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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CAMBIA L'OSTE, AUMENTA IL VINO

Pubblicato su 27 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Sui mercati finanziari stanno maturando le condizioni per il passaggio del testimone nella cabina di regia della tipografia monetaria mondiale.

 

Sui mercati finanziari stanno maturando le condizioni per il passaggio del testimone nella cabina di regia della tipografia monetaria mondiale.

Mentre in USA si sta pian piano confermando l’aspettativa della fine del tapering entro quest’autunno e della successiva svolta verso il rialzo dei tassi ufficiali entro la prima parte del prossimo anno, secondo le parole pronunciate la scorsa settimana da una poco accomodante Yellen, in Giappone ci si sta preparando invece a prendere nuove misure di espansione monetaria per compensare l’aumento dell’IVA dal 5% all’8%, che avverrà in aprile. Agli stimoli giapponesi potrebbero aggiungersi manovre espansive anche in Cina, alle prese con il rallentamento della crescita, focolai di fallimenti societari e crisi bancarie che potrebbero venire improvvisamente alla luce.

E, dulcis in fundo, la BCE sembra pronta a far seguire i fatti alle parole che Draghi pronuncia da mesi, dicendosi pronto a varare misure non convenzionali (leggasi Quantitative Easing in salsa europea) per rimediare alla continua diminuzione dell’inflazione, prima che la stessa si trasformi in deflazione.

Il fatto nuovo, che ha esaltato martedì e ieri i mercati azionari europei, ben più di quanto l’andamento di Wall Street giustificasse, è la folgorazione sulla via di Damasco da parte del presidente Bundesbank Weidmann, da sempre ostile a qualunque impostazione meno che rigidamente ortodossa nella politica monetaria, che martedì ha però rilasciato una intervista possibilista, definendo il QE come male minore rispetto alle prospettive di deflazione. Draghi ha perciò la strada spianata per quell’intervento annunciato da mesi come imminente e mai realizzato, probabilmente a causa dell’ostilità di Weidmann in seno al Direttorio BCE.

 

Se tutte queste aspettative si trasformeranno in realtà ci attende un’altra bordata di stampa di moneta in grado di compensare abbondantemente la riduzione del flusso mensile erogato dalla FED.

Tutto ciò avrà conseguenze di un certo peso nell’andamento dei mercati. Innanzitutto è probabile che l’euro si avvii verso una fase di debolezza, specialmente nei confronti del dollaro.

Poi dovrebbe crescere la forza relativa dei listini azionari europei ed asiatici rispetto agli indici USA, che in questi 5 anni hanno sovraperformato qualunque altro mercato azionario. Il pendolo della forza relativa potrebbe ora spostarsi verso gli altri mercati.

Sui listini obbligazionari potrebbe proseguire il recupero di interesse verso i bond dei paesi più deboli dell’eurozona (Italia e Spagna in primis), che dovrebbero essere quelli che beneficeranno di più della gentilezza monetaria di Draghi. A livello settoriale, dovrebbero essere i titoli dei settori ciclici (in particolare industriali e bancari) a sovraperformare, mentre l’oro, il classico bene rifugio alternativo alle monete, potrebbe riprendere a salire verso i massimi.

Questo dice la logica delle relazioni intermarket e fondamentali, che ieri si è ben riflessa nell’andamento dei mercati. Infatti di fronte al’incertezza dei listini USA (che hanno poi chiuso in significativo calo) quelli europei hanno mantenuto guadagni superiori al punto percentuale per il secondo giorno consecutivo, mentre anche in Asia la seduta odierna non sembra sia stata impaurita dalla debolezza americana.

C’è però un dubbio da sciogliere per i mercati europei, e non è di poco conto. Avere una miglior forza relativa non significa necessariamente salire. Potrebbe esprimersi anche in una discesa più contenuta rispetto a quella che si potrebbe avere in USA. Fino a quando in USA i mercati terranno i supporti, l’aspettativa positiva sulla BCE e la BOJ potranno esprimere rialzi sulle borse europee ed asiatiche. E’ tutto da vedere però il comportamento che avranno questi listini se gli indici USA dovessero flettere di più ed iniziare una correzione significativa. Se comincerà la presa d’atto del cambiamento di verso nella politica monetaria americana, è possibile addirittura che i mercati azionari USA decidano di concludere il movimento rialzista di lungo periodo, entrato nel 6° anno di vita, che finora si è alimentato quasi esclusivamente di lassismo monetario marchiato FED. Se l’America invertisse allora il trend al ribasso, è ipotizzabile che l’azionario europeo e quello asiatico possano continuare a salire?

 

Questo è il dubbio che potrebbe attanagliarci nei prossimi mesi. A meno che prevalga ancora una volta l’ottimismo generalizzato e per una volta sia l’America a farsi trascinare al rialzo dall’euforia europea.

 

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