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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Toh, l’Ue l’azzecca: ci sanziona perché non paghiamo le imprese

Pubblicato su 23 Gennaio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Li abbiamo visti all’opera nella misura delle zucchine e dell’intensità dellosciacquone dei nostri gabinetti. L’abbiamo vista penalizzarci per il fatto di produrre più latte degli altri Paesi.

Ora, finalmente, in mezzo alle tante sciocchezze che partorisce quotidianamente, l’Unione europea richiama la nostra attenzione su un temaimportante in cui, oggettivamente, il nostro Stato è indietro di anni luce: ilpagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Una vera e propria vergogna tuttamade in Italy per cui il commissario Antonio Tajani «ha finalmente confermato che, entro febbraio, l’Italia sarà ufficialmente diffidata da parte dell’Unione Europea a causa dei gravi ritardi della pubblica amministrazione nel pagamento delle somme dovute alle imprese».

La notizia arriva dall’ufficio stampa dell’on. Susy De Martini che, lo scorso ottobre, ha presentato a Tajani un’interrogazione denuncia sui tempi biblici che lo Stato impiega a liquidare i suoi debiti: siamo a una media di 170 giorni con punte di 988 per la Calabria (come riporta il libro Sudditi, un programma per i prossimi 150 anni, a cura di Nicola Rossi, Istituto Bruno Leoni, 2012). In Europa la media si aggira sui 60 giorni, mentre fra gli Stati del Nord (Svezia, Finlandia, Danimarca) ci si tiene addirittura sotto i trenta. Trenta giorni previsti come standard anche da una recente direttiva europea. In Italia viviamo una situazione intollerabile alla quale già lo scorso dicembre Tajani si era impegnato a mettere una pezza: «Se nel giro di uno o due mesi non ci sarà un’inversione di tendenza forte sarò costretto ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia» aveva dichiarato all’Ansa.

Antonio Tajani

Antonio Tajani

«Adesso – dice con orgoglio De Martini – l’Italia non ha più scuse e deve pagare i propri debiti agli imprenditoriche stanno fallendo per crediti». Noi, al contrario, non saremmo così ottimisti. Sia chiaro non siamo sfiduciati nei suoi confronti: lei ha fatto, bene, tutto il possibile. Il problema, piuttosto, è lo Stato italiano che – siamo quasi certi – proseguirà caparbiamente lungo la propria strada. L’Ue obbliga a pagare subito le imprese: si può sempre ritardare finché non arrivano le sanzioni. Poi, quando arrivano, si può sempre decidere di non pagarle: del resto è molto difficile che queste superino il miliardo di euro l’anno. A quella cifra il portafoglio di Saccomanni (coi soldi nostri) ci può arrivare, agli oltre 100 miliardi di debiti complessivi dello Stato verso le imprese decisamente no. Anche perché c’è un altro problema: l’Ue impone ai Comuni di pagare in fretta, ma il Patto di stabilità gli impone di accantonare parecchi fondi per pagare i debiti dello Stato. Come la mettiamo?

Certo che, a seguito dell’infrazione, vorremmo vedere con che faccia Letta si presenterà in aula. Nel novembre 2011 il governo Berlusconi è stato fatto cadere per il mancato rispetto delenormative europee. Così sono arrivati prima i tecnici poi le larghe intese con la promessa di risanare tutto: peccato che costoro, in due anni, non abbian fatto altro che aumentare il debito (vuoi pubblico, vuoi nei confronti delle imprese).

Ora, con una procedura europea sulle spalle, vogliamo vedere il duo Letta-Saccomanni dire che il loro governo è la garanzia della stabilità del Paese.

Tratto da: www.lintraprendente.it

Toh, l’Ue l’azzecca: ci sanziona perché non paghiamo le imprese
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