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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Globalizzazione: l’imprenditore che finanzia Renzi e assume solo romeni

Pubblicato su 18 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Prenderà il nome dello storico Teatro Smeraldo che sorgeva nello stesso stabile di piazza XXV Aprile e l’inaugurazione è fissata (non a caso) il 18 marzo, inizio delle Cinque Giornate di Milano e del Risorgimento. «Non saremo noi a far risorgere l’Italia ma è un piccolo passo», ripete da giorni Farinetti, dispensa in tv e sui giornali l’elogio del made in Italy e le ricette per il rilancio del Belpaese. I sindacati leggono, ascoltano. E «fumano».

«Viene il nervoso a sentirlo professare l’eccellenza italiana e la cura del dettaglio…» protesta senza mezzi termini Fabio Del Carro, segretario generale della Filca Cisl di Milano. Ha seguito dall’inizio la trasformazione dell’ex teatro in polo del gusto. E puntualizza che a occuparsi della ristrutturazione non è stata un’impresa edile locale (benché il patron di Eataly professi un’«adorazione per i lombardi» e abbia persino fatto pace con il governatore leghista Roberto Maroni) ma la Cobetra Power di Suceatra, in Romania. Capitale sociale dichiarato: 500 ron, che equivalgono a circa 110,2 euro. Anche Farinetti ha raccolto l’occasione, sempre più diffusa tra le grandi aziende italiane, dei «distacchi». Si fa ricorso con i subappalti a imprese bulgare, romene, polacche che hanno filiali sul territorio. Per la legge, i contributi non vengono versati in Italia ma nel Paese d’origine.

Dei 25 lavoratori edili che fanno capo a Cobetra e si sono occupati di demolire e ricostruire l’interno dell’ex teatro, come si legge sui contratti trasmessi alla Cassa edile, 23 sono «operai non specializzati in costruzioni», uno solo è esperto in restauri. C’è poi un addetto che nel 2012 ha firmato la «promozione» da amministratore della società a «operaio non specializzato». La legge europea recepita anche in Italia stabilisce che i lavoratori romeni in distacco debbano avere una busta paga non inferiore ai minimi contrattuali italiani. Ma è quello che la Cisl definisce un «grande buco nero». Perché «dietro al sistema dei distacchi si nascondono forme di sfruttamento, ed è quasi impossibile che gli operai stranieri facciano denuncia, c’è un’omertà assoluta». I contratti che hanno firmato i 25 operai con Cobetra mediamente si aggirano tra i 500 e gli 800 ron di stipendio base lordo (dunque tra i 110 e i 176 euro) per 40 ore settimanali di lavoro. Tradotto: tra i 2,75 e i 4,4 euro all’ora. Sul Libro unico del lavoro però, quella che possiamo equiparare a una normale busta paga, nella parte bassa dedicata ai contributi la cifra schizza a 2.100 euro. «Che non sarebbero male per un manovale non specializzato – rimarca il segretario Cisl – Anzi, se fossero davvero corrisposti verrebbe da chiedersi come mai non vengono assunti operai italiani, visto che sarebbero più economici dei romeni. Ma è proprio la parte ?extra? che sfugge ai controlli italiani. Abbiamo il forte dubbio che al manovale straniero rimanga in tasca quanto ha firmato sul contratto».

Il modello di lavoro «Eataly» d’altra parte alimenta i sospetti. Di recente diversi precari che lavorano negli store del gusto già sparsi tra Torino, Roma, Firenze o Napoli hanno denunciato stipendi da fame, 800 euro al mese per quaranta ore settimanali, domeniche comprese.

La maggior parte dei dipendenti che da martedì prossimo serviranno i clienti in panetteria, macelleria, salumeria, formaggeria, pescheria, all’ortofrutta, nel bistrot e nella serie di ristoranti sparsi tra i tre piani di «Eataly Smeraldo» ha un contratto a tempo determinato.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/made-italy-farinetti-operai-romeni-tre-euro-lora-1001998.html

Ora, con Renzi, potrà tenerli ‘precari a vita’. E’ un articolo interessante, perché mette in evidenza l’ipocrisia del Pd e dei sindacati. I sindacati, che in teoria dovrebbero proteggere i lavoratori, sono stati tra i più fanatici sostenitori dell’allargamento a ‘est’ della Ue e dell’ingresso della Romania in Europa. Chiunque avesse una testa pensante denunciava – insieme all’invasione di zingari, che va a pesare su chi vive nelle periferie – un’ondata di delocalizzazioni e di appalti e micro-appalti a società romene. Perché quando togli le frontiere, fai in modo che i più deboli entrino in diretta concorrenza con i lavoratori a basso costo: è inevitabile.

Con Schengen e i vari trattati Ue, solo l’amore verso la propria gente di un imprenditore si pone tra l’assunzione di un italiano rispetto ad un comunitario. Null’altro. E questo imprenditore patriota verrà poi spazzato via dalla concorrenza di imprenditori renziani senza scrupoli che pagano i propri dipendenti romeni – o appaltano ad aziende esterne – cifre irrisorie.

I sindacati sono il cancro di questo paese. Aprono uffici di collocamento in nordafrica, difendono a spada tratta l’indifendibile politica Ue della libera circolazione e poi, si lamentano se l’imprenditore amico di Renzi assume operai romeni a 200€: dovreste pensarci quando si parla di Unione Europea. Quando fai entrare un paese da terzo mondo come la Romania, è consequenziale che i romeni si prenderanno tutti i lavoro o costringeranno gli italiani che li fanno ad accettare stipendi da fame.

Ed è un circolo vizioso: perché questa concorrenza verso il basso non fa che andare ad intaccare la già debolissima domanda interna. Chi consuma, se non riceve uno stipendio adeguato? Nessuno. Non i romeni, che se ne vanno a spenderli in Romania, non gli italiani, che con gli stipendi ‘romeni’, devono pagarsi affitti e tasse italiane.

L’unica speranza è fuori dalla Ue. L’unica speranza è rimettere le frontiere, perché in Italia, il lavoro deve andare prima agli italiani. E chi delocalizza deve essere colpito con i dazi se vuole vendere in Italia; chi assume immigrati non deve potersi fregiare del marchio ‘made in italy’, perché un prodotto è ‘italiano’ perché fatto da italiani, non perché creato qualche metro dentro o fuori dal confine. E’ buon senso, per questo è considerato ‘razzista’, ogni cosa di buon senso è definita come tale dai media di distrazione di massa e dai politicanti con il portafoglio in Italia e il culo a Bruxelles.

Tratto da: http://identità.com

Globalizzazione: l’imprenditore che finanzia Renzi e assume solo romeni
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