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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il colpo da maestro di Putin: la Russia recupera i suoi beni in petrolio e gas in mani straniere

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

LA CRISI DEL DOLLARO SPUNTA ALL’ORIZZONTE

In pochi giorni, la Russia ha riacquistato il 30% del suo patrimonio di petrolio e gas, che stava in mano di investitori occidentali, e questo grazie al fatto che il rublo si è deprezzato. I media hanno descritto questa mossa come “l’operazione più incredibile che è stata vista da quando è nato il mercato azionario”.

“La Russia ha fatto una mossa di scacchi inaspettata”, scrive InSerbia. Secondo il portale di informazione, a causa del crollo del rublo, Mosca è stata in grado di recuperare la maggior parte del suo patrimonio, che stava in mano di proprietari stranieri, ed è anche riuscita a ottenere profitti del valore di 20.000 milioni di dollari in pochi giorni.

Lo scorso dicembre il rublo russo ha cominciato a cadere precipitosamente, e giravano voci che la Russia semplicemente non aveva fondi sufficienti. I prezzi delle azioni delle società energetiche russe sono cascate seriamente, e gli investitori hanno cominciato a venderle prima che si deprezzassero ulteriormente.

Secondo quanto spiega il portale serbo, che paragona Putin a un “grande maestro” di scacchi, “Putin ha aspettato una settimana e si è limitato a sorridere nelle conferenze stampa, e quando il prezzo delle azioni è sceso bruscamente, ha ordinato immediatamente di acquistare i beni in mano ad americani ed europei“.

E ora tutte le entrate di petrolio e gas rimarranno in Russia e il rublo crescerà da solo, senza dover spendere riserve di valuta estera e di oro, ha aggiunto il portale. “Gli squali finanziari europei sono rimasti intontiti: in un paio di minuti la Russia ha acquistato a prezzi bassi miliardi di petrolio e gas. “Un’operazione così incredibile che non si era vista dall’apparizione del mercato azionario”, scrive InSerbia.

Nell’ambito geopolitico mondiale il 2015 sarà caratterizzato da una maggiore integrazione dell’Eurasia, mentre gli Stati Uniti si allontaneranno lentamente dalla zona.

Il 2015 sarà testimone di una complessa interazione geostrategica che minerà, progressivamente, l’egemonia del dollaro come moneta di riserva e, soprattutto, dei petrodollari”, afferma il giornalista e analista politico Pepe Escobar in un articolo pubblicato sul portale Sputnik International.

La politica di Pechino, “la superpotenza commerciale pienamente emersa”, sosterrà la strategia a lungo termine della Cina di unificare l’Eurasia con una maggiore integrazione commerciale. Un altro giocatore importante in questo processo sarà l’Iran, che, nel caso che le sanzioni siano mantenute, reagirà in cerca di una maggiore integrazione con l’Asia.

Secondo Escobar l’America e l’UE hanno dichiarato una guerra economica alla Russia, manifestatasi attraverso attacchi contro il rublo e il petrolio. Tuttavia, l’economia russa ha un finanziamento molto più solido rispetto a quella degli Stati Uniti, ricorda l’analista.

Mentre il debito pubblico della Russia è pari a solo il 13,4% del suo Pil, negli Stati Uniti questa cifra raggiunge il 74%, riferisce l’autore. Allo stesso modo, il deficit di bilancio in rapporto al Pil in Russia è dello 0,5%, rispetto al 4% negli Stati Uniti.
“E non dimenticate che la Russia può dichiarare una moratoria del debito e degli interessi colpendo più di 600.000 milioni di dollari”, dice Escobar. “Questo scuoterebbe il cuore del sistema bancario a livello mondiale”, conclude.

Fonte: www.lantidiplomatico.it

Tratto da: informarexreistere.fr

Il colpo da maestro di Putin: la Russia recupera i suoi beni in petrolio e gas in mani straniere
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Arriva la sanatoria sulle spese pazze dei politici locali

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Il 90% dei politici rovina la reputazione del restante 10%: questa frase dell’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger è attuale come non mai in Italia. La reputazione, però, rischia di peggiorare ancora a causa di uno degli emendamenti che fa parte del pacchetto legge sulla riforma della pubblica amministrazione. Il testo fa discutere: in poche parole, i politici locali potrebbero avere ampia autonomia di scelta e diventerebbe difficile, se non impossibile, condannarli a restituire i soldi persi a causa di un loro danno (il cosiddetto “danno erariale”).

Dunque, si tratta di una vera e propria sanatoria sulle spese pazze, spese di cui si sente parlare continuamente. Perché salvare questi politici? L’emendamento si basa su una riflessione particolare: a differenza dei dirigenti, i politici sono chiamati a prendere scelte delicate e difficili, quindi non dovrebbero quasi mai rispondere delle loro decisioni. La sanatoria dovrebbe coinvolgere tante situazioni discutibili, a meno che non vi sia qualche cambiamento nei prossimi decreti attuativi.

Ad esempio, i politici locali non sarebbero responsabili dei contratti decentrati, della firma di accordi in cui si superano i paletti fissati dalla legge, delle nomine fuori regola e persino delle assunzioni illegittime. Bisogna comunque precisare che i politici già godono di un salvacondotto simile, cioè l’esclusione della responsabilità per le scelte che dipendono dal loro ruolo. Con questo emendamento, però, si rischia di farli diventare fin troppo indipendenti.

Tratto da:http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=910807c1379db5c

Arriva la sanatoria sulle spese pazze dei politici locali
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Banche, il governo rispolvera la lavatrice pubblica per i crediti difficili da risuotere

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Il ministro del Tesoro Padoan ha confermato che l'esecutivo sta "esaminando varie opzioni, anche tenendo conto delle implicazioni sulle regole europee sugli aiuti di Stato". Una delle possibili vie da percorrere è la concessione di sgravi fiscali agli istituti più gravati dalle sofferenze. In ogni caso, per aiutarli saranno usati soldi pubblici

 

Sfumata l’ipotesi di concedere una garanzia statale sui crediti “malati” che ingolfano i bilanci delle banche italiane, per consentirne l’acquisto da parte della Bce, torna in campo l’idea di una bad bank. In pratica una società che, usando denaro pubblico, si faccia carico di aiutare gli istituti di credito a sgravarsi dalle sofferenze, cioè appunto i prestiti difficili o impossibili da recuperare. Che a fine 2014 hanno raggiunto la cifra record di 180 miliardi di euro, contro i 125 del dicembre 2012. Domenica il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in un’intervista a Repubblica, ha confermato che il governo sta “esaminando varie opzioni, anche tenendo conto delle implicazioni sulle regole europee sugli aiuti di Stato” e riflettendo in che modo “introdurre degli strumenti che vanno sotto il nome generico di bad bank”. Secondo quanto riporta il quotidiano di largo Fochetti, sul piatto ci sono tre possibilità. Tutte, comunque, basate su un identico pilastro: l’uso di soldi dello Stato come garanzia.

La prima è una bad bank vera e propria, quella a cui, a inizio 2014, pensava il governo di Enrico Letta e che era vista con favore dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco. L’idea – poi il premier si dimise e fu archiviata – era di creare una società veicolo che avrebbe emesso titoli garantiti dallo Stato e acquistato i crediti a rischio, cercando poi di recuperarne il più possibile. Uno schema simile a quello usato nel 2012 in Spagna, dove però l’operazione fu portata a termine con soldi del fondo europeo Esm, a cui contribuiscono tutti i Paesi membri dell’Ue. Nella Penisola, invece, la garanzia sarebbe statale. E le eventuali perdite ricadrebbero sulle casse dello Stato, che dovrebbe risarcire chi ha comprato i bond della bad bank.

La seconda via possibile è quella su cui si sono rincorse indiscrezioni due settimane fa, quando sembrava che l’esecutivo fosse intenzionato a inserire nel decreto per attrarre investimenti stranieri in Italia una garanzia pubblica sui crediti a rischioEscamotage che li avrebbe resi “papabili” per essere acquistati dalla Banca centrale europea nell’ambito del piano di acquisto di Asset backed securities (Abs) lanciato nel settembre scorso. All’ultimo, però, il “pacchetto” sugli investimenti ha cambiato fisionomia e nella versione licenziata dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio quella garanzia non c’è.

La terza strada, scrive Repubblica, è quella a cui sembra far riferimento Padoan quando parla di aiuti di Stato: sgravi fiscali a vantaggio delle banche che hanno in bilancio sofferenze e perdite su crediti. Nessun dettaglio, ma a prima vista sembra qualcosa di molto simile a quell’aumento della deducibilità che l’Abi chiedeva a gran voce già nel lontano 2009, durante l’ultimo governo Berlusconi, all’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Poi però l’attenzione si spostò sui Tremonti bondsottoscritti dal Tesoro per salvare il Monte dei Paschi di Siena. E all’epoca quella dei prestiti in sofferenza non era un’emergenza paragonabile a quella di oggi.

Resta da vedere quale opzione sarà scelta dal governo Renzi. Quel che è sicuro che, come evidenziato dallo stesso Padoan, con 180 miliardi di sofferenze sul groppone le banche italiane hanno una buona scusa per continuare a fare credito con il contagocce. Nonostante l’avvio del quantitative easing di Mario Draghi. Di qui l’esigenza di far qualcosa per rimuovere almeno una parte del fardello.

Tratto da:http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/26/banche-governo-rispolvera-lavatrice-pubblica-per-i-crediti-difficili-risuotere/1370925/

Banche, il governo rispolvera la lavatrice pubblica per i crediti difficili da risuotere
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Golpe in vista, gli Usa si preparano a rovesciare l’Ungheria

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il clima è teso, a Budapest. Non è la prima volta che avvengono proteste contro il governo per le strade della capitale in cui tutti urlano in coro “Più democrazia!” e “Orban, vai via!”. L’ultima dimostrazione ha avuto luogo il 2 gennaio. La prossima è in programma per il 1° febbraio – il giorno della visita di Angela Merkel. Gli oppositori di Viktor Orban dicono di voler mostrare al cancelliere tedesco che gli ungheresi scelgono l’Europa e non l’Asia (intendendo la Russia). Al di là dei fallimenti economici, l’opposizione accusa il primo ministro di “abuso geopolitico” per il suo legame con l’Est, includendo i piani intesi a sviluppare una cooperazione con la Russia e la Cina. La Russia è un importante punto di commercio per l’Ungheria e un partner economico fuori dall’Ue. Entrambi i paesi hanno firmato un accordo sulla struttura generale delle due nuove unità da costruire dell’impianto di energia nucleare Paks situato a 100 chilometri da Budapest. L’impianto è responsabile del 42% dell’energia totale prodotta nel paese.

L’Ungheria ha firmato un accordo dal credito di 10 miliardi di euro con la Russia per un potenziamento di Paks. Per la restituzione del prestito è stato stabilito un periodo di 21 anni. Dall’inizio l’Ungheria prese una posizione molto cauta riguardo Viktor Orban potrebbe essere rovesciatoalle sanzioni contro la Russia imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Secondo Orban, l’Europa «si è tirata la zappa sui piedi da sola» con le misure punitive. Il primo ministro ungherese ha appoggiato il South Stream. Ha espresso il suo pentimento riguardo al fatto che il progetto di conduttura del gas sia diventato preda dei meccanismi geopolitici in atto. Ha criticato duramente l’Ue: ad esempio, ha affermato che «il progetto che chiamiamo Unione Europea è in fase di stallo». Da fedele cattolico e padre di cinque figli, rifiuta la libertà di rapporti sessuali non tradizionali diffusi in Europa e si dichiara a favore dei valori della famiglia tradizionale.

Gli Stati Uniti non ci hanno messo tanto a rispondere. Il senatore John McCain ha detto che l’Ungheria è un «paese importante», in cui Orban ha concentrato troppo potere nelle sue mani. Successivamente, a sei individui ungheresi presumibilmente coinvolti nella corruzione e vicini al primo ministro, è stato vietato di entrare negli Stati Uniti. La riconciliazione di Budapest con Pechino ha causato una reazione negativa da parte di Washington. L’Ungheria è una zona strategica per la collaborazione tra Cina ed Europa, affermò il ministro degli esteri cinese Wang Yi quando incontrò la controparte ungherese Peter Szijjàrtò in ottobre. Budapest è la zona del Centro Europa più interessata dagli investimenti cinesi (attorno ai 4 miliardi di dollari). Il ministro degli esteri della Cina pose particolare attenzione sul fatto che il legame di Orban con l’Est corrisponde perfettamente alla diplomazia cinese “New Silk Road”. Il ricavo derivato dal commercio tra Cina e John McCain, specialista dei "regime change"Ungheria è aumentato di 6 volte. Washington ha quindi deciso che Budapest stava andando fuori controllo e non stava rispettando le regole stabilite per i membri della comunità euro-atlantica.

I leader del movimento di opposizione al governo hanno affidato le loro speranze a Gyurcsàny Ferenc, il leader della cosiddetta Coalizione Democratica, che non ha mai cercato di rovesciare l’attuale governo: «Se questo regime non viene rovesciato, prima o poi ci seppellirà con sé», ha affermato. «La democrazia parlamentare ungherese è morta, tutto ciò che ci rimane è democrazia e resistenza diretta», disse alla festa post-conferenza tenutasi a Budapest a novembre. L’incaricato d’affari statunitense in Ungheria, Andrè Goodfriend, fu visto tra i rivoltosi. Quando gli fu chiesto un parere riguardo ai 6 ungheresi a cui fu vietato di entrare negli Stati Uniti, rispose che troppe persone appartenenti al partito di Orban erano coinvolte nella corruzione. Secondo lui, questo avvenimento ha avuto un impatto del tutto negativo sulle relazioni tra Stati Uniti e Ungheria. Gli organi di stampa occidentali affermano apertamente Goodfriend, l'uomo Usa a Budapestche l’Ungheria potrebbe seguire l’Ucraina e affrontare un cambio di regime vista la propensione di Orban in senso dittatoriale, vedendo abusi di potere diventare una moda allarmante.

La Germania aspira a una supremazia regionale nell’Europa centrale e orientale. Quando si tratta dell’Ungheria, infatti, la Germania gioca a tutt’un altro gioco. Forse la visita di Angela Merkel in Ungheria il 1° febbraio diventerà un passo in più per realizzare quel tipo di politica. La dottrina dell’Atlantismo che prevale negli Stati Uniti e in Europa ha fatto in modo che i paesi dell’Europa centro-orientale – Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Serbia, Slovacchia – stessero lontani dalla cooperazione dell’Eurasia, nonostante la convenienza fosse più che ovvia. Questi Stati devono allineare le loro attività all’obiettivo di dominio statunitense in Europa. La “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (Ttip) è il nuovo strumento per fare in modo che la missione vada a buon fine. L’Ungheria sta per assistere a drammatici eventi, che potrebbero prendere il sopravvento. Né la Nato e né i membri dell’Ue garantiscono agli Stati europei che non ci saranno attentati mirati a rovesciare il governo, in caso vadano oltre i limiti stabiliti per l’indipendenza politica.

(Vladislav Gulevic, “Ungheria: è possibile un colpo di Stato stile Ucraina in un paese membro della Ue e della Nato”, da “Strategic Culture” del 10 gennaio 2015, ripreso da “Come Don Chisciotte”).

Tratto da: libreidee.org

Golpe in vista, gli Usa si preparano a rovesciare l’Ungheria
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INSIDER TRADING IN SALSA ITALIANA ?

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

QUALCUNO SAPEVA IN ANTICIPO CHE IL GOVERNO AVREBBE VARATO UN PROVVEDIMENTO SULLE BANCHE POPOLARI, ENORMI SPECULAZIONI

La notizia non è trascurabile: in Borsa, a Milano e a Londra, ben prima di quando il governo Renzi ha annunciato la volontà di trasformare le Banche Popolari italiane in società per azioni, aveva preso corpo una colossale speculazione al rialzo proprio sui titoli azionari degli istituti di credito italiani che sarebbero stati oggetto di questo futuro decisivo cambiamento d'assetto e struttura societaria.

E' evidente che qualcuno sapeva cosa sarebbe accaduto di lì a poco, sapeva cosa si stava per accingere a fare il governo Renzi. E una delle banche che ha maggiormente beneficiato di questa clamorosa speculazione è, con un rialzo del 66% in Borsa, la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, di cui vicepresidente è Pier Luigi Boschi. Non si tratta di una caso di omonimia, è proprio il padre di Maria Elena Boschi, attuale ministro delle Riforme del governo Renzi, fortissimamente voluta proprio dal fiorentino nell'incarico centrale del suo esecutivo.

Ma la signorina Boschi non è solo ministro delle Riforme, è anche direttore generale della fondazione Open che ha ricevuto negli ultimi 4 anni qualcosa come 150.000 euro dal signor Serra.

Serra, chi?

Davide Serra, amico intimo di Matteo Renzi, e soprattutto proprietario del fondo speculativo "Algebris" con attività principalmente nella City londinese, dove opera in borsa con alterne fortune, ma con la certezza di svolgere un'attività principalmente legata alle speculazioni azionarie.

Oggi veniamo a sapere che la Consob ha acceso un faro, come si dice in gergo, su una serie di "presunte speculazioni di mercato", che "a Londra avrebbero anticipato il balzo delle Popolari in Borsa successivo alla riforma degli asset societari varata dall'esecutivo italiano".

Secondo quanto siamo venuti a sapere, la Consob sta indagando su rilevanti movimenti sospetti sui mercati finanziari internazionali riferiti a pacchetti azionari di banche popolari italiane - ci dice una fonte.

Anche il Fatto Quotidiano scrive che sarebbero guai seri per l'amministrazione Renzi nel caso in cui tra i vari investitori internazionali attivi sul mercato inglese - che hanno compiuto speculazioni sulle aizoni delle banche popolari italiane - venisse individuato il fondo Algebris di Davide Serra, "amico, foraggiatore nonché guru finanziario del premier".

Il Corriere della Sera invece ha scritto: "Sulla base di convergenti fonti di mercato, alcuni soggetti con base a Londra avrebbero creato posizioni anche rilevanti in azioni delle banche popolari nei giorni e nelle ore precedenti le prime circostanziate indiscrezioni (quindi prima delle 17.30 di venerdì 16 gennaio) sul decreto di riforma che abolisce il voto capitario nelle Popolari, ossia il principio di «una testa un voto» per cui tutti i soci sono uguali a prescindere dalle azioni possedute. Considerando l’effetto dirompente che la notizia ha avuto sul mercato a partire da lunedì 19 gennaio, con rialzi a due cifre di tutte le banche coinvolte, è evidente quanto siano stati abili gli «accumulatori» di pacchetti".

Un modo eufemistico per dire che gli autori di questi "grossi affari" hanno compiuto reati molto gravi, che in Gran Bretagna possono portare a condanne per molti anni di carcere. Si chiama "insider trading" il reato e con questo reato la giustizia anglosassone, come quella americana, non scherza: da 8 a 15 anni di galera, salvo aggravanti.

Giusto per ricordare la rilevanza dei profitti evidentemente illeciti, alla fine della scorsa settimana il Banco Popolare guadagnava il 21%, Ubi il 15%, la Popolare Emilia del 24% e Banca Popolare di Milano del 21%. E non sono titoli che possono avere di questi rialzi con poche azioni vendute e comprate, per ottenere di questi sbalzi sono serviti "milioni di pezzi" (azioni) dice la nostra fonte.

Ma l'impennata più clamorosa l'ha avuta, ripetiamo, la Banca Popolare Etruria e Lazio di cui è vicepresidente Pier Luigi Boschi, il padre del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: +66%.

Ora, poniamo una domanda diretta alla signorina mInistro delle Riforme Maria Elena Boschi: lei, signor ministro, disse qualcosa a suo padre o ad amici di Matteo Renzi circa il provvedimento sulle popolari che era in gestazione? Cerchi di dire la verità, signorina, perchè questa faccenda è molto - molto - seria.

max parisi

Tratto da: http://www.ilnord.it

INSIDER TRADING IN SALSA ITALIANA ?
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Comuni compatti contro gli espropri

Pubblicato su 28 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POPOLI LIBERI

Imprese agricole: l’Unione del Logudoro chiede all’Anci e alla Regione di intervenire sulla ricontrattazione dei debiti 

Comuni compatti contro gli espropri
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Azienda Spanu, ecco la casa dopo il blitz, Videogallery

Pubblicato su 27 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POPOLI LIBERI

Ma è mai possibile che gli italiani ancora sopportino queste angherie ? - C.M.

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Contro il Sistema: "Usura Bancaria"

Pubblicato su 27 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in RIEQUILIBRIO FISCALE

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GIORNATA DELLA MEMORIA: MA PER TUTTI

Pubblicato su 27 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Ci piacerebbe che la “ Giornata della Memoria” fosse veramente tale e ricordasse i milioni di morti di atrocità commesse dai vari popoli contro altri popoli, proviamo a fare un elenco parziale:

a) ci sono 2,5 milioni di morti di neri causa stenti o maltrattamenti durante il loro trasferimento o durante la loro prigionia

b) dal 1774 ai giorni nostri sono letteralmente spariti dalla faccia della terra le tribù pellerossa: i Lenape, Irochesi, MahicanMoicani, gli Cherokee, i Creek, i Fox, gli Yanktonesi, i Sacs, i Monominoo, i Mic-Mac, i Winnobagoo, i Patawatomi, i Delawaico, i Shoshoni, gli Ogibwa, gli Erié, i Pawnee, gli Shawnee, i Tuscarora, i Powhatan, i Penobscot, i Gros-Ventres, gli Algonquini, i Missuri, gli Illinois, i Pamlico, i Catawba, gli Yuchis, i Timicua, i Tarahumarà , i Sciscimèchi, gli Huishols, i Calusa. Dei 5 o 6 milioni di Indiani che vivevano nell'attuale territorio degli Stati Uniti d’America prima della cosiddetta Conquista del West, all'alba del XX° secolo, non ne erano rimasti che 250.000!

c) Lo sterminio di almeno 2 o 3 milioni di vietnamiti nel sud est asiatico

d) Circa 7 milioni di morti ad opera dei Conquistadores in America Latina

e) Gli innumerevoli crimini e massacri avvenuti in Francia nel 1789

f) Di quelli avvenuti in Vandea ad opera del generale Westermann

g) Un milione e mezzo di algerini “ fatti sparire” o semplicemente “ eliminati” tra il 1954 ed il 1962

h) Il genocidio armeno ( 1 milione di morti ) o Kurdo ( più di mezzo milione )

i) I cittadini internati, deportati, “ fatti sparire” – 65 milioni – durante la “ Rivoluzione culturale cinese “ tra il 1966 ed il 1976

j) I ripetuti massacri dei tibetani avvenuti tra il 1959 ed il 1980

k) Tra il 1975 ed il 1978 – 3 milioni di cambogiani sterminati durante la “ rieducazione “ politica voluta ed attuata dai Khmer rossi di Pol Pot

l) 2 milioni di coreani del Nord fucilati o fatti sparire dal terrificante e sanguinario regime di Kim II-Sung

L’elenco, drammatico, non è sicuramente esaustivo, ma se cordoglio ci deve essere, deve essere per tutte le vittime delle atrocità commesse dall’uomo e non può valere soltanto per una parte di umanità.

A cura di Claudio Marconi

GIORNATA DELLA MEMORIA: MA PER TUTTI
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