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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Bancocrazia: dalla Repubblica di Venezia a Mario Draghi e Goldman Sachs

Pubblicato su 23 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

 
Non necessariamente tutto quanto esposto nell'articolo rispecchia il nostro pensiero. Claudio Marconi  
Eric Toussaint Ερίκ Τουσέν 
 
Tradotto da  Domenico Vitale

 

Dal dodicesimo secolo fino all’inizio del quattordicesimo secolo,

l’Ordine dei Templari, presente in gran parte d’Europa, diventò il

banchiere dei potenti. Contribuì a finanziare varie crociate. All’inizio

del quattordicesimo secolo, era diventato il principale creditore del re

di Francia Filippo il Bello. Di fronte al debito che gravava sulle sue

risorse, Filippo il Bello si liberò dei suoi creditori e del suo debito,

demonizzando l’Ordine dei Templari accusandolo di molteplici crimini

(2). L’Ordine fu proibito, i suoi capi giustiziati e i suoi beni confiscati.

All’Ordine dei Templari mancava uno stato e un territorio per

affrontare il re di Francia. Il suo esercito, (15000 uomini di cui 1500

cavalieri), il suo patrimonio e i suoi crediti con i dirigenti non lo

protessero dalla potenza di uno stato deciso ad eliminare i suoi

creditori.

Nella stessa epoca (XV e XVI secolo), i banchieri veneziano finanziavano

anche loro le crociate e prestavano soldi ai potenti d’Europa, però si mossero

molto più abilmente rispetto all’Ordine dei Templari. A Venezia, si

appropriarono della testa dello Stato, dandogli forma di una

repubblica. Finanziarono la trasformazione di Venezia, città-stato, in un

vero impero che comprendeva Cipro, Eubea (Negroponte) e Creta.

Adottarono una strategia inarrestabile per arricchirsi in maniera

duratura e assicurare il rimborso dei loro crediti: furono loro a decidere

di far indebitare lo stato veneziano con le banche che possedevano.

I termini dei contratti di prestito furono definiti da loro stessi dato che erano

allo stesso tempo proprietari delle banche e dirigenti dello Stato.


Mentre Filippo il Bello aveva interesse a liberarsi fisicamente dei suoi

creditori per liberarsi dal peso del debito, lo stato veneziano pagava fino

all’ultima moneta il debito ai banchieri. Questi ultimi ebbero d’altro canto,

l’idea di creare dei titoli del debito pubblico che potevano circolare da una

banca all’altra.

I mercati finanziari cominciavano a nascere. (3) Questo tipo di prestito

è il precursore della forma principale di indebitamento degli stati così come

si conosce nel XXI secolo.


Sette secoli dopo dello schiacciamento dell’Ordine dei Templari da parte di

Filippo il Bello, oggi i banchieri d’Europa, come i loro predecessori

genovesi e veneziani, non devono essere inquieti verso i governi attuali.

Gli stati nazionali e il protostato che è l’Unione Europea di oggi sono forse

più complessi e sofisticati che le repubbliche di Venezia (o di Genova) dei

secoli dal XIII al XVI, però sono con la stessa crudeltà, gli organi che

esercitano il potere della classe dominante, l’1% opposto al 99%. Mario

Draghi, vecchio rappresentante della Goldman Sachs in Europa, dirige la

Banca Centrale Europea. I banchieri privati hanno collocato i propri

rappresentanti o i propri alleati nei posti chiave dei governi e

delle amministrazioni. I membri della Commissione Europea sono molto

attenti a difendere gli interessi della finanza privata, e il lavoro di lobby

che le banche esercitano su parlamentari, regolatori e magistrati europei

è di un’efficacia temibile.

Che un gruppo di grandi banche capitaliste occupi il primo piano in questi

ultimi anni, non deve nascondere il ruolo delle grandi imprese private

dell’industria e del commercio, che usano e abusano della loro vicinanza

alle strutture dello stato in una maniera abile come quella dei

banchieri. L’interconnessione inestricabile tra stati, governi, banche,

imprese industriali e commerciali e i grandi gruppi privati di

comunicazione costituiscono da un lato una delle caratteristiche del

capitalismo, tanto adesso come nelle epoche precedenti.Effettivamente,

dalla vittoria del capitalismo come modo di produzione e come formazione

sociale dominante, il potere è esercitato dai rappresentanti dei grandi

gruppi privati e dai loro alleati.

Dal punto di vista storico, il New Deal cominciato dal presidente Roosevelt nel

1933 e i 30 anni successivi alla seconda guerra mondiale, sembrano una

parentesi durante la quale la classe dominante dovette fare delle

concessioni, ovviamente limitate però reali, alle classi popolari. I grandi

padroni dovettero nascondere un po’ il loro potere sullo stato. Con il

neoliberismo iniziato alla fine degli anni ’70, abbandonarono la discrezione.

Gli anni ’80 mettono in risalto una classe dominante completamente

disinibita che assume e proclama con cinismo la via per la vittoria e lo

sfruttamento generalizzato dei popoli e della natura. La frase, tristemente

celebre di Margaret Thatcher, “There is no alternative” definisce ancora

oggi il panorama politico, economico e sociale, attraverso gli attacchi

violenti ai diritti e alle conquiste sociali. Mario Draghi, Angela Merkel,

Silvio Berlusconi (gran patron italiano), José Manuel Barroso appaiono come

figura emblematiche per la prosecuzione del progetto thatcheriano.

La complicità attiva dei governi socialisti (da Schroeder a Hollande, passando

per Tony Blair, Gordon Brown, Papandreu, Zapatero, Socrates, Letta,

Di Rupo e molti altri) mostra fino a che punto si sono inseriti nella

logica capitalista, fino a che punto formano parte del sistema così come

Barack Obama dall’altra parte dell’Atlantico. Come affermava il multi

milionario americano Warren Buffet, “è una guerra di classe, ed è la mia

che sta vincendo”.

Il sistema del debito pubblico così come funziona nel capitalismo costituisce

un meccanismo di trasferimento di ricchezza prodotta dal popolo verso la

classe capitalista. Questo meccanismo si è rinforzato con la crisi iniziata nel

2007-2008, poiché le perdite e i debiti delle banche sono stati trasformati in

debito pubblico. A grande scala, i governi hanno socializzato le perdite delle

banche in modo da permettergli di continuare a fare beneficienza tra i

proprietari capitalisti.

I governi sono direttamente in combutta con le grandi banche e mettono al

loro servizio i poteri e le casse pubbliche. C’è un viavai permanente tra le

grandi banche e i governanti. Il numero dei ministri delle finanze e

dell’economia, o di primi ministri, che arrivano direttamente dalle grandi

banche o che si dirigono verso di esse quando abbandonano il governo,

non smette di aumentare dal 2008. Il ruolo delle banche è troppo importante

per essere lasciato al settore privato, è necessario socializzare il settore

bancario e collocarlo sotto il controllo pubblico ( degli stipendiati dalle banche,

dei clienti, delle associazioni e dei rappresentanti del governo locale), dunque

deve essere sottomesso alle regole di un servizio pubblico (4), e i guadagni

che le sue attività generano devono essere usate per il bene comune.

Il debito pubblico contratto per salvare le banche è in definitiva illegittima e

deve essere ripudiata. Un’assemblea deve determinare gli altri debiti illegittimi

e/o illegali e permettere una mobilitazione in modo che

un’alternativa anticapitalista possa prendere forma.
La socializzazione delle banche e l’annullamento/ripudio dei debiti

illegittimi devono essere scritti in un programma più ampio (5).

Come durante la repubblica di Venezia, oggi nell’Unione Europea e nella

maggior parte dei paesi più industrializzati del pianeta, lo stato è in osmosi

con la grande banca privata e paga senza protestare ,il debito pubblico.

Il non pagamento del debito pubblico illegittimo, la socializzazione delle

banche così come altri misure vitali saranno il risultato dell’irruzione del

popolo come attore nella sua propria storia. Si tratta di mettere in piedi un

governo così fedele agli oppressi come i governi della Merkel e di Hollande lo

sono alle grandi imprese private. Un tale governo del popolo dovrà fare

delle incursioni nella sacrosanta grande proprietà privata per sviluppare i

beni comuni sempre rispettando la natura e i suoi limiti. Questo governo

dovrà anche realizzare una rottura radicale con lo stato capitalista e sradicare

tutte le forme di oppressione. Un’autentica rivoluzione è necessaria.

Note
[1] Ver David Graeber, En deuda. Una historia alternativa de la economía,

Editorial Ariel, Barcelona, 2012, 714 pp ; Thomas Morel et François Ruffin,

Vive la Banqueroute!, Paris, Fakir Editions, 2013. 
[2] Fernand BRAUDEL, Civilisation matérielle, économie et capitalisme.

XVe-XVIIIe siècle. Paris, Armand Collin, 1979 ; David Graeber, En deuda.

Una historia alternativa de la economía , Editorial Ariel, Barcelona, 2012,

714 pp 
[3] El sector bancario debería ser enteramente público con excepción de un

sector cooperativo de pequeña talla con el que podría cohabitar y colaborar. 
[4] Ver Damien Millet y Eric Toussaint, Europa, ¿qué programa de urgencia

frente a la crisis? http://cadtm.org/Europa-Que-programa-de-urgencia . Ver también Thomas Coutrot, Patrick Saurin y Eric Toussaint,Anular la deuda o

gravar al capital: ¿Por qué elegir? http://cadtm.org/Anular-la-deuda-o-gravar

-al . Finalmente, ver¿Qué hacer con la deuda y el euro?, http://cadtm.org/

Que-hacer-con-la-deuda-y-el-euro publicado el 30 de abril de 2013.

Tratto da: http://www.tlaxcala-int.org

Bancocrazia: dalla Repubblica di Venezia a Mario Draghi e Goldman Sachs
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Durga 11/24/2013 03:28

Non mi piace il capitalismo selvaggio attuale, ma questa e' pura ideologia marxista stile 1917.