Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La Coop Sei Tu!!! Chi ti Ruba di Più? (Spariti i Soldi dei Soci Risparmiatori)

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

Ohhh e adesso tocca al “prestito sociale”. Sapete quella roba parabancaria e paracula che alcune Cooperative (Rosse) offrono come gentile facilitazione e omaggio ai loro iscritti. Ma quanto sono buone e magnanime.

Solo che, oooooops, è bene sapere che se qualcosa andasse storto NON ESISTE GARANZIA BANCARIA.

Non ci credete? E fate male.

da Il Piccolo

Coop operaie, spariti i soldi di 17mila soci

L’avvocato Carbone: “Gli importi versati non sono risparmi, ma prestiti tutelati da una fidejussione. Sono garantiti solo al 30 per cento” . Gli uffici di via Gallina presi d’assalto da una folla di risparmiatori fin dalle prime ore del mattino

Oltre 103 milioni di euro del prestito sociale delle Cooperative operaiedi fatto non esistono. È il denaro dei piccoli risparmiatori, circa 17mila, che è sparito. È servito in questi anni come una stampella per reggere tutta la struttura: lo scrivono a chiare lettere i pm Federico Frezza e Matteo Tripani che hanno chiesto al Tribunale civile il fallimento della società e nel contempo la nomina dell’amministratore giudiziario Maurizio Consoli. Si legge nel provvedimento: «Questi 103 milioni di euro la Coop non li ha. Non è che non ne ha 100, non ne ha nemmeno 50 e forse nemmeno 10».

Non ha dubbi l’avvocato Gianfranco Carbone da sempre vicino alla realtà delle Cooperative operaie. «Dopo i provvedimenti dell’autorità giudiziaria e la nomina dell’amministratore tutti coloro che hanno depositato i propri risparmi alle Coop avranno, da oggi, l’amara sorpresa di non poterli ritirare».

Sorpresa che hanno potuto constatare di persona i tanti risparmiatori che questa mattina si sono presentati, inferociti, davanti agli uffici delle Coop di via Gallina. Ufficio che, dopo un primo tentativo di apertura, è stato prontamente richiuso.

Ma concretamente, cosa potranno fare i risparmiatori? «Va fatta una premessa», risponde Carbone. «Gli importi versati alle Coop, tecnicamente, non sono “risparmi” (che come tali sarebbero garantiti fino a 100mila euro dal Fondo interbancario) ma “prestiti” dei soci garantiti dal patrimonio della società e da una fideiussione pari al 30% delle somme depositate di un Istituto bancario».

«Dunque concretamente – continua – se le Coop dovessero fallire coloro che hanno depositato i loro soldi (e si tratta di piccoli risparmiatori con un tetto di depositi di 30 mila euro) avrebbero la certezza di recuperare il 30 per cento dei depositi. La differenza potrebbero sperare di recuperarla solo dopo la liquidazione (fallimentare) del patrimonio delle Cooperative stesse».

E ancora. «Va detto – precisa Carbone – che il loro credito non ha “privilegio” (verrebbero pagati prima i dipendenti, l’ Inps, lo Stato per le imposte). Sarebbe un credito “chirografario” e, al momento, non so prevedere in che percentuale (superiore al 30 per cento) recupererebbero i loro soldi». Dunque poche speranze? «Girando il ragionamento – risponde l’avvocato – in caso di fallimento è certo che perderebbero una percentuale elevata dai loro risparmi fra il 70 ed una quota significativamente minore collegata alla vendita dei beni delle Cooperative».

Ma chi doveva controllare e garantire? «Devo ricordare – risponde – che si sta consolidando una giurisprudenza che attribuisce la responsabilità di risarcire i depositanti all’Ente che avrebbe dovuto controllarne i conti: nel nostro caso la Regione e le sue inutili revisioni ordinarie e straordinarie che non hanno mai fatto emergere la voragine accertata dal consulente della Procura. Ma in questo caso sarebbe necessario avviare azioni giudiziarie contro la Regione, certamente, almeno all’inizio, costose, lunghe e, come ogni causa, incerte nell’esito finale». Secondo Carbone dunque l’unica alternativa a tutto ciò «è che le Coop Operaie non falliscano ed è questo l’auspicio della stessa Procura. In tale caso si tornerebbe a una gestione ordinaria e gli stessi “risparmiatori” vedrebbero riconosciuti i loro crediti. Ritengo sia questo l’obiettivo cui debbono guardare gli stessi risparmiatori contribuendo a creare in città un clima di attenta solidarietà nei confronti dell’impegno dell’amministratore sperando che anche i creditori non avanzino richieste di fallimento».

I tempi sono strettissimi: «Si tratta – dice ancora l’avvocato – di operare per due mesi al massimo. È questo il tempo necessario per capire se è percorribile il piano di salvataggio impostato da alcuna grandi Cooperative nazionali. La tutela effettiva anche dei risparmiatori si può ottenere consolidando la gestione delle Coop e facendole ripartire nel solco della loro centenaria tradizione. Non è né semplice ne facile. Ma non vedo altre strade».

Mi spiace ma devo essere maligno e cattivo: posso ipotizzare che la stragrande maggioranza dei risparmiatori della cooperativa operaia è sempre stata fedele ad un certo credo politico e ad un certo modo di votare? Beh io lo ipotizzo, e come dire non mi sento gran che solidale. (per tutti gli altri, sorry, shit happens)

Vi siete fidati dei compagni?

Cazzi vostri, godetevi il socialismo.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

La Coop Sei Tu!!! Chi ti Ruba di Più? (Spariti i Soldi dei Soci Risparmiatori)
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Il CEO "anti-petrodollari" di Total muore in un incidente aereo a Mosca

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

"Non c'è ragione di pagare il petrolio in dollari" aveva dichiarato

lo scorso luglio

 
Tre mesi fa, l'amministratore delegato di Total, Christophe de Margerie, ha osato pronunciare una frase che era riecheggiata in tutto il mondo dei petrodollari: 
 
Oggi, si apprende la notizia terribile della sua morte avvenuta in un incidente aereo all'aeroporto Vnukovo di Mosca, dove il suo jet privato si è schiantato contro uno spazzaneve che ha intralciato la manovra di decollo. L'aeroporto ha rilasciato una dichiarazione che conferma "l’apertura di una indagine penale per violazione delle norme di sicurezza", aggiungendo che insieme ai tre membri dell'equipaggio è deceduto anche il conducente dello spazzaneve.
 
Naturalmente il tutto potrebbe semplicemente essere un triste incidente ... se non fosse per questa piccola coincidenza ..
 
Lo scorso luglio, nel rispondere a domande sugli appelli politici francesi per trovare un modo a livello dell’UE per sostenere l'utilizzo dell'euro nel commercio internazionale, dopo la maximulta degli Usa alla BNP Paribas, Christophe de Margerie, l'amministratore delegato di Total, il 13° più grande produttore di petrolio al mondo e il secondo più grande d'Europa, riteneva che "Non c'è ragione di pagare il petrolio in dollari. Il prezzo del barile è denominato in dollari, ma una qualunque raffineria è in grado di prendere quel prezzo e convertirlo al cambio del giorno per effettuare il pagamento con la moneta europea”. 
 
Come riportava Reuters, l’Amministratore delegato del colosso petrolifero Total ha sostenuto che l'euro dovrebbe avere un ruolo più importante nel commercio internazionale, sebbene non sia ancora possibile fare a meno del dollaro statunitense.
 
Anche uno dei principali beneficiari dello status quo sembrava intravedere la fine per i Petrodollari. 
 
Inoltre, nonostante le sanzioni occidentali imposte alla Russia che vietano finanziamenti occidentali ed il trasferimento di tecnologia ad alcuni progetti energetici russi, Total aveva annunciato che non avrebbero fermato il lavoro sul progetto Yamal -  per sfruttare le risorse di gas naturale presenti nella Siberia nord occidentale - in una joint venture con la russa Novatek e la cinese CNPC.
 
"Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per vivere senza di essa? Io penso - e non sto difendendo gli interessi della Total in Russia - di no", aveva dichiarato de Margerie alla Reuters questa estate.
Tratto da:www.lantidiplomatico.it
Il CEO "anti-petrodollari" di Total muore in un incidente aereo a Mosca
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L’evasione fiscale è una preziosa alleata della democrazia?

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Di: Marco Mori

Questa volta ho deciso di picchiare duro. Picchiare duro contro il muro di disinformazione che rende la maggior parte dei cittadini completamente incapaci di comprendere, anche solo minimamente, quanto sta drammaticamente accadendo sotto i loro occhi.

Siamo al capolinea della democrazia costituzionale e non riusciamo a concretizzare alcuna forma di valido dissenso, siamo costantemente persi nell’abbaiare alla Luna.

Occorre alzare i toni contro le “false flags” che distraggono dal problema che resta uno ed uno solo: l’oscena dittatura finanziaria che controlla l’Europa e la gran parte dell’occidente.

Entriamo nel tema dell’articolo. L’evasione fiscale e’ un problema macroeconomico? L’evasione fiscale è la causa della crisi? La risposta per una persona, anche solo minimamente consapevole, e’ semplicemente no!

L’evasione fiscale non potrà mai essere un problema di cassa per uno Stato, ma unicamente un problema di giustizia sostanziale e redistribuzione dei redditi o, al limite, un problema per il corretto sviluppo di una sana politica monetaria. Lo Stato, in sostanza, deve semplicemente fare in modo che nessuno rimanga con troppo poco mentre altri hanno troppo, avendo sempre un chiaro obiettivo: la piena occupazione ex art. 1 Cost.

Ma vi è di più. Oggi la realtà è tale che l’evasione fiscale, ogni forma di evasione, è diventata addirittura macroeconomicamente vantaggiosa per l’economia nazionale, in quanto consente di contenere gli effetti recessivi delle politiche monetarie ed economiche imposte attraverso il cd. “Vincolo esterno” UE. Politiche criminali poichè costituiscono atto palesemente ostile verso la personalità dello Stato e ciò in quanto ne impongono la cancellazione.

Qualcuno, schiavo della propaganda mainstream, penserà che sono completamente impazzito ed allora proverò a spiegare il più semplicemente possibile quanto succede.

Gli Euro che avete in tasca non sono cresciuti nei campi! Questo credo che tutti lo possano comprendere, anche gli elettori di Renzi. I “vostri” Euro arrivano nelle vostre tasche solamente in tre modi:

1. Attraverso la spesa pubblica (già, anche attraverso i soldi che lo Stato paga al dipendente pubblico fannullone o quelli che spende per pessime agende);

2. Attraverso i guadagni ottenuti dal paese con le esportazioni (dunque attraverso i soldi ottenuti impoverendo qualcun altro! L’Africa ringrazia sentitamente per i secoli di sfruttamento…);

3. Attraverso il credito privato (prestiti ottenuti dalle banche commerciali – metodo di creazione che avviene da quando ad esse è stato conferito il potere di creare moneta dal nulla all’atto del prestito)

Lo Stato non stampa più moneta e, dopo la perdita della sovranità monetaria (ovvero dal 1981 in poi), ottiene ogni singolo Euro di spesa non finanziata a deficit esclusivamente dalle nostre tasche e ciò per mezzo del prelievo fiscale (ovviamente nei limiti della moneta realmente esistente ed, in mancanza, erodendo i risparmi accantonati in anni di politiche espansive). In alternativa, se vuole alzare la base monetaria, lo Stato può chiedere moneta a deficit in prestito dai mercati (ovvero dalle banche che quella moneta la creano dal nulla grazie alle demenziali regole oggi esistenti).

Come ho più volte spiegato, attualmente, i vincoli Europei impongono un limite all’aumento del debito pubblico e pertanto lo Stato deve tassare più di quanto spende. Nello specifico l’Italia non può fare deficit in misura superiore al 3% del PIL. Visto il costo degli interessi passivi sul debito rispettare questo parametro comporta, non già un incremento della base monetaria, ma una costante diminuzione della stessa. Insomma, mi ripeto, lo Stato deve tassare ogni anno più di quanto spende.

A quel punto la differenza da dove viene presa, visto che la moneta non cresce nei campi?

Ovviamente si verificano le ipotesi n. 2 e n. 3 di cui sopra. Ovvero si “ruba” moneta agli altri paesi con le esportazioni, sperando che essi siano meno imbecilli ed aumentino la base monetaria costantemente sostenendo i consumi (l’attivo della bilancia commerciale tedesca vi dice nulla? È avvenuto sulla nostra pelle…),oppure si ricorre ad un costante incremento del debito privato. Ovvero i cittadini, per pagare le tasse e mantenere i loro consumi ed investimenti, chiedono moneta in prestito alle banche commerciali (che la creano dal nulla all’atto dell’emissione oppure attraverso il finanziamento diretto ottenuto dalla banca centrale europea che emette liquidità secondo la propria discrezione a tassi non accessibili all’economia reale ed oggi sostanzialmente pari a zero).

Dunque è chiaro che, se lo Stato non stampa e non chiede neppure più moneta dai mercati, noi saremo costretti ad indebitarci sempre più con le banche private (guarda caso le azioniste della banca centrale europea, che coincidenza…) Questa situazione però non è eterna, ed appena le banche private chiudono i rubinetti del credito, la base monetaria comincia effettivamente a ridursi. Peraltro, dal punto di vista delle banche commerciali, è ovvio che i rubinetti debbano chiudersi. Infatti se lo Stato non stampa come ripaghiamo interessi mai creati? Insomma si può tranquillamente dire che ogni singolo Euro è una pesante obbligazione che pende sul nostro futuro. Una moneta davvero geniale… Ovviamente geniale per chi l’ha concepita come mezzo sostitutivo agli eserciti per sottomettere i popoli.

Questo è esattamente quanto e’ accaduto all’Italia ed agli altri paesi UE in questi anni. Ovviamente in tale sistema come può, l’evasione fiscale, essere un problema di cassa? L’evasione non incide in alcun modo nella quantità di moneta complessivamente disponibile che dipende unicamente dai tre fattori che vi ho indicato. Anche polverizzando i risparmi il debito pubblico e quello privato sono matematicamente inestinguibili.

Insomma l’evasione cosa comporta in concreto? In un momento in cui lo Stato italiano si impossessa della nostra moneta e la versa in favore di soggetti esteri, abbassando la base monetaria e demolendo l’economia reale, l’evasione rappresenta un semplice ostacolo a questa politica criminale. L’evasione oggi consente di avere in tasca qualche Euro per onorare ancora una parte del debito privato. Dunque grazie all’evasione fiscale una fetta della moneta circolante non viene annichilita, continua a passare di mano in mano consentendo di estinguere qualche obbligazione in più prima di tornare, in ogni caso, nelle mani dei banchieri privati che la creano dal nulla e senza limiti.

Sembra già di sentire le obiezioni: ma se tutti pagassero le tasse si potrebbero evitare i tagli alla spesa e diminuire la pressione fiscale?Assolutamente falso! Chi lo dice fa la stessa figura di colui che si mettesse a sostenere che la Terra e’ piatta. TSO per loro.

L’evasione non aggiunge un euro alle casse dello Stato, la quantità di moneta a disposizione dipende unicamente da quanta ne è stata stampata (o creata telematicamente dalle banche commerciali) e non da quanta ne viene raccolta con le tasse.

Se in Italia vi sono 200 mld di sommerso, significa che togliendoli a chi li detiene per darli allo Stato avremmo, sic et simpliciter, 200 mld in meno nell’economia reale, con conseguenze economiche semplicemente catastrofiche. Se lo Stato, anche recuperati quei 200 mld, provvedesse all’integrale reimmissione di quei soldi nel sistema (anche per mezzo della diminuzione della pressione fiscale) potremmo, al massimo, avere un saldo invariato per l’economia ma giammai un beneficio!

200 – 200 = 0 Qualcuno è capace di negare motivatamente questo dato? Solo una forma di evasione è dannosa, quella che porta i capitali all’estero (ma chi la fa? Non la piccola e media impresa, non gli artigiani e non i professionisti. Sarà, per caso, l’evasione dei grandi gruppi finanziari?).

Dunque con le tasse si pagano i servizi? Assolutamente no! Con le tasse si regola la politica monetaria, ovvero si contengono le spinte inflazionistiche e si regola l’occupazione. Se lo Stato emette troppa moneta ne sottrae un po’ con l’imposizione fiscale. Ecco cosa sono le tasse.

Quando vi dicono che con la lotta all’evasione si combatte la crisi vi prendono per veri imbecilli. Sono conscio che qualcuno potrebbe non avere ancora capito nulla, ciò che dico e’ controintuitivo. Smettere di credere a Babbo Natale non è facile…

Se esistono in circolazione 1000 monete e l’evasione stimata e’ 10000, perché ho un popolo di evasori incalliti che pagano le tasse solo una volta ogni cento transazioni, ritenete che espropriandogli anche le mutande avremo una singola moneta in più di quelle stampate? Sveglia!!!!!!! Vi prego.

Tratto da:www.studiolegalemarcomori.it

L’evasione fiscale è una preziosa alleata della democrazia?
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Poveri, profughi economici e vittime dei massacri sociali, ossia il progetto europeo

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

di Eugenio Orso

“Il numero di persone a rischio di povertà potrebbe rimanere nel 2020 vicino a 100 milioni. E’ uno scandalo per l’Unione Europea che è la prima potenza economica del mondo. Accettare questo è inconcepibile“. Lo ha detto Laura Boldrini, presidente della Camera nell’intervento alla Conferenza sulla Carta Sociale Europea. (ANSA – Torino, 18 ottobre, ore 13:34)

In prima battuta, prima di entrare nel merito della questione, si potrebbe ben dire “da che pulpito viene la predica”! Trattandosi della Boldrini, che rappresenta le istituzioni di un paese asservito alla troika, la denuncia suona di moneta falsa, ha un che d’ipocrita ed è assolutamente manierista. Infatti, Boldrini è un prodotto della sinistra più moderna, infame e mercenaria, che per sopravvivere ai grandi cambiamenti dell’ultimo ventennio si è messa al servizio delle élite neocapitaliste. Di tanto in tanto, ne denuncia i crimini guardandosi bene, però, dall’indicare i colpevoli. Se l’unione europoide, con le sue politiche economiche improntate all’assoluto rigore, è responsabile di questa grande ondata di povertà nel vecchio continente, la Boldrini dovrebbe essergli ferocemente avversa. Eppure le cose non stanno in questi termini, perché l’”europeismo” invasivo della sinistra, adoratrice del feticcio sopranazionale, riemerge sempre e così la devozione nei confronti dei padroni e della loro unione finanziaria-elitista.

 

Sempre Boldini: “Abbiamo bisogno di un’Europa più forte, che risponda ai populismi dimostrando ciò che sa fare” (Intervento conclusivo – Conferenza internazionale ‘Il valore dell’Europa. Crescita, occupazione e diritti: l’Unione europea alla prova’ – Montecitorio, Sala della Regina, 14/03/2014); “La sfida che dobbiamo raccogliere, dopo anni di reticenza e disimpegno è restituire all’Italia l’orgoglio di battersi per gli Stati uniti d’Europa” (aprile 2014); “Non dobbiamo abbandonare il sogno degli Stati Uniti d’Europa” (incontro all’università di Catania, ottobre 2014); “Anche qui in America c’è preoccupazione per il rischio di un’avanzata delle forze populiste, euroscettiche, in grado di rallentare il progetto europeo” (da Washington, maggio 2014, prima delle elezioni europee).

Fin troppo stridente la contraddizione, tipica non solo della marionetta targata sel che deve fingere il rinnovamento istituzionale italiano, ma di tutta la sinistra euroserva, non soltanto nostrana. Da un lato, si denunciano gli squilibri sociali generati dal “progetto europeo”, dall’altro lato, si dichiara guerra ai populismi – ossia a chi sta, pur timidamente, dalla parte delle popolazioni impoverite – e si esalta il sogno elitista degli stati uniti d’Europa. Si critica solo a parole il massacro sociale in atto, ma si vorrebbe perpetuarlo portando il “progetto europeo”, venduto alle masse come un sogno calato dall’alto, fino alle estreme conseguenze. A ben vedere, la cosa non è paradossale, ma soltanto una manifestazione di cattiva coscienza della sinistra liberal, che liscia il pelo a chi soffre, per carpire o mantenere un po’ di consenso, e contemporaneamente dichiara fedeltà al padrone, che altrimenti la schiaccerebbe, non concedendogli premierati, presidenze della repubblica e presidenze della camera. Alle dichiarazioni scandalizzate sulla povertà in Europa non fanno seguito cambi di politiche economiche applicate, perché quelle non le può decidere la sinistra liberal, ma l’élite finanziaria che usa il servitore politico.

Già oggi, prima che entrino bene in circolo lo jobs act renziano, le privatizzazioni, gli ulteriori aggravi fiscali e tariffari a livello locale indotti dalla legge di stabilità, sembra che i poveri, in Italia, siano ben 16 milioni, compreso più di un milione di minori alla fame, con la tendenza a crescere da qui al 2020. Possiamo ragionevolmente presumere che vi saranno ondate di “profughi economici” europei in Europa. Profughi interni, costretti a spostarsi da sud a nord, dal Mediterraneo al Mare del Nord, dall’Europa orientale a quella nord occidentale per il pranzo e/o la cena. Profughi autoctoni per ragioni economiche, in concorrenza con gli extracomunitari, sempre di più compagni di sventura e sempre più in competizione per disputarsi pochi spiccioli. Fra questi, molti saranno italiani, come ad esempio i giovani costretti a cercare un futuro all’estero (per ora, 44% di disoccupazione giovanile censita, domani i due terzi). Non si tratterà, in tal caso, di una semplice “fuga di cervelli” che aspirano a retribuzioni dignitose e standard di vita più alti, ma della necessità di scampare all’indigenza vera e propria. Anche ammesso che l’unione europoide sia la prima potenza economica del mondo, come afferma la Boldrini, non potrà mantenere a lungo il primato (di cui noi, qui, in Italia, non sentiamo i benefici) nella vorticosa economia globale. Infatti, dopo la Francia sta entrando in crisi anche la Germania, che in questi anni ha fatto proprie le politiche del rigore elitiste per la rivincita sul resto d’Europa, dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Per la Boldrini è inconcepibile accettare 100 milioni di poveri, nell’Europa dominata dall’unione elitista e dalle sue politiche, ma la Boldrini stessa vorrebbe che il “progetto europeo”, la vera causa dei 100 milioni di poveri, non rallenti e giunga a compimento.

Qual è dunque il vero messaggio di Laura Boldrini, comune a tutta la sinistra, dal pd che rispetta i parametri europei ai supporter di Tsipras che accettano l’euro? Più o meno quello che segue.

Punto il dito contro il male, ve lo indico, ma assolvo il carnefice, anzi, non lo cito neppure, perché è lui che mi consente di stare comodamente alla presidenza della camera.

Fonte: Pauper Class

Tratto da:http://www.controinformazione.info

Poveri, profughi economici e vittime dei massacri sociali, ossia il progetto europeo
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La conferma ultima con le rivelazioni del NYT sul caso della Banca Popolare di Cipro: si scrive Bce, si legge Bundesbank

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

"L’arma che è stata messa in mano alla finanza speculativa, è il controllo della moneta degli stati"

 

di Cesare Sacchetti
 
Trent’anni è il tempo che la BCE ritiene opportuno per il rilascio al pubblico dei propri verbali. Non si vuole turbare la stabilità finanziaria dei mercati, la giustificazione addotta dal board della BCE. 
 
Questo primo dato già induce a riflettere sulla trasparenza e sulla mancata capacità di controllo dell’istituzione monetaria europea da parte dei governi membri dell’eurozona. Il New York Times è venuto in possesso dei verbali della BCE che coprono il lasso di tempo da maggio 2012 a gennaio 2013 e possiamo vedere, leggendone i contenuti, come la BCE e i governatori delle altre banche centrali nazionali hanno affrontato il caso della Banca Popolare di Cipro. 
 
La Banca Popolare di Cipro si trovava in una forte esposizione finanziaria nel 2012 , dati i forti investimenti in bond greci che si erano rivelati fallimentari, e questa situazione ha costretto l’istituto bancario cipriota a rivolgersi sui mercati di capitali per ottenere prestiti. Accade che la BCE è piuttosto preoccupata della situazione, e le regole previste dall’istituto presieduto da Mario Draghi impongono stretti limiti al finanziamento degli istituti bancari, con un limite specifico di 2 miliardi di euro, e nel caso in cui tale limite dovesse essere superato la BCE si riserva il diritto di bloccare il prestito. I mercati non si fidano a rilasciare prestiti alla banca cipriota, ed in questo caso le regole prevedono un intervento di sostegno della Banca centrale di Cipro chiamata a ripianare la situazione di esposizione della Banca Popolare di Cipro, osservando il limite prescritto dalla BCE di 2 miliardi di Euro. 
 
Se una situazione di rischio dovesse verificarsi per una delle banche degli stati membri, sarà la Banca centrale dello stato in questione, nella fattispecie Cipro, ad intervenire come fu nel caso che stiamo trattando. Il dettaglio fondamentale è l’ammontare del prestito necessario per evitare il fallimento della BPC, che prevedeva un esborso di 9 miliardi di Euro da parte della banca centrale cipriota che giudicò “solvibile” l’istituto di credito e valutò la copertura degli asset sufficienti a garantire il prestito. Weidmann, il Governatore della Bundesbank, la banca centrale tedesca, non ci sta e non ritiene solvibile, in base alle valutazioni dei suoi esperti, la Banca Popolare di Cipro. 
 
Qui occorre fermarsi per ricordare che ogni stato membro possiede una quota della Banca Centrale Europea, il cui azionista di maggioranza è la Bundesbank con il 18,94% delle quote a fronte di un  misero 0.14% posseduto dalla Banca Centrale di Cipro. Difatti il potere di Cipro nella gestione della BCE e del caso che stiamo descrivendo è pari a 0,14% e lo vedremo a breve. Il Governatore della Banca Centrale di Cipro, Panicos Demetriades, obbietterà che i suoi esperti conoscono di certo meglio la situazione della Banca Popolare di Cipro rispetto alle valutazioni fornite dalla Bundesbank di Francoforte. Weidmann noncurante delle rassicurazioni del collega cipriota insiste: "se il prestito verrà concesso senza adeguate garanzie, ciò sarebbe un grave problema”. 
 
La Banca Popolare alla fine verrà fusa nel 2013 con un altro istituto di credito cipriota, la Bank of Cyprus, non prima di aver provveduto al suo salvataggio con i soldi dei propri correntisti per un totale di 10 miliardi di Euro. La solvibilità è gravata sulle spalle dei possessori dei depositi bancari, nonostante le rassicurazioni del Governo cipriota sulle garanzie, e si è deciso di far gravare il peso del salvataggio su chi aveva dei conti correnti, posseduti in larga parte da cittadini russi. Questa crisi ci mostra chiaramente come la BCE, così come è stata concepita e realizzata, sia un’emanazione dei desiderata della Bundesbank e come non esista alcuna solidarietà tra statimembri. Una banca centrale solidale dovrebbe essere partecipata con quote equamente distribuite tra tutte le banche centrali nazionali, per evitare disparità di trattamento come nel caso che abbiamo descritto sopra, ma la BCE è stata fondata per essere indipendente dai governi degli stati e non osserva la regola fondamentale che rende funzionale e sostenibile una banca centrale, ovvero non è ” prestatore di ultima istanza”. 
 
Secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani il prestatore di ultima istanza è: “la funzione svolta in genere dalla banca centrale che, per prevenire o mitigare crisi finanziarie gravi, sostiene con crediti il sistema bancario.” La BCE non agisce da prestatore di ultima istanza e le crisi dei debiti sovrani, sono determinati dal suo costante rifiuto di garantire il debito degli stati membri. Se l’offerta di moneta non è più determinata dalle banche centrali nazionali e se queste non possono garantire il pagamento del proprio debito, poiché non possono stampare Euro, dovrebbe venire in soccorso la BCE, ma questa lascia che gli stati affoghino nel debito pubblico. In parole più povere, le banche centrali nazionali, non possono stampare euro e per pagare il proprio debito sono costrette costantemente a tagliare la spesa pubblica. In tempi di crisi e di recessione, la manovra peggiore che uno stato possa fare è quella di tagliare la spesa, quando invece ci sarebbe maledettamente bisogno di aumentare i livelli di deficit per poter invertire la tendenza.

Questo è il risultato di una banca centrale europea indipendente dagli stati che non è stata concepita per aiutare gli stati membri dell’eurozona e sostenerli nelle crisi economiche, ma per affondarli del tutto, e l’influenza tedesca mostra ancora una volta come essa voglia deliberatamente approfittare della sua situazione di vantaggio nella gestione della BCE, per cannibalizzare i suoi vicini. Lo stesso accadde in Grecia nel 2011, quando anche allora la BCE non agì per garantire il debito pubblico greco. L’arma che è stata messa in mano alla finanza speculativa, è il controllo della moneta degli stati. Senza moneta sovrana, non è possibile una crescita sostenibile, non si possono investire soldi nella ricerca, nella scuola e lanciare politiche occupazionali. Si possono solo fare dei tagli per pagare un debito in una moneta straniera, ed è in nome di questi che l’Italia si sta distruggendo grazie a dei governi (non eletti) alleati della finanza e nemici dei popoli.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it/
La conferma ultima con le rivelazioni del NYT sul caso della Banca Popolare di Cipro: si scrive Bce, si legge Bundesbank
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Come costruire in Italia una coalizione anti euro

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Di: Antonio Maria Rinaldi

L’attuale periodo può essere così sintetizzato: “la casa brucia e non sto a vedere chi porta i secchi d’acqua, ma che l’incendio venga spento!” Questa metafora, che calza perfettamente con la tragica situazione in cui è precipitato il nostro Paese, fa anche emergere che non c’è coesione fra le forze che attualmente professano il ritorno alla completa Sovranità come l’unica via percorribile per la salvezza dell’Italia. Sarebbe invece in questo momento quanto mai opportuno e producente stringere alleanze funzionali, mettendo da parte per una volta per tutte le divisioni e i contrasti propri della dialettica politica in nome dell’interesse supremo nazionale per la salvaguardia del bene comune. Che senso ha che partiti o movimenti come la Lega, FdI-Alleanza Nazionale, M5S, frange di Forza Italia, tanto per citare quelli con rappresentanza parlamentare, conducano separatamente la loro battaglia per poi confrontarsi singolarmente contro lo squadrone compatto e fedelmente supino agli ordini della Troika?

Il successo di qualsiasi iniziativa, tesa a spezzare il cappio che ci siamo calati noi stessi intorno al collo, passa dalla capacità d’informare correttamente i cittadini ormai plagiati e storditi dal pensiero unico dominante. Solo in questo modo sarà possibile conquistare e ottenere quel consenso, necessario in qualsiasi ordinamento democratico, per liberarci dalla dittatura economica, ad iniziare dal mezzo tecnico con cui viene esercitato questo sopruso: l’euro. Ci siamo infilati in questo vicolo cieco grazie alle improvvide scelte di una classe politica che ha preferito fingere di rincorrere sogni per celare tornaconti esclusivamente di bottega invece di verificare se fossero state rispettate le reali esigenze del Paese. L’unico modo per riuscire nell’intento è fornire agli italiani quegli strumenti di conoscenza per valutare che il ritorno a una politica economica autonoma tarata per le proprie esigenze, e pertanto non più forgiata per gli interessi esclusivi di un mondo finanziario distante anni luce dall’economia reale, in questo momento è il male minore rispetto al disastro certo.

Perciò il mio accorato appello è che le forze contrarie a questa unione monetaria, che sta infliggendo più danni di una guerra mondiale, si coalizzino per condurre insieme l’Italia fuori dal guado. Uniscano insieme tutte le risorse intellettuali, tecniche e politiche a disposizione per concertare un’azione comune e mettano in secondo piano le differenze e i contrasti; salvare il Paese è un obiettivo superiore e l’opinione pubblica premierà questa visione di collaborazione nell’interesse di tutti, nessuno escluso.

La Francia, anche lei attanagliata dalla crisi, figlia di questa follia liberista, ha già fatto enormi passi in questa direzione, e i preconcetti propri di divisione ideologica fra destra, sinistra e centro sono stati annullati. Quando scendono in piazza lo fanno sottobraccio e coesi perché hanno da tempo capito che uniti si vince! L’alternativa è disperdere le forze e fare in questo modo il miglior gioco del “nemico”.

Quando i nostri Padri si trovarono nelle drammatiche condizioni di affrontare un fortissimo e agguerrito nemico comune che ci aveva usurpato, non guardarono il colore della propria camicia, ma combatterono insieme fino alla vittoria. Allora comunisti, democristiani, socialisti, liberali, repubblicani e tante altre forze politiche e sociali, imbracciarono le armi dalla stessa parte della barricata e lottarono fianco a fianco fino all’annientamento di chi ci aveva ridotto allo status di protettorato riuscendo a riprendere il destino della Nazione nelle proprie mani. Cosa diranno le nostre generazioni future se non saremo riusciti a preservare la casa comune solo perché nel momento del bisogno eravamo divisi?

Questo è ciò che vorrei che avvenisse per il bene del mio, del nostro, Paese; tanto il tempo dopo per tornare a litigare non mancherà di certo, ma almeno con la soddisfazione di poterlo ancora fare da italiani fieri di esserlo ancora!

Tratto da.http://www.formiche.net

Come costruire in Italia una coalizione anti euro
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Lavoro, Rinaldi (economista): “La mia risposta a Padoan e l’appello per le Partite Iva”

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Nuovi posti di lavoro e clausole di salvaguardia per le partite Iva. L’inizio di settimana è decisamente vivace per quanto riguarda economia e lavoro, almeno sentendo il ministro Padoan e il deputato Gutgeld, consigliere economico del Presidente del Consiglio.
IntelligoNews ne ha parlato con il professor Antonio Maria Rinaldi, economista e docente di Finanza Aziendale all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e professore straordinario di Economia Politica al Link Campus University di Roma…

 

Il ministro Padoan promette ottocentomila posti di lavoro in tre anni. Un auspicio, una promessa seria o tutt’altro?

«Siamo in presenza di annuncite perniciosa! Non posso fare a meno di ricordare l’annuncio di Berlusconi di qualche anno fa con il milione di posti di lavoro che seppur considerato mero strumento mediatico, allora non era inserito in un contesto di recessione conclamata come l’attuale.
In una situazione peggiore di quella del ’29 che ebbe, dopo cinque anni, un trend positivo a differenza di quanto avviene oggi, fare simili sparate è uno sfregio nei confronti di chi ha perso il lavoro o lo sta cercando».

Il problema è la manovra?

«Io continuo a chiamarla manovra finanziaria correttiva, praticamente il patto di stabilità per rientrare nei parametri, ed essa è certamente un problema perché va nella direzione opposta!
Non è un caso che non si sia voluto parlare del cosiddetto effetto moltiplicatore, ovvero quell’indice che determina l’influenza che ha sulla crescita l’aumento della spesa pubblica. Il Fondo Monetario Internazionale lo scorso dicembre ha dovuto recitare un grande mea culpa per aver sottovalutato l’effetto del moltiplicatore, al punto tale che ne aveva immaginato l’influenza allo 0,5%, dovendo poi constatare che fosse superiore al punto percentuale con punte addirittura dell’1,7%».

Questa manovra non ne tiene conto?

«Assolutamente no, quindi dubito che gli ottocentomila posti siano reali. 
Gli imprenditori, compresi i piccoli artigiani, non vogliono gli sgravi fiscali, ma auspicano che cresca la domanda interna per vendere i loro prodotti. Anche il mio fornaio sa che per assumere un nuovo garzone non ha bisogno di meno fisco, ma di vendere più pane!».

Quindi niente ottocentomila posti di lavoro…

«Ma neanche ottocento ne creerà questa manovra! Non vedo grandi progetti di infrastrutture e grandi investimenti in grado di dare respiro a questo Paese, anzi i tagli vanno proprio a incidere sugli investimenti del settore produttivo».

Gutgeld ieri ha affermato che entro l’anno si arriverà a una tassa unica sulla casa. Un’operazione contro l’eccessiva burocrazia o uno strumento di propaganda anche questo?

«Ogni volta che viene cambiata una tassa è per aumentarla, credo che avvenga dal tempo dei tributi degli antichi romani! Che sia sdoppiata o raggruppata, il principio rimane sempre lo stesso, dunque c’è un po’ di timore nel sentire questi annunci.
Credo che i contribuenti siano più felici di vedersele semplificare già adesso per come sono progettate! Abbiamo visto una difficoltà anche da parte dei commercialisti nel capire il ginepraio delle migliaia e migliaia di regole come ottemperare a questa tassa».

Ma in due mesi si può fare?

«Dubito che siano grado di fare un’operazione di questo genere in così poco tempo…».

Sempre Gutgeld sulle Partite Iva ha previsto una clausola di salvaguardia per le eventuali penalizzazioni: siamo dinanzi all’evitare che una situazione peggiori escludendone comunque il miglioramento?

«Con gli studi di settore si è fotografata la situazione delle Partite Iva e credo che in questo momento essi siano totalmente anacronistici: è il caso di rivederli completamente! Ciò porta alla chiusura di numerose partite Iva perché quando si chiede a un professionista una minima capacità di reddito che, ripeto, non è reale rispetto ai tempi che stiamo vivendo, significa tirare fuori dalla realtà quel progetto legato alla Partita Iva.
Il fatto della salvaguardia è scorretto: non esistono cittadini di Serie A e Serie B o C, ma contribuenti italiani. Punto. Il trattamento deve essere uguale per tutti».

Per obblighi e diritti…

«Assolutamente, e questo è un concetto che ultimamente sta sfuggendo a chi ci governa».

Un problema tipicamente italiano?

«Chiamiamo l’esercito delle Partite Iva, sono un valore aggiunto, sono i professionisti del Paese! Il mondo li tutela nella giusta maniera, dobbiamo farlo anche noi mettendoli nella condizioni di sopravvivere, anziché fare simili ragionamenti».

Tratto da:http://www.intelligonews.it

Lavoro, Rinaldi (economista): “La mia risposta a Padoan e l’appello per le Partite Iva”
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Senza l’euro saremmo fagocitati dalla finanza? Grecia vs Ungheria.

Pubblicato su 20 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

L’affermazione, secondo la quale senza l’euro, la finanza, dipinta come un mostro, ci mangerebbe, appare una contraddizione per il fatto che i difensori della moneta unica esaltano il ruolo della finanza che controlla gli Stati, ma se gli viene mostrato uno scenario che preveda la disgregazione della zona euro, quella finanza che esaltavano allora diventerebbe un mostro mangia Stati.
Pertanto secondo il pensiero unico mainstream, l’euro difende gli Stati dalle speculazioni finanziarie, in primis dalla fluttuazione degli spreads, ovvero i rendimenti dei titoli di Stato legati al debito pubblico.
Detto questo, vorrei mettere a confronto due Stati europei, Grecia ed Ungheria, il primo nell’eurozona il secondo con la sua moneta sovrana fiorino:
essendo quest’ultimo fuori dall’euro in teoria questo dovrebbe essere soggetto a grosse speculazioni ed attacchi dei mercati finanziari ogni volta che il Paese decidesse di mettersi contro grossi organismi internazionali ad esempio, mentre la Grecia non sarebbe soggetta a nessun attacco dei mercati perchè tutelata dall’euro.
Andiamo in ordine: E’ notizia recente, precisamente relativa alla scorsa settimana, che il governo greco abbia alzato un pò la voce, annunciando l’anticipazione dell’uscita di Atene dal programma di “aiuti” concessi dalla TROIKA.
Per questo scatto di ”orgoglio” da parte del governo di Atene, in meno di 24 ore i bond decennali greci sono schizzati oltre il 9% quindi il tentativo di fuga anticipata dalla TROIKA è costato per le casse di Atene un 2% in più sugli interessi del debito e con una  borsa crollata di oltre 9 punti percentuali.
Con un attacco speculativo dei mercati sulla Grecia così fulminante, quale tutela ha mostrato l’euro?

Cattura dond greciaCattura grecia bond
Sempre in riferimento agli artriti con il Fondo Monetario Internazionale, nel luglio 2013, il governo ungherese di Orban, ha annunciato l’anticipo del pagamento relativo al prestito elargito dall’istituto di Washington 5 anni prima (http://www.youtube.com/watch?v=BzToBNKVwBs) liquidandolo di fatti e non rinnovando ulteriori prestiti.
La presa di posizione dell’Ungheria è stata decisamente più marcata rispetto a quella della Grecia pertanto secondo la logica che senza l’euro non si è tutelati dalla finanza, in concomitanza con l’annuncio del governo di Budapest sui futuri rapporti con l’FMI , i bond decennali ungheresi sarebbero dovuti esplodere con rendimenti a due cifre magari.
Il fiorino ungherese ha protetto il suo Paese dall’ira dei mercati?

Cattura ungheria fmiCattura unghriua bond
I rendimenti segnarono un 5.7% INFERIORI a quelli greci della scorsa settimana ed oggi sempre con il fiorino i rendimenti sono al 4.29%, superiori certamente a quelli italiani e spagnoli, ma il debito ungherese e’ monetizzato, ovvero emesso in fiorini ed assicurato dalla sua banca centrale nazionalizzata.
In conclusione, ricordiamoci che durante i giorni del famoso FATE PRESTO l’Italia era come lo è tutt’ora nell’euro e nonostante ciò fummo fagocitati dalla finanza la quale ha già capito da tempo che l’eurozona è un bluff come lo sarà fra poco anche la famosa affermazione : “Whatever it takes to preserve the euro”
Chi vivrà vedrà…
Jean Sebatien S Lucidi

Tratto da:http://scenarieconomici.it/leuro-saremmo-fagocitati-dalla-finanza-grecia-vs-ungheria/

Senza l’euro saremmo fagocitati dalla finanza? Grecia vs Ungheria.
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REGGIMENTO DIFESA NUCLEARE IN AZIONE IN SARDEGNA IN GRAN SEGRETO: ZONA CHIUSA, RADIOATTIVA

Pubblicato su 20 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECOLOGIA

CAGLIARI - "A Teulada sbarca il Reggimento difesa Nucleare Biologica e Chimica (NBC) 'Cremona'. L'accampamento e' sorto da pochissimo nell'area interdetta, tra Cala Zafferano e Punta Tonnara. Tutto in silenzio e in segreto. Nell'area starebbero operando anche imponenti mezzi meccanici". La denuncia e' del deputato sardo di Unidos Mauro Pili che denuncia l'assenza di trasparenza, parla di "arroganza di Stato" e annuncia una sua visita domani nella base di Teulada "per accertare tutto quello che sta avvenendo". 


"L'accampamento del Reggimento Nucleare Biologico e Chimico", spiega l'ex presidente della Regione, "sarebbe avvenuto qualche giorno fa ma solo stamane e' stato avvistato da mare. Il nucleo speciale e' giunto direttamente da Civitavecchia. Da fonti riservate sembrerebbe che il reggimento stazionera' nell'area due mesi. Il tutto doveva rimanere segreto e nascosto".

"Per quale motivo si sta operando in quell'area? Non era stata sequestrata? La magistratura ha dato il via libera? Tutti interrogativi", afferma Pili, "senza alcuna risposta. E' evidente che il fare furtivo della ministero della Difesa conferma che su quell'area sia avvenuto di tutto. Si tentera' ora di nascondere il reggimento nucleare ma le conferme saranno piu' evidenti delle smentite d'ufficio. Gli uomini del reggimento 'Cremona' starebbero operando con dotazioni antinucleari considerato che in quell'area e' stata rinvenuta secondo le dichiarazioni del capo di stato maggiore della Difesa la presenza di Torio, sostanza altamente radioattiva. Su quell'area interdetta lo stesso capo di stato maggiore aveva dichiarato che esisteva un sequestro della magistratura e che si era in attesa del nullaosta per intervenire sulle bonifiche. Due sono in casi: o la magistratura ha dissequestrato l'area oppure si sta procedendo in forma secretata anche per la magistratura".


http://fuorisubito.blogspot.it/

Tratto da:http://campagnadisobbedienzaciviledimassa.blogspot.it
REGGIMENTO DIFESA NUCLEARE IN AZIONE IN SARDEGNA IN GRAN SEGRETO: ZONA CHIUSA, RADIOATTIVA
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LA MACELLERIA DEI POVERI: GOVERNO TAGLIA I FONDI ALLE POSTE E 30.000 POSTINI (CON STIPENDI DA FAME) SARANNO LICENZIATI

Pubblicato su 20 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Stando a quanto riporta 'il Messaggero', il piano industriale che disegnerà la road map di Poste italiane per il periodo 2015-2019 arriverà entro novembre. Ma intanto si rafforzano le voci secondo le quali il neo ad Francesco Caio si preparerebbe a presentare un disegno che prevede migliaia di esuberi.

Nonostante le smentite del gruppo arrivate ieri, in risposta ai sindacati, un capitolo esuberi ci sarebbe nel piano e riguarderebbe 25-30 mila persone. Per la maggior parte si tratterebbe di personale impegnato nel comparto recapiti che, nei piani di Poste, dovrebbe essere fortemente ridimensionato.

L'azienda starebbe studiando un piano di prepensionamenti ma la maggior parte degli esodi saranno finanziati con risorse della società. Viene invece esclusa la possibilità di un ricorso alla cassa integrazione in deroga. Nelle strategie di Caio c'è la volontà di ridurre le direzioni da 18 a 10 attraverso tagli e accorpamenti. Anche se uno dei punti più qualificanti del piano riguarda il servizio universale.

Il ministero del Tesoro punta a ridurre da 350 a 200 milioni il contributo da versare a fronte di perdite dichiarate per oltre 700 milioni. E i vertici dell'azienda puntano a rallentare il flusso della posta ordinaria prevedendo la consegna a giorni alterni e riducendo il costo. Anche i 13mila uffici postali sarebbero coinvolti dai movimenti in gestazione: esclusa la soppressione di alcune sedi, si pensa a orari di lavoro ridotti.

In pratica, lo Stato intende smantellare - o ridurre a livelli da Terzo Mondo - il servizio postale. Segno principe del declino di un Paese, quando non funziona o viene reso inefficiente, come ora vuol fare il ministro del Tesoro, l'ottimo Padoan.

Redazione Milano.

Tratto da:http://www.ilnord.it

LA MACELLERIA DEI POVERI: GOVERNO TAGLIA I FONDI ALLE POSTE E 30.000 POSTINI (CON STIPENDI DA FAME) SARANNO LICENZIATI
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