, da parte della Procura di Roma, sulla morte del banchiere Calvi. 

DOMANDA: Perché aggiornare il libro dopo più di venti anni?
RISPOSTA: Ho seguito da vicino il caso Ior e altre vicende di cronaca, e mi sono resa conto della necessità di aggiornare il libro - che era diventato introvabile - mantenendo la memoria storica e aggiungendo le novità. Questo perché l'attualità aveva legami con la vecchia storia che ha garantito la stabilità del sistema italiano e vaticano per vent'anni. 

D: E cosa ha trovato?
R: Ho trovato un legame diretto tra i vecchi conti dello Ior e i nuovi scandali fino all'arresto di Scarano.

D: Qual è il legame?
R: Sono i conti misti, a gestione confusa, dello Ior presso sei banche italiane, attraverso cui sono passati negli anni centinaia di milioni di euro. In sostanza lo Ior formalmente operava in quanto banca, ma in realtà operava per i propri clienti: un comportamento in chiaro contrasto con le nuove leggi antiriciclaggio, approvate dopo l'attentato delle Torri Gemelle, e che in Italia sono state recepite nel 2007.

D: Che conseguenze ha avuto la violazione delle norme antiriciclaggio?
R: C'è stato il blocco dei 23 milioni di euro posseduti dallo Ior sul conto corrente dell'Unicredito nella filiale di via della Conciliazione. Un fascicolo che ha portato all'accusa di riciclaggio per l'allora Presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani. Poi c'è stato il blocco dei bancomat ai musei vaticani di una filiale italiana della Deutsche Bank, sottoposta al controllo di Bankitalia. È il motivo per cui nel 2013 tutta l'operatività dello Ior con l'Italia è stata bloccata.

D: E ora?
R: Il blocco in entrambe le direzioni c'è ancora. La cosa interessante è che il problema non esiste con gli altri paesi, perché con loro lo Ior ha sempre seguito le normali procedure. Il problema riguarda solo il nostro paese.

D: Perché in Italia le cose sono andate così?
R: È un'anomalia che è durata trent'anni perché lo Ior, all'epoca del fallimento del Banco Ambrosiano, ha pagato 100 milioni di dollari per i debiti relativi ai clienti italiani. Così questi conti sono potuti sopravvivere nella normale operatività bancaria fino a oggi. Per gli altri paesi invece le cose sono state diverse, è stato aperto un contenzioso internazionale che nel 1984 ha portato a una transazione, stipulata a Ginevra, per cui sono stati pagati 250 milioni di dollari. Nel caso italiano lo Ior ha potuto utilizzare questi conti per altri trent'anni.

D: Papa Francesco ha inserito la questione dello Ior e delle finanze vaticane tra le sue priorità. Cosa ne pensa?
R: Sì, la commissione referente per il papa ha già consegnato la propria relazione relativa alla struttura finanziaria generale del Vaticano. Sullo Ior stanno ancora lavorando: il suo destino si saprà tra fine aprile e inizio luglio, quando sono già stati programmati i prossimi incontri del g8 dei cardinali.

D: Sembra che, in fondo, rispetto a determinate situazioni non vi sia discontinuità, che i soggetti di potere siano sempre gli stessi.
R: Per quanto riguarda la Chiesa i soggetti di potere sono cambiati per forza di cose, perché il Vaticano è stato sottoposto a uno choc mai visto con le dimissioni di papa Ratizinger. Dimissioni sicuramente libere, ma che hanno preso atto di una situazione molto delicata che riguardava tante cose, tra cui proprio la gestione finanziaria dello Ior.

D: Nel suo libro ci sono anche documenti inediti.
R: Ho recuperato dei dispacci di Wikileaks in cui si diceva, per esempio, che il numero uno di Finmeccanica Giuseppe Orsi - arrestato il giorno dopo le dimissioni di Ratzinger - lavorava con "El banquero di Dio", un personaggio di cui non si fa il nome. Si parla di sistemi double use trattati da Finmeccanica con il regime di Assad, in Siria. Ci sono molte situazioni complesse, anche relativi ai legami con la mafia.

D: Di che tipo?
R: Non solo cosa nostra italiana, ma anche grandi personaggi come Vito Roberto Palazzolo, estradato in Italia a dicembre e considerato il finanziere di Riina e Provenzano. Palazzolo aveva contatti con la Finmeccanica di Orsi e l'Augusta Westland, società produttrice di elicotteri. Quegli elicotteri che abbiamo venduto anche agli indiani, e forse questo è uno degli elementi che complicano la vicenda dei marò.

D: E in Italia?
R: Anche in Italia a un certo punto è dovuto cambiare l'assetto. Non sappiamo a cosa ci porterà Renzi, ma sicuramente dà uno scossone generale. Sarebbe ora, sono passati trent'anni, è il momento di voltare pagina.

D: All'epoca della prima edizione, il libro portò alla riapertura del caso Calvi e lei ricevette anche numerose minacce. Quanto è stato difficile?
R: Il mio è un lavoro di giornalismo investigativo, fatto su fonti aperte, e messe insieme con molta pazienza. E credo che questo tipo di lavoro di investigazione, di ricerca dei collegamenti, sia una necessità del giornalismo in Italia, soprattutto in un momento di crisi come quello che sta vivendo. Del resto all'estero stanno nascendo numerose esperienze editoriali di questo tipo. In apertura del libro ho messo una frase di Horacio Verbitsky che dice: "Giornalismo è rivelare ciò che non si vorrebbe fosse conosciuto, tutto il resto è propaganda". Attenzione, propaganda è un termine antiquato per parlare di pubbliche relazioni: anche lo Ior se n'è dotato per modificare la sua pessima immagine internazionale. Ma non è certo informazione. 
Tratto da:http://www.cadoinpiedi.it
IL FILO ROSSO DEI CONTI DELLO IOR
Commenta il post