Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Fausto Bertinotti, comunista pentito: "Abbiamo sbagliato tutto"

Pubblicato su 31 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

E bravo Bertinotti, ma troppo comodo. Avete insanguinato il mondo e l'Italia, avete " avvelenato" giovani menti, avete istigato a demonizzare l'avversario politico ed il dissenso interno, ora è troppo comodo dire " abbiamo sbagliato", sopratutto quando si godono i previlegi che quella posizione ha portato.

Siete in evidente malafede e per provarlo bastava, non dico studiare, ma leggere Evola che nel 1934, fate attenzione alla data 1934, aveva scritto che il comunismo era un ramo nato dallo stesso filone capitalista e che dallo stesso sarebbe stato riassorbito.

Adesso che rimanete soli con le vostre abluzioni ideologiche vorreste una " assoluzione" ?

Troppo comodo.

Claudio Marconi

 

Il comunismo? «Ha fallito». La cultura politica da cui si deve ripartire? «Quella liberale, che ha difeso i diritti dell’individuo». Il gesto più rivoluzionario di questi anni? «Le dimissioni da Papa di Joseph Ratzinger». L’unica delle tre grandi culture del Novecento che è in vita oggi? «Quella cattolica, che è stata rivitalizzata da papa Francesco che si sta guadagnando consenso e attenzione di mondi lontani». Parole clamorose, perché a pronunciarle è l’ultimo dei Mohicani della vecchia sinistra italiana: Fausto Bertinotti, il leader di quella che è stata Rifondazione comunista. Un discorso-choc quello che l’ex presidente della Camera ha pronunciato a Todi il 29 agosto scorso, che in qualche modo segna il vero cambiamento epocale della politica italiana, la chiusura definitiva di quella che è stata la prima Repubblica.

Bertinotti ha raccontato che il mondo è effettivamente cambiato in modo così sorprendente da abbattere qualsiasi tentazione di nostalgia. «Noi tutti siamo con un piede in un mondo che conosciamo e con un piede in un mondo che fuoriesce totalmente dal nostro quadro di conoscenze», ha premesso l’ex leader rosso. E ha raccontato un episodio per rendere l’idea: «L’altra sera stavo con alcuni dei migliori studiosi e scienziati italiani e con qualche brivido ho sentito dire che beh, insomma, non è ormai così fuori dalla portata potere progettare un essere umano e stabilire se debba avere occhi azzurri piuttosto che scuri con una taglia piuttosto che un’altra. Insomma, grosso modo come si comprerebbe un vestito...».

Una trasformazione radicale, quindi, che secondo Bertinotti «chiede una rifondazione delle grandi visioni del mondo. La sinistra che io ho conosciuto, quella della lotta per l’eguaglianza degli uomini, quella che chiedeva ai proletari di tutto il mondo di unirsi, è finita con una sconfitta. Io appartenevo a questo mondo. Questo mondo è stato sconfitto dalla falsificazione della sua tesi (l’Unione sovietica) e da un cambiamento della scena del mondo che possiamo chiamare globalizzazione e capitalismo finanziario globale». E qui la scelta di campo che non ti saresti aspettato dall’ex segretario di Rifondazione comunista: «Io penso che la cultura liberale- che è stata attenta più di me e della mia cultura all’individuo, alla difesa dei diritti dell’individuo e della persona contro il potere economico e contro lo Stato - è oggi indispensabile per intraprendere il nuovo cammino di liberazione».

Bertinotti si è reso conto di q uel che stava dicendo: «Faccio fatica a dirlo. Ma io appartengo a una cultura che ha pensato che si potessero comprimere- almeno per un certo periodo- i diritti individuali in nome di una causa di liberazione. Abbiamo pensato che se per un certo periodo era necessario mettere la mordacchia al dissenso, eh, beh... ragazzi, c’era la rivoluzione». Ecco l’auto-accusa terribile: «La mia storia ha pensato che si potesse comprimere le libertà personali. L’intellettualità europea fra il 1945 e il 1950 è stata tutta comunista. Jean Paul Satre, Andrè Gide, Albert Camus per parlare dei francesi. In Italia tutti, proprio tutti: i registi del neorealismo, i principali cattedratici italiani, i grandi scrittori, le case editrici. Erano tutti comunisti. E adesso non mi dite per favore che non si sapeva niente di cosa accadeva in Unione Sovietica, e che bisognava attendere il 1956 o Praga!».

E anche questo è un racconto della storia di Italia che non è mai stato fatto nemmeno dai post-comunisti. Dopo questo lavacro purificatore, il nuovo battesimo bertinottiano: «Io penso che la cultura liberale ha in maniera feconda scoperto prima, poi difeso e rivalutato il diritto individuale come incomprimibile. Se io oggi dovessi riprendere il mio cammino politico vorrei mettere nel mio bagaglio oltre a quel che c’è di meglio della mia tradizione, sia pure rivisitata molto criticamente, ma soprattutto ciò che viene portato dalla tradizione liberale e da quella cattolica».

Era serata di grandi rivisitazioni, e non è sfuggito nemmeno qualcosa di più stretta attualità: nemmeno il sindacato è sfuggito al piccone di Bertinotti, che pure è stato una vita dirigente della Cgil: «ll sindacato in Italia ha subito una mutazione genetica», ha spiegato l’ex presidente della Camera. «È diventato un pezzo dello Stato sociale. Da 20 anni ormai ha smesso di avere una capacità rivendicativa autonoma, e si è messo a sedere ai tavoli di concertazione con governo e imprenditori». Bertinotti ha fatto un esempio pratico e assai illuminante dei risultati di questa scelta sindacale: «Nel 1975 i salari italiani erano i più alti di Europa. Più alti di quelli che c’erano in Germania: un operaio di Mirafiori prendeva di più di un operaio della Volskwagen, e la Fiat faceva 2 milioni di automobili. Oggi i salari italiani sono fra i più bassi di Europa. Qualcosa evidentemente non ha funzionato, e il sindacato è parte di questo qualcosa. Ha scelto sempre il male minore. Ma soprattutto ha scambiato la difesa dei lavoratori con un riconoscimento crescente del suo ruolo istituzionale. Hanno fatto meno contratti e sono andati più volte a palazzo Chigi».

E ora Cgil e compagnia sono destinati a scomparire: « Ora arriva Matteo Renzi», ha chiosato il suo intervento Bertinotti, «che ti cancella e il sindacato non ha più armi per difendersi. Perché nel frattempo sono i lavoratori a non riconoscerti più come prima. Avresti dovuto rinunciare tu al sovrappiù di permessi sindacali nel pubblico impiego, non fartelo imporre. Un sindacato così è un sindacato disarmato, che prima o poi si fa irretire nella rete del potere».

di Franco Bechis

Tratto da:http://www.liberoquotidiano.it

Fausto Bertinotti, comunista pentito: "Abbiamo sbagliato tutto"
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"Meteoweb" e "Scientificast" confezionano un falso nel patetico tentativo di confutare Tanker enemy

Pubblicato su 31 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

La pseudo-scienza al servizio della disinformazione e del negazionismo

In risposta alle nostre confutazioni in merito allo strumento Flir serie E8 ed alla possibilità di misurare con precisione i valori termici delle scie chimiche (Vedi 
QUI QUI), dimostrando quindi che non si tratta di "contrails", i responsabili di meteoweb.eu e lo stesso chimico del C.I.C.A.P. nonché ideatore del sito scientificast.it, Simone Angioni hanno pontificato, con i soliti toni derisori, che le loro affermazioni erano corrette e che eravamo noi a non avere competenze per usare certe apparecchiature. 

 

In sintesi, essi, basandosi su unamail palesemente falsa [1], hanno ribadito che la termocamera Flir serie 8 non è in nessun modo in grado di verificare la temperatura di un qualsiasi oggetto posto oltre i 3 metri e tanto meno rilevare le condizioni termiche di una scia. Ora, a conferma definitiva che certi "scienziati" mentono per habitus, dimostrando di non poter usare altro che la mistificazione nel vano tentativo di negare verità scomode, vi mostriamo larisposta che il tecnico della PCE instruments ci ha inviato, alla riapertura dell'azienda dopo il periodo di ferie. Era il messaggio che attendevamo per chiudere definitivamente la bocca a questi venditori di pentole. Nella mail si legge quanto segue: 

"Gentile Cliente, tutte le termocamere sono in grado di misurare all’esterno. Non c’è una distanza massima o minima, l’unica cosa è che quanto più ci si allontana dall’oggetto tanto più le immagini risultano meno nitide. Per ulteriori informazioni ci contatti telefonicamente.

 

Morale: Meteoweb ha mentito in modo spudorato e quelle scie che rilevano la temperatura di +7° Celsius non sono scie di condensazione. La domanda che ora ci si pone è la seguente: "Chi sono i ciarlatani ed i falsari?". Questi personaggi dovrebbero essere denunciati per falso materiale.

 


[1] Il falso ideologico consiste nel sostenere il falso in un documento ufficiale. È una delle «falsità in atti», come sono chiamati i reati che implicano la falsificazione di documenti con dichiarazioni diverse da quelle vere oppure la creazione di documenti falsi. Nel primo caso si parla di falso ideologico e nel secondo di falso materiale. Le pene variano a seconda del ruolo dell’imputato (pubblico ufficiale o privato) e del documento falsificato. Arrivano a 2 anni di reclusione.

Tratto da:http://www.tankerenemy.com
"Meteoweb" e "Scientificast" confezionano un falso nel patetico tentativo di confutare Tanker enemy
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Riforme eversive: sabotare l’Italia, registi e complici

Pubblicato su 31 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

In tutta Europa, con le prime riforme della fine degli anni ‘70, il modello di sviluppo favorevole al lavoro e alla crescita, di stampo keynesiano, è stato sostituito con «un modello neomonetarista, diretto al trasferimento di redditi, ricchezza,diritti e potere politico dalla popolazione generale e dalle classi produttive alla élite finanziaria apolide», con un fine apertamente «antisociale e incompatibile coi principi costituzionali». Questo disegno, già ampiamente realizzato dall’Ue e dalla politica italiana, «è la radicale eversione del fondamento di legittimità dello Stato», sancito dalla Costituzione italiana, che fonda la Repubblica sul “lavoro”, sulla democraticità, sull’eguaglianza giuridica e sostanziale. Come documenta il giurista Luciano Barra Caracciolo, l’insieme delle riforme e dei trattati introdotti in esecuzione di questo piano è radicalmente anticostituzionale, oltre che «penalmente illecito», in quanto «attentato contro la Costituzione commesso con mezzi violenti», cioè il rischio provocato di default pubblico e la diffusione deliberata di «disoccupazione, allarme e grave sofferenza sociale».

“Il grande mutuo”, saggio di Antonino Galloni (Editori Riuniti) già nel 2007 preannunciava l’imminente esplosione di un’imponente crisi finanziaria e di Matteo Renziliquidità dopo l’inizio, anni prima, delle problematicità nell’economia reale. Quasi contemporaneamente, «in epoca di grandi promesse europeiste al pubblico», un altro saggio, “Basta con questa Italia”, firmato da Marco Della Luna (Arianna Editrice, 2008), anticipava che l’Italia, come sistema-paese, con le sue aziende pubbliche e private meno competitive di quelle straniere, sotto-capitalizzate, sotto-finanziate e strozzinate, vessate da fisco e pubblica amministrazione, incapaci di significativi avanzamenti tecnologici, sarebbe stata «rilevata dal capitale straniero, che la avrebbe riformata e gestita secondo i propri interessi, e certo non secondo quelli degli italiani». Esattamente questo sta avvenendo, scrive oggi Della Luna nel suo blog, grazie alla piena collaborazione tra la politicaitaliana, l’Ue e la Bce, «che hanno creato ad arte le condizioni affinché ciò avvenisse». Problema capitale: la grave carenza di liquidità, «che si pretende di combattere con misure fiscali e budgetarie che invece la aggravano, gettando il paese nelle mani del capitalismo imperialista appoggiato dalla Bce».

«L’eversione costituzionale – scrive Della Luna – consiste essenzialmente nel sostituire, con l’inganno e le crisi create ad hoc, il sistema socioeconomico legittimante stabilito nella Costituzione con uno incompatibile con esso perché antidemocratico e oligarchico». Questa manomissione prende oggi il nome di “riforme”, corrompendo nel modo più subdolo anche il vocabolario italiano. Insieme allo stesso Nino Galloni, Della Luna mette a fuoco il quadro, regolarmente trascurato dai media: l’Italia è ko grazie al piano europeo nonostante la sua economia sia virtualmente ancora sana, e grazie alla disonestà organica della Germania, che bara clamorosamente. Primo appunto: «Nonostante tutto, le imprese italiane esportano più di quanto il sistema Italia importi: quindi hanno un buon potenziale medio di profitto, sono interessanti, fanno gola». Secondo punto: «La Germania ha fatto e fa imbrogli di tutti i generi», anche se – almeno fino a due anni fa, grazie a un ceto politico-imprenditoriale meno rapace di quello italiano – ha investito in Nino Galloniinnovazione tecnologica per abbassare il costo del lavoro. Terzo problema: da due anni, la stessa Germania sta contenendo la propria domanda interna.

«E’ uno squilibrio dovuto a eccesso di avanzo commerciale, che corrisponde al disavanzo di altri», scrivono Galloni e Della Luna. «E’ vero che a tale avanzo non corrisponde un disavanzo dell’Italia, ma nondimeno quell’avanzo è utilizzabile per comperare, in Italia, servizi in via di privatizzazione». Si tengano presenti, poi, le intenzioni annunciate da Draghi: sostenere il credito bancario verso l’economia reale, «nei limiti del mandato della Bce». Si tratta di «espressioni allusive, indeterminate, ambigue, che prospettano una variabile ad oggi ancora tale». A pesare, intanto, è la realtà. Il capitale straniero ha potuto comprare a prezzo di saldo moltissime aziende italiane soprattutto grazie all’euro: la moneta unica agevola l’export tedesco sfavorendo quello italiano, e inoltre aumenta l’indebitamento dell’Italia, rendendo più difficile – per il nostro paese – ottenere crediti. Poi pesa anche la riduzione tedesca del costo del lavoro: «La Germania, aiutandosi slealmente con lo sforamento del limite del 3% del deficit sul Pil (autorizzato dall’Italia), nonché con trucchi contabili e con illeciti aiuti di Stato alle imprese, ha ridotto prima di Italia e altri paesi il suo costo del lavoro per unità di prodotto. Lo ha fatto anche introducendo forme di impiego a 250 e 450 euro al mese, dette minijob e midijob».

Grazie a questi vantaggi strategici – moneta favorevole e minor costo produttivo, ottenuto anche “barando” – la Germania ha potuto esportare verso la periferia (Italia compresa) molto più di quanto prima importava da essa, «realizzando così per molti anni forti saldi attivi della bilancia dei pagamenti, e indebitando quei paesi verso di sé, tanto più che prestava loro soldi per importare i suoi prodotti (caso estremo: la Grecia)». Questo ha permesso a Berlino di «rastrellare a basso costo aziende valide o potenzialmente produttive e redditizie di quei paesi, per integrarle nei propri cicli produttivi», lasciando ai paesi d’orgine – come l’Italia – soltanto «le briciole dei margini di utile», o addirittura chiudendo aziende concorrenti di quelle tedesche. «Gli utili di queste aziende rastrellate – scrive Della Luna – vengono trattenuti o deportati in Germania». Di male in peggio: nel settore Marco Della Lunadei servizi pubblici, l’operazione di “rastrellamento” si sta estendendo con la partecipazione della Francia.

Beneficiando di posizioni di monopolio e contando su una domanda costante, quello dei servizi pubblici – nel quale è facilissimo incrementare le tariffe – è un settore che produce fortissimi utili e rendite. Soldi, continuano Galloni e Della Luna, che «saranno sempre più raccolti dalle tasche dei cittadini e delle imprese italiane per essere deportati in Germania e in Francia: probabilmente l’asse franco-tedesco per dominare l’Ue si basa su accordi di questo tipo». Al fine di massimizzare l’utile di questa operazione, sia sul settore manifatturiero che su quello dei servizi, «questo capitalismo mercantilista e imperialista ha bisogno di fare le cosiddette riforme, le quali in sostanza sono riduzioni dei diritti economici e non economici dei lavoratori anche autonomi, aumento della loro sudditanza al datore di lavoro, aumento dei livelli di precariato, di disoccupazione e sotto-occupazione in funzione di battere la forza contrattuale dei lavoratori». Analogamente, «vengono colpiti i piccoli e piccolissimi imprenditori, artigiani, commercianti, che non si prestano al piano di conquista dell’imperialismo mercantile franco-tedesco».

Ed ecco il trucco finale: «Per realizzare pienamente questa operazione di take-over sui servizi pubblici, è necessario farli privatizzare. A questo fine essi vengono, attraverso opportune campagne mediatiche, presentati come inefficienti, corrotti, dispendiosissimi, costosi, parassitari». Inoltre, «non si dice che investire in essi aumenterebbe la loro efficienza, in quanto li doterebbe di strumenti oggi mancanti e avrebbe un sicuro effetto di moltiplicatore del Pil, mentre il togliere loro fondi ha un effetto demoltiplicatore». Non è tutto: «Come ulteriore strumento per sabotarli, li si sta sovraccaricando di oneri e spese anche attraverso la politica di immigrazione di massa senza limitazioni, che sta ponendo un onere crescente e potenzialmente enorme alla spesa pubblica per l’accoglienza, mantenimento, cure sanitarie, alloggio, ricongiungimenti familiari». Profezia: «Quando la situazione diverrà esplosiva per i crescenti costi così suscitati da una parte e per la crescente disoccupazione e recessione dall’altra, con ulteriori maggiorazioni delle tasse, la popolazione stessa chiederà la privatizzazione estesa dei servizi sociali ora ancora in mano pubblica. A quel Merkel e Hollandepunto, capitali stranieri entreranno e occuperanno queste posizioni di mercato collegate a rendite monopolistiche».

In altre parole, la fine dello Stato sociale. «Sottolineo che la Germania e i suoi satelliti riescono a sfruttare questo processo perché hanno eseguito prima dell’Italia e di altri paesi le riforme consistenti nella riduzione del costo del lavoro e dei dirittidei lavoratori», precisa Della Luna. In questo modo, anticipando i “concorrenti” europei, Berlino ha acquisito «quei vantaggi commerciali, quegli attivi negli scambi con l’Italia, quei conseguenti crediti verso di essa», che ora spende «per rastrellare le imprese e i servizi italiani». La Bce, l’Ue, Maastricht, l’euro, i vertici istituzionali: «Tutti concorrono a questo scopo strategico, spingendo per le “riforme” che l’Europa ci chiede». Tutti questi soggetti «lavorano per cedere e trasferire al capitale straniero le risorse e le aziende del paese, e insieme per trasformare i lavoratori italiani in forza lavoro sottopagata e sottomessa dei nuovi padroni finanziari stranieri». Tutto ciò accade per una ragione semplicissima: la politica italiana glielo consente. «In compenso di questa prestazione di tradimento, la nostra casta politica si riserva il ruolo di complice dei capitali stranieri, onde mantenere le sue poltrone e i suoi privilegi».

Ecco perché, intorno a questo progetto, «la partitocrazia italiana si è ora saldamente unita in modo trasversale, destra e sinistra, per realizzare di corsa le famose riforme», che ovviamente «non c’entrano col rilancio economico». L’Italicum, per esempio, «è stato concordato tra Renzi e Berlusconi per sopprimere i partiti piccoli e autonomi, non radicati nel controllo della spesa pubblica». La casta punta soprattutto sulla nuova legge elettorale e sul nuovo Senato, «che hanno la funzione di blindarla contro la protesta, il dissenso, il potenziale voto contrario dei cittadini traditi e derubati dai partiti». Non a caso il Senato ridisegnato dal Patto del Nazareno «viene preposto alla regolazione della spesa pubblica e consegnato agli uomini degli apparati partitici regionali, ossia la parte peggiore, più vorace, della partitocrazia: potranno mangiare più che mai, spalleggiati e legittimati anche dagli interessi stranieri». Naturalmente è già in programma anche una riforma della giustizia, «per mettere al guinzaglio quei giudici che restano fedeli alla Costituzione e alla Repubblica». Scontato: «La voteranno tutti Monti e Napolitanoinsieme, trasversalmente. Sono già d’accordo. E poi qualcuno avrà diritto alla grazia».

Scoperto il gioco, c’è da mettersi a piangere: «Le promesse di risanamento e rilancio entro il modello economico vigente sono pura menzogna», sottolinea Della Luna. «Per tornare alla crescita e all’occupazione è indispensabile, innanzitutto, spiegare il complotto alla gente, specialmente agli imprenditori e ai lavoratori, uscire dalla struttura sopra descritta, dall’euro, dall’Ue, e disfarsi dei personaggi politici e istituzionali che la assecondano». In parallelo, dicono Della Luna e Galloni, occorre «avviare una revisione del concetto di moneta oggi in uso, la “fiat currency”, e far capire, con tutte le conseguenze, che essa non è una merce né una materia prima, ma un simbolo, generato col computer e senza costi». Che senso ha, dunque, parlare di scarsità o mancanza di mezzi finanziari per gli investimenti necessari e utili alla società? Al contrario: «E’ un crimine eversivo e contro l’umanità fingere che vi sia una tale scarsità o mancanza, e usare questa finzione per impadronirsi di un paese e della sua economia reale, e per deprimere i salari e i livelli occupazionali». Raccontare la menzogna suprema – dire cioè che ci sia scarsità di moneta, e che la moneta abbia un costo di produzione – significa solo imporre un progetto di dominio, per trasferire la ricchezza reale strappandola a cittadini, imprese, famiglie e lavoratori, per consegnarla  «nelle mani del cartello dei produttori dei mezzi monetari che in cambio non produce e non dà alcuna ricchezza reale alla società».

Tratto da: libreidee.org

Riforme eversive: sabotare l’Italia, registi e complici
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COME LA POLITICA ITALIANA HA FAVORITO O FINANZIATO IL TERRORISMO ISLAMICO

Pubblicato su 31 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Chi legge quotidianamente i giornali ben sa che dal marzo 2011 è in corso un conflitto in Siria e che l’opposizione, spesso definita moderata dai nostri politicanti, imbracciava le armi e si faceva chiamare Free Syrian Army, con la bandiera verde, bianca e nera e tre stelle al centro.

 

Sul Corrierone di oggi[1] appare in prima pagina la foto di un jihadista indagato a Milano, che i più attenti sicuramente già conoscono: è Haisam Sakhanh, lo stesso dell’esecuzione sommaria apparsa sul New York Times[2], lo stesso che ha assaltato l’ambasciata siriana a Roma[3], nonché lo stesso che appare in una foto con l’inviata RAI Lucia Goracci[4].

Al tempo uscì anche un trafiletto su Repubblica[5], ricordo che lo lessi quasi per caso, perché non era facilmente raggiungibile dalla home page. La giornalista delinea più o meno lo stesso inquietante quadro di favoreggiamento al terrorismo, tirando in ballo persino Nour Dachan, ex presidente UCOII e molto conosciuto tra gli islamici italiani.

 

Di seguito, alcune dichiarazioni rilevanti:

1. L’ex ministro degli esteri, Giulio Terzi, al tempo il riferimento numero uno in Italia per gli jihadisti siriani:

Il ministro Terzi - prosegue il documento – ha specificato che tale intesa a 27 è uno sviluppo positivo che va nel senso da noi auspicato di un rafforzamento del sostegno europeo all’opposizione siriana, sia sul piano politico che su quello materiale’. Ha dichiarato inoltre che all’incontro del Gruppo di alto livello sulla Siria a Roma, l’Italia e i Paesi europei proporranno agli Stati Uniti che gli aiuti militari vengano estesi fino a comprendere anche l’assistenza tecnica, l’addestramento e la formazione, in modo da ‘consolidare l’azione della coalizione’.”[5]

Giulio Terzi con John Kerry e Moaz Al-Khatib, leader della coalizione

2. Nour Dachan, ex presidente UCOII, associazione che, ricordiamo, riceve finanziamenti dal governo italiano.

“Sicuramente lo scenario siriano è diverso da quello libico e noi insistiamo ancora una volta a dire che la rivolta è pacifica, ma pacifico non vuol dire farsi ammazzare e basta, ma ricorrere agli organismi internazionali come l’ONU del quale la Siria fa parte e che prevede nel proprio statuto la protezione dei civili.”[6]

Nour Dachan a una manifestazione

3. Khalid Chaouki, deputato PD in quota UCOII.

“La situazione in Siria è ormai da tempo oltre i limiti .. L’Onu dovrà seriamente decidere per una risposta forte contro il regime sanguinario di Assad. Personalmente sono d’accordo con l’opzione militare. L’unica soluzione possibile per fermare questo criminale e per fermare il massacro in Siria.“[7]

4. Pierluigi Bersani, ex segretario del PD.

“Il PD è qui per dare voce al popolo siriano. Vogliamo dare voce a questa tragedia enorme che si sta svolgendo nel silenzio e anche nella disattenzione generale e vogliamo dire con nettezza che il massacro in Siria deve fermarsi, che l’opposizione siriana deve riunirsi e convergere, che Assad deve andarsene. Vogliamo anche che l’Italia, l’opinione pubblica e i governi italiano ed europeo seguano con grande attenzione questa crisi”.[8]

bersani

 

ECCOCI DI NUOVO CON HAISAM, CHE IL GIORNO DELL’ASSALTO ALL’AMBASCIATA VENNE SUBITO RILASCIATO DALLA DIGOS, IN BARBA ALLA CONVENZIONE DI VIENNA. ADESSO SAPPIAMO QUALI IMPEGNI AVREBBE MANCATO, QUALORA FOSSE STATO SOTTOPOSTO A UN REGOLARE PROCESSO IN ITALIA.

haisam

 


[1] HTTP://MILANO.CORRIERE.IT/NOTIZIE/CRONACA/14_AGOSTO_27/TERRORISMO-ANCHE-MILANO-INDAGA-RECLUTAMENTO-SIRIANI-932AE3A2-2E11-11E4-833A-CB521265F757.SHTML
[2] HTTP://WWW.NYTIMES.COM/VIDEO/MULTIMEDIA/100000002421671/SYRIAN-REBELS-EXECUTE-7-SOLDIERS.HTML
[3] HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=LMOFNLLPWPO
[4] HTTP://AURORASITO.FILES.WORDPRESS.COM/2013/09/560542.JPG
[5]HTTP://WWW.REPUBBLICA.IT/SOLIDARIETA/COOPERAZIONE/2013/02/28/NEWS/DISARMO_SIRIA_RETE_DISARMO_NON_ARMI_MA_PANE_ALLA_POPOLAZIONE_SIRIANA-53562818/
[6] HTTP://WWW.ISLAM-ONLINE.IT/2012/02/CESSINO-IMMEDIATAMENTE-LE-VIOLENZE-INTERVISTA-CON-MOHAMED-NOUR-DACHAN/
[7] HTTPS://WWW.FACEBOOK.COM/KHALID.CHAOUKI/POSTS/501647559922396
[8] HTTP://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=CTP9M_CN-0A

 Fonte: radiospada.org

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

COME LA POLITICA ITALIANA HA FAVORITO O FINANZIATO IL TERRORISMO ISLAMICO
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SCONCERTANTE, ECCO SVELATA LA TRUFFA DEL “DEBITO PUBBLICO” AI DANNI DEL POPOLO ITALIANO

Pubblicato su 31 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA, IPHARRA

Quanto mi accingo a riferire chiarisce in modo inequivocabile che il “Debito Pubblico dello Stato Italiano” è il frutto di una TRUFFA KOLOSSALE.

In uno Stato Democratico non bisogna mai perdere di vista un punto essenziale: chi ha il diritto di cambiare le cose deve essere solo ed esclusivamente il POPOLO, legiferando attraverso lo strumento referendario abrogativo, propositivo e costituzionale.

In uno Stato Democratico Governo ed Autorità Politiche devono rispettare la volontà popolare.

Purtroppo negli ultimi 33 anni tutto questo non è avvenuto, anzi, Rappresentanti Politici e Mass Media hanno costantemente cospirato contro la Sovranità Popolare e tradito gli ideali sanciti dalla Costituzione.
Ci hanno ripetuto incessantemente che il Debito Pubblico di oltre 2000 miliardi di euro è la semplice conseguenza del fatto che, in pratica, siamo un Popolo di Cialtroni che, negli ultimi 33 anni, È VISSUTO AL DI SOPRA DELLE PROPRIE POSSIBILITÀ, spendendo e sperperando. Sottintendendo quindi che alla spesa per i “Servizi Pubblici” (Istruzione, Sanità, Opere Pubbliche, ecc.) effettuata dallo Stato non è corrisposto da parte dei Cittadini un gettito fiscale di eguale misura, cosa questa che ha generato il Mostruoso Debito Pubblico.
Non essendosi però mai nessuno di costoro (politici, giornalisti, conduttori di talk show) degnato di chiarire in base a quali DATI vengono fatte certe affermazioni, ho deciso di fare io qualche piccola ricerca presso gli archivi degli Organi Istituzionali. Non con poche difficoltà, sono riuscito ad acquisire tali DATI e quello che è risultato è veramente SCONCERTANTE

È TUTTO FALSO!!!!!!

In base ai risultati della ricerca, posso affermare, senza possibilità di essere smentito, dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze alla mano, che l’attuale Debito Pubblico Italiano è un “DEBITO DETESTABILE” * in quanto non ha comportato per il Popolo nessun tipo di beneficio, essendo esso costituito esclusivamente da “INTERESSI” non dovuti, in base a quanto sancito dall’art. 1 della Costituzione.

ANDIAMO ORA AD ESAMINARE I FATTI

  • La Costituzione all’articolo 1 sancisce: «….L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. La Sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione…». Essa dichiara che l’Italia è una Repubblica democratica, e lo dice come prima cosa in assoluto. Quindi la Repubblica, la democrazia e l’Italia non sono scindibili, sono una in funzione dell’altra. Pertanto l’art. 1 della Costituzione riconosce al Popolo la Sovranità e quindi anche il potere di emettere direttamente Moneta (dal nulla) per finanziare la Spesa Pubblica (Sovranità Monetaria).
  • Fino al 1981, l’Italia ha goduto di piena sovranità monetaria garantita dalla proprietà pubblica dell’istituto di emissione Banca d’Italia, all’epoca “Ente di diritto pubblico”, controllato dallo Stato, ai sensi della legge bancaria del 1936.
  • Dopo la fine degli accordi di Breton Woods (fine della operatività del rapporto di cambio con l’oro) decretati da Nixon nel 1971, e fino al 12 Febbraio 1981, la Banca d’Italia, in base alla Legge Bancaria vigente, era obbligata ad acquistare tutti i titoli non collocati presso gli investitori privati. Tale sistema garantiva il finanziamento della spesa pubblica (ad interessi zero) e la creazione della base monetaria, nonché la crescita dell’economia reale. Lo Stato poteva attingere a un’anticipazione di tesoreria presso la Banca d’Italia per il 14% delle spese iscritte in bilancio e deteneva il potere formale di modificare il tasso di sconto.
  • Nel 1981, contrariamente al luogo comune che la vorrebbe “spendacciona” e finanziariamente poco virtuosa, l’Italia aveva la quota di spesa pubblica in rapporto al PIL più bassa tra gli Stati Europei: il 41,1% contro il 41,2% della Repubblica Federale Tedesca, il 42,2% del Regno Unito, il 43,1% della Francia, il 48,1% del Belgio e il 54,6% dei Paesi Bassi.
  • Il 12 febbraio 1981 succede il FATTACCIO, il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (mano armata dei Banchieri contro il Popolo Italiano), in spregio della Costituzione Italiana, scrisse al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi (Banchiere) una lettera che sancì il “divorzio” tra le due istituzioni. In pratica con una semplice lettera, senza alcun dibattito Politico e senza che TV e Giornali dessero il minimo risalto alla notizia, lo STATO ITALIANO veniva privato della Sovranità Monetaria – sovranità (derubata) che i Padri Costituenti hanno ammesso potesse essere compressa e limitata, solo a condizioni di pace e giustizia fra le nazioni e a situazioni di parità con altri stati, ma mai ceduta (art. 11 Cost.). In pratica, da quella data, la Banca D’Italia non garantiva più l’acquisto dei Titoli che pertanto dovevano essere collocati presso gli investitori privati ad alti interessi, Il provvedimento, formalmente giustificato dall’intento del controllo delle dinamiche inflattive generatesi a partire dallo shock petrolifero del 1973 e susseguente all’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo (SME), ebbe effetti devastanti sulla politica economica italiana.
  • Gli INTERESSI sulla Spesa Pubblica pagati senza nessuna valida motivazione, se non quella di arricchire le Elite Finanziarie e di dare un infinito POTERE alle Oligarchie Bancarie, hanno inciso sul Debito Pubblico nella misura che adesso andremo ad esaminare dalla seguente tabella

 

BILANCI DELLO STATO DAL 1981 AL 2011 (Dati ufficiali ISTAT)

Valori assoluti in milioni di Euro

ANNI

USCITE

(Spesa per Servizi)

INTERESSI

TOTALE

(Uscite+Interessi)

ENTRATE

(Tasse Pagate dal Popolo)

SALDO PRIMARIO

(Entrate – Uscite )

INDEBITAMENTO

( Entr. – Usc. + Int.)

DEBITO PUBBLICO NEL 1981

-142427

1981

97.959

12.409

110.368

83.880

-14.079

-26.488

1982

117.121

18.891

136.012

107.228

-9.893

-28.784

1983

139.568

26.153

165.721

131.866

-7.702

-33.855

1984

157.615

32.095

189.710

145.753

-11.862

-43.957

1985

179.796

36.200

215.996

162.786

-17.010

-53.210

1986

199.689

41.710

241.399

184.598

-15.091

-56.801

1987

219.428

41.058

260.486

200.653

-18.775

-59.833

1988

245.301

47.891

293.192

229.407

-15.894

-63.785

1989

271.205

58.099

329.304

256.842

-14.363

-72.462

1990

302.776

70.727

373.503

293.255

-9.521

-80.248

1991

329.296

86.913

416.209

329.041

-255

-87.168

1992

349.631

98.534

448.165

364.534

14.903

-83.631

1993

364.902

105.040

469.942

386.612

21.710

-83.330

1994

372.462

99.704

472.166

392.373

19.911

-79.793

1995

389.919

109.794

499.713

429.479

39.560

-70.234

1996

412.580

115.611

528.191

458.361

45.781

-69.830

997

430.522

97.448

527.970

499.920

69.398

-28.050

1998

448.525

86.282

534.807

504.326

55.801

-30.481

1999

468.139

74.367

542.506

SCONCERTANTE, ECCO SVELATA LA TRUFFA DEL “DEBITO PUBBLICO” AI DANNI DEL POPOLO ITALIANO
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Privatizzano la Patria

Pubblicato su 31 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Settembre e novembre, cercando di cogliere le più favorevoli condizioni da parte del mercato, verrà messo sul mercato un altro 5% sia di ENI che di ENEL, con l’obiettivo dichiarato d’incassare almeno 5 miliardi d’euro. Al momento attuale il Tesoro detiene all’incirca il 30% d’entrambi gli enti, quota che in linea di diritto gli permette di controllarne le Assemblee degli Azionisti. Con questa privatizzazione questa situazione potrebbe cambiare significativamente a danno dello Stato, inaugurando potenzialmente l’uscita di ENI ed ENEL dal suo controllo ed il loro progressivo passaggio sotto la “tutela” degli azionisti privati.

E’ una storia scritta sin dai primi Anni ’90, allorchè si diede inizio alle privatizzazioni a valanga che portarono alla dismissione d’ingenti quote dell’industria di Stato. Sparirono, nel giro di pochi anni, l’IRI, l’IMI e tutto il resto. Gran parte delle imprese e delle banche privatizzate fecero una brutta fine, fagocitate da privati avidi ed incapaci che le portarono alla completa estinzione. Si pensi, ad esempio, al colosso Telecom completamente svuotato al proprio interno e ridotto ad un guscio vuoto.

Il motivo di questa nuova ondata di privatizzazioni, oggi come nel passato, è costituito dalla necessità di fronteggiare il debito pubblico. Il governo aveva pensato, non a caso, di privatizzare anche il 40% di Poste Italiane. Ma quando Francesco Caio, il nuovo amministratore delegato, s’è reso conto d’aver ereditato dal suo predecessore Massimo Sami un’azienda non proprio in condizioni ottimali o comunque tali da giustificarne una quotazione in borsa, al Tesoro hanno preferito soprassedere e rimandare l’operazione al 2015. Stesso discorso anche per SACE ed ENAV.

Di conseguenza, al governo, rimaneva soltanto il solito binomio ENI ed ENEL: due aziende prospere, dai brillanti fatturati, le cui azioni possono fruttare guadagni sicuri. C’è da ringraziare che non abbiano pensato anche a Finmeccanica. Ma possiamo star certi che, presto o tardi, si ricorderanno anche della sua esistenza e che opteranno per privarla di qualche altra sua preziosa componente, come già è avvenuto nel recente passato.

E così, privatizzando l’industria pubblica, si privatizza la Patria. La sovranità sarà sempre di più un ricordo e l’Italia verrà progressivamente, ma in tempi comunque molto rapidi, ridotta ad una colonia commerciale ed economica delle altre potenze, quest’ultime a differenza nostra ancora dotate d’una grande industria e capaci di tutelare i propri interessi. L’obiettivo è sempre il solito: trasformare l’Europa mediterranea, di cui l’Italia fa incontestabilmente parte, in un mercato succube degli Stati Uniti (che si preparano al grande banchetto col Trattato di Libero Commercio, i cui effetti saranno ulteriormente enfatizzati dalle sanzioni russe che ci privano di un grande partner commerciale) e, in misura minore, anche della subpotenza tedesca.

In tutto questo scenario recitano la loro parte i guru politici ed intellettuali alla Oscar Farinetti che ripetono ossessivamente come l’Italia potrebbe tranquillamente crescere e prosperare rinunciando all’industria e dedicandosi esclusivamente al turismo e all’agroalimentare. Ovvero, ritornare ad una situazione non molto dissimile a quella che caratterizzava l’Italia negli anni precedenti al boom economico del Secondo Dopoguerra, quando gli italiani per sopravvivere dovevano emigrare o lavorare per poco (o per niente), dato l’elevato tasso di disoccupazione che abbassava i costi della forza lavoro. Insomma, quello che sembrava essere un brutto ricordo tornerà ad essere il nostro futuro: o andremo a fare i camerieri ed i lavapiatti in Inghilterra, oppure lo faremo qui in Italia, a beneficio dei giapponesi, degli americani o dei tedeschi che verranno a godersi il sole dello Stivale. E chi non farà il cameriere o il lavapiatti, andrà a fare il bracciante: o vogliamo essere così ingenui da credere che diventeremo tutti imprenditori, a capo di qualche ricca azienda agricola che sforna decine di migliaia di bottiglie di vino all’anno? E se non andrà bene fare nè l’uno nè l’altro mestiere, si potrà sempre andare a lavorare nelle fabbriche tedesche. Tedesche, eh: non italiane.

Dopotutto, non è forse quello che sta già avvenendo?

Filippo Bovo

Tratto da:http://www.statopotenza.eu

Privatizzano la Patria
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Ss 131 bloccata per protesta La Digos denuncia 25 persone

Pubblicato su 30 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

La referente di Popoli Liberi della Sardegna ci rassicura: " Non ci speventano minimamente che sia chiaro "- ndr.

La Digos di Oristano ha denunciato 25 persone per la manifestazione che il 20 agosto scorso ha provocato il rallentamento del traffico sulla 131 all'altezza dell'area di servizio Oasi Losa vicino al bivio di Abbasanta.

"Gli accertamenti eseguiti dalla Digos - spiega una nota della Questura - hanno consentito l'identificazione dei cinque promotori". Si tratta di B.D., 58 anni, sassarese, L.Z., 50, L.B., 57 anni, O.I., 54 anni e R.M., 47 anni, tutti oristanesi. I cinque "sono stati deferiti all'autorità giudiziaria per aver organizzato in concorso tra loro e partecipato a una manifestazione volutamente non preavvisata all'autorità di Pubblica sicurezza". Ad altri 20 manifestanti è stata contestata invece la violazione amministrativa relativa al blocco stradale. Alla protesta - promossa da un comitato spontaneo, composto soprattutto da imprenditori e artigiani, ma con l'adesione anche di altre associazioni e movimenti, tra cui anche gli indipendentisti di Sardigna Natzione - avevano partecipato un centinaio di manifestanti arrivata un pò da tutta la Sardegna per dire "Basta a chi sta affamando la Sardegna per dividersene le spoglie" e in particolare per chiedere l'istituzione della Zona Franca integrale e la cessazione immediata di tutte le servitù militari.

Tratto da:http://www.unionesarda.it

Ss 131 bloccata per protesta La Digos denuncia 25 persone
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Della Luna: moneta sovrana per legge, in Costituzione

Pubblicato su 30 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

La Camera approva ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. Per il fabbisogno della Repubblica, lo Stato emette direttamente moneta legale in forma cartacea o metallica, senza contrarre debito e senza emissione di titoli di debito. Lo Stato non riconosce altra moneta legale che questa. L’emissione avviene attraverso un apposito istituto nazionale, detto Istituto per la Moneta e il Credito, nei tempi e nelle quantità stabilite da una apposita commissione bicamerale paritetica permanente presieduta dal Ministro del Tesoro, il cui voto vale doppio in caso di parità. L’offerta monetaria primaria e i pubblici investimenti dovranno essere regolati e orientati all’incremento della produzione utile di beni e servizi secondo criteri di efficienza della spesa in funzione del risultato produttivo.

Dovranno tendere alla piena occupazione e all’attivazione del potenziale produttivo nazionale, avendo riguardo alla tutela del potere d’acquisto reale Marco Della Lunadei redditi e del risparmio, alla moderazione delle spinte inflazionistiche, nonché alla sostenibilità ecologica al perseguimento del costante ammodernamento scientifico e tecnologico. Il predetto istituto, sotto la direzione della predetta commissione bicamerale, vigila e regola l’attività bancaria e creditizia, assicurando l’adeguata disponibilità di mezzi monetari nel Paese e l’accesso al credito a condizioni eque e sostenibili da parte dei soggetti economici, nonché contrastando la formazione di monopoli e cartelli. A tali fini, possono essere istituite banche di credito di capitale pubblico e di diritto pubblico.

I soggetti abilitati all’esercizio del credito e alla raccolta del risparmio non possono esercitare in proprio, nemmeno attraverso altre imprese o attraverso persone fisiche o giuridiche, attività di speculazione finanziaria o di arbitraggio o trading. I depositi bancari, salva diversa pattuizione, avranno la natura giuridica di depositi regolari. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

(Marco Della Luna, estratto dalla “Proposta di Costituzione 2014” – Art. 81 Sovranità monetaria e assicurazione della liquidità necessaria al Paese – presentata sul blog di Della Luna il 3 agosto 2014).

Tratto da: libreidee.org

 Della Luna: moneta sovrana per legge, in Costituzione
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La proposta di Draghi: la Troika al posto degli stati nazionali

Pubblicato su 30 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

A distanza di tre anni esatti dall’inizio di quello che ho definito il colpo di stato permanente, la Bce ha mandato un nuovo ultimatum all’Italia e agli altri paesi periferici della zona euro.

Vi ricordate la lettera di Jean Claude Trichet e di Mario Draghi del 5 agosto del 2011 da cui l’incubo ha avuto inizio? Si concludeva così: “E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”.

Beh, da Monti alle “riforme” di Renzi, passando per Letta, vale a dire tre primi ministri non votati da nessuno, il governo “con il pilota automatico” si sta adoperando in tutti i modi per mantenere fede al diktat. Ma, non a sufficienza, perché, ieri, dopo tre anni esatti da quella lettera, Mario Draghi è tornato alla carica: “Per i Paesi dell’Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali”.

Ulteriori cessioni di sovranità a paesi che già non controllano più la politica monetaria, fiscale e valutaria? Cosa vuole esattamente questo Signore? Principalmente non far perdere di vista l’obiettivo dei “vicerè” formalmente al potere: bisogna continuare con la macelleria sociale e le privatizzazioni-svendite selvagge per cui questi governi sono stati messi alla guida dell’Italia e non ci possono essere tentennamenti alle lacrime e sangue ulteriori che verranno richieste nel prossimo autunno. E, inoltre, Draghi ha voluto blindare il cosiddetto Modello Cipro, vale a dire il prelievo forzoso direttamente sui conti correnti che verrà probabilmente applicato come ulteriore non soluzione rispetto all’insostenibilità di un’unione monetaria fallimentare e fallita.

Mario Draghi, un signore non eletto da nessuno e che detta ordine agli Stati sovrani, ha fatto intendere quale sarà il passo successivo della nuova governance della crisi della zona euro: imporre ai Paesi dei contratti di riforma vincolanti firmati direttamente con la Commissione europea, attraverso cui i Paesi si impegnano, previa sanzione, a rispettare quanto firmato. In settimana la Commissione l’ha preannunciato per la Grecia; e, se vi ricordate, non è un’idea partorita a Francoforte o Bruxelles ma dal terzo asse del male: Berlino. Nel Consiglio europeo del dicembre scorso, come sappiamo grazie allaricostruzione in esclusiva che fece Le Monde,

Angela Merkel propose questo strumento come un passo necessario per salvare l’euro. Al rifiuto della Spagna di Rajoy, che ha spiegato come fosse impossibile per lui giustificare un’ulteriore cessione di sovranità di fronte all’opinione pubblica, sapete che rispose Draghi? “Se non fate le riforme, perderete la sovranità nazionale”. All’epoca c’erano le elezioni europee di maggio come “ostacolo” e Angela Merkel ha proposto di rimandare la decisione al dicembre 2014. Draghi sta ora solo preparando il terreno.

Con la cessione di sovranità, con questa parola d’ordine impostaci da Maastricht ad oggi, passando per l’introduzione della moneta unica, cosa abbiamo ottenuto? Povertà di intere popolazioni, disoccupazione di massa e svendita dei beni pubblici. Ma alle oligarchie finanziarie europee ancora non basta, vogliono ancora di più: la totale distruzione degli Stati nazionali, ultimo ostacolo a un mercato globalizzato.

La sfida oggi in Europa è epocale ed è tra chi vuole riappropriarsi di quote importanti di sovranità (alimentare, energetica, valutaria, monetaria, fiscale… ) per poter tornare a incidere positivamente sulle condizioni di vita dei propri cittadini; e chi vuole, attraverso questi organismi sovranazionali continuare l’opera di dissoluzione delle democrazie nazionali con tutte le conquiste sociali realizzate negli ultimi decenni.

 

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

La proposta di Draghi: la Troika al posto degli stati nazionali
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METEO ITALIA …DEFLAZIONE NEIN NEIN NEIN

Pubblicato su 30 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, POLITICA

Ieri sulla copertina del nuovo Economist è apparso Renzi in versione estiva, cono gelato in mano, monello per eccellenza dietro una Merkel soddisfatta e il fantasma di Hollande che guarda lontano, non si sa dove. Nel frattempo Draghi raccoglie donazioni per l’Europa effettuando un Ice Bucket Challenge all’incontrario, uno che ha negato la deflazione per mesi.

Si è scandalizzato persino uno come Debortoli, dichiarando che è una foto di cattivo gusto, si una delle tante belle addormentate che quando la carta straccia inglese si scatenava sul nostro Paese in piena guerra finanziaria nel 2011, dormiva.

Sembra tutto pronto per una nuova crisi dell’area euro il prossimo anno, sembra incredibile ma come vi ho confidato in uno dei manoscritti del nostro Machiavelli, quello che uno dei più importanti protagonisti di questa grande crisi disse a porte chiuse in Asia potrebbe realmente verificarsi.

Ci aveva provato all’inizio del mese il fantasma di Hollande ma subito…

Berlino stoppa Hollande sulle misure pro crescita

Ci ha provato di nuovo ieri …

Hollande: all’UE occorrono misure per la crescita

“L’Europa deve cambiare. Deve rimettere in discussione alcune sue politiche. Chiarire la propria organizzazione. Ritrovare il sostegno dei popoli e soprattutto vincere la battaglia della crescita e del lavoro”.

Dopo aver parato il rigore di Draghi, il portiere d’albergo Schauble, si è prodotto in un plastico intervento per parare anche la punizione di Hollande…

In un’intervista a Bloomberg TV, Schaeuble ha fatto sapere a tutti che la BCE ha raggiunto il limite per aiutare la zona euro, ha aggiunto che comprende il disperato bisogno di affetto di Hollande, ma ha ribattuto che la politica monetaria può solo comprare tempo e come si fa a non dargli ragione, lo dice la storia.

Alla proposta di Hollande di un vertice europeo per discutere sulla flessibilità dei trattati europei e sul rallentamento del ritmo di riduzione del disavanzo o meglio sul Fiscal Compact, Schaeuble ha semplicemente risposto NEIN NEIN NEIN nessuna lezione da dare, le regole le conoscono tutti, con un boato di approvazione in Italia da parte dei sostenitori del sadomasochismo calvinista e credetemi sono milioni che hanno votato per un gelato da 80 euro.

Non c’è alcuna richiesta di proroga ha subito aggiunto il ministro delle finanze Sapen che si è subito adeguato al nuovo corso francese, di obbedienza cieca alle ricette di nonna Markel.

La liquidità nei mercati non è troppo bassa, è ancora troppo elevata, quindi penso che la politica monetaria ha esaurito tutti i suoi strumenti, chiaro Draghi e serve un bigliettino in un ghiacciolo per comprenderlo?

Quello di cui abbiamo urgente bisogno ha proseguito Schaueble è di riconquistare la fiducia degli investitori, dei mercati e dei consumatori.

Ma sedetevi e ascoltate che spettacolo, che secchiata di acqua gelata sulla testa del povero Draghi…

” Ad essere sinceri, non credo che la politica monetaria della BCE abbia gli strumenti per combattere la deflazione”

Strano davvero per uno che ha appena dichiarato di conoscere come suo figlio Draghi, probabilmente è scappato di casa e non si parlano più come una volta.

Scherzi a parte questa è la Germania, NEIN NEIN NEIN, mettetevi il cuore in pace, loro non hanno ancora digerito il famigerato trattato di Versailles e la tragica esperienza della repubblica di Weimar.

A proposito di Weimar il clima sembra essere sempre quello in Germani, dove oltre 8 milioni di minijob da 400 euro al mese hanno distrutto i consumi e le vendite al dettaglio crollano mese dopo mese.

Se trovate ancora qualche idiota travestito da economista che suggerisce di deflazionare i salari per aumentare la competitività, fatemelo sapere sono razze in via di estinzione. 

Per il resto in Italia va tutto bene le vendite di gelati sono salite lo scorso mese ed è aumentata la fiducia delle gelaterie d’Italia che sono state assalite da orde di ragazzini con 80 euro in mano.

Scherzi a parte la novità dell’anno è il messaggio di tranquillità che il Governo da agli italiani Privatizzazioni, su Eni ed Enel nessun rischio scalata. con la decisione ormai presa di svendere ENI ed ENEL le due galline dalle uova d’oro.

PRIVATIZZAZIONI: FATE PRESTOFERMATELI 

In fondo è quello che questo Paese si merita, un Paese che non è stato capace di mobilitarsi neanche per sostenere le proprie piccole e medie imprese, si merita la fine che l’euro ha preparato per noi. 

Una parte del nostro Paese è questo … ITALIA : LA PARABOLA DEI FESSI E DEI FURBI …

Comunicazione di servizio: da oggi l’ITALIA è UFFICIALMENTE in deflazione!

La verità è figlia del tempo e noi siamo gli UNICI che da sette anni ve lo raccontano, gli UNICI in Italia!

Nel fine settimana appuntamento da non perdere con il nostro Macchiavelli e lo strepitoso risultato raggiunto insieme.

Tratto da:http://icebergfinanza.finanza.com

METEO ITALIA …DEFLAZIONE NEIN NEIN NEIN
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