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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

UNA TRAGEDIA SENZA DEI

Pubblicato su 17 Ottobre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Dopo i tragici fatti di Lampedusa pubblichiamo questo articolo sull'orrore di Rosarno di 2 anni fa, di Anna K. Valerio, giusto per dimostrare che le tragedie si ripetono, si ripetono gli " sdegni", si rifà appello all'umanità, ma non si risolve mai nulla. Si continua a parlare, e sproloquiare, ma a fare mai. Se non ci fossero dei morti di mezzo questi " buoni" ci farebbero sbellicare dalle risa. Claudio Marconi

Proseguite nei toni misurati delle analisi? Nei mea culpa dall’afrore di sindacalese? Trovate spiegazioni razionali e giustificazioni realistiche all’orrido di Rosarno? Ma che cosa siete? Inguaribili ottimisti? Innamorati della decomposizione? Idioti come il Galileo (cfr. Nietzsche, L’anticristiano)? Ipocriti fino ad abbattere ogni ritegno, fino a predicare la relatività pure dei colori primari? Miserandi tanto da salutare con gioia e sollievo il caos che monta, la desolazione che dilaga, l’eruzione del mostruoso? Vi inorgoglite della vostra cautela, della vostra recita di equanimità? Dell’accorta ragionevolezza con cui descrivete le dinamiche e i presupposti sostanziali di questo incubo tetro? Ma quali dinamiche! Ma quali presupposti! L’incubo è tale da divorare tutto, ogni ragione, ogni concatenazione causale, ogni argomentare. Come il mito irride le scansioni temporali e le contraddizioni logiche, così l’incubo le annulla. C’è l’orrore ed è tutto. L’orrore che invade i singoli e la storia, che prende il posto della parola, che si insinua nel sangue. Lo spettacolo di Rosarno è orrore puro. L’Europa tramonta per una derrata di arance. E’ presa dai pomodori, dal sughetto per la pasta. E’ battuta e abbattuta dai pelati (in concorso con i prelati). Questi due benefici concentrati di vitamine, arance e pomodori, ora ci avvelenano. Gli italiani li hanno snobbati ed essi hanno attirato altre specie di uomini, che incrociano la nostra via e vogliono farci fare i conti con la loro rabbia, con le loro voglie di spartire il bottino barricato nelle banche europee. Che sono più energici di noi, più semplici, più poveri, più istintivi, più brutali. Non hanno mica ritegni pietistico-umanitari, loro. Non patiscono la noia e la depressione. Non si fiaccano giocando ai videogame, sciroppandosi superalcolici, gonfiandosi di birre. Non vanno a scaricare i nervi allo stadio, non sono cresciuti negli oratori e appesi ai cartoni animati sdolcinati made in USA, tra una maratona Telethon e un banchetto animalista, non si sono rimbecilliti leggendo romanzi e saggistica ‘rosa’ e andando a scuola a fraintendere Terenzio (“homo sum: nihil humani alienum a me puto”) e Seneca (“servi sunt: immo conservi”). Vincerà il più forte e loro sono indubbiamente i più forti. O i più brutali. Si prenderanno tutto. Altro che integrazione! Altro che accoglienza! Altro che tolleranza! I ruoli si rovesceranno. L’umanità non è un sistema stabile. Qui, pochi sanno ancora battersi e pure su quei pochi piove il fuoco ‘amico’, il fuoco connazionale di giornalisti e politici benpensanti. Hanno già capito chi uscirà vincitore, gli sgamati, e fanno la vocina flautata ai padroni del futuro.   

Prima o dopo, il progresso doveva smettere di progredire. Troppo velocemente si affrettava nella direzione dell’unica certezza democratica, la morte. Peccato che il baratro finisca per sprofondare pure l’Iliade, l’umanesimo di copisti e filologi, gli universi figurativi fondati sul rapporto aureo, le armonie del gregoriano, le guglie e delle figure-giglio del Gotico europeo, secoli di versi perfetti, di invocazioni celesti, di tentativi di assoluto, di incursioni nell’essenza, di investigazioni del miracolo del “grande stile”, di cavallerie per sottrazione (digiuni mistici e disciplina miliziana), di cavallerie per sovrabbondanza (campagne di conquista e dionisismo artistico), di Veneri botticelliane e amor cortese (già imbastardito, in verità, dalla troiaggine novella).

No, non ci sono parole, analisi, ragioni, scuse. Solo l’orrore per la recita ripugnante di una tragedia senza dèi. 

 P.S. Dopo l’evocazione apocalittica, un doveroso, necessario memento: “Il conflitto razziale per l’alluvione di centinaia di milioni di immigrati extraeuropei sarà nei prossimi anni il dramma vitale dei popoli europei, quindi pure del popolo italiano. Allora conosceremo davvero la ‘società’ multirazziale: la rovina e il disastro delle comunità nazionali europee, disfatte dalle lotte razziali tra noi e gli invasori extraeuropei.

Connazionali, l’immigrazione di oggi provocherà domani, sulla nostra terra nazionale, disgregazione sociale e segregazione razziale.

Contrastiamo adesso l’immigrazione per salvaguardare domani la nostra comunità etnica.” Adesso era il 1990, massimo il 1993, perché poi venne la galera ad archiviare questi buoni propositi. Il testo era di un manifesto del Fronte Nazionale (ora in F.G. Freda, I lupi azzurri). Connazionali, dov’eravate allora? Inguaribili ritardatari che siete!...

Anna K. Valerio

UNA TRAGEDIA SENZA DEI
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