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Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ISTIGAZIONE AL SUICIDIO: ARRIVATE PIU' DI 15.000 QUERELE

Pubblicato su 22 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

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La speculazione energetica dietro il sostegno israeliano dell’indipendenza del Kurdistan iracheno

Pubblicato su 22 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Di Elisa Gennaro

Le recenti dichiarazioni dei leader israeliani a favore del riconoscimento di un Kurdistan indipendente in territorio iracheno non rappresentano una novità dal momento che le parti sono in comunicazione da almeno cinquant’anni.
Israele e curdi d’Iraq sono legati da una collaborazione in campo militare sin dagli anni ‘60 con il rifornimento di armi da Israele e training dei militari curdi (Peshmerga), numerose sono le società israeliane per la sicurezza e le telecomunicazioni presenti nel nord dell’Iraq e Israele è un acquirente fidato del petrolio estratto dai curdi.

Lo Stato ebraico inoltre, non ha vincoli diplomatici con il governo centrale iracheno e pertanto può portare avanti transizioni commerciali con l’entità para statale curda senza temere crisi con Baghdad.
Non saranno certamente considerazioni di carattere democratico o la genuina solidarietà con una minoranza ad aver portato i leader di Israele a rendere noto di voler riconoscere il Kurdistan!
Interessi economici si perseguono nel progetto israeliano di balcanizzare Medio Oriente e Nord Africa, gettandoli nel caos proprio attraverso la manipolazione delle minoranze nella regione.

Ora, contestualmente all’ufficializzazione della posizione israeliana, trapela pure la notizia dell’ultima vendita di greggio curdo a Israele.
Non è, infatti, la prima transizione commerciale tra le parti, bensì la quarta spedizione e, alla luce dell’evoluzione politica curda, gli aspetti finanziari diventano un obiettivo decisivo per il Kurdistan poiché senza stabilità economica lo Stato curdo resterà debole in un contesto – quello iracheno – già vulnerabile e dal destino incerto.
I curdi di questo ne sono consapevoli e l’alleanza con Israele riflette una loro visione di forza politica che è pure alla base dell’intesa con la Turchia, primo importatore della produzione curda.

Proprio con la Turchia esiste un accordo di cinquant’anni per la vendita di petrolio estratto nel nord dell’Iraq e che non tiene conto dell’autorità del governo iracheno.
Dal 2005 la leadership curda ha ottenuto da Baghdad il riconoscimento di un governo regionale curdo nel nord dell’Iraq, gli Stati Uniti ne chiedevano la partecipazione al processo politico, ma da allora i curdi hanno dato vita a un mini Stato nello Stato.
Il territorio sul quale vivono è delimitato da frontiere controllate dai Peshmerga, hanno un Ministero degli Esteri, si sono svolte elezioni, hanno un presidente, Barzani, alcuni Consolati sono ospitati ad Erbil e, soprattutto, vivono nella regione irachena più ricca di giacimenti petroliferi.
Questa fu la ragione per cui, negli anni dei Mandati internazionali, lo Stato curdo non sorse mai. Evidentemente col passare del tempo le strategie – degli altri – cambiano e oggi l’Iraq è il luogo dove meglio si manifestano questi cambiamenti.

Al fine di garantire al proprio Stato un’indipendenza economica, la leadership curda punta all’aspetto energetico con l’esportazione di ingenti quantità di petrolio attraverso l’oleodotto costruito nel dicembre 2013 collegato al porto turco di Cehyan. Questa scelta è al centro di dispute politiche con il governo centrale iracheno ed è giunta nel foro legale.

Per il governo centrale – che deve gestire la quinta riserva di petrolio al mondo – il comportamento dei curdi è un affronto alla propria sovranità nazionale – la stessa che gli Usa affermano di voler garantire – e, sostengono da Baghdad, “il greggio estratto a nord del Paese deve attraversare la rete nazionale di oleodotti”.
Secondo il governo regionale curdo invece, la gestione autonoma delle risorse del proprio territorio non è incostituzionale e non costituisce alcuna violazione dal momento che non esiste un contratto che ne regola la gestione.

Non avendo finora avuto alcun effetto l’azione legale verso il governo regionale curdo, Baghdad ha congelato il budget destinato a Barzani, creando disagi nei pagamenti degli impiegati curdi. Anche in reazione a questa scelta, i leader di governo curdi intendono promuovere e potenziare le esportazioni di petrolio ad un prezzo competitivo, e lo fanno nell’ottica di quadruplicarne la quantità venduta.
A differenza di Israele, numerosi Paesi sono vincolati con il governo iracheno da accordi commerciali o da intese per il boicottaggio di Israele e non accettano di acquistare il greggio curdo.
Questo la leadership di Erbil lo sa bene e il porto Turco di Cehyan – dove arrivano 120mila barili al giorno – funge da banco di vendita.

Sapendo quanto sia limitato il proprio bacino di potenziali acquirenti, durante il tragitto si fa richiesta di acquisto del greggio ai Paesi che si attraversano ed è accaduto spesso di ricevere dinieghi di accesso, come ha fatto Malta, o di vedersi rispedire indietro le cisterne come nel caso del Marocco.
Un’altra tattica adottata dai curdi per raggirare la provenienza del greggio, o per mascherare il destinatario quando questo era Israele, è il trasferimento del greggio da una cisterna all’altra.

Il 20 giugno scorso è stata scaricata nel porto israeliano di Ashkelon una cisterna di greggio battente bandiera della Liberia e partita dal Kurdistan, e proprio dal nord dell’Iraq lo stesso giorno era giunto nel porto turco di Cehyan un carico di greggio, presumibilmente lo stesso giunto ad Ashkelon.
I curdi, che spesso preferiscono non commentare, questa volta hanno fatto sapere che il petrolio era stato venduto alla Turchia senza specificare se ci fosse stato un acquirente finale diverso.
Se Israele sia l’acquirente finale o se lavori una parte di greggio per rispedirlo in Turchia, se esista un accordo permanente oppure si tratti singoli accordi di vendita, poco importa qui; il pagamento del greggio scaricato ad Ashkelon il 20 giugno è stato effettuato in una banca turca.
La segretezza sulla vendita di greggio curdo a Israele è stata a lungo rispettata – per volontà turca – e non israeliana, ma con l’avvicinarsi del giorno dell’indipendenza del Kurdistan, essi mettono da parte la discrezione.
“Siamo felici di avere acquirenti per il petrolio perché vuol dire che il nostro diventa sempre più uno Stato”, hanno affermato da fonti del governo regionale curdo.

La forza contrattuale curda oggi è tanto maggiore con la presa di Kirkuk negli scontri tra forze islamiste e militari di Baghdad. Preso il controllo del vitale oleodotto della capitale storica del Kurdistan, il sottosuolo di Kirkuk è anche ricco di un’altra risorsa su cui si punta nel futuro; il gas naturale. Nei prossimi vent’anni, l’Iraq ne diventerà il sesto produttore più grande al mondo.
Per Israele e Turchia, uniti da interessi finanziari, per l’approvvigionamento e la speculazione del petrolio, riflessioni di ordine politico possono aspettare. La Turchia non sembra temere possibili influenze indipendentiste sui curdi turchi, e un’intesa con il Kurdistan iracheno oggi si traduce con la garanzia di una difesa dall’interno contro le forze islamiste. Per Israele, la partnership commerciale con il Kurdistan apre nuovi – o fa ritrovare dei vecchi – sbocchi d’investimento con la Turchia.
La leadership del Kurdistan, mentre si rimette all’alleanza con le due maggiori potenze regionali, Israele e Turchia, fa esercitazione di diplomazia con gli Usa i quali, mentre ambiguamente rilasciano dichiarazioni a favore della tutela dell’unità nazionale irachena, non possono che essere interessati e coinvolti, nell’opzione indipendente curda, soprattutto di fronte alle perdite causate dal mega flop iracheno.

Tratto da:http://www.ilfarosulmondo.it

La speculazione energetica dietro il sostegno israeliano dell’indipendenza del Kurdistan iracheno
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RISCOPRIRE EVOLA

Pubblicato su 22 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

E' importante, è essenziale, che si costituisca una élite la quale, in una raccolta intensità, definisca secondo un rigore intellettuale ed un’assoluta intransigenza l’idea, in funzione della quale si deve essere uniti. Per combattere il presente e sperare in un futuro migliore, basandoci sulla nostra cultura e non quella che ci viene imposta, rendendoci uomini nuovi. Solo così ognuno avrà la libertà che gli spetta, misurata dalla statura della dignita della sua persona.

Julius Evola è morto e il suo ricordo è stato divorato da quella cloaca sessantottina che chiamano università. La sua immagine è stata manipolata da uomini talmente piccoli da non riuscire a riconoscere la maestosità del suo pensiero, la sua eterogeneità.
Evola avvertiva che uno Stato perfetto con una sostanza umana tarata, decadrebbe presto a infimi livelli, laddove uno Stato imperfetto, guidato da uomini migliori, ascenderebbe ad alti livelli di civiltà. Evola dunque coglieva una tematica di grandassima attualità, ed al contempo poneva un’opzione decisamente antitotalitaria.

Evola poneva un tipo di società in cui ognuno consegue la propria perfezione amando il proprio posto: “Un artigiano che assolve perfettamente alla sua funzione è indubbiamente superiore ad un Re che scarti e non sia all’altezza della propria dignità”. L’importante è che di contro ad ogni forma di risentimento e di antagonismo sociale ognuno sappia riconoscere ed amare il proprio posto, quello conforme alla propria natura, riconoscendo così anche i limiti entro i quali egli può sviluppare le sue possibilità e conseguire una propria perfezione.
La misura di ciò che può esser ancora salvato dipende, per Evola, dall’esistenza, o meno, di uomini che ci siano dinanzi non per predicare formule, ma per esser esempi, non andando incontro alla demagogia e al materialismo delle masse, ma per ridestare forme diverse di sensibilità e di interesse.

Di grande importanza fu ciò che Evola espresse riguardo alla cultura, tema che oggi ha portato a una strettoia mentale di adorazione di scrittori/simulacri per lo più nefasti per il genere umano. Egli affermava che “Ciò che noi chiamiamo « visione del mondo » non si basa sui libri; è una forma interna che può essere più precisa in una persona senza una particolare cultura che non in un intellettuale e in uno scrittore. Si deve ascrivere fra i nefasti della « libera cultura » alla portata di tutti il fatto, che il singolo sia lasciato aperto ad influssi di ogni genere anche quando è tale da non poter giudicare secondo retto giudizio”. I giovani dovrebbero rendersi conto dell’intossicazione operata in tutta una generazione dalle varietà concordanti di una visione distorta e falsa della vita. E sul punto Evola insiste fortemente: egli esorta i giovani ad intraprendere sempre più fortemente una lotta contro il nemico che è in loro stessi e che ha menomato il loro Stato. Nel libro “Orientamenti” egli esclama a gran voce la battaglia da combattere a che si possa riprendere la fiaccola e la consegna da chi non è caduto, imparando dagli errori del passato, sapendo ben discriminare e rivedere tutto ciò che ha risentito, ed ancor oggi risente, di situazioni contingenti. Essenziale è non scendere al livello degli avversari, non ridursi ad agitare semplici parole d’ordine. E’ importante, è essenziale, che si costituisca una élite la quale, in una raccolta intensità, definisca secondo un rigore intellettuale ed un’assoluta intransigenza l’idea, in funzione della quale si deve essere uniti. Per combattere il presente e sperare in un futuro migliore, basandoci sulla nostra cultura e non quella che ci viene imposta, rendendoci uomini nuovi. Solo così ognuno avrà la libertà che gli spetta, misurata dalla statura della dignita della sua persona.

Come può un giovane, che non sia privo di cervello, non percepire qualcosa di affine che gli vibra dentro, quando sente ragionare di sentimenti di lotta, di libertà e di dignità? Come può non credere in un ideale metapolitico che spodesti dalle poltrone tali traditori della propria nazione?

Tratto da:http://www.lintellettualedissidente.it

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L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / SIGNORE E SIGNORI SI SCENDE (ALL'INFERNO): LA LOCOMOTIVA TEDESCA S'E' FERMATA...

Pubblicato su 22 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Signori si scende: la locomotiva tedesca si è fermata e, probabilmente, impiegherà parecchio tempo a ripartire a meno di clamorose svolte a livello di politiche economiche della Ue.

Questa notizia segnala semplicemente che le metastasi del cancro euro, partite dalla Grecia, hanno ormai raggiunto il cuore di chi quel cancro lo ha voluto ed iniettato nel corpo dell’Europa: Francia e Germania sono stati i motori dell’unione monetaria, con la seconda che ha dettato le regole per tutti, a partire dallo statuto della BCE, unica banca centrale al mondo che non può prestare denaro agli stati, ma solo alle banche private!

D’altra parte, che la stagnazione, con probabile recessione, giungesse anche nel cuore del nuovo Reich, era chiaro a tutti: una nazione che basa la sua crescita esclusivamente sulle esportazioni, sebbene in ritardo, subirà le stesse conseguenze degli stati cui ha imposto austerità e povertà, bloccandone i consumi e quindi le importazioni dei suoi prodotti.

Avete presente il marito che, scoperta la moglie fedifraga, si taglia gli attributi per farle dispetto? La Germania ha fatto esattamente la stessa cosa: imponendo povertà e miseria alle altre nazioni in nome dell’euro e del suo salvataggio, ha sì eliminato la concorrenza alle sue aziende, ma ne ha anche desertificato i mercati di sbocco.

Certo, i tedeschi puntavano sui mercati emergenti, ma anche quelli hanno tirato il freno a mano e, cosa non trascurabile, la Cina non è più vista come un mercato attraente dove andare a produrre a basso costo: Microsoft, ad esempio, ha annunciato che i nuovi smartphone Nokia saranno prodotti ad Hanoi e non in Cina, poiché il costo della mano d’opera nel paese del Dragone ormai è troppo alto!

Quindi, dovremo aspettarci un calo della domanda di beni di lusso (guarda caso quelli prodotti dalle aziende tedesche) anche in Cina, contrariamente a quanto sperato e pianificato dalle parti di Berlino.

L’euro e la Ue, usati come moderne bombe V1 e V2 per conquistare l’Europa e piegare politici ed economie agli interessi di Berlino, si sono ritorti contro i loro artefici. In primis quel Wolfgang Shauble che aveva sperimentato con l’annessione della Germania dell’Est il modus operandi con cui distruggere l’intero tessuto economico europeo: un tasso di cambio (in quel momento tra marco dell’ovest e quello dell’est) assolutamente insostenibile per le economie più deboli.

In un secolo esatto, i tedeschi sono riusciti a smuovere tre guerre ed a perderle tutte e tre. L’ultima, quella che si sta combattendo con le armi dell’economia, probabilmente riuscirà a fare più vittime di quelle precedenti,  perché ha minato il futuro di intere generazioni di lavoratori e studenti, in quasi tutti i paesi della ue, quella ue sempre più simile al reich millenario di hitleriana memoria, con gli oligarchi della commissione asserragliati nei loro palazzi di Bruxelles e Strasburgo,  pronti a ricevere ordini dalla cancelliera di Berlino e ad imporre tagli a sanità, servizi sociali, scuole a chiunque non rispetti i parametri del “sacro euro”.

L’assolutismo del pensiero tedesco, transitato dalla supremazia della razza a quella della moneta: triste parabola per un popolo e la sua classe dirigente che non ha mai saputo far tesoro dai propri errori e che, anzi, con protervia ed arroganza, li ha sempre ripetuti.

E’ triste vedere come un progetto che poteva realmente dare un volto nuovo all’Europa, una confederazione di stati sovrani legati da accordi strategici, si sia trasformato in una fallimentare gabbia in mano ad una banda di tecnocrati incapaci  di qualsivoglia scelta di buon senso.

Il 2014 non sarà ricordato solo per il centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, ma anche per il fallimento della Ue.

Perché è del tutto evidente che con la Germania in stagnazione, tutti i nodi verranno rapidamente al pettine,  magari per mano di quella speculazione finanziaria tanto cara alle banche tedesche, ed allora saranno dolori per tutti, compresi quelli che stanno dalle parti di Berlino.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info

Tratto da:http://www.ilnord.it

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / SIGNORE E SIGNORI SI SCENDE (ALL'INFERNO): LA LOCOMOTIVA TEDESCA S'E' FERMATA...
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Il mondo 70 anni dopo gli accordi di Bretton Woods

Pubblicato su 22 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

 

70 anni fa nella città americana di Bretton Woods, nello stato di New Hampshire, finiva la conferenza internazionale che gettò le basi del nuovo sistema finanziario mondiale. La Seconda guerra mondiale era ancora in corso, ma i leader dei maggiori Stati del mondo già pensavano al sistema finanziario del mondo postbellico.

Alla conferenza di Bretton Woods, che durò dal 1 al 22 luglio 1944, parteciparono 730 delegati in rappresentanza di 44 Paesi della coalizione antinazista. La conferenza si svolse sotto la presidenza del ministro delle Finanze degli Stati Uniti, Henry Morgenthau. La delegazione dell’URSS era guidata dal vice ministro del Commercio estero Mikhail Stepanov, mentre la Cina mandò in America Chiang Kai-shek che in seguito dovette fuggire a Taiwan sotto i colpi dell’esercito comunista.

Nessuno dei delegati dubitava che il mondo avesse bisogno di precise regole valutarie. Alla fine fu creato un sistema che doveva garantire la ricostruzione e lo sviluppo dell’economia internazionale dopo la guerra. Questo sistema agganciava il dollaro all’oro (35 dollari per un’oncia troy), stabiliva il cambio fisso delle valute nazionali dei partecipanti contro il dollaro USA, e ammetteva la revisione dei cambi valutari soltanto attraverso svaluzione o rivalutazione. Per garantire il funzionamento ininterrotto del sistema le funzioni chiave venivano delegate al Fondo monetario internazionale (FMI) e alla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS).

Gli accordi di Bretton Woods aprirono il capitolo del cosiddetto “gold standard” (sistema aureo) e dell’onnipotenza del dollaro americano agganciato all’oro. Oggettivamente ciò era dovuto al fatto che l’economia americana era la meno colpita dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale. Tuttavia l’aggancio al dollaro del sistema finanziario internazionale, e del dollaro all’oro, creò le condizioni per trasformare gli USA nel più grande centro finanziario del mondo. FMI e BIRS diventarono, in sostanza, un’arma geopolitica di Washington.

Una delle conseguenze dell’introduzione di questo sistema fu l’aumento dell’influenza delle multinazionali, dove le società americane avevano il peso determinante. Nel mondo d’oggi il conflitto tra i governi nazionali e le multinazionali ha raggiunto livelli altissimi e questa contrapposizione costituisce una minaccia per il sistema economico internazionale, ha rilevato il Direttore dell’Istituto di studi sui problemi della globalizzazione e dei movimenti sociali, Boris Kagarlitskij.

Questa situazione di “caos incontrollato” conduce ad una guerra di tutti contro tutti. In questo senso l’unica via d’uscita è il protezionisimo. È una cosa oggettiva e non c’è nulla da fare. È una normale prassi per ripristinare il controllo del sistema economico mondiale.

Non a caso l’URSS, sebbene avesse firmato gli accordi di Bretton Woods, non li ha mai ratificati. L’Unione Sovietica si è rifiutata anche di partecipare al FMI e alla Banca mondiale, in quanto credeva che queste strutture fossero uno strumento dell’imperialismo mondiale creato per soggiogare i Paesi e i popoli.

Negli anni ’70 il “gold standard” fu abolito. Lo vollero gli USA stessi. La fine formale del sistema creato a Bretton Woods risale al 1971, quando l’allora Presidente americano Richard Nixon disse no alla Francia che gli chiedeva di scambiare dei dollari con oro, sebbene gli accordi di Bretton Woods obbligassero gli USA a questo tipo di operazioni.

Dal 1978 il mondo vive con i cosiddetti Accordi della Giamaica che prevedono il libero cambio delle valute e la libera fluttuazione dei cambi. Eppure il dollaro americano rimane la principale valuta delle transazioni internazionali, mentre la Fed (Federal Reserve System) si è trasformata in una conia mondiale. La rinuncia al sistema aureo (gold standard) ha portato alla comparizione di uno “standard cartaceo”, quando il valore del dollaro dipende dall’attività di emissione della Fed e dai prezzi petrolferi.

Non a caso sempre più politici e uomini d’affari si pronunciano contro l’onnipotenza della banconota americana. Alla vigilia della ricorrenza della conferenza di Bretton Woods, l’Amministratore delegato della Total francese, Christophe de Margerie, ha dichiarato che non vede un motivo “perché si debba pagare proprio in dollari”. Margerie crede che non si possa rinunciare completamente al dollaro americano, ma “sarebbe ottimo usare l’euro più spesso”. Analoga è anche l’opinione del Presidente del Cda della società energetica GDF Suez, Gérard Mestrallet.

Un metodo ancora più efficiente per lottare contro il dollaro possono essere le associazioni regionali, in primo luogo sulla base del gruppo BRICS. Gli accordi dei BRICS si basano su intese politiche reciprocamente vantaggiose e hanno una solida base economica. Ciò li rende diversi dagli accordi che vengono raggiunti nell’ambito dell’Unione Europea. La Cina, per esempio, ha firmato in primavera 2013 un accordo commerciale col Brasile che prevede pagamenti bilaterali in valute nazionali e l’apertura di una linea swap per transazioni in base al cambio fisso per un totale di circa 200 miliardi di yuan (30 miliardi di dollari). Si tratta di un meccanismo analogo a quello creato a Bretton Woods, ma senza la parentesi del dollaro.

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

Il mondo 70 anni dopo gli accordi di Bretton Woods
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Governo Renzi: zero crescita e nuove tasse!

Pubblicato su 22 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

La coperta è troppo corta! Se la tiri sù ti copre le spalle, ma ti lascia scoperti i piedi... gli "ottanta euro" di cuneo fiscale, necessari per la campagna propagandistica di Renzi e del suo 40% - percentuale che deve rapportarsi ai votanti, in realtà il primo partito d'Italia è quello di chi non ha votato - non possono essere finanziati dalla ripresa economica che non c'è. E allora da dove salteranno fuori i soldi necessari? Dalle tasche dei soliti noti! Renzi lo sa e sta cercando di sfruttare al massimo il suo momento di massima popolarità, per rivenderselo quando anche per lui la ruota della fortuna cambierà verso. Il resto è tutta propaganda!
Pertanto, cari ci costeranno quegli "ottanta euro" di taglio del cuneo fiscale che vanno a sommarsi ad un debito pubblico che cresce a tempi di record, ad un pil che ristagna intorno a percentuali prossime allo zero, ad una spesa pubblica che non accenna a diminuire di un solo centesimo, bensì ad aumentare in termini esponenziali affondando ogni velleità di ripresa e di crescita economica del Paese nell’indigenza e nella precarietà di un “Sitema-Italia” che non ce la fa proprio più a tirare avanti!
Le riforme messe in campo dal governo Renzi hanno la stessa efficacia di un’aspirina somministrata ad un malato terminale, e sono fastidiose alla pari di un clistere o peggio ancora di una gigantesca supposta.
Speriamo di no, ma quasi certamente in autunno sarà necessaria una nuova manovra finanziaria, ovvero, nuove tasse.
Palazzo Chigi nega questa necessità, ma il rapporto deficit/pil parla chiaro: servono ancora tanti soldi per restare in Europa!
Insomma, da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi, la situazione italiana non è cambiata di una virgola in termini di crescita, ma continua a peggiorare di giorno in giorno, su tutti i fronti.
Quindi non è poi così irrealistico aspettarsi nuove tasse. L’autunno sarà una stagione calda, stigmatizzata dai soliti atavici problemi di un Paese che da solo proprio non ce la fa ad uscire dal baratro e che sommerà ad Imu, Tari, Tasi, Iva, Irap, Irpef, Rca, canone rai, accise, bollette, balzelli e ancora altre tasse!
Naturalmente balzelli e gabelle, sebbene nuovi di zecca, andranno a mettere le mani in tasca sempre e soltanto ai soliti noti!
Ma questo ormai è un punto talmente ovvio e scontato delle politiche economiche di tutti i governi, che ormai ci si è fatta l’abitudine: “Paga e Tasi” è lo slang del governo Renzi!
E allora, prendete pure finchè c’è da prendere, ma sappiate che c’è rimasto ben poco in quelle tasche!!!
Tratto da:freeskipper.blogspot.com
Governo Renzi: zero crescita e nuove tasse!
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IL PROGRAMMA DI " POPOLI LIBERI "

Pubblicato su 21 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

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Le multinazionali controllano tutto ciò che mangiamo

Pubblicato su 21 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Il loro obiettivo è il profitto, senza alcun riguardo per la salute

umana

  
Dai nostri campi alle nostre forchette, le grandi corporation hanno una quantità enorme di potere sul nostro approvvigionamento alimentare, spiega Mychael Snyder sul blog 'The Economic Collpase'. Attualmente più di 313 milioni di persone vivono negli Stati Uniti e il compito di nutrirle tutte è concentrato nelle mani di poche decine di compagnie. Lo scopo di queste aziende è quello di massimizzare la ricchezza dei propri azionisti. Così il popolo americano finisce per mangiare miliardi di chili di cibo estremamente malsano, curato con sostanze chimiche e additivi.   
 
Se gli Usa avessero avuto un vero sistema capitalistico, avrebbero un elevato livello di concorrenza nel settore alimentare. L’industria alimentare statunitense è, invece, diventata sempre più concentrata ogni anno che passa. Basta considerare i seguenti numeri sul settore agricolo degli Stati Uniti ...
 
Il settore agricolo degli Stati Uniti soffre di livelli anormalmente elevati di concentrazione. La maggior parte dei settori economici ha rapporti di concentrazione di circa il 40%, il che significa che le prime quattro imprese del settore controllano il 40% del mercato. Se il rapporto di concentrazione è superiore al 40%, gli esperti ritengono che la concorrenza possa essere minacciato e gli abusi di mercato sono più probabili: più alto è il numero, maggiore è la minaccia.
 
I rapporti di concentrazione nel settore agricolo sono scioccanti. 
 
-Quattro società possiedono 83,5% del mercato delle carni bovine. 
-Le prime quattro imprese detengono il 66% del mercato delle carni suine 
-Le prime quattro imprese controllano il 58,5%  del mercato della carne di pollo
-Nel settore delle sementi, quattro società controllano il 50% del mercato americano e il 43% del mercato delle sementi in tutto il mondo. 
-Quando si tratta di colture geneticamente modificate, una sola società, la Monsanto, vanta il controllo di oltre l’85% della superficie coltivata a mais degli Stati Uniti e il 91% di quella coltivata a soia.
 
Quando così tanto potere è concentrato in poche mani, i pericoli che ne derivano sono tremendi.
 
E, come se non bastasse prosegue Snyder, molte di queste corporazioni giganti (come la Monsanto) sono estremamente spietate. I piccoli agricoltori in tutta l'America sono stati spazzati via e costretti ad abbandonare l'attività  a causa delle pratiche commerciali predatorie condotte da queste grandi aziende ... 
 
Naturalmente il controllo che le grandi aziende hanno sul nostro approvvigionamento alimentare non si esaurisce nelle fattorie.
 
Anche la distribuzione del cibo è altamente concentrata. L’immagine seguente, creata da Oxfam International, mostra come solo 10 gigantesche multinazionali controllano quasi tutto ciò che compriamo al supermercato ...


 
 
Ad esempio, è stato recentemente riportato che la Nestlé sta conducendo una massiccia operazione di imbottigliamento di acqua in una riserva indiana in California, colpita da siccità.
 
Nestlé non si ferma a pensare se sia giusto o sbagliato imbottigliare acqua nel mezzo della peggiore siccità nella storia dello stato della California. Hanno il diritto di farlo e stanno facendo grandi profitti nel farlo, e quindi continueranno a farlo.
 
Si potrebbe pensare di boicottare tutte queste aziende e mangiare biologico, facendo la spesa nei negozi di alimenti naturali.
 
Beh, avverte Snydere, non è così facile. Secondo l'autore Wenonah Hauter, anche "l'industria alimentare della salute" è a estremamente concentrata ...
 
Negli ultimi 20 anni, Whole Foods Market ha acquisito le sue concorrenti, anche Wellspring Grocery, Bread of Life, Bread & Circus, Food for Thought, Fresh Fields, Wild Oats Markets,  Oggi la catena domina il mercato perché non ha nessun concorrente nazionale. Negli ultimi cinque anni le sue vendite lorde sono aumentate della metà (47 per cento) a 11,7 miliardi dollari, e l'utile netto quadruplicato a 465,6 milioni dollari. Uno dei modi attraverso i quali ha raggiunto tale redditività è con la vendita di prodotti alimentari tradizionali sotto la falsa illusione che siano meglio dei prodotti venduti in un negozio di alimentari regolare. I consumatori erroneamente concludono che questi prodotti siano migliori, e sono disposti a pagare un prezzo più alto. 
 
Anche la distribuzione dei cibi biologici è estremamente concentrata. Una società poco conosciuta, la United Natural Foods, Inc. (UNFI)  controlla la distribuzione di prodotti biologici e naturali. La società ha un contratto con la Whole Foods, ed è la principale fonte di questi prodotti per i restanti negozi di alimenti biologici. Questo rapporto ha portato a prezzi sempre più elevati per questi alimenti. Negli ultimi cinque anni, le vendite nette della UNFI sono aumentate di oltre la metà (55,6 per cento), 5,2 miliardi di dollari. Il suo margine di profitto netto è aumentato dell’88 per cento, a 91 milioni di dollari.
 
Ovunque si guardi, le multinazionali hanno il controllo.
 
E questo è particolarmente vero quando si guarda ai grandi distributori alimentari, come la Wal-Mart. Un dollaro su tre speso per generi alimentari negli Stati Uniti è speso da Wal-Mart.
 
Che è assolutamente stupefacente, e dà, ovviamente, Wal-Mart una quantità immensa di potere.
 
 Nel settore della ristorazione, le dieci più grandi società di fast food rappresentano il 47 per cento di tutte le vendite dei fast food e, considerata la storia d'amore che gli americani hanno con i fast food, queste catene non sembrano essere in pericolo.
 
Se ad un americano non piace come queste multinazionali si comportano, sostiene Snyder, può sempre lamentarsi. Ma sarebbe uno a fronte di 313 milioni, e la maggior parte di queste grandi multinazionali non ha intenzione di prendere in considerazione le farneticazioni di una sola persona.
 
Collettivamente però, spiega Snyder, abbiamo un grande potere. E il modo in possiamo ottenere che queste grandi società cambino è votando con i nostri portafogli.
 
Purtroppo, la stragrande maggioranza degli americani sembra abbastanza soddisfatta dello status quo. La popolazione continuerà a essere sempre più malata, più grassa e meno sana ogni anno che passa mentre le grandi aziende alimentari diventeranno ancora più potenti.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it/
Le multinazionali controllano tutto ciò che mangiamo
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PUTIN SFIDA OBAMA: COME MAI NON ESIBITE LE PROVE CON LE FOTO DEI VOSTRI SATELLITI? COSA CI FACEVA UN JET UCRAINO IN VOLO?

Pubblicato su 21 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Mosca – La Russia reagisce con un durezza e con una certa dose di ironia alle affermazioni secondo le quali il Boeing malese abbattuto con 298 persone a bordo sia stato colpito da un missile terra-aria lanciato dai separatisti filo-russi, armati dalla stessa Russia.

Il ministero della Difesa russo afferma che non è stato rilevato il lancio di alcun missile vicino la rotta del Boeing della Malaysia Airlines: era invece presente nelle vicinanze un caccia ucraino.

Il ministero della difesa afferma che nessun missile terra-aria è stato consegnato ai separatisti nell’Est dell’Ucraina, «né ogni altra arma». Sempre il ministero russo ha aggiunto di non aver rilevato nei propri tracciati nessun missile che possa aver attraversato la rotta dell’aereo malese abbattuto. La Russia chiede agli Stati Uniti di condividere le immagini del satellite «ammesso che le abbiano».

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Aereo abbattuto, trovati quasi tutti i corpi: sono ammassati su un treno
Esperti olandesi esaminano i cadaveri. Putin insiste: “La tragedia si poteva evitare, la colpa è di Kiev”

Esperti olandesi hanno esaminato le salme recuperate dai rottami del Boeing della Malaysia Airlines che domenica sono state caricate su un treno a Torez, nell’Ucraina orientale.

I vagoni sono stati aperti e ispezionati da due uomini che indossavano mascherine sul volto. Il cattivo odore che esce dai vagoni della morte è pesante: i cadaveri, dopo essere rimasti per giorni al sole e alla pioggia (trattamento “disgustoso”, hanno denunciato il premier olandese Mark Rutte e la cancelliera tedesca Merkel), sono stati rimossi e caricati su un treno.

Le salme sono custodite all’interno di sacche nere. “Il metodo di conservazione dei corpi è di buona qualità”, ha dichiarato brevemente Peter Van Vilet, esperto medico-legale olandese, capo della missione, circondato da 50 uomini armati davanti alla stazione di Torez, dove il treno è fermo, non lontano dal luogo incidente, anch’esso sotto il controllo dei separatisti filorussi. La delegazione ha poi detto che si sarebbe recata sul luogo dello schianto.

Le squadre di soccorso sul luogo dello schianto hanno recuperato 272 corpi delle 298 vittime del disastro. “La presenza di separatisti armati – si legge in un comunicato del servizio di Emergenza ucraino – complica gli sforzi di ricerca”. L’Ucraina, intanto, è pronta ad affidare l’inchiesta sull’abbattimento dell’aereo MH 17 all’Olanda. Lo ha dichiarato il premier di Kiev, Arseny Yatseniuk, ribadendo la necessità di un’indagine internazionale L’Olanda, secondo il primo ministro,  dovrebbe assumere “la guida e il coordinamento” di tale inchiesta. E potrebbe servire anche a porre fine, almeno in parte, all’infinita diatriba tra Kiev e Mosca.

LA LINEA DI PUTIN

La tragedia viene sfruttata per “obiettivi mercenari” di elementi estranei alle vicende nell’ex repubblica sovietica. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin, in un comunicato emesso dal Cremlino in cui non viene però specificato quali siano gli elementi a cui si fa riferimento. Nella nota Putin dichiara di sostenere l’indagine sullo schianto da parte di “una squadra di esperti” dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (Icao), un’agenzia delle Nazioni unite. Putin infine attacco di nuovo il governo di Kiev, accusandolo di compiere violenze nei confronti dei ribelli filo-russi nell’est dell’Ucraina. Dal giorno dell’abbattimento del Boeing 777, Kiev e i Paesi occidentali hanno espresso i loro forti sospetti sulla tragedia nei confronti di Mosca e dei separatisti, che riceverebbero armi dalla Russia.

E QUELLA DELL’EUROPA

Pressing dell’Unione europea sul Cremlino per semplificare le operazioni di recupero dei corpi e assicurare le scatole nere nelle mani dell’ICAO. Ma se la Russia non adotta immediatamente le misure necessarie a tal fine, l’Unione europea discuterà le conseguenze di tale situazione al Consiglio dei ministri degli esteri Ue in programma domani. Potrebbero esserci nuove sanzioni da parte di Bruxelles contro Mosca, dopo quelle già inflitte dagli Usa la scorsa settimana. Intanto la stampa olandese è indignata con il governo: “Basta, ci comportiamo come un piccolo Paese”, è il lamento che si legge sulla maggior parte dei giornali dei Paesi Bassi.

KIEV: STOP AI COMBATTIMENTI

Le autorità ucraine hanno ordinato alle loro forze una sospensione dei combattimenti in un raggio di 40 km attorno al sito dello schianto.

AEREO UCRAINO VICINO AL BOEING MALESE?

Il ministero della Difesa russo afferma che non è stato rilevato il lancio di alcun missile vicino la rotta del Boeing: era invece presente, nelle vicinanze, un caccia ucraino. “Un aereo dell’aeronautica militare ucraina è stato individuato mentre guadagnava quota, a una distanza dal Boeing malese compresa fra i 3 e i 5 chilometri”, ha dichiarato il tenente generale Andrey Kartopolov, capo della direzione delle operazioni principali al quartier generale delle forze armate russe, nel corso di un incontro con la stampa. La Russia inoltre ha smentito di aver fornito ai separatisti ucraini i missili Buk sospettati da Kiev e Washington di essere stati usati per abbattere l’aereo. Mosca, ha detto Kartapolov, “non ha fornito agli insorti sistemi missilistici Buk o altro materiale militare”.

FONTE:

http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/07/21/AR6PLhJB-tracciato_abbattuto_missile.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/aereo-abbattuto-trovati-quasi-tutti-i-corpi-ora-sono-1039469.html

Tratto da: http://www.grandecocomero.com

PUTIN SFIDA OBAMA: COME MAI NON ESIBITE LE PROVE CON LE FOTO DEI VOSTRI SATELLITI? COSA CI FACEVA UN JET UCRAINO IN VOLO?
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ISTAT. Ordinativi a -2.1%, Fatturato a -1%. Benvenuta ripresa!

Pubblicato su 21 Luglio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Ulteriori conferme dello scenario di rallentamento economico e NON di crescita economica ci arrivano stamattina dall’ISTAT. Si tratta del fatturato dell’industria italiana nel mese di maggio che scende dell’ 1,0% rispetto al mese precedente.
Ovviamente si cercano giustificazioni di diverso tipo: pagamenti differiti, festività ecc ecc. L’unica realtà è che siamo in una fase di pieno stallo. Ed è proprio sull’area che andava meglio (estero) che notiamo la flessione più accentuata (-1,9%), mentre sul territorio nazionale il rallentamento si attesta sul -0,6%.
Se poi andiamo a vedere gli ordinativi per la stessa industria la situazione si complica ulteriormente: -2,1%, con una diminuzione del 4,5% degli ordinativi esteri e dello 0,2% di quelli interni.ordinativi industria italiafatturato industria italiaprospetto fatturato ordinativi industria italiafatturato ordinativi industriaHo già speso tante parole su quello che è stata l’ennesima farsa all’italiana. Tante belle parole, tante belle promesse, tante belle previsioni rosee. Noi siamo sempre stati molto dubbiosi di questo ottimismo artificioso. E facevamo bene ad esserlo, ahimè, perché la realtà si presenta cruda e difficile. Siamo in un cul-de-sac. L’Italia sta morendo, laproduzione industriale è al lumicino. Ma forse ai politici interessa sempre e solo il “cadreghin” visto che sarebbe necessaria una rivoluzione EPOCALE per tentare una ripartenza.

STAY TUNED!

Danilo DT

Tratto da:http://intermarketandmore.finanza.com

ISTAT. Ordinativi a -2.1%, Fatturato a -1%. Benvenuta ripresa!
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