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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Beppe Grillo e Marine Le Pen: due visioni del mondo

Pubblicato su 25 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Di: Sebastiano Caputo

 

Beppe Grillo sbaglia: legge il Front National con gli occhi dei media tradizionali che negli ultimi decenni l’hanno dipinto come xenofobo, razzista, fascista. È come se tra trent’anni i posteri studiassero il Movimento 5 Stelle con le prime pagine di Repubblica, Messaggero e Corriere della Sera.

 

“… raccogliere intorno a sé e guidare tutti gli elementi che per una via o per un’altra sono spinti alla rivolta contro il capitalismo”.

Antonio Gramsci, Tesi di Lione, XXIX

La democrazia rappresentativa ha fallito anche in Francia. I dati del ministero parlano di un’affluenza che si aggira intorno al 36 per cento. Due punti percentuali in meno rispetto alle ultime elezioni comunali. Ma c’è un dato ancora più rilevante. Ad aver fallito sono i partiti tradizionali: il Partito Socialista (Ps) e l’Unione per un Movimento Popolare (Ump). A rompere il bipolarismo à la française è stato il Front National di Marine Le Pen che presentandosi in soli 597 comuni su oltre 3.600, è riuscito ad accedere al ballottaggio in ben 230 comuni, conquistando perfino al primo turno Hénin-Beaumont, Beziers, Perpignan e Avignone.

Marine Le Pen ha già voltato pagina e ora pensa alle elezioni europee di maggio. “Tutti i partiti anti-euro devono allearsi per la difesa delle nazioni, il ritorno della democrazia, della sovranità dei popoli e delle identità nazionali” ha detto subito dopo i risultati. Si deve realizzare l’altra Europa (non quella di Tsipras ovviamente), e per farsi è necessario il consenso del Movimento 5 Stelle. Consenso che non c’è. “Marine Le Pen è una bella signora di grande successo. Nessuno la odia. Ha però un’appartenza politica diversa dal M5S e per questo non sono possibili accordi. Rien d’autre. Adieu” ha scritto Beppe Grillo sul suo blog. E in un video correlato ha messo sullo stesso piano il partito greco Alba Dorata con il Front National. Beppe Grillo sbaglia perché il Front National non è Alba Dorata (non è un caso infatti che Marine Le Pen abbia chiuso la porta ai greci ed ai bulgari di Ataka, per aprirla al partito tedesco anti-Euro AfD). E poi potrebbe avere un senso non scendere a compromessi in Italia, ma in Europa risulta un vero e proprio errore strategico dal momento che il Parlamento Europeo in sé non ha nessuna autorità e autorevolezza. Andare da soli è inutile, l’Europa non la puoi cambiare proprio perché a Bruxelles non si possono proporre leggi ma solo discuterle e approvarle. In compenso formare un gruppo (25 deputati da 7 Stati membri differenti) permetterebbe di avere funzionari, interpreti, uffici, fondi e più tempo di parola nei dibattiti e quindi avere un peso minimo ma pur sempre maggiore.

Beppe Grillo però sbaglia per un altro motivo: legge il Front National con gli occhi dei media tradizionali che negli ultimi decenni l’hanno dipinto come xenofobo, razzista, fascista. È come se tra trent’anni i posteri studiassero il Movimento 5 Stelle con le prime pagine di Repubblica, Messaggero e Corriere della Sera. Il partito sovranista francese ha sempre avuto tutti contro (come il M5S), e né Jean  Marie né Marine Le Pen non si sono mai collusi con il sistema parlamentare (come il M5S). Nessuno si è mai seduto all’Assemblea Nazionale in veste frontista. Negli Cinquanta Jean Marie Le Pen fu deputato in quota Poujadista, e nel 1957 votò contro il Trattato di Roma.

Il Fronte Nazionale non è più quel partito “identitario e anti-comunista” – molto simile al Movimento Sociale Italiano degli anni Settanta e a quei partiti attuali dell’estrema destra nordica che si rifanno ad un certo neoconservatorismo di importazione Usa – che sulle note di un linguaggio nostalgico poneva al centro del dibattito politico-mediatico i temi quali immigrazione e sicurezza. A seguito della caduta del muro di Berlino e con il rimodellamento del continente europeo (firma del Trattato di Maastricht prima e quello di Lisbona dopo), il Fronte Nazionale ha poco a poco fatto slittare i cardini del suo manifesto politico dalle questioni identitarie (“Vichysmo” e “Algeria francese”) e migratorie (lotta all’immigrazione e alla clandestinità) a quelle economiche (critica alla globalizzazione e sovranità monetaria), sociali (lotta alla povertà e al precariato) e di liberazione nazionale dalle sovrastrutture come Unione Europea e Nato (riappropriazione della sovranità politica e militare e alleanza strategia con la Russia di Putin) capovolgendo radicalmente il suo linguaggio politico. La svolta risale al discorso di Parigi del 2010 quando Jean Marie Le Pen, ormai prossimo a lasciare il timone a sua figlia Marine, che ha rivoluzionato i punti programmatici del partito dichiarando guerra al mondialismo, all’eurocrazia e al Libero Mercato. Marine Le Pen a differenza del padre pone al centro del dibattito il concetto di sovranità nazionale (economica e politica), dialoga con la comunità musulmana su basi nuove (alla manif pour tous manifestavano anche le famiglie musulmane), difende gli interessi di operai, agricoltori, allevatori e dei piccoli imprenditori, si oppone alle guerre atlantiste, guarda alla Russia di Putin in vista di un mondo multipolare, attira nel suo campo i marxisti che votavano per il Partito Comunista Francese (oggi stampella della sinistra liberal-democraticata di Hollande). La prova incontestabile è la vittoria Hénin-Beaumont con il 50,26 per cento dei voti, comune situato al Nord, tradizionalmente comunista e operaio.

In realtà l’impossibile accordo tra Marine Le Pen e Beppe Grillo deriva dal fatto che i due leader hanno una visione del mondo totalmente diversa nonostante la critica all’ideologia dominante sia la stessa (Marine Le Pen ha ragione quando dice “i nostri programmi sono simili”). Il leader del Front National vede il partito come soggetto – seppur populista nella sua accezione positiva – gerarchico, educatore, oligarchico, gollista. Il partito come struttura organizzativa (Gramsci), il partito come capo carismatico (Weber), il partito come “minoranza che ha il compito di dirigere una maggioranza” (Michels), il partito come macchina elettorale. Dall’altra invece Beppe Grillo s’iscrive in continuità con il pensiero di Simone Weil e di Adriano Olivetti, i quali, entrambi, parlavano di “soppressione dei partiti politici” e d’interesse generale in senso “rousseauviano”. Nel Movimento 5 Stelle si parla di piccole comunità (i “meet-up”), di partecipazione e non di delega, i deputati si fanno portavoce dei cittadini, per massimo due legislature, e poi la democrazia diretta mira a cancellare proprio la “figura del capo carismatico”.

 

Tratto da: http://www.lintellettualedissidente.it/

Beppe Grillo e Marine Le Pen: due visioni del mondo
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