Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA MONSANTO ASSOLDA MERCENARI

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Finalmente lo hanno fatto: Monsanto ha acquistato la Blackwater, il maggiore esercito di mercenari del mondo

La Blackwater era considerato un servizio di “intelligence” privato che si era macchiato di molti crimini e violazioni di legge, in particolare durante il conflitto in Iraq dove i mercenari della Blackwater erano stati accusati di aver compiuto massacri contro i civili ed aveva operato anche su altri teatri di intervento, in Medio Oriente ed in Africa, a seguito delle forze USA. Questo esercito privato aveva cambiato il suo nome nell’anno 2009. 

Nonostante il suo cambiamento formale, la Blackwater continua ad essere considerata attualmente come il maggiore “contractor” privato del Dipartimento di Stato USA, come agenzia segreta di “servizi di sicurezza” che opera con azioni coperte di attività di terrorismo di Stato che vengono occultate e negate dal governo di Washington.

Alcuni siti di controinformazione hanno denunciato che molti agenti della CIA ed ex militari lavorano per la Black Water o società collegate, che cercano di deviare l’attenzione dalla loro cattiva fama ed ottenere significativi guadagni commerciali. Questi mercenari vendono i loro servizi che vanno dalle informazioni illegali fino alle tecniche di infiltrazione, lobbismo politico, spionaggio ed addestramento paramilitare per conto di governi, banche e corporations multinazionali.

La multinazionale Monsanto non soltanto uccide molte migliaia di persone con i suoi prodotti chimici, ma ne uccide altre anche con colpi di fucile automatico oppure per mezzo “incidenti”. Le sue vittime preferite sono giornalisti indipendenti, attivisti, esponenti politici e chiunque che si ritenga un ostacolo per i suoi piani di espansione.

Luciano Lago
LA MONSANTO ASSOLDA MERCENARI
commenti

POPOLI LIBERI SARDEGNA CONTINUA LA RACCOLTA ALIMENTARE

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

STAMATTINA RIPRENDE LA COLLETTA ALIMENTARE AD ORARIO CONTINUATO DALLE 8,30 ALLE 20,00 PRESSO LD MARKET DI SIMAXIS SS 388 
vi aspettiamo,un piccolo gesto da parte di chi ancora lo può fare,diventa un gesto enorme per chi non ha più nulla.
grazie in anticipo Popoli Liberi

POPOLI LIBERI SARDEGNA CONTINUA LA RACCOLTA ALIMENTARE
commenti

IL DOGMA DEL LAVORO E IL SIGNORAGGIO BANCARIO: SCHIAVI PER SEMPRE

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi. B. Russel

Ciò per cui oggi falsamente si blatera (per lusingare gli animi e cullare il sonno alle teste vuote), è la necessità di un rinnovamento del sistema occupazionale basato su una certa etica del lavoro.
Punto primo, l’introduzione di un regime meritocratico. Il che, per l’appunto, se mai si realizzasse (e non è chiaro quali siano le coordinate del/di merito), sarebbe nient’altro che un nuovo regime, peggiore dell’attuale.
L’unico criterio di scelta attuabile in luogo della raccomandazione, in un sistema produttivo tecnocratico governato ai vertici da potentati monetari e finanziari, sarebbe la totale sottomissione ai dettami produttivi. Chi osasse avanzare dubbi, rivendicare qualcosa o semplicemente biasimare il sistema, non meriterebbe la calda accoglienza in seno agli addendi di questa sommatoria, non sarebbe degno di tanta grazia benefattrice.
Ma questo non è che un punto irrisorio, una variante della questione.

Il problema è chiedersi perché questi infeltriti cadaveri che sgambettano in preda al mito del benessere lavorativo, degli scatti in carriera, plaudano all’inasprirsi di un regime sotto le cui ronde boccheggiano e marciscono da secoli. Perché si sentano entusiasti e lusingati dalle prospettive di una carriera basata sull’obbedienza, sulla dedizione, sullo straordinario, abbacinati dalla prospettiva di una cena col capo o da qualche centesimo in busta paga.
L’uomo, originariamente, è altro. Il suo impiego coatto e quotidiano (pena la fame)  nella catena di montaggio è una mostruosità che andrebbe perseguita con la galera.
Ogni singolo minuto della mia vita buttato al servizio di qualcuno dovrebbe valere, male che vada, alcuni miliardi, indipendentemente dalla mansione svolta. L’uomo dovrebbe avere la possibilità di poter vivere dignitosamente senza lavorare, perlomeno nel senso canonico del termine. Se lo vuole, dovrebbe poter affrontare un qualunque tipo di attività anche se non immediatamente valutabile in termini produttivi e dunque remunerativi. Dovrebbe avere la possibilità di dedicarsi ad una qualche forma d’arte o studio o ricerca senza per questo patire la fame.
Il lavoro canonicamente inteso deve rimanere una mera vocazione personale; non una necessità vitale.

La gente arriva ad osannare il proprio impiego quotidiano menando vanto del monte ore accumulato. Deride e discrimina chi vorrebbe sottrarsi alla tirannia della mercificazione umana bollandolo come scansafatiche. È talmente convinta che il lavoro sia la vita e che quest’ultima vada guadagnata e vissuta lavorando che difficilmente potrà considerare il detrattore qualcosa di più di in parassita. Ignora totalmente che in realtà la schiavitù del lavoro è funzionale agli unici veri parassiti in cima alla piramide. Ignora che questo sistema è semplicemente il peggiore, non l’unico, e che viene mantenuto sano (cioè malato) per scopi ben precisi.
Tutto ciò è talmente incredibile da creare, personalmente, sentimenti contrapposti: rabbia pena biasimo disgusto ironia…

La gente è talmente imbevuta di siero pubblicitario informativo e propagandistico da non essere minimamente sfiorata dal dubbio. E se lo è, il dubbio in causa è un sottoprodotto consentito e ugualmente manipolato dalla stessa propaganda, fisiologicamente vitale per il sistema medesimo. Un simile dubbio sarà sempre e comunque  volto nella direzione sbagliata. Sarà sempre un tassello illusorio dello stesso mosaico che persuade le menti circa una  presunta libertà di critica e di pensiero.
E, come disse Goethe, “non c’è peggior schiavo di colui che è falsamente convinto di essere libero”.
Come se non bastasse questo processo si fonda (ed è possibile) grazie ad ulteriori aberrazioni secolarizzate. Alcune ataviche stratificazioni mentali (che in qualche modo preordinano e bendispongono quello che Jung chiamerebbe inconscio collettivo) consentono questa nemesi ingannatrice: tradizione folclore superstizione religioni dogmi autorità politica e quant’altro.
Pertanto non si tratta di vivere in una illusione globale (metafisicamente intesa); o perlomeno non è di questo che ora si vuol trattare.
Qui è bene comprendere, o almeno scorgere, la portata globale dell’inganno cui più o meno consapevolmente (ma sempre colpevolmente) si soggiace.

Osserva Plotino nelle Enneadi:

Come sulle scene del teatro, così dobbiamo contemplare anche nella vita le stragi, le morti, la conquista e il saccheggio delle città come fossero tutti cambiamenti di scena e di costume, lamenti e gemiti teatrali. (…) Tali sono le azioni dell’uomo che sa vivere soltanto una vita inferiore ed esteriore e non sa che le sue lacrime e i suoi affanni sono un puro gioco. (…) Ma coloro che non conoscono ciò che è serio prendono sul serio i loro giochi e sono giocattoli essi stessi.

Oggigiorno, oltre allo squallore esistenziale dell’uomo medio incapace di sentire intuire meditare un suo valore potenziale, c’è lo squallore del gioco perverso nel gioco. Nella maestria del gioco ordinario della vita e nell’illusione dei suoi dettami, un altro inganno si cela, ben più vile e mediocre del primo. E non è quello cui allude Plotino. Non è quello indagato da Schopenhauer.
Semplicemente non è ordito dalla natura.
Non si è più giocattoli di un gioco universale; ma rottami di un grande giocattolo assemblato da vili giocattolai.
Le menti, perverse e pervertite ad un tempo (dal sistema nel sistema per il sistema), sono arrivate a considerare il lavoro un dovere, un dono, una nobilitazione, una fortuna, una grazia. Il lavoro, la ricerca spasmodica del posto di lavoro, dell’impiego umano sotto il mito del successo e del benessere, è divenuta dogma.

Domanda: riuscirete minimamente, dimenandovi tra turiboli e anestetici, a considerare (non dico scalfire) l’immonda infamia che nel tempo è riuscita a persuadervi di tutto ciò sino a farne oggetto di fede e di culto?
Non posso essere ottimista. Altri dogmi, da milleni, finanche più assurdi e incredibili di questo, permangono in ottima salute. Anzi: il tempo sembra addirittura consolidarli (in grazia del potere che si lascia consolidare nei secoli tra le mani di chi può trarne vantaggio).

La gente deve essere impiegata, il tempo della tua unica vita deve essere spremuto in una occupazione che distolga dal pensare, dal domandare, dal ritrovarsi, dal rendersi conto che in quanto uomo si è potenziali capolavori e che l’infame coercizione al sudore  per la sopravvivenza, per sbocconcellare appena, costituisce l’esatta negazione di quella meraviglia potenziale.
Ed è necessario far credere che quel sudore sia un privilegio che nobiliti la natura umana, che faccia fronte ad esigenze proprie, utili a se stesso, alla famiglia, alla convivenza sociale.
Non si sciopera sacrosantamente in massa per rivendicare il diritto umano a vivere senza lavorare. Si sciopera quando non si ha occupazione, sottomissione. Se non si è bestie da soma si reclama il giogo.

“Il lavoro nobilita l’uomo”… Questo è stato ripetuto, incessantemente. Mentre non può che ottunderlo e debilitarlo.
L’uomo, dovendo scegliere, è molto più vicino alla cicala che alla formica. Quella favola non è una innocente storiella volta a responsabilizzare il bambino sin dalla culla; non nel senso in cui si crede. Semplicemente è volta ad irreggimentarlo.
La scuola non è altro che un campo di concentramento didattico in cui si irreggimentano futuri automi e cadaveri. Sempre più non a caso si parla di scuola e proposte formative per il mondo del lavoro. Le scuole, le università, ti portano in gita nelle fabbriche, nelle multinazionali… Cercano subito di inserirti e inquadrarti nel mondo antietico e seriale del montaggio, del marketing e della predazione continua.
E intanto il mondo produce il triplo rispetto alla domanda. Ma bisogna ancora lavorare produrre indebitare… non distribuire e godere delle immense ricchezze senza dilaniare il pianeta. Tra disboscamenti di proporzioni inaudite, sfruttamenti intensivi del territorio, avvelenamenti derivanti da putrescenti industrie zootecniche, il 70% della produzione mondiale di cereali serve ad ingrassare le carni medicalizzate di ovini e bovini che a loro volta marciranno tra le carni medicalizzate e intossicate di tanti bipedi onnivori. La metà di quella percentuale basterebbe a scongiurare la fame nel mondo.

Si lavora per sottostare al peggiore regime schiavistico monetario mai concepito, in favore (volendo risalire ai vertici) di pochi banchieri settari.
Miliardi di persone lavorano per accentrare ogni potere nelle mani di costoro mantenendo le famiglie degli stessi nel lusso più sfrenato e perpetuando ogni loro privilegio e potere di generazione in generazione.
Migliaia di persone chiedono soldi a questi signori indebitandosi sino al collo per della carta inesistente, creata dal nulla, impegnando finanche il sudore dei padri affinché, con una nuova vita di  fatiche e sudori restituiscano pezzi di carta (questa volta reali giacché intrisi di martirio personale) a chi non elargì nulla, e, soprattutto, nulla di proprio.
Ma la gratitudine, per essere veramente tale, non potrà prescindere dal corrispondere, sotto forma di interessi, qualcosa in più rispetto al nulla elargito. E se mai si volesse essere talmente sconsiderati da negare quella gratitudine, la Giustizia interverrebbe nel rendere l’inadempiente perseguibile ai sensi di legge.

Beni e immobili acquisiti con decenni di duro lavoro (preventivamente ipotecati da solerti banchieri in grembiule e compasso), magari di famiglia da generazioni e con un inestimabile valore affettivo di fondo, andranno pianificatamente ad ingrassare l’ingente patrimonio reale di certi gloriosi “Cartelli“.
In più è giusto che il reddito proveniente dalla schiavitù sia ragguardevolmente tassato. E non per quei pochi penosi servizi che lo stato concede in contropartita; ma per pagare gli interssi sul debito eterno, inestinguibile, costituito da carta straccia.
In sostanza si tratta di drenare risorse al cittadino durante tutto l’arco della sua squallida vita lavorativa per restituire denaro ai banchieri centrali sovranazionali, consentendo così la perpetuazione di una truffa mondiale basata sul debito. Il tutto sotto la tacita connivenza dei governi e dei loro rappresentanti, semplici camerieri e burattini del sistema, veri e propri esattori in nome e per conto dei grassi paperoni internazionali.
Non a caso Thomas Jefferson ebbe a dire: “Credo sinceramente che le istituzioni bancarie col potere di creare ed emettere moneta siano più pericolose per la libertà che eserciti in armi”. Senza mezzi termini invece Henry Kissinger: “Chi controlla il denaro controlla il mondo”.

A chi dunque impone di elemosinare prestiti ed ha la benevolenza di concederli nominalmente affinché si abbia l’onore di lavorare dovendo un domani ricambiare col denaro e la vita qualcosa in più del nulla dato, sii grato ed obbediente: è per te che stai lavorando! L’impiego è la tua vera natura, il senso ultimo della tua esistenza, l’intima elevazione mentale e spirituale cui l’uomo può ambire.
Se non ci credi basta che ascolti chi dal pulpito rappresenta i tuoi interessi, chi predica e combatte ogni giorno per la tua dignità e realizzazione.
Forse il tuo Presidente della Repubblica non esorta ogni giorno in tal senso? Non conferma essere la dignità primariamente nel lavoro? Non lo hanno per questo scritto e sancito nel primo articolo della Sacra Costituzione? Non lo ripete forse anche il Sommo Pontefice dall’umile Loggia ecclesia in S. Pietro?
Non vorrai certo mettere in dubbio la parola di due infaticabili lavoratori o addirittura quella di Dio sceso in terra!? O vorresti che i banchieri di Dio cessassero il riciclo di capitali provenienti da traffico d’armi droga e malavita?

Il Signoraggio è il Signore Dio tuo.
Ormai non si tratta più di scoprire che la democrazia è una finzione, un lugubre gioco di facciata. Nemmeno si tratta di biasimare l’egemonica tirannia delle plebi. Sono le plebi ad essere, sia pure colpevolmente e vocazionalmente, tiranneggiate. I cenacoli politici non sono che un medium tra le plebi e l’elite, un diversivo che scongiuri lo svelamento. Elezioni, candidature, partecipazioni alla vita pubblica, referendum… tutto si risolve in belletto, maquillage d’accatto.
Corporazioni, banche ed alta finanza. Questo è ciò che si nasconde dietro le quinte della cronaca e della storia ufficiale. Ma la storia non solo è da riscrivere: è da cancellare. Esimi studiosi ancora brancolano nel buio. Ottusi accademici ancora emendano e revisionano storielle all’interno del medesimo inganno, concedendo varianti al loro sonno.
Banche centrali, Banca mondiale, Onu, Council on Foreign Relations, Nato, Commissioni Trilaterali, Bilderberg Group, FMI, OMS, Fratellanze…
Oramai non esistono più nemmeno i governi.

Se dunque devi essere occupato per raggiungere il tuo scopo, perché interrogarti? Hanno già tutte le risposte, e le offrono senza che tu perda tempo a cercarle. L’essenza della bestia/uomo è nel lavoro, non nel domandare. È nell’identificarsi con esso, nel pensare con esso, nel misurarsi e valutarsi per esso e con esso.
Per raggiungere questo autentico grado di consonanza con il tuo essere uomo, non hai che da faticare (otto dieci anche dodici ore al giorno), almeno sei giorni su sette.
E per non distoglierti da questa illuminata consapevolezza, nell’unica giornata d’aria concessati inonda gli stadi gli altari le piazze i negozi i dopolavori… Frequenta i tuoi pari e sbadiglia insieme a loro. Tanti più sarete, tanto più lo sbadiglio diverrà contagioso.
Ma se, dopotutto, comprensibilmente, sarai stanco, resta pure a casa… senza troppo pensare, senza troppo distoglierti dal torpore necessario alla mente, al domani denso di nuove fatiche e doveri. Basta che il dito intervenga ad illuminare uno schermo dove è possibile (anzi indispensabile) mirarsi vezzeggiarsi cullarsi per poi, finalmente, dormire… ancora russare e dormire.
Un’ultima premurosa raccomandazione onde evitare che tu incorra in spiacevoli sanzioni. Non dimenticare, prima di coricarti in un misero e pignorabile loculo domestico, di caricare la sveglia sul far dell’alba.
Non, sia chiaro, per godere del suo impareggiabile magistero cromatico; ma per correre a sudare il tuo pane quotidiano.
Questo è l’unico mistero eucaristico, ed ogni giorno si rinnova: la carne (la tua carne) diventa pane; il sangue, vino.

Articolo di Antonio Perrotta

Fonte: www.nexusedizioni.it

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

IL DOGMA DEL LAVORO E IL SIGNORAGGIO BANCARIO: SCHIAVI PER SEMPRE
commenti

Suicidi per crisi economica: casi in crescita in tutta Italia, raddoppiano tra i disoccupati

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Nei primi 9 mesi di quest’anno in Italia sono cresciuti del 59,2% i suicidi per cause economiche. E per la prima volta, da quando Link Lab, il Laboratorio di Ricerca Socio-Economica della Link Campus University ha istituito l’Osservatorio suicidi per crisi economica (2012), il numero maggiore di vittime si concentra tra i disoccupati e non tra gli imprenditori. L’aggiornamento dei risultati monitorati dall’Università romana decreta una vera e propria escalation degli episodi tragici, con 164 vittime da gennaio a fine settembre 2014 (lo scorso anno nello stesso periodo erano 103), che portano a 402 il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita per motivi economici dal 2012 a oggi. “La crisi economica è sempre più elemento disgregatore e fonte di squilibrio sociale – ha detto Nicola Ferrigni, sociologo e direttore di Link Lab –; ciò che emerge da questi dati è anche la fotografia di una società sempre più fragile e smarrita, che porta le persone a sviluppare una sorta di consapevolezza per cui non è più possibile contare su alcun aiuto reale. Si è affermato – ha aggiunto Ferrigni – un sentimento di esclusione, di separatezza e di frattura del corpo sociale, come se non ci fosse nessuno che prevenga, sorvegli o quantomeno proponga una soluzione a problemi economici considerati oramai insormontabili”.

VITTIME, SI ABBASSA L’ETÀ MEDIA. PIÙ DISOCCUPATI CHE IMPRENDITORI

Molte le analogie rispetto agli scorsi anni, altrettante le differenze. Gli 82 suicidi tra le persone disoccupate, esattamente il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, hanno modificato per la prima volta la triste graduatoria legata alla condizione lavorativa delle vittime, sino a oggi condotta dagli imprenditori (67 casi nei primi 9 mesi del 2014). Inoltre, se il dramma si conferma investire quasi esclusivamente i maschi (154 uomini, 10 donne), cambia invece l’età di chi ha deciso di togliersi la vita, abbassandosi di oltre 10 anni. Da quanto risulta dall’indagine di Link Lab, il 36,6% dei suicidi di quest’anno riguarda la fascia tra i 45 e i 54 anni, mentre i 55-64enni – che solo lo scorso anno rappresentavano la casistica più frequente – registrano un’incidenza minore anche rispetto ai 35-44enni (22,6%). Da notare infine come tra i disoccupati l’incidenza tra i giovani sia quasi doppia rispetto al dato generale (le vittime disoccupate entro i 34 anni sono il 13,4%, contro il 7,3% dell’intero campione). Dall’inizio del monitoraggio (nel 2012) sono 184 gli imprenditori che si sono tolti la vita per problemi economici, 168 i disoccupati, 35 i dipendenti, 8 i pensionati. Anche quest’anno aprile, mese di bilanci per le aziende, presenta il numero più elevato di suicidi (26), seguito da luglio (24), periodo in cui si pagano le tasse.

IL VENETO LA REGIONE PIÙ COLPITA. NEL NORD EST GLI IMPRENDITORI, AL SUD I DISOCCUPATI

Nell’annus horribilis per le vittime della crisi è ancora il Veneto la regione che conta il maggior numero di casi (26), seguita dalla Lombardia, che è passata da 6 a 21 suicidi e dalla Campania con 19 (erano 10 nello stesso periodo del 2013). Poi Emilia Romagna e Toscana (12), Liguria (11), Marche (10), Sicilia (9), Abruzzo (8), Lazio, Puglia, Sardegna, Umbria (6). Uno dei pochi segnali positivi arriva dal Piemonte che registra un calo dei casi (da 10 a 4). Complessivamente negli ultimi 3 anni si sono verificati 70 episodi di suicidio in Veneto, il 17,4% del totale; a seguire la Campania con 44 casi, la Lombardia con 38, la Sicilia con 32. Considerando le aree geografiche del Paese, si stabilizza il livellamento del fenomeno registrato già nel 2013, non più caratteristica esclusiva del Nord Italia: al Nord-Est (24,4% del totale) si affianca il Sud, in tragica crescita (23,2%), il Nord-Ovest (22,6%), il Centro (20,7%). Se si analizzano i dati relativi ai 3 anni monitorati dal Laboratorio di ricerca socio-economica della Link Campus*, si nota come il numero più elevato di imprenditori e titolari d’azienda si riscontri nel Nord-Est con 62 casi, oltre il doppio dei casi rispetto a Centro (36), Nord-Ovest (35), Sud (31) e Isole (19). Nelle regioni meridionali invece prevale il numero di vittime tra i disoccupati: sono 41 infatti i casi registrati al Sud, contro i 39 del Centro, i 37 del Nord-Ovest, i 26 delle Isole e i 25 del Nord-Est.

TENTATI SUICIDI

Tra gennaio e settembre 2014 è più che raddoppiato il numero dei tentati suicidi rispetto allo stesso periodo del 2013. Sono 89 (79 uomini e 10 donne) le persone che dall’inizio dell’anno hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, a fronte dei complessivi 86 del 2013 (39 i casi nei primi nove mesi dello scorso anno) e dei 48 dell’intero 2012. Negli ultimi 3 anni si sono registrati 131 tentativi di suicidio tra i disoccupati a fronte dei 45 registrati tra gli imprenditori, i 19 tra i lavoratori dipendenti e i 5 tra i pensionati.

Tratto da:http://redazione.borse.it/2014/10/31/suicidi-per-crisi-economica-casi-in-crescita-in-tutta-italia-raddoppiano-tra-i-disoccupati/

Suicidi per crisi economica: casi in crescita in tutta Italia, raddoppiano tra i disoccupati
commenti

Con la deflazione nel sud, Berlino ci guadagna non una, ma tre volte. Vito Lops

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Sul Sole 24 ore di ieri Vito Lops scrive come la Germania guadagni tre volte dalla deflazione dei paesi del sud. Gli ingenui che credono che Berlino farà un passo indietro volontariamente rilanciando la propria domanda interna devono scontrarsi con questa realtà.
 
 
1) Prestando soldi al Sud Europa negli anni in cui l’Eurozona sembrava apparentemente funzionare (mentre però si gonfiava la bolla del debito privato nel Sud Europa) la Germania ha accumulato molti crediti. I saldi Target 2 evidenziano oggi una posizione creditoria per circa 500 miliardi, a fronte di un picco oltre 700 nel 2010. Crediti che sono debiti in particolare di Italia (197) e Spagna (211) (dati a settembre 2014). E’ ovvio che uno scenario di bassa inflazione o deflazione favorisce il creditore che incassa i crediti in moneta buona e non svalutata.
2) La deflazione, la disinflazione o la bassa inflazione favorisce anche i pensionati tedeschi e, in generale, i risparmiatori. A differenza degli italiani, la ricchezza finanziaria in Germania è per larga parte costituita da titoli finanziari, fondi pensione ecc (mentre nel caso degli italiani la componente immobiliare è predominante). Una risalita dell’inflazione penalizzerebbe le attività finanziarie mentre andrebbe a vantaggio di quelle immobiliari. Quindi la deflazione del Sud Europa piace anche a buona parte dell’elettorato tedesco, composto da pensionati e risparmiatori esposti in attività finanziarie.
3)Mentre si impone al Sud Europa indirettamente un aggiustamento tramite deflazione si spinge questa area verso una lenta e inesorabile deindustrializzazione. Questo significa che il Sud Europa rischia di diventare in futuro sempre più un’area da mercato di sbocco (per quanto con risorse via via decrescenti per importare) per i prodotti del Nord Europa, piuttosto che un’area industriale competitiva. Avere un mercato di sbocco vicino va a vantaggio della Germania, che genera il 51% del Pil dalle esportazioni.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Con la deflazione nel sud, Berlino ci guadagna non una, ma tre volte. Vito Lops
commenti

Tribunale penale internazionale per la Chevron: crimini contro l'umanità

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Le comunità indigene dell’Amazzonia ecuadoriana hanno portato la Chevron davanti al Tribunale penale internazionale accusando la multinazionale di crimini contro l’umanità perché si rifiuta di bonificare la devastazione provocata nella foresta.

I rifiuti ripetuti della Chevron di bonificare ed eliminare la contaminazione tossica della foresta amazzonica ecuadoriana costituiscono un attacco alla popolazione civile e, come tale, questo crimine deve essere oggetto di inchiesta da parte del Tribunale penale internazionale: lo sostengono le comunità indigene impattate dalla devastazione e dall’inquinamento provocato dalla società petrolifera americana. «Nel contesto della legge sui crimini internazionali, la decisione presa dal Ceo di Chevron, John Watson, ha deliberatamente mantenuto e alimentato l’inquinamento ambientale che minaccia la vita delle persone della regione orientale dell’Ecuador» afferma la requisitoria inoltrata al Tribunale internazionale dal procuratore capo Fatou Bensouda nei giorni scorsi in rappresentanza d circa 80 comunità per complessive decine di migliaia di persone.

 

 

Nel 2011 questi villaggi avevano già ottenuto una vittoria davanti alla corte dell’Ecuador contro la Texaco (acquisita dalla Chevron nel 2001) per l’inquinamento tossico provocato nel lago Agrio in una regione del nordest tra il 1964 e il 1992, contaminazione che aveva provocato emergenze di salute pubblica e devastazione ambientale, oltre a un aumento dell’incidenza di cancro e difetti alla nascita nei bambini dei residenti. L’anno scorso, il Tribunale nazionale ecuadoriano ha confermato il verdetto ma ha dimezzato la multa portandola da 18 miliardi di dollari a 9,5. La Chevron si è ripetutamente rifiutata di pagare quei 9,5 miliardi e ha anche provveduto a smobilitare diverse sedi in Ecuador per sottrarsi alle rivendicazioni di pagamento. I reclamanti definiscono questa condotta «attacchi collaterali multipli contro la sentenza e gli avvocati che rappresentano i villaggi colpiti». Dopo anni di battaglie legali, le comunità intossicate non hanno avuto ancora nessun risarcimento. «Le condizioni di salute oggi delle comunità agricole e indigene delle zone orientali sono pesanti» sostiene il procuratore. «I danni, che sono stati documentati e confermati da innumerevoli ispezioni, hanno conseguenze gravi, l’acqua è contaminata, aumentano i casi di cancro, si riducono gruppi etnici, certi villaggi vengono abbandonati oltre a molto altro che viene qui descritto» aggiunge il procuratore nella sua requisitoria. La richiesta è quella di ritenere questi danni sistematici come crimini contro l’umanità. «È sconcertante vedere che malgrado siano stati utilizzati tutti gli strumenti giuridici possibili, per la Chevron, società petrolifera americana dai profitti miliardari, ci sia ancora sostanziale impunità; tutto ciò sebbene siano evidenti i crimini commessi contro popolazioni vulnerabili» ha detto Pablo Fajardo, avvocato portavoce delle comunità impattate.

Tratto da:http://www.ilcambiamento.it

Tribunale penale internazionale per la Chevron: crimini contro l'umanità
commenti

L’Ungheria minaccia di uscire dall’Unione Europea

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

 

Di: Mikhail Sheinkman

 

László Kövér, speaker del parlamento ungherese, ha fatto capire che se Bruxelles indicherà all’Ungheria come va governato il paese, l’Ungheria può abbandonare l’Ue. È già il secondo paese che minaccia di uscire dall’Ue. È possibile parlare ormai di una tendenza?

Nell’Ue è difficile trovare altri Stati tanto dissimili fra loro. La Gran Bretagna è un veterano, l’Ungheria è un “coscritto”. La Gran Bretagna è un donatore, e lo scandalo scoppiato tra Londra e Bruxelles è dovuto appunto al fatto che Bruxelles ha chiesto alla Gran Bretagna contributi supplementari. L’Ungheria non ambisce affatto al ruolo di donatore. La Gran Bretagna si esprime per l’irrigidimento delle sanzioni antirusse, mentre l’Ungheria ne soffre forse più della Russia stessa.

In altre parole, l’Ungheria e la Gran Bretagna sono due casi limite. Se quello che le unisce ancora nell’Ue è l’intenzione di uscire dall’Unione Europea e i dubbi in merito alla solidarietà europea, allora si può dire che questi paesi sono arrivati al limite. Anche se è vero che la stessa Ungheria, malgrado tutti i suoi buoni sentimenti nei riguardi della Russia, non revoca la propria firma sotto il cosiddetto terzo pacchetto di sanzioni e non si rifiuta di rafforzare la NATO con un centinaio di militari ungheresi inviati in Lituania, arrivati ieri nell’ambito della nuova dottrina militare della alleanza per la garanzia della sicurezza dei Paesi baltici.

L’Ungheria non è convinta che l’Ue sia capace di difenderla. Bruxelles non ha fatto niente per proteggere l’Ungheria davanti agli USA e, quindi, ha fatto il gioco degli americani nel tentativo di punire l’Ungheria. Tutti si rendono, infatti, conto che le accuse di corruzione contro una serie di altolocati funzionari unheresi servono solo da copertura. Ciò in primo luogo perché la corruzione in Ungheria non supera il medio livello europeo. In secondo luogo, questi fatti di corruzione non sono stati nemmeno provati.

È invece ovvia l’intenzione del premier Orban e del suo team, malgrado le pressioni esercitate, di mantenere i rapporti con Mosca. Pertanto, stando ai politici ungheresi, i tentativi di punirli per questo rappresentano un’ingerenza negli affari non solo esteri ma anche in quegli interni. Lo speaker László Kövér ha fatto capire che se Bruxelles indicherà all’Ungheria come va diretto il paese, l’Ungheria può uscire dall’Unione Europea. Il deputato dell’Europarlamento, Thomas Deutsch, molto influente in Ungheria, ha detto che i valori europei sono "troppo lontani". "Spetta a noi stessi determinare il nostro fututo nell’Ue ", ha detto il deputato.

Già in agosto Viktpr Orban ha avvertito l’Occidente che la Russia rimane il principale partner economico dell’Ungheria fuori dell’ambito dell’Unione Europea: "In politica cio si chiama segare il ramo sul quale stai seduto”. Se è così, allora l’unica possibilità di non cadere insieme con il ramo è saltare giù dallo stesso da solo.

Riuscirà l’Ungheria a farlo? Risponde Vasilij Koltašov, vicedirettore dell’Istituto della globalizzazione e dei movimenti sociali:

Adesso l’Ungheria non ha dove uscire. Ma le sue autorità cominciano, probabilmente, ad esercitare una seria pressione sulla euroburorazia per strappare cedimenti e per ottenere una migliore posizione nell’ambito dellUe. Si tratta ancora di ricatto. Ma l’Ungheria dimostra di essere pronta ad uscire. Questa disponibilità non è fittizia. Tale quadro è nuovo per le élites europee. Ciò vuol dire che tra qualche tempo anche altri paesi dell’Europa Orientale possono occupare questa posizione. Allora l’Ue avrà a che fare con un’opposizione molto più seria alla propria politica. Alla fine avremo in Eurasia un’integrazione assolutamente nuova.

L’Ue può dare all’Ungheria risorse finanziarie attraverso la Banca Centrale europea. Può allargare le possibilità delle autorità ungheresi per il finanziamento della politica sociale, per la legislazione sul lavoro. L’Ue può persino chiudere un occhio sul fatto che l’Ungheria non eseguirà i molteplici memorandum dell’Ue e non peggiorerà ancora la situazione materiale della popolazione. Ma l’Ue non può proporre all’Ungheria lo sviluppo della sua economia. Pertanto le piccole concessioni che le autorità ungheresi riusciranno a strappare alla burocrazia europea non metteranno il punto nella crisi dei rapporti. Successivamente l’Ungheria dovrà lo stesso sollevare la questione dell’uscita dall’Ue. Ma anche la sola dichiarazione dell’Ungheria cambia già la situazione, in quanto dimostra che la crisi economica, la crisi sociale nell’Unione Europea si è trasformata già non solo in una crisi politica ma anche in preludio alla disgregazione politica.

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

L’Ungheria minaccia di uscire dall’Unione Europea
commenti

Paolo Maleddu "la moneta é un documento contabile"

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, ECONOMIA

commenti

Il diossido di selenio nelle scie chimiche

Pubblicato su 1 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Sulla base di recenti ricerche ed analisi condotte in Italia da un chimico che opera nel campo della protezione ambientale, è stato acccertato che, fra gli ingredienti velenosi delle scie chimiche, si deve annoverare pure il diossido (o biossido) di selenio, la cui formula bruta è SeO2 [1]. Il diossido di selenio è un composto dall’aspetto di un solido bianco cristallino. Ha un’ottima solubilità in acqua. Si può formare per combustione del selenio o dei seleniuri, per ossidazione del selenio con acido solforico concentrato e caldo nonché per decomposizione del triossido di selenio. Il composto è solubile in solventi apolari (benzene), mentre in acqua reagisce producendo acido selenioso. Allo stato solido è un polimero la cui catena principale è formata da un'alternanza di atomi di selenio e di ossigeno; allo stato gassoso ha una struttura trimera simile a quella del biossido di zolfo. La sua volatilità a temperature moderatamente alte lo rende adatto ad essere separato dai fanghi anodici dell'elettrolisi del rame: esistono, infatti, processi commerciali di produzione, sfruttando questo metodo. 

Il biossido di selenio è usato come catalizzatore nell’industria galvanica e come materia prima per l’estrazione del 
manganese, notoriamente impiegato come additivo per carburanti aeronautici e non solo. Il biossido di selenio è tossico per inalazione ed ingestione. E’ soprattutto nocivo per gli organismi acquatici. 

[1] I risultati di queste analisi combaciano con quanto evidenziato negli Stati Uniti da vari scienziati, tra cui il Dott. 
Michael Castle

FonteEnciclopedia delle Scienze, Milano, 2005, s.v. selenio 

Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Il diossido di selenio nelle scie chimiche
commenti

Deutsche Bank annuncia perdite di 92 milioni di euro nel trimestre. Qualcuno avverta Draghi...

Pubblicato su 31 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Deutsche Bank ha annunciato mercoledì di aver riportato in questo trimestre perdite nette per un totale di 92 milioni di euro. A pesare sono in particolare le spese legali che deve affrontare la principale banca europea. Lo riporta Business Insider.
 
L'Amministratore delegato, Stefan Krause, è al termine del suo mandato e verrà sostituito da Marcus Schenck di Goldman Sachs nel 2015. La banca ha speso 894 milioni di euro in spese legali nell'ultimo trimestre, portando a 7 miliardi di euro il valore complessivo di multe e compromessi dal 2012. Una cifra incredibile soprattutto se pensate che qualunque problema di ricapitalizzazione dovesse mai avere questa banca "troppo grande per fallire" interverranno i contribuenti.
 
Nonostante questi dati e nonostante la sua esposizione ai derivati pari a 75 miliardi di dollari (più o meno 5 volte il Pil europeo), nel fantastico mondo di Draghi e dei suoi stress test la banca è in perfette condizioni....
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Deutsche Bank annuncia perdite di 92 milioni di euro nel trimestre. Qualcuno avverta Draghi...
commenti

Mostra altro

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200 300 400 500 > >>
Condividi questa pagina Facebook Twitter Google+ Pinterest
Segui questo blog