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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

AL SINDACO ORSONI DI VENEZIA VIENE CHIESTO IL DIRITTO AD ESSERE E RIMANERE ITALIANI E VENEZIANI

Pubblicato su 23 Marzo 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Claudio Marconi

 

Lettera aperta al sindaco Orsoni ( di Venezia- ndr )

Egr. Sig. Sindaco, sono cittadina veneziana da circa un anno e nonostante il breve tempo trascorso dal mio trasferimento in laguna e forse, chissà, proprio grazie alla freschezza dello sguardo di chi è ”foresto”, ho maturato in quest'anno la triste convinzione che Venezia sia affetta da una malattia che la sta divorando, con il rischio di privare tutti noi, veneziani e non, della sua unicità e della sua ricchissima testimonianza culturale e storica. La malattia di cui parlo è tra le peggiori, e dico peggiori perché la sua cura passa solo dalla volontà del paziente di vivere (e non da qualche iniezione di denaro liquido - sarebbe tutto sommato facile), mentre questo paziente, sembra, irragionevolmente e testardamente, aver scelto di morire. Non mi addentrerò in alcuna accusa di malgoverno relativa agli scandali nella gestione del danaro pubblico che occupano giornalmente le cronache locali e sui quali siamo tutti tristemente informati, giacché a mio avviso questo non è il cuore del problema bensì mero e meschino epifenomeno. Il noumeno, l'essenza della questione insomma, è un'altra e sfido ogni uomo di buon senso a non convenirne. La malattia che sta uccidendo Venezia si chiama disamore, il disamore dei veneziani e dei suoi governanti per questa comunità alla quale, evidentemente, né gli uni né gli altri sentono più di appartenere. E' la perdita del senso di comunità che porta all'indifferenza e all'egoismo i cittadini ed è questo il terreno sul quale prospera la politica della corruzione. L'orizzonte si limita a quello delle proprie tasche semplicemente perché, oltre, non vi è più una comunità in cui riconoscersi. Non è stato sempre così, a sentir parlare i nostri vecchi. C'è stato un tempo in cui questa era una comunità solidale e coesa e dove la socialità della calle cementava i rapporti, dove i vicini erano, zii, amici, figli di amici. Con questo non intendo indulgere in facili nostalgie. L'arcadia è perduta, già. E' certo che i tempi cambiano e che Venezia, così come l'Italia, deve guardare al futuro. Ma in questo Venezia non può permettersi di dimenticare il suo passato. E' questa la sfida cui il mondo la chiama e per la quale viene giudicata. Venezia non può permettersi di tradire se stessa perché in definitiva essa non si appartiene e non si/vi appartiene, in quanto patrimonio dell'umanità, patrimonio quindi di ogni uomo, perché è proprio di ogni uomo libero il legame con la sua terra e con ciò che essa gli tramanda. Conosci te stesso, insegnavano i greci. Ma si sa, i greci ultimamente han perso diritto di parola. Vede, Venezia non appartiene al PD, né a Lei dott. Orsoni, né ai tanti sedicenti “intellettuali” della cosiddetta sinistra che la vogliono morta in nome di un'aberrante ideologia mondialista che con la sinistra non ha nulla a che vedere. Ho assistito personalmente alla manifestazione di qualche settimana addietro indetta dal movimento del 9 dicembre per protestare contro la costruzione di una moschea a Mestre. Incredibilmente il diritto ad esprimere la nostra posizione su questo tema ci è stato negato da un manipolo di contestatori che al grido di “Venezia antifascista” ha dapprima picchiato alcuni degli organizzatori della protesta, vantandosene con la stampa locale e poi proseguito in una contromanifestazione, non autorizzata, intonando ridicoli slogan che ci invitavano a finire nelle fogne. Il loro assembramento non è stato sciolto, né tantomeno è stato loro impedito di insultarci con un megafono. Al contrario, il loro leader “no global” Sig. Tommaso Cacciari, un cognome una garanzia, è stato presentato dalla stampa locale come un eroe della resistenza. Ora, i fatti parlano da soli. Non servirà di certo che Le spieghi che non vi è alcuna ragione per cui io debba finire in una fogna. E con me tante altre brave persone, madri, padri, lavoratori onesti che manifestavano democraticamente, nell'ambito di una manifestazione debitamente autorizzata dalla Questura, la loro posizione. La violenza, l'illegalità e il tentativo di censura stavano certamente dall'altra parte. Ora questo non è bastato e forte dell'indifferenza (o forse dovrei dire altro) delle istituzioni e dell'opinione pubblica, alla quale si raccontano le favole dei no global “antifascisti”, gli stessi “antifascisti picchiatori” promuovono ora petizioni e interrogazioni parlamentari affinché si neghi il diritto di manifestare il 29 marzo per le stesse ragioni e con il dichiarato intento di rappresentare un Italia che si vuole unita nel tricolore, ovvero in ciò che esso rappresenta per i cittadini. E che cosa rappresenta il tricolore oggi? Spiegatecelo, perché non possiamo accettare che l'amministrazione pubblica provi timore all'esposizione del tricolore. Che qualsiasi richiamo alla nostra identità e al nostro sacrosanto orgoglio di popolo sia tacciato dell'accusa di fascismo o di razzismo. Questa è disonestà intellettuale tra le più avvilenti. Non vi sono repliche possibili ad un' accusa delirante. Essa, in qualche modo, vince sempre, proprio perché è inconferente. E tuttavia mi sento in dovere di replicare qualcosa. Io sono, e rivendico il mio diritto ad essere e rimanere italiana, a valorizzare le mie radici come un enorme patrimonio in un mondo globalizzato, dove il recupero della dimensione locale costituisce l'unica risposta dal volto umano dinnanzi alla prospettiva della cosmopoli globalizzata e spersonalizzata abitata da uomini senza passato, senza radici, senza identità (uomini di cui sarebbe possibile fare evidententemente qualunque cosa). Ovvio che il tema è complesso ma altrettanto ovvio è che esso non sia riducibile in alcun modo al razzismo o al fascismo. Siamo stanchi di confrontarci con obiezioni ridicole. Tornando ai fatti e quindi alla manifestazione di qualche settimana addietro, ironia della sorte, chi ci ritroviamo a contestarci? No, non gli arabi in lotta per la libertà di confessione religiosa, che è prevista dalla Costituzione peraltro, bensì, udite udite, giovani veneziani cosiddetti “no global” dei cosiddetti “centri sociali”! Per spiegarci meglio, quelli che stanno deturpando i palazzi di Venezia riempiendo i marmi della città con scritte variamente ispirate al loro incontenibile “antifascismo” “sempre e comunque” “antifa”. Sigla e capriola finale. Si vivono il loro film. Va bene così. Ma Voi, stimabile governo di questa città dove siete in tutto questo? Venezia è politicamente ostaggio di quattro ragazzini dei centri sociali? Difficile da credere, eppure se qualche smentita non ce la date, a qualcuno il dubbio verrà.

Ai ragazzi che si definiscono no global voglio ricordare un bellissimo aforisma di Ennio Flaiano che dice :“i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”. Ora, quanto ai primi se tale deve essere definito l'amore per la propria terra, per le sue tradizioni, per la sua storia e la sua cultura, temo che grazie ai cosiddetti “antifascisti” del nuovo millennio trasformeremo questa città in una sorta di disneyland, dove la realtà non esisterà più, avrà lasciato il posto alla fiaba dell'italiano, creature mitologiche che un tempo esistevano ma che non si troveranno più, Venezia sarà definitivamente un marchio vuoto, Venezia – Italia, un logo da stampare sul cappellino. Con buona pace del no global. Il mondo intero li ringrazierà.

Concludendo Egr. Signor Sindaco Le scrivo perché non si può morire di disonestà intellettuale. Questo accade a Venezia e Voi e l'amministrazione pubblica avete il dovere di fare chiarezza. E la chiarezza passa attraverso la possibilità di manifestare e dialogare su temi che ottusamente la sinistra si ostina a mistificare in nome di un mondialismo che ci sta uccidendo e che serve i padroni di questo mondo che si vorrebbero idealmente sconfiggere.

Ripuliamo i marmi e le facciate degli splendidi palazzi veneziani dagli stupidi slogan degli antifascisti in assenza di fascismo. Isoliamo i violenti e i fanatici di destra e di sinistra ma non sacrifichiamo sull'altare di un ridicolo antifascismo il nostro diritto ad essere e rimanere italiani e veneziani.

Lettera Firmata

AL SINDACO ORSONI DI VENEZIA VIENE CHIESTO IL DIRITTO AD ESSERE E RIMANERE ITALIANI E VENEZIANI
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