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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Convegno identità e sovranità dei popoli

Pubblicato su 21 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POPOLI LIBERI

Lo sapete che vi aspettiamo, vero ? Claudio Marconi

Convegno identità e sovranità dei popoli
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LA BCE STA CONSIDERANDO UNA MONETA PARALLELA PER LA GRECIA

Pubblicato su 21 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Un interessante post su Zero Hedge mette in evidenza come anche la BCE (come già avevamo anticipato qui) stia considerando seriamente che la Grecia introduca una moneta alternativa all’euro sotto forma, inizialmente, di una cambiale con cui pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni: in assenza di finanziamenti esterni, sarebbe il primo passo verso l’inevitabile, successivo Grexit. 

 

di Tyler Durden, 17-04-2015

Come abbiamo riportato per primi ieri, una delle misure proposte per la Grecia poco prima, o durante il suo default e/o uscita dalla zona euro, ovviamente in aggiunta a stringenti controlli sui capitali, è l’implementazione di una “valuta” parallela, ovvero, come spiegato ieri, il governo pagherà i suoi cittadini con cambiali.

Questo è quello che abbiamo detto meno di 24 ore fa:

La Grecia potrebbe ricorrere a cambiali e/o controlli sui capitali per evitare un default disordinato e la sopravvivenza delle banche, per ora. Ma tali misure offrono una soluzione temporanea nel migliore dei casi e potrebbero essere i primi passi verso una uscita dalla zona euro.

Supponendo che un accordo non sarà raggiunto la prossima settimana, ci sono un paio di strade che il governo greco potrebbe prendere per evitare il disastro a breve termine. In primo luogo, potrebbe emettere cambiali per pagare i dipendenti del settore pubblico e i pensionati e liberare così i soldi per ripagare i propri debiti. Ma questo potrebbe causare il caos economico se i timori che i pagherò non siano mai rimborsati scatenassero sommosse o se i dipendenti del settore pubblico semplicemente rifiutassero di lavorare.

Anche se i greci accettassero cambiali, queste potrebbero funzionare solo per un periodo molto breve.In poco tempo, quelli che ricevono redditi in cambiali potrebbero permettersi di pagare le tasse soltanto attraverso lo stesso mezzo. E dato che i creditori internazionali del governo non accetterebbero cambiali come rimborso, questo porterebbe ancora  ad un default del debito. Effettivamente, le cambiali diventerebbero una moneta parallela il cui valore è stato ritenuto inferiore a quello di un normale euro. Questo sarebbe simile a una uscita della zona euro.

Oggi, per nostra sfortuna, troviamo che la BCE non ha soltanto considerato una “moneta parallela” alternativa, ma per la Grecia questa può essere una realtà a breve. Secondo la Reuters, la Banca centrale europea “ha analizzato uno scenario in cui la Grecia finisce i soldi e comincia a pagare i dipendenti pubblici con cambiali, creando una seconda moneta virtuale all’interno del blocco dell’euro, hanno detto a Reuters persone a conoscenza dello studio

“Il fatto è che non stiamo vedendo alcun progresso … Così dobbiamo guardare a questi scenari”, ha detto una persona con conoscenza della materia.

Un portavoce della BCE ha detto che la BCE “non si impegna in speculazioni su come potrebbero svilupparsi specifici scenari che riguardano la Grecia.”
Un funzionario del governo greco, che ha preferito restare anonimo, ha detto che non vi era alcuna necessità di esaminare un tale scenario, perché Atene era ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo con i suoi creditori internazionali entro la fine del mese.

Non sorprende che “esperti della BCE hanno concluso che l’uso di cambiali per pagare gli stipendi del settore pubblico probabilmente non riuscirà ad evitare una vera e propria crisi e potrebbe anche minacciare il futuro della Grecia nella zona euro a 19 paesi.

Questo è esattamente ciò di cui abbiamo avvertito ieri quando abbiamo inoltre notato che “la Grecia sta già emettendo il semplice equivalente delle cambiali in forma dei Buoni del Tesoro greci che sono registrati nei libri contabili delle stesse banche greche, che, nel caso in cui la soluzione delle cambiali sia portata avanti, saranno assediate dagli stessi cittadini ai quali sono rilasciati i pagherò “.

La cosa più sorprendente è quanto sia impaziente la BCE nell’instillare nel settore bancario il panico e la profezia auto-avverantesi di una corsa agli sportelli terminale. In realtà, come abbiamo notato per primi in febbraio, in base alla retorica della zona euro gli eurocrati muoiono dalla voglia di schiacciare il sistema finanziario greco (forse per dare una lezione al governo di Syriza) dove si tratta di un miracolo che ci siano ancora eventuali depositi.

Ciò che è inquietante è la mancanza di visione da parte della BCE su quello che sicuramente accadrà ai depositi di tutti i paesi europei periferici, una volta che si scopra che ciò che era, secondo Draghi, un’unione “indistruttibile” è molto fragile e dove la sicurezza dei risparmi di una vita è del tutto subordinata a non eleggere un governo che la Troika ritiene indegno.

Tornando alla BCE ed ai suoi calcoli:

Quei funzionari ritengono che fino al 30 per cento dei greci finirebbe col ricevere le cambiali del governo anziché il pagamento in euro, cosa che metterebbe solo ulteriore pressione sulle banche greche, perché quei lavoratori sarebbero suscettibili poi di saccheggiare i propri risparmi.

Le banche sarebbero quindi costrette ad attingere a quantità crescenti di finanziamento per liquidità di emergenza o ad aumentare la loro base di capitale.

Ma le banche non potrebbero usare i pagherò come garanzia per ottenere il credito di emergenza perché la BCE non li accetterebbe.

“Le cambiali, non credo che possano funzionare”, ha detto la prima persona che ha parlato con Reuters. “Se effettivamente fosse così, sarebbero fuori (dall’euro).”

Questi timori sono stati espressi da altri che hanno familiarità con il pensiero della BCE.

Con una moneta parallela … si sta andando verso qualcosa di così su misura che si è quasi nel Grexit“, ha detto una seconda persona. “E’ qualcosa che è al di fuori del quadro istituzionale.
Forse l’unica domanda a questo punto è se Bloomberg (che oggi ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio di essere sistematicamente importante come qualsiasi istituzione finanziaria, quando 2 ore di inattività hanno portato al panico in tutto il mondo) mostrerà in primo luogo la XGD

XGD

o lo XIOU? [è un gioco di parole tra l’acronimo della Dracma greca (XGD) e l’acronimo della cambiale in inglese, IOU (I Owe You), ndT]

Comunque sia, è solo questione di tempo prima che la Dracma, che potrebbe forse assomigliare a quanto riprodotto sotto, torni ufficialmente.

Tratto da:http://vocidallestero.it

LA BCE STA CONSIDERANDO UNA MONETA PARALLELA PER LA GRECIA
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PROVE TECNICHE DI TTIP: a Maggio l’ok per approvare 17 OGM

Pubblicato su 21 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

La Commissione Europea prepara il terreno per il TTIP. Entro un mese saranno approvati nuovi prodotti OGM che gli Stati potrebbero non riuscire a vietare.

 

Diciassette nuovi prodotti alimentari OGM per il consumo umano saranno autorizzati dalla Commissione Europea entro la fine di maggioLo rivela il Guardian, con uno scoop che anticipa di una settimana l’annuncio dell’esecutivo comunitario.

Ad oggi, il Vecchio continente importa circa 58 prodotti geneticamente modificati, per la maggior parte mais, cotone, soia e barbabietola da zucchero degli Stati Uniti. Dietro il prossimo via libera ci sono proprio le multinazionali biotech d’oltreoceano, che stanno premendo con forza per accelerare i negoziati sul TTIP, l’accordo di libero scambio tra UE e USA in discussione dal 2013.

«Con le trattative sul trattato commerciale in corso, la pressione del settore è cresciuta e il governo degli Stati Uniti lavora per aprire il mercato dell’Unione Europea alle importazioni di OGM e accelerare le procedure di autorizzazione – ha dichiarato Marco Contiero, direttore agricolo di Greenpeace – L’eventuale via libera a 17 colture geneticamente modificate nei prossimi giorni è il risultato di questa azione di lobbying».

Prove tecniche di TTIP a maggio l’ok per 17 OGM-

Con le nuove regole sugli OGM gli Stati membri rischiano grosso

Secondo le nuove regole per l’importazione previste dal TTIP, spiega il Guardian, i prodotti GM commercializzati in futuro riceveranno automaticamente il timbro dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Gli Stati membri si troveranno a dover valutare caso per caso ogni nuovo prodotto e non riusciranno a vietarli tutti. Secondo la Commissione, infatti, l’opposizione di alcuni Stati agli OGM «di solito non si basa sulla scienza, ma su considerazioni che riflettono il contesto sociale esistente nel Paese». Per questo, se l’EFSA ha classificato un prodotto come sicuro, i governi non potranno utilizzare motivazioni di carattere ambientale o sanitario per vietarlo sul proprio territorio. L’EFSA, per inciso, non ha mai bloccato un’autorizzazione per gli OGM.

Gloria Gabellini, vice segretario del Coceral (Associazione europea che rappresenta il commercio di cereali, riso, mangimi, semi oleosi, olio d’oliva, grassi e forniture agricole) ha dichiarato che «abbiamo un mercato unico, quindi se si importa un prodotto si deve avere il diritto alla libera circolazione».

Dalla società civile un coro di NO

Ieri, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo (ENVI) ha chiesto di escludere 5 settori chiave dai negoziati sul TTIP: i servizi sanitari, la carne agli ormoni, la normativa sulle sostanze chimiche, la clonazione e, appunto, gli OGM. Da come stanno evolvendo gli eventi, sembra che l’esecutivo comunitario non abbia alcuna intenzione di prestare orecchio alle richieste dell’Europarlamento, il quale non potrà far altro che approvare o respingere tutto il pacchetto a trattativa conclusa. La maggioranza dei deputati europei, ad oggi, è favorevole al TTIP, incluso Paolo De Castro, europarlamentare italiano che presiede la Commissione Agricoltura dell’assemblea comunitaria.

Dall’altra parte della barricata centinaia di organizzazioni di tutto il continente, che aderiranno ad una giornata globale di protesta contro gli accordi di libero scambio, per chiedere il blocco dei negoziati sul TTIP.

Fonte: Rinnovabili.it

Tratto da:http://www.altrainformazione.it/wp/2015/04/20/prove-tecniche-di-ttip-a-maggio-lok-per-approvare-17-ogm/

PROVE TECNICHE DI TTIP: a Maggio l’ok per approvare 17 OGM
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Il governo maschera i dati economici per occultare il disastro del sistema Italia

Pubblicato su 21 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

di Luciano Lago - 14/04/2015

Fonte: Controinformazione  

 

In Italia non finisce mai di stupire la strategia della menzogna adottata dal governo Renzi e iniziamo a domandarci quale sia il livello di consapevolezza di una opinione pubblica che riconosce al “fiorentino” un livello di consenso pari al 37%, secondo i sondaggi più accreditati.

In effetti questo è il risultato della prostituzione dei grandi giornali e delle TV agli interessi del PD  (di cui sono megafono) e delle altre forze di governo, a loro volta strettamente subordinate alle centrali finanziarie sovranazionali che sono i veri poteri forti che dirigono il sistema Italia.

 

Quella della propaganda mediatica di TV e giornali è una vergognosa manipolazione delle informazioni che nasconde il disastro del paese e cerca ancora una volta di offrire all’opinione pubblica una immagine falsata dove si fa credere che sia in atto una ripresa economica (esibendo numeri truccati) e che addirittura ci sia un incremento dell’occupazione, grazie alle nuove forme di lavoro previste nel “Jobs Act” , il “prodigioso” strumento di adeguamento della legislazione sul lavoro prodotto dal renzismo.

Sono poi gli organismi indipendenti come l’Istat o l’OSCE che si incaricano di smentire clamorosamente i numeri del governo: non esiste alcun incremento dell’occupazione ma anzi l’Italia (assieme al Portogallo) è il paese dove l’occupazione è arretrata e la presunta ripresa economica è in realtà un finta ripresa (con lo 0,04% del PIL) che mette l’Italia in coda a tutti i paesi dell’area euro. Vedi: Infodata.il sole 24 ore

Questo però viene nascosto dai politici dell’area governativa che da circa 4 anni continuano a parlare caparbiamente di “luce in fondo al tunnel” a sprezzo del ridicolo.

In realtà  l’Italia prosegue la sua corsa verso l’omologazione del mercato alle direttive trasmesse dalle centrali finanziarie di Bruxelles e Francoforte che prevedono sempre più privatizzazioni, flessibilità del lavoro, salvaguardia delle banche e condizioni favorevoli alle grandi concentrazioni, alle grandi multinazionali e castigo fiscale per le piccole e medie imprese, per gli artigiani, per gli agricoltori, le partite IVA ed il piccolo commercio. Le direttive che partono da Bruxelles sono riservate ma molto chiare per chi le riceve ed i politici al governo non devono interpretarle ma soltanto attuarle, che si chiamino Monti, Letta o Renzi.

Il “fiorentino” però, a differenza dei suoi predecessori, ha una certa abilità dialettica nel mascherare e nel fare proclami: riesce a convincere la casalinga, l’impiegato ed il pensionato. Lui continua sfacciatamente a sostenere che il problema dell’Italia siano le riforme da attuare,  il debito pubblico e l’evasione fiscale, naturalmente quella del piccolo commerciante, del tappezziere, del pizzaiolo e del meccanico ma non quella delle grandi banche e l’elusione delle multinazionali che pagano cifre irrisorie nei paradisi fiscali grazie agli accordi presi a suo tempo con i personaggi come Jean C. Junker, oggi presidente della Commissione Europea.

L’indebitamento dello Stato italiano (al 132,5% e che segue in crescita), il grande problema dell’economia italiana, diventa piccola cosa quando si occulta che, nel grande quadro dell’economia mondiale, esistono entità finanziarie intoccabili e superiori a qualsiasi potere statuale, che dispongono di circa 50 volte il valore dell’intera economia mondiale (quella reale di beni e servizi), una spaventosa bolla speculativa che può scoppiare in ogni momento mandando a gambe all’aria Stati, nazioni e popoli senza alcuna eccezione.

Sono quelli i veri padroni del mondo, i poteri occulti dell’elite finanziaria globalista che impone le sue “regole” agli stati e nomina i suoi fiduciari nei grandi organismi internazionali, impone ai governi le proprie politiche, tuttavia di questi non si deve neppure parlare, ufficialmente non esistono e chi si ostina a parlarne viene tacciato di “complottismo” e di visionario. Sono argomenti esclusi dal dibattito politico ed economico che si rivolge su questioni più “terra terra”.

Gli esperti ci dicono che ci troviamo in una fase economica in cui i mercati vengono inondati dalla liquidità, è successo negli USA grazie alle politiche seguite dalla Federal Reserve ed accade in Europa grazie alla politica della BCE di Mario Draghi ed il suo quantitative Easing.  Questo, dicono sempre gli esperti, dovrebbe favorire una ripresa dell’economia.
Sarà come dicono, eppure potrebbe sembrare paradossale che  in realtà il principale problema dell’economia mondiale è quello che c’è in giro troppo denaro ed i governi non sanno come spenderlo, quando ne dispongono, come nel caso degli USA, del Regno Unito e del Giappone, questo per lo meno è quanto sostiene una analisi di economisti  indipendenti.

Esiste un indice che dimostra chiaramente che l’economia globale sta messa male: quello dei tassi di interesse che non solo si trovano ad un livello eccessivamente basso ma che sono arrivati ad essere sotto zero, come si nota in alcuni grafici, come avviene ad esempio in Svizzera, dove si sono vendute emissioni a dieci anni ad un tasso negativo.
I tassi di interesse possono essere interpretati come il prezzo del denaro e questo dipende, come tutti i beni, dal bilanciamento tra domanda ed offerta. Adesso ci troviamo in un periodo di molta offerta (a livello internazionale) visto che le banche e alcuni Stati hanno accumulato quantità eccessive di denaro e molta poca domanda sui mercati mondiali, dato il fatto che  che le principali economie (Europa, USA e Giappone) si trovano in fase di recessiva, inclusa la Cina. Vedi: 
Tassi negativi: quando la liquidità diventa un problema.

I governi come quello italiano che, al contrario del Giappone o del Regno Unito,  non dispongono di una propria moneta,  devono andare a battere cassa a Francoforte per farsela prestare dalle Banche private, dietro interessi, per sopperire alle proprie necessità di spesa pubblica.  Il governo deve farsi approvare il bilancio dalle autorità di Bruxelles e sono queste (Commissione Europea) che stabiliscono preventivamente i capitoli di spesa previsti.

Il governo italiano si sa che ha rinunciato alla sua sovranità monetaria, l’ha ceduta all’Europa e non può quindi stampare una propria moneta o emetterla liberamente sul mercato, come farebbe qualsiasi altro Stato dotato di sovranità monetaria, perchè  è vincolato (grazie ai trattati europei) da una moneta straniera, l’euro, che non gli appartiene. Neppure quando avrebbe un disperato bisogno di denaro per finanziare una ricostruzione ed un assestamento del territorio che frana da tutte le parti, con le autostrade che cadono a pezzi per assenza di manutenzione, con le scuole che subiscono crolli e gli scolari che vengono travolti da soffitti ed intonaci per errati lavori di ristrutturazione.

Ci sarebbe la necessità di un vasto piano di riassetto idrogeologico del territorio e di opere pubbliche su strade, ferrovie e scuole, come evidenziato dai tanti avvenimenti di cronaca, sopratutto al sud dove tutto cade a pezzi e le risorse pubbliche esistenti sono destinate soltanto a pagare lauti stipendi clientelari ai politici ed assessori regionali, alle migliaia di dipendenti di regioni ed enti pubblici ma non ai servizi di pubblica utilità.

Un piano di opere pubbliche sarebbe necessario anche per dare lavoro, con una disoccupazione che arriva oltre al 54% delle masse giovanili ma, in un momento di grande liquidità dei mercati, lo stato italiano non dispone di moneta, deve chiederla a prestito, attento a non sforare i parametri europei del 3% del bilancio, grazie alle norme fatte inserire in costituzione che, definire “folli”,  sarebbe poco.

Piuttosto lo Stato italiano cerca di drenare risorse mediante la leva fiscale, divenuta ormai una vera “mannaia” che si abbatte sul lavoro e su ogni sorta di bene, dalle accise sui carburanti alle imposte  sulle case,  ai capannoni (una volta industriali), alle stalle,  ai terreni agricoli, ai risparmi bancari e postali, ai negozi,  alle officine ed anche le piccole imprese divenute una greppia da mungere. Questo produce un grande  introito fiscale nel breve termine ma, nel lungo termine, la tendenza è quella della riduzione degli  introiti fiscali in base alla famosa teoria della “curva di Laffer”,  che si potrebbe spiegare anche più semplicemente con il vecchio detto della gallina che non da più uova quando gli si tira troppo il collo.

In sostanza, privato della possibilità di emettere moneta, lo Stato tende a tassare più di quanto spende e questo rende l’economia nazionale sempre più depauperata. Si salva soltanto il margine di economia in nero che sfugge al fisco.

Il piano di opere pubbliche, in questa situazione, non è possibile vararlo, produrrebbe un aumento del debito e, qualunque sia il governo in carica, la Commissione Europea non lo permetterebbe  e la Germania, che ha accumulato ogni anno surplus di centinaia di migliaia di milioni di euro, grazie a questa moneta di cui sembra la sola a beneficiarsi, vigila perchè non ci siano strappi alle regole imposte da Bruxelles e dettate da Berlino.

L’ordine del IV Reich  sull’Europa è assicurato e chi si ribella viene messo in condizione di non nuocere e ricattato con il debito  e la necessità di finanziarsi  in euro (vedi Grecia). Ecco che si chiarisce, per chi non lo avesse ancora compreso,  quale sia la vera funzione dell’indebitamento degli Stati  dell’eurozona, tutto ha una sua logica nel sistema economico anche se a volte non sembra.

Tratto da:http://www.ariannaeditrice.it

Il governo maschera i dati economici per occultare il disastro del sistema Italia
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Come viene stabilito il tasso di usura? Aspetti di legittimità Costituzionale

Pubblicato su 21 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Avv. Marco Mori

Che il nostro paese, come gran parte del globo, sia ormai soggiogato da un’imperante dittatura finanziaria è fatto oltremodo pacifico. Ciò che tuttavia continua a stupire è la disinvoltura con la quale organi legislativi palesemente conniventi con gli organismi bancari siano riusciti a violentare i principi fondamentali dell’ordinamento senza incontrare sostanziale resistenza da parte dei giuristi.

L’usura è certamente un crimine odioso. Dunque ci si aspetterebbe che il codice penale la punisca severamente. In realtà detta punizione è solo apparente: le nazioni si sono spogliate della sovranità monetaria e l’usura è addirittura diventata il cuore pulsante del sistema economico grazie a leggi inadeguate.

Ma veniamo all’esame delle norme di riferimento in materia.

L’art. 644 c.p., come modificato proprio dalla Legge n. 108/1996, sanziona il reato d’usura con una tassatività delegata ad un ulteriore intervento normativo, circostanza assai rara nell’ambito del diritto penale e di più che dubbia legittimità.

La fattispecie incriminatrice infatti prevede: “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”Dunque il codice penale non stabilisce a priori quale sia il tasso d’usura tuttavia dispone che è in ogni caso reato l’applicazione di interessi, anche più bassi del limite massimo di legge, che: “avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità”.

Dunque l’art. 644 c.p. prevede pacificamente due ipotesi di condotte delittuose:

-si punisce quando si supera il tasso massimo d’interesse fissato dalla legge;

-si punisce anche quando tale tasso non è superato ma si presta a condizioni sproporzionate rispetto a quelle comunemente praticate.

La norma è più che chiara.

Tuttavia il Legislatore con l’art. 2 comma 4 della legge n. 108/1996 ha contestualmente codificato una norma a dir poco demenziale che ha immediatamente svuotato di significato (e non può essere un caso) la riforma dell’art. 644 c.p. attuata proprio con l’art. 1 comma 1 della medesima legge.

Nel testo previgente dell’art. 644 c.p. il tasso d’usura non era prefissato neppure indirettamente e dunque la valutazione spettava alla discrezionalità del giudice caso per caso, ma ciò fermo il fatto che per commettere reato era necessario approfittarsi di uno stato di bisogno della vittima. Detto stato di bisogno spesso era implicito nel fatto stesso di chiedere un prestito ovviamente. Lo stato di bisogno poi è addirittura manifesto quando il prestito viene fatto per consentire il pagamento di un prestito precedente.

Tale norma evidentemente era poco gradita alla finanza speculativa che vedeva il suo potere notevolmente limitato.

Con l’art. 2 comma secondo Legge 108/1996 il Legislatore invece che fissare un tasso d’interesse massimo per l’usura come stabilito dall’art. 1 della medesima norma, magari rapportato ad un moltiplicatore da applicare al tasso ufficiale di sconto (dunque al costo effettivo del denaro deciso dalla Banca Centrale), ha così disposto: Il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali”.

Il Legislatore, nascondendosi dietro il condivisibile intento di rendere tassativa una norma importante come l’art. 644 c.p., ha finito, in realtà, per conferire alle banche l’assoluto controllo delle condizioni di credito lasciandole libere di determinare la legalità dei tassi d’interesse effettivamente applicati.

L’art. 47 Cost. molto chiaramente dispone qualcosa di ben diverso ovvero: “La Repubblica disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Non serve un fine giurista per affermare senza tema di smentita che se il tasso d’usura è calcolato sul tasso d’interesse medio applicato dagli istituti di credito la Repubblica certamente non disciplina, coordina ne controlla alcunché.

Siamo di fronte ad una certa incostituzionalità della norma. Senza un deciso intervento della magistratura l’Italia a breve non sarà più una Repubblica democratica fondata sul lavoro ma una dittatura bancaria fondata sull’usura. Sempre che questo non sia già avvenuto.

Il credito oggi coordina e controlla lo Stato! Questa è la prova evidente della radicale incostituzionalità della norma in esame.

L’art. 2 comma 4 legge n. 108/1996 non è compatibile neppure con l’art. 3 Cost.

La norma infatti è irragionevolmente lesiva del principio di uguaglianza posto che le banche sono divenute l’unico soggetto giuridico che ha il potere di determinare, in totale autonomia ed ab origine, la legittimità della propria condotta. Non è illecita una condotta che la legge definisce tale ma diviene illecita una condotta solo quando la medesima non è posta in essere dalle banche.

Il tasso d’interesse unilateralmente applicato, una condizione meramente potestativa, diventa il limite legale di un reato!

Davvero aberrante.

L’eccezione d’incostituzionalità della norma di cui si discute andrà sollevata in ogni giudizio in quanto palesemente rilevante.

In caso di accoglimento dell’eccezione infatti il tasso costituente usura tornerà ed essere una valutazione puramente discrezionale del giudicante con immediato beneficio per i consumatori visto che i tassi attualmente applicati dagli istituti di credito sono altissimi rispetto al costo reale del denaro.

Si deve infatti rammentare che attualmente, nonostante il costo del denaro sia fissato al tasso d’interesse dello 0,05% (da BCE), i prestiti ai cittadini avvengono anche moltiplicando per più di settanta, ottanta volte tale tasso. Tuttavia grazie alla Legge n. 108/1996 ciò non costituisce più usura.

Fortunatamente rimossa la norma incostituzionale non vi saranno più ostacoli a considerare affetti da usura la stragrande maggioranza, se non già la totalità, dei contratti di mutuo con conseguente applicazione dell’art. 1815 c.c. che prevede: “Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

Speriamo che questa eccezione diventi norma in tutte le cause aventi ad oggetto contratti bancari e che possa servire ad aprire gli occhi a molti.

FONTE

Tratto da:http://sovranidade.org

Come viene stabilito il tasso di usura? Aspetti di legittimità Costituzionale
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IL BUSINESS DEGLI EMIGRANTI

Pubblicato su 21 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

COME FUNZIONA L’AFFARE DELL’IMMIGRAZIONE DI EXTRACOMUNITARI?

Ce lo racconta un militare della marina in incognito.

IL BUSINESS DEGLI EMIGRANTI
IL BUSINESS DEGLI EMIGRANTI
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Il fallimento della finanza

Pubblicato su 20 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

di Andrea Baranes 
 

Lo scandalo SwissLeaks, in cui la HSBC è accusata di avere aiutato decine di migliaia di clienti a nascondere i propri soldi su conti cifrati, è tornato alla ribalta in queste settimane. L'ennesimo caso che mostra come troppo spesso i maggiori gruppi bancari giochino un ruolo di primo piano in operazioni di al limite, e spesso ben oltre il limite, della legalità.

Parliamo di una banca sola. E' quasi impossibile anche solo elencare gli scandali, gli abusi e i crimini recentemente emersi a carico del sistema finanziario: dalle manipolazioni del mercato delle valute a quello dei tassi di riferimento (Libor e Euribor), dagli episodi di corruzione all'evasione fiscale, a moltissimi altri ancora. La stessa HSBC nel 2012 ha ricevuto una multa di 1,9 miliardi di dollari dalle autorità statunitensi per una vicenda legata al riciclaggio del denaro di cartelli della droga messicani.

Se le conseguenze delle operazioni illecite o apertamente illegali sono devastanti, paradossalmente sono ancora peggiori, se possibile, gli impatti del "normale" funzionamento di questo sistema finanziario. Uno degli esempi più vergognosi, non certo l'unico, è l'utilizzo dei derivati per scommettere sul prezzo del cibo e delle materie prime.

derivati sono contratti finanziari il cui valore deriva appunto da quello di un bene (titoli, indici, materie prime o altro) chiamato sottostante. I derivati sono nati essenzialmente come strumenti di copertura dai rischi: permettono di comprare, vendere o scambiare qualcosa in una data futura, a un prezzo prestabilito. Ho un pastificio e voglio pianificare la produzione. Tramite un derivato posso comprare il grano tra alcuni mesi a un prezzo fissato già oggi. In cambio di una commissione, la banca che me lo vende si assume quindi i rischi delle oscillazioni dei prezzi.

E' la loro stessa natura a renderli strumenti particolarmente adatti alla speculazione. In pratica posso scommettere su un prezzo futuro. Oggi, per molte materie prime e altre tipologie di derivati, nel 99% dei casi non c'è la consegna del sottostante. Come dire che scommetto sul prezzo futuro del grano ma non ho nessun interesse nel grano. Non ho un pastificio né sono un produttore. Sto unicamente realizzando una scommessa speculativa sul prezzo futuro di qualcosa. Per chiarire, è come se su 100 assicurazioni automobilistiche, una servisse a tutelare i proprietari di automobili, le altre 99 a scommettere che il mio vicino di casa avrà un incidente. Scommesse che esasperano l'andamento dei prezzi, creano volatilità e instabilità. Gli impatti e i danni maggiori ricadono tanto sui piccoli produttori di grano quanto sui consumatori, che si ritrovano in balia della montagna russa dei prezzi generata dalla speculazione.

Non solo. Con una "normale" speculazione posso comprare una certa quantità di grano per 5.000 euro, sperare che il prezzo salga e rivenderlo. Al di là dei problemi di stoccaggio, devo materialmente avere i 5.000 euro. Posso invece acquistare per 100 euro un derivato che mi consente di comprare tra un mese lo stesso grano a 5.000 euro. Uso una leva finanziaria di 50 a 1, controllo 5.000 euro con 100 di investimento. Se tra un mese quel grano vale 5.100, realizzo 100 euro con 100, non con 5.000, il 100% di profitto invece del 2%. Se le cose vanno male, le perdite possono essere altrettanto ingenti.

Quando esplode la crisi finanziaria a cavallo del 2008, giganteschi capitali fuggono dai mercati finanziari "tradizionali" e tramite i derivati si riversano sulle materie prime, alimentari e non. Il prezzo dovrebbe essere determinato dall'incontro tra domanda e offerta. Investimenti puramente finanziari creano però un'ulteriore domanda "artificiale", il che spinge al rialzo il prezzo, richiamando altri investitori, ovvero un ulteriore aumento della domanda. Il fenomeno si autoalimenta, si crea una bolla finanziaria. Quando qualcuno inizia a vendere parte il percorso inverso: scoppia la bolla, panico sui mercati e prezzi che crollano.

Sia i produttori sia i consumatori si trovano in balia dell'instabilità. Nel 2008 aumenta il prezzo di tutte e 25 le principali materie prime. Un aumento all'unisono più unico che raro e a maggior ragione ingiustificabile in un periodo di crisi. Il prezzo del grano e del mais raddoppia in pochi mesi senza che si verifichi una siccità o un altro evento naturale. Un aumento così repentino non può nemmeno essere spiegato con il cambiamento di dieta dei Paesi emergenti, la crescita dei bio-combustibili o i cambiamenti climatici, tutti fenomeni di lungo periodo. E' l'ondata speculativa che determina se milioni di esseri umani saranno in grado di sfamarsi o meno.

Se possibile, c'è anche di peggio: l'instabilità e la volatilità non sono "fastidiosi" effetti collaterali, ma la base stessa del gioco. Compro un titolo per 100 euro. Se dopo un anno vale 101 euro ho realizzato una speculazione, ma il margine di profitto è bassissimo, l'1%. Se invece il titolo è in preda a fortissime oscillazioni e i prezzi sono instabili, si possono realizzare maggiori profitti. In una spirale perversa la stessa speculazione è oggi in grado di generare le oscillazioni su cui poi andrà a guadagnare: più scommesse girano su un dato titolo, più i prezzi rischiano di impazzire e più crescono le possibilità di profitti a breve, attirando nuovi squali. Le materie prime, naturalmente soggette a variabilità dei prezzi, diventano con i derivati il terreno di caccia ideale degli speculatori.

La dimensione di questi fenomeni è tale che spesso i prezzi vengono determinati da manovre speculative, non da produzione e commercio. Un ribaltamento delle funzioni paradossale per una finanza che dovrebbe essere uno strumento al servizio dell'economia. I derivati sono diventati the tail that wags the dog: la coda che scodinzola il cane.

Non solo. Acquistando un derivato sul grano non finanzio i contadini o le produzioni. Mentre centinaia di milioni di persone, in particolare nelle aree rural,i sono escluse dall'accesso al credito, somme stratosferiche inseguono profitti a breve da scommesse sul cibo, causando impatti devastanti per le fasce più deboli della popolazione. L'aspetto più incredibile è quindi che la finanza non provoca "unicamente" instabilità, crisi e squilibri, ma non riesce nemmeno a fare ciò che dovrebbe fare. Da un lato sterminati capitali sono alla continua ed esasperata ricerca di qualche sbocco di investimento. Dall'altro enormi necessità non vengono finanziate e fasce sempre più ampie della popolazione, anche da noi, si trovano escluse dai servizi finanziari. Semplificando, domanda e offerta di denaro non si incontrano. Con buona pace dell'idea dei "mercati efficienti" alla base della dottrina neoliberista che si è imposta nell'ultimo trentennio, l'attuale sistema finanziario rappresenta il più macroscopico fallimento del mercato.

Una finanza che, sia direttamente tramite speculazioni o operazioni illecite, sia indirettamente tramite il drenaggio di capitali e la crescita delle disuguaglianze, è alla base dell'instabilità e delle crisi attuali. Di fronte a un sistema politico e mediatico che continua a imporre una visione secondo la quale la finanza pubblica è il problema e quella privata la soluzione, occorre ripartire per un radicale cambiamento di rotta sia riguardo alle politiche economiche sia, più in generale, per un ribaltamento dell'immaginario della crisi che ci è viene quotidianamente raccontato.

 

(15 aprile 2015)

Articolo tratto dal Granello di Sabbia "Fermate il mondo: voglio scendere!" di marzo/aprile 2015, scaricabile qui.

Link articolo

Tratto da: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=118469&typeb=0

Il fallimento della finanza
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Superlavoro e licenziamenti, la Cgil vi condanna al peggio

Pubblicato su 20 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Con la firma dei contratti del commercio e dei bancari la Cgil, fieramente schierata contro il Jobs Act, lo ha nei fatti sottoscritto, applicato e persino interpretato creativamente. Il contratto del terziario peggiora i due contratti precedenti che la Cgil aveva avuto il coraggio di non sottoscrivere. Si potrebbe fare un elenco di tante piccole e grandi angherie verso i lavoratori che vengono confermate, ma credo basti sottolineare che il lavoro domenicale diventa regola e obbligo. Particolare attenzione è stata poi rivolta alla clausola di flessibilità, che consente all’impresa di obbligare il lavoratore a lavorare 44 ore settimanali per 16 settimane senza neanche pagargli lo straordinario. Con 5 milioni di disoccupati, aumentare l’orario di lavoro è proprio una bella sensibilità sociale, ma c’è di peggio. A livello aziendale o territoriale sarà possibile concordare orari di 48 ore per 24 settimane in un anno. Metà dell’anno si lavorerà con gli orari previsti dalla legge del 1923, senza neppure che sia riconosciuto lo straordinario.

La Cgil nel passato si arrabbiò molto con il ministro berlusconiano Sacconi che aveva promosso il regime delle deroghe aziendali ai contratti nazionali. Ora sottoscrive una doppia deroga sugli orari di lavoro, realizzando un altro punto della Camusso e Polettifamosa lettera di Draghi e Trichet, che nel 2011 dettarono ciò che si doveva fare in Italia per obbedire alla Troika. Il Jobs Act prevede il demansionamento, cioè la possibilità per la aziende di degradare i lavoratori. Il contratto del commercio lo permette in via anticipata, cioè si potranno assumere a termine disoccupati con due qualifiche al di sotto della mansione effettivamente svolta. Cosa non si fa pur di dare lavoro, Poletti e i supermercati sono commossi. Naturalmente gli enti bilaterali, cioè gli strumenti del peggiore consociativismo sindacale, e mi fermo qui, vengono rafforzati. Quello di fare enti è l’unico diritto che resta, perché è dei sindacati e non dei lavoratori. Se il contratto del commercio è soprattutto il veicolo di ogni flessibilità a carico di chi lavora, quello dei bancari corre in soccorso di una esigenza di fondo delle imprese, quella di tagliare il personale e ristrutturarsi con meno costi possibili. Uno privilegia la flessibilità in entrata, l’altro quella in uscita, ma la logica è sempre la stessa.

Tutti sappiamo che la politica economica dei governi italiani ed europei ha un occhio di particolare riguardo per il sistema bancario, che viene sostenuto in tutti i modi con i nostri soldi. Lo stesso sostegno ai poveri banchieri lo fornisce per la sua parte l’accordo appena sottoscritto. Le banche potranno più serenamente licenziare, perché assumono l’impegno di prendere in considerazione i licenziati per eventuali nuove assunzioni. Hanno il via libera per le terziarizzazioni in tante belle newco, realizzate magari con la fusione di quelle banche popolari scalabili grazie alla riforma di Renzi. Si riducono i costi e il valore delle liquidazioni dei dipendenti così le banche risparmiano, ma per dare un contentino si afferma che i lavoratori dismessi in nuove società continueranno ad avere l’articolo 18. E qui c’è una mela avvelenata, perché con questa clausola il contratto dei bancari riconosce di fatto il rapporto di lavoro a tutele crescenti. Se infatti si esclude di applicarlo ai terziarizzati e solo a quelli, Cremaschisi accetta che sia pienamente applicabile a tutti gli altri che verranno assunti. Come sempre le eccezioni confermano la regola.

È questa la realizzazione di quanto il gruppo dirigente della Cgil aveva promesso nelle piazze del 12 dicembre scorso? La lotta al Jobs Act si riduce a individuare le persone esentate dai suoi danni? Questi contratti distruggono bel po’ di diritti in cambio di un aumento di 85 euro lordi distribuiti su diversi anni. Un aumento mensile di 13 euro netti nella busta paga ogni anno non mi pare uno scambio equo rispetto a ciò che i lavoratori restituiscono. In effetti per un dipendente di un grande magazzino e di una banca sarebbe molto più conveniente vedersi prolungare il contratto precedente con zero aumenti, piuttosto che un rinnovo come questo. E infatti sono le aziende che festeggiano gli accordi. Perché allora i grandi sindacati firmano queste porcherie? Semplice, lo fanno per sopravvivere come grandi organizzazioni burocratiche, ma questo loro modo d’agire finisce proprio per rafforzare Renzi e le sue politiche.

Non so se Landini si riferisse ad accordi come questi quando ha parlato di crisi sindacale, però non l’ho sentito contestare una frottola che oggi va per la maggiore e che serve a giustificare le politiche di flessibilità e precarietà. In ogni talkshow ad un certo punto c’è chi afferma che la colpa principale delle grandi confederazioni sia quella di difendere i sindacalizzati e non i precari. È falso. Cgil, Cisl e Uil in questi anni hanno firmato accordi che progressivamente hanno ridotto i diritti dei propri rappresentati, e per questo non hanno difeso neanche i precari. Come facevano ad estendere ciò a cui un po’ alla volta rinunciavano? Oggi più che mai il lavoro in tutte le sue forme ha bisogno di organizzarsi in sindacato per difendersi. Ma il sindacato che serve non è certo quello che firma contratti come quelli del commercio e dei bancari. No, quei sindacati che senza un minuto di sciopero firmano la resa e poi affermano di avere vinto fanno solo danno. Per ricostruire i diritti del lavoro ci vogliono organizzazioni e strategie diverse da quelle che ci hanno portato sino al disastro attuale.

(Giorgio Cremaschi, “La finta opposizione della Cgil che firma il Jobs Act”, da “Micromega” del 2 aprile 2015).

Tratto da:http://www.libreidee.org

Superlavoro e licenziamenti, la Cgil vi condanna al peggio
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CENTINAIA DI STABILIMENTI BALNEARI DELLA TOSCANA FANNO CAUSA AL GOVERNO CHE LI VUOLE RAPINARE DEI LORO INVESTIMENTI

Pubblicato su 20 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

E' sempre positivo quando la gente si ribella ai governi che eseguono le direttive dei parassiti di Bruxelles e per questo molti saranno felici di sapere che Matteo Renzi sta per essere portato alla sbarra da molti imprenditori della "sua" Toscana.

Infatti proprio in questi giorni sta per iniziare una delle cause legali più kolossal della storia italiana e in dettaglio, dell’economia balneare, visto che i gestori di bagni di tutte le associazioni della Toscana, da Grosseto a Massa e Carrara, con in prima fila ovviamente la Versilia, chiederanno la dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 49 del Codice della navigazione: quello che stabilisce, in caso di perdita della concessione, l’inesistenza del diritto a un congruo risarcimento per le opere non facilmente rimovibili realizzate dal concessionario.

E per far questo tutti i proprietari di stabilimenti balneari si stanno tassando, per pagare la principesca notula di questa mega causa collettiva allo studio Morbidelli-Righi, uno dei più famosi d’Italia, essendo oggi il professor Giuseppe Morbidelli considerato in assoluto, e giustamente, il numero uno del diritto amministrativo del Belpaese.

La clamorosa iniziativa nasce ovviamente dall’annosa e irrisolta vicenda della direttiva Bolkestein. «E’ un’azione collettiva senza alcun colore politico, a cui aderiscono tutte le associazioni dei balneari spiega Roberto Bertolucci della Fiba-Confesercenti.

"Noi ovviamente continuiamo a opporci alle aste delle concessioni come vorrebbe la direttiva Bolkestein ma se le aste ci saranno, lo Stato e l’Unione europea non possono pensare di prendersi gratis gli investimenti fatti dai balneari, e passarli al nuovo concessionario. La mancata previsione del diritto all’indennizzo è incostituzionale e la causa servirà a dimostrarlo".

Per ottenere questo risultato i singoli balneari stanno pagando un anticipo di circa 300 euro a testa allo studio legale, che raddoppieranno in caso di vittoria. La materia giuridica in discussione è complessa, e verte su due articoli del Codice della navigazione.

Il primo è il n.37, dal quale il decreto legge 194/09 ha cancellato il comma che prevedeva il diritto di insistenza, cioè il mantenimento della concessione, in ossequio alle normative comunitarie sulla concorrenza. Il secondo, l’articolo chiave della dichiarazione di incostituzionalità, è il n.49: «Salvo che sia diversamente stabilito nell’ atto di concessione, quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso, salva la facoltà dell’autorità concedente di ordinarne la demolizione con la restituzione del bene demaniale nel pristino stato. In quest’ ultimo caso, l’ amministrazione, ove il concessionario non esegua l’ordine di demolizione, può provvedervi a termini dell’ articolo 54». L’articolo 54 dà facoltà all’autorità di provvedere al ripristino a spese dell’ex concessionario se questo non si adegua all’ordinanza. Ma la parte in discussione è la negazione di «alcun compenso o rimborso», considerato nel caso incostituzionale dai balneari, che puntano sul parere favorevole dello studio Morbidelli-Righi.

Si capirà agevolmente che i valori in ballo sono enormi, moltiplicabili per i quasi mille stabilimenti balneari della toscana: e, se dovessero vincere, l’effetto su tutte le concessioni turistiche nazionali sarà inimmaginabile. Per questo vengono selezionati 7-8 bagni per ciascun comune, per presentare ai giudici la variegata tipologia dell’azienda balneare con o senza piscine, ristoranti, impianti sportivi e tutto ciò che distingue il settore da quello, generalmente «poverello», del resto d’Europa: nulla a che vedere con le desertiche spiagge del Baltico frequentate forse dagli euroburocrati pieni di alcol con la scusa di scaldarsi le budella.

Purtroppo visto la lentezza della giusitzia italiana ci vorranno anni prima di avere dei risultati ma se tali operatori avranno successo le conseguenze si faranno sentire anche nei corridoi di Bruxelles, sempre che per allora esista ancora la Ue.

GIUSEPPE DE SANTIS

Tratto da: http://www.ilnord.it/

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Cgia, concreto il rischio stangata: “Nel 2015 aumenteranno Tasi, Imu e Tari”

Pubblicato su 20 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

A causa della spending review, i sindaci subiranno quest’anno una riduzione delle risorse a disposizione pari a circa 1,5 miliardi di euro. Tra i 108 Comuni capoluogo di provincia presi in esame, i sindaci più penalizzati da questa operazione saranno quelli di Cosenza, di Napoli, di Siena e di Firenze. Se la municipalità cosentina si troverà con 54 euro pro capite in meno, a Napoli e a Siena i tagli ammonteranno a 51 euro per ciascun residente, mentre a Firenze le minori risorse a disposizione del primo cittadino toccheranno i 50 euro pro capite. A denunciarlo è l’Ufficio studi della Cgia che ha elaborato i dati presentati nei giorni scorsi dal ministero degli Interni sul proprio sito internet.

In termini assoluti, invece, la “rasoiata” più pesante la subirà il Comune di Napoli. Il sindaco De Magistris – spiega la Cgia – si troverà con 50,8 milioni di euro in meno a diposizione rispetto allo scorso anno. Altrettanto pesante il taglio che interesserà il Comune di Roma: 46,7 milioni di euro (16 euro pro capite). A Milano, invece, le mancate risorse sfioreranno i 36 milioni di euro (27 euro per ciascun residente).

“Con meno soldi a disposizione – spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è quasi certo che i Sindaci saranno costretti ad aumentare i tributi locali. Cosicché, Tasi, Imu e Tari rischiano anche quest’anno di subire l’ennesimo aumento, penalizzando le famiglie e soprattutto gli artigiani, i commercianti e i piccoli imprenditori. Infatti, quando questi ultimi sono proprietari dell’abitazione principale e del negozio o del capannone dove lavorano, versano queste tasse locali due volte: sia come cittadini sia come operatori economici”.

Con la riforma del federalismo municipale del 2011 sono stati quasi del tutto aboliti i trasferimenti ai Comuni, sostituti da un apposito Fondo perequativo. Tale fondo, denominato “Fondo di solidarietà comunale”, si aggiunge alle entrate proprie dei Comuni (che comprendono l’Imu, la Tasi, la Tari e l’addizionale Irpef).

Il Fondo di solidarietà comunale, istituito per assicurare a tutti i cittadini l’erogazione delle funzioni fondamentali e superare gradualmente le differenze di capacità contributiva dei singoli Comuni, è alimentato – osserva la Cgia – in gran parte con risorse degli stessi enti locali (ovvero con il 38,22% del gettito Imu ad aliquota base). Le risorse vengono distribuite tra i Comuni sulla base della loro spesa storica e dei fabbisogni standard.

La Legge di Stabilità del 2013 aveva fissato l’ammontare complessivo del fondo pari a 6,5 miliardi di euro: 4,7 assicurati dagli stessi Comuni e gli altri 1,8 miliardi dallo Stato centrale. Con la legge di stabilità 2015 c’è stata una riduzione del fondo di 1,2 miliardi di euro, ai quali si aggiungono altri 288 milioni di euro di tagli previsti da altre disposizioni di legge (dl 95/2012 e dl 66/2014).

“Alla luce di tutto ciò – conclude Bortolussi – nel 2015 i Comuni delle regioni a statuto ordinario e quelli ubicati in Sicilia e in Sardegna si troveranno con circa 1,5 miliardi di euro in meno rispetto all’anno precedente. Pertanto, per l’anno in corso dovranno farsi carico dello stesso sforzo economico sostenuto nel 2014 per alimentare il Fondo di solidarietà comunale, con il 38,22% del gettito Imu ad aliquota base, ma da quest’ultimo riceveranno complessivamente minori risorse”.
fisco

.today.it

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Cgia, concreto il rischio stangata: “Nel 2015 aumenteranno Tasi, Imu e Tari”
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