Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

POPOLI LIBERI ANCORA UNA VOLTA A FIANCO DEGLI OPPRESSI

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

ASSEMINI (CA) EX COMMERCIANTE DI ASSEMINI 
VESSATO DALLO STATO 
AUGUSTO SANTOS MELIS . 
VIA PIAVE 44 . ASSEMINI (CA) CELL 330 552454 

A volte la burocrazia in Italia se non ti ammazza poco ci manca.
Ad Assemini, ormai da un anno non ho potuto pagare l'affitto perché lo Stato non mi permette di lavorare .Ora io mi chiedo "MA QUANTO SI DEVE ASPETTARE ANCORA PER POTER CAMBIARE QUESTE LEGGI VESSATORIE 

E' il dato più importante, l'unico che veramente può darmi una mano sono i soccorritori e tantissime associazioni che da un Anno mi sostengono con tanta solidarietà mentre lo Stato e assente e brancola nel buio .
E' vero che dal punto esterno potrebbe esserci una soluzione ma è altrettanto vero che le autorità chiamate in causa in questa vicenda e le leggi e la burocrazia, che è comunque fatta da uomini che è davvero una lotta contro il tempo che in questo caso si tratta davvero di dare una soluzione a una famiglia .
Tutto questo è davvero assurdo e inspiegabile ad una mente logica e razionale.
Speriamo che le cose vadano meglio e non finisca nella strada . EX COMMERCIANTE DI ASSEMINI AUGUSTO SANTOS MELIS .

POPOLI LIBERI ANCORA UNA VOLTA A FIANCO DEGLI OPPRESSI
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Monsanto occulta le prove della tossicità del RoundUp invocando il “segreto commerciale”

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Natural Society - 26 Luglio 2014 - Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

Parlare dei tentativi della Monsanto per ostacolare la giustizia, impedire la trasparenza ed impedire che la gente ne fermi le lucrose attività nel settore dei semi e degli erbicidi può sembrare una noiosa ripetizione di un tema ormai assodato. Il problema ad oggi è che l’azienda sta assumendo dei comportamenti ancora più dannatamente discutibili: adesso la Monsanto si sta rifiutando di rendere pubblici i risultati di test di laboratorio condotti a St. Louis, Missouri, i quali le hanno “conferito” l’autorizzazione per usare il glifosato in Cina [e da lì nel mondo].

Solo pochi mesi fa, dei volontari della sicurezza alimentare in Cina hanno inviato una richiesta al Ministero dell’Agricoltura perché rendesse pubblici i risultati delle prove che avevano permesso di attribuire il certificato di sicurezza per l’importazione in Cina dell’erbicida RoundUp, prodotto dalla Monsanto e contenente il glifosato. Il glifosato aveva ricevuto il certificato di sicurezza nel 1988, dopo che furono condotte, dalla Monsanto stessa, delle ricerche presso gli Younger Laboratories di St. Louis, Missouri.

La ricerca si riteneva fosse un test della tossicità per esposizione acuta, con dei ratti che ricevevano per via orale il RoundUp per numerosi giorni e dei conigli che ne erano esposti sulla cute. L’azienda aveva sostenuto che l’erbicida non avesse manifestato effetti né agli occhi né sulla pelle, né che ci furono allergie conseguenti. Tuttavia, si è rifiutata di inviare i risultati al laboratorio dei volontari cinesi asserendo si tratti di un “segreto commerciale”.

I risultati di tale ricerca non sono stati resi pubblici in nessun luogo al mondo, ed ancora una volta la Monsanto si rifiuta di rivelarli. Se veramente non si fossero manifestate reazioni negative nei ratti e nei conigli esposti al glifosato, perché non “farsi assolvere” una volta per tutte rendendo di dominio pubblico i dati, magari postandoli sul web in modo che tutti li possano vedere? La risposta penso la conosciamo tutti: se animali semplicemente nutriti con sementi OGM – mais, soia ed altre granaglie – resistenti al glifosato hanno sviluppato dei tumori, cosa sarà dunque successo a quei ratti alimentati direttamente col glifosato?

Ed ancora: perché mai la Cina dovrebbe dare alla Monsanto il permesso per esportare il RoundUp nel proprio Paese basandosi su dei test di tossicità della durata di pochi giorni? Nel frattempo, altri esperimenti sulla tossicità del glifosato (il principale “ingrediente” del RoundUp), sono stati condotti in Europa e Tony Tweedale – il consulente sugli OGM per tossicità e valutazione del rischio –  ha chiesto alla European Food Safety Authority (EFSA) di rendere pubblici altri due studi condotti sul tema. Uno è il test condotto dall’ente di controllo tedesco, studio nel quale hanno valutato una “Accettabile dose giornaliera” [acronimo inglese ADI], di glifosato; nell’altro hanno valutato la tossicità cronica all’esposizione.

La Germania ha raccomandato di rivedere la ADI alzandola da 0,3 a 0,5 mg per kg di peso corporeo al giorno. Noi non crediamo esista una dose “sicura” di esposizione al glifosato dato che la tossina si accumula nel corpo ed interagisce con altri pesticidi ed erbicidi nel causare gravi problemi di salute ed anche l’EPA riconosce che questo potrebbe essere un problema.
Il glifosato, come il DDT per esempio, si muove lungo la catena alimentare e noi siamo esposti a livelli incessantemente crescenti di veleno. La cosa vale anche per altri pesticidi, fungicidi ed erbicidi usati in agricoltura che non si ritrovano solo nelle piante OGM che mangiamo, ma anche nei “consumatori” secondari: bestiame, pesci  ed uccelli.
Nonostante  la richiesta di Tweedale, la European Food Safety Authority si è anche rifiutata di rendere pubblici i propri studi sulla tossicità del RoundUp, asserendo che contengono informazioni commerciali confidenziali.

La Pesticide Action Network (PAN) Europe aveva precedentemente chiesto agli enti di controllo tedeschi di rendere disponibili tutti gli studi a lungo termine condotti sulla tossicità del glifosato. La risposta è stata un altro rifiuto, nuovamente motivato con la riservatezza commerciale.
Sembra proprio che gli enti di controllo di vari Governi del mondo non facciano altro che proteggere l’azienda più odiata al mondo, nascondendo alla gente i veri livelli di tossicità del loro prodotto più “commerciale”.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

Tratto da:http://www.disinformazione.it
Monsanto occulta le prove della tossicità del RoundUp invocando il “segreto commerciale”
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Il professor Padovani spiega il signoraggio in TV (video)

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA, ECONOMIA

Il professor Padovani spiega la truffa del Signoraggio Bancario alla trasmissione “Tempo Reale”. Il video è stato tagliato nelle parti non riguardanti l’argomento.

 
Tratto da:http://www.osservatorioglobale.it
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Matteo Renzi e la giustizia portafortuna

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Matteo Renzi e la sua “cerchia ristretta” sono persone fortunate. E la magistratura pare essere lo strumento prediletto. Dalle primarie che lo incoronarono candidato sindaco di Firenze alla vittoria elettorale. E la storia dei fratelli Manzioni è il corollario del teorema.

Dalle notizie delle ultime ore, si apprende che sia Matteo Richetti (PD), sia Stefano Bonaccini (PD) sono indagati.

Entrambi in corsa alle primarie per la “nomination” a candidato Presidente della Regione Emilia Romagna del dopo Errani (PD, anch’esso indagato).

Il primo, Matteo Richetti, si è candidato contro il volere di Matteo Renzi (da amici a nemici, quindi) e – per la valenza, anche e sopratutto mediatica – probabilmente aveva più possibilità di Bonaccini (che, invece, è l’uomo dell’apparato di Matteo Renzi)  di vincere le primarie.

Questo lo “status quo ante” il massiccio intervento della magistratura.

Le reazioni dell’immediato dopo divergono. Mentre Richetti si ritira dalle primarie (su pressioni di Roma, secondo le prime indiscrezioni smentite dopo alcune ore), Bonaccini tutt’altro.

L’apparato PD brinda alla eliminazione coatta di Richetti, mentre Bonaccini cambia l’immagine del suo profilo Facebook, da “firma per Bonaccini Presidente” (slogan per le primarie) allo slogan elettorale “Il futuro cambia, cambiamo il futuro – Stefano Bonaccini Presidente“.

Fino al momento in cui sto scrivendo questo articolo, quindi, Bonaccini rimane il candidato PD alla Presidenza della Regione Emilia Romagna. Il candidato di Matteo Renzi e dell’apparato PD.

È scavare nella mia anima complottista sostenere che la vicenda mi puzza (e molto)?

Se dovesse essere un risveglio della magistratura, c’è solo da ringraziare Dio e la Madonna prendendo in mano il Rosario, ma se è una faida interna il ragionamento cambia.

Mantre al primo viene imposto il ritiro (addirittura prima  – aveva rifiutato “l’invito”), per Bonaccini non pare ci siano ripensamenti – fino a questo momento – quindi, il “braccio di ferro” lo vincerebbe Matteo Renzi.

Matteo Renzi che è già stato baciato dalla “fortuna giudiziaria” in occasione delle primarie per la sindacatura di Firenze1.

Renzi era Presidente della Provincia di Firenze, un Ente secondario e che non offre la visibilità che per Matteo Renzi è l’ossigeno.

Si apre l’opportunità delle elezioni comunali di Firenze cui Matteo Renzi aspira.

Ma l’esito non è certo. Graziano Cioni (assessore della giunta Domenici (sempre PD. Anzi con tutta la storia dal PCI in poi alle spalle) è un avversario temibile, Anzi, a dirla tutta, con Matteo Renzi non c’è proprio partita.

La somma fortuna di Matteo Renzi consiste in un intervento della magistratura che, a causa di un presunto illecito edilizio, manda in galera Domenici e mette fuori gioco il “corrotto” Cioni.

Matteo Renzi ci metterà del suo, già che c’è. Dimenticando che da Presidente della Provincia aveva anche lui sottoscritto la medesima convenzione (anche se poi, molto opportunamente se ne sfilò come un’anguilla), testimonia contro Domenici e la sua giunta circa la illiceità di quella convenzione.

Domenici si dichiara innocente, si incatena, ma … nulla da fare.

Tutto lo schieramento De Benedetti si mette all’opera. Repubblica martella quotidianamente sulla colpevolezza degli imputati, non mancando di sottolineare che è Matteo Renzi “l’uomo della fortuna”.

Alle primarie Matteo Renzi correrà da solo. E, ovviamente, vince. È il sindaco designato dal PD.

Il PDL (immagino che non sia necessario ricordare che in Toscana il PDL è Denis Verdini, giusto?) gli oppone il portiere della nazionale di calcio Giovanni Galli.

Inaspettatamente, Matteo Renzi – che pure attraverso la Florence Multimedia (sulla quale Alessandro Maiorano ha molto da dire) era in campagna elettorale dal primo giorno del suo insediamento a Presidente della Provincia di Firenze – non vince al primo turno.

Con grave disappunto di Verdini, ovviamente, che provvede a “mollare”, insieme a tutto il PDL, Giovanni Galli.

Sulla vicenda, infatti, lo stesso Giovanni Galli si sfogherà col Fatto Quotidiano.

Matteo Renzi divenne sindaco di Firenze al secondo turno e il resto è storia recente, ma quella vicenda giudiziaria si chiuse solo nel marzo 2013

Non solo con una raffica di assoluzioni perché il fatto non sussiste, ma con la declaratoria della illegittimità dell’arresto di Domenici.

Ma anche il suo “cerchio magico” ha avuto grandi vantaggi dalla Dea Fortuna (assolutamente non bendata).

Avete presente la “vicenda della vigilessa” che, a dispetto dei rilievi della Corte dei Conti, Matteo Renzi volle a Palazzo Chigi quale Capo dell’Ufficio Legislativo (sulla competenza di un Capo dei Vigili Urbani quale Responsabile dell’Ufficio Legislativo di Palazzo Chigi, lascio alla libera interpretazione)?

Antonella Manzione, si chiama.

Anche li si intreccia una bella storia giudiziaria che vede protagonista anche il fratello magistrato.

Anche quella vicenda, dopo aver distrutto la vita politica delle persone coinvolte, si concluse con una raffica di assoluzioni.

Da “noitv.it

Secondo i giudici Massimo Mallegni, il padre Mario, l’ex assessore Alfredo Benedetti, e gli imprenditori Giuseppe Coluccini, Franco Fantechi e Marco Fantechi non hanno mai costituto un’associazione a delinquere per portare a termine delle illecite operazioni immobiliari per il proprio interesse e quello di imprenditori amici sfruttando i canali preferenziali in Comune. Con loro sono stati assolti anche tutti gli altri imputati fra cui l’ex dirigente all’urbanistica Dante Galli e il capo di gabinetto Adamo Bernardi, anche loro arrestati nel 2006.
Dopo 44 udienze e a distanza di sei anni da quel 31 gennaio quando Mallegni e gli altri finirono in carcere su ordine del procuratore capo di Lucca Giuseppe Quattrocchi e del sostituto Domenico Manzione, l’ex sindaco di Pietrasanta e tutti gli altri imputati hanno potuto sorridere.

Domenico Manzione è il fratello di Antonella Manzione

Per farla breve (la storia nei dettagli in due articoli de “ilgiornale.it”. Il primo del 25/03/2006 e il secondo del 20/04/2014):

Antonella Manzione (all’epoca Capo dei Vigili Urbani di Pietrasanta) denunciò, nel 2002, il sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni – che l’aveva cacciata – per molestie e mobbing.

Archiviata quella denuncia, nel 2006 il fratello di Antonella – Domenico Manzione – spiccò mandato di arresto per Massimo Mallegni per abusi edilizi.

Nel frattempo, nel 2003, Forte dei Marmi aveva indetto un concorso per funzionario dei VV.UU. e, ovviamente, Antonella Manzione partecipò.

Arrivò seconda, ma Forte dei Marmi – con “motivazioni surreali” – annulla la procedura concorsuale e attribuisce l’incarico ad Antonella Manzione.

Sarà il TAR a ripristinare la legalità e riassegnare il posto al legittimo vincitore del concorso.

Ma Antonella Manzione è una brava e tutti la vogliono, per cui, nel 2004 era  viceprocuratore onorario a Lucca (la stessa procura dove lavorava – come sostituto procuratore – il fratello Domenico e che aveva ordinato gli arresti del sindaco Mallegni e di tutti gli altri “criminali”).

Quasi dimenticavo!

Domenico Manzione, oltre che sostituto procuratore di Lucca era anche, in applicazione, sostituto Procuratore di Firenze.

Nel settembre del 2008, anche Giuseppe Quattrocchi – fino ad allora Procuratore Capo della Procura di Lucca – si insediò a capo della Procura fiorentina.

Perquisizioni e arresti di Leonardo Domenici e della sua giunta, scattarono a Novembre dello stesso anno.

L’anno successivo, nel 2009, Domenico Manzione verrà promosso e andrà a ricoprire l’incarico di Procuratore Capo ad Alba.

Antonella Manzione, poi, al seguito di Matteo Renzi sindaco, al Comune di Firenze ricoprirà gli incarichi di Capo dei Vigili Urbani e Direttore Generale del Comune (incarichi incompatibili fra loro e contro i quali anche lo stesso PD si oppose).

Continuerà la sua carriera al seguito dell’uomo della provvidenza, Matteo Renzi, approdando a Palazzo Chigi quale “Capo Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi”, luogo nevralgico per l’attività di governo.

Ai rilievi della Corte dei Conti, Matteo Renzi risponde minacciando di rimuovere il Segretario Generale di Palazzo Chigi per sostituirlo proprio con la Manzione.

E il fratello magistrato?

Beh, anche lui ha fatto carriera.

Enrico Letta lo nominò sottosegretario all’Interno in quota Matteo Renzi

Delle righe che seguono, la fonte è Report  con trascrizione originale (Prego di dare una occhiata quanto meno all’inizio del servizio per capire come vengono fatte le interviste da parte dei Tg. Dice Milena Galbanelli: “molto spesso non c’è il giornalista che fa le domande. Li abbiamo abituati così“)

DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
Ma guardi sono un tecnico considerato in quota renziana. Quindi…
BERNARDO IOVENE
In?
DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
Quota renziana.
BERNARDO IOVENE
Quota renziana. Cioè quota di Matteo Renzi?
DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
Esatto.
BERNARDO IOVENE
Ah ecco.
DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
Questo quindi le fa capire come mai io sia arrivato fin qui, nel senso che ci arrivo per
indicazione derivante da Renzi basata su ragioni di conoscenza, di affetto, di amicizia
e di stima personale.
BERNARDO IOVENE
Cioè voi vi conoscete con Renzi?
DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
Sì, sì, certamente.
BERNARDO IOVENE
Per capire, Matteo Renzi che cosa c’entra nella nomina dei sottosegretari? Lei dice io
sono in quota renziana, quindi vuol dire che lui aveva determinate quote.
DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
No, non, no, di quote… in quota renziana vuol dire che vengo considerato… sono stato
indicato al Presidente del Consiglio da Renzi.
BERNARDO IOVENE
Vuol dire che il presidente di Consiglio ha chiesto a Renzi ti spettano tot. persone?
DOMENICO MANZIONE – SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO
No, no, io non so cosa si siano detti il presidente del Consiglio e Matteo Renzi.

Per inciso, in quella puntata si trattava anche del caso Shalabayeva

Ovviamente il sottosegretario Domenico Manzione, fratello di Antonella Manzione (Capo dei VV.UU e direttore generale del Comune di Firenze e prossimo Capo Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi) non ne sapeva nulla, come mai nulla – peraltro – ne ha saputo Angelino Alfano e il resto del Governo Letta.

E Matteo Renzi? Che ne ha fatto di Domenico Manzione?

Domenico Manzione è stato confermato Sottosegretario di Stato all’Interno, ovviamente

Questo è Matteo Renzi. Perdonatemi se non credo agli improvvisi risvegli della magistratura, quando si tratta di lui. Dopo tutto, Alessandro Maiorano denuncia e documenta ben di peggio nei suoi confronti.

Ma la magistratura sembra sonnecchiare, in questo caso.


1Il racconto di tempi.it

Tratto da:http://ilcappellopensatore.it

Matteo Renzi e la giustizia portafortuna
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LE ORIGINI SEGRETE DI ISIS: ISIS è un prodotto della politica estera contorta del decrepito governo degli Stati Uniti

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

infowars
tradusiu

 
L’ISIS, il gruppo islamico militante prima noto come Al-Qaeda in Iraq, che recentemente ha cambiato nome in «Stato Islamico», è l’incubo degli incubi. Sono assassini fanatici senza regole con una sola missione: spazzar via tutti e chiunque, di qualsiasi religione o credenza, per imporre la legge della Shari’ah. Le esecuzioni di massa, le decapitazioni – fin delle crocefissioni – che stanno perpetrando per raggiungere il loro fine sono per loro medaglie al valore, videoregistrate e messe in rete affinché il mondo intero possa vederle. È il nuovo volto del diavolo.

Vi interessa sapere chi ha aiutato questi psicopatici a diventare potenti? Vi interessa sapere chi li ha armati, finanziati ed addestrati? E vi interesserebbe sapere anche perché? La risposta è in questa storia che si comprende meglio se si parte dall’eliminazione di Gheddafi, nel 2011.

La «rivoluzione» libica è stato il primo grosso intervento estero di Obama. Fu spacciata per un allargamento della «Primavera Araba», ed il coinvolgimento NATO fu descritto in termini «umanitari». Il fatto che la CIA operasse attivamente in Libia per aiutare i ribelli a deporre Gheddafinon era un segreto, né lo erano gli attacchi aerei ordinati da Obama contro il Governo libico.Eppure, ben poco si disse sull’identità o sulle basi ideologiche di questi ribelli libici. Cosa logica, se si consideri il fatto che il capo dei ribelli ha successivamente ammesso che fra i suoi combattenti c’erano jihadisti legati ad Al-Qaeda che in Iraq avevano combattuto contro le truppe alleate. 

Riepilogando: questi militanti jihadisti provenienti dall’Iraq erano parte di quello che gli analisti della sicurezza nazionale indicavano di solito come «Al-Qaeda in Iraq». Ricordiamocelo dunque: prima che le cambiassero il nome, l’ISIS si chiamava «Al-Qaeda in Iraq».

Grazie all’assistenza aerea e di intelligence di USA e NATO, i ribelli libici alla fine sono riusciti a catturare Gheddafi e ad ucciderlo per le strade fra cori entusiastici di «Allah Akbar». Per molti di quelli che si erano bevuti la storia ufficiale dei ribelli combattenti per la libertà ed impegnati a realizzare in Libia una democrazia liberale, la cosa ha rappresentato l’inizio della fine delle loro illusioni.Prima che USA e NATO dessero il loro appoggio intervenendo, la Libia era il Paese con il più alto tenore di vita in Africa. Il dato proviene dall’ONU e più precisamente dall’U.N. Human Development Index rankings for 2010. Eppure, negli anni successivi all’uccisione di Gheddafi il Paese è precipitato nel caos, con violenza ed estremismo in crescita esponenziale. Oggi la Libia è considerata uno Stato fallito. Ucciso Gheddafi, gli arsenali militari libici sono stati depredati ed enormi quantità di armi sono state mandate dai ribelli libici alla Siria. Le armi – che includono missili anti-tank ed anti-aereo – sono state fatte arrivare in Siria via Turchia, alleato NATO. Il 14 settembre 2012 ilTimes of London riferiva dell’arrivo della spedizione. (Un’ulteriore conferma inquesto articolo del NYT) Si era a soli 3 giorni dall’uccisione dell’Ambasciatore Chris Stevens, ucciso da un attacco portato all’Ambasciata USA di Bengazi. Fin dall’aprile 2011 Chris Stevens era stato il collegamento fra il governo USA ed i ribelli libici.

Mentre i media ufficiali prestarono grande attenzione al fatto che il Dipartimento di Stato non avesse fornito al consolato una protezione adeguata – e fosse stato lento nel reagire all’attacco – Seymour Hersh, giornalista vincitore di un Premio Pulitzer, ha scritto nell’aprile del 2014 un articolonel quale rende pubblico un accordo «classificato» fra CIA, Turchia e ribelli siriani per creare quello che viene indicato come un «canale segreto» di fatto usato per inviare armi e munizioni dalla Libia, attraverso la Turchia e la frontiera siriana. I finanziamenti furono forniti dalla Turchia, dall’Arabia Saudita e dal Qatar.

Con la morte di Stevens, fu sepolta ogni traccia di coinvolgimento diretto degli USA nella spedizione di armi, e Washington ha avuto la possibilità di continuare ad affermare di non aver mai mandato armi pesanti in Siria. È stato allora che anche i combattenti jihadisti iniziarono ad affluire dalla Libia alla Siria. E non si trattava solo di «bassa manovalanza», molti erano comandanti esperti che avevano già combattuto in molte altre zone. A quel punto, USA ed alleati erano pienamente focalizzati sull’abbattere il Governo siriano di Assad. Come prima in Libia, il cambio di regime doveva apparire come una questione di diritti umani, e così un appoggio aperto iniziò ad integrare quello nascosto. E la crescente presenza jihadista fu tenuta ben occultata.

Ciononostante, via via che i ribelli diventavano più forti, le notizie deicrimini di guerra e delle atrocità che commettevano iniziarono a creare Washington un «certo» problema di relazioni pubbliche e così fu ripetuto sempre più spesso che il sostegno USA veniva dato esclusivamente a quelle che venivano indicate come «forze ribelli “moderate”». Una distinzione che nella realtà è sempre stata priva di alcun fondamento.

In una intervista concessa nell’aprile del 2014, il comandante dell’FSA Jamal Maarouf ammetteva che le proprie milizie conducevano abitualmente operazioni congiunte con Al-Nusra. Al-Nusra è il ramo ufficiale di Al-Qaeda in Siria. Tale affermazione è corroborata da quanto dichiarato dal Colonnello Abdel Basset Al-Tawil, comandante del Fronte Nord dell’FSA in una intervista del giugno 2013 nella quale parla apertamente dei propri legami con Al-Nusra ed esprime il desiderio di vedere la Siria retta dalla legge della sharia. (In questo documento dell’Institute for the Study of War potete verificare le identità di questi due comandanti)


Ribelli moderati? Beh, la cosa è complessa, e non è una sorpresa. Nel 2012 la Reuters riferiva che il comando della FSA era dominato da estremisti islamici, ed il New York Times informava lo stesso anno che la maggior parte delle armi che venivano inviate da Washington in Siria finivano nelle mani degli Jihadisti. Erano due anni che il Governo USA lo sapeva, ovviamente, ma andava avanti e teneva la cosa segreta.

I legami fra FSA ed Al-Nusra non sono che l’inizio; nel giugno del 2014 alla frontiera fra Iraq e Siria, Al-Nusra si è fusa con l’ISIS.

Giusto per riassumere: la FSA lavora con Al-Nusra, Al-Nusra lavora con l’ISIS, gli USA mandano soldi ed armi alla FSA anche se sanno, fin dal 2012, che la maggior parte di quelle armi finisce nelle mani degli estremisti.

A questo punto è più chiaro il contesto ed hanno molto più senso gli attacchi del 2013 con il gas Sarin&nbspSe poi non fosse abbastanza quanto che , ed il premio Pulitzer Seymour Hersh abbiano tutti indicato come responsabili questi «mercenari per conto» USA, aggiungiamo che i ribelli stessiminacciarono l’Occidente che avrebbero rivelato cosa stesse veramente accadendo se entro un mese non avessero avuto armi più evolute.

A proposito, quanto sopra spiega anche perché Washington abbia deciso, a quel punto, che l’obbiettivo successivo sarebbe stata la Russia.

La suddetta «minaccia» fu comunicata il 10 giugno del 2013 e solo nove giorni dopo, curiosa coincidenza, i ribelli ricevettero ad Aleppo la prima spedizione ufficiale di armi pesanti. Dopo il fallimento del secondo attacco al Sarin – anch’esso smascherato e dunque «fallimentare» per produrre quell’appoggio nella opinione pubblica necessario per procedere con gli attacchi aerei – gli USA proseguirono col fornire addestramento ed armi ai ribelli.


Nel febbraio 2014 Haaretz riferiva che USA ed alleati nella regione – Arabia Saudita, Giordania ed Israele – stavano per procedere a dare una mano ai piani dei ribelli siriani e per preparare un massiccio attacco a sud. Stando ad Haaretz, già quattro mesi prima Israele aveva fornito assistenza diretta nelle operazioni militari contro Assad (la pagina è visionabile qui).PBS realizza un articolo
nel quale si intervistano i ribelli addestrati dagli USA nel Qatar: stando a tali ribelli, erano stati addestrati a far fuori i soldati che sopravvivevano agli attacchi. Il combattente, identificato come «Hussein», dice: «Ci hanno addestrato a tendere imboscate ai veicoli del regime e dei nemici ed a bloccare le strade. Ed a come attaccare un veicolo, depredarlo, raccogliere informazioni od armi e munizioni, e come far fuori i soldati rimasti vivi dopo le imboscate».


Quanto sopra è una palese violazione delle convenzioni di Ginevra e va contro le strategie militari convenzionali. Nelle strategie militari convenzionali si preferisce che i nemici feriti rimangano vivi, perché questo finisce per impoverire maggiormente le risorse del nemico. L’esecuzione dei soldati nemici catturati è il tipo di tattica usata quando si vuole seminare il terrore nell’animo del nemico. Casualmente è parte delle procedure operative abituali dell’ISIS.


Un mese dopo tale articolo, nel giugno del 2014, l’ISIS fa il suo tragico ingresso in campo al di là della frontiera siriana in Iraq e prende Mosul, Baiji e raggiunge quasi Baghdad. Internet viene improvvisamente sommersa da materiale video di sparatorie, uccisioni e fosse comuni. E, naturalmente, di esecuzioni di soldati iracheni catturati.


Durante tale operazione vengono catturate grandi quantità di armi ed equipaggiamenti militari americani. L’ISIS si appropria di quantità di mezzi militari, elicotteri, blindati ed artiglieria. Si fotografano, fanno riprese video e le mettono sui social per pubblicizzare quanto stanno facendo. Washington, per qualche strana ragione, non prova nemmeno a FERMARLI.


La dottrina militare americana prevede chiaramente che quando delle forze amiche non possono impedire che equipaggiamenti e forniture militari cadano in mano nemica, queste debbano essere distrutte. In questo caso non è successo nulla di tutto ciò e così si è permesso all’ISIS, senza alcun impedimento, di portare tutto quel prezioso materiale militare fuori dall’Iraq e dentro la Siria. Non occorre sottolineare che gli USA avevano tutti i mezzi possibili per colpire tali convogli, ma non hanno alzato un dito, eppure in quella stessa settimana lanciarono degli attacchi coi droni in Pakistan.


Perché dovrebbero farlo?

Benché Obama giochi a sembrare un presidente debole, indeciso e liberale e benché i guru della destra approfittino di tale immagine e la prendano in giro, si tratta solo di una recita. Alcuni presidenti, tipo George W. Bush, hanno irrobustito la loro immagine soprattutto attraverso un’aggressione militare palese. Obama fa lo stesso, ma preferisce operare in maniera più discreta. La cosa non ci sorprende affatto: è un degno allievo del suo mentore, Zbigniew Brzezinski.Come ormai tutti sanno, uno dei vari «combattenti per la libertà» anti-sovietici finanziati dagli USA era un tal Osama bin Laden. Un’operazione che a questo punto non ha più segreti, né lo sono i suoi effetti collaterali. Ufficialmente il Governo USA ha armato e finanziato i Mujahidin in risposta all’invasione sovietica del dicembre 1979. 


Però, nel suo libro di memorie intitolato: «From the Shadows» [Dalle ombre, ndt], Robert Gates – direttore della CIA sotto le amministrazioni Ronald Reagan e George Bush Senior, e poi Segretario alla Difesa sia sotto George W. Bush che Barack Obama. La strategia ha funzionato: i Sovietici hanno invaso ed i dieci anni di guerra che sono seguiti sono considerati da molti storici come una delle principali cause della caduta dell'URSS.


È un esempio che non solo costituisce un precedente, ma che ci mostra esattamente cosa vediamo succedere in Iraq, Afghanistan comein Siria. È il proseguimento di una vecchia storia. Al-Nusra e l’ISIS sono organizzazioni che discendono, ideologicamente ed operativamente, da quegli elementi estremisti che il Governo USA utilizzava 30 anni fa.

Gli USA sono andati avanti creando un terreno fertile per questi estremisti invadendo nel 2003 l’Iraq. Non fosse stato per il vuoto di potere creatosi con la deposizione e l’uccisione di Saddam, Al-Qaeda in Iraq – nota anche come ISIS – non esisterebbe e se non ci fosse stato il tentativo di Washington di deporre Assad armando, finanziando ed addestrando i gruppi militanti ombra in Siria, l’ISIS non sarebbe stato capace in nessun modo di impazzare in Iraq nel giugno del 2014.

Ma ora che si sentono sempre più forte i tamburi di guerra contro l’ISIS e gli annunci di attacchi aerei contro di loro aumentano… quanto avete appena letto potrebbe sembrarvi contraddittorio. Perché mai gli USA dovrebbero aiutare la costituzione di un’organizzazione terroristica solo per poi attaccarla?

Perché la CIA, nel 1963, ha permesso la salita al potere Saddam Hussein? Perché nel 1980 il Governo USA ha appoggiato Saddam, quando lanciò la sua guerra di aggressione all’Iran, anche se sapeva che usava armi chimiche? Perché gli USA in Afghanistan hanno finanziato ed armato gli estremisti islamici contro i Sovietici?

Se guardate la cosa da vicino, c’è uno schema ricorrente ed è una strategia geopolitica collaudata e convalidata.

L’ISIS è estremamente utile: hanno fondamentalmente fatto il lavoro sporco per conto di Washington, indebolendo Assad. Nel 2014, mentre imedia tenevano l’attenzione quasi esclusivamente su Ucraina e Russia, l’ISIS ha compiuto dei grandi progressi in Siria ed alla volta dell’agosto 2014, controllavano il 35% del Paese. Dato che l’ISIS è fortemente presente in Siria, questo fornisce agli USA il pretesto per entrare in Siria. Prima o poi gli USA estenderanno gli attacchi aerei fino in casa di Assad. Quando lo faranno, gli USA sono già preparati a chiarire che saranno obbiettivi militari tanto l’ISIS quanto il Governo siriano. E qui sta il punto: Washington potrà anche permettere inizialmente all’ISIS di conquistare dell’altro territorio, ma la parola fine è già scritta da tempo.

L’Amministrazione Obama ha insistito ripetutamente che i soldati USA non metteranno piede sul suolo siriano. Ma la verità è che chiunque capisca un minimo di tattica militare sa perfettamente che non si può sconfiggere l’ISIS con i soli attacchi aerei. In risposta ad essi, l’ISIS semplicemente si disperderà e si nasconderà. L’ISIS non è uno Stato, con infrastrutture ed un territorio, che possa essere abbattuto buttando giù qualche palazzo chiave del potere. Si tratta di guerriglieri che si sono fatti le ossa combattendo strada per strada. Se li si vuole indebolire in modo significativo, bisogna coinvolgere le forze di terra, ma anche questa è una causa persa. I soldati USA potranno certamente impegnare per un po’ i combattenti con scontri strada per strada, e potrebbero anche riuscire ad impadronirsi di tutta la Siria e dell’Iraq per un certo numero di anni, ma alla fine dovranno andarsene, e quando lo faranno, non è difficile immaginare cosa accadrà dopo.

I fantocci messi a governare, dagli USA, le differenti nazioni che hanno «sconfitto» negli anni recenti, sono senza eccezione alcuna dei provati incompetenti e corrotti. Nessuno che Washington metterà al potere in Siria sarà capace di mantenerne la stabilità.

Proprio ora, l’ultimo bastione di stabilità nella regione è Assad. Lui è l’ultima occasione che i Siriani hanno per un Governo moderato non-settario, e lui è anche l’unica speranza futura per qualcosa che anche solo lontanamente assomigli ad una democrazia. Se cade Assad, saranno degli estremisti islamici a prendere il potere ed imporranno la legge della shari’ah e faranno tutto quanto in loro potere per diffondere la loro ideologia quanto più potranno.

Se davvero il mondo vuole fermare l’ISIS, c’è un solo modo per farlo:

1. Primo e più importante: il Governo USA ed i suoi alleati devono sentirsi fortemente pressati a tagliare qualsiasi appoggio ai ribelli che stanno cercando di abbattere Assad. Anche se si trattasse di «moderati» – ma non lo sono – il fatto di costringere Assad ad una guerra su più fronti ha come unico effetto il rafforzarli. È una follia.

2. Si dovrebbe dare aiuto finanziario al Governo di Assad, ed equipaggiamento, addestramento ed intelligence perché possa respingere l’ISIS. È territorio siriano, sono gli unici che hanno il diritto di reclamarlo. È ovvio che un tale appoggio non arriverà né dagli USA né da alcun Paese NATO. Ma ci sono parecchi Paesi che hanno un interesse strategico nel prevenire un altro cambio di regime ed un altro focolaio di caos. Se questi Paesi risponderanno prontamente – cioè ora – potrebbero fermare un intervento USA, e finché un tale sostegno non includerà delle truppe straniere, ridurranno al minimo la probabilità di uno scontro ad un livello più serio.

3. Il Governo USA ed i suoi alleati dovrebbero essere condannati pesantemente per le loro fallimentari politiche di cambio di regime e le persone dietro tali decisioni dovrebbero essere perseguite per crimini di guerra. La cosa dovrebbe procedere a livello di singole nazioni dato che l’ONU non ha fatto nulla a parte il permettere l’aggressione NATO. Anche se la cosa non portasse ad un immediato arresto dei criminali, manderebbe un chiaro messaggio. È una cosa che può essere fatta. La Malesia lo ha già dimostrato dichiarando l’amministrazione Bush colpevole di crimini di guerra in contumacia. [Malesia… Malaysian Airlines flight number…]



Ora potreste pensare: «Va bene, le cose stanno così. Ed allora cosa c’entra con me? Anche volendo, non posso mica influenzare una tale situazione». Èuna considerazione comprensibile e diffusa, ma paralizzante. La verità è che invece possiamo influenzare: è già successo e si può ripetere.



Sarò onesto: non sarà facile. Per riuscirci dobbiamo iniziare a pensare strategicamente perché, ci piaccia o no, è come una partita a scacchi. Dobbiamo raggiungere figure influenti: il che vuol dire parlare con emittenti radio locali, direttori di quotidiani o di stazioni TV locali. Vuol dire contattare blogger seguiti, celebrità, figure del mondo degli affari e del Governo. Militari in servizio e giovani che possano essere recettivi. Ma anche solo il tuo vicino, il tuo collega di lavoro: ogni singola persona si aggiungerà a formare la massa critica. Il passo più importante è iniziare a provare.Se siete ancora confusi, incerti, sul perché tutto ciò stia accadendo, guardate questo video che abbiamo postato l’11 settembre del 2012.

 

Tratto da:http://sadefenza.blogspot.it
 

LE ORIGINI SEGRETE DI ISIS: ISIS è un prodotto della politica estera contorta del decrepito governo degli Stati Uniti
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Le riforme strutturali fuffa invocate dai soloni del rigore

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Di: Guido Salerno Aletta

La situazione è molto più seria e grave di quanto non si voglia far credere, non solo in Italia: parlare di riforme da approvare, ormai, è solo un diversivo. In termini marxisti, è sovrastruttura: #tuttafuffa.

Non passa giorno che non si senta parlare della necessità di riforme strutturali: sono leggi da approvare. Prima fra tutte, si invoca la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, poi c’è l’accelerazione della giustizia civile, il riordinamento dell’apparato pubblico, la semplificazione burocratica. La lista completa è nel Programma nazionale delle riforme, allegato al Def: è come ai tempi della programmazione economica, ogni epoca ha il suo Libro dei sogni.

Mentre si discute sul da farsi, si trascurano pericolosamente i mutamenti profondi che sono già avvenuti in questi ultimi tre anni, a partire dall’estate del 2011. Ci sono vere e proprie rivoluzioni strutturali che hanno reso irriconoscibili i comportamenti quotidiani delle famiglie, le loro scelte di lungo periodo ed ancor più le strategie delle imprese. Sono già avvenute e sono ormai difficilmente modificabili: la ripresa economica non c’è stata neppure nell’anno in corso e non potrà esserci neppure nel 2015 e nell’orizzonte a venire, perché ci si rifiuta categoricamente di riflettere sulle conseguenze profonde che sono state determinate dalle recenti decisioni di politica economica.

Cominciamo con le aspettative: tutti, indistintamente, temiamo che il peggio non sia affatto alle nostre spalle. Anzi, il fatto stesso di parlare ogni giorno della necessità di nuove riforme, al di là della patologica “annuncite” che affliggerebbe il Premier Matteo Renzi per sua stessa ironica ammissione, non fa che aggravare il clima di incertezza permanente in cui si vive da anni. Più si parla di estendere il bonus degli 80 euro mensili ai meno abbienti, più si diffonde il timore di altre tasse e di altri tagli alle spese necessari per finanziarla. Il fatto stesso di tenere continuamente aperto il cantiere legislativo, con una continua alluvione di decreti legge, induce tutti all’attesa: fino a tre anni fa, il ritmo era scandito dalla mannaia della legge finanziaria, varata a fine dicembre, e dalle correzioni di metà anno. Ora è tutto un guazzabuglio, tra manovre in anticipo ed aggiustamente rinviati rispetto al Def, il Documento di economia e finanza che viene presentato al Parlamento ad aprile e poi è aggiornato a metà settembre. Il quadro previsionale che lo accompagna si sta dimostrando sempre meno affidabile, soprattutto perché non incorpora le nuove relazioni economiche e finanziarie che caratterizzano la società italiana. Si guida guardando nel retrovisore.

Vediamo analiticamente quali sono stati i profondi mutamenti strutturali introiettati in questi ultimi tre anni. Cominciamo dal pareggio “strutturale” del bilancio pubblico, il primo di tutti gli errori: ci fu richiesto, addirittura in anticipo rispetto agli impegni di consolidamento previsti per tutti gli altri Paesi dell’Eurozona, con la famosa lettera a firma Trichet-Draghi nel luglio 2011, quando i mercati finanziari erano in subbuglio per la tenuta del nostro debito pubblico. Invece di minacciarli, come si fece solo l’anno dopo, con il famoso intervento londinese di Mario Draghi, quando pronunciò le fatidiche parole “whatever it takes”, si pretese l’impossibile dal nostro Paese, facendolo precipitare nella deflazione. Ed è assolutamente inutile puntualizzare, ricordando che in quella lettera si chiedevano tagli di spesa e riforme strutturali: l’intero testo dimostra la assoluta non comprensione dei meccanismi sottesi a decenni di gestione della nostra finanza pubblica italiana.

Eravamo riusciti a ridurre il rapporto debito/pil, ininterrottamente dal 1993 al 2007, attraverso una politica di bilancio fondata su manovre e correzioni “una tantum”: tanto vituperate, quanto idonee rispetto all’obiettivo da raggiungere. Come è noto, lo squilibrio dei nostri conti dipendeva ed ancora dipende dal debito pubblico anormalmente elevato: al netto degli interessi, il bilancio è in attivo, perché si pagano più tasse di quante risorse non tornino all’economia reale sotto forma di spesa pubblica. La politica di risanamento fondata sull’avanzo primario è quindi deflattiva per definizione. Ciononostante, tutti i governi succedutisi fino a quello presieduto da Mario Monti avevano ben chiara la necessità di non far gravare sulla collettività e sull’economia reale il costo della riduzione del debito: per questo motivo, anno dopo anno, si varavano i condoni. Tributari, previdenziali, edilizi, oppure sui capitali portati o costituiti all’estero, tenevano in equilibrio la baracca: a pagare, con forti sconti, erano comunque gli evasori o coloro che non erano in regola con le leggi. Il moralismo è sempre sbagliato, ma in politica è assolutamente deleterio: le manovre “una tantum” erano le uniche coerenti con una struttura del bilancio pubblico finanziariamente, ma non economicamente, squilibrata. Il risanamento strutturale del bilancio pubblico, invece, è stato ottenuto con un aumento generalizzato della pressione fiscale che ha ridotto drasticamente ed irrimediabilmente il reddito disponibile delle famiglie ed i margini delle imprese. Una politica sbagliata, che ha prodotto solo povertà e fallimenti.

Il primo errore fondamentale sta nella tassazione patrimoniale degli immobili, Imu e Tasi, che non attinge alla rendita monetaria effettivamente percepita dai proprietari ma al valore patrimoniale presunto: vengono pagate attingendo ad altri redditi effettivi, stipendi o pensioni che siano. Colpisce pure chi sta ancora pagandosi il mutuo: una idiozia mai vista. Ne è derivato un duplice impoverimento: così come dal punto di vista patrimoniale c’è stato un forte deprezzamento dei cespiti immobiliari, cumulandosi l’effetto della crisi economica generale con quello della nuova tassazione, sotto il profilo economico c’è stata una riduzione strutturale del reddito disponibile. Mentre negli Usa ed in Inghilterra si è intervenuti subito per sostenere il mercato immobiliare, con gli acquisti da parte della Fed delle Abs (Asset backed securities) con cui le agenzie federali cartolarizzano i mutui immobiliari e con la politica di “funding for lending” adottata dalla BoE, in Italia è stato fatto l’esatto contrario: è stato fatto grippare, forse deliberatamente, quello che era un motore della nostra economia.

C’è stata una ulteriore conseguenza strutturale: a valori costanti, fra il 2013 ed il 2006 gli investimenti in nuove costruzioni si sono pressochè dimezzati, passando da oltre 80 miliardi di euro a poco più di 40 miliardi. Sono rimaste pressochè immutate, invece, le spese per manutenzioni ordinarie, che valgono all’incirca 100 miliardi di euro l’anno. E’ quindi chiara la profonda ed ormai strutturale riallocazione del risparmio delle famiglie italiane, sia di quello già accumulato sia di quello di nuova formazione: il settore immobiliare, a dire il vero ipertrofico anche in relazione alla stasi demografica, è stato abbandonato per nuovi impieghi.

La debancarizzazione è così la seconda grande riforma socio-economica in corso, con ricadute pesanti per l’economia reale. La politica dei tassi di interesse particolarmente esigui si è trasformata in una trappola per la liquidità: se la raccolta bancaria complessivamente è cresciuta, visto che quella di pertinenza della clientela nazionale è passata dai 1.513 miliardi di euro di fine 2007 ai 1.718 miliardi di fine 2013, sono invece diminuiti i depositi a medio e lungo termine, passando da 584 miliardi di euro del giugno 2012 a 485 miliardi del giugno scorso, con una contrazione di ben 44 miliardi. Se la minor qualità della raccolta si ribalta sulla potenzialità di erogare prestiti bancari a medio e lungo termine, il dato più significativo è rappresentato dal crollo del credito al settore privato dell’economia, famiglie e imprese non finanziarie: dai 1.682 miliardi di euro del giugno 2012 siamo atterrati ai 1.574 miliardi di giugno scorso. In due anni, gli impieghi si sono ridotti di ben 108 miliardi di euro, pari a circa sette punti percentuali di pil.

Non è solo una questione di credit crunch: è il denaro che non passa più attraverso le banche. E’ significativo analizzare, infatti, l’andamento nettamente positivo della raccolta del risparmio da parte dei Fondi: alla fine di giugno scorso, il patrimonio netto gestito è arrivato a sfiorare i 1.480 miliardi di euro, dato che va comparato con i 1.718 miliardi di raccolta bancaria complessiva da clientela residente e con i 485 miliardi di obbligazioni bancarie. Nel solo primo semestre del 2014, la raccolta netta dei fondi è stata pari a 75,7 miliardi di euro. Risulta chiara la tendenza degli italiani a cercare per il proprio risparmio una allocazione diversa rispetto all’impiego immobiliare o bancario. Il punto cruciale, per l’economia reale, è questo: se le aziende italiane non sono le pricipali destinatarie degli impieghi da parte dei Fondi, il risparmio iltaliano alimenta altri sistemi economici. Ben poco, occorre riconoscerlo con franchezza, possono fare le emissioni dei mini bond e meno ancora serviranno gli acquisti di ABS da parte della Bce: le banche utilizzeranno la liquidità ricevuta per fare del trading sui mercati.

Il punto oggi è che l’economia italiana ha una ampia sovraccapacità produttiva rispetto alla domanda, che viene smaltita con il progressivo fallimento delle imprese meno efficienti. Il risanamento del bilancio attraverso l’aumento strutturale del prelievo fiscale è stato una mannaia: l’aumento di due punti dell’aliquota ordinaria dell’Iva e le accise sui carburanti hanno incrementato i costi di produzione che non sono stati scaricati sui prezzi per via della contemporanea riduzione del reddito disponibile delle famiglie. La fuoriuscita dal mercato delle attività produttive marginali provoca un collasso economico progressivo, che è a sua volta accelerato dalle continue correzioni fiscali.

La situazione è molto più seria e grave di quanto non si voglia far credere, non solo in Italia: parlare di riforme da approvare, ormai, è solo un diversivo. In termini marxisti, è sovrastruttura: #tuttafuffa.

Tratto da:http://www.formiche.net/2014/09/14/le-riforme-strutturali-fuffa-innovate-dai-soloni-dal-rigore/

Le riforme strutturali fuffa invocate dai soloni del rigore
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LA STAMPA TEDESCA: ''L'ITALIA USCIRA' DALL'EUROZONA PERCHE' SARA' COSTRETTA A FARLO. LA BCE HA PERSO LA PARTITA'' (BOOM!)

Pubblicato su 16 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

BERLINO - L'Italia non ha alcun motivo valido per rimanere all'interno dell'unione monetaria, e non l'ha mai avuto. Da sei anni - scrive il quotidiano tedesco "Die Welt" - l'economia italiana si trova in una profonda depressione: dal suo apice del 2007, la produzione economica e' crollata drasticamente al livello di 14 anni fa. La produzione industriale e' ai livelli degli anni '80. L'industria e le attivita' produttive continuano a morire: la disoccupazione giovanile e' al 42 per cento.

In molte regioni del Belpaese il mercato immobiliare e' in caduta libera,complice una tassazione asfissiante: piu' del 90 per cento della popolazione e' scontento del suo paese, una percentuale piu' alta di quelle registrate in Palestina o in Ucraina.

L'indebitamento italiano e' al 135 per cento del Pil e quest'anno potrebbe arrivare addirittura al 140 per cento.

L'anno scorso era ancora al 130 per cento.

L'obiettivo concordato ai negoziati sull'unione monetaria tra il 1996 e il 1999 e' di un rapporto debito-pil del 60 per cento. In caso di inflazione zero, l'Italia dovra' raggiungere un avanzo primario del 7,8 per cento per riuscire a sopravvivere affinche' interessi, ammortamenti e titoli di stato possano essere utilizzati.

Secondo l'analista di finanza e politica del gruppo Epm di Berlino, Erwin Grandinger, si tratta di una pura illusione.

L'Italia - arriva a scrivere il quotidiano tedesco - e' uno dei motivi per cui la Bce ha gia' perso la partita per la salvezza dell'eurozona, e si trova ora nel panico.

L'Italia quindi "uscira' dall'unione monetaria perche' sara' costretta a farlo".

La democrazia e la politica italiana sono di fronte ad un banco di prova storico, paragonabile a quello tra l'inizio (1861) e la fine (1946) della monarchia italiana, inclusi gli intermezzi del fascismo. E il rischio e' addirittura quello di una frammentazione dello Stato, se e' vero che "a tenere ancora unita l'Italia sono solo pochi elementi: tassi di interesse storicamente bassi, carta bianca concessa irrazionalmente da Berlino all'Italia e a tutti gli stati membri, con la garanzia fiscale del fondo Esm e il tentativo spericolato della Bce di comprare titoli in contraddizione con il sistema cosi' come la distribuzione dei rischi sui contribuenti europei e tedeschi".

Tratto da:http://www.ilnord.it

LA STAMPA TEDESCA: ''L'ITALIA USCIRA' DALL'EUROZONA PERCHE' SARA' COSTRETTA A FARLO. LA BCE HA PERSO LA PARTITA'' (BOOM!)
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IL POPOLO SARDO RIVENDICA LA SOVRANITA' NAZIONALE

Pubblicato su 15 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

CAPO FRASCA la manifestazione antimilitarista contro le basi e poligoni in Sardinya si è conclusa con un forte intento popolare, gettarle fuori dalla nostra terra!

Sa Manifestada Natzionale est accabada , la manifestazione è finita in una giornata di gran caldo, e di grande partecipazione di popolo.

Oltre cinquemila convenuti hanno attraversato la Sardinya, percorrendo centinaia di chilometri, per trovarsi sotto i cancelli della base militare per contestarne la sua esistenza e gridare a furor di popolo la sua chiusura assieme a tutte le altre occupazioni del territorio sardo da parte dello stato italiota, nella base nei giorni scorsi si son scatenati i caccia tedeschi che hanno bombardato e distrutti almeno venticinque ettari di macchia mediterranea.

La misura è colma è "su sentidu" popolare che sale sempre più al naso per l'ingiustizia subita da questa nazione colonizzata e bistrattata dagli italioti e dai tutti quei paesi della NATO a cui viene concesso il nostro territorio per farne terra di sterminio e prove di elementi militari sconosciuti produttori di morte, e tutto ciò che gli pare fare sulla nostra terra, senza che nessuno ascolti il lamento di un popolo represso nei suoi sentimenti e il suo corpo vivido e fremente che rivendica LIBERTA'!

Ora i politicanti di carriera , hanno a che fare con nuova consapevolezza , e non possono fare com'è loro solito "orecchi da mercante", poiché la gente è stanca di CONTINUARE ad ascoltare parole vuote e il bla bla arrogante e sprezzante della menzogna, che questi servetti da ventimila euri al mese, continuano a propagare senza essere puniti per la loro infedeltà ai valori della nostra terra.

Non è più accettabile continuare ad avere una militarizzazione della nostra terra di questi livelli, E' ORA DI TORNARVENE A CASA VOSTRA!

ANDATEVENE VIA
La Sardinya è la terra più militarizzata d'Europa ; lo stato italiota ci impone le basi e poligoni militari più invasivi e inquinanti del mondo; si preparano guerre , si bombarda , si sperimentano nuovi armamenti , si sparano missili a mare e in terra.

Non è dato sapere ciò che viene utilizzato , sparato e incendiato, non si può sapere perché vige il segreto militare e di stato; per SCOPRIRE anni dopo l'utilizzo che si usano uranio impoverito e materiali radioattivi , oltre a sostanze chimiche sconosciute e le nanopolveri che fanno strage di uomini e donne sarde con tumori, sarcomi leucemie e cancri tipici dell'uso di sostanze militari sconosciute alla sanità scoperte e già denunciate dalla dottoressa Gatti in occasione delle indagini sul poligono interforze di Quirra.

Sappiamo che i laché dei governi italioti vorrebbero farci la concessione di ridurre la presenza dei poligoni e delle così dette "servitù militari" ; ma vogliamo ricordarvi che abbiamo già rimarcato che la misura è colma; non è accettabile una parziale chiusura dei poligoni, ma esigiamo la loro espulsione e chiusura totale , previo bonifica ripristino del territorio e il PAGAMENTO dei danni fatti alla nostra nazione.

Perciò si chiede l'immediata e ferma cessazione delle ATTIVITÀ e chiusura di Quirra , Teulada e Capo Frasca, e di tutte le esercitazioni militari in base alle leggi sia italiane che internazionali; 
Istituzione di una COMMISSIONE scientifica internazionale indipendente di studio per l'individuazione dei materiali pericolosi usati e presenti nel suolo nell'acqua e nell'aria , e sulle misure da attuare per la bonifica;
Inoltre l'istituzione di una COMMISSIONE di studio indipendente per il calcolo dei danni economici subiti nei decenni per la presenza delle basi militari e il costo delle bonifiche a carico degli inquinatori di cui lo stato italiano si farà garante e pagatore.

Queste sono alcune delle cose di cui si è discusso a Capo Frasca e di cui si deve parlare con la Regione Sarda e con lo stato italiano, base di partenza per un rapporto di reciproca riconoscimento di sovranità, e di RESPONSABILITÀ sia politiche che amministrattive ed economiche.

IL POPOLO SARDO RIVENDICA LA SOVRANITA' NAZIONALE
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