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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'Istat gela Renzi: ripresa economica quasi nulla

Pubblicato su 5 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

La ripresa economica prosegue, ma con una “intensità più contenuta rispetto al primo trimestre”. Lo segnala l’Istat, nel suo rapporto mensile sull’economia italiana. Nonostante alcuni segnali positivi, il quadro si mantiene ancora a tinte fosche e non offre certezze sul futuro.

 
 
 
 
 

 
In aprile, “l’attività produttiva nell’industria e nelle costruzioni ha registrato una lieve flessione rispetto a marzo”, con l’industria in senso stretto che registra una riduzione congiunturale dello 0.3%, trainata al ribasso dalla caduta nella produzione di beni di consumo non durevoli e dall’andamento negativo dell’energia. Al pari della produzione, si registra un calo anche nel fatturato industriale, che sempre in aprile tocca un -0.6% dopo due rialzi consecutivi che avevano fatto sperare in un consolidarsi dell’andamento al rialzo.

 
Dal lato dell’inflazione, “la variazione annua dell’indice dei prezzi al consumo  si conferma al +0,1%”, ribaltando i dati di deflazione dei periodi precedenti. Il recupero dei prezzi è comunque ancora estremamente limitato, con ancora gli indici energetici in territorio negativo.
 
Pesa, sul quadro internazionale, l’incognita della crisi greca. Ma si fanno sentire anche le difficoltà del commercio internazionale, che nonostante l’euro debole pesano sulle esportazioni: le vendite extra-Ue calano dell’1.9%, mentre quelle estere intra-Ue dell’1.3%.
 
“I più recenti indicatori congiunturali mostrano che la ripresa economica prosegue, ma con una intensità più contenuta rispetto all’avvio dell’anno in corso“, osservano i tecnici dell’istituto analizzando le prospettive a breve termine.
 
Segnali poco incoraggiati anche dal lavoro, dove sempre secondo l’Istat “emergono segnali positivi”, anche se “la ripresa non c’è ancora“. Aumenta infatti, sia pur di poco, l’offerta di posti di lavoro, ma dall’altra parte si riducono le persone in cerca di lavoro, con gli scoraggiati che continuano ad aumentare. Segno che rimangono ancora tensioni nella dinamica domanda/offerta. D’altronde, senza prospettive di crescita industriale, non c’è regolamentazione sul lavoro -Jobs Act o comunque la lo si chiami- che possa incentivare aumenti occupazionali.
 
Tratto da:http://www.affaritaliani.it/economia/istat-ripresa-contenuta-quasi-nulla-373823.html
L'Istat gela Renzi: ripresa economica quasi nulla
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Martin Schulz si aspetta un " Governo di Tecnocrati " in Grecia

Pubblicato su 5 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

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Grecia Gabbia Sociale – Il lavoro imposto tramite il ricatto monetario

Pubblicato su 3 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

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Syriza: «Grillo sei l’altra faccia del neoliberismo»

Pubblicato su 3 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Il responsabile di Syriza in Italia polemizza con Grillo che vorrebbe esibirsi in Grecia per il referendum

Di Carlo Perigli

 

Ci ha provato Beppe Grillo, anche lui ha tentato a cavalcare “l’onda greca”, provando ad accostare il Movimento 5 stelle all’unico paese che ad oggi ha rifiutato  - e non solo a parole – le politiche di austerità imposte dall’Unione Europea, proponendo un’alternativa non caratterizzata da un nazionalismo becero e reazionario. Non è la prima volta che il leader pentastellato, in passato “accompagnato” da ottimi elementi del calibro di Matteo Salvini, “sfrutta” il coraggio di Atene, anche se questa volta è andato oltre, annunciando un viaggio in Grecia proprio nel giorno del referendum.  “Domenica e lunedì – scriveva ieri il comico genovese sul suo blog – sarò ad Atene insieme ad alcuni nostri portavoce del Parlamento italiano ed europeo per esprimere la solidarietà e vicinanza di tutto il M5S ai cittadini greci in questo momento di democrazia“.

Un’idea che, com’era prevedibile, non ha trovato dall’altra parte un comitato di benvenuto pronto ad accogliere il comico genovese. Al contrario, per spiegare a Grillo – ma anche a chi si ostina ad accostare le due parti in un unico fronte “anti-euro” – le macroscopiche differenze tra le parti è intervenuto Argyrios Argiris Panagopoulos, responsabile di Syriza in Italia, che ha colto l’occasione per evidenziare come le politiche adottate dal governo greco siano diametralmente opposte a quelle che il leader pentastellato ha proposto nel corso del tempo.

Grillo, scherzi e populismo a parte -a ha dichiarato Panagopoulos –  in Grecia non si vota per l’euro ma contro l’austerità e la ricostruzione della nuova Europa dei suoi popoli, democratica, solidale e con una maggiore giustizia sociale. Il governo di Tsipras ha chiuso i CIE, ha dato la cittadinanza ai figli degli immigrati e ha votato una legge per la costruzione di una moschea ad Atene

Grillo in Parlamento europeo i tuoi deputati si trovano proprio di fronte agli europarlamentari di SYRIZA. I tuoi europarlamentari si immischiano a dir poco con razzisti e xenofobi e tu stesso hai dimostrato ripetutamente il tuo disprezzo verso gli immigrati.

Grillo il popolo greco e Tsipras lottano nelle strade e nelle piazze. Non mandano mail di protesta, Organizzano lotte con i lavoratori, i disoccupati, i precari, hanno fatto scioperi con le organizzazioni dei lavoratori, quei sindacati che tu odi profondamente. 
Tsipras e il popolo del “NO” abbiamo scelto da quale parte stare. 

Grillo tu dovevi stare stasera in piazza Syntagma, insieme con la gente del “Si”, perché rappresenti l’altra faccia di questo neoliberismo che divide e distrugge le nostre società.”

Tratto da:http://popoffquotidiano.it

Syriza: «Grillo sei l’altra faccia del neoliberismo»
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Promise felicità nell’Eurozona, così ora Tsipras è nei guai

Pubblicato su 3 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Quella che si apre, in questa settimana, è una partita a scacchi a mosse obbligate per entrambi i contendenti. E’ evidente che Tsipras ha bisogno di una squillante vittoria dei No all’accordo. Se vincessero i si a lui non resterebbe che dimettersi, la Troika avrebbe vinto e i partiti di centro cercherebbero di fare una coalizione “europeista” (magari con una scissione fra i deputati di Syriza) per un governo di servizio (di servizio alla Merkel, naturalmente). Per Syriza sarebbe una disfatta e per la Grecia inizierebbe un calvario ancora peggiore di quello attuale, perché il referendum legittimerebbe qualsiasi misura, anche la più aberrante. Magari non da subito, anzi la Troika potrebbe mostrarsi inizialmente più comprensiva con un governo “moderato” e fare anche qualche regalino, magari sino a novembre, giusto il tempo di far affondare (o addomesticare) Podemos, ma dopo sarebbe un crescendo, sino all’inevitabile default. Si capisce quindi, l’apertura della Merkel (che tiene d’occhio anche lo slittamento di Atene in campo sino-russo) alla Grecia, ma non al suo governo attuale e il rinvio della questione a dopo il referendum. Questa sarà la campagna elettorale della Troika e, per essa, della Merkel: sbarazzatevi di Tsipras e Varoufakis e ragioniamo.

Fratoianni ha scritto che, anche in quel caso, Tsipras avrebbe comunque vinto, perché avrebbe dimostrato il ritorno a metodi di governo democratico; si: peccato che si tratterebbe di una “vittoria morale” e che il vincitore morale sia sempre quello che ha Tsipras e Merkelperso. Ma a Tsipras andrebbe molto male anche se a vincere fossero i No, ma di stretta misura: avrebbe una legittimazione limitatissima, dovrebbe fare i conti con un default, nessuno sottoscriverebbe più alcun titolo greco e quindi, per far fronte alla situazione, dovrebbe emettere moneta propria, altrimenti non saprebbe come pagare neppure gli stipendi dei dipendenti statali, e questo significherebbe implicitamente l’uscita dall’euro. Ovviamente in condizioni disastrose, con una moneta debolissima e una Ue e Bce scatenate per punire i ribelli greci. Per di più, una vittoria di misura significherebbe che Alba Dorata è stata determinante e questo lo obbligherebbe, di fatto, ad una qualche intesa su quel lato (allegria!).

Di fatto, l’unica speranza di non affondare sarebbe quella di un rapidissimo soccorso russo e cinese. Unica via d’uscita relativamente più agevole, una forte vittoria dei No, che lo incoraggerebbe a tener duro ed, in qualche modo, scaricherebbe una parte delle tensioni sulla Ue, costringendola su posizioni meno oltranziste. Sarebbe comunque un momento difficilissimo, perché ugualmente si prospetterebbe il default e l’uscita dalla moneta, ma sarebbe più facile gestire le cose con un popolo greco compatto dietro le sue spalle. Per ora i sondaggi sono sfavorevoli al No (e gioca evidentemente la paura di cosa accadrebbe tornando alla Dracma), ma non è detto che in questi giorni non ci sia un recupero: i greci sono un popolo orgoglioso e questo potrebbe bilanciare le paure. Ovviamente, noi facciamo il tifo per il No, ma la partita, bisogna dircelo, per ora è abbastanza compromessa e qui si capisce perché la “furbata” di aver promesso l’euro e la fine dell’austerità non è stata una grande idea.

(Aldo Giannuli, “Grecia, il gioco che si profila”, dal blog di Giannuli del 28 giugno 2015).

Tratto da: libreidee.org

Promise felicità nell’Eurozona, così ora Tsipras è nei guai
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La fraudolenta scienza di Big Pharma con gli psicofarmaci porta un tributo, di mezzo milione, di morti ogni anno...

Pubblicato su 3 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in MEDICINA ALTERNATIVA

David Gutierrez
naturalnews.com 
Sa Defenza
 
Gli psicofarmaci uccidono circa 500.000 persone all'anno, se osserviamo solo le persone sopra i 65 anni nei paesi occidentali, secondo un'analisi condotta da un ricercatore danese di fama mondiale. 
 
Peter Gotzsche, direttore 
di ricerca presso il Nordic Cochrane Centre , citato in un articolo pubblicato sul British Medical Journal ( BMJ ), nel quale sostiene che gli psicofarmaci hanno solo benefici "minimi", ma effetti collaterali molto gravi. E continua dicendo che, il grande uso di questi farmaci potrebbe essere ridotto senza fare alcun danno. 
 
L'articolo è parte di una fine discussione risultata da un dibattito presso il King's College London il 13 maggio e pubblicato dalla rivista, dibattito e  discussione incentrata sulla questione se gli psicofarmaci fanno più male o bene. Nel BMJ, l'articolo sostiene l'importanza del dibattito sugli psicofarmaci di cui è co-autore John Crace - un paziente psichiatrico- che scrive per il Guardian e Allan Young, un ricercatore che ammette il maggiore coinvolgimento finanziario con l'industria farmaceutica.


Beneficio minimo

Gotzsche è un critico altamente affidabile del settore dei psicofarmaci. E' medico dal 1984, e si è specializzato in medicina interna  e ha trascorso gran parte della sua carriera in qualità di rappresentante delle aziende farmaceutiche. In seguito ha fondato un dipartimento medico presso una casa farmaceutica, rd è stato il responsabile per gli studi clinici di nuova registrazione del farmaco. 
 
Nel 1993, Gotzsche co-fondatore di Cochrane Collaboration, organizzazione rispettata a livello mondiale, che si dedica alla revisione dei dati di ricerca medica a sostegno delle evidenze base della medicina. Le credenziali di Götzsche come ricercatore sono forti e indiscutibili; forte di almeno settanta pubblicazioni nelle "cinque più grandi " riviste mediche ( BMJ, Lancet, JAMA, Annals of Internal Medicine e del New England Journal of Medicine ), inoltre le sue opere di ricerca sono state citate più di 15.000 volte. Nel 2014, il suo libro Deadly Medicines and Organised Crime: come Big Pharma ha corrotto Health Care, ha vinto il premio della British Medical Association
 
Secondo Gotzsche, i benefici dei farmaci psichiatrici sono stati selvaggiamente esageratiIn un articolo su BMJ, osserva che la maggior parte degli studi sugli pscicofarmaci  producono prove inattendibili perché sono condotti per lo più su persone che, fino a poco tempo prima, stavano assumendo altri farmaci. Così, i partecipanti subiscono la sospensione del farmaco nella fase iniziale del processo, solo per poi avere un "miglioramento"  spettacolare, apparentemente dovuto al nuovo farmaco
 In particolare, si osserva che le prove sugli antidepressivi venlafaxina (Effexxor) e fluoxetina (Prozac)  non hanno mostrato quasi nessun efficacia placebo. Prove di farmaci per l'ADHD sono stati ambigui, mentre quelle dei farmaci per la schizofrenia contengono elementi preoccupanti.


"Immensamente dannosi"
L'articolo di Gotzsche richiama in particolare l'attenzione sugli effetti collaterali relativamente comuni e gravi dei psicofarmaci. Egli osserva che gli psicofarmaci devono essere utilizzati solo per brevi periodi, e sono "estremamente dannosi" se utilizzati a lungo termine. 

 "Dovrebbero essere quasi esclusivamente utilizzati in situazioni acute e sempre con un piano di studio di disintossicazione, che può rivelarsi difficile per molti pazienti ", scrive. 
Gotzsche analizza i dati che dimostrano che i farmaci psichiatrici di tre tipi (antidepressivi, antipsicotici e benzodiazepine) uccidono 3.693 persone di età superiore ai 65 ogni anno in Danimarca, che in scala negli Stati Uniti e Unione Europea si arriva ad una stima di mezzo un milione di persone morte all'anno. Inoltre, afferma che i suicidi indotti dagli stupefacenti sono stati notevolmente sottovalutati negli studi clinici. 
 "I loro benefici avrebbero bisogno di essere colossali per giustificare questo, ma in realtà sono minimi", continua. 
 La prescrizione di farmaci per l'ADHD in particolare, dice che forniscono solo "sollievo a breve termine", ma a costo di grandi " danni a lungo termine. "  
 "Data la loro mancanza di vantaggi, ho stimato che potremmo fermare quasi tutti i psicofarmaci o droghe psicotropiche senza causare danni - facendo eliminare la prescrizione e l'uso di tutti gli antidepressivi, i farmaci per l'ADHDe  per la demenza ... utilizzando solo una frazione dei farmaci antipsicotici e benzodiazepine che attualmente usiamo, " conclude Gotzsche .  
 "Questo porterebbe a popolazioni più sane e più longeve."
 "Gli studi su animali suggeriscono fortemente che questi farmaci possono produrre un danno cerebraleed è probabile che sia il caso per tutti i farmaci psicotropi", scrive. 
 
(Natural News Science)

Fonte:

http://rt.com

http://www.bmj.com

http://www.independent.co.uk

http://www.theguardian.com

http://www.arafmi.org

http://www.amazon.com
 
La fraudolenta scienza di Big Pharma con gli psicofarmaci porta un tributo, di mezzo milione, di morti ogni anno...
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L’ITALIA IN GUERRA PER L’AMERICA di Riccardo Percivaldi

Pubblicato su 2 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Con un debito alle stelle e una bolla azionaria in imminente fase di deflagrazione, gli Stati Uniti cercano di arrestare il declino del loro impero alimentando una guerra globale permanente. L’aggravarsi dell’eurocrisi compromette inoltre la stabilità del loro sistema di dominio in Europa, infatti senza la moneta unica gli Stati Uniti perderebbero lo strumento principale, dopo la NATO, per tenere al guinzaglio le nazioni europee e piegarle ai ricatti di Washington. Per riportare sotto la protezione euratlantica gli stati servi, gli Usa rispolverano quindi il fantasma di una nuova guerra fredda e seminano il caos in Ucraina, in Africa e in Medio Oriente. In questo contesto si inseriscono anche la minaccia del terrorismo islamico (ISIS) e la recente emergenza sbarchi dal Nord Africa, che mirano a tenere in vita la moribonda Unione Europea, obbligando i governi a cooperare in vista di un possibile intervento militare in Libia. Gli Stati Uniti sperano così di rinserrare i ranghi dell’alleanza atlantica, presupposto indispensabile per uno scontro decisivo contro la Russia.

 

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Nonostante i recenti accordi tra il governo ellenico e la Troika, tutti sanno che la Grecia è già fuori dall’euro. Da almeno un anno i grandi istituti bancari preparano piani di fuga dall’eurozona da utilizzare nei casi di emergenza, con analisi ben dettagliate che valutano tutti gli scenari possibili. Il referendum indetto dal governo di Atene per chiedere ai greci di decidere sul futuro della moneta unica, assume così il sapore di una beffa, utile soltanto a far ricadere sul popolo la responsabilità di una decisione scontata e inevitabile. Di una cosa possiamo esser certi: indipendentemente dalla dipartita greca, l’usurocrazia euratlantica di Bruxelles non si farà cogliere impreparata.
Gli americani, che grazie alla trappola dell’euro sono riusciti a imbrigliare a livello politico ed economico le nazioni del vecchio continente, sottraendo sovranità agli stati e rendendo de facto l’Europa una semplice zona di libero scambio funzionante grazie a meccanismi decisionali tecnocratici e intergovernativi, non permetteranno mai che l’implosione dell’Eurozona faccia crollare di colpo il castello di carta su cui si basa il loro sistema coloniale di sfruttamento e di dominio.
Uno dei pilastri dell’impero americano è infatti la sudditanza economica dei paesi dominati, ottenuta mandandoli sull’orlo della bancarotta per mezzo dell’eccessivo indebitamento. È la politica della Shock economy, applicata per trent’anni ai paesi di mezzo mondo, ed introdotta anche in Europa sull’ondata neoliberista che ha portato, grazie alla complicità delle élites integrate nella finanza transnazionale e nei gangli del sistema imperialistico pilotato dagli Stati Uniti, all’adozione prima dello SME e poi dell’euro, che nei fatti traducono a livello intra-europeo lo stesso squilibrio sistemico tra centro e periferia sussistente tra le economie avanzate imperialiste e quelle dei paesi in via di sviluppo.
Con questa trappola gli americani hanno potuto distruggere anche le economie produttive dei paesi avanzati, sfruttando gli squilibri all’interno dell’Eurozona per spaccare l’Europa in paesi in surplus e paesi in deficit, cosicché gli uni s’indebitassero e gli altri si accollassero i debiti dei paesi in difficoltà, rendendo entrambi vittime dei ricatti delle oligarchie capitalistiche di Londra e Wall Street.
Qualora l’euro fosse soppiantato, non potendo più contare sulla schiavitù del debito e sulla dipendenza monetaria, agli Stati Uniti non rimarrebbe che un’unica soluzione per continuare ad esercitare il ruolo egemonico con cui si sono finora assicurati il predominio sul continente, ed impedire che un’Europa di nazioni di nuovo libere e sovrane si saldi alla Russia e passi ad una politica di cooperazione eurasiatica, vale a dire provocare una guerra in grande stile per costringere i governi a sottomettersi alla protezione della Nato e per tenere in vita l’Unione Europea che altrimenti senza l’euro perderebbe ogni ragion d’essere.
Di conseguenza gli americani sguinzagliano i mercenari dell’ISIS e scaricano migliaia di clandestini sulle nostre coste: è la nuova strategia della tensione per portarci all’esasperazione e obbligarci ad agire secondo i loro desiderata, in coerenza con la linea politica usata a partire dal conflitto in Ucraina, le sanzioni anti-russe e gli sforzi per far approvare il TTIP, che mirano tutti a creare una linea di demarcazione tra est e ovest e tenere l’Europa in orbita angloamericana.

***

Come abbiamo dimostrato in precedenza i sedicenti “profughi” non partono di loro spontanea volontà, ma vengono catturati e costretti con la forza ad imbarcarsi. Si dicono vittime di sistematiche retate da parte di presunti poliziotti libici in combutta con i trafficanti per essere mandati in Italia. A due inviati di Le Monde hanno confessato:
«Le autorità ci accusano di voler partire per l’acqua, ma è falso. C’è chi viene preso in casa, negli appartamenti, altri sono presi per strada; come me, io sono stato preso per strada». «I veri traghettatori sono loro», spiega un compagno. «Dicono agli europei che ci hanno catturato in mare ma è falso! Ci stanno vendendo. Sono loro che gestiscono la prigione e organizzano le partenze per andare in Italia … Quando arrivate voi giornalisti, fanno finta, è organizzato». [1]
La rivista Les Observateurs ha poi pubblicato un servizio in cui accusa “L’organisation internationale pour les migrations”, un ente intergovernativo legato alle Nazioni Unite, con a capo l’ambasciatore americano Willliam Lacy Swing, di essere la centrale operativa che intercetta gli africani sub-sahariani per spedirceli. [2]
Da notare anche che gli sbarchi partono dalla Tripolitania, dove si è insediata la banda islamista di Alba Libica sostenuta dai Fratelli Musulmani e legata a Stati Uniti, Regno Unito, Qatar e Turchia da cui riceve i finanziamenti, che combatte sia il legittimo governo di al-Thani, che l’esercito di Haftar. [3]

Il trucco però sembra funzionare e grazie al pretesto di combattere la pirateria scafista l’intervento militare forse si farà. In effetti è già tutto pronto e il 18 maggio scorso il piano è stato formalmente approvato dai rappresentanti di tutti i 28 paesi aderenti all’Unione Europea.

4

«WikiLeaks rende pubblico il Documento nr. 1 dal titolo “Consigli del Comitato Militare sul Progetto CMC ossia Concetto di Gestione della Crisi per una possibile operazione PSDC per smantellare le reti di traffico di esseri umani nel sud del Mediterraneo centrale».
«Il Piano classificato dell’UE, è stato approvato dai capi di difesa stati membri dell’Unione Europea, per un anno (almeno) prevede un’operazione militare contro le reti e le infrastrutture di trasporto dei rifugiati del Mediterraneo, tra cui la distruzione di barche ormeggiate e le operazioni all’interno dei confini territoriali della Libia. Il documento è significativo. Stabilisce l’obiettivo dei Capi della Difesa dell’UE: schierare la forza militare contro le infrastrutture civili in Libia per fermare i flussi di rifugiati. Dati i precedenti attacchi sulla Libia da parte di diversi membri europei della NATO e le riserve accertate di petrolio della Libia, il piano può portare ad ulteriore coinvolgimento militare in Libia. Formalmente, il documento è stato approvato dal Consiglio militare del Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC), dal Comitato Politico e di Sicurezza (CPS)». [4]

Inoltre:

«Secondo indiscrezioni rilevate dai principali organi di stampa, sembra che all’ONU si riuscirà presto a trovare un accordo per consentire all‘Italia e all’Unione Europea un intervento militare in Libia con lo specifico e limitato scopo di fermare la pirateria scafista e quindi l’enorme flusso di immigrati clandestini che partono proprio dalla Libia ma che arrivano da diversi paesi africani»
«Probabilmente qualcuno di importante (vedi USA), sta di fatto obbligando l’Italia ad intervenire militarmente. Questo conferma la strategia USA di non intervenire più direttamente ma di far combattere gli alleati, come in Ucraina, dove si mandano avanti inglesi, polacchi e baltici e come in Yemen dove si mandano avanti Sauditi e company. In Libia è il turno dell’Italia». [5]

***

Ma a questo punto è lecito chiedersi cosa andremo a fare esattamente in Libia, visto che uno dei documenti del Piano segreto classificato dall’UE afferma che «l’obiettivo politico dell’intervento militare non è chiaramente definito» e raccomanda che la Commissione Europea realizzi ulteriori indicazioni.

La risposta è: per portare avanti la strategia di contenimento della Russia colpendo i suoi alleati in Africa e Medio Oriente. In particolare: rovesciare il governo di al-Sisi in Egitto, per reinsediarvi i Fratelli Musulmani.

Infatti da un po’ di tempo qualcosa dev’essere sfuggito di mano agli ascari di Obama perché in Libia il generale Haftar, che precedentemente aveva contribuito ad abbattere il regime di Gheddafi, ha cominciato a combattere sul serio il terrorismo e ora, grazie anche al supporto del governo egiziano, che è entrato in ottimi rapporti con la Russia, minaccia di stabilizzare il paese, riportandolo ad un regime laico e filo-russo com’era stato quello di Gheddafi. Per comprendere le implicazioni di ciò facciamo una rapida ricognizione sulla situazione mediorientale a partire dalla Primavera araba.
I piani per ridisegnare il Medio Oriente rispondono a una convergenza d’interessi tra Stati Uniti, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Israele. All’inizio il loro scopo era far cadere gli stati laici e frammentarli in piccole entità regionali su base etnico-religiosa. In particolare gli Stati Uniti hanno fatto affidamento sui Fratelli Musulmani per instaurare dei regimi fantoccio dopo la Primavera araba. Invece, contro gli stati più solidi che non potevano essere destabilizzati con una rivoluzione colorata, venivano lanciati i tagliagole dell’ISIS. A far fallire i loro piani per la prima volta sono stati Assad in Siria e il presidente al-Sisi in Egitto.
Quando gli americani si rendono conto che il governo siriano non può essere rovesciato neppure con la forza cambiano strategia e inventano la minaccia dell’ISIS per avere il pretesto per bombardare direttamente le infrastrutture siriane. Quelli che erano i combattenti per la democrazia di colpo diventano i nemici della libertà. Successivamente li mandano a riconquistare Mosul in Iraq, che sotto il governo Maliqi stava ritornando un paese normale, e lo fanno precipitare nuovamente nel caos. La colpe di Maliqui erano: aver stretto legami con l’Iran, essersi posto in prima linea nella lotta contro il terrorismo e aver chiuso la base di Camp Ashraf dove gli americani addestravano i tagliagole del Mek.
Nel caso dell’Egitto, l’islam politico sostenuto dagli USA subisce una cocente sconfitta e dopo una controrivoluzione guidata dal al-Sisi, viene deposto l’ex presidente Mursi, legato ai Fratelli Musulmani. Un’umiliazione intollerabile per Washington. Al-Sisi, il nuovo presidente, disse in un’occasione: «Il popolo dell’Egitto è consapevole del fatto che gli Stati Uniti hanno pugnalato alla schiena l’Egitto con i fratelli musulmani e Mursi. È qualcosa che l’Egitto non dimenticherà o perdonerà facilmente». [6]
L’ex ambasciatrice americana Anne Patterson nell’estate del 2013 fu pesantemente contestata dal popolo egiziano, sceso nelle piazze contro il regime islamista e fu costretta a lasciare in gran fretta il Cairo, per aver appoggiato fino all’ultimo i Fratelli Musulmani.

 

2

Questi, per vendicarsi, hanno ordito la strage di cristiani copti che ha fatto inorridire il mondo intero. Nonostante quest’atto di inaudita barbarie, o forse proprio per questo, una delegazione della Fratellanza è stata ricevuta con tutti gli onori al Dipartimento di Stato dall’amministrazione Obama. Il Center for the Study of Islam and Democracy (CISD) ha riferito che l’incontro al Dipartimento di Stato è stato “fruttuoso”.

 

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L’amministrazione Obama si conferma così come la tesa d’urto della sharia islamica e dell’islamizzazione della società a tutti i livelli. Questo almeno è quello che emerge dai rapporti dell’Investigative Project on Terrorism che nel 2013 rilevava che la Casa Bianca è divenuta «da ostile a gruppi e organizzazioni islamiche nel mondo al più grande e importante sostenitore della Fratellanza Musulmana». Ed è sempre l’Investigative Project che nel 2015 ci illumina sui risultati del misterioso incontro: «La delegazione ha cercato aiuto per reinsediare al potere l’ex-presidente Muhamad Mursi e i Fratelli Musulmani in Egitto». [7]
Prima però di aiutare i Fratelli Musulmani ad attuare il loro criminoso disegno, gli americani hanno bisogno di far deflagrare il caos in Libia e per questa ragione hanno attivato le cellule dell’ISIS presenti sul posto, anche nell’ipotesi di fare della Libia la base per una destabilizzazione su vasta scala di tutta l’Africa. L’Egitto lo sa e infatti il 16 febbraio in risposta all’assassinio dei 21 egiziani ha effettuato un bombardamento aereo delle basi dello Stato islamico in Libia. Il Consiglio Nazionale di Difesa ha ribadito «il diritto dell’Egitto di difendere sicurezza e stabilità del proprio popolo». [8]
In una manifestazione a Tobruk i sostenitori del generale Khalifa Haftar hanno chiesto la cacciata dell’ambasciatore statunitense ed un rapporto più diretto con la Russia, visto che gli americani sono troppo impegnati a foraggiare gli islamisti e a supportare il Califfato. Haftar è oggi l’unico in Libia a tenere testa all’ISIS e per questo vorrebbe rifornirsi di armi russe grazie alla mediazione di al-Sisi. Dietro di lui si sta aggregando un fronte trasversale interessato alla stabilizzazione del Paese e all’instaurazione di un regime laico e filo-russo come quello di Gheddafi, cosa ritenuta intollerabile dall’amministrazione Obama, che persegue invece la somalizzazione della Libia. [9]
C’è poi un’altra ragione per cui gli Stati Uniti mirano a rovesciare il governo egiziano. Recentemente, infatti, dopo la visita di Putin, il presidente al-Sisi ha siglato importanti accordi commerciali, industriali e militari con la Russia tra cui l’invio di MiG-29M/M2, sistemi di difesa aerea di diversi tipi, Mi-35, sistemi antinave, munizioni varie e armi leggere. È stata anche discussa la possibilità di creare una zona di libero scambio tra l’Egitto e i paesi dell’Unione doganale eurasiatica, di abbandonare il dollaro e di dar vita ad una zona industriale russa, che farà parte di un nuovo progetto per il Canale di Suez. Per gli Stati Uniti, dunque, non c’è tempo da perdere. [10]
Se per colpire la Russia occorre colpire l’Egitto, e per colpire l’Egitto occorre colpire la Libia, per colpire la Libia occorre rendere l’Italia, il più importante avamposto occidentale sul Mediterraneo, l’epicentro di una ondata destabilizzatoria finalizzata all’accettazione da parte dell’opinione pubblica di una nuova “guerra preventiva”. È per questo che gli americani fomentano la strategia della tensione a base di sbarchi e attentati, che minaccia di precipitare il nostro paese nel caos e di renderlo facile preda delle turbe islamiche.

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Stiamo pur certi che il governo fantoccio di Renzi, con il suo seguito di lustrascarpe, nani, scafisti, pagliacci e ballerine, non esiterà a mettere a repentaglio la nostra sicurezza nazionale accodandoci agli americani nella stupida guerra contro il Califfato, che invece di ridurre aumenterà a dismisura il numero degli attentati e degli sbarchi, come già accaduto dopo la precedente disastrosa campagna libica.
L’immigrazione va combattuta con altri mezzi. Basterebbe, tanto per cominciare, smettere di aiutare gli americani a fare le loro guerre, organizzare un autentico blocco navale, con dei veri militari pronti a sparare sugli scafisti, chiudere le frontiere, reintrodurre il reato di immigrazione clandestina, rimpatriare tutti gli immigrati presenti sul territorio nazionale, avere la certezza che non possono più tornare, processare e condannare per alto tradimento tutti coloro che favoriscono l’immigrazione e speculano sul business dei centri d’accoglienza. Invece si propongono soluzioni assurde, come l’intervento militare in Libia, perché evidentemente i veri scopi sono diversi da quelli dichiarati e nessuno in realtà vuole fermare l’immigrazione e il terrorismo, ma solo favorirli dietro il pretesto di combatterli.

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Come possiamo fidarci infatti di Renzi che in realtà è solo una docile marionetta nelle mani del neocon Michael Ledeen, l’uomo-ombra che ne condizione la politica estera? «Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra “preventiva”  al terrore promossa dall’Amministrazione Bush (Shock and Awe), oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano». [11]

Con un simile personaggio che condiziona l’operato del governo possiamo aspettarci di tutto. Intanto l’Alleanza atlantica userà a settembre l’Italia per una maxi esercitazione in vista di una possibile guerra contro la Russia.

«Dopo una prima fase definita “magnifico balzo” (Noble Jump) tenutosi in aprile in Polonia con la partecipazione di forze tedesche e italiane, si è avuta la seconda recentemente a largo della Scozia, definita Joint warrior, e per ammissione della stessa Nato è stata la maggiore esercitazione navale: vi partecipano dall’11 al 24 aprile 50 navi da guerra (tra cui un gruppo italiano) e 70 cacciabombardiere (che, bisogna sempre ricordarla, hanno duplice capacità anche nucleare). Il tutto serve a preparare la madre di tutte le esercitazioni per la cosiddetta “Trident Juncture 2015” (TRJE15) – la maggiore esercitazione dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi che si tierrà in Italia dal 28 settembre al 9 novembre ed in cui parteciperanno tutte le forze della Nato.“Verranno ad esercitarci alla guerra qui in Italia». [12]

***

Scriveva giustamente Giovanni Preziosi: «In guerra, è facile far uno sproposito grosso e pericoloso: svalutar il nemico. Ma non è difficile farne uno anche più massiccio e compromettente; non saperne nulla del nemico. Ed è possibile quello peggio di tutti: non contar fra i nemici il nemico numero uno».
Dopo essere stato il nostro mortale nemico nella Seconda guerra mondiale, dopo aver distrutto i valori della nostra civiltà con il veleno dell’americanismo, dopo aver organizzato stragi e attentati e aver riempito il nostro paese di immigrati per disgregarne il tessuto etnico e sociale, gli Stati Uniti vogliono ora usarci come carne da macello per fare il lavoro sporco al posto loro. Un nemico ci ha dichiarato guerra ma non è l’Islam, sono gli Stati Uniti. Come affermava Clausewitz: «La guerra è un atto di violenza il cui scopo è costringere l’avversario a fare la nostra volontà». Perciò possiamo tranquillamente dire che gli Stati Uniti sono il nostro nemico numero uno.

L’unica speranza di rinascita dell’Italia e dell’Europa sta nella definitiva scomparsa di questo impero retto dai Signori del Caos, l’unico e vero impero del Male.

Forse non dovremo aspettare troppo.

 

 

 

NOTE
____________________________________________

[1]Maurizio Blondet, Libia: la lucrosa caccia al negro per mandarcelo

[2]Maurizio Blondet, Migrazioni di massa e l’ente che le “promuove”

[3]Gian Micalessin, Così Tripoli si finanzia con gli sbarchi
Federico Dezzani, Sbarchi di massa

[4]Federico Rucco, I documenti segreti della nuova guerra dell’Unione Europea contro la Libia

[5]G. Cirillo, L’Italia presto in guerra

[6]Christof Lehman, Gli Stati Uniti hanno tradito l’Egitto

[7]Boutros Hussein, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker, I piani dei Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia in Egitto e Siria

Giovanni Giacalone, Gli strani legami tra l’amministrazione Obama e i Fratelli Musulmani
I Fratelli Musulmani uccidono cristiani nel silenzio dei media. La denuncia di Wael Farouq

[8]Alessandro Lattanzio, Libia, NATO, Qatar e intervento nell’Egitto
[9]Comidad, Renzi e Pinotti presto in Libia ma per combattere la Russia

[10]Massimiliano Greco, Egitto e Russia: è guerra contro il dollaro
Andrej Akulov, L’accordo sulle armi Russia-Egitto: importante passo avanti
Viktor Titov, Sfide e prospettive della cooperazione tra Egitto e Russia
Philippe Grasset, L’Egitto volta le spalle a dollaro e F-16
Suleiman Kahani, Al Sisi e Putin si accordano per costruire una centrale nucleare in Egitto

[11]Tutti gli uomini del Presidente fantoccio

[12]Manlio Dinucci: A settembre la Nato userà l’Italia per esercitarsi alla guerra con la Russia ma nessuno lo Sto arrivando!

 

Tratto da:http://identità.com/

L’ITALIA IN GUERRA PER L’AMERICA di Riccardo Percivaldi
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Varoufakis allontanato perchè vuole moneta complementare

Pubblicato su 2 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

Abbiamo fatto la conoscenza letteraria, e presto anche quella personale, del giornalista economico Enrico Grazzini ci ha illustrato il progetto che aveva in mente Yaris Varoufakis per alleviare la Grecia dall’oppressione del debito. Varoufakis voleva istituire una moneta complementare, libera da emissione a debito, fuori dal circuito bancario e di proprietà pubblica. Tale moneta sarebbe l’equivalente della proposta italiana dei Certificati di Credito Fiscali che Enrico Grazzini ed altri hanno proposto quale soluzione al debito dell’Italia. Ci appare chiara l’esclusione di Varoufakis dalle trattative con la Troika visto che lui propone una soluzione per immettere liquidità e far ripartire la domanda interna con una moneta libera dal sistema del debito come quella bancaria. Di seguito vi riportiamo parte dell’articolo di Grazzini che vi consente di poter capire meglio la portata dell’idea di Varoufakis per la “vera” liberazione del popolo greco dalla morsa del debito e la sua estromissione dalle trattative. L’articolo vi permette di capire la portate anche dell’idea di Gallino , supportata da Grazzini, dei CCF emessi dallo stato gratuitamente ai cittadini.

“Varoufakis propone di introdurre nei paesi periferici dell’Europa i FT-coins (FT sta per Future Taxes), un titolo di stato con valore fiscale simile ai Certificati di Credito Fiscale, CCF, previsti dall’appello di Gallino per pagare le tasse. Varoufakis scrive: “C‘è qualcosa che i paesi della periferia europea possono fare per non soffocare e avviare una azione autonoma che può smuovere Berlino, Francoforte e Bruxelles? La risposta è: sì. Possono creare il loro proprio sistema di pagamento denominato in euro e basato sulle tasse che riscuoteranno. … Chiamiamo questo sistema FT che sta per Future Taxes, tasse future”.

FT può essere gestito da un algoritmo (cioè con criteri oggettivi e automatici, ndr) da un’autorità indipendente neutra e non governativa. L’ammontare totale della moneta fiscale può essere fissato in anticipo in relazione a variabili oggettive e al di fuori del controllo governativo, per esempio il PIL nominale”.

Il grande vantaggio di un sistema come questo è che esso crea:

  • una fonte di liquidità per i governi che si pone al di fuori dei circuiti di mercato dei titoli di Stato, che non coinvolge le banche, e che scavalca i vincoli imposti da Bruxelles e dalle varie Troike
  • una fonte nazionale di euro che è perfettamente legale nel contesto dei trattati dell’Unione Europea, e che può essere utilizzato a favore membri più deboli della società e per reperire i finanziamenti per gli indispensabili lavori pubblici
  • un meccanismo che permette ai contribuenti di ridurre il loro carico fiscale
  • un sistema di pagamento libero e trasparente fuori dal sistema bancario, che può essere monitorato insieme da ogni cittadino (e non cittadino) che vi partecipa”

I CCF che proponiamo in Italia nel nostro appello sono titoli statali di credito validi per pagare qualsiasi tipo futuro di impegno finanziario verso la pubblica amministrazione (tasse statali e locali, contributi, multe, ecc) dopo due anni dall’emissione. Questi titoli vengono distribuiti gratuitamente dallo stato ai lavoratori e alle imprese, e sono immediatamente convertibili in euro. I CCF possono garantire immediatamente ai cittadini e alle imprese un forte potere d’acquisto. Così è possibile creare nuova domanda e rilanciare la produzione. 

La politica di austerità espansiva è folle e suicida. Serve solo alle elite della grande Germania. Esiste il rischio concreto che anche l’Italia – che vede aumentare continuamente il rapporto tra debito pubblico e PIL – possa trovarsi in una situazione analoga a quella della Grecia, e cadere negli artigli della Troika (UE, BCE, FMI). Con una differenza sostanziale: nessuno potrà mai negoziare il debito pubblico italiano, perché è troppo grande ed è in mano a banche private – mentre il debito greco è dieci volte minore ed è in mano a istituzioni pubbliche –. L’Italia non uscirà mai dalla crisi chiedendo di rinegoziare i suoi debiti

Al contrario, con la nuova moneta fiscale, rilanciando la domanda, l’Italia, la Grecia e i paesi periferici europei possono uscire dalla trappola della liquidità e creare le condizioni per la ripresa economica. La nostra proposta di creare in Italia moneta fiscale ha quindi un respiro internazionale. Infatti in Grecia Varoufakis non è il solo a essere favorevole alla moneta fiscale. Il nuovo ministro del lavoro greco, Rania Antonopouloupotrebbe adottare la soluzione indicata da Rob Parenteau, consulente del governo greco. 

La manovra del governo greco potrebbe essere avviata in due tempi per non turbare troppo le istituzioni europee e i mercati con progetti molto innovativi come la nuova moneta statale complementare all’euro. Prima di tutto il governo sta negoziando per alleggerire il debito pubblico verso i creditori esteri. Questo è di gran lunga il problema più urgente e drammatico. Occorre essere chiari: con il 175% di debito sul PIL la Grecia è già uno stato fallito (a differenza dell’Italia). Deve assolutamente diminuire drasticamente il suo debito estero, in una forma o nell’altra, se vuole sopravvivere come nazione. Trattare sul debito è molto difficile ma è un tentativo certamente da esperire. Nessuno sa come finiranno i negoziati con Berlino e Francoforte. 

Se le trattative fallissero Atene ritornerebbe alla dracma. Se invece ci sarà qualche spiraglio, Tsipras, dopo avere negoziato i debiti, potrebbe introdurre i CCF o i TAN, o i FT che dir si voglia, o altri tipi analoghi di moneta fiscale per rilanciare l’economia, avviare un New Deal e aumentare l’occupazione. 

Quale lezione ci dà la Grecia? Dal momento che l’architettura dell’euro-marco nata a Maastricht è intrinsecamente e strutturalmente deflattiva, impone perfino il pareggio di bilancio e soffoca le economie meno competitive, occorre che gli stati in crisi emettano autonomamente uno strumento monetario nazionale parallelo all’euro in grado di fare crescere l’economia. Per superare le crisi di liquidità John Maynard Keynes proponeva di estrarre denaro dalle buche, Milton Friedman di lanciare denaro dall’elicottero. Ma il concetto è simile: occorre emettere nuova moneta per superare le crisi di liquidità. Proprio ciò che il governo tedesco e la Bundesbank non vogliono. 

In effetti la distribuzione gratuita di moneta fiscale che proponiamo è assimilabile a una manovra di helicopter money, cioè di introduzione diretta, massiccia e gratuita di moneta nell’economia reale, anche se nel nostro caso dall’elicottero dello stato non verrebbero gettate monete con valore legale (perché sono monopolio della BCE) ma crediti fiscali ad uso differito. 

La creazione di CCF non si pone però fuori dai trattati europei perché i CCF non rompono il monopolio della BCE (sono titoli di stato), non producono debiti – infatti generano un aumento del PIL in grado di recuperare le mancate entrate fiscali altrimenti dovute all’emissione dei crediti fiscali – e perché operano nel campo fiscale che è ancora di piena sovranità degli stati europei. 

Gli economisti mainstream sperano che l’economia europea – la grande malata dell’economia mondiale a causa dell’euro-marco, una moneta strutturalmente deflazionista – possa rimettersi grazie al Quantitative Easing. Ma il QE appena annunciato da Mario Draghi, presidente della BCE, non può funzionare per rilanciare l’economia reale e creare occupazione. Gonfierà certamente i valori dei mercati finanziari. Nel migliore dei casi avrà un (tiepido) effetto indiretto sull’inflazione. Occorre però ben altro per risanare l’economia europea e riportarla rapidamente almeno al livello pre-crisi.

Dal momento, però, che nell’attuale regime dell’eurozona la creazione di moneta è monopolio della BCE (che non intende fare dell’helicopter money, ndr), proponiamo che sia lo Stato italiano ad emettere e distribuire gratuitamente, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi e delle imprese, della quasi-moneta, ovvero dei titoli di stato sotto forma di Certificati di Credito Fiscale ad utilizzo differito”. 

La BCE non può promuovere una politica di espansione perché l’espansione e l’inflazione sono ferocemente avversate dal governo tedesco. Crediamo allora che sia nostro dovere proporre quella che ci sembra essere l’unica soluzione possibile di helicopter money per l’Italia e per i paesi del sud Europa in crisi: emettere nuova moneta fiscale. 

La nostra moneta fiscale ha un doppio vantaggio strategico: da una parte rende più flessibile l’euro, introducendo (quasi)monete nazionali, e così “riforma” il sistema rigido della moneta unica, rendendolo duttile; dall’altro lato, di fronte al possibile (o probabile) caos dell’implosione dell’eurozona, la moneta fiscale prepara l’alternativa all’euro, cioè una moneta nazionale.

La soluzione della moneta fiscale è certamente la più praticabile per fare ripartire l’Italia e creare le condizioni per un nuovo modello sostenibile di sviluppo. Le altre soluzioni attualmente proposte dalla sinistra o dal M5S sono meno efficaci o del tutto improponibili.

– uscire unilateralmente dall’euro è la risposta più semplicistica di fronte ai disastri della moneta unica. Ma metà della popolazione è contraria, e l’uscita ci farebbe fare un salto nel buio, sia sul piano economico e finanziario che sul piano politico. L’euro è infatti la seconda valuta di riserva a livello mondiale e tutti i paesi del mondo – compresi Cina, Russia e India – avrebbero grandi problemi se scomparisse. Certamente se la crisi precipitasse, come è possibile e anche probabile, allora saremmo obbligati ad uscire dall’euro, ma non lo decideremmo noi, sarebbero i mercati internazionali a costringerci.

– uscire in maniera concordata dalla gabbia dell’euro, come suggerisce per esempio Stefano Fassina, allo stato attuale non ha sbocchi concreti. Francia e Spagna hanno interessi diversi dall’Italia. La Germania guadagna dall’euro e non concorderà mai un’uscita controllata. Se la crisi precipitasse, uscirebbe da sola.

– ottenere una moratoria del debito pubblico è improponibile per l’Italia che è tra le prime dieci potenze industriali e ha il secondo debito pubblico al mondo per dimensione. Il diritto all’insolvenza è sacrosanto, sul piano teorico [6]. Ma non occorre essere un genio dell’economia politica per comprendere che se l’Italia chiedesse di ristrutturare i debiti verrebbe subito espulsa dall’euro o finirebbe sotto la Troika. Non le verrebbe condonato nessun debito. L’Italia non è la Bolivia, la Guinea Bissao e neppure la Grecia.

– la sinistra intellettualmente più acuta e profonda ci insegna che i problemi italiani non dipendono dall’ “epifenomeno monetario”, ma da storici problemi strutturali: dalla scarsa competitività tecnologica, dalla diseguale distribuzione dei redditi, dall’evasione fiscale, ecc, ecc. Siamo d’accordo, i problemi sono ovviamente strutturali. Ma quando il malato ha la febbre alta a causa della peste, prima si abbassa la temperatura poi si cerca di curare la malattia. Altrimenti il paziente crepa subito e i (necessari) rimedi strutturali non servono più a nulla. La moneta non è secondaria per salvare un’economia e un Paese. Dopo la lezione di Keynes, ignorare il ruolo centrale della moneta nell’economia è peccato mortale.

– Poi ci sono gli zelanti europeisti che indicano con fermezza che per curare l’economia europea occorre addirittura “superare a livello europeo il ruolo degli Stati-Nazione[7]. Dovremmo quindi cancellare con un colpo di spugna le democrazie nazionali nate da decenni di dure battaglie e lotte democratiche perché “le forze di sinistra dovrebbero lavorare per una nuova governance europea[8]”. Le ricette per la Grande Riforma Europea sono quelle che da anni i volenterosi riformatori dell’euro propongono (senza nessun risultato): ristrutturare i debiti, riformare la BCE, introdurre meccanismi per ridurre gli squilibri commerciali (cioè impedire alla Germania di esportare verso l’Europa), aumentare il bilancio federale, eurobond, dare più potere al parlamento UE, ecc, ecc. Il problema è che sembra che i riformatori vivano su un altro pianeta: non si sono accorti che l’Unione Europea è molta diversa da quella che loro desiderano, e che è diventata esattamente l’opposto di quella auspicata dai Padri Fondatori. Dare ancora più potere a questa Unione significa mettersi nelle mani di una finanza internazionale usuraia e teutonica, e avere ancora più disoccupazione e miseria. Gli Stati Uniti d’Europa – che nessuno ormai vuole, né la Germania, né la Francia, né lo UK, né la Svezia, ecc, ecc – non sono più una generosa utopia ma una vuota illusione coltivata quasi solamente da una parte dell’intelligentsia italiana. Nessuno nel resto d’Europa parla più di uno stato federale europeo come di una realistica opzione politica. Le illusioni europeiste su questa UE danneggiano la causa ideale di un’Europa magari meno “federale” e centralistica ma più cooperativa e giusta.

Le proposte di cui sopra hanno un comune terribile difetto: sono in gran parteultrapoliticiste, fatte da politici per i politici. La maggioranza degli italiani non lotterebbe per supportarle. Realisticamente: chi lotterebbe per la riforma della BCE, o per gli eurobond? Molti cittadini vogliono invece uscire dall’euro: ma la popolazione si dividerebbe tra chi è pro o chi è contro. Crediamo al contrario che la nostra proposta di emettere nuova moneta statale/fiscale gratis per i lavoratori e le imprese, per un New Deal dell’occupazione, non solo sia efficace ma possa diventare anche rapidamente molto popolare e trovare il consenso unitario di gran parte della società.

Ovviamente la moneta fiscale non risolve tutto. Tuttavia pone le condizioni migliori per uscire dall’emergenza e ridiscutere a fondo e da posizioni di forza sia i problemi strutturali della nostra nazione che quelli europei. Prima cerchiamo di uscire dalla crisi tremenda in cui ci troviamo, poi cerchiamo di affrontare i problemi strutturali, dell’euro e dell’Italia.

La ripresa dell’economia italiana sarebbe possibile, se non ritardassimo troppo le cure. La moneta è fondamentale per l’economia. Negli anni ‘30 in Germania Hjalmar Schacht si inventò i Mefo-Bond, una (quasi)moneta nazionale parallela per evadere i pesanti obblighi debitori imposti dagli alleati vincitori della Prima Guerra Mondiale. In pochi anni – nonostante i durissimi vincoli internazionali, nonostante l’enorme debito e il 25% di disoccupati – Schacht rimise in forze sfortunatamente (perché al potere c’era Hitler), l’economia tedesca e riuscì a prosciugare la disoccupazione dilagante.

Crediamo che se le forze politiche e un governo coraggioso e ambizioso portassero avanti il nostro progetto, l’economia italiana potrebbe riprendersi in pochi anni. E crediamo anche che il nostro progetto sia socialmente valido ed equo dal momento che helicopter money significa non solo offrire denaro gratis a lavoratori e aziende ma garantire anche più democrazia dal basso.

L’aspetto forse meno valutato di questa crisi è che provoca la degenerazione della democrazia. Il governo della politica economica italiana è ormai nelle mani della tecnocrazia UE, che opera in base a criteri neoliberisti dettati dalle ideologie e dalle lobby della grande finanza speculativa.

La democrazia parlamentare rappresentativa è sempre più soffocata dalla politica della UE dettata dal governo tedesco popolar-socialista Merkel-Gabriel. E’ ora che in ogni nazione i cittadini rivendichino la possibilità di riprendersi un po’ di sovranità monetaria, non contro l’idea di Europa unita ma contro questa UE. Altrimenti saranno le forze delle destre più scioviniste a prevalere.

Enrico Grazzini
( fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/eurocrisi-serve-una-nuova-moneta-fiscale-lo-dice-anche-varoufakis/ )

Tratto da:https://noisovraniblog.wordpress.com

Varoufakis allontanato perchè vuole moneta complementare
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Il wi-fi sta uccidendo gli alberi: lo dimostra un recente studio

Pubblicato su 2 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

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Il calcolato snobismo del FMI verso l’Europa

Pubblicato su 2 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

Patrick L. Young per rt.com

Il FMI che si allontana dalla Grecia mentre continua a sostenere l’Ucraina sull’orlo della bancarotta sottolinea il drammatico collasso del potere dell’Unione Europea.
Probabilmente perché esce meglio dalla punta della lingua. La frase “faccia da poker”, intendo. Le nuotatrici sincronizzate sono sicuramente i maggiori esponenti dell’arte del non far mai trasparire il minimo tic facciale. Hanno la capacità di fare dei sorrisi cangianti senza apparenti sforzi mentre emergono dalla piscina clorata. E’ in questo modo che il FMI ha un notevole vantaggio nello stressante mondo dei negoziati sul debito. La morbida eleganza di Christine Lagarde, ex nuotatrice sincronizzata, presiede una banca di sviluppo il cui esecutivo ribolle di frustrazione nei confronti di una ambigua politica nel passato.
Il capo economista del FMI, francese di nascita, Olivier Blanchard, ha rilevato la frustrazione da entrambi i lati della crisi della Grecia, e subito dopo ha annunciato il suo pensionamento. Il FMI ha un grattacapo, ossia l’eredità del precedente boss francese, Dominique Strauss Kahn. DSK era il socialista “champagne” che distingueva a fatica una donna nuda, e infatti ha avuto difficoltà con le autorità statunitensi per un eccesso legato al servizio in camera. Mentre si lasciava andare alle sue abitudini libertine, DSK aveva piegato il FMI alle sue regole in modo da salvare la Grecia nel 2010, salvataggio poi ripetuto nel 2012 (sotto Lagarde). Il FMI ipoteticamente non dovrebbe prestare denaro a nazioni con un debito insostenibile.
Tuttavia, per il veterano eurofilo Strauss-Kahn, il deciso imperativo di salvataggio della Grecia ha avuto poco o nulla a che fare con la situzione dei Greci. Piuttosto, come la maggior parte dei socialisti eurofili, la sua associazione alla classe operaia gli dà il diritto di dir loro cosa devono fare.
DSK era talmente preso dal salvataggio del sogno dell’eurozona, che non ha realizzato che il dirottamento di significative risorse per salvare l’euro non sarebbe bastato nella realtà economica contemporanea.
Alla fine, un po’ di buon senso ha prevalso con il rifiuto del FMI di prestare altri soldi alla Grecia, sapendo che la Repubblica Ellenica non sarebbe poi stata in grado di ripagare questi debiti.
Nel frattempo, l’UE sta agonizzando come un orso ferito; l’improvviso ritorno ad un pragmatismo da uomo d’affari è stato accolto con forte disdegno da Bruxelles. Il FMI è stato rimproverato di non avere capito che l’UE deve essere finanziata per i suoi progetti politici. Tuttavia l’euro non è una favola con un lieto fine all’orizzonte. C’era una volta la tesi, ventilata da socialisti incompetenti come Tony Blair alla fine degli anni ’90, che la prosperità dell’eurozona sarebbe stato il mantra. La realtà ha dimostrato che era pura follia, ben al di là della tragedia greca.
Inoltre, il FMI ha rigirato il coltello nella piaga della UE. La Grecia non è più in posizione da ricevere credito, ma il FMI si impegna a sostenere l’Ucraina. Con il 95 % di rapporto debito/PIL, l’Ucraina è solo alla metà della situazione disperata della Grecia, ed è grosso modo indebitata quanto il Regno Unito o gli USA. Tuttavia, i due “cugini” trans-atlantici hanno delle economie funzionanti mentre l’oligarchia ucraina sta lottando dai tempi dalla caduta del comunismo per costruire un’economia moderna e libera. E’ per questo che l’Ucraina ha stagnato mentre la vicina Polonia è cresciuta, passando da una dimensione equivalente a quella dell’Ucraina ai tempi della fine del Patto di Varsavia, per arrivare a quattro volte tanto entro la fine del 2015. Non sempre il governo polacco è stato particolarmente efficace dal punto di vista economico, mentre quello ucraino è stato un costante disastro.
Tuttavia, nonostante l’Ucraina sfrecci verso il fallimento, il FMI rimane disposto a concedere loro prestiti. Ci potrebbe essere dietro un’influenza americana attraverso il suo 17% di controllo del FMI. Allo stesso tempo, l’Ucraina ha il vantaggio di essere in una situazione talmente disastrata che qualche medicina strutturale del FMI potrebbe portare a dei miglioramenti tangibili. Un settore pubblico meglio organizzato, un quadro giuridico equo ed a garanzia della proprietà privata, e un commercio di base potrebbero portare a grandi progressi per l’Ucraina. Un’Ucraina sottosviluppata contrasta fortemente con una Grecia che protegge gelosamente dal dopoguerra uno status quo disfunzionale, che vorrebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, nonostante l’albero magico dei soldi di Atene abbia perso la capacità di generare flussi di cassa.
Il FMI che decide di continuare a finanziare l’Ucraina mostra nel buio le sfumature di un’eccessiva influenza americana ma, allo stesso tempo, la banca di prestiti internazionale di Washington sta dimostrando un pragmatismo che trasmette un’agghiacciante messaggio a Bruxelles. Anche se alla guida della banca per lo sviluppo c’è ancora un politico europeo e filoeuropeo, in realtà il FMI ha guardato ben oltre lo scarso e banale percorso europeo. E’ vero, come è sempre scritto nei termini e nelle condizioni di ogni investimento, che le prestazioni passate non sono indicative dei risultati futuri. Comunque, con l’Europa che ha null’altro da mostrare che un continuo declino durante l’ultima decade, il FMI sta in questo momento smettendo di cavalcare all’amazzone di fianco alla distante e incompetente delusione di Bruxelles.

Traduzione a cura di T. De Pace

Tratto da:https://byebyeunclesam.wordpress.com

Il calcolato snobismo del FMI verso l’Europa
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