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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

I politici e Napolitano sapevano dei terreni coltivati coi rifiuti tossici. Ecco la prova

Pubblicato su 24 Ottobre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

Un documento che risale al 1997 e che dimostra come quanto accaduto in provincia di Caserta, con lo smaltimento illecito dei rifiuti, fosse in realtà ben noto a buona parte della politica.

È l'audizione di Lucio Di Pietro (allora sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia) e di Federico Cafiero de Raho (sostituto procuratore della Dda di Napoli) davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulle attività illecite ad esso connesse.

Un'audizione nel corso della quale Di Pietro racconta dei fanghi del depuratore di Villa Literno utilizzati per concimare i terreni coltivati ed il dottore de Raho si spinge a dire, proprio relativamente a quella che diventerà poi parte della Terra dei fuochi, che il casertano “è la peggiore zona d'Italia”.

Siamo a dicembre del 1997, il centrosinistra ha vinto da poco più di un anno le elezioni con Romano Prodi e, all'alba della prima crisi di quattro che caratterizzeranno quella maggioranza, viene istituita la commissione. Le parole dei magistrati sono chiaramente relativi alle 'prime scoperte' effettuate indagando sul traffico dei rifiuti del Nord Italia del clan dei Casalesi.

E tutto viene registrato.

E, immaginiamo, portato al vaglio del governo.

Un governo che aveva come presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, ma, soprattutto, con 'delegati' nei vari ministeri che ancora oggi sono sulla scena politica nazionale. Basti pensare a Walter Veltroni (allora vice presidente del Consiglio), Anna Finocchiaro, Livia Turco, Lamberto Dini, Piero Fassino, Carlo Azeglio Ciampi, Vincenzo Visco, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi finendo con l'attuale capo dello stato Giorgio Napolitano che era ministro dell'Interno.

Tutte persone che, oggi, si definiscono 'stupite' da quello che sta accadendo a Caserta e Napoli e che invece, dai documenti, sembra davvero difficile pensare che 'non sapessero'. Anzi, ci verrebbe da dire: non potevano non sapere.

Tratto: ecplanet.com

CAMERA DEI DEPUTATI - SENATO DELLA REPUBBLICA

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITA'

ILLECITE AD ESSO CONNESSE

23.

SEDUTA DI MARTEDI' 16 DICEMBRE 1997

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MASSIMO SCALIA

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori. *

Audizione del sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, dottor Lucio Di Pietro, e del sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, dottor Federico Cafiero de Raho. *

 

La seduta comincia alle 14.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

 

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, rimane stabilito che la pubblicità della seduta sia assicurata anche attraverso gli impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

 

Audizione del sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, dottor Lucio Di Pietro, e del sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, dottor Federico Cafiero de Raho.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, dottor Lucio Di Pietro, e del sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, dottor Federico Cafiero de Raho.

Nel corso di questa audizione ci potranno essere fornite indicazioni su un'attività d'indagine giudiziaria che ha punti di contatto con la materia di cui si occupa la nostra Commissione; probabilmente, l'inchiesta svolta dalla magistratura è in questo caso di carattere più ampio, ma riguarda comunque problematiche ambientali.

In attesa dell'arrivo del dottor Cafiero, preghiamo il dottor Di Pietro di darci un'informativa sintetica sull'inchiesta e di puntualizzarne gli aspetti specifici, forse meno significativi o marginali, ma che riguardino più direttamente la materia di interesse della nostra Commissione. Naturalmente, quando lo riterrà opportuno, potrà richiederci di procedere in seduta segreta.

LUCIO DI PIETRO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione nazionale antimafia. Il collega Cafiero mi ha pregato di scusarlo per il ritardo e di sostituirlo per il tempo che gli sarà necessario ad arrivare a Roma.

Sono delegato all'inchiesta cui lei, presidente, faceva riferimento, in qualità di applicato della Direzione nazionale antimafia alla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Questa inchiesta riguarda l'ormai incresciosissimo problema dei rifiuti e la gestione di un traffico da parte di formazioni camorristiche pericolosissime ed agguerritissime, nel caso di specie il cosiddetto clan dei Casalesi, che fa capo ad un noto latitante, Francesco Schiavone, soprannominato Sandokan. Nel corso di questa vastissima indagine, che concerne appalti e delitti di ogni tipo e natura, ci siamo resi conto che lo smaltimento ed il trasporto di rifiuti era un affare che faceva introitare alla suddetta formazione camorristica proventi superiori a quelli derivanti dal traffico di stupefacenti.

La Commissione sa benissimo, peraltro, che l'attuale legislazione prevede pene di bassissimo profilo per i reati previsti dal DPR n. 915 del 1982, per cui i costi e i rischi per le organizzazioni criminali sono assolutamente bassi rispetto ai benefici. Fin dal 1994, la procura nazionale antimafia, attraverso una serie di riunioni di coordinamento cui parteciparono i pretori ed i procuratori della Repubblica di Firenze, Lucca, Pistoia, Napoli, eccetera, si accorse che le varie indagini sul problema dei rifiuti - essenzialmente seguite dalle singole procure circondariali presso le preture, in quanto si tratta di reati contravvenzionali - avevano un unico filo conduttore riferibile alla nostra inchiesta. Il traffico dei rifiuti, provenienti da diverse parti d'Italia, ma essenzialmente dal nord (parlo di rifiuti da scorie, ovvero di rifiuti tossico-nocivi), scendeva lungo la dorsale tirrenica per fermarsi nel territorio casertano.

Anche in precedenza, un'altra formazione camorristica napoletana interessata al problema scaricava in territorio casertano, con amplissimi profitti...

PRESIDENTE. A quale clan napoletano si riferisce?

LUCIO DI PIETRO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione nazionale antimafia. Il primo personaggio che parlò di questo clan napoletano è, ritengo, a conoscenza della Commissione: si tratta di Nunzio Perrella, che si espresse con la frase, ormai diventata famosa, "la monnezza è oro".

Tornando al traffico del clan dei Casalesi lungo la dorsale tirrenica, che avveniva attraverso società di stoccaggio, va tenuto presente che i materiali partivano come rifiuti di tipo A ma lungo la strada veniva cambiata l'etichetta e diventavano rifiuti normali; venivano poi immessi essenzialmente in territorio casertano, soprattutto nelle zone di Villa Literno e di Baia Verde (dove credo la Commissione abbia fatto un sopralluogo). In queste località, attraverso dei sopralluoghi, riscontrammo effettivamente una presenza innumerevole di bidoni contenenti rifiuti di natura tossica. Ricordo che una mattina piombammo sul posto e pensammo di far immergere dei palombari alla ricerca di questi rifiuti di natura altamente tossica; ma i nostri collaboratori del genio dissero che, senza tutele specifiche, non si potevano far scendere i palombari per il rischio che venissero a contatto con quei materiali sul fondo e che subissero danni irreparabili.

PRESIDENTE. Mi scusi, so che non fa parte delle vostre competenze, ma per informazione le chiedo se lo smaltimento di questi materiali tossici sia poi avvenuto in qualche modo: qualcuno se ne è occupato, oppure no?

LUCIO DI PIETRO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione nazionale antimafia. Come no! Abbiamo riscontrato, nel corso delle indagini, che moltissimi titolari delle società di trasporto erano elementi collegati direttamente al sodalizio criminale...

PRESIDENTE. Mi stavo riferendo non agli aspetti criminali, ma a quelli che riguardano la tutela della salute dei cittadini: questi rifiuti sono stati successivamente smaltiti, oppure no?

LUCIO DI PIETRO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione nazionale antimafia. Il dottor Cafiero potrà essere più preciso al riguardo; arriverà fra breve e porterà con sé un'informativa riassuntiva che potrà essere utile alla Commissione, oltre agli atti dell'inchiesta, che potrete consultare.

Capisco comunque la sua domanda, presidente: si tratta di un'operazione ancora in corso, che stiamo cercando di portare avanti, seppure faticosamente, perché il procedimento abbraccia l'intera area criminale del casertano; non soltanto quindi il filone dei rifiuti, che è soltanto una parte di un'indagine nell'ambito della quale abbiamo già ottenuto circa 300 misure di custodia cautelare in carcere. Certamente, saranno effettuati gli accertamenti dal punto di vista tossicologico: se ben ricordo, comunque, facemmo esaminare questi bidoni e dagli esperti ci fu riferito circa la natura tossica delle sostanze in essi contenute.

Ciò che mi ha particolarmente colpito è la funzione monopolistica nella gestione dei rifiuti: come accennavo poc'anzi, alcuni di questi soggetti di primo piano del clan dei Casalesi avevano creato una vera e propria rete attraverso società di intermediazione, di stoccaggio e di trasporto. Con questo sistema, riuscivano a gestire direttamente, quindi con costi assolutamente minimali, l'intero traffico. In un'interessantissima indagine svolta dal NOE (ancora coperta dal segreto, perché ci stiamo lavorando e speriamo in breve termine di mandare in porto ciò che deve essere fatto) si è posto un altro problema, in particolare per quanto riguarda alcune industrie del nord. Teniamo presente che facciamo riferimento a soggetti che sono criminali due volte: per l'attività illegale posta in essere e per il fatto che danneggiano, spesso in maniera irreparabile, le falde acquifere e le cavità.

Racconto un episodio significativo: in alcuni terreni adiacenti al depuratore di Villa Literno, si notò che i fanghi da depurazione fungevano da fertilizzante per i cavolfiori (cito questo esempio per indicare i possibili effetti negativi); i camorristi, quindi, prendevano direttamente i fanghi dal depuratore ed i contadini li utilizzavano volentieri, smaltendoli sui campi, per cui crescevano cavolfiori abbastanza forti, sodi, ma immaginate con quale pericolo per la salute pubblica. Questo piccolo esempio può chiarire alla Commissione i danni che queste attività possono produrre per la salute pubblica.

Presidente, dovendo fare riferimento all'indagine del NOE, che è tuttora coperta dal segreto, chiedo di procedere in seduta segreta.

PRESIDENTE. Sta bene, dottor Di Pietro.

Non essendovi obiezioni, proseguiamo quindi i nostri lavori in seduta segreta. Dispongo la disattivazione degli impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica.

Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.

Ringrazio il dottor Di Pietro per il contributo fornito ai nostri lavori.

In attesa dell'arrivo del dottor Cafiero de Raho, sospendo brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle 15, è ripresa alle 15,10.

PRESIDENTE. Salutiamo il dottor Cafiero de Raho, intervenuto con ritardo all'audizione a causa di un contrattempo dovuto a ragioni d'ufficio.

Abbiamo ascoltato il dottor Di Pietro, il quale ci ha informato in merito ad un'ampia parte delle indagini condotte in collegamento con il suo ufficio. A lei chiediamo di fornirci maggiori dettagli sull'indagine che la procura della quale ella è titolare ha attivato sulla base del rapporto del NOE del febbraio 1997, rapporto che le chiediamo formalmente di far pervenire alla Commissione.

La pregherei anche di fornire alla Commissione un quadro preciso delle società e dei soggetti che, a vario titolo, operano nel settore dei rifiuti (ovviamente con riguardo all'indagine che lei sta conducendo), così procurando, attraverso azioni illegali, danni all'ambiente, alla salute ed al territorio ma anche al mercato, ove si consideri il venir meno della concorrenza.

Ovviamente, sarà sua cura segnalarci preventivamente le parti del suo intervento che ella ritenesse opportuno sottoporre ad un regime di riservatezza.

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Mi scuso con la Commissione per il ritardo con il quale intervengo alla seduta, anche se credo che il collega Di Pietro vi abbia informato delle ragioni che non mi hanno consentito di essere puntuale. In particolare, sono stato impegnato nel predisporre misure tempestive per evitare che due pericolosi criminali attualmente detenuti in Spagna potessero essere rimessi in libertà.

Il presidente ha fatto riferimento alla informativa del NOE. In realtà, tale informativa trae origine da una serie di indagini tecniche cui ha partecipato anche il ROS. Se fosse stato possibile, ma purtroppo così non è stato a causa di una serie di impegni, avere a disposizione in tempi brevi il testo dell'informativa, lo avrei senz'altro depositato alla Commissione.

Sono componente della direzione distrettuale antimafia di Napoli e mi occupo dei delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis del codice di procedura penale, in particolare di delitti di associazione camorristica o posti in essere al fine di agevolare le stesse associazioni oppure con le condizioni con le quali operano le associazioni mafiose di cui all'articolo 416-bis. Da ciò deriva una pluralità di impegni, soprattutto in questa fase di udienze.

Tratterò la materia dei rifiuti in un ambito specifico, con particolare riguardo all'interesse della criminalità organizzata. Nell'ambito di competenza della direzione distrettuale antimafia, abbiamo approfondito non solo l'indagine alla quale ella faceva riferimento, ma numerosi altri elementi che ritengo possano essere messi a disposizione della Commissione.

Prima di fornire le informazioni che mi sono state richieste, vorrei chiarire che quella di cui stiamo parlando è un'informativa tuttora riservata; pertanto, indicherò nomi e fatti nei limiti in cui gli stessi abbiamo già costituito oggetto di pubblicità. Dico questo perché l'informativa recupera sostanzialmente una serie di elementi sorti dall'indagine. Da quest'ultima è emerso che il gruppo che gestiva il traffico di rifiuti individuava, di volta in volta, determinati siti, per depositarvi i rifiuti tossico-nocivi o speciali. Seguendo l'evoluzione e lo sviluppo di questo gruppo, di volta in volta, il NOE indicava agli organismi locali, soprattutto ai carabinieri, quali fossero le discariche che in un certo momento diventavano destinatarie non dico dello smaltimento ma, più propriamente e sicuramente, dell'occultamento dei rifiuti. Tali discariche, di volta in volta, sono state sequestrate. Tra i primi mesi del 1995 e la fine del 1996 sono stati sequestrati numerosi siti e, in occasione di tali sequestri, sono stati instaurati procedimenti penali presso le procure circondariali territorialmente competenti.

PRESIDENTE. In quali aree sono avvenuti i sequestri e dove sono state indirizzate le iniziative di indagine?

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le aree sono diverse. Questi soggetti hanno inizialmente individuato una certa area, l'Italbeton in Santa Maria Capua Vetere, una ditta di produzione di calcestruzzo; nel momento in cui questa ditta è stata sequestrata, sono stati individuati altri siti.

Al fine di proporvi un discorso più organico, vorrei richiamare i risultati delle indagini, non prima però di aver fatto riferimento al problema dei cosiddetti laghetti, o vasche, poste a ridosso del litorale domizio, nella zona di Castel Volturno. Abbiamo acquisito importanti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, dalle quali si ricava la necessità di procedere ad un accertamento in loco, accertamento che noi non abbiamo ancora sviluppato per i motivi che indicherò.

PRESIDENTE. Anche in considerazione dei limiti di tempo a disposizione, la pregherei di intervenire sul primo punto da lei indicato, anche perché la questione dei laghetti è abbastanza nota alla Commissione. Ovviamente, siamo molto interessati al materiale che ella potrà produrre. A tal fine, subito dopo l'audizione, potremmo incontrarci con i nostri consulenti in modo da selezionare l'ampia documentazione di cui ella dispone.

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. L'attività di indagine condotta dal Nucleo operativo ecologico e dal Raggruppamento operativo speciale ha consentito di ricostruire le varie fasi attraversate dal rifiuto speciale e/o tossico-nocivo, dal momento in cui viene prodotto fino allo smaltimento finale. Le industrie produttrici, nel corso della lavorazione dei metalli, in particolare dell'alluminio, ottengono quale materiale di scarto le polveri di macinazione, le schiumature di alluminio, e le polveri di abbattimento dei fumi, che non possono essere riciclate e reinserite nel ciclo produttivo a causa dell'elevato costo di lavorazione e dell'esigua quantità di alluminio ricavabile. Il materiale di scarto prodotto deve essere smaltito tramite terze società. Quanto ottenuto è rifiuto speciale o tossico-nocivo per via della presenza, anche in percentuali elevate, di ammoniaca ed ossidi di varia natura. Per questa intrinseca caratteristica, nella trattazione occorre adottare vari accorgimenti, perché l'esposizione agli agenti atmosferici, in particolare all'acqua, innesca pericolose ed incontrollabili reazioni chimiche che trasformano il materiale in una miscela liquido-gassosa letale ad ogni forma di vita.

Sebbene sia economicamente conveniente smaltire piuttosto che reimpiegare, le industrie produttrici devono comunque farsi carico di costi elevati, considerato che con la lavorazione del prodotto si ottiene il 50-60 per cento di materiali di scarto. Inoltre, sul territorio nazionale sono poche le discariche attrezzate ed autorizzate al particolare smaltimento. E' altrettanto oneroso, per i produttori, individuare le società fornite dei necessari mezzi speciali alle quali rivolgersi per la raccolta ed il trasporto di tali materiali. Per abbattere i costi, è stata adottata una semplice strategia: la strada seguita è stata quella della declassificazione fittizia dei rifiuti, facendoli passare per residui riutilizzabili, modificandone la natura tramite la documentazione di accompagnamento, all'origine presso i produttori o lungo il tragitto verso i luoghi di smaltimento. Per ridurre ulteriormente i costi i rifiuti vengono infine smaltiti in discariche abusive costituite essenzialmente da semplici buche nel terreno.

PRESIDENTE. Poiché ha fatto riferimento al termine "residui", e poiché purtroppo è stato reiterato 16 o 17 volte il decreto sulle cosiddette materie prime e seconde, ricordo che in esso, da un certo momento in poi, è comparso questo termine. Era comparsa anche la possibilità che dei rifiuti potessero acquisire la natura di merce attraverso i famosi mercuriali delle camere di commercio. Vorrei capire, perciò, quando parla di residui...

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Scusi, presidente, sto parlando del giro di bolla che hanno usato. Inizialmente, dall'impresa produttrice viene fuori un rifiuto speciale o tossico-nocivo, rifiuto cui si vuole assegnare una certa strada e che si vuole occultare al fine di evitare uno smaltimento assai costoso. Nel momento in cui il rifiuto viene consegnato per l'ipotetico smaltimento, proprio allo scopo di riservargli una strada apparentemente legale lo si fa passare per residuo riutilizzabile.

PRESIDENTE. Allora riformulo la domanda in una affermazione. Mi pare di capire, da quanto lei afferma, che non è a sua conoscenza un'altra strategia possibile, che era resa tale dalle norme vigenti fino a non molto tempo fa. Mi riferisco alla possibilità di far sì in qualche modo, grazie ad una valutazione compiacente di una camera di commercio, che il rifiuto fosse considerato come una merce a tutti gli effetti, quindi agevolmente "transitabile" già a priori.

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Presidente, le ripeto quanto ho sottolineato in premessa. Il mio ufficio si occupa di questo fenomeno in quanto esso costituisce oggetto di attività di programma criminoso delle organizzazioni camorristiche, con la conseguenza che non studiamo il fenomeno in astratto. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno concreto che identifichiamo e tentiamo di colpire. La ringrazio di avermi interrotto con la sua domanda, perché il problema più grande, per noi, è proprio quello di riuscire a colpire il fenomeno, dato che la legislazione, sotto questo aspetto, mi sembra del tutto insufficiente. Fatti di tale gravità sono infatti al limite del disastro ecologico, eppure possono essere puniti con mere contravvenzioni: evidentemente, non si vuole punire o contrastare il fenomeno efficacemente.

Lei ha detto inizialmente che dal febbraio 1997 è stata depositata l'informativa del NOE e che la Commissione è interessata a conoscerne i risultati. Ebbene, se nel febbraio 1997 avessimo avuto delle previsioni normative diverse in materia di rifiuti nel caso specifico avremmo già operato. Poiché queste violazioni sono punite con la pena dell'arresto o dell'ammenda, non è configurabile un delitto, ma solo una contravvenzione. La contravvenzione non può dar luogo all'associazione per delinquere, con la conseguenza che colui il quale si arricchisce grazie allo smaltimento illegale, alla gestione illecita dei rifiuti, può ottenere guadagni enormi senza alcuna preoccupazione relativa a conseguenze penali. In uno dei casi di sequestro di una cava abusiva o di un sito abusivamente occupato con questi materiali, infatti, vi è stato un patteggiamento che si è concluso con una sanzione di 800 mila lire, quando in realtà avevano guadagnato centinaia di milioni. Allora, un patteggiamento che non fa stato per le successive eventuali condanne, ma che resta un mero accordo privo di ulteriori conseguenze per chi ha violato ripetutamente la normativa in materia di rifiuti credo stia a dimostrare come l'attuale disciplina sia del tutto insufficiente.

La nostra maggiore difficoltà è proprio quella di individuare i delitti, di individuare fatti astrattamente configurabili fra i delitti al fine di poterli efficacemente punire, cosa che purtroppo la legge non ha previsto. Spesso si ricorre alla configurazione dell'articolo 434 del codice penale, che riguarda fatti diretti a cagionare un disastro: ma deve esserci il pericolo per la pubblica incolumità, che deve essere provato attraverso una serie di analisi. Quando abbiamo provato che esiste un gruppo dedito abitualmente alla gestione e al trattamento di rifiuti tossici e nocivi, con grave pericolosità - astratta - per la pubblica incolumità, non possiamo operare per ciò che riguarda le contravvenzioni perché sono di competenza del pretore e perché comunque è necessario individuare o il solito corso d'acqua che sgorga nei pressi della cava oppure un centro abitato sul quale vi siano state determinate conseguenze o, ancora, malattie che abbiano colpito coloro che hanno trattato i rifiuti. Si tratta di analisi che sarebbero inutili nel caso in cui vi fosse una normativa adeguata sotto l'aspetto della pena.

Aggiungo un'altra osservazione. Tanti problemi che in materia sono avvertiti da coloro che operano costantemente nel settore sono risolti dalla direzione distrettuale antimafia ogni qualvolta ci vengano posti. Nel caso di specie, non c'è stato posto un problema come quello su cui ha chiesto delucidazioni, presidente. La forma utilizzata nel caso è stata appunto quella del giro di bolla.

Dicevo che il fulcro della movimentazione sono le società che curano l'intermediazione commerciale durante le varie tappe verso luoghi di smaltimento. Queste, nel caso che ci ha occupato, sono state identificate nell'Ecologia ambientale di Napoli, con Di Giovanni Pasquale, mentre altri nomi dovrei tenerli riservati. Mentre il Di Giovanni, infatti, è già stato coinvolto in una serie di procedimenti...

PRESIDENTE. Dottor Cafiero, possiamo procedere con le cose che può dire, rimandando alla relazione scritta che lei credo...

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Purtroppo non ho una relazione scritta, ma potrò inviarne una.

PRESIDENTE. Sì. Rimandiamo i dati che ritiene debbano avere un regime riservato ad una sede separata. Se, nel corso dell'esposizione che si appresta a fare in seduta pubblica, dovrà darci molte notizie riservate, la prego di comunicarle.

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Va bene. Cito poi la Certezza ecologia di Massa, con Laffi Cesare e la Siveco di Bologna. Queste tre società commerciali inizialmente avevano individuato come primo luogo di smaltimento finale - in realtà parliamo di smaltimento in senso improprio - la società Italbeton di Statuto Rodolfo. Costui è il personaggio che collochiamo direttamente nell'ambito dell'organizzazione camorrista dei Casalesi. Statuto Rodolfo è persona che è stata raggiunta da ordinanza di custodia in carcere del 25 novembre 1995, ordinanza emessa nei confronti di 146 appartenenti all'organizzazione dei Casalesi. Statuto Rodolfo ha un compito prettamente imprenditoriale. Egli si interessa peraltro di vari settori della finanza nell'ambito della stessa organizzazione. Secondo noi è l'esponente di maggior rilievo attraverso cui avviene la gestione dei rifiuti tossici. Il fatto che presso di lui siano state depositate determinate quantità di rifiuti tossici e nocivi sta solo a significare che in un primo momento pensavano di poter portare avanti questa gestione attraverso siti chiaramente individuabili, come quello di cui è titolare lo Statuto, e che ha sede in Santa Maria Capua Vetere, cioè in un luogo abitato e non molto lontano dal centro. Quindi, è evidente che egli ha operato indisturbato.

Colgo l'occasione per sottolineare come una delle maggiori caratteristiche dell'organizzazione cui aderisce lo Statuto - naturalmente secondo l'impostazione accusatoria, che dovrà essere sottoposta al vaglio dibattimentale - sia che essa si muove con il capillare controllo del territorio. Questo significa che l'organizzazione ha referenti in ogni settore in cui si muove. Ne ha presso i comuni, ed i comuni del casertano sono 116: o ha dei referenti diretti o, addirittura, condiziona o impone la nomina del sindaco. Molto spesso, almeno negli anni passati (come peraltro risulta dall'ordinanza di custodia in carcere cui ho fatto poc'anzi riferimento), è capitato, per esempio al comune di Villa Literno(dove peraltro avvengono costantemente rinvenimenti di rifiuti tossici e nocivi, che indicherò poi in modo più specifico), che si siano addirittura succeduti sindaci come il Riccardi e Tavoletta Vincenzo, persone comunque legate all'organizzazione camorrista. Nella stessa Casal di Principe, per anni il sindaco è stato individuato attraverso i voti della camorra ed era egli stesso un uomo appartenente alla famiglia Schiavone, uno dei capi dell'organizzazione (lo è stato per anni ed anche recentemente è stato eletto, a dimostrazione che si tratta di un'organizzazione capace di portare avanti i suoi uomini).

PRESIDENTE. E' stato eletto sindaco, o consigliere comunale?

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Era stato eletto sindaco nelle scorse elezioni ma è intervenuto il prefetto che ha sciolto il consiglio comunale; vi è stata poi una nuova elezione ma anche a questa è seguito lo scioglimento del consiglio comunale.

Chi non ha operato sul territorio di determinate zone, probabilmente, non può comprendere come si vive: il casertano è per l'appunto una di queste zone. Me ne occupo da tre anni e mi rendo conto che è la peggiore zona d'Italia, perché le infiltrazioni camorristiche arrivano a qualunque livello: determinano quindi gli esponenti politici e istituzionali, hanno il controllo del territorio nel vero senso della parola, sono in grado di conoscere qualunque informazione, di sapere quali indagini vengono svolte, in ogni stazione ed in ogni compagnia dei carabinieri hanno un loro referente, come lo hanno nei commissariati, in qualunque luogo. E' veramente incredibile questa situazione ed è dunque difficile poter operare in una zona come il casertano.

Il fatto che i rifiuti vengano occultati alla luce del sole, senza che nulla traspaia mai, potrebbe sembrare strano ma è invece normale, perché si tratta di una zona nelle mani della camorra: è quello che, negli ultimi anni, stiamo tentando di far comprendere anche alla Commissione antimafia; abbiamo inoltre cercato di avere contatti con il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, che fortunatamente domani si riunirà a Caserta. La gestione dei rifiuti, purtroppo, non è il male peggiore in quella zona: ci troviamo in posti controllati totalmente dalla camorra, che per anni sono restati nelle sue mani. E' una camorra, ripeto, con struttura mafiosa, quindi tanto più pericolosa in quanto riesce a controllare ogni settore.

Credo che il collega Di Pietro vi abbia già parlato degli appalti, quindi dello sversamento dei rifiuti nelle cave utilizzate per le forniture dei grandi appalti. Il tutto avviene senza che si intervenga, se non dall'esterno, alla luce del sole senza che alcuno si muova per contrastare questa criminalità. La situazione è anche da addebitare alla cultura mafiosa che contrassegna il modo di operare di coloro che vivono nel casertano, i quali pensano alla camorra come ad un male che comunque esiste e con il quale bisogna convivere; questo vale non soltanto al livello del cittadino che esercita un'attività privata, ma purtroppo anche al livello dei sindaci. In relazione ai lavori per l'alta velocità, è stato arrestato il sindaco di San Tammaro per associazione camorrista, cioè per collegamenti con l'organizzazione che operava estorsioni; anche il sindaco di Mondragone è stato arrestato per favoreggiamento aggravato in relazione ad una serie di estorsioni poste in essere in danno di imprenditori (estorsioni rispetto alle quali egli non è mai intervenuto e non ha dato alcun aiuto, anche se sollecitato dalle vittime).

Vi sono quindi comuni che non sono noti come Casal di Principe, ma nei quali, al pari di Casal di Principe, vi sono sindaci che si muovono in un determinato modo. Il sindaco di Parete è un altro personaggio che ha operato favorendo la camorra: egli è anche presidente di un consorzio ed ha versato ripetutamente alla camorra (ma anche raccolto in favore della camorra) determinate somme per tangenti; sentito anche lui come persona informata dei fatti, ha negato, nonostante l'evidenza collegata al fatto che numerosi imprenditori avevano riferito che era proprio lui a muoversi in questo modo.

Sono gli esempi che mi vengono ora in mente, ma ritengo che molti sindaci dei comuni del casertano si muovano nello stesso modo. Scusatemi la divagazione, che però è importante per capire in quale territorio ci muoviamo e che determinati elementi forniti dai collaboratori di giustizia, che a volte potrebbero sembrare incredibili, corrispondono invece esattamente alla realtà. Anch'io, tre anni fa, quando cominciai, nel sentire alcuni collaboratori di giustizia che mi narravano di questa collusione così stretta tra istituzioni e organizzazioni camorriste, pensavo che chi parlava dicesse qualcosa di esagerato per richiamare il mio interesse; andando avanti, purtroppo, mi sono accorto che la situazione è peggiore di quella che i collaboratori di giustizia tentavano di rappresentarmi.

Presidente, nel momento in cui dovessi toccare argomenti che non sono di vostro interesse, me lo faccia rilevare.

PRESIDENTE. Il quadro d'insieme è fondamentale e peraltro coincide, come lei stesso sta rilevando, con una parte delle informazioni che abbiamo avuto nel corso delle audizioni dei collaboratori di giustizia. Volevo piuttosto ricordarle che abbiamo un limite temporale intorno alle 16.

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Procederò allora velocemente a definire un quadro generale e vi indicherò poi una serie di collaboratori che hanno parlato della questione, se vi può interessare.

Scusatemi per la parentesi: ho comunque grande piacere di essere ascoltato in questa sede perché, come procura, ci aspettiamo che il Parlamento, attraverso la vostra Commissione, riceva una sollecitazione a forniredi mezzi e di strutture efficienti determinati organismi, come il Nucleo operativo ecologico. Esso opera sicuramente in modo molto fattivo e concreto ma ha bisogno di strutture, per esempio di un laboratorio mobile, perché nel momento in cui si interviene si ha immediatamente bisogno di sapere se si tratta di rifiuti tossico-nocivi o meno, nonché una serie di altri elementi che, se vi sarà tempo, potrò indicarvi.

Come vi stavo riferendo, la Italbeton di Statuto Rodolfo venne individuata come uno dei primi siti in cui venivano depositati i rifiuti tossico-nocivi fin dagli inizi del 1994, tanto che alla fine di quell'anno, in particolare nel mese di settembre, si procedette al sequestro parziale dell'area; vennero peraltro sequestrati big bag con scritte in francese e per la verità questa indicazione non è stata approfondita, mentre sono stati approfonditi altri elementi che hanno consentito di individuare le ditte produttrici dei rifiuti.

Con il sequestro dell'impianto, viene successivamente individuata la ex Fonderie Castelli di Tortona come luogo ove stoccare temporaneamente i materiali, in attesa del dissequestro dell'area di Serre, un altro sito del quale disponeva Di Giovanni Pasquale, un'area temporaneamente sequestrata ma che, da un momento all'altro, si aspettava dovesse essere restituita. La restituzione dell'area, anche in questo caso, dimostra come la normativa precedente fosse inefficace; oggi, per lo meno, è prevista la confisca.

Con il sequestro dell'Italbeton, quindi, viene individuato un ulteriore luogo, quello della ex Fonderie Castelli di Tortona, come sito ove stoccare temporaneamente materiali, in attesa del dissequestro dell'area di Serre, sempre di proprietà della Ecologia Ambientale. L'ex Fonderie si presta a fornire soltanto una copertura per l'organizzazione, lasciando apparire una produzione di residui riutilizzabili. In sostanza, la ex Fonderie Castelli viene a soddisfare le necessità delle società che ho poc'anzi indicato e, in particolare, del Di Giovanni (l'unico nome che allo stato posso farvi, per ragioni di riservatezza). In definitiva, si tende a dimostrare come la gestione dei rifiuti riguardi quelli non di natura tossico-nociva ma soltanto quelli riutilizzabili.

Lo stoccaggio presso la ex Fonderie Castelli prosegue fino al febbraio 1995. La fonderia, che era stata acquisita in locazione nell'ambito di una procedura di fallimento, viene quindi utilizzata per questi scopi fino al febbraio 1995, momento a partire dal quale viene sequestrata.

Come dicevo, il dissequestro della discarica di Serre era considerato imminente. Nella sentenza di condanna emessa a seguito del sequestro della discarica, peraltro, era previsto il ripristino ambientale e, quindi, il riempimento delle enormi buche con materiali inerti. Si è quindi ricercata una serie di altre località attraverso le quali poter garantire lo stoccaggio delle sostanze, in attesa del dissequestro della discarica di Serre. I siti furono localizzati nelle società Marsid di Capalbio, Busisi Rottami di Grosseto, Trenta Vizi di Orvieto, Ecoliner di Capranica (Viterbo), Raffinerie Metalli Quartaccio di Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo. Nell'indicarvi queste società, intendo evidenziare che questi siti sono stati utilizzati come centri di stoccaggio intermedio tra le ditte produttrici del rifiuto e quella che sarebbe dovuta essere la discarica finale.

Presso il centro di stoccaggio Trenta Vizi giungono addirittura direttamente le polveri di abbattimento fumi, estremamente tossiche, tanto che il titolare, per non detenerle in grosse quantità, ad un certo momento ne rifiuta una parte. Sto parlando di collegamenti tra i titolari delle società che ho indicato ed i soggetti che trattano i rifiuti, collegamenti emersi da indagini svolte dal ROS e dal NOE.

Nel mese di ottobre 1995 diviene operativa la discarica di Serre ed iniziano così gradualmente a confluire rifiuti speciali e/o tossico-nocivi, fatti passare per residui e stoccati fino a quel momento nel piazzale di altro soggetto del quale debbo mantenere riservato il nome. Anche la discarica di Serre ha avuto vita breve, tanto che nel novembre 1995 è stata sottoposta a sequestro. Del pari, sono stati sequestrati anche altri centri di stoccaggio intermedio.

L'organizzazione, senza perdere tempo, dirotta il flusso dei rifiuti nell'Italia centrale, nel momento in cui le prime società individuate sulla dorsale tirrenica vengono sequestrate. Le società alle quali ho fatto poc'anzi riferimento, infatti, sono state tutte oggetto di sequestri, proprio perché dal primo momento è stata seguita l'attività gestita dal gruppo oggetto delle nostre investigazioni.

Dicevo che dalla dorsale tirrenica si passa all'Italia centrale; precisamente, il flusso dei rifiuti viene dirottato verso la cava Masci di L'Aquila, tramite la società di autotrasporti Veca Sud di Maddaloni. Il fine è quello di miscelare i materiali e di impiegarli nelle costruzioni. La stessa modalità operativa di smaltimento illegale era stata adottata dalla Italbeton di Statuto Rodolfo. Anche in quel caso, i rifiuti erano miscelati con il calcestruzzo e, in questo modo, si smaltivano i rifiuti che avrebbero dovuto seguire ben altra strada.

Anche il Centro Masci viene sequestrato dall'Arma dei carabinieri il 2 dicembre 1995. A quel punto, si cercano nuovi centri nei quali conferire i rifiuti e si ritorna in Campania, presso la CTI di Morcone, in provincia di Benevento, un centro di proprietà di un pregiudicato, Ciro Piccirillo. I rifiuti vengono poi fatti confluire anche presso la CSR di Villa Literno (Caserta); la relativa società è gestita da soggetti particolarmente vicini all'organizzazione camorrista dei Casalesi, in quanto il titolare della stessa, Toni Gattola, è convivente di Cacciapuoti Brigida, sorella di Cacciapuoti Alfonso, elemento di primo piano nell'ambito dell'organizzazione dei Casalesi. Questi due centri vengono ugualmente sequestrati, il 27 gennaio 1996 il primo ed il 31 ottobre 1996, il secondo.

Con quest'ultimo sequestro si interrompe l'invio dei rifiuti seguendo la dorsale tirrenica e spostandosi solo per un momento con il centro Masci verso la parte centro-orientale della penisola. Per evitare di ingolfare i produttori con materiali di scarto, la società Certezza ecologica risolve il problema dirottando i rifiuti verso la dorsale tirrenica con le stesse modalità collaudate precedentemente. La nuova rotta viene sfruttata grazie alle intermediazioni della società Servizi costieri di Venezia, frazione Marghera, di Valle Carlo, e della Smaltimenti e bonifiche, Palocco di Roma, di Taddei Armando. I materiali vengono dirottati ancora presso i centri di trattamento e la società SOGERI, di De Nicola Nicola. Questo centro, in provincia di Chieti, ha due siti, uno a Chieti Scalo e l'altro a Cepagatti, che sono stati entrambi sequestrati.

Dagli accertamenti svolti emerge che anche in essi il metodo usato è quello del giro di bolla, cioè di camuffare la natura del rifiuto che da tossico-nocivo speciale diviene un residuo riutilizzabile.

PRESIDENTE. Tutto questo nel 1996?

FEDERICO CAFIERO de RAHO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Sì, questi ultimi sequestri avvengono nel 1996. Dispongo di una serie di indicazioni sui vari sequestri, che vanno al di là di quelle contenute nell'informativa e che provengono dall'acquisizione di atti dei procedimenti penali instaurati presso varie procure circondariali, che si sono occupate di volta in volta dei sequestri di questi rifiuti. Ad esse è stato richiesto di inviare copia degli atti proprio per sostenere la ricostruzione che avevamo agli atti come esito delle indagini tecniche ma che non era supportata dagli elementi di indagini ulteriori, come consulenze, perizie, approfondimenti investigativi che noi non abbiamo attuato in attesa della conclusione della nostra indagine.

Nel periodo compreso tra febbraio e marzo 1996, il NOE sequestrò le sedi della ditta SOGERI di Chieti Scalo e di Tollo. La ricostruzione dell'iter seguito dai rifiuti speciali o tossico-nocivi ha consentito di documentare una nutrita mappatura delle società che, a fini di lucro, hanno direttamente o indirettamente agevolato il travisamento della natura dei materiali pericolosi, consentendone il conferimento in discariche non autorizzate.

Se la Commissione interessata potrei indicare sia le società produttrici sia quelle che hanno proceduto al trasporto e che siano state identificate. Sono comunque disponibile per un nuovo incontro con la Commissione poiché credo che questo discorso richieda un po' di tempo.

PRESIDENTE. La ringrazio, possiamo considerare l'incontro odierno come il primo tempo delle informazioni che lei ci darà. Possiamo concordare un'altra data in cui incontrarci nuovamente. Nel frattempo, il materiale di cui ci ha parlato sarà esaminato dai consulenti della Commissione, in modo che nella prossima audizione si possa concludere il discorso cominciato oggi.

La ringrazio.

Avverto che la Commissione tornerà a riunirsi giovedì 18 dicembre 1997, alle 13,30, per ascoltare la senatrice Bettoni, sottosegretario di Stato per la sanità. Ricordo che al termine dell'audizione è prevista la riunione dell'ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.

La seduta termina alle 16,15.

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