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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

UNA GIORNALISTA PRECARIA, CHIARA GIANNINI, CI SPIEGA PERCHE' IL 28 SARA' A ROMA

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Questo post di Chiara Giannini è da incorniciare. C.M.

 

Quanto guadagna un giornalista italiano? Io, a quasi 41 anni, "vivo" con una media di 500 euro al mese. Con un affitto della stessa cifra da pagare ogni mese. Scrivo da oltre vent'anni. Ma al Tirreno, giornale in cui iniziai, non sono stata assunta perché non ero di sinistra e perché ebbi il coraggio di rispondere a caposervizio e direttore. Poi, però, quando arrivavano le ispezioni Inpgi, mi chiudevano nello stanzino delle scope a scrivere. Allora sono passata a un altro giornale. Ero responsabile di una redazione, a Livorno, finché l'editore, compagno comunista, non decide di lasciare tutti i giornalisti a piedi e lo chiude. Per 15 mesi senza stipendio e cassa integrazione. Sono "retrocessa" a collaboratore, pur andando a scrivere per giornali nazionali di tutto rispetto. Non mi sono arresa. Sono partita per posti in cui nessuno avrebbe il coraggio di andare e l'ho fatto per anni, senza mai dire un "no". Sempre per due lire. Criticata da qualche "collega" pieno di livore che guadagna sulle spalle degli altri e passa il tempo a denigrarli solo perché incapace. Oggi non riesco a mantenermi più. Per "vivere" devo affidarmi a famiglia e lavoretti precari. Non ci credete? Credeteci eccome. Sono una brava giornalista? Lascio a voi il giudizio. Li leggete ogni giorno i miei articoli. Due miei ex colleghi lavorano in un giornale di sinistra: il primo ha un diploma e fa errori di ortografia da prima elementare, il secondo va in tv e si batte il petto per il suo "master preso in America". Devo ancora capire se prima o dopo il diploma, visto che una laurea non ce l'ha (e parlava male di Oscar Giannino). Ah, ho 3 querele: una da Gianfranco Fini, una da Enrico Rossi e una da un ex terrorista. Vogliono centinaia di migliaia di euro. Al massimo potranno mangiarmi la casa che mio padre mi ha lasciato lavorando con tanto sacrificio (specifichiamo, per gli italioti pignoli: casa in ristrutturazione per cui necessito di migliaia di euro di lavori e in cui, evidentemente, non posso vivere) o l'auto acquistata da mia madre con la liquidazione del lavoro di una vita da onesta insegnante. Viva l'Italia, viva Renzi, viva il Pd, viva chi va avanti grazie alla politica, viva gli immigrati e i loro 30 euro al giorno, viva la gente come voi, che a queste condizioni riesce ancora a resistere. Io lo grido a gran voce: governo a casa! E sabato in piazza, a Roma, scenderò anche io a dirlo: via da Roma e dall'Italia, ladri!!! Ci avete rubato la dignità. E ai buonisti: andate in India al posto dei marò! Vi ci accompagno io. Io non smetto di scrivere, tranquilli, ma da oggi non risparmio nessuno! Sappiatelo! E buonanotte

Tratto da:https://www.facebook.com/cc.giannini/posts/949619591717925
UNA GIORNALISTA PRECARIA, CHIARA GIANNINI, CI SPIEGA PERCHE' IL 28 SARA' A ROMA
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Il trionfo di Usura

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA, ECONOMIA

di Benedetta Scotti - 24/02/2015

Fonte: L'intellettuale dissidente

Hilaire Belloc e Ezra Pound avevano colto e denunciato il peccato originale del moderno sistema finanziario: l’assioma secondo il quale il denaro debba necessariamente generare altro denaro, a prescindere dal suo utilizzo e dalla sua produttività.

I mercati finanziari hanno liquefatto la finanza. Non solo nel senso che l’hanno più volte esposta ad una fatale implosione, con montagne di denaro virtuale scioltesi come neve al sole, ma anche nel senso che ne hanno distrutto l’essenza primaria. Se la finanza, in principio, non è altro che una rete di relazioni di fiducia, è abbastanza evidente come l’attuale sistema finanziario non conosca né il concetto di relazione né il concetto di fiducia, soppiantate dalla speculazione a brevissimo termine. Non a caso, la qualità di un titolo finanziario si valuta in base alla sua liquidità, ovvero la rapidità con la quale può essere comprato e venduto sul mercato. Non sorprende, allora, che la questione del debito, patto d’onore tra due controparti, si riduca ad algidi numeri, misure del rischio, valutazioni di collaterali. È importante, e non più scontato, sottolineare due: da una parte il debitore che si impegna a non tradire la fiducia accordata, dall’altra il creditore che si impegna a mettere il debitore nelle condizioni di ripagare o, come si sarebbe detto un tempo, a non comportarsi da usuraio. Ma come si definiscono i termini di un comportamento usurario?

È opinione comune che l’usura si riferisca alla richiesta di un interesse alto, superiore ad una determinata soglia, generalmente stabilita giuridicamente. Non la pensavano così due autori anglofoni del secolo scorso, Hilaire Belloc e Ezra Pound, che, sulla scorta del pensiero aristotelico e tomistico, denunciavano l’illogicità dell’assioma su cui si fonda il moderno sistema finanziario: l’idea che il denaro possa (e debba) necessariamente generare altro denaro, a prescindere dall’utilizzo che se ne fa. I due, conosciutisi nell’Inghilterra degli anni Dieci, pur rimanendo distanti su diverse questioni, scrissero pagine affini sulla funzione della moneta e del credito nel sistema capitalistico. Belloc definisce l’usura non come un alto tasso d’interesse, bensì come un qualsiasi interesse caricato su un prestito improduttivo, ossia incapace di generare nuova ricchezza, o come il profitto derivante dalla mercificazione della moneta stessa. Il denaro dovrebbe infatti funzionare come mezzo circolante atto a facilitare gli scambi multipli e non come fonte di guadagno per il semplice fatto di essere denaro. Secondo Belloc l’interesse diviene, però, legittimo se realizzato come compartecipazione al profitto generato dal credito iniziale mentre diviene usurario se richiesto nononostante tale profitto non si materializzi. Ne consegue che può essere perfettamente legittimo richiedere il 50% della ricchezza generata per mezzo di un prestito produttivo mentre non lo è richiedere un interesse, per quanto basso, sul credito al consumo che erode semplicemente le risorse del debitore senza creare nuova ricchezza. In termini analoghi si esprimeva Pound che definiva l’usura alla stregua di “una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività”. In “Lavoro e Usura” così notava: “Un interesse è dovuto, giustamente, da industrie ed impianti che servono ad aumentare la produzione. Ma il mondo ha perso la distinzione fra il produttivo e il corrosivo. Imbecillità imperdonabile perché questa distinzione fu nota nei primi anni della storia conosciuta. Rappresentare un corrosivo come produttivo è falsificare”. Il corrosivo per eccellenza, coma nota Belloc, sono i debiti di guerra, sostenuti non per potenziare un mezzo di produzione ma per impiegare uomini impegnati ad ammazzarne altri, senza alcuna creazione di ricchezza dalla quale possa essere ragionevolmente estratto un interesse. E, allo stesso modo, sono corrosivi tutti quei debiti contratti da popoli in difficoltà, non per produrre ma per sopravvivere, magari per ripagare altri debiti. È il caso attualissimo della Grecia che ha impiegato circa l’80% dei prestiti della Troika per onorare i debiti pubblici e privati nei confronti di investitori stranieri e istituzioni sovranazionali ma che ha visto crollare il suo PIL del 25% dal 2008 ad oggi.

L’usura, così intesa, è il principio fondante dell’odierno sistema finanziario dal momento che il denaro a credito implica assiomaticamente un interesse, quale che sia il suo utilizzo e la sua capacità produttiva. Oltre che perverso (“contra naturam” come lo definisce Pound nel Canto XLV), il meccanismo è paradossale: nell’era economica in cui si celebra la produttività sopra ogni cosa, profitti abnormi vengono da ciò non è produttivo affatto. Si pensi ai guadagni dei fondi speculativi sui titoli di debito dei paesi sudamericani o ai guadagni legati ai subprime (mutui e crediti al consumo) prima del crac. Guadagni incassati sulla pelle delle famiglie e a danno dell’economia reale. A tale proposito, nel Canto XLV, Pound profeticamente scriveva che “con usura nessun uomo ha una solida casa” e “usura arruginisce l’arte e l’artigiano/ tarla la tela nel telaio” e, concludendo, poneva l’usura quale violazione del sacro: “ad Eleusi han portato puttane / carogne crapulano / ospiti d’usura”.

Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it

Il trionfo di Usura
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VACCINI: UN AFFARE MONDIALE

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in MEDICINA ALTERNATIVA

 
 
di Gianni Lannes

Milioni di esseri umani usati come cavie e diffusione di virus. In base alle stime ufficiali (a livello internazionale) alcune multinazionali sulla pelle dell’umanità e grazie alle connivenze degli Stati e della lobby medica, si spartiscono ogni anno una torta di ben 40 miliardi di dollari. Ecco, perché si negano ostinatamente le evidenze sempre più palesi sui danni collaterali provocati dalla vaccinoterapia, a partire dai neonati. In Italia, l’ultimo sequestro di lotti variati di vaccino influenzale risale a qualche mese fa, ma sempre nel belpaese, l’ultimo scandalo poco noto, è piombato nel tribunale di Roma l’estate scorsa. Infatti, sono emerse gravi irregolarità nella somministrazione delle profilassi impiegate per due malattie veterinarie, ovvero la lingua blu e l’aviaria. Un’indagine giudiziaria coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo: 41 gli imputati. le accuse spaziano dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per l’igiene pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all’abuso d’ufficio. 
 
Il segretario generale del ministero della salute, tale Romano Marabelli, a seguito dell’inchiesta che ha coinvolto anche Vincenzo Caporale all’epoca dei fatti direttore dell’istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, nonché la virologa Ilaria Capua, deputata di scelta civica, si è autosospeso dalle funzioni. I fatti risalgono agli anni 2003-2004. Viene contestato l’impiego di un vaccino prodotto in Sud Africa senza una sperimentazione che ne valutasse gli effetti indesiderati sugli animali e di conseguenza sugli umani. L’attività illegale avrebbe causato la strage di pecore e capre e capre con significativi danni economici. Di qui le ipotesi di un affare segreto, ossia della vendita di virus che coinvolgerebbe aziende e trafficanti. A svelare parte di questo commercio proibito, un manager di un’azienda che ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. Lo stesso, nel 1999 si fece spedire in Italia un ceppo dell’aviaria. L’acquisto ha coinciso con un’epidemia di aviaria proprio nel ’99, esattamente negli allevamenti italiani e di altri paesi europei. 
 

 
Non è tutto. Un’inchiesta Della Procura di Siena ha ipotizzato un danno all’erario di 2,7 milioni di euro: le sedi della Novartis a Siena e ad Origgio sono state perquisite nell’ambito di un’inchiesta del Nas carabinieri che riguardava la fornitura al ministero della salute del vaccino contro l’influenza nel 2009 (ministro Fazio). Su impulso dell’organizzazione mondiale della sanità il governo tricolore stipulò un contrato con la multinazionale per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino, per un costo di oltre 184 milioni di euro. Nel 2010 dopo il passato allarme, il ministero chiese di interrompere la fornitura: per le dosi già acquistate, più di 12 milioni, erano stati spesi 97,6 milioni. Per lo stop la Novartis ha ricevuto altri 19,8 milioni di euro. Interrogato a più riprese in Parlamento, il governo Renzi non ha dato alcuna risposta o spiegazione.
 
Infine, la Glaxo che produce e vende l’esavalente per i bambini, ha ricevuto un finanziamento di 20 milioni di euro, addirittura da chi dovrebbe controllarne l’attività, ovvero dall’Aifa (agenzia di controllo del farmaco) ben 20 milioni di euro.
 
VACCINI: UN AFFARE MONDIALE
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FEDERALISMO UNICA VIA

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, IPHARRA, POPOLI LIBERI

Uno dei fenomeni più interessanti e nello stesso tempo più misconosciuti del panorama politico culturale italiano è stata la ripresa e lo sviluppo del pensiero federalista in stretta connessione con la riscoperta del localismo, fenomeno che ha avuto nell’area padano-alpina un suo laboratorio in stretta connessione ad una sua tradizione municipalista non priva di spinte autonomiste e di grandi pensatori federalisti. Come sostiene Stefano Bruno Galli nel suo Radici del federalismo, questo fenomeno, leghista non solo in senso di appartenenza all’area politica del Carroccio, ma nel senso che ha origini simboliche nell’esperienza medievale della Lega lombarda (federalista e municipalista ante-litteram come sostiene Franco Cardini), ha certamente un respiro europeo. Il modello svizzero, il filone del federalismo integrale,per non parlare di tutta la tradizione federalista e confederalista risorgimentale ne sono un esempio.

Certamente padre del pensiero federalista europeo fu Althusius, autore riscoperto da Alain De Benoist, pensatore di quella che un tempo fu definita Nuovelle droite. E non è certamente un caso che realtà come Terra Insubre, vera e propria avanguardia dell’etnoregionalismo, si sia incontrata col pensatore transalpino e nella sua rivista abbia recensito due saggi imprescindibili per il pensiero federalista e comunitario, che deve porsi come nuovo paradigma metapolitico e di azione movimentista.

Il primo è “L’impero Interiore mito e autorità nell’ Europa moderna e contemporanea”. Consigliando vivamente la lettura dei testi, mi limiterò a riprendere alcuni spunti di questi scritti. Alain De Benoist rintraccia le radici di una cultura federalista europea nell’esperienza delle società tradizionali e nello specifico dell’ Impero. Diversamente dal modello giacobino moderno tendente all’omologazione, l’impero aveva un’autorità spirituale che, soprattutto come nell’ esperienza del Sacro Romano Impero, e del conseguente Impero Austro-Ungarico tendeva ad avere un’articolazione molto pluralistica di comunità organiche. Non a caso nel pensiero di Althuisius si ritrovano questo equilibrio tra unità e diversità di respiro comunitario.

Come non negare che tali esperienze appartengono all’area padano-alpina? Attualizzando tale pensiero, non potremo non vedere come la riscoperta delle piccole patrie in un contesto di Europa “profonda” aperta alla vicina ed euroasiatica ed euroasiatista russa, porti a riscoprire ed attualizzare un orizzonte di un etnofederalismo su grandi spazi, che si pone in alternativa alla omologazione mondialista americanista, eurista, volta, come sostiene Ida Magli, a distruggere la civiltà europea accelerando un lungo declino su cui già all’inizio del secolo breve si interrogava la migliore intellettualità europea , la cosiddetta letteratura della crisi.

Se certamente la “Patria” è la terra dei padri, legata alla carnalità localista, parafrasando Julius Evola è  anche la “nostra idea”, ha una dimensione ideale ed oserei dire spirituale in quanto recupera simbolismi delle nostre tradizioni spirituali. Passando al secondo saggio, strettamente correlato a questo discorso, “Identità e comunità”, la riscoperta delle piccole patrie e dell’identitarismo tout-court è una scelta di vita che guarda ad un orizzonte ben diverso: il comunitarismo corrente di origine nord-americana ma che avuto anche uno sviluppo nel nostro paese, in particolare col prezioso lavoro del circolo il Talebano che ha costruito una solida collaborazione con intellettuali del calibro di Massimo Fini, Pietrangelo Buttafuoco, Diego Fusaro e non a caso Alain de Benoist. Crediamo che tutto il lavoro fatto da associazioni come Terra InsubreIdee per l’Europa dei popoli e altre di questa variegata galassia comunitarista-identitaria come Identità Europea attente alla dimensione localista possa trovare una sintesi e una traduzione in nuove parole d’ordine che difendano con un pensiero all’altezza dei tempi di identità, territorio e sovranità dal momento che la riscoperta delle piccole patrie e delle radici cristiane e del territorio, assumono una portata più ampia di sensibilità indipendentiste  e cristiane e sono coniugabili in una concezione di patria e famiglia di portata più trasversale.

Roberto Priora

Tratto da:http://iltalebano.com

FEDERALISMO UNICA VIA
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UNGHERIA E RUSSIA FIRMANO UN CONTRATTO VENTENNALE PER LA FORNITURA DI GAS MENTRE LA UE ''SCONSIGLIAVA'' LA VISITA DI PUTIN

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

LONDRA - Al contrario dei politicanti di casa nostra il primo ministro ungherese Viktor Orban non ha problemi ad andare contro la volonta' dei parassiti di Bruxelles se questo serve per fare gli interessi del suo paese e quindi non deve sorprendere se pochi giorni fa ha deciso di ricevere con tutti gli onori Vladimir Putin nonostante il parere negativo e la forte contrarietà dell'Unione Europea.

Tale invito e' stato accolto negativamente anche da alcuni cittadini ungheresi per via del fatto che nel 1956 le truppe sovietiche hanno represso violentemente la rivolta dei cittadini ungheresi contro l'allora regime comunista ma i tempi cambiano e Orban sa perfettamente che il suo paese ha un disperato bisogno della Russia e del suo gas e questo e' uno dei motivi per cui il suo governo non ha mai appoggiato la politica antirussa dell'Unione Europea.

Ebbene, tale posizione ha prodotto ottimi risultati visto che l'Ungheria ha rinnovato con la Russia il contratto ventennale per la fornitura di gas che scadeva quest'anno e che permette al governo ungherese di soddisfare il suo fabbisogno di gas naturale e mantenere la promessa di abbassare il costo delle bollette.

I dettagli verranno definiti nei prossimi mesi ma per ora cio' che trapelato e' che tale accordo consentirebbe il prolungamento della fornitura e l'utilizzo di parte della quantità di gas inclusa nel precedente accordo siglato nel 1996 che e' rimasta inutilizzata.

Tale modalità di pagamento sarebbe vantaggiosa per l'Ungheria visto che dovrà pagare solo dopo il reale utilizzo del combustibile.

I mercati finanziari hanno accolto positivamente questo accordo tant'e' che subito dopo essere stato annunciato l'indice azionario di riferimento, il BUX, e' salito dello 0,2% terminando il trend negativo che durava da due giorni.

Al momento, nessuno a Bruxelles ha commentato su questo accordo ma come ha sottolineato diverse volte il primo ministro ungherese non esistono alternative al gas russo e ignorare questo fatto sarebbe pura follia.

E cosi' ancora una volta il governo ungherese dimostra di fare gli interessi dei propri cittadini anche se i giornali di regime vorrebbero farci credere il contrario ma tale campagna denigratoria e' sempre meno efficace visto che la politica antirussa della UE e' stata un colossale fallimento e niente potra' cancellare questa verita'.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.

Tratto da: http://www.ilnord.it

UNGHERIA E RUSSIA FIRMANO UN CONTRATTO VENTENNALE PER LA FORNITURA DI GAS MENTRE LA UE ''SCONSIGLIAVA'' LA VISITA DI PUTIN
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BAD BANK….ALLE SOLITE….

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

povere banche…sempre soccorse ma eternamente sofferenti eppure fremono per un QE da regalare poi ad imprese e famiglie a costo zero…che angeli

Governo e Banca d’Italia hanno messo a punto un documento che ipotizza di affrontare il problema dei prestiti incagliati comprando dal gruppo Intesa la Società per la gestione delle attività creata per il salvataggio del Banco di Napoli. Quest’ultima acquisirà poi una parte delle cosiddette “sofferenze” e cercherà di riscuotere il possibile dai debitori.

Non si prevedono tempi lunghi per una soluzione anche se la normativa da mettere a punto è piuttosto complessa, coinvolgendo anche l’Europa e il problema degli aiuti di Stato..

Un ruolo chiave, sarà svolto da Sga (Società per la gestione delle attività), cioè la società creata nel 1997 per il salvataggio del Banco di Napoli.. Il governo, stando alle bozze del documento su cui lavorano il vicedirettore generale di via Nazionale Fabio Panetta, il consigliere del premier Andrea Guerra e il capo della segreteria tecnica del Tesoro Fabrizio Pagani, intende acquisire da Intesa Sanpaolo – per un prezzo di circa 600 mila euro – l’intero capitale della spa, su cui peraltro il ministero dell’Economia ha un diritto di pegno, e affidarle l’iter della riscossione. Poi verrà lanciato un aumento di capitale (fino a 2,4 miliardi) per consentire agli istituti di credito che cederanno parte delle proprie sofferenze di diventare soci, accanto a Cassa depositi e prestiti, Bankitalia ed eventuali investitori privati.

Ancora da decidere come si procederà a quel punto. La partecipazione pubblica potrebbe fermarsi al 49%, con i privati al 32% e le banche al 19 per cento , con il vantaggio che la Sga resterebbe fuori dal perimetro dello Stato, o salire all’81 per cento rendendo così non necessario l’apporto di capitali privati, considerato “difficile” visto il contesto di mercato.

Una volta decisa e sistemata la struttura dell’azionariato, la società inizierà (con il proprio capitale e emettendo obbligazioni con garanzia statale destinate a investitori istituzionali) ad acquistare una parte dei 180 miliardi di euro di prestiti incagliati che zavorrano i bilanci degli istituti di credito della Penisola. Il criterio di scelta? Per restringere il campo dovrebbero essere considerate “trattabili” solo le sofferenze costituite da debiti di imprese, e unicamente quelle di valore superiore a una soglia minima che potrebbe essere fissata a 300 mila o 500 mila euro. Circoscrivendo così il perimetro, a seconda di dove sarà posizionata l’asticella, a non più di 74 mila o 45mila soggetti debitori

Questa soluzione, per quanto configuri di fatto un aiuto di Stato, secondo gli autori della bozza non incorrerebbe nelle sanzioni di Bruxelles. Perché rientrerebbe tra gli aiuti “compatibili” in quanto destinati a “porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro”.

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Nel silenzio generale, si sta montando la più grande operazione per il salvataggio dei grandi debitori mai vista in Italia. Si tratta di costituire una Bad Bank, cui cedere le sofferenze bancarie dei grandi debitori: quelli che per anni sono stati foraggiati, magari ad occhi chiusi, a suon di milioni di euro, e che ora si trovano in difficoltà per via della crisi.
I consueti amici degli amici, non certo gli artigiani, i commercianti o i semplici cittadini, riceverebbero un inatteso regalone: i loro debiti in sofferenza verranno impacchettati e ceduti ad un apposito Istituto, una “Bad bank” di proprietà consortile tra tutte le banche. Il trattamento di favore sarà riservato solo a loro, ai cosiddetti grandi clienti.
Le banche incasseranno subito l’importo del credito ancora iscritto in bilancio dopo la svalutazione: è denaro fresco, la famosa liquidità messa a disposizione della Banca d’Italia attraverso il Quantitative Easing deciso dalla BCE. Altro che nuovo credito!
Niente paura della “Bad bank”, però: è “cattiva” solo perché comprerà crediti ammalorati, ma non farà la “cattiva” con i grandi debitori. Le banche continueranno a mantenere i consueti rapporti: nessuno li metterà in difficoltà, chiedendo di saldare subito il credito residuo. Tanto meno saranno escusse le garanzie: pagheranno quando potranno, beati loro!
Per i grandi clienti non ci saranno cattive sorprese: niente ingiunzioni di pagamento, niente pignoramenti giudiziari, niente vendite forzate all’asta. La giustizia civile, il giudice della esecuzione, l’ufficiale giudiziario rimarranno solo per i comuni mortali, per i commercianti, gli artigiani. I cittadini che sono in ritardo per una rata di mutuo, magari dopo aver pagato regolarmente per anni ed anni, si troveranno in mezzo alla strada.
E’ per i comuni mortali che i tempi della giustizia vanno accelerati, è nei loro confronti che servono i tempi certi per il recupero dei crediti. E’ qui che il “mercato” deve fare carne di porco: sulla pelle della povera gente, sul sangue di coloro che hanno perso il lavoro o che si trovano con l’aziendina in difficoltà.
Gli spezzapollici sono già allertati. Gli avvoltoi volteggiano silenziosi sulle vittime predestinate. Alla gente comune verrà tolto tutto quello che è rimasto. Ai grandi debitori, no: a loro, verranno concessi nuovi prestiti per ricominciare. Avranno tutto il tempo che serve per restituire il debito residuo, alla Bad Bank.
Basta figli e figliastri! Basta patti scellerati a danno della gente comune. Se la crisi c’è, c’è per tutti.
La Bad bank non ci piace, ma se va fatta, va fatta per tutti.

Guido Salerno Aletta

http://scenarieconomici.it/bad-bank-per-tutti-per-nessuno-guido-salerno-aletta/

Insomma,siamo alle solite….banche,banche,sempre banche….migliaia di miliardi regalati dalla BCE e ora anche lo Stato vuol ripulire i crediti inesigibili di banche private con denaro pubblici:

L’ennesimo regalo alle banche, verso cui lo Stato corre ogni volta in soccorso scaricando come al solito i costi finali sui cittadini contribuenti,una follia…..ma l’efficiente funzionamento del sistema bancario non dovrebbe essere garantito prima di tutto dalle autorità di Vigilanza cui spetta il compito di controllare le banche e il loro corretto operato? Perchè mai dovrebbe intervenire il contribuente a ripulire i bilanci di questi usurai a seguito di scellerate operazioni?

http://www.stavrogin2.com/2015/02/bad-bankalle-solite.html

 

Tratto da: http://davi-luciano.myblog.it

BAD BANK….ALLE SOLITE….
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Tsipras è la continuazione dell’austerity con altri mezzi

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il governo di Alexis Tsipras si è impegnato a rispettare fedelmente i dettami dell’agenda di Bruxelles

di Cesare Sacchetti

Parafrasando Von Clausewitz, potremmo dire che Tsipras è la continuazione dell’austerity con altri mezzi. Il cambiamento che avrebbe dovuto incarnare il leader greco non c’è stato, e l’unico risultato di rilievo che avrebbe segnato una discontinuità dai precedenti governi rigoristi, sarebbe quello di aver aperto un tavolo di trattative. Trattative che allo stato dell’arte attuale non paiono essere mai esistite, dopo la lettera della resa inviata da Varoufakis all’Eurogruppo, e quando fino a pochi giorni fa echeggiava ancora una volta la voce perentoria e arrogante del Ministro delle Finanze tedesco Schauble, che demandava rigore e sottomissione alla Grecia.

 

Il governo di Alexis Tsipras si è impegnato a rispettare fedelmente i dettami dell’agenda di Bruxelles, e i punti cardine dell’economia della desertificazione promossa dall’eurocrazia sono sempre gli stessi: lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, riduzione della spesa pubblica e uno snellimento della macchina statale. E’ noto che i problemi che affliggono le economie degli stati del Sud Europa poco hanno a che spartire con questioni affini a quella della legalità, viceversa c’è un bisogno vitale di aumentare i livelli di spesa, talmente minimi e insufficienti a lanciare politiche anticicliche che hanno reso l’economia greca tisica e incapace di provvedere al sostentamento essenziale dei suoi cittadini. Questo è quello che il buon senso suggerisce, ma la ragionevolezza e le politiche economiche europee non sono solite frequentarsi e pertanto si continua con il massacro di un popolo.

 

Ora l’interrogativo da porsi è perché mai Tsipras e il suo Ministro delle Finanze Varoufakis abbiano accettato di firmare un accordo che li costringe de facto a subire le condizioni dell’austerity e a spaccare il loro partito. Esistono due possibilità: o la manovra di Atene è una tattica dilatoria per rimandare l’appunto inevitabile tra 4 mesi, per poi aprire un nuovo tavolo di trattative e cercare di rinegoziare i termini del debito, e arrivare a quello strappo finale che prima o poi sarà inevitabile; oppure Siryza è quello che nel gergo politichese si definisce gate-keeper, ovvero quelle valvole di sfogo che hanno la precipua funzione di canalizzare il dissenso e il malcontento montante dell’opinione pubblica, e renderlo innocuo e inoffensivo.

 

Non sarebbe quest’ultima una novità nel panorama politico, in passato e ancora adesso assistiamo alla nascita di movimenti con questo scopo, e fino ad ora il “merito” che hanno queste compagini è proprio quello di ritardare o rimandare il cambiamento che l’opinione pubblica reclama a gran voce. Occorre però partire da un dato: l’eurocrazia, Angela Merkel, il rancoroso Ministro Schauble, Mario Draghi e gli altri protagonisti dell’alleanza dell’austerity, non possono e non vogliono essere cambiati e tantomeno potrà farlo il corpulento ministro Varoufakis. Si parla di un progetto e di un disegno economico che non comprende minimamente gli interessi dei popoli, al contrario gli è acerrimo nemico, e per poter voltare pagina definitivamente è necessario rigettare completamente la logica del compromesso.

L’austerity ha causato e sta tuttora causando danni incalcolabili alle economie degli stati membri, e non è più possibile procedere oltre il cammino del rigore. Se non si interrompe quanto prima, scenari di pericolosa instabilità si potranno verificare non solo in Grecia, ma anche negli altri paesi europei, dove il consenso delle formazioni estremiste aumenta costantemente. Ecco perché, l’euro e le regole di bilancio imposte da Bruxelles sono un pericolo per la democrazia, o di ciò che né è rimasto, e se si vuole conservare ancora la possibilità di una nuova collaborazione tra i paesi europei che non sia il frutto delle regole di Maastricht, ma di un nuovo trattato che rispetti le costituzioni nazionali, occorre che Tsipras prepari un piano B (se ancora non lo ha) e pensi seriamente all’uscita dall’euro.

 

In caso contrario i prossimi 4 mesi, vedranno una spaccatura crescente in Siryza, tra l’ala più antiausterity e quella più governativa, a tutto vantaggio dell’unico partito greco che vuole lasciare l’eurozona: Alba Dorata. Ad ogni modo, non si può rilevare la delusione che ha portato Tsipras nelle speranza tradite di molti cittadini greci ed europei, che speravano in uno scatto di orgoglio e nel benservito alla Troika. Ad oggi non è stato così, e non si può constatare con amarezza come sia divenuta una costante delle democrazie contemporanee dell’Europa Occidentale, il tradimento delle promesse elettorali. Ieri la Borsa di Atene ha fatto registrare un rialzo di quasi 10 punti percentuali, lo spread tra i bond tedeschi e quelli greci è sceso a 800 punti base e i tassi di interesse dei titoli decennali greci sono scesi al 8,37%. I mercati festeggiano, il popolo greco continua a soffrire.

Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it

Tsipras è la continuazione dell’austerity con altri mezzi
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IL PD HA CONDANNATO TE E I TUOI FIGLI AL PRECARIATO A VITA

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Eccoci di ritorno, dopo 1 breve vacanza nell’isola interiore chiamata musica (acquisto chitarra elettrica), per puntualizzarvi quella che in Italia è la MADRE DI TUTTE LE PIAGHE: il PD (al potere dal giorno del suo colpo di stato).

Questo informe ammasso di bankster, ladri patentati, guerrafondai e venduti alla mafia del gioco d’azzardo, da quando ha attuato il colpo di stato grazie all’appoggio del centro-destra europeo (Merkel-Sarkozy), è riuscito ad esprimere per il paese una serie di dirigenti che hanno rappresentato il peggio del peggio che mai una nazione possa produrre:

– un gruppo di inetti e incompetenti;

– un governo che si lascia dirigere da funzionari stranieri al solo fine di non incontrare problemi sulla strada dell’occupazione delle poltrone che, normalmente, uno stato dovrebbe offrire ai suoi migliori elementi.

 

Alla loro vittoria hanno fatto seguito le varie sconfitte degli italiani:

– crollo del commercio interno;

– distruzione dei valori immobiliari;

– suicidi ed emigrazione di massa;

– perdita di ogni speranza di un futuro sia per i giovani, sia per gli over 40 che hanno perduto il posto di lavoro.

 

La sconfitta indubbiamente maggiore è quella dei giovani, PRECARIZZATI A VITA:

PD ODIA GLI ITALIANI 1

quando invece il suo responsabile economico sosteneva che la situazione per i giovani sarebbe stata migliore e addirittura meravigliosa:

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Ma si sa, Giuda si vendette per 40 denari, non è stato il primo e oggi scopriamo che non fu l’ultimo!

 

Per poter realizzare una riforma da PADRONI, la Banda Bassotti Italiana ha portato i giovani al collasso occupazionale, facendo addirittura TUTTO QUELLO CHE NE’ TREMONTI NE’ BERLUSCONI EBBERO MAI IL CORAGGIO DI FARE: avvalersi della distruttiva Curva di Phillips!

PD ODIA GLI ITALIANI 2

 

Precarizzare i giovani, distruggere il morale dei quarantenni, massacrare gli artigiani e i liberi professionisti, tartassare la classe media che possiede un appartamento, cosa significa?

 

Che questo partito ODIA I GIOVANI, ODIA GLI ITALIANI E AMA IL POTERE !

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Di fronte a tutto questo immane disastro passano in secondo piano sia l’operato di Marco Travaglio, sia della Guzzanti in versione ANTIBELLUSCONE.

 

Cosa importa alla gente se il CAV si circondava di numerose ANCELLE DELL’AMORE se ora che egli è scomparso i giovani stanno peggio il doppio rispetto al passato?

 

Con la BANDA BASSOTTI al potere si arrivano persino a rimpiangere i tempi di BELLUSCONE! Rendetevi conto della bassezza del livello attuale di civiltà, rendetevi conto della bassezza morale e intellettuale di questi furfanti e buffoni di corte gongolanti per il loro attuale giro di giostra.

 

Avete votato PD? Ora per i vostri figli avete tracciato un futuro simile a quello del tacchino all’approssimarsi del Natale. Siete quarantenni che lavorate in un’azienda un po’ traballante? Pregate Dio perché vi protegga, perché in caso contrario per voi rimane solo la via del suicidio! E non sto scherzando, sapete che faccio parte dell’associazione di volontariato ANGELI DELLA FINANZA. Quello che settimanalmente noto e verifico io, voi non avete la più pallida idea!

 

 

Maurizio Gustinicchi

Socio Sostenitore Lega Nord-Riscossa Italiana-Economia5Stelle

Tratto da:http://scenarieconomici.it/pd-condannato-i-tuoi-figli-precariato-vita/

IL PD HA CONDANNATO TE E I TUOI FIGLI AL PRECARIATO A VITA
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Trattano come Al Capone. Evade 95 centesimi e gli chiudono il bar: e dovrà pagare una multa di 2400 euro

Pubblicato su 25 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

Meno di un euro: 95 centesimi evasi e bar chiuso. L’Agenzia delle Entrate ha incredibilmente multato Paolo Brofferio, titolare del Romeo cafè restaurant, a Carpi. Il bar, aperto da più di vent’anni, dovrà chiudere dal 25 al 27 febbraio e lui dovrà pagare una multa di 2400 euro. E tutto questo per mancata emissione di quattro scontrini fiscali tra il 2007 e il 2012, per un valore totale di 20.50 euro. Davvero surreale.

Sconcerto e delusione si mischiano nelle parole dell’uomo: “Lavoro a Carpi da 23 anni e l’ho sempre fatto nel rispetto delle regole. Ora per 95 centesimi mi trattano come se fossi Al Capone: mettere i sigilli alla porta per tre giorni, precludendo l’ingresso anche allo staff, mi sembra eccessivo”. La Guardia di Finanza ha rilevato le quattro dimenticanze e la legge se non vengono battuti quattro scontrini in cinque anni prevede la sospensione della licenza e dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività da minimo 3 giorni a massimo 6 mesi. Il Resto del Carlino riporta altre parole del titolare:

“In due casi si tratta di clienti che sono usciti dimenticandosi lo scontrino sul bancone, in un altro caso il cliente era uscito a fumare mentre consumava e non aveva ancora pagato. Capisco la lotta all’evasione fiscale e sono d’accordo, ma chiudere un locale per tre giorni con i sigilli alla porta è una pena troppo alta rispetto a quello che è successo. Se avessi voluto evadere le tasse avrei fatto ben altro, non un’evasione di pochi centesimi su qualche colazione”.

Fonte: http://www.today.it/rassegna/95-centesimi-evasi-bar-chiuso.html

Trattano come Al Capone. Evade 95 centesimi e gli chiudono il bar: e dovrà pagare una multa di 2400 euro
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Oscar Farinetti, il guru di Matteo Renzi vende la merda a 8 euro e 90 centesimi a barattolo

Pubblicato su 25 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

C’era la Merda d’artista di Piero Manzoni e c’è la “Real shit” di Oscar Farinetti, il guru di Matteo Renzi. Per chi non lo sapesse, “shit” in inglese è cacca (in verità il termine è volgare, insomma avete capito che cosa significa). Ne segue che, nei suoi lussuosissimi Eataly, si vende “vera mer…”. E’ esattamente ciò che promette l’etichetta: escrementi, o più elegantemente “letame organico di prima qualità”. I vasetti di feci selezionate contengono ciascuno 500 grammi di prodotto.

Il prodotto - Nel dettaglio, Real Shit è fatto con scarti di mucche, cavalle e galline. Roba di qualità superiore, s’intende, e l’etichetta lo mette subito in chiaro. Il prezzo? Otto euro e novanta centesimi a barattolo. Per inciso, il packaging del prodotto ricorda da vicino la Merda d’artista di Manzoniana memoria. La Real Shit è prodotta dall’azienda Dirtyfesto, e sul sito web il titolare spiega: “Questa non è la solita merda. Avrai tra le mani 500 grammi di letame organico di prima qualità, raccolto da me qui in fattoria e fatto maturare per sei mesi neanche fosse un whisky invecchiato. Questa roba contiene abbastanza azoto, fosforo e potassio per dare una botta di vita alle tue povere piante di città. Provalo e mi ringrazierai – o meglio ringrazierai i cavalli e le galline, perché sono loro che fanno tutto il lavoro”.

Il target - Come appare scontato, il prodotto non si rivolge ad agricoltori e contadini, bensì ai più radical chic tra gli amanti del giardinaggio e dell’orticello fatto in casa. Due barattoli delle feci vendute da Farinetti promettono infatti un raccolto simile a quello che si può ottenere in campagna. Infine, viene segnalato come Real Shit sia un prodotto naturale e biodegradabile, senza alcun conservante e senza alcun additivo chimico.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11759837/Oscar-Farinetti–da-Eataly-in.html

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