Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CASALEGGIO MALATO E LA CRISI DEL MOVIMENTO DI GRILLO

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

DI URIEL FANELLI
 
 

(Il geniale) Uriel non gradisce che i suoi post vengano ripresi, comunque ci sembra interessante questo suo articolo.

CdC

 
Sto seguendo una cara amica (lei e' impegnata politicamente, io no), su Twitter, mentre cerca di lottare contro la stupidita' del "nuovo corso grillino", e devo dire che la psichedelia continua a divertirmi, anche se ormai lo schema di quanto stia succedendo su M5S e' abbastanza chiaro.

Essenzialmente, il problema e' questo: purtroppo (1) Roberto Casaleggio e' malato. Tutti ci auguriamo che si riprenda, ma per ora non ha , presumibilmente, le forze di un tempo. Non e' una cosa difficile da capire: tempo fa, durante la sua apparizione sul palco di Grillo, ringrazio' quel dottore che gli diceva "ci sono tante ragioni per vivere". Verissimo, ma bisogna chiedersi in quali condizioni del paziente il medico dice una cosa del genere, purtroppo.


 

Ora, nel momento in cui Roberto Casaleggio e' momentaneamente impossibilitato a svolgere il suo ruolo nel M5S, occorre chiedersi quale fosse il suo ruolo, o meglio: possiamo vedere cosa sia M5S quando lui manca.
 
La prima carenza e' di Beppe Grillo. Sebbene sappia ancora trasformare un evento in una battuta, non ha chiaramente un personaggio da recitare. Grillo e' un ottimo comico, ma ha un piccolo limite: non si scrive i testi. 
 
Sono stati diversi gli autori che lo hanno spalleggiato: per esempio, quando sfasciava i monitor sul palco il suo autore era uno che - per chi non lo sapesse - non ha un account su Facebook. Cosi' , siccome a quei tempi il suo autore voleva un personaggio naif , troppo naif per capire il computer, questo avevate.
 
Grillo, cioe', diventa qualsiasi cosa voglia l'autore, che nei suoi confronti si comporta da Pigmalione.
 
Poi e' arrivato Casaleggio e ha scritto un copione diverso, ovvero un personaggio diverso, ed e' nato il Grillo di oggi, ovvero il volto di un movimento politico. Grillo, sia chiaro , aveva gia' molte delle sue idee ecolo-complottiste , e quindi in un certo senso Casaleggio ha solo "limato gli angoli" , oltre a dare una direzione coerente al complesso "ideologico" che Grillo esprimeva.
 
Insomma, Grillo era un "attore" gia' formato, con le sue idee, che recitava sul palco un copione scritto da Casaleggio, probabilmente concordandolo con Grillo stesso, che aveva gia' molte delle sue idee.
 
Inoltre, Casaleggio aveva ideato la linea iniziale del movimento, ovvero quella di parlare di problemi concreti della persona comune, quella di NON parlare di geopolitica e NON parlare di macroeconomia, cosa che nella visione di Casaleggio dovevano fare i "grandi esperti" (tipo Stiglitz) mediante interviste.
 
Dopo la vittoria alle elezioni, Casaleggio si era anche occupato di organizzare la comunicazione dei parlamentari grillini, in modo da impedire che venissero singolarmente a contatto con la stampa. La sua strategia era di presentarli come gruppo, e non come persone.
 
C'erano due ragioni in questa strategia: la prima e' che la persona singola e' facilissima da massacrare, essendo un personaggio  per definizione, e la seconda e' che un collettivo di cento e rotte persone e' praticamente impossibile da giudicare per l'opinione pubblica.
 
Cosi' c'erano nella mente di Casaleggio tre enti: una era Grillo, ed era l'unica persona in carne ed ossa del movimento. Era un professionista dell'informazione , sapeva tenere il palco e le telecamere, ed era un avversario pericolosossimo perche' poteva prendere per i fondelli l'interlocutore.
 
La rappresentanza politica doveva essere come un collettivo compatto, una falange, che (defezioni a parte, ma i due minuti di odio fanno sempre comodo) doveva rimanere un gruppo di facce anonime, tutte con i loro cinque minuti di discorso a disposizione, troppo breve per poterli giudicare, e troppo collettivo per apprezzarne le qualita' umane.
 
La strategia era di farli apparire sul blog quella -rara - volta in cui , a turno, parlavano, scriverci sotto tipo "La Bianchi distrugge Saddam Hussein", e via. 
 
Poi c'era "la gente", che indicava sia una massa indistinta di persone "coi problemi", gli unici problemi degni di nota , e qualche personaggio di alto lignaggio, che dalla folla saliva sul palco e prtava la sua preziosa testimonianza, tipo Dario Fo.
 
Come ogni partito, aveva chiaramente quelli che "spingono" , sia sul piano politico (diversi parlamentari "notevoli") sia sul piano della comunicazione alcune entita' (commerciali o meno) che costituivano una serie di "colonnelli", che Casaleggio teneva inquadrati e ai quali aveva dato un preciso ruolo, da Messora alla Cosa.
 
Che cosa succede oggi che Casaleggio non c'e'?
 
Innanzitutto e' caduto il divieto di parlare di geopolitica e macroeconomia sul blog. Non appena questo divieto e' caduto, e i grandi Premi Nobel hanno perso il monopolio del blog su macroeconomia e geopolitica, si e' fatto avanti Grillo e ci ha messo le sue personali idee.
 
Il guaio delle idee di Grillo e' che stiamo parlando di una persona che ha il pensiero tipico della camicia rossobruna, ovvero di quei personaggi che risultano da una progressiva fusione tra opposti estremismi, l'estrema desta e l'estrema sinistra. A questo Grillo aggiunge un ecologismo pauperista (che era gia' suo), un certo catastrofismo (che era gia' suo)  ed alcune idiosincrasie, verso chiunque tocchi per sbaglio il business della pubblicita' e il business dell'edilizia turistica.
 
Ma il fatto che Casaleggio sia uscito momentaneamente di scena ha causato anche altre problematiche, ed in particolar modo coi suoi colonnelli.
 
La comunicazione del blog e' finita sotto il chiaro imprinting di TzeTze, perdendo qualsiasi lato utopista , perdendo il sole dell'avvenire, che ormai e' stato sostituito da una buia notte apocalittica in arrivo. Se Grillo ha rappresentato, per 9 milioni di elettori,  una speranza , oggi rappresenta l'angoscia per la fine imminente.
 
Il blog di Grillo, oggi e' il peggiore mix tra la versione italiana della Pravda , Cronaca Vera e Dagospia. Da un lato perche' pullula delle idee personali di Grillo, e dall'altro perche' i suoi colonnelli hanno usato la loro forza (sul piano della mera composizione economica delle entrate del sito).
 
Ma il disastro vero sta arrivando dai parlamentari. Privo di Casaleggio a produrre contenuti o a selezionarli, la scelta (di Grillo?) e' stata quella di "mandare avanti i piu' bravi". Il guaio e' che era invece corretta l'intuizione di Casaleggio. La natura del Blog di grillo ha attirato nel parlamento italiano tutta una serie di bimbiminkia cresciuti, spinti alle stelle senza meriti particolari (se ricordate, nei comizi di grillo se ne stavano dietro di lui in fila, parlavano alla fine, e quando parlavano rimpiangevate che lo avessero fatto) , e specialmente avevano fatto "politica sul territorio" in un modo che i piu' definirebbero "volantinaggio e vendita di gadget". In pratica, e' come se il successore di Berlinguer lo si fosse scelto nelle file dell' FGCI del liceo classico di Pordenone.
 
Il risultato di tutto questo e' che sia M5S che il blog di grillo si sono trasformati in qualcosa che, volendo essere precisi, definirei "Samovar di cazzate".
 
Non so se tutti sappiano cosa sia un Samovar. Si tratta del modo asiatico di consumare il the, credo abbia qualche origine mongola (ma non ne sono certo) e di fatto si tratta di un grosso contenitore ad anfora , che dispone di una sorgente termica (carbone, legna per i piu' grossi, oggi come oggi sono quasi tutti elettrici) e ha uno scopo preciso: tenere in caldo una riserva di the sufficiente ad accontantare un cospicuo numero di ospiti, anche senza dover pianificare prima.
 
E' come quando, uscendo con gli amici, prenotate una botticella di birra, in modo da non dover prendere le ordinazioni uno ad uno.
 
Ecco, oggi come oggi questo e' il blog di Grillo: un Samovar di cazzate.  Quando il giornalista vuole sparare su M5S, non deve chiedere un'intervista, come accade quando vi annunciate per sedere a tavola durante il the delle cinque. Trattandosi di un Samovar, non dovete annunciarvi perche', se anche arriva una persona in piu', si apre il rubinetto e c'e' tutto il the che si vuole.
 
Un piccolo samovar di forma tradizionale.
 
Un samovar moderno, "di design".
 
 
Un altro scopo del Samovar, quando non e' grandissimo, e' di tenere al caldo il the per molto tempo. Questo perche' un tempo arrivare puntuali non era cosi' semplice, e l'ospite che arrivava , diciamo, mezz'ora dopo avrebbe trovato ugualmente un buon the ad aspettarlo.
 
Analogamente, il giornalista che voglia linciare M5S non deve farsi annunciare. Non ne ha bisogno, dal momento che tutti i parlamentari, con Casaleggio fuori uso, hanno iniziato a dire le cose che pensano, e non sempre le cose che pensano hanno molto in comune con la realta' di questo pianeta.
 
In questo modo, M5S ha cambiato radicalmente la sua sostanza: da partito dell' Uomo Comune e' diventato il partito dei Bimbiminkia, e lo ha fatto esplicitamente, senza filtri e senza una strategia che si proponesse di tenere le cazzate peggiori sotto una coperta di silenzio.
 
Quello che state vedendo oggi e' l' M5S senza il simulacro fornito da Casaleggio. 
 
Privo di un autore, Grillo sta cercando di fare del suo meglio, ma il figlio di Casaleggio e' , appunto, "il figlio di", e il comico non riesce piu' a trovare un autore che ne sfrutti sia il lato comico che il lato politico.
 
Grillo ha bisogno di un autore, ma purtroppo i requisiti sono enormi:
 
  • Deve aver fatto il manager e aver gestito gruppi, in modo da saper tenere a bada i colonnelli ed inquadrare i parlamentari.
  • Deve aver fatto l'autore, cioe' avere esperienza con il content management e con le strategie di web reputation. 
  • Deve avere una visione politica, cioe' deve avere dei contenuti diversi dal catastrofismo ecologista di grillo e dalla ricerca del bullismo liceale di Messora.
 
la sfiga e' che di autori con queste qualita' non ce ne sono. A questo punto, o sperate che Casaleggio torni in forma, e che abbia voglia di riprendere in mano tutto il caos che oggi e' M5S, oppure presto qualcuno dei colonnelli decidera' di camminare con le sue gambe, e si fara' il suo partito.
 
Che sia in corso uno scontro tra colonnelli e' abbastanza evidente. E' assolutamente chiaro che la macchina da soldi del blog e' una preda ambita da chi se ne occupa, ed e' altrettanto chiaro che alcune personalita' nel partito hanno deciso di oscurarne altre, tipo la Taverna - che appare sempre meno - a favore di alcune, come Di Battista - che appare sempre di piu'.
 
Insomma: manca l'autore, ed il comico non sa piu' che cosa dire. Siccome manca il manager non c'e' organizzazione, e siccome manca il politico il partito e' diventato una testata scandalistica. 
 
La sfiga e' che queste tre persone erano una persona sola.

Oggi quel partito sta procedendo col pilota automatico. Sui temi odierni prende posizioni che sembrano prese dal leghismo dei primi tempi, dal fascismo di Terza Posizione (molte idee di Di Battista sono di Freda) e dal pensiero anticontroboicottaro dei vecchi rifondaroli.

Oltre a questo, rimane a Grillo soltanto di ripetere parole gia' dette in passato, perche' non sa produrre alcuna novita'. Non ha visione. 

In questo modo, bisogna solo aspettare lo schianto: il pilota automatico puo' bastare per qualche tempo, ma ad un certo punto occorre proprio un pilota.

E se pensate che qualcuno degli "eletti" di M5S sia in grado di prendere il comando, evidentemente vi sfugge il problema, ovvero che state assistendo proprio al maldestro tentativo, da parte di alcuni di loro, di occupare il posto vuoto.

Con gli esiti che vedete.
 
 
Uriel Fanelli
 
 
 
22.08.2014
 
 
Titolo originale: Da Movimento a "Samovar di calzate".
 
Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org
CASALEGGIO MALATO E LA CRISI DEL MOVIMENTO DI GRILLO
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ERF (European Redemption Fund) e MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Questo articolo è a cura dell’Avvocato Giuseppe Palma del Foro  di Brindisi. Appassionato di storia e di diritto, ha sinora  pubblicato  numerose  opere di saggistica a carattere storico – giuridico. 

 

ERF (European Redemption Fund) e MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)

Nell’aprile di quest’anno ho scritto e pubblicato un breve articolo [1] attraverso il quale ho svolto alcune argomentazioni in merito alle principali conseguenze economico-sociali cui conduce (o, meglio, condurrà) il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria).

Ciò detto, se si considera che l’apparato eurocratico vuole introdurre un ulteriore meccanismo denominato ERF (European Redemption Fund, ossia Fondo Europeo di Redenzione), la situazione dell’Eurozona si fa ancora più preoccupante. Tale nuovo meccanismo, ben peggiore sia del Fiscal Compact che del MES (quest’ultimo lo vedremo più avanti), prevede che ciascuno Stato dell’Eurozona faccia confluire la parte eccedente il 60% del proprio rapporto debito pubblico/PIL in un apposito fondo, l’ERF.

In pratica, leggendola così, sembrerebbe una mano dal cielo (infatti l’Italia si vedrebbe liberata del 73% del proprio rapporto debito pubblico/PIL), ma l’inganno è dietro l’angolo.

Per quali motivi filantropici qualcuno dovrebbe garantire debiti pubblici altrui?

E soprattutto, come farebbe l’ERF a garantire cifre così alte?

Attraverso un intervento della BCE? Macché! Sarà sempre il popolo a pagare, e cerco di spiegare in che modo: ciascuno Stato dovrebbe garantire la propria parte di debito versata nel Fondo sia attraverso i propri asset pubblici sia tramite una percentuale di tasse riscosse a livello nazionale.

Tale Fondo, successivamente, emetterebbe bonds europei a scadenza ventennale, massimo 25 anni. In questo lasso di tempo tutti gli Stati aderenti avrebbero comunque l’obbligo di ridurre il proprio rapporto debito pubblico/PIL al 60%, quindi – usando una terminologia più semplice – ciascuno Stato, nell’arco di 20-25 anni, dovrebbe restituire al Fondo quanto in precedenza dal Fondo stesso garantito (si fa per dire, visto che le garanzie sarebbero comunque fornite dagli Stati stessi sia attraverso i propri “gioielli di famiglia” che tramite una parte delle tasse prelevate ai cittadini).

Quindi, qualora non fosse ancora chiaro il meccanismo dell’ERF, cercherò di essere più esplicito: l’Italia (ma anche altri Paesi soprattutto del sud Europa) si troverebbe costretta non solo a dare in pegno il proprio tesoro pubblico, ma addirittura a far confluire in questo Fondo comune una parte degli introiti derivanti dalla tassazione, con la conseguenza che – nell’ipotesi in cui non riuscissimo a ridurre il nostro rapporto debito pubblico/PIL in 20-25 anni dall’attuale 133% al 60%, ecco che l’ERF (ma in realtà chi ha deciso di acquistarci a prezzi stracciati) potrà prendersi gratuitamente i nostri pezzi migliori, dopo che magari si è già preso anche una parte consistente delle tasse che i cittadini hanno faticosamente pagato non per ricevere in cambio un servizio ma per compiacere, e garantire, gli interessi della nuova dittatura europea.

Per quanto riguarda il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità o altrimenti detto Fondo salva-Stati), esso nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro e fu istituito nel marzo 2011 dalle modifiche al Trattato di Lisbona. La sua entrata in vigore, prevista inizialmente per la metà del 2013, fu anticipata dal Consiglio Europeo del 9 dicembre 2011 al luglio 2012.

Il fondo è stato creato sia per emettere prestiti sia per acquistare titoli sul mercato primario (tuttavia è prevista la possibilità di acquistare titoli anche sul mercato secondario) in favore dei Paesi che si trovino in maggiori difficoltà, con il fine di assicurare loro assistenza finanziaria. Il tutto a condizioni severissime tali da esautorare quasi del tutto la sovranità degli Stati che ne facessero richiesta. In pratica un pesantissimo strumento di “strozzinaggio” legalizzato.

Tale meccanismo chiede agli Stati membri di versare un anticipo complessivo di 80 miliardi di euro, partecipandovi ciascuno in base alla propria quota parte. La nostra è del 17,91% e quindi l’anticipo richiesto, da saldare in cinque tranche, è di ben 14,32 miliardi. Tuttavia, con grande velocità (che non viene altrimenti utilizzata per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione) l’Italia ne ha già pagati 10.

Il MES ha un capitale autorizzato di 700 miliardi di euro di cui solo 80 sono versati – a titolo di anticipo – dagli Stati membri: i rimanenti 620 miliardi saranno raccolti (se necessario) attraverso apposite emissioni di obbligazioni sul mercato. A tal proposito, ed è bene ricordarlo, l’Italia partecipa al MES con una sottoscrizione di capitale pari ad euro 125.395.900.000,00. Il Trattato istitutivo del MES prevedeva che il pagamento dell’anticipo del capitale (per noi 14,32 miliardi di euro) sarebbe dovuto avvenire in 5 rate annuali, ma l’eurogruppo – nella riunione del 30 marzo 2012 – decise che il pagamento deve essere completato entro la metà del 2014.

Ricorda il lettore la semi-finale del Campionato Europeo di calcio 2012 tra Italia e Germania? Bene, si ricorderà quindi anche i titoloni dei principali quotidiani nazionali e gli elogi che non si risparmiavano nei più accreditati talk-show televisivi per i due “super-Mario” nazionali, ossia Mario Balotelli per aver segnato due goal alla Germania e Mario Monti, all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri, per aver “ottenuto” al tavolo europeo che i fondi salva-Stati (e più nello specifico proprio il MES che andava a regime a luglio 2012 con una dotazione di 500 miliardi di euro) venissero utilizzati per ricapitalizzare le banche spagnole, inguaiate dallo scoppio della bolla immobiliare, e per sostenere i titoli di Stato sia italiani che spagnoli.

Peccato che in troppi si dimenticarono di evidenziare che l’allora nostro Presidente del Consiglio aveva promesso misure per la riduzione degli spread correnti, mentre riuscì ad ottenere soltanto che gli interventi si sarebbero potuti attivare solo in caso di peggioramento; inoltre, in parecchi omisero di dire anche che la procedura era (ed è) attivabile solo su richiesta dello Stato che ne avesse (ne abbia) eventualmente bisogno e non in modo automatico, quindi sarebbe stato (ed è) in ogni caso necessario sottostare a cosiddetti “memorandum d’intesa”.

Non è un caso, infatti, che l’Italia – nonostante avesse in quel periodo uno spread traballante al rialzo – sia sempre stata lontana dal farne richiesta, tant’è che il differenziale tra BTP e BUND si è ugualmente ridotto, e non di certo grazie al tavolo europeo dell’estate 2012. Ciò premesso, al fine di smascherare l’imbroglio dello spread, voglio ricordare che il differenziale tra il rendimento dei nostri BTP e il rendimento dei BUND tedeschi (che ha messo sotto ricatto il nostro Paese a partire dal giugno 2011), si forma esclusivamente sul mercato secondario, quindi in relazione a quei titoli di Stato già in circolazione (cioè transazioni tra privati che non influiscono direttamente sulla finanza pubblica) e non a quelli oggetto delle aste mensili indette dal Tesoro (mercato primario); con l’importantissima precisazione che il MES è stato creato per acquistare soprattutto titoli sul mercato primario (pur prevedendo la facoltà di acquistare titoli sul mercato secondario). E’ bene ricordare che i costi che lo Stato sostiene per il servizio del debito sono quantificati unicamente dalle aste mensili indette dal Tesoro (mercato primario), quindi tutta la vicenda legata allo spread meritava sicuramente un approfondimento scientifico più ampio e, sicuramente, più oggettivo!

Avv. Giuseppe Palma del foro di Brindisi

 

[1] Giuseppe Palma, Il Fiscal Compact. Forse non tutti sanno che…, Rivista giuridica elettronica denominata “Diritto & Diritti” – sezione Diritto Internazionale –, articolo pubblicato il 10 aprile 2014 e reperibile sul sito internet: http://liberalizzazioni.diritto.it/docs/36145-il-fiscal-compact-forse-non-tutti-sanno-che

continua su: http://www.fanpage.it/erf-european-redemption-fund-e-mes-meccanismo-europeo-di-stabilita/#ixzz3Bfkn0IxI 

 


 
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L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, ESTERI

Secondo una comunicazione della stampa locale, la banca centrale argentina (BCRA) ha ordinato, in relazione alla disputa in corso con i cosiddetti fondi avvoltoio, di revocare l’autorizzazione della banca Bank of New York-Mellon (BoNY) grazie alla quale l’entità finanziaria opera nel Paese.

 

Il capo di gabinetto Jorge Capitanich anuncia che la rappresenzanza del BONY in Argentina è stata chiusa aggiungendo che la misura è stata presa tramite la Sovrintendenza delle Entità Finanziarie e Cambiarie della BCRA.

Secondo la risoluzione il BONY “non ha registrato operazioni attive, né sono in corso operazioni attive attuali dal tempo della chiusura dei conti nel dicembre 2012.” E che la entità “è l’unica che non partecipa al finanziamento di entità residenti nel paese dal gennaio 2013 fino ad oggi.”

La comunicazione intorno alla misura presa vuole evidenziare altresì “che non è stato ottemperato l’obbiettivo operazionale che devono raggiungere le entità finanziarie straniere che operano in Argentina, cioè quello di offrire garanzie o finanziamenti a favore dei residenti in Argentina. Cosa che è l’aspetto più rilevante della concessione operativa che ricevono dallo stato Argentino.”

D’altra parte Capitanich ha risaltato le domande di inadempimento contro il Bank of New York-Mellon iniziate dal finanziere ungano-americano George Soros e dal titolare e dal titolare del fondo di copertura Hayman Capitale, Kyle Bass, ai quali l’entità newyorkese deve 226 milioni di euro, corrispondenti all’ultima scadenza di interessi dei titoli. Il denaro è bloccato per un’ordine del giudice statunitense Thomas Griesa, in favore del richiamo del fondi avvoltoio nella lite contro l’Argentina.

Traduzione e adattamento di Thorwald Eiriksson

Fonte: RT

Tratto da:http://www.statopotenza.eu

L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese
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Kosovo e Ucraina: analogie e differenze

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Neil Clark per rt.com

Ci sono stati almeno due Paesi in Europa nella storia recente che hanno intrapreso operazioni militari “anti-terrorismo” contro “separatisti”, ma hanno ottenuto due reazioni molto diverse dalle élite occidentali.
Il governo del Paese europeo A lancia quella che definisce una operazione militare ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in una parte del Paese. Noi vediamo immagini sulla televisione occidentale di abitazioni che vengono bombardate e un sacco di persone in fuga. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e le altre potenze della NATO condannano ferocemente le azioni del governo del Paese A e lo accusano di perpetrare ‘genocidio’ e ‘pulizia etnica’ e dicono che vi è una urgente ‘crisi umanitaria’. Politici occidentali e giornalisti dell’establishment ci raccontano che ‘bisogna fare qualcosa’. E qualcosa è fatto: la NATO lancia un intervento militare ‘umanitario’ per fermare il governo del Paese A. Il Paese A è bombardato per 78 giorni e notti. Il leader del Paese (che è etichettato come ‘il nuovo Hitler’) è accusato di crimini di guerra – e viene poi arrestato e inviato con un aereo della RAF per essere processato per crimini di guerra a L’Aia, dove muore, non-condannato, nella sua cella carceraria.
Il governo del Paese europeo B lancia quella che definisce una operazione militare ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in una parte del Paese. La televisione occidentale non mostra immagini, o almeno non molte, di abitazioni che vengono bombardate e persone in fuga, anche se altre emittenti televisive lo fanno. Ma qui gli Stati Uniti, Regno Unito e le altre potenze della NATO non condannano il governo, o lo accusano di aver commesso ‘genocidio’ o ‘pulizia etnica’. Politici occidentali e giornalisti dell’establishment non ci dicono che ‘bisogna fare qualcosa’ per impedire che il governo del Paese B uccida la gente. Al contrario, gli stessi poteri che hanno sostenuto l’azione contro il Paese A, sostengono l’offensiva militare del governo nel Paese B. Il leader del Paese B non è accusato di crimini di guerra, né è etichettato come ‘il nuovo Hitler’, nonostante il sostegno che il suo governo ha da gruppi nazionalisti estremi, della destra radicale, ma in realtà, riceve generose quantità di aiuti.
Chiunque difenda le politiche del governo nel Paese A, o in alcun modo contesti la narrazione dominante in Occidente viene etichettato come “negatore del genocidio” o un “apologeta dell’omicidio di massa.” Ma un tale obbrobrio non aspetta coloro che difendono l’offensiva militare del governo nel Paese B. Sono coloro che si oppongono alle sue politiche che vengono infangati.
Ciò che rende i doppi standard ancora peggiori, è che da qualsiasi valutazione oggettiva, il comportamento del governo nel Paese B è stato di gran lunga peggiore di quello del Paese A e che più sofferenza umana è stata causata dalle sue azioni aggressive.
Nel caso in cui non abbiate ancora indovinato – il Paese A è la Jugoslavia, il Paese B è l’Ucraina.

Jugoslavia, un caso diverso
Nel 1998/9 le autorità jugoslave hanno dovuto affrontare una campagna di violenza contro i funzionari statali jugoslavi da parte dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), pro-separatista e sostenuto dall’Occidente. Il governo jugoslavo ha risposto cercando di sconfiggere l’UCK militarmente, ma le sue rivendicazioni di stare lottando contro il ‘terrorismo’ sono state altezzosamente respinte dai leader occidentali. Come riconobbero il Segretario alla Difesa britannico George Robertson e il ministro degli Esteri Robin Cook nel periodo dal 1998 al gennaio 1999, l’UCK era stato responsabile di più morti in Kosovo che le autorità jugoslave.
Nell’imminenza dell’azione della NATO e durante essa, vennero fatte affermazioni sensazionali circa il numero di persone che erano state uccise o ‘fatte scomparire’ dalle forze jugoslave. “Isteriche stime dei dispersi e presumibilmente macellati kosovari albanesi, formulate dalla NATO e dall’UCK, ai tempi correvano oltre i centomila, raggiungendo i 500.000 in un rapporto del Dipartimento di Stato. Funzionari tedeschi fecero trapelare ‘intelligence’ su un presunto piano serbo chiamato Operazione Ferro di Cavallo volto a spopolare la provincia dai suoi Albanesi etnici, e di rimpiazzarli con Serbi, che si rivelò essere una fabbricazione dei servizi”, notano Edward Herman e David Peterson nel loro libro La politica del genocidio.
“Dobbiamo agire per salvare migliaia di uomini innocenti, donne e bambini da una catastrofe umanitaria – dalla morte, barbarie e pulizia etnica di una dittatura brutale”, disse con atteggiamento solenne il Primo Ministro Tony Blair al Parlamento britannico – appena quattro anni prima che un altrettanto severo Tony Blair dicesse al Parlamento britannico che dovevamo agire di fronte alla ‘minaccia’ rappresentata dalle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Prendendo spunto da Tony Blair e co., i media hanno giocato la loro parte nel dare enfasi a quello che stava succedendo in Kosovo. Herman e Peterson hanno scoperto che i giornali hanno usato la parola ‘genocidio’ per descrivere le azioni jugoslave in Kosovo 323 volte rispetto alle sole 13 volte per l’invasione/occupazione dell’Irak, nonostante il bilancio delle vittime in quest’ultimo sia superiore a quello del Kosovo di 250 volte.
Allo stesso modo in cui ci si aspettava che dimenticassimo le dichiarazioni dei politici occidentali e dei loro media marionette sull’Irak in possesso di armi di distruzione di massa nell’imminenza dell’invasione del 2003, ora si attendevano che ci dimenticassimo le bizzarre affermazioni fatte sul Kosovo nel 1999.
Ma, come il premiato giornalista investigativo e televisivo John Pilger ha scritto nel suo articolo
Promemoria del Kosovo nel 2004, “bugie grandi come quelle raccontate da Bush e Blair sono state impiegate da Clinton e Blair manipolando l’opinione pubblica per un illecito attacco non provocato contro un Paese europeo.”
Il bilancio globale delle vittime del conflitto in Kosovo è ritenuto essere tra 3.000 e 4.000, ma questa cifra include le perdite dell’esercito jugoslavo, e serbi, rom e kosovari albanesi uccisi dall’UCK. Nel 2013, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha elencato i nomi di 1.754 persone provenienti da tutte le comunità del Kosovo, 
che risultanto scomparse alle loro famiglie.
Il numero di persone uccise dai militari jugoslavi al momento in cui la NATO lanciò la sua campagna di bombardamenti ‘umanitari’, che a sua volta uccise tra le 400-600 persone, è pensato essere di circa 500, un numero di vittime tragico ma difficilmente un “genocidio”.
“Come le leggendarie armi irachene di distruzione di massa, i dati utilizzati dai governi statunitense e britannico e ripetuti dai giornalisti erano invenzioni – come i “campi di stupro’ serbi e le pretese di Clinton e Blair che la NATO non avesse deliberatamente bombardato i civili”, dice Pilger.

Non importa cosa succede in Ucraina…
In Ucraina invece, il numero di persone uccise dalle forze governative e da quelli che le sostengono è stato deliberatamente minimizzato, nonostante i dati delle Nazioni Unite mettano in evidenza il terribile costo umano della operazione ‘anti-terrorismo’ del governo ucraino.
La scorsa settimana, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha detto che il bilancio delle vittime del conflitto nella parte orientale dell’Ucraina era raddoppiato nei quindici giorni precedenti. Affermando che erano “stime molto prudenti,” le Nazioni Unite hanno dichiarato che 2.086 persone (provenienti da tutte le parti in causa) sono state uccise e 5.000 ferite. Per quanto riguarda i rifugiati, l’ONU dice che circa 1.000 persone stanno lasciando la zona di combattimento ogni giorno e che oltre 100.000 persone sono fuggite dalla regione. Eppure, nonostante queste cifre molto elevate, non ci sono stati appelli dei leader politici occidentali per ‘azioni urgenti’ volte a fermare l’offensiva militare del governo ucraino. Articoli degli “interventisti umanitari” della falsa sinistra che dicano che ‘bisogna fare qualcosa’ per fermare ciò che è chiaramente una vera e propria crisi umanitaria, si sono notati per la loro assenza.
Non vi è, a quanto pare, alcuna “responsabilità di proteggere” i civili uccisi dalle forze governative nella parte orientale dell’Ucraina, come c’era in Kosovo, anche se la situazione in Ucraina, da un angolo umanitario, è peggiore di quella in Kosovo nel Marzo 1999.
Per aggiungere la beffa al danno, sono stati compiuti sforzi per evitare che un convoglio russo di aiuti umanitari entrasse in Ucraina.
Ci è stato detto che il convoglio fosse ‘controverso’ e potesse essere parte di un sinistro complotto da parte della Russia per invadere. Questo dalle stesse persone che hanno sostenuto una campagna di bombardamenti della NATO su uno Stato sovrano per ragioni “umanitarie” quindici anni fa!
Per questi “umanitari” occidentali che si rallegrano delle azioni del governo ucraino, i cittadini dell’Ucraina orientale sono “non-persone”: non solo sono indegni del nostro sostegno o di compassione, o addirittura dei convogli di aiuto, sono anche accusati per la loro propria situazione.
Ci sono, naturalmente, altri conflitti che mettono in risalto i doppi standard occidentali verso ‘l’intervento umanitario’. Le forze israeliane hanno ucciso oltre 2.000 Palestinesi nella loro ultima spietata operazione ‘anti-terrorismo’ a Gaza, numero di gran lunga maggiore rispetto a quello delle persone fatte fuori dalle forze jugoslave in Kosovo al momento dell”intervento’ della NATO nel 1999. Ma non ci sono appelli in questo momento per una campagna di bombardamenti della NATO contro Israele.
In realtà, i neocon e i sionisti della falsa sinistra che hanno difeso e sostenuto l’Operazione “anti-terrorismo” Bordo Protettivo di Israele, e l’Operazione Piombo Fuso prima, sono stati tra i più entusiasti sostenitori del bombardamento NATO della Jugoslavia. A Israele sembra permesso di uccidere un gran numero di persone, tra cui donne e bambini, nelle sue campagne “anti-terrorismo”, ma la Jugoslavia non aveva tale “diritto” di combattere una campagna “anti-terrorista” sul proprio suolo.
Nel 2011, la NATO entrò in guerra contro la Libia per evitare un massacro “ipotetico” a Bengasi, e per impedire a Gheddafi di ‘uccidere il suo stesso popolo'; nel 2014 le forze governative ucraine stanno uccidendo il proprio popolo in gran numero, e ci sono stati massacri reali, come il terribile incendio doloso di Odessa perpetrato da ‘radicali’ filo-governativi, ma l’Occidente non ha lanciato bombardamenti su Kiev in risposta.
Gli approcci molto diversi dell’élite occidentale alle operazioni “anti-terrorismo” in Kosovo e in Ucraina (e anche altrove) ci mostrano che ciò che conta di più non è il numero dei morti, o la quantità di sofferenza umana coinvolta, ma se il governo in questione aiuta oppure ostacola le aspirazioni economiche e militari occidentali a scopo di egemonia.
Agli occhi delle rapaci élite occidentali, il grande ‘crimine’ del governo jugoslavo nel 1999 consisteva nel fatto che fosse ancora in funzione, dieci anni dopo la caduta del Muro di Berlino, una economia socialista irriducibile, con livelli molto elevati di proprietà sociale – come ho evidenziato 
qui.
La Jugoslavia sotto Milosevic era un Paese che aveva mantenuto la sua indipendenza finanziaria e militare. Non aveva desiderio di aderire all’UE o alla NATO, o di cedere la sua sovranità a chiunque. Per questo rifiuto di giocare secondo le regole dei globalisti e mostrare deferenza alle potenti élite finanziarie occidentali, il Paese (e il suo leader) doveva essere distrutto. Nelle parole di George Kenney, ex funzionario incaricato per la Jugoslavia presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti: “Nell’Europa del dopo Guerra Fredda non è rimasto posto per un grande Stato socialista, dotato di indipendenza, che abbia resistito alla globalizzazione.”
Per contro, il governo dell’Ucraina è stato messo al potere dall’Occidente proprio per favorire le sue aspirazioni economiche e militari egemoniche. Poroshenko, diversamente dal tanto demonizzato Milosevic, è un oligarca che agisce negli interessi di Wall Street, delle grandi banche e del complesso militare-industriale occidentale. Lui è lì per legare l’Ucraina ai programmi di austerità del FMI, per consegnare il suo Paese al capitale occidentale e per inserire l’Ucraina nelle strutture ‘euro-atlantiche’ – in altre parole per trasformarlo in una colonia UE/FMI/NATO – giusto alle porte della Russia.
Questo spiega perché una campagna ‘anti-terrorismo’ condotta dal governo jugoslavo contro ‘separatisti’ nel 1999 fu ‘premiata’ con una feroce condanna, una campagna di bombardamenti di 78 giorni, e l’incriminazione del suo leader per crimini di guerra, mentre a un governo che conduce una campagna ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in Ucraina nel 2014, viene data carta bianca per continuare a uccidere. Alla fine, non si tratta di quante persone innocenti si uccidono, o quanto riprovevoli siano le vostre azioni, ma di quali interessi si servono.

Una delle ultime “imprese” dell’esercito golpista ucraino… risale allo scorso sabato 23 Agosto il bombardamento della chiesa di San Giovanni di Kronstadt in località Kirovskoye, nella regione di Donetsk.
Il crollo del tetto causato dall’attacco, avvenuto durante una veglia di preghiera, ha provocato la morte di tre persone (un sagrestano e due parrocchiani) e il ferimento di numerose altre. Il medesimo bombardamento ha colpito anche il locale ospedale, causando la morte di altre due persone e vari feriti.

Tratto da:http://byebyeunclesam.wordpress.com

Kosovo e Ucraina: analogie e differenze
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LA FRASE PAZZA DEL GIORNO: WASHINGTON E I BOMBARDAMENTI “EQUILIBRATI”

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

di Tyler Durden

Quando il presidente Obama si era recentemente vantato che “Gli Stati Uniti sono e resteranno l’unica nazione indispensabile al mondo…”, aggiungendo che “nessun’altra nazione può fare quello che facciamo noi”, avremmo dovuto saperlo che altre avventure belliche erano in arrivo.

E puntualmente, come riportato da AP , pare stiano arrivando bombardamenti in Siria; ma c’è un colpo di scena strabiliante nella politica estera USA:“Per evitare di rafforzare inavvertitamente il governo siriano, la Casa Bianca potrebbe cercare di bilanciare gli attacchi contro lo Stato Islamico con attacchi al regime di Assad.”
Brillante! Come apprendiamo da AP: ( 
Possible airstrikes in Syria raise more questions )

“L’intelligence raccolta dai voli militari di ricognizione sulla Siria potrebbe supportare un’ampia campagna di bombardamenti contro il gruppo militante dell’IS, ma tra gli attuali e i precedenti ufficiali statunitensi non c’è accordo sul fatto che gli attacchi aerei danneggerebbero in modo significativo ciò che alcuni hanno definito un “esercito terrorista”. Deptula ha affermato che: ‘gli attacchi aerei devono essere applicati come una tempesta, non come una pioggerellina, sorvegliando 24 ore al giorno l’ISIL e contrastando con la forza ogni sua mossa.’ ”

 

A complicare i piani c’è il fatto che qualsiasi azione intrapresa contro i militanti dell’IS avrebbe anche l’effetto di mettere dalla stessa parte gli USA e il presidente siriano Bashar Assad, che l’amministrazione Obama cerca da anni di deporre. Quindi, prima l’Iran e ora la Siria sono diventati i migliori amici dell’America? Eh no, questo no, precisa AP:

“Portavoce del Pentagono e del Dipartimento di Stato hanno affermato che gli USA non stanno cooperando o condividendo informazioni con il governo di Assad. I voli statunitensi avvengono in Siria orientale, lontano dalla gran parte delle difese aeree siriane. E gli esperti hanno messo in dubbio che la Siria possa tentare di abbattere un aereo americano mentre spiana la strada ad una possibile campagna di bombardamenti contro i nemici di Assad. …Per evitare di rafforzare inavvertitamente il governo siriano, la Casa Bianca potrebbe cercare di bilanciare gli attacchi contro lo Stato Islamico con attacchi al regime di Assad. Tuttavia, tale opzione per il presidente è largamente sgradevole, visto che potrebbe portare gli USA proprio a quell’impegno di lungo termine, per la stabilità della Siria, che Obama cercava di evitare.”

Quindi per riassumere: i bombardamenti limitati in Iraq (non richiesti dal governo iracheno) sembra ora si espanderanno in un bombardamento a tappeto, 24 ore al giorno, di bersagli dell’ISIS in Siria (a cui gli USA non stanno né chiedendo il permesso né porgendo le scuse), e nell’interesse della “dottrina di equità” l’America bombarderà le installazioni militari di Assad per mantenere un certo “equilibrio” tra i terroristi moderati, i terroristi estremisti (ed eserciti nazionali) e quelli spaventosi che peggio non si può. Ci siamo persi qualcosa?
Lunedì, il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha cercato di contrastare l’idea secondo cui le azioni contro l’IS potrebbero rinforzare Assad, dicendo: “Non siamo interessati a cercare di aiutare il regime di Assad.” Tuttavia, Earnest ha riconosciuto che “ci sono molte pressioni incrociate.
“Pressioni incrociate”, certo. E tutte umanitarie.

Fonte: Zero Hedge

Traduzione: Anacronista

Tratto da:http://www.controinformazione.info

LA FRASE PAZZA DEL GIORNO: WASHINGTON E I BOMBARDAMENTI “EQUILIBRATI”
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Alcune domande per i creatori del Califfo

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

di Pino Cabras 
Dopo un lungo sonno dalle parti del Palazzo di vetro, la
Risoluzione n. 2170 del Consiglio di sicurezza dell'ONU finalmente condanna chiunque aiuti e fornisca armi all'ISIL [Stato (Emirato) Islamico dell'Iraq e del Levante] e ad altre entità jihadiste. Benissimo. Dunque la domanda da fare adesso all'ONU è molto semplice, ed è la stessa che fanno anche i politici iracheni: «Chi è che sta comprando il petrolio siriano all'Emirato Islamico del Califfo, e come fa questo petrolio ad arrivare sui mercati europei?» 

 

Sarebbero in tanti ad ammutolirsi.

 

Il sedicente Califfo che abbiamo visto nelle foto con John McCain, assieme ai suoi tagliagole che scorrazzano su fiammanti mezzi Made in USA, si è impossessato di parecchi pozzi petroliferi in Siria e in Iraq, e ricava dalle vendite - secondo fonti irachene - circa tre milioni di dollari al giorno.

 

La domanda può da qui articolarsi in tante sottodomande altrettanto cruciali.

 

Come mai un'organizzazione terrorista (oggi definita così anche dall'ONU, dopo che da sempre in quel modo la definiva anche - inascoltato - il presidente siriano Assad, quando ne subiva gli attacchi finanziati da Occidente, Turchia e petromonarchie arabe) ottiene di poter smerciare senza impedimenti l'oro nero rubato?

 

Il traffico passa per la Turchia, paese membro della NATO. Chi protegge questo traffico se non le alte sfere turche sotto l'occhio onnisciente di spie e satelliti occidentali? I turchi hanno consentito per anni che la galassia jihadista saccheggiasse intere fabbriche siriane, smontate pezzo per pezzo, e poi contrabbandate attraverso i suoi confini. Erdoğan non ha da dire nulla sulle fabbriche di ieri e sul petrolio di oggi?

 

E perché Abu Bakr al-Baghdadi e i suoi apostoli non figurano nella lista nera dei banditi per terrorismo internazionale? Perché i loro patrimoni non sono stati congelati? Perché non sono stati denunciati presso la Corte penale internazionale? Forse perché un processo risulterebbe compromettente per gli eminenti oligarchi statunitensi fotografati in compagnia di al-Baghdadi? Il sospetto viene quando la risoluzione specifica che Abu Bakr al-Baghdadi non viene messo in lista perché è già sulla lista dei terroristi sin dal 2011. Uau. Eppure ha incontrato allegramente McCain nel maggio 2013. Qualche giornalone ha voglia di rivolgere qualche domandina al senatore americano?

 

Più passano le ore e più la pretesa di Obama di intervenire in Siria contro l'ISIS non appare ai danni dell'ISIS ma della Siria: un modo per aggirare i mille ostacoli che gli si erano frapposti rispetto a un implacabile obiettivo di vecchia data: conquistare Damasco, o almeno seminarvi il Caos. 
A questo serviva lo spettacolo hollywoodiano e grandguignolesco imbastito intorno alla testa del giornalista americano in tuta arancione. 
Assad, giustamente, 
non si fida dei bombardamenti USA sul suo suolo. In ogni caso, si apre per lui una nuova fase, ad altissimo rischio.


 

AGGIORNAMENTO del 27 agosto 2014:
Un troll che interviene spesso nei nostri forum seminando valanghe di notizie false in nome dei sacri interessi USA, per una volta ha portato un link utile che può emendare in modo significativo il mio articolo sulla innegabile liaison fra il senatore statunitense John McCain e gli jihadisti. Il troll mi ha perfino sfidato a correggermi, pensando che non lo farò. Ma egli non sa che io cerco la verità con tanto entusiasmo da apprezzarne i barlumi anche quando passano miracolosamente per le mani di qualche troll mentitore come lui. Il link in questione porta a un articolo di un sito web che non conoscevo, Breizitao, riconducibile a degli indipendentisti bretoni cattolici integralisti e antisemiti, ammiratori di Goebbels (ossia non esattamente il tipico sito che frequento sulla Rete). Il troll in questione, evidentemente, oltre che i nazisti dell'Illinois ama anche quelli della Bretagna.
L'autorevole sito nazi-bretone illustra una serie di immagini che appaiono smentire l'identità del sedicente Califfo recentemente attribuita da Thierry Meyssan a una delle persone che appare assieme ai maggiorenti jihadisti incontrati clandestinamente da McCain in Siria. Non è sempre facile riconoscere un viso, ma in effetti la persona indicata da Meyssan come Abu Bakr al-Baghdadi, pur somigliando al barbuto pagliaccio corvino che guiderebbe l'ISIS, in base alle nuove foto appare corrispondere a tale Abu Yussef, un funzionario dell'ESL, un'altra delle formazioni paramilitari armate da potenze straniere per aggredire lo stato siriano.
Dunque le foto non sembrano bastare a confermare definitivamente la presenza di Abu Bakr al-Baghdadi agli incontri di McCain. Bastano solo a confermare, scusate se è poco, che un importante politico americano che partecipa a tutte le possibili ingerenze a danno di stati guidati da governi sgraditi a Washington, ha partecipato anche a incontri in territorio siriano con gruppi di combattenti estremisti foraggiati da governi alleati degli USA, poi in gran parte confluiti nell'ISIS. Un altro senatore repubblicano statunitense, Rand Paul, impegnato in una direzione opposta all'ingerenza del collega, è molto chiaro sul fatto che armare e combattere a fianco dei ribelli più integralisti ed estremisti, ISIS inclusa, è stata una scelta disastrosa interamente imputabile agli USA.
Le domande da rivolgere al senatore McCain rimangono tutte.
 
Tratto da:http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=108552&typeb=0
Alcune domande per i creatori del Califfo
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NON AVEVAMO DUBBI……...

Pubblicato su 28 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

NON AVEVAMO DUBBI……...
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Petizione: NO alla presenza dell’esercito israeliano in Sardegna!

Pubblicato su 27 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri

NO alla presenza dell’esercito israeliano in Sardegna!

Non possiamo rimanere silenti, non possiamo né vogliamo essere complici del massacro di Gaza, dell’occupazione e dell’apartheid in Palestina; non possiamo continuare a sopportare l’occupazione militare della Sardegna.

Facciamo appello al Presidente, alla Giunta e all’Assemblea della Regione Autonoma della Sardegna di prodigarsi in tutti i modi affinché il Governo italiano impedisca a militari e rappresentanti dello Stato di Israele di esercitarsi in Terra sarda.

Chiediamo con la presente la revoca dell’accordo del 2005 di Cooperazione Militare con Israele, il blocco di ogni fornitura di armi a Israele, e l’interruzione di ogni forma di collaborazione militare con Israele, e in particolare l’annullamento delle esercitazioni militari israeliane in Sardegna.

Promotori

Associazione Amicizia Sardegna Palestina

BDS Sardegna

A:

Francesco Pigliaru, Presidente della regione Sardegna

Giunta Regionale

Consiglio Regionale

Ministero della Difesa

Governo Italiano

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Per settimane lo stato di Israele ha seminato morte e distruzione nella Striscia di Gaza, bombardando deliberatamente ospedali, scuole, strutture civili, abitazioni, persino cimiteri. Quasi 2000 vittime, in larghissima parte civili, donne e bambini sono stati assassinati scientemente dall’esercito, dall’aviazione e dalla marina israeliana che hanno trasformato l’enorme prigione a cielo aperto di Gaza in un mattatoio, dove si vive e si muore “per un sì o per un no”, perché si è andati a fare la spesa nel momento sbagliato, perché ci si è rifugiati in una scuola dell’ONU, perché si lavora o ci si cura in un ospedale, perché, semplicemente, si vive nella Striscia di Gaza.

In tutto il mondo è montata la rabbia e la protesta per porre fine al massacro e perché i governi non si rendano ancora complici, con trattati commerciali, militari e di cooperazione con uno stato che opprime, soggioga, uccide e nega il diritto di esistenza ai palestinesi.

L’Italia è oggi il principale partner europeo in materia di armamenti dello stato di Israele.

In Sardegna le forze armate israeliane svolgono, ormai da anni, parti rilevanti delle loro esercitazioni e delle loro sperimentazioni, cosa che ha portato uno stato europeo evidentemente più sensibile dell’Italia, la Svezia, a rifiutare le esercitazioni congiunte con Israele. Le stesse armi che vengono sperimentate nei poligoni dell’Isola, causando danni all’economia, alla salute e alla libertà dei sardi, portano distruzione e morte in Palestina. Già nel 2006 alle esercitazioni congiunte effettuate dalle forze armate israeliane in Sardegna seguì, di poco, l’aggressione al Libano.

Non possiamo rimanere silenti di fronte a questi fatti; non possiamo né vogliamo essere complici del massacro di Gaza, dell’occupazione e dell’apartheid in Palestina; non possiamo continuare a sopportare l’occupazione militare della Sardegna.

Da settembre riprenderanno le esercitazioni militari israeliane nella nostra isola. Deve essere chiaro a tutti che quelle armi, testate qui in Sardegna, sono congegni di morte che uccidono i civili palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.

L’addestramento e l’esercitazione fanno pienamente parte del dispositivo militare di offesa che lo stato di Israele utilizza nei teatri di guerra. La collaborazione approntata dallo Stato italiano è dunque collaborazione con uno stato in guerra. Fermare questa collaborazione è un aiuto concreto alla popolazione martoriata dall’aggressione: ogni giorno di sospensione delle esercitazioni israeliane in Sardegna è un granello di sabbia nella macchina bellica che opprime e massacra il popolo palestinese.

La Sardegna è dunque diventata nel corso degli anni uno snodo importante per le politiche di guerra, anche per quelle israeliane.

Facciamo appello al Presidente, alla Giunta e all’Assemblea della Regione Autonoma della Sardegna di prodigarsi in tutti i modi affinché il Governo italiano impedisca a militari e rappresentanti dello Stato di Israele di esercitarsi in Terra sarda per poi perpetuare scientificamente il genocidio del Popolo palestinese.

Facciamo appello anche al Governo italiano affinché:

1. rispetti la Costituzione di questo paese, che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”;

2. rispetti la legge 185 del 1990 che vieta il commercio di armi con paesi che violano i diritti umani o che sono in guerra;

3. adotti misure immediate per attuare un embargo militare totale e giuridicamente vincolante verso Israele, simile a quello imposto al Sud Africa durante l’apartheid, sino a quando Israele non rispetterà il diritto internazionale e i diritti del popolo palestinese.

Chiediamo con la presente la revoca dell’accordo del 2005 di Cooperazione Militare con Israele, il blocco di ogni fornitura di armi a Israele, e l’interruzione di ogni forma di collaborazione militare con Israele, e in particolare l’annullamento delle esercitazioni militari israeliane in Sardegna.

Promotori

Associazione Amicizia Sardegna Palestina

BDS Sardegna

Cordiali saluti,

[Il tuo nome]

https://www.change.org/p/francesco-pigliaru-no-alla-presenza-dell-esercito-israeliano-in-sardegna

Da Gaza: Italia, NON addestrare i piloti che ci bombardano

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Conoscere il Corano per non morire di Islam

Pubblicato su 27 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, POLITICA

  Le reazioni dei nostri governanti, dei politici, perfino degli ecclesiastici, di fronte alla ossessionante presenza dei musulmani e delle loro gesta sul palcoscenico del mondo, sono veramente sorprendenti.  Tutti i giorni ormai da diversi anni l’Europa discute per un motivo o per l’altro di ciò che accade in Africa o in Medio Oriente, convoca i propri ministri degli Esteri e le Commissioni parlamentari apposite, ma non una sola volta (almeno a quanto ne riferiscono i giornali ) è stata concentrata l’attenzione su ciò cui credono i musulmani, sul loro libro sacro: il Corano. In Italia poi, dove se non altro a causa dell’invasione di islamici dovuta all’immigrazione, il problema è ormai diventato angoscioso e nessuno sa più come affrontarlo, i nostri leader appaiono e si comportano come degli analfabeti tanto da aver concordemente assegnato un unico nome alle migliaia di persone che sbarcano sulle nostre coste: i disperati. Non c’è definizione più sbagliata di questa: se lasciano la propria terra e si affidano a barconi sgangherati a rischio della vita è perché non sono affatto disperati ma al contrario sono sicuri che Allah li ricompenserà, perché è scritto nel Corano che il destino migliore spetta a chi emigra portando la fede in Maometto presso altri popoli, o a chi muore a questo scopo. La verità è che noi siamo come siamo sempre stati: sicuri che gli altri ci somiglino o che debbano assomigliarci. Siccome non siamo più credenti, o al massimo superficialmente credenti, pensiamo che anche la religiosità altrui sia più o meno altrettanto superficiale. In Europa, in Italia è difficile pensare che esista oggi qualcuno così credente da dare la vita per difendere il cristianesimo.  Il Papa infatti se n’è andato in Corea ad esaltare il martirio, anche se è evidente che dovrebbe predicarlo in Europa dato che presto sarà sopraffatta dall’islamismo (la battuta del parlamentare grillino, disposto a farsi saltare in aria per ottenere la liberazione del proprio paese, è appunto una battuta: nessuno ci crede, neanche lui. Chi si fa saltare in aria non dice battute).

 È questo invece un punto fondamentale dell’islamismo: deve diventare la sola religione esistente nel mondo. I nostri politici sono fuori dalla realtà quando parlano di “integrazione” degli immigrati, così come lo sono (anche se sembra un fatto quasi incredibile) i nostri vescovi, i nostri sacerdoti, perfino il nostro Papa quando si abbandonano alla speranza, al sogno del “dialogo”. Dialogo? Quale dialogo? Il Corano lo proibisce. Gli “infedeli”, ossia tutti coloro che non credono in Maometto, si debbono convertire, ma se non si convertono, sono dei nemici e devono essere trattati come nemici: “Io (il Signore) getterò il terrore nel cuore di quelli che non credono, e voi colpiteli sulle nuche (decapitateli) e recidete loro tutte le estremità delle dita.” (Sura VIII)

 Siamo costretti perciò a “sospettare” che i nostri governanti non abbiano mai letto il Corano. È come dire che vogliono parlare con gli stranieri usando la propria lingua, l’ italiano. Così, per esempio, nominano con disinvoltura prettamente occidentale e politicamente corretta una persona di sesso femminile e che, come tutti gli altri politici, ha una conoscenza superficiale della religione islamica, alla carica di ministro degli esteri. Lo fanno con una tale sicurezza che potrebbe perfino indurre a ridere, se non si trattasse di una cosa importantissima e che riguarda il nostro destino. I nostri problemi più gravi, infatti, quelli affidati alla bravura della diplomazia, sono quasi totalmente problemi con paesi non occidentali: Africa, India, Medio Oriente. Paesi in cui le donne sono considerate inferiori agli uomini, impure, intoccabili, come appunto per i musulmani. Con quale buon senso si può mandare a “trattare” affari importantissimi, che riguardano gli Stati, una persona cui nessun Capo stringerà la mano per non contaminarsi?

 È evidente, dunque, che oggi il problema islamico è per l’Occidente, ma in particolare per l’Italia, data la sua posizione geografica e data la presenza del Papato, non soltanto il più grave, ma il più sottovalutato. Non si può più perdere neanche un minuto: cominciamo dal Corano.  

Ida Magli
Roma, 20 agosto 2014

 
Tratto da:http://www.italianiliberi.it/Edito14/conoscere-il-corano-per-non-morire-di-islam.html
Conoscere il Corano per non morire di Islam
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FT: L'Europa sotto l'incubo della deflazione da debito

Pubblicato su 27 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

di Jonathan Davis
  
L'Europa, dannazione!", come avrebbe detto Sir Alex Ferguson, l'ex manager del Manchester United, se avesse deciso di scambiare il febbrile mondo del calcio con l'altrettanto freneticomondo del mercati finanziari, entrambi mossi dal denaroGli ultimideludenti dati sulla crescita e sugli utili hanno sottolineato quanto sia ancora fragile l'economia europea. Essa ha, inevitabilmente, costretto un ripensamento tutti quegli investitori che stavanoentusiasticamente puntando al rialzo sull'azionario e al ribasso sulle obbligazioni, sin dalla crisi esistenziale dell'euro nel 2012.

  
Non è solo la crisi latente in Ucraina che ha causato il nervosismo. Secondo Bank of America Merrill Lynch, le aspettative sugli utili in Europa per il 2014 sono scese dal 12 per cento di inizio anno a poco più del 6 per cento di ora. E possono ancora scendere.L'ottimismo sugli utili di inizio anno è senza tempo, come le stagioni, ma non si può negare il deterioramento delle prospettive economiche implicito negli ultimi miserevoli dati. Le sanzionidell'Ucraina sono un fattore, ma non la causa principale di questa tendenza.
               
In un contesto di bassa volatilità del mercato, l'ampiezza della battuta d'arresto del mercato in Europa è impressionante. Anche il Dax è sceso di oltre il 7 per cento, dai massimi ai minimi. Con la Germania che nel secondo trimestre registra una contrazione del prodotto interno lordo, il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni è sceso per la prima volta sotto l'1 per cento.

 

   
In questo contesto, le aspettative del mercato sul fatto che la Banca Centrale Europea verrà in soccorso (e dovrebbe farlo) con un programma di quantitative easing, sembrano un autocompiacimento abbastanza prematuro. Una qualche forma di QE da parte della BCE arriverà a tempo debito, ma sarà sufficiente per tirare l'Europa fuori dall'incubo della deflazione da debito che sembra essere assolutamente prevedibile? Ci sono buone ragioni per nutrire dei dubbi.
 
La più ovvia è che la libertà di manovra della BCE è molto più limitata di quella delle altre banche centrali. Anche in tempi buoni, ci vogliono mesi per costruire un consenso tra gli Stati membri più importanti, e la questione del QE rimane altamente controversa, sia per quanto riguarda la saggezza di questa scelta, sia per quel che riguarda la sua legalità. Dando per scontato che gli acquisti di titoli di Stato sul mercato primario sono esclusi, rimane una questione aperta se ci siano sufficienti asset che la BCE possa legalmenteacquistare per ottenere il necessario impatto sul mercato.
  
In secondo luogo, è evidente che la BCE deve, e vuole, togliere di mezzo gli stress test delle banche europee prima di andare moltoin là con le misure di politica monetaria annunciate il mese scorso. Per essere credibile, la pubblicazione dei risultati nel mese di ottobre deve essere seguita da un periodo di supervisione del mercato e da dimostrabili miglioramenti nei bilanci. Un programma di QE potrebbe creare conflitti di interesse con la sua funzione di vigilanza bancaria. Questo rende praticamente certo che, in assenza di una nuova crisi dei mercati, la BCE inevitabilmente sitroverà "in ritardo" nell'attuazione di un programma di QE.
    
Ancora più importante è che gli eventuali passi della BCE in questa direzione inevitabilmente spingeranno di fatto l'Europa verso una maggiore integrazione economica e di bilancio, in un momento in cui le dinamiche politiche stanno chiaramente spingendo nella direzione opposta. I leader politici non hanno nessun desiderio (enemmeno il mandato) di modificare la Costituzione tedesca o in alternativa negoziare una modifica dei trattati per rimuovere gli ostacoli ad un grande e decisivo intervento da parte della BCE.
   
Infine, c'è il problema che un programma di acquisto di asset non potrebbe fare molto di più che guadagnare un po' di tempo. Qual
siasi cosa la storia dei programmi di QE abbia dimostrato, è evidente che essi non fanno nulla, di per sé, per generare crescita economica. Solo le riforme strutturali e delle idonee misure di bilancio possono farlo e, su questo punto, i progressi in eurozonarimangono dolorosamente lenti.
  
E' vero che la performance del mercato europeo sin dal 2012 ha seguito un modello guidato dal mercato. Il rally che ha salutato l'intervento a metà del 2012 del “whatever it takes” del presidente della Bce Mario Draghi è stato seguito un anno dopo da un prevedibile aumento dei flussi di capitali verso l'azionario europeo ele obbligazioni dei periferici, guidati dalla auto-convinzione diffusache la crisi fosse stata risolta. Ora il mercato è in fase di stallo, in quanto gli investitori si risvegliano alla realtà che quella ripresa dei fondamentali economici e societari, data per scontata, in realtà non riesce a materializzarsi.
    
Dietro queste giravolte del mercato è in agguato un problema ben più grave. Angela Merkel, il cancelliere tedesco, due anni fa ha detto, al culmine della crisi, che "se l'euro fallisce, fallisce anche l'Europa". Ha orchestrato la politica del fare il minimo necessario per mantenere in vita la moneta unica (e per estensione il sogno europeo di un'integrazione politica ed economica), nonostante tutti gli ostacoli politici. George Soros, il miliardario di hedge fund, ha una visione profondamente diversa. Il pericolo ora, egli sostiene, è che "disfarsi dell'euro" può essere necessario per salvare la stessa UE.
 
Mentre i titoli azionari europei sono scesdel 4 per cento dal loro picco più alto nell'ultimo movimento del mercato, l'indice MSCI dellazona euro è sceso del 10 per cento nello stesso periodo. Anche se ipervenduto nel breve termine, il recente cambiamento delsentiment dei mercati finanziari europei è un richiamal fatto che la ripresa economica dell'Europa resta intimamente legata al destino della sua moneta unica. Quell'ambizioso progetto è ben lungi dall'essere risolto, proprio come la maggior parte di noi già sospettava due anni fa.
 
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
FT: L'Europa sotto l'incubo della deflazione da debito
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