Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

GRILLO SPIEGA IL SIGNORAGGIO BANCARIO

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Con il solo scopo di dissipare le " polemiche" che, di tanto in tanto, sorgono con aderenti al M5S pubblichiamo questo video proprio per dimostrare che questo è il Grillo che ci piace e che ci piacerebbe continuare a sentire. Claudio Marconi

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EURO TITANIC

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

EURO TITANIC
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Chi detiene la sovranità in Europa?

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ESTERI

Di: Marco Mori

Il forum di Assisi mi ha visto intervenire proprio su questo tema di straordinaria importanza pratica per le nostre vite. Ho deciso dunque di fare un semplice e breve articolo sul punto in attesa di potervi mettere a disposizione il video dell’evento.

Partiamo con il rammentare a chi spetterebbe detenere la sovranità in base alla nostra Costituzione. Ai sensi dell’art. 1 la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti previsti nella Costituzione stessa.

Suddetti limiti sono meglio specificati nell’art. 11 Cost. con il quale vengono consentite espressamente limitazioni della sovranità, limitazioni che tuttavia debbono anche rispettare precise condizioni. Le cessioni di sovranità invece non sono minimamente contemplate ma anzi costituiscono pacificamente reato penale ex art. 241 c.p. in quanto menomazioni definitive della personalità dello Stato e dunque atti, per definizione, ostili allo Stato stesso in quanto ne determinerebbero la sua cancellazione.

Partiamo dal concetto di limitazione di sovranità. La limitazione e’ qualcosa che consente alla Nazione di conservare la propria potestà sovrana. Dunque non si tratta di una cessione del proprio potere a titolo definitivo ma di una momentanea compressione dello stesso, necessariamente reversibile, ed indubbiamente non integrale. Peraltro tale limitazione deve avvenire in favore di un ordinamento sovranazionale e non certo verso organismi privati come i mercati o le banche.

Inoltre, per potersi parlare di limitazione, occorre che la stessa non comporti pregiudizio per i principi fondamentali della nostra Costituzione, ovvero pregiudizio verso quelle norme che costituiscono le fondamenta stessa della nostra Nazione. Principi intangibili ai quali i Trattati UE sono necessariamente subordinati, come già ampiamente riconosciuto dalla stessa Corte Costituzionale. Mi riferisco in particolare alla sentenza n. 284/2007 nella quale peraltro era presente, come giudicante, anche l’attuale Vice Presidente emerito della Corte Cost. Paolo Maddalena che e’ anche uno dei più importanti membri di “Riscossa italiana“, l’associazione di cui lo scrivente fa parte.

Il primo intangibile diritto e’ ovviamente quello con cui la Costituzione si apre ovvero l’art. 1 “L’Italia e’ una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. A tale norma seguono i precetti degli artt. 2 e 3 i quali riconoscono rispettivamente i diritti inviolabili dell’uomo e gli obblighi inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale nonché il principio di uguaglianza con il conseguente dovere, in capo alla Repubblica, di eliminare gli ostacoli che rendano impossibile, che proprio suddetta uguaglianza, si esplichi con pienezza.

Tale quadro normativo non e’ un enunciato meramente formale ma costituisce preciso obbligo per la Repubblica che non può neppure ipotizzare di aderire ad un ordinamento internazionale che comprima tali diritti. Ulteriore specificazione degli stessi diritti fondamentali si trova nella parte economica della carta laddove si consacra la superiorità dell’interesse pubblico sulla, pur libera, iniziativa privata e si subordina l’esercizio del credito (art. 47) al coordinamento ed al controllo della Repubblica in modo che la politica monetaria stessa sia rivolta al conseguimento della piena occupazione ed al mantenimento di uno Stato sociale nel quale operino proprio gli inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale. Il lavoro e’ l’obiettivo unico su cui si fonda l’Italia ed il credito e’ posto al suo servizio.

Compresa la differenza tra cessione e limitazione di sovranità ed appurato il limite assoluto dei principi fondamentali della Carta, occorre esaminare gli ulteriori due requisiti necessari affinché una limitazione di sovranità possa considerarsi legittima.

Si deve quindi esaminare cosa s’intenda con “condizioni di parità”. Ovvio che tale concetto significa che, nel momento in cui lo Stato accetta di limitare la propria sovranità in misura che sia compatibile con il rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento, lo debba fare in necessaria reciprocità di condizioni con gli altri paesi. Ovviamente sul punto non si può che fare riferimento all’eccezione di uguaglianza piena e totale di cui all’art. 3 Cost. condizione mai verificatasi nei Trattati dove gli Stati non sono posti sullo stesso piano potendo addirittura fare politica monetaria a condizioni completamente diverse (si pensi solo, a titolo esemplificativo, al costo degli interessi sul debito della Germania rispetto a quello italiano oppure alla diversa tassazione presente in ogni Nazione UE).

Infine, ultimo requisito da esaminare e’ il vincolo di scopo della limitazione della sovranità. Ovvero si può limitare una sovranità nel momento in cui lo si fa per aderire ad un organismo che promuova la pace e la giustizia tra le nazioni. Non ogni sovranità e’ dunque limitabile e ciò emerge anche dalla piana lettura dei verbali della costituente laddove la proposta di comprimere qualsiasi sovranità fu addirittura bocciata espressamente.

Fatta questa doverosa premessa esaminiamo, per sommi capi, quali siano le conseguenze sulla sovranità nazionale patite in seguito all’introduzione dei vincoli esterni imposti dall’UE.

In ambito monetario abbiamo pacificamente una cessione integrale di sovranità compiuta in favore di un organismo che sfugge a qualsivoglia controllo democratico, BCE. In particolare i trattati UE prevedono che sia la banca centrale europea a decidere la politica monetaria ed ad emettere moneta (esclusivamente in favore delle banche commerciali) senza neppur poter prendere consiglio dalle nazioni e addirittura dagli altri organi dell’unione europea. La nostra banca centrale inoltre non e’ prestatrice di ultima istanza ed anzi non può concedere qualsivoglia tipo di agevolazione creditizia agli Stati. L’Italia ha pertanto pacificamente ceduto e non solo limitato la propria sovranità monetaria, dovendo così ricorrere ai mercati per soddisfare ogni sua esigenza di cassa con conseguente impossibilità di alzare la base monetaria e di essere quindi padrona del proprio destino occupazionale. Senza moneta non e’ possibile fare politica economica. Davvero non male per una Repubblica fondata sul lavoro.

Chiaro infatti che la piena occupazione si può ottenere unicamente tramite politiche monetarie atte ad incrementare l’inflazione necessaria ad assorbire la disoccupazione secondo l’unanimemente riconosciuto principio della cd. curva di Philips. Se invece si taglia anche in fase di recessione si finisce per distruggere la domanda interna aprendo la strada agli scenari deflattivi a cui stiamo assistendo.

L’Italia ha altresì rinunciato alla propria sovranità in materia di politiche economiche (ancora una volta si deve parlare di cessione e non di limitazione) per fini assolutamente diversi di quelli di ottenete la pace e la giustizia tra le nazioni. Anzi le politiche economiche imposte dai trattati UE e dai regolamenti (a partire dal poco noto 1466) stanno finendo con l’incrementare l’odio tra le nazioni.

La disoccupazione, la deflazione dei salari e la progressiva disattivazione delle garanzie costituzionali minime previste nella nostra carta avvengono perché lo Stato e’ obbligato, per rispettare i parametri imposti dall’UE a tagliare ogni uscita ed ad aumentare le tasse sottraendo così ricchezza all’economia reale e deprimendo la domanda interna.

In particolare l’Europa ha prima imposto un vincolo massimo di indebitamento annuo rispetto al PIL (3%) prevedendo programmi di sorveglianza da parte della commissione idonei a sanzionare gli Stati inadempienti. Poi, nonostante che tale tetto avesse creato recessione in molti paesi, ha via via aumentato detti vincoli arrivando ad imporre una riduzione effettiva del debito fino al 60% del P.I.L. ed il pareggio in bilancio per ogni nazione. Con il “two pack” si e’ completato il PSC (piano di stabilità e crescita) che impone la riduzione del debito in vent’anni proprio entro il parametro del 60% del P.I.L. Si badi bene che tali vincoli esistono anche laddove una nazione avrebbe modo di fare deficit maggiori in quanto i mercati assorbirebbero le relative emissioni obbligazionarie.

Ovviamente non avendo la possibilità di emettere moneta, l’unico modo per ridurre il debito pubblico e’ matematicamente quello di saccheggiare i risparmi nazionali, vendere ogni bene pubblico, oppure impoverire le nazioni vicine (esattamente come ha fatto la Germania fino ad oggi). Non vi sono altri sistemi. Tali saccheggi riguardano sia il patrimonio pubblico che quello privato e portano all’inevitabile smantellamento dei diritti inviolabili dell’uomo che diventano secondari rispetto alle regole economiche imposte. Ogni cosa diviene privata e passa nelle mani di chi emette la moneta.

Un sistema così concepito annulla la sovranità popolare e si propone unicamente lo scopo manifesto di smantellare lo Stato che così soccombe difronte alla logica del liberismo assoluto (oppure ordoliberismo come ama chiamarlo Luciano Barra Caracciolo, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato ed altro membro fondamentale di Riscossa Italiana).

Trattasi di una forma di libero mercato assai anomala come evidente laddove si considera che chi può approvvigionarsi di moneta direttamente da bce al tasso ufficiale di sconto (dunque a tassi bassissimi e irraggiungibili sia per gli Stati che per qualsiasi altro privato non facente parte del circuito bancario) certamente non compete in pari condizioni con ogni altro soggetto privato ma anzi diventa un vero e proprio monopolista.

Dunque la sovranità non si e’ spostata realmente in organi sovranazionali democratici ma addirittura, in gran parte, e’ letteralmente evaporata e sostituita da altro tipo di sovranità, quella dettata dal monopolio del potere economico. Ovvero la sovranità basata sulla legge del più forte che oggi pende in favore di chi ha la proprietà della moneta al momento della sua creazione. Ecco chi detiene la sovranità in Europa…

Tratto da:http://www.studiolegalemarcomori.it

Chi detiene la sovranità in Europa?
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Salento: è allarme per la Xylella fastidiosa, il batterio che uccide gli olivi (articolo di Federica Sterza)

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

 La geoingegneria clandestina miete un’altra vittima, l’ennesima. E’ la volta degli olivi salentini che sono aggrediti da un batterio, conseguenza diretta o indiretta di decenni funestati dalle operazioni chimico-biologiche. A furia di tendere la corda, la si spezza. Di fronte ad una questione tanto grave, suonano quasi comiche e grottesche le istanze dell’Assessore all’agricoltura, Fabrizio Nardoni. Costui evidentemente ignora (o finge di ignorare) le vere cause, la vera dimensione del fenomeno e l’ignoranza è la forza del sistema, come ci insegna Orwell. Auspichiamo perciò che ladivulgazione del problema porti ad una sempre maggiore consapevolezza in vista di strategie risolutiveE’ atteso per lunedì 4 agosto (l’articolo si riferisce ad un fatto dell’estate 2014, n.d.r.) l’incontro tra il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, e l’Assessore all’agricoltura della Puglia, Fabrizio Nardoni, per discutere dell’emergenza “Xylella fastidiosa”, il batterio che sta uccidendo centinaia di ulivi in Salento. Nardoni ha spiegato che la richiesta che avanzerà al governo sarà quella di “azioni energiche e specifiche per contenere ed arrestare la propagazione del batterio, un rafforzamento dell’organico che sta affrontando l’emergenza sul campo e nei laboratori scientifici, ma anche una maggiore operatività sul campo per entrare nei terreni con il supporto di atti amministrativi condivisi con il Ministero. Continueremo ad insistere affinché vengano messe a disposizione le somme indicate dal precedente ministro e che diano finalmente operatività ad ampio raggio e indennizzi per gli agricoltori colpiti”.


In Salento è in atto una vera e propria moria di ulivi. Dei dieci milioni di alberi presenti nell’area salentina, un quarto sarebbe a rischio di sradicamento, perché aggredito dalla Xylella fastidiosa. Ieri si è tenuta una conferenza stampa organizzata da un gruppo di consiglieri di minoranza appartenenti al centrodestra, nella sede della Regione Puglia. I consiglieri hanno esposto il problema. Il responsabile dell’Ufficio provinciale dell’agricoltura, Angelo Delle Donne, ha anche precisato che il patogeno è arrivato fino al Capo di Leuca, dove sono stati scoperti nuovi focolai.

Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Salento: è allarme per la Xylella fastidiosa, il batterio che uccide gli olivi (articolo di Federica Sterza)
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Euro-crisis. Il Re-nzi è nudo

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Il socialista Manuel Valls ha presentato le dimissioni del suo governo a Hollande. Il Presidente della Repubblica ha incaricato Valls di formare un nuovo esecutivo, epurandolo dalla scomoda presenza del “ribelle” Ministro dell'economia Montebourg. La crisi del governo si è aperta sull'austerità a partire dalle dichiarazioni polemiche di Montebourg, il quale, in un'intervista a Le Monde, aveva messo in discussione la riduzione dogmatica del deficit criticando le conseguenti politiche di austerità e la subalternità alla guida tedesca in Europa. La querelle si sarebbe potuta risolvere con l'allontanamento dall'esecutivo del Ministro e degli altri frondisti con lui solidali, ma Hollande ha voluto dare un segnale preciso riconfermando la posizione francese sul fronte dell'austerità, anche e soprattutto per non screditarsi agli occhi della Germania in una fase dove all'impasse sulla produttività seguirà una riorganizzazione delle politiche dei sacrifici segnata dalle linee di tensione tra il rigorismo della BCE e gli interessi statuali dei paesi forti.

Il piccolo terremoto d'oltralpe ridicolizza i vagheggiamenti dei vari retroscenisti dei giornali nostrani su un presunto asse Roma-Parigi deciso a pretendere maggiore flessibilità rispetto ai vincoli sul rapporto deficit/pil. Non solo, un Hollande in vena di strigliate ha convocato a Parigi un vertice del Partito Socialista Europeo proprio alla vigilia del consiglio europeo del 30 agosto che deciderà i nomi e i ruoli della nuova commissione europea, sede nella quale, come si strombettava su alcuni nostri fogliacci, Renzi, mosso da un pizzico di frizzante ribellismo, avrebbe provato a fare la voce grossa sulla flessibilità, facendosi forte di un presunto appoggio francese. Frottole.

I ruggiti del coniglio fiorentino non spaventano nessuno, in primo luogo Draghi, il quale davanti a queste sparate sullo sforamento del deficit ha serenamente alzato le spalle, invitando Renzi a cedere maggior sovranità in materia di politica economica e raccomandandosi, fintanto che sta lì, di portare almeno a termine le riforme... quelle sul mercato del lavoro, s'intende, mica quelle quisquilie delle riforme istituzionali demandate alla Boschi tra una tintarella e l'altra.

Renzi appare sempre più solo. I centri di potere che contano, in casa, in Europae oltre l'Atlantico, chiedono “fatti e non parole”. Ogni editoriale del Partito di Repubblica a firma Scalfari avanza una bocciatura invocando la giusta transizione a un regime oligarchico, del quale, va da sé, Eugenio non può che candidarsi a esserne partecipe. Solo Napolitano, temporeggiando perché a corto di carte da giocare, per ora resta a guardare senza silurare Renzi, il quale però, in un clima da ultima cena, confidava ai lupetti di San Rossore che anche lui verrà presto rottamato. Non servono le intime confessioni attorno al fuoco del campo scout per rendersi conto che la missione sistemica di Renzi è stata assolta dopo le consultazioni europee: neutralizzato il 5 stelle e omogeneizzato attorno al progetto della stabilità l'intero quadro istituzionale Renzi può anche esser scaricato.

Viale del tramonto allora? Forse... e allora Matteo messo alle strette sfrutta il tempo che gli rimane da qui all'approvazione della legge di stabilità (15 ottobre) per reinventarsi. Ma i compiti a casa che il governo si appresta a svolgere nel Consiglio dei Ministri del 29 agosto e che verranno presentati al Consiglio Europeo del 30 si attengono a una formula ben semplice e per nulla nuova: compressione salariale e investimento sulla rendita, come previsto dallo Sblocca Italia.

Ricette non dissimili da quelle imposte agli altri PIGS mediterranei. Tante sono state le pacche sulle spalle a una Spagna disciplinata per la quale il recente aumento degli indici di produttività ha significato un aumento della disoccupazione e dell'aumento dei carichi di lavoro assoluti. La Pizia della Bocconi, Tabellini, si era già espressa a riguardo invocando la diminuzione dei salari e Draghi non aspetta altro per approdare a una nuova tranche di prestiti alle banche praticamente a tasso zero, come nella primavera 2012.

Sul piano europeo comunque il rebus si fa via via più complesso. I conflitti alla periferia del vecchio continente infettano il cuore della macchina comunitaria iniziando a incrinare alcuni degli attuali equilibri. Sull'Ucraina, ad esempio, la Germania, avendo difficoltà ad invertire sul breve periodo un modello di economia a base export, potrebbe fare una prima mossa fuori dallo schema filo-atlantista che prevalentemente ha caratterizzato la crisi fin'ora. I bandi commerciali russi apriranno una falla profonda nel sistema tedesco nei semestri a venire e giusto l'altro giorno, mentre la Merkel s'intratteneva con Poroshenko, il Vicecancelliere Sigmar Gabriel si è lasciato sfuggire la proposta di una possibile federalizzazione dell'est russofono: esattamente il contrario dell'obbiettivo dell'integrità territoriale ucraina perseguito dalla Junta di Kiev e dagli USA.

Insomma, se anche la Germania, con una produttività impostata a colpi di workfare mini-job, soffre del rallentamento dei mercati mondiali scivolando verso la stagnazione, allora, entro il quadro continentale, sembrano profilarsi scenari a più dimensioni. Scenari sia di tensione interstatuale, per il conflitto tra la ricerca di competitività interna e sui mercati d'esportazione, sia di accelerazione nell'area Euro dell'imposizione di una sempre più violenta gerarchizzazione salariale, polarizzando una distanza tra governi dell'austerity e terreni sociali da questi sconquassati. Su questi sarà indispensabile sviluppare, con esperimenti di sciopero sociale, le rigidità poste dalle lotte per l'abitare e i campi indicati dalla vivacità delle lotte dei facchini. Laddove non poste da queste istanze di ribellione ai costi unilaterali crisi, le ipotesi di redistribuzione della ricchezza (redditi di cittadinanza, universali. minimi e garantiti), qualora si dessero, si affaccerebbero su questo complesso scenario come esigenza di ulteriore omogeneizzazione e regolamentazione di una dimensione di classe subalterna del lavoro vivo e in funzione delle suddette opzioni di sviluppo sistemico della crisi. Ma chissà che le carte non si possano rimescolare in maniera interessante e con una rapidità inaspettata nel contrasto a queste opzioni proprio laddove Renzi si giocherà le partite più importanti della sua sopravvivenza politica, innanzitutto a partire dal delicato passaggio dell'approvazione della legge di stabilità in autunno…

Tratto da: www.infoaut.org

Euro-crisis. Il Re-nzi è nudo
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«Ma Landini è diventato il consigliere di Renzi?»

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Incontro informale tra Landini e Renzi. Bellavita (opposizione Cgil): Renzi usa Landini per coprirsi a sinistra. Ma Landini perché si presta? Dov’è la Fiom che resisteva a Pomigliano?

di Checchino Antonini

E’ di pochi minuti fa la notizia dell’avvenuto incontro a palazzo Chigi tra il presidente del consiglio Renzi e il segretario Fiom Landini. Un incontro di un’ora e mezza al termine del quale bocche cucite di fronte alle richieste dei giornalisti. Perché Renzi incontra il segretario Fiom due giorni prima del consiglio dei ministri del 29 e a pochi giorni dai toni sprezzanti sul sindacato e le possibili mobilitazioni d’autunno? Secondo Sergio Bellavita, portavoce nazionale dell’area Il sindacato è un’altra cosa/Opposizione Cgil: «Se l’uso che Renzi fa di Landini è chiaro, coprirsi a sinistra rispetto al duro attacco al mondo del lavoro che il suo governo persegue, diventa davvero incomprensibile la ragione che spinge Landini a palazzo Chigi ad un incontro informale. Siamo sempre meno d’accordo con le scelte di Landini, sempre più distanti dalla Fiom del no di Pomigliano, della straordinaria mobilitazione del 16 ottobre 2010, dall’opposizione alle scelte infauste della Cgil. Oggi, Landini che rischia di apparire pubblicamente come uno dei consiglieri di un Renzi che vuole rottamare il sindacato è ancora dell’idea della necessità di una mobilitazione generale del mondo del lavoro? Che fine ha fatto la via maestra per salvare la Costituzione? Chiederà lo sciopero generale al direttivo Cgil a difesa dello statuto dei diritto dei lavoratori, in difesa della scuola pubblica e del pubblico impiego e contro le politiche di austerità? Ci sono fatti che simbolicamente e materialmente pesano come macigni, incontrare Renzi nel giorno in cui si celebra l’attacco ai diritti sindacali nel pubblico impiego è una scelta infausta e feconda di gravi conseguenze, per tutti i lavoratori e le lavoratrici».

Resta la domanda se sia politicamente legittimo che un leader sindacale abbia un incontro riservato col primo ministro. Certo non era mai accaduta una consultazione così limitata alla vigilia di un decreto cruciale, come lo “Sblocca Italia”.

Solo loro due e nessun’altro, in un colloquio di circa un’ora a Palazzo Chigi. Il leader delle tute blu della Cgil alla fine dell’incontro spiega all’Ansa: «Abbiamo parlato soprattutto di crisi industriali – da Piombino a Termine Imerese – perchè da settembre è difficile…». Molto altro non emerge se non che, sottolinea Renzi con il suo entourage, «su molti di questi fronti di crisi, nella differenza dei ruoli e delle posizioni, parliamo la stessa lingua». Intanto i numeri uno dei sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil aspettano ancora un confronto ufficiale con il presidente del Consiglio. E’ proprio di stamattina il tweet di Raffaele Bonanni, capo della Cisl, che chiama al dialogo: «la Cisl è pronta ad un confronto costruttivo su scuola, lavoro e riforma della spesa pubblica» ma l’incontro tra Renzi e Landini scatena una serie di battute al vetriolo tra il portavoce di Bonanni e quello del segretario generale della Cgil.

D’altra parte, una delle ultime uscite del presidente del Consiglio sui sindacati, in risposta alle loro minacce di un autunno caldo, è stata «facciano loro…», seguita da un «tanto si arrabbiano sempre». Il primo settembre, con il rientro dai distacchi di buona parte dei quadri confederali, sancirà materialmente la fine della lunga stagione della concertazione. Renzi, come buona parte del padronato, s’è sempre mostrato insofferente perfino nei confronti di sigle più che accomodanti come Cisl e Uil. La Cgil, che non ha avuto sempre rapporti facili con la Fiom (la sua categoria dei metalmeccanici), dopo l’incontro non si espone, mostrandosi interessata più che ai colloqui ai fatti: «c’è da augurarsi che siano state trovate delle soluzioni alle molte vertenze aperte», tra cui anche l’Alcoa, le Acciaierie di Terni, l’Ilva e Finmeccanica. Tutti casi su cui, sottolinea il sindacato di Corso d’Italia, «è bene che il Governo si assuma degli impegni». Ma probabilmente si è parlato anche di lavoro più in generale, di ammortizzatori sociali e magari anche di Jobs Act. L’Ansa ricorda che, subito dopo, il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, a “In Onda” su La7, evidenzia come Landini sia «un sindacalista di primo piano» e come questo sia «un momento in cui siamo chiamati a rivedere la struttura del mercato del lavoro».

Il leader Fiom, un paio di settimane fa, aveva dichiarato a Repubblica che «Il mito della libertà di licenziamento va rottamato. Sarà un autunno difficile, rischiamo di perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro» ma a Giorgio Cremaschi, promotore anche lui dell’opposizione Cgil, l’intervista sarebbe servita ad accreditarsi come «interlocutore positivo» del rottamatore di Firenze secondo un copione che già aveva messo in scena il ruolo del dialogante a uso e consumo della dialettica interna con l’ex alleata Camusso.

«E’ una pessima intervista quella di Maurizio Landini su La Repubblica – dice Cremaschi – il segretario della FIOM sceglie Matteo Renzi come interlocutore positivo per affrontare una crisi che si annuncia sempre più drammatica. Landini ignora le ripetute affermazioni di Renzi e del suo governo a favore dei vincoli europei di austerità, prima causa assoluta oggi della recessione. Ignora altresì la controriforma costituzionale voluta da governo e Forza Italia, che per i promotori dovrebbe essere merce di scambio per qualche confusa flessibilità sui vincoli europei. Il segretario della FIOM addirittura apre alla revisione dello Statuto dei Lavoratori, naturalmente aggiungendo che questa dovrebbe essere fatta per migliorarlo. Come se Draghi, e Renzi che ha dichiarato pieno accordo con il Presidente BCE, avessero in mente di andare dalla signora Merkel annunciando che in Italia si sono estesi quei diritti che anche i lavoratori tedeschi stanno perdendo.

Ma il succo politico della intervista sta nella convinta affermazione che il governo Renzi ha consenso e legittimazione tali da essere interlocutore positivo del sindacato, che dovrà certo scendere in piazza in autunno, ma per proporre e non per contrapporsi. Dalla intervista del segretario della Fiom emerge un solo giusto giudizio negativo, quello sulle storiche grandi famiglie del capitalismo italiano in via di rottamazione. Peccato che lo stesso Matteo Renzi abbia anticipato qualche giorno fa quello stesso giudizio.

Non ci siamo proprio. Da un lato la passività brontolona della CGIL guidata da Susanna Camusso. Dall’altro il tentativo di Landini di inventare un sindacalismo renziano che il governo dovrebbe scegliere come suo interlocutore. Due facce della stessa crisi di idee e iniziativa del più grande sindacato italiano».

 

Saremo lieti di registrare su Popoff le reazioni del leader del più importante sindacato dei metalmeccanici magari con l’indicazione della data dell’autunno in cui le tute blu scenderanno in piazza, magari con i lavoratori della scuola e altre vertenze, contro questo governo visto che gli accordi del 31 maggio e del 10 gennaio hanno cucito una camicia di forza che impedisce ai lavoratori di reagire alle politiche di austerità in cambio di una rendita di posizione per gli apparati sindacali che impone loro un ruolo di cane da guardia nei posti di lavoro.

Tratto da:http://popoffquotidiano.it/

«Ma Landini è diventato il consigliere di Renzi?»
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“Il mio nemico è la modernità occidentale”. Intervista a Alexander Dugin

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Pubblichiamo un’intervista di Mindaugas Peleckis a Alexander Dugin.

Gentile Professore, vi sono molte domande che sembrano importanti in riferimento ad “entrambe le parti”; prima di tutto vorrei chiederle: esistono “due lati” della storia, uno russo e uno ucraino? Altrimenti, come dovremmo considerare quanto sta accadendo? Guerra? Terrorismo? Guerra civile? Cos’è accaduto realmente all’MH17?

È stato colpito dagli ucraini con il supporto degli USA al fine di accusare i russi, e questo è proprio ciò che è accaduto. Nel mondo postmoderno la verità è l’ultima cosa che conta. La propaganda viene prima di tutto.

 

La Russia attaccherà gli stati baltici – Estonia, Lettonia, Lituania?

È altamente improbabile. L’idea che esistano presunti piani russi di invasione degli stati baltici è una completa fandonia diffusa dall’aggressiva propaganda occidentale. Nessuna volontà. Nessuna ragione. Nessuna necessità. Nessuna possibilità.

 

Vi è così tanta propaganda contro la Russia nei nostri spazi di informazione, che la gente quasi vede nella Russia il male perfetto. Ha qualche parola da dedicare a quelle persone che si considerano “russofobe”, ecc.?

In questo contesto la geopolitica è l’unica cosa che conta. Al mondo esistono due forze principali – la potenza di Terra e la potenza di Mare. La Russia rappresenta la prima, gli USA la seconda. La potenza di Mare vuole la Modernità e la Postmodernità, il dominio della finanza, una società volubile, il liberalismo, i matrimoni gay e così via. La potenza di Terra porta con sé la tradizione, i valori spirituali, le radici etniche, la famiglia. Se ci si riconosce nella prima, l’odio verso la Russia è legittimo. In questo caso, non c’è nulla da fare. Se si condivide invece la visione sui valori tradizionali e ci si schiera contro il liberalismo, allora c’è qualcosa che non va. Vi è dissonanza cognitiva nell’amare la società tradizionale e odiare allo stesso tempo la Russia come potenza della Terra. È necessario rivedere le proprie attitudini, studiare geopolitica, cercare di analizzare i fatti in modo indipendente.

 

Cosa può dirci riguardo ai suoi lavori accademici? Da quanto ho letto, ha recentemente rilasciato molti libri. Potrebbe dirci qualcosa in più?

Ho pubblicato molti libri, più di 40. Recentemente ho pubblicato 5 volumi di Noomachia, l’indagine filosofica sulla pluralità delle civilizzazioni e i loro rispettivi Logoi. Un altro importante lavoro è Quarta Via.Introduzione alla Quarta Teoria Politica (oltre il liberalismoil comunismo e il fascismo). L’altro lavoro importante è il testo di 1000 pagine su Martin Heidegger, Ultimo Dio. Inoltre, sono stati pubblicati anche altri libri come: La Guerra dei ContinentiRelazioni InternazionaliLa Geopolitica della Russia eEtnosociologia.

 

Cosa direbbe ai suoi nemici? Chi/cosa è suo nemico/amico?

Il mio nemico è la Modernità occidentale e tutto ciò che è sotto l’influenza dei suoi erronei paradigmi. I miei amici sono tutti coloro che rifiutano la Modernità, le sue strutture, e lottano contro di essa. Le mie parole per i Moderni: ciò che pensate, ciò che fate, i vostri sogni, sono completamente sbagliati. Ve ne pentirete.

 

Dal 2015 l’Unione Eurasiatica sarà reale. Come cambierà il mondo in uno, due, cinque anni? Lei cosa prevede?

Dipende. L’Unione Eurasiatica è una meta e allo stesso tempo un processo. Non è qualcosa di già dato, dobbiamo lottare per costruirla, per i suoi limiti e le sue frontiere, che devono essere quanto più ampie possibile.

Tratto da:http://www.millennivm.org

“Il mio nemico è la modernità occidentale”. Intervista a Alexander Dugin
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Shimon Elliot è il vero nome del capo dell’ISIL, agente del Mossad

Pubblicato su 29 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, ESTERI

Il Califfo Al-Baghdadi, capo dell‘ISIL, conosciuto anche come Califfo Rolex a causa delle foto che lo ritraggono con un rolex al polso mentre predica in una moschea, sarebbe in realtà Shimon Elliot, un ebreo agente del Mossad.

Secondo Edward Snowden, ex tecnico di CIA ed NSA, Shimon Elliot è figlio di genitori ebrei ed è stato addestrato dal Mossad allo spionaggio ed alla guerra psicologica. Califfo Al Baghdadi Shimon ElliotHa inoltre collaborato, oltre che con Israele, anche con i servizi segreti statunitensi e britannici, al fine di convogliare i terroristi jihadisti in un’organizzazione che potesse asservire gli intenti di Israele ed USA in primis, in particolare destabilizzando i Paesi non allineati ai loro interessi.

Califfo Al Baghdadi Shimon ElliotA confermare tali teorie vi sono diverse riviste e testate d’informazione tra cui: la rivista americana Veterans Today, Radio ajyal.com, il sito Egy-press. Inoltre i servizi segreti iraniani hanno confermato, dopo un lungo lavoro di intelligence e diverse analisi fotografiche, che realmente Shimon Elliot è colui che si fa chiamare (sotto falso nome) Ibrahim ibn Awad Ibrahim ibn Al Al Badri Arradoui Hoseini.

Al momento, secondo varie agenzie di intelligence mediorientali, grazie a Shimon Elliot, il Mossad è riuscito a portare a casa buoni risultati col lavoro dell’ISIL, in particolare per quanto riguarda la situazione in Iraq ed in Siria. La destabilizzazione dell’Iraq favorisce sempre più la volontà USA-Israele di voler creare 3 piccoli stati (uno curdo, uno sunnita e l’altro sciita) deboli, destabilizzati e facilmente controllabili; mentre in Siria l’ISIL continua a provocare ingenti danni umani e materiali ai danni del Governo Assad, democraticamente rieletto.

Redazione OsservatorioGlobale

altre fonti:

http://croah.fr/corbeau-dechaine/simon-elliot-alias-al-baghdadi-de-pere-et-mere-juifs-et-agent-du-mossad/

http://www.veteranstoday.com/2014/08/04/french-report-isil-leader-mossad/

Tratto da:http://www.osservatorioglobale.it

Shimon Elliot è il vero nome del capo dell’ISIL, agente del Mossad
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CASALEGGIO MALATO E LA CRISI DEL MOVIMENTO DI GRILLO

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

DI URIEL FANELLI
 
 

(Il geniale) Uriel non gradisce che i suoi post vengano ripresi, comunque ci sembra interessante questo suo articolo.

CdC

 
Sto seguendo una cara amica (lei e' impegnata politicamente, io no), su Twitter, mentre cerca di lottare contro la stupidita' del "nuovo corso grillino", e devo dire che la psichedelia continua a divertirmi, anche se ormai lo schema di quanto stia succedendo su M5S e' abbastanza chiaro.

Essenzialmente, il problema e' questo: purtroppo (1) Roberto Casaleggio e' malato. Tutti ci auguriamo che si riprenda, ma per ora non ha , presumibilmente, le forze di un tempo. Non e' una cosa difficile da capire: tempo fa, durante la sua apparizione sul palco di Grillo, ringrazio' quel dottore che gli diceva "ci sono tante ragioni per vivere". Verissimo, ma bisogna chiedersi in quali condizioni del paziente il medico dice una cosa del genere, purtroppo.


 

Ora, nel momento in cui Roberto Casaleggio e' momentaneamente impossibilitato a svolgere il suo ruolo nel M5S, occorre chiedersi quale fosse il suo ruolo, o meglio: possiamo vedere cosa sia M5S quando lui manca.
 
La prima carenza e' di Beppe Grillo. Sebbene sappia ancora trasformare un evento in una battuta, non ha chiaramente un personaggio da recitare. Grillo e' un ottimo comico, ma ha un piccolo limite: non si scrive i testi. 
 
Sono stati diversi gli autori che lo hanno spalleggiato: per esempio, quando sfasciava i monitor sul palco il suo autore era uno che - per chi non lo sapesse - non ha un account su Facebook. Cosi' , siccome a quei tempi il suo autore voleva un personaggio naif , troppo naif per capire il computer, questo avevate.
 
Grillo, cioe', diventa qualsiasi cosa voglia l'autore, che nei suoi confronti si comporta da Pigmalione.
 
Poi e' arrivato Casaleggio e ha scritto un copione diverso, ovvero un personaggio diverso, ed e' nato il Grillo di oggi, ovvero il volto di un movimento politico. Grillo, sia chiaro , aveva gia' molte delle sue idee ecolo-complottiste , e quindi in un certo senso Casaleggio ha solo "limato gli angoli" , oltre a dare una direzione coerente al complesso "ideologico" che Grillo esprimeva.
 
Insomma, Grillo era un "attore" gia' formato, con le sue idee, che recitava sul palco un copione scritto da Casaleggio, probabilmente concordandolo con Grillo stesso, che aveva gia' molte delle sue idee.
 
Inoltre, Casaleggio aveva ideato la linea iniziale del movimento, ovvero quella di parlare di problemi concreti della persona comune, quella di NON parlare di geopolitica e NON parlare di macroeconomia, cosa che nella visione di Casaleggio dovevano fare i "grandi esperti" (tipo Stiglitz) mediante interviste.
 
Dopo la vittoria alle elezioni, Casaleggio si era anche occupato di organizzare la comunicazione dei parlamentari grillini, in modo da impedire che venissero singolarmente a contatto con la stampa. La sua strategia era di presentarli come gruppo, e non come persone.
 
C'erano due ragioni in questa strategia: la prima e' che la persona singola e' facilissima da massacrare, essendo un personaggio  per definizione, e la seconda e' che un collettivo di cento e rotte persone e' praticamente impossibile da giudicare per l'opinione pubblica.
 
Cosi' c'erano nella mente di Casaleggio tre enti: una era Grillo, ed era l'unica persona in carne ed ossa del movimento. Era un professionista dell'informazione , sapeva tenere il palco e le telecamere, ed era un avversario pericolosossimo perche' poteva prendere per i fondelli l'interlocutore.
 
La rappresentanza politica doveva essere come un collettivo compatto, una falange, che (defezioni a parte, ma i due minuti di odio fanno sempre comodo) doveva rimanere un gruppo di facce anonime, tutte con i loro cinque minuti di discorso a disposizione, troppo breve per poterli giudicare, e troppo collettivo per apprezzarne le qualita' umane.
 
La strategia era di farli apparire sul blog quella -rara - volta in cui , a turno, parlavano, scriverci sotto tipo "La Bianchi distrugge Saddam Hussein", e via. 
 
Poi c'era "la gente", che indicava sia una massa indistinta di persone "coi problemi", gli unici problemi degni di nota , e qualche personaggio di alto lignaggio, che dalla folla saliva sul palco e prtava la sua preziosa testimonianza, tipo Dario Fo.
 
Come ogni partito, aveva chiaramente quelli che "spingono" , sia sul piano politico (diversi parlamentari "notevoli") sia sul piano della comunicazione alcune entita' (commerciali o meno) che costituivano una serie di "colonnelli", che Casaleggio teneva inquadrati e ai quali aveva dato un preciso ruolo, da Messora alla Cosa.
 
Che cosa succede oggi che Casaleggio non c'e'?
 
Innanzitutto e' caduto il divieto di parlare di geopolitica e macroeconomia sul blog. Non appena questo divieto e' caduto, e i grandi Premi Nobel hanno perso il monopolio del blog su macroeconomia e geopolitica, si e' fatto avanti Grillo e ci ha messo le sue personali idee.
 
Il guaio delle idee di Grillo e' che stiamo parlando di una persona che ha il pensiero tipico della camicia rossobruna, ovvero di quei personaggi che risultano da una progressiva fusione tra opposti estremismi, l'estrema desta e l'estrema sinistra. A questo Grillo aggiunge un ecologismo pauperista (che era gia' suo), un certo catastrofismo (che era gia' suo)  ed alcune idiosincrasie, verso chiunque tocchi per sbaglio il business della pubblicita' e il business dell'edilizia turistica.
 
Ma il fatto che Casaleggio sia uscito momentaneamente di scena ha causato anche altre problematiche, ed in particolar modo coi suoi colonnelli.
 
La comunicazione del blog e' finita sotto il chiaro imprinting di TzeTze, perdendo qualsiasi lato utopista , perdendo il sole dell'avvenire, che ormai e' stato sostituito da una buia notte apocalittica in arrivo. Se Grillo ha rappresentato, per 9 milioni di elettori,  una speranza , oggi rappresenta l'angoscia per la fine imminente.
 
Il blog di Grillo, oggi e' il peggiore mix tra la versione italiana della Pravda , Cronaca Vera e Dagospia. Da un lato perche' pullula delle idee personali di Grillo, e dall'altro perche' i suoi colonnelli hanno usato la loro forza (sul piano della mera composizione economica delle entrate del sito).
 
Ma il disastro vero sta arrivando dai parlamentari. Privo di Casaleggio a produrre contenuti o a selezionarli, la scelta (di Grillo?) e' stata quella di "mandare avanti i piu' bravi". Il guaio e' che era invece corretta l'intuizione di Casaleggio. La natura del Blog di grillo ha attirato nel parlamento italiano tutta una serie di bimbiminkia cresciuti, spinti alle stelle senza meriti particolari (se ricordate, nei comizi di grillo se ne stavano dietro di lui in fila, parlavano alla fine, e quando parlavano rimpiangevate che lo avessero fatto) , e specialmente avevano fatto "politica sul territorio" in un modo che i piu' definirebbero "volantinaggio e vendita di gadget". In pratica, e' come se il successore di Berlinguer lo si fosse scelto nelle file dell' FGCI del liceo classico di Pordenone.
 
Il risultato di tutto questo e' che sia M5S che il blog di grillo si sono trasformati in qualcosa che, volendo essere precisi, definirei "Samovar di cazzate".
 
Non so se tutti sappiano cosa sia un Samovar. Si tratta del modo asiatico di consumare il the, credo abbia qualche origine mongola (ma non ne sono certo) e di fatto si tratta di un grosso contenitore ad anfora , che dispone di una sorgente termica (carbone, legna per i piu' grossi, oggi come oggi sono quasi tutti elettrici) e ha uno scopo preciso: tenere in caldo una riserva di the sufficiente ad accontantare un cospicuo numero di ospiti, anche senza dover pianificare prima.
 
E' come quando, uscendo con gli amici, prenotate una botticella di birra, in modo da non dover prendere le ordinazioni uno ad uno.
 
Ecco, oggi come oggi questo e' il blog di Grillo: un Samovar di cazzate.  Quando il giornalista vuole sparare su M5S, non deve chiedere un'intervista, come accade quando vi annunciate per sedere a tavola durante il the delle cinque. Trattandosi di un Samovar, non dovete annunciarvi perche', se anche arriva una persona in piu', si apre il rubinetto e c'e' tutto il the che si vuole.
 
Un piccolo samovar di forma tradizionale.
 
Un samovar moderno, "di design".
 
 
Un altro scopo del Samovar, quando non e' grandissimo, e' di tenere al caldo il the per molto tempo. Questo perche' un tempo arrivare puntuali non era cosi' semplice, e l'ospite che arrivava , diciamo, mezz'ora dopo avrebbe trovato ugualmente un buon the ad aspettarlo.
 
Analogamente, il giornalista che voglia linciare M5S non deve farsi annunciare. Non ne ha bisogno, dal momento che tutti i parlamentari, con Casaleggio fuori uso, hanno iniziato a dire le cose che pensano, e non sempre le cose che pensano hanno molto in comune con la realta' di questo pianeta.
 
In questo modo, M5S ha cambiato radicalmente la sua sostanza: da partito dell' Uomo Comune e' diventato il partito dei Bimbiminkia, e lo ha fatto esplicitamente, senza filtri e senza una strategia che si proponesse di tenere le cazzate peggiori sotto una coperta di silenzio.
 
Quello che state vedendo oggi e' l' M5S senza il simulacro fornito da Casaleggio. 
 
Privo di un autore, Grillo sta cercando di fare del suo meglio, ma il figlio di Casaleggio e' , appunto, "il figlio di", e il comico non riesce piu' a trovare un autore che ne sfrutti sia il lato comico che il lato politico.
 
Grillo ha bisogno di un autore, ma purtroppo i requisiti sono enormi:
 
  • Deve aver fatto il manager e aver gestito gruppi, in modo da saper tenere a bada i colonnelli ed inquadrare i parlamentari.
  • Deve aver fatto l'autore, cioe' avere esperienza con il content management e con le strategie di web reputation. 
  • Deve avere una visione politica, cioe' deve avere dei contenuti diversi dal catastrofismo ecologista di grillo e dalla ricerca del bullismo liceale di Messora.
 
la sfiga e' che di autori con queste qualita' non ce ne sono. A questo punto, o sperate che Casaleggio torni in forma, e che abbia voglia di riprendere in mano tutto il caos che oggi e' M5S, oppure presto qualcuno dei colonnelli decidera' di camminare con le sue gambe, e si fara' il suo partito.
 
Che sia in corso uno scontro tra colonnelli e' abbastanza evidente. E' assolutamente chiaro che la macchina da soldi del blog e' una preda ambita da chi se ne occupa, ed e' altrettanto chiaro che alcune personalita' nel partito hanno deciso di oscurarne altre, tipo la Taverna - che appare sempre meno - a favore di alcune, come Di Battista - che appare sempre di piu'.
 
Insomma: manca l'autore, ed il comico non sa piu' che cosa dire. Siccome manca il manager non c'e' organizzazione, e siccome manca il politico il partito e' diventato una testata scandalistica. 
 
La sfiga e' che queste tre persone erano una persona sola.

Oggi quel partito sta procedendo col pilota automatico. Sui temi odierni prende posizioni che sembrano prese dal leghismo dei primi tempi, dal fascismo di Terza Posizione (molte idee di Di Battista sono di Freda) e dal pensiero anticontroboicottaro dei vecchi rifondaroli.

Oltre a questo, rimane a Grillo soltanto di ripetere parole gia' dette in passato, perche' non sa produrre alcuna novita'. Non ha visione. 

In questo modo, bisogna solo aspettare lo schianto: il pilota automatico puo' bastare per qualche tempo, ma ad un certo punto occorre proprio un pilota.

E se pensate che qualcuno degli "eletti" di M5S sia in grado di prendere il comando, evidentemente vi sfugge il problema, ovvero che state assistendo proprio al maldestro tentativo, da parte di alcuni di loro, di occupare il posto vuoto.

Con gli esiti che vedete.
 
 
Uriel Fanelli
 
 
 
22.08.2014
 
 
Titolo originale: Da Movimento a "Samovar di calzate".
 
Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org
CASALEGGIO MALATO E LA CRISI DEL MOVIMENTO DI GRILLO
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ERF (European Redemption Fund) e MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Questo articolo è a cura dell’Avvocato Giuseppe Palma del Foro  di Brindisi. Appassionato di storia e di diritto, ha sinora  pubblicato  numerose  opere di saggistica a carattere storico – giuridico. 

 

ERF (European Redemption Fund) e MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)

Nell’aprile di quest’anno ho scritto e pubblicato un breve articolo [1] attraverso il quale ho svolto alcune argomentazioni in merito alle principali conseguenze economico-sociali cui conduce (o, meglio, condurrà) il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria).

Ciò detto, se si considera che l’apparato eurocratico vuole introdurre un ulteriore meccanismo denominato ERF (European Redemption Fund, ossia Fondo Europeo di Redenzione), la situazione dell’Eurozona si fa ancora più preoccupante. Tale nuovo meccanismo, ben peggiore sia del Fiscal Compact che del MES (quest’ultimo lo vedremo più avanti), prevede che ciascuno Stato dell’Eurozona faccia confluire la parte eccedente il 60% del proprio rapporto debito pubblico/PIL in un apposito fondo, l’ERF.

In pratica, leggendola così, sembrerebbe una mano dal cielo (infatti l’Italia si vedrebbe liberata del 73% del proprio rapporto debito pubblico/PIL), ma l’inganno è dietro l’angolo.

Per quali motivi filantropici qualcuno dovrebbe garantire debiti pubblici altrui?

E soprattutto, come farebbe l’ERF a garantire cifre così alte?

Attraverso un intervento della BCE? Macché! Sarà sempre il popolo a pagare, e cerco di spiegare in che modo: ciascuno Stato dovrebbe garantire la propria parte di debito versata nel Fondo sia attraverso i propri asset pubblici sia tramite una percentuale di tasse riscosse a livello nazionale.

Tale Fondo, successivamente, emetterebbe bonds europei a scadenza ventennale, massimo 25 anni. In questo lasso di tempo tutti gli Stati aderenti avrebbero comunque l’obbligo di ridurre il proprio rapporto debito pubblico/PIL al 60%, quindi – usando una terminologia più semplice – ciascuno Stato, nell’arco di 20-25 anni, dovrebbe restituire al Fondo quanto in precedenza dal Fondo stesso garantito (si fa per dire, visto che le garanzie sarebbero comunque fornite dagli Stati stessi sia attraverso i propri “gioielli di famiglia” che tramite una parte delle tasse prelevate ai cittadini).

Quindi, qualora non fosse ancora chiaro il meccanismo dell’ERF, cercherò di essere più esplicito: l’Italia (ma anche altri Paesi soprattutto del sud Europa) si troverebbe costretta non solo a dare in pegno il proprio tesoro pubblico, ma addirittura a far confluire in questo Fondo comune una parte degli introiti derivanti dalla tassazione, con la conseguenza che – nell’ipotesi in cui non riuscissimo a ridurre il nostro rapporto debito pubblico/PIL in 20-25 anni dall’attuale 133% al 60%, ecco che l’ERF (ma in realtà chi ha deciso di acquistarci a prezzi stracciati) potrà prendersi gratuitamente i nostri pezzi migliori, dopo che magari si è già preso anche una parte consistente delle tasse che i cittadini hanno faticosamente pagato non per ricevere in cambio un servizio ma per compiacere, e garantire, gli interessi della nuova dittatura europea.

Per quanto riguarda il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità o altrimenti detto Fondo salva-Stati), esso nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro e fu istituito nel marzo 2011 dalle modifiche al Trattato di Lisbona. La sua entrata in vigore, prevista inizialmente per la metà del 2013, fu anticipata dal Consiglio Europeo del 9 dicembre 2011 al luglio 2012.

Il fondo è stato creato sia per emettere prestiti sia per acquistare titoli sul mercato primario (tuttavia è prevista la possibilità di acquistare titoli anche sul mercato secondario) in favore dei Paesi che si trovino in maggiori difficoltà, con il fine di assicurare loro assistenza finanziaria. Il tutto a condizioni severissime tali da esautorare quasi del tutto la sovranità degli Stati che ne facessero richiesta. In pratica un pesantissimo strumento di “strozzinaggio” legalizzato.

Tale meccanismo chiede agli Stati membri di versare un anticipo complessivo di 80 miliardi di euro, partecipandovi ciascuno in base alla propria quota parte. La nostra è del 17,91% e quindi l’anticipo richiesto, da saldare in cinque tranche, è di ben 14,32 miliardi. Tuttavia, con grande velocità (che non viene altrimenti utilizzata per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione) l’Italia ne ha già pagati 10.

Il MES ha un capitale autorizzato di 700 miliardi di euro di cui solo 80 sono versati – a titolo di anticipo – dagli Stati membri: i rimanenti 620 miliardi saranno raccolti (se necessario) attraverso apposite emissioni di obbligazioni sul mercato. A tal proposito, ed è bene ricordarlo, l’Italia partecipa al MES con una sottoscrizione di capitale pari ad euro 125.395.900.000,00. Il Trattato istitutivo del MES prevedeva che il pagamento dell’anticipo del capitale (per noi 14,32 miliardi di euro) sarebbe dovuto avvenire in 5 rate annuali, ma l’eurogruppo – nella riunione del 30 marzo 2012 – decise che il pagamento deve essere completato entro la metà del 2014.

Ricorda il lettore la semi-finale del Campionato Europeo di calcio 2012 tra Italia e Germania? Bene, si ricorderà quindi anche i titoloni dei principali quotidiani nazionali e gli elogi che non si risparmiavano nei più accreditati talk-show televisivi per i due “super-Mario” nazionali, ossia Mario Balotelli per aver segnato due goal alla Germania e Mario Monti, all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri, per aver “ottenuto” al tavolo europeo che i fondi salva-Stati (e più nello specifico proprio il MES che andava a regime a luglio 2012 con una dotazione di 500 miliardi di euro) venissero utilizzati per ricapitalizzare le banche spagnole, inguaiate dallo scoppio della bolla immobiliare, e per sostenere i titoli di Stato sia italiani che spagnoli.

Peccato che in troppi si dimenticarono di evidenziare che l’allora nostro Presidente del Consiglio aveva promesso misure per la riduzione degli spread correnti, mentre riuscì ad ottenere soltanto che gli interventi si sarebbero potuti attivare solo in caso di peggioramento; inoltre, in parecchi omisero di dire anche che la procedura era (ed è) attivabile solo su richiesta dello Stato che ne avesse (ne abbia) eventualmente bisogno e non in modo automatico, quindi sarebbe stato (ed è) in ogni caso necessario sottostare a cosiddetti “memorandum d’intesa”.

Non è un caso, infatti, che l’Italia – nonostante avesse in quel periodo uno spread traballante al rialzo – sia sempre stata lontana dal farne richiesta, tant’è che il differenziale tra BTP e BUND si è ugualmente ridotto, e non di certo grazie al tavolo europeo dell’estate 2012. Ciò premesso, al fine di smascherare l’imbroglio dello spread, voglio ricordare che il differenziale tra il rendimento dei nostri BTP e il rendimento dei BUND tedeschi (che ha messo sotto ricatto il nostro Paese a partire dal giugno 2011), si forma esclusivamente sul mercato secondario, quindi in relazione a quei titoli di Stato già in circolazione (cioè transazioni tra privati che non influiscono direttamente sulla finanza pubblica) e non a quelli oggetto delle aste mensili indette dal Tesoro (mercato primario); con l’importantissima precisazione che il MES è stato creato per acquistare soprattutto titoli sul mercato primario (pur prevedendo la facoltà di acquistare titoli sul mercato secondario). E’ bene ricordare che i costi che lo Stato sostiene per il servizio del debito sono quantificati unicamente dalle aste mensili indette dal Tesoro (mercato primario), quindi tutta la vicenda legata allo spread meritava sicuramente un approfondimento scientifico più ampio e, sicuramente, più oggettivo!

Avv. Giuseppe Palma del foro di Brindisi

 

[1] Giuseppe Palma, Il Fiscal Compact. Forse non tutti sanno che…, Rivista giuridica elettronica denominata “Diritto & Diritti” – sezione Diritto Internazionale –, articolo pubblicato il 10 aprile 2014 e reperibile sul sito internet: http://liberalizzazioni.diritto.it/docs/36145-il-fiscal-compact-forse-non-tutti-sanno-che

continua su: http://www.fanpage.it/erf-european-redemption-fund-e-mes-meccanismo-europeo-di-stabilita/#ixzz3Bfkn0IxI 

 


 
ERF (European Redemption Fund) e MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)
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