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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Wall street journal: "La stabilità dell’Italia rischia di essere un cimitero"

Pubblicato su 26 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Di Fabrizio Dal Col

Il Wall Street  Journal, in un articolo pubblicato ieri in prima pagina, si chiede: “ l’Italia rischia di arrivare a una stabilità simile a quella di un cimitero”?  Se gli italiani leggessero la stampa estera,  invece di quella italiana foraggiata dal finanziamento pubblico, forse dei politici che conosciamo oggi non ci sarebbe più traccia. Ma come invece sappiamo, una buona parte della stampa nazionale preferisce rimanere attaccata alla tetta di mamma Stato, e continuare pure a spacciarsi per  azienda imprenditoriale. Bella forza fare impresa col minimo rischio, e siccome grazie al foraggio di Stato possono ancora  continuare a limitare il rischio, ecco che la trasparenza e le vere notizie spariscono.

La stampa anglosassone e americana ci va invece nozze, e così addio anche alla tanto decantata credibilità. E poi, come si può continuare a riempirsi la bocca con la parola credibilità, quando da alcuni servizi televisivi siamo venuti a conoscenza che il premier Letta risulta essere un nullatenente? Tant’è, ma nel frattempo, l’Italia invece di avere un minimo di sussulto di orgoglio, preferisce continuare a chiacchierare dell’approvazione dei decreti legislativi, che come sappiamo, se non sono prima approvati dalle due camere, diventano inutili e finiscono col seminare incertezze e zizzania a destra e a manca. Intanto, il  Wall Street  Journal, nell’articolo in questione ci ricorda che Letta intende tenere insieme il governo fino a quando l’Italia non avrà completato la sua presidenza  di turno  dell’Unione Europea, ovvero fino alla fine della prima metà del 2015. Eppure, si chiede sempre il WSJ, molti principali imprenditori italiani considerano seriamente allarmanti le prospettive di altri 18 mesi di governo Letta. Anche i ministri, ora  riconoscono in privato, che il bilancio per il 2014 è stato deludente: dopo la disputa nella coalizione, sono stati previsti  nel prossimo anno solo € 2,5 Mld di tagli alla spesa su un totale di spesa pubblica complessiva di € 810 Mld, e che tale taglio dovrebbe finanziare la riduzione delle tasse. € 1,2 Mld, saranno invece risparmiati attraverso il nuovo piano di privatizzazione e dismissione annunciato la scorsa settimana. Anche in questo caso, è sufficiente guardare a questo bilanci,  per capire che la parola credibilità diventa un ossimoro. Come spiega il WSJ, Letta, come il suo predecessore,  l’ex primo ministro Mario Monti, ha mostrato un evidente zelo di riformatore, ma ben presto ha dovuto insabbiarlo in quanto paralizzato dall’ opposizione politica, sia dentro che fuori il Parlamento.

 

Questo è preoccupante perché l’Italia è l’unico fra i paesi dell’Europa meridionale a non aver visto alcun miglioramento significativo della sua posizione sulla competitività sin dall’inizio della crisi finanziaria globale, osserva Gilles Moec, economista di Deutsche Bank. “La produttività totale dei fattori è diminuita dal 2008. I costi unitari non sono diminuiti, la redditività delle imprese è peggiorata e l’andamento delle esportazioni italiane non ha  permesso di raccogliere molto”.  Diversamente dalla stampa nazionale, il WSJ va a fondo della questione e mette il dito sulla vera piaga italiana, ovvero sostiene che identificare i tagli sarebbe facile, ciò che ritiene essere difficile è affrontare gli interessi tra sindacati e datori di lavoro, che hanno bloccato gli sforzi precedenti alla riforma del sistema giudiziario, e le regole del lavoro e della pubblica amministrazione, che sono tra i principali ostacoli alla crescita. E molti dubbi il giornale economico continua a manifestarli nonostante l’influenza di Berlusconi sia ora diminuita, ed è convinto che Letta non sarà in grado di unire i due poli della sua coalizione dietro un programma di riforme di ampio respiro.

Altro ostacolo da superare, sempre secondo il WSJ, è l’autocompiacimento senza risultato. Infatti, i recenti sforzi per revisionare l’economia, rischiano ora una battuta d’arresto, nonostante l’intervento della Banca centrale europea abbia allentato la pressione del mercato finanziario. Finché la BCE mantiene gli oneri finanziari bassi e il governo continua a eseguire un avanzo di bilancio primario, il mercato può continuare a giudicare il debito italiano sostenibile, anche se la competitività del paese, a lungo termine, continuerà ad essere erosa. Concludendo, il WSJ sostiene di non meravigliarsi, se molti italiani temono che la stabilità del signor Letta, si riveli essere la stabilità del cimitero.

 

Fonte: lindipendenza.com

Tratto da: nocensura.com

Wall street journal: "La stabilità dell’Italia rischia di essere un cimitero"
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