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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA UE FREGA L'ITALIA: LE QUOTE VALGONO SOLO PER I NUOVI SBARCHI E SOLO PER ERITREI E SIRIANI. RESTANO IN CAPO ALL'ITALIA I 73 MILA GIA' PRESENTI

Pubblicato su 27 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Alla fine l'Unione Europea ha deciso, e non certo in una direzione che va bene all'Italia: prima di tutto, la distribuzione dei migranti riguarderà solo i nuovi arrivi (quelli già in Italia ci resteranno) e comunque non saranno tutti i migranti a poter essere collocati in altri paesi d'Europa: solo eritrei e siriani. In più, la quota massima di profughi da distribuire in Europa sarà di 24 mila in due anni. Solo nel 2015 in Italia sono sbarcate 41.470 persone di cui circa 13.000 tra eritrei e siriani. Il peso in Europa dell'Italia Renziana è pari a zero. 

La notizia, data oggi dal Corriere della Sera con dovizia di particolari, conferma che l'Europa di questo problema se ne infischia abbastanza e non ha alcuna voglia di prendersi in carico il problema. Del resto era chiaro che la grande occasione per porre e risolvere il problema con la necessaria forza era il semestre italiano di presidenza europea, lasciato scorrere dal premier Matteo Renzi senza alcun risultato su questo tema.

La posizione dell'Europa è chiara: l'Italia dovrà continuare a farsi carico dei circa 90.000 migranti che sono già arrivati e sono stati sistemati nelle strutture di accoglienza, altro che 'situazione temporanea'. I 24 mila migranti da distribuire con il resto d'Europa vanno considerati nell'arco di due ani (quindi 1.000 al mese, contro la media di 8.000 arrivi mensili in Italia del 2015) e comunque dovranno essere solo Eritrei e Siriani. 

Al contrario di quanto veniva sbandierato nei giorni scorsi, la situazione è drammaticamente simile a quello che viene descritto dal Governatore Zaia e dal sindaco Bitonci: siamo un emergenza, c'è un flusso continuo di persone in arrivo in Italia, e se le cose restano così, in Italia rimarranno. Non è più un problema di accoglienza, adesso si pone una questione di convivenza visto che la situazione sembra lontanissima dal tornare alla normalità. 

E c'è un altro problema: se si continua a questo ritmo, vuol dire che in due anni l'Italia si troverà con 168 mila migranti da gestire, a fronte dei 24 mila inviati nel resto dell'Europa. E' una cosa gestibile ? 

Tratto da:http://www.quiveneto.it/index.php/it/component/k2/item/222-la-ue-frega-l-italia-le-quote-valgono-solo-per-i-nuovi-sbarchi-e-solo-per-eritrei-e-siriani-restano-in-capo-all-italia-i-73-mila-gia-presenti
LA UE FREGA L'ITALIA: LE QUOTE VALGONO SOLO PER I NUOVI SBARCHI E SOLO PER ERITREI E SIRIANI. RESTANO IN CAPO ALL'ITALIA I 73 MILA GIA' PRESENTI
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COSA C'E' DIETRO. Il disegno complessivo dietro a questa crisi programmata.

Pubblicato su 27 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Mi raccomando prendetevi 27 minuti liberi e guardate e ascoltate tutto!


Video molto interessante e ben fatto di Claudio Messora

curatore del blog di informazione 
www.byoblu.com.

Claudio in questo video fa un pò un riassunto dal 2011 con l'avvento

"magistralmente" orchestrato dall'Europa del Governo Monti

fin ai giorni nostri...

Si parla della Crisi Europea e del ridisegnamento dell'Occidente anche a

attraverso la firma di trattati come il TTIP,passando dalla deindustrializzazione

dell'Italia a molto altro.

Da guardare assolutamente fino alla fine,27 minuti spesi bene;)

 
Tratto da:http://democrazy-democracy.blogspot.it
COSA C'E' DIETRO. Il disegno complessivo dietro a questa crisi programmata.
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TUTTA LA VERITA' SUL RITIRO DELL'ESERCITO SIRIANO E IL MASSACRO DI PALMYRA...

Pubblicato su 27 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

Vi proponiamo il disagio di vedere le brutture prodotte, dalla creatura della CIA e associati, sulla città museo siriana di Palmyra dai terroristi takfiri dell'ISIS... 
 
trd Sa Defenza 
 
 Dopo molte chiamate urgenti richieste dal direttore dei Musei della Siria, Mamoun Abdulkarim per la preservazione e conservazione del prezioso patrimonio archeologico di Palmyra (UNESCO) e dopo diversi giorni di feroci combattimenti tra l'esercito siriano e ISIS, all'ultimo ha dovuto ritirarsi prima dell'arrivo di migliaia di terroristi armati.
Il giornalista francese  reporter dalla guerra e cronista di fama internazionale Frédéric Helbert, dal suo account Twitter, il 21 maggio lo aveva già menzionata:
 
 «Sia via satellite che con i droni, la coalizione seguiva via etere  l'avanzata dello stato islamico a Palmyra. Il non intervento è stata una decisione consapevole ».



Pochi minuti dopo, ha aggiunto:
 «La coalizione militare era pronta a prevenire l'attacco contro Palmyra, afferma un militare. Ma i politici che hanno visto hanno rifiutato l'aiuto a Bachar con un netto «no» ».



Forse molti dei sostenitori del governo legittimo Siriano, sono stati feriti da quello che è successo a Palmyra e alcuni di loro si sono chiesti perché l'esercito arabo siriano si è ritirato dalla città, in un tempo relativamente breve.

Secondo fonti militari siriane, e le testimonianze di soldati siriani che combattevano lì, l'esercito siriano è stato sopraffatto dal preponderante numero di combattenti takfiridel ISIS, concentrati a Palmyra.
 ISIS ha attaccato la zona con più di 14.000 terroristi è arrivato molto velocemente a bordo di potenti macchine da guerra come l'AmericanaHAMER, uno specifico armamento per il combattimento in zone desertiche ben carico di armi non convenzionali.
In effetti, gli islamisti takfiri hanno attaccato  l'esercito siriano con i razzi che hanno comportato un effetto molto strano: non esplodevano come al solito, ma fondevano i ripiani metallici,  il primo pensiero ha portato a credere che si trattava di un bombardamento con missili al fosforo bianco.

In una situazione critica del genere, la decisione più saggia da adottare è stato l'immediato ritiro, poiché avrebbe portato ad un inutile sacrificio degli eroici soldati siriani di cui preservare loro in vita è nostra priorità, come comprensibile recentemente con un'operazione militare di successo abbiamo evacuato l'ospedale di Al Schougour.

 Per quanto riguarda la sorte delle rappresentazioni d'arte provenienti dall'area greco-romana presenti nel museo, la maggior parte delle statue e reperti sono stati trasferiti dalla città, e messi in sicurezza.

 
 Ma ci sono ancora alcuni oggetti di grandi dimensioni, come la sarcofagi, dal peso di tre o quattro tonnellate di cui non si è riusciti a portarli in un luogo sicuro.


 
 Per quanto riguarda il massacro della popolazione locale, è stato ufficialmente confermato dalla agenzia siriana Agency News: almeno 400 cittadini di Tadmour (città moderna di Palmyra) per lo più donne e bambini sono stati vittime dei terroristi dello stato islamico.
La televisione di Stato siriana ha aggiunto che decine di funzionari statali sono stati giustiziati per il loro sostegno al governo del presidente siriano Bashar al-Assad, tra i quali il dirigente del pronto soccorso dell'ospedale locale con tutti i membri della sua famiglia.

I media siriani hanno anche riferito che la proprietà di migliaia di civili che hanno lasciato la città è stata confiscata, e quelli che sono rimasti sono costretti a obbedire allo stile di vita e alla legge oscurantista, altrimenti dovranno affrontare il patibolo.

Le stragi di civili fanno parte della cosiddetta «legge d'ordinanza» di tutti i gruppi Jihadistimedici,  infermieri, dipendenti pubblici sono stati tutti uccisi, appena dopo che ISIS ha occupato la città.



Immediatamente (20 maggio), Daesh (acronimo di ISIS in arabo) hanno imposto la rigorosa legge islamista in città, tagliata la rete elettrica hanno proceduto a una operazione del «porta a porta», nella ricerca, a loro dire, degli «infedeli» e «traditori» passandoli a fil di spadaCon i megafoni sono stati diffusi messaggi minacciosi contro i sostenitori del governo siriano. E' stato il giorno dopo che hanno diffuso le prime foto che mostrano una dozzina di cadaveri mutilati brutalmente, facendo grondare di sangue le strade.
 Il Presidente del Consiglio dei Ministri  SirianoWael al-Halaqi, in una dichiarazione ufficiale ha condannato questo crimine barbaroaccusando i paesi che appoggiano il terrorismo (come Arabia SauditaQatarTurchia ecc) di responsabilità con questi crimini.
In realtà, questo massacro non è diverso da molti altri già commessi in Siria da DaeshJabhat al-Nusra o altri gruppi considerati più o meno «moderati» dai media occidentali.

Come per mala sorte sul sito di Palmyra, sventola la bandiera nera di ISIS, all'ingresso della cittadella che domina le spettacolari rovine.



La distruzione di monumenti antichi è una pratica ricorrente dei gruppi takfiri in quanto li considerano come luogo di culto pagano.
 
Tratto da:http://sadefenza.blogspot.it
TUTTA LA VERITA' SUL RITIRO DELL'ESERCITO SIRIANO E IL MASSACRO DI PALMYRA...
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Ascoli. Difensori d’ufficio dell’euro ammettono che l’euro serve a limitare la Costituzione

Pubblicato su 27 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

Di: Aureliano Ferri

Il giorno 8 Maggio scorso ad Ascoli la locale sezione del PD ha organizzato una conferenza dal titolo accattivante: “Uscire dall’euro?”. Relatori sono stati i professori universitari Gianluca Gregori e Piero Alessandrini, dell’Università di Ancona.

È stato chiaro fin da subito come la domanda costituente il titolo dell’incontro fosse retorica e per i due docenti la risposta fosse ovviamente “no, non si deve uscire”. Da notare che nella presentazione il moderatore, presidente dei giovani del PD ascolano, ha voluto sottolineare come quell’incontro fosse stato organizzato in risposta alle conferenze tenutesi nel capoluogo Piceno nel 2014 con Alberto Bagnai (organizzata dall’Associazione Piceno Tecnologie) e Paolo Barnard (dalla ME-MMT provinciale), entrambe ovviamente di segno diametralmente opposto. 

Il prof. Alessandrini, nel premettere che l’architettura dell’euro presenta “dei problemi”, ha detto che avrebbe esposto degli argomenti scientifici che avrebbero smontato le tesi degli “euroscettici”. Al contrario, purtroppo, ai presenti è stata inflitta la solita minestra riscaldata di luoghi comuni, condita con qualche grafico e sagace battuta nel tentativo di renderla più sapida. Non è mancato qualche compiaciuto riferimento ai “Porci” (i paesi cosiddetti PIIGS, tra cui l’Italia) e l’immancabile tirata sul debito che causerebbe la crisi di fiducia, quindi il rialzo dello spread ecc. ecc.. Tutto questo, salvo poi ammettere che paesi come Stati Uniti (nella prima metà del ‘900) e Giappone a tutt’oggi, hanno avuto o hanno rapporti debito/PIL molto più alti del nostro, senza che esista, ad esempio, una crisi dei bond Giapponesi e nessun Mario Monti chieda sacrifici al popolo del Sol Levante in nome del rigore di bilancio. Il motivo del diverso comportamento dei mercati non è stato esplicitato

Alessandrini ha stigmatizzato con onestà come il quantitative easing di Draghi non abbia portato alcun beneficio all’economia reale, in quanto questa liquidità è rimasta nel circuito bancario o addirittura depositata di nuovo presso la BCE. Chi sperava in un “j’accuse” del sistema è rimasto però deluso, in quanto l’affermato docente si è detto fiducioso che l’iniezione di liquidità di operata da Draghi starebbe per portare presto (non si sa quando) i suoi benefici, che non siano quelli di togliere le castagne dal fuoco alle banche rimaste col cerino della speculazione in mano. 

Gli altri argomenti portati dal prof. Alessandrini a suffragio della sua tesi sono stati gli stessi che quotidianamente si possono ascoltare su qualsiasi canale informativo mainstream: niente di nuovo sotto il sole, dunque, e chi aspettava qualche succoso nuovo argomento da utilizzare polemicamente contro i fautori dell’uscita dalla moneta unica è rimasto a bocca asciutta. 

Il Prof. Gregori ha poi “affrontato” il tema dal punto di vista microeconomico delle imprese italiane, marchigiane e picene in particolare. Pur ammettendo che il sistema industriale italiano era leader nel mondo negli anni ’60-’70-’80, e stigmatizzando l’uso che spesso la propaganda politica fa di dati “drogati” da fenomeni contingenti, il micro-economista ha sottolineato le criticità attuali dando la colpa del crollo della produzione e delle esportazioni (il focus in queste sedi è sempre sulle esportazioni e mai sul mercato interno, l’occupazione ecc.) alla mancanza di innovazione, soprattutto nel campo della comunicazione internet e del marketing sui social network (ebbene sì, ha detto proprio così): Gregori non pervenuto. 

Nella fase del dibattito i due docenti hanno dovuto inevitabilmente sostenere il fuoco incrociato di domande da parte di alcuni presenti, per nulla soddisfatti dalle accademiche argomentazioni esposte. Per prima cosa un esponente di MoviSol ha contestato il solito assioma debito = spread = crisi, dimostrando, cifre alla mano, che allo scoppio dalla crisi, a parte l’Italia, gli altri paesi “PIIGS” avevano tutti un rapporto debito/PIL molto basso (in Spagna addirittura al 35%) e che dopo l’applicazione delle ricette della BCE, tale rapporto si è addirittura alzato, mentre lo spread scendeva. 

Alessandrini, vedendo così demolito uno dei pilastri della sua stessa presentazione, ha dovuto ammettere che infatti il problema non è il debito: il professore a quel punto ha individuato le cause della crisi nelle “aspettative di crescita percepite dai mercati”. 

Alla domanda dell’esponente MoviSol se la separazione bancaria possa essere un toccasana per tarpare le ali alla speculazione finanziaria e risolvere contemporaneamente il problema della mancanza di credito all’economia reale, semplicemente non c’è stata risposta. 

Agli appunti sollevati dal giornalista Paolo Flammini, esponente della ME-MMT picena, sulla capacità di investimento che si recupererebbe con la sovranità monetaria e il conseguente aumento degli investimenti pubblici, volano di occupazione, il Prof. Alessandrini ha tentato di controbattere agitando lo spettro dell’inflazione (mentre poco prima aveva ammesso che la deflazione in cui siamo precipitati in Italia era un male persino peggiore – come stigmatizzato puntualmente da un terzo partecipante) per poi arretrare e dire: “Vogliamo buttare via tutto? Va bene, io l’euro mica me lo sono sposato”. Non male per un evento che programmaticamente si proponeva di smontare le tesi sull’uscita dalla moneta unica…

Il canuto docente è poi tornato all’attacco sostenendo che la capacità di spesa data dalla sovranità monetaria è “un’arma troppo potente in mano ai politici”. Al ché Flammini gli ha fatto pacatamente notare che ciò contraddice in pieno il dettato della nostra Costituzione antifascista. 

A questo argomento ci si sarebbe aspettati che l’uditorio di un evento del PD avesse qualche sussulto, ma dopo le domande dei tre “contestatori” non ci sono stati altri interventi. 

Va segnalato che Alessandrini al termine dell’incontro si è timidamente detto a favore della separazione bancaria.

Tratto da:http://movisol.org/ascoli-difensori-dufficio-delleuro-ammettono-che-leuro-serve-a-limitare-la-costituzione/

Ascoli. Difensori d’ufficio dell’euro ammettono che l’euro serve a limitare la Costituzione
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PAROLE, PAROLE, PAROLE..........

Pubblicato su 26 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il massimo organo giuridico di questa Repubblica, sui media si sono sprecati fiumi di parole ( inutili ) da parte di tutti i rappresentanti della cosiddetta opposizione.

I pensionati vittime di questo sopruso sono circa 5 milioni.

Se le opposizioni, da SEL alla Lega passando per il M5S, fossero serie ed avessero veramente a cuore gli interessi della gente, avrebbero fatto “ quadrato” ed si sarebbero prodigate per  portare, a circondare il Parlamento, almeno 500.000 persone interessate alla questione.

Ho detto 500.000, che sono il 10%.

Non gli è neanche passato per la testa.

Per “ lavarsi” la coscienza hanno continuato a blaterare in televisione, a scrivere sui social network, sui giornali……gli manca solo un rotolo di carta igienica.

Parole per i gonzi, inutili e vuote: i soli fatti.

Ma se avessero fatto “ quadrato” 500.000 persone ci sarebbero andate a circondare il Parlamento?

Credo di no.

Ormai quel che resta di quello che una volta fu un popolo, pensa la suo piccolo orticello ( fino a quando glielo lasciano) e se ne frega del bene comune.

Continuare a seguire questi politici, a fare opera di informazione per questa massa magmatica umana non ha più né senso né significato.

Per questi motivi, tra non molto, questo blog cesserà le pubblicazioni e verranno cancellate le pagine ad esso collegate.

Non esiste un Dio che combatta per i pavidi.

Claudio Marconi

PAROLE, PAROLE, PAROLE..........
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Kyenge: la gente non vuole capire che l’Italia è un Paese di immigrazione

Pubblicato su 26 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

L'ennesimo, inequivocabile, " segno dei tempi". C.M.

“A giugno andrò in Nigeria per cercare di capire come aiutarli, per evitare le partenze degli immigrati”.

Intervistato da Repubblica Tv, il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato il viaggio nel Paese africano illustrando le politiche del Carroccio per contrastare l’immigrazione clandestina. “Chi scappa dalla guerra deve essere accolto, gli immigrati clandestini non vanno fatti partire e sbarcare”, ha spiegato

L’iniziativa ha fatto sbottare Cecile Kyenge che è appena stata incaricata dall’Unione europea di andare in Nigeria per seguire le elezioni. Così, ospite di 24Mattino su Radio24, ha comciato a sciorinare la consueta lamentela per gli insulti nei suoi confronti sono “aumentati terribilmente”. “Basta fare un giro sul mio profilo Twitter e Facebook per verificarlo – tuona – costantemente segnalo le offese che ricevo alle autorità competenti”.

Poi attacca con le solite vanterie: “Io andrò in Nigeria per conto del Parlamento Ue, per monitorare le elezioni. Altri andranno per propaganda o a fare passeggiate”, dice con l’intento di sminuire il viaggio di Salvini. “Il problema non sono io ma la gente che non vuole capire che l’Italia è cambiata, che è un diventata un Paese di immigrazione e come tale necessita di regole di convivenza da costruire piano piano – ha continuato – questo processo però non è stato, purtroppo, accompagnato”.

Isis, inchiesta a Palermo: l’immigrazione clandestina finanzia le milizie

Infine non poteva mancare il solito discorso immaturo sul razzismo con il quale la Kyenge si nasconde in modo infantile dietro il colore della pelle per giustificare gli attacchi che mirano ai suoi discorsi logorroici e non certo alla sua persona:  “Se poi, ad alti livelli istituzionali,  ha detto – ci sono persone come il mio eterno amico-nemico Calderoli che sdoganano l’insulto razzista – ha detto ancora – tutto diventa più complicato ed è per quello che ho portato in tribunale una decina di rappresentanti delle istituzioni che mi avevano insultato. Chi ricopre un ruolo politico ha delle responsabilità e deve essere anche educatore”.

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Kyenge: la gente non vuole capire che l’Italia è un Paese di immigrazione
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Atene, Parigi e la sovranità...delle nazioni.

Pubblicato su 26 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Jacques Sapir

trd Sa Defenza
 

La sovranità è ora una questione centrale. E' la questione decisiva del momento storico che stiamo vivendo. 

Essa determina le scelte politiche, ma anche la comprensione della crisi che stiamo vivendo. Occupa il posto centrale per due motivi convergenti. 

Da un lato, la sovranità è necessaria per l'azione politica in questo passaggio dal "io" al "noi" di azione collettiva, e la seconda è una necessità assoluta della crisi, sia economica che sociale, politica e culturale che attraversiamo. 

Nella sovranità è fondamentale la distinzione tra legittimo e legaleQuesta distinzione è costantemente sfidata dalla logica di istituzioni che governano il nostro sistema politico.

 Viviamo in regimi e sistemi politici in cui il "come" ha preso il posto del "perché". Ciò corrisponde ad un cambio di gestione, il "tecnico" prevale sulla "politica". Alcune delle crisi che sono state menzionate ne sono la conseguenza. Se vogliamo porre la domanda "perché", e quindi capire che esiste una molteplicità di "come" è possibile, mentre la sovranità è essenziale. Ma se lalegittimità e legalità possono essere comprese solo in termini di sovranità, dobbiamo ammettere che la laicità, nel senso di restituire le convinzioni non verificabili alla sfera privata,  è necessario per la costruzione del bene comune, la "  Res Publica " dalla cui parola deriva Repubblica.
Copyright: Anne-Marie de Grazia

 

1. Entrambi a gennaio.

 Se vediamo questi, due eventi del gennaio 2015, confermano uno direttamente e indirettamente l'altro. Il primo di questi eventi è costituito dagli omicidi del 7 e 9 gennaio 2015 a Parigi. Questi assassinii, e noi di fronte a questa verità crudele: la Repubblica può chiarire e rigettare quanto successo.


Charlie, la Repubblica sta morendo.

Questi atroci crimini, con il dibattito provocato dallo slogan "Je suis Charlie
[1] , pone in essere la nascita di un senso di comunità. Ma questa sentimento è l'opposto della Repubblica. Si mette in discussione la legittimità delle nostre istituzioni e del governo.

Crudele ironia, la tragedia è avvenuta quasi dieci anni dopo il referendum del 2005 di cui ne rammentiamo l'aspetto: il popolo francese aveva respinto a larga maggioranza il progetto del trattato costituzionale europeo  proposto. Eppure la classe politica unita su questo punto ben al di là delle differenze politiche, l'ex destra gollista e il partito socialista,  si sono affrettati a inventare un nuovo trattato, molto simile a quello rigettato. 
Il Trattato di Lisbona è stato poi adottato dall'arcaico "Congresso", della Terza e della Quarta Repubblica, legittimandolo - giustamente - seppure molto inferiore a quello di un referendum. Questo scandalo, è enorme, e segna l'inizio della disintegrazione dello stato, che non può mascherare i deliri di alcuni, la finezza del buonumore di altri, o l'ictus di terzi. Esso era, e rimane, un importante attacco alla sovranità della nazione, ovvero alla sovranità del popolo.

Ma c'è di più e di peggio. Il gennaio 2015 i crimini hanno anche messo in dubbio uno dei principi fondanti della Repubblica e della democrazia. Nel tentativo di imporre una "blasfemia" uccidendo persone a causa della loro religione (o mancanza), è la nostra idea della Repubblica, questa "cosa comune" e Res Publica , che uccide. In realtà non c'è un legame tra tutto questo 
[2] . Quando si viola la sovranità del popolo, si mina la legittimità delle istituzioni, lo Stato di diritto è indebolito, cioè il valore della legge.

La messa in discussione, diretta o indiretta, della sovranità del popolo apre  la porta larga per il suo scioglimento e la sua rinascita sotto forma di comunità, che siano religiose o etniche. Non ci possono essere persone, che si basano sulla costruzione politica della sovranità popolare, dal secolarismo e questo principio fondamentale, inclusa nella nostra Costituzione della Repubblica ove non si riconosca nessuna religione e nessuna razza . Così ci troviamo di fronte la sfida finale: Repubblica o la guerra di tutti contro tutti.

Primavera in inverno.

Ma un altro evento si è verificato sempre in questo gennaio 2015, l'elezione di un nuovo governo in Grecia. Questo evento conferma la centralità della sovranità. Il partito della vera sinistra, SYRIZA è uscito vincitore di queste elezioni. Ma non era la maggioranza assoluta. 

 Dobbiamo quindi pesare il significato storico della scelta fatta dai leader di SYRIZA di unire le loro forze con un partito di destra i "Greci Indipendenti" e non con l'estrema destra come sognava lo sgradevole Colombani [3] . 

Potrebbero allearsi con un partito di centro, esplicitamente pro-europeo (To Potami o Il Fiume), e poi, generosamente finanziata dai gerarchi di Bruxelles, con detriti del Pasok socialista di sinistra. Hanno fatto una scelta che sembra strana a coloro che non capiscono la questione della sovranità

 Questa scelta è oggi una dimostrazione della centralità della questione: sovranità

Infatti, ciò che ha motivato questa alleanza, è la volontà chiaramente espressa del popolo greco, di voler recuperare la sua sovranità e, di conseguenza, la democrazia

 Questo compito determina alleanze. Certo, SYRIZA, tradita e abbandonata da gran parte del governo europeo e francese di "sinistra", trovandosi sola non può riuscire a cambiare la situazione, può solo cedere sotto i ripetuti colpi degli eurocrati, della BCE e dell'Eurogruppo.

L'esempio che ci è stato dato rimarrà indelebilmente scolpito nel nostro comune sentire della memoria storica dei popoli. 

Oggi recuperare la sovranità è la premessa fondamentale di qualsiasi lotta politica

 Un movimento simile, a Syriza, anima PODEMOS in Spagna, il partito del movimento degli "indignados". Questo partito nega la divisione tra "sinistra" e "destra", e sostituisce la questione del potere, con la divisione del stare con il popolo o con i potenti. Si tratta, ancora una volta, di capire la questione della centralità della sovranità che spiega e giustifica questa posizione [4] .

la sovranità è la questione fondamentale del periodo politico aperto dalla crisi dell'Unione europea

 

 Ecco perché questa idea è lo scopo di questo libro. La sovranità è come un rocchetto di filo, che finito di srotolarsi non ce ne più. Se si inizia a rilassarsi, le questioni di legittimità, legalità e laicità sono immediatamente messe in discussione.



Scuse e pretesti.

Tornando al primo evento, purtroppo tragico di gennaio 2015. Abbiamo subito detto che gli autori dei crimini nel mese di gennaio sono  solo figli della disperazione. In entrambi i casi; non tutti i bambini sofferenti, o tutti i bambini perduti, prendono le armi per uccidere i loro simili. 
Poi ho aggiunto, "non fare l'amalgama, e cadere nella trappola della 'islamofobia' " e in nome di questo preparare il terreno per la disattivazione del dibattito sull'Islam e le altre religioni. Questo è un grave errore, le conseguenze potrebbero essere terribili. Ha firmato la capitolazione intellettuale contro i nostri principi fondanti. Non che l'Islam è migliore o peggiore di un'altra religione. Ma ogni religione è il mondo delle idee, delle prestazioniQuesto è il primo senso, un'ideologia. In quanto tale, qualsiasi religione può essere criticata, nel senso di essere sottoposto a critica e all'interpretazione.

Questo è contro scandaloso, ciò che è criminale e ciò che deve essere represso con precisione dalla legge è quello di ridurre un essere umano alla sua religione. E' quello di impiegare comunque i fanatici di tutte le bande.

Qui dobbiamo capire i problemi. La Res Publica questo principio di un bene comune che è alla base della Repubblica, e che nasce dalla sovranità implica la distinzione tra spazio privato e spazio pubblico. Questo spazio pubblico è costituito da un processo di esclusione come un processo di inclusione. Il processo di esclusione è costituito dall'esistenza di confini . Nessuno avrebbe tollerato che in uno spazio pubblico si possono ammettere nuovi membri solo per invertire una decisione. E' ben inteso che l'ammissione di un tale principio firma la morte della democrazia. Ma la controparte di questo è che non vi siano nuove esclusioni tra i membri della comunità politica. Ne consegue che i cittadini non dovrebbero essere distinti dalla adesione religiosa o dalla "razza", ma per la loro appartenenza ad un organo politico, la NazioneCosì il principio di laicità deriva dalla sovranitàLaicità non è un qualcosa in più per la Repubblica: è il cemento 
[5] . È significativo che uno dei grandi pensatori della sovranità, Bodin, ha scritto nel XVI secolo nell'orrore delle guerre di religione, sia scritto un trattato sulla sovranità [6] e un trattato sulla laicità [7] .

 Capire per bene [per non sbagliare]. Noi obblighiamo a definire noi stessi con le credenze religiose, i segni di appartenenza, è proprio questa la trappola cui tendiamo e a cui i terroristi vogliono riportarci, ai tempi delle comunità religiose dove si combatte uccidendosi l'un l'altro. Altri poi aggiungeranno le comunità etniche. Se cediamo su questo punto siamo impegnati su un sentiero che conduce alle peggiori barbarie. La confusione in cui per completare gran parte della classe politica francese è qui con le tragiche e gravi conseguenze. Gli attacchi contro i musulmani (come quelli contro gli ebrei, cristiani, buddisti, ecc ...) sono indicibili e intollerabili. Ma abbiamo il diritto di criticare, ridere, deridere, e persino odiare tutte le religioni. E se uno è scioccato dalle caricature, non comprare il giornale in cui sono stati pubblicati, e questo è tutto.

2. Le fondamenta di una crisi.

 Questi abusi settari, sicuramente una piccola minoranza ma comunque esistono in una parte di giovani francesi, rivelano il senso di anomia di questo giovane. I giovani provenienti da immigrato non possono integrare perché non sanno di cosa integrare.


Il fanatismo e anomia.

 Per quanto riguarda la religione e il fanatismo di alcuni giovani mostrano un aumento di identità e rivendicazioni narcisistiche. Il "noi", che è stato proposto dalla Repubblica,  perde progressivamente credibilità con la Repubblica non più sovrana, prima che la sostituisca l'"io". Ma prima che il vuoto di questo 'io', sia prima della impotenza, che cerca di ricostruire il "noi", un "noi" particolare da altri esclusi.  L'affermazione di identità narcisistica ha costruito il tetto del fondamentalismo.


Perché questa battuta d'arresto nella religione? Perché, esprime il volto delle vittime di reati, nel gennaio 2015, è come dire "non hanno rubato", e chiede il ripristino del reato spregevole di blasfemia? Il motivo è semplice: perché rifiuta questa idea di base della sovranità come base della democrazia. 
Abbiamo dimenticato che il corrispettivo per l'uguaglianza politica all'interno dei confini è il rispetto di questi cosiddetti confini. 
Se una comunità politica non è più padrona del suo destino, non può definirsi democratica. 
Se si vuole una prova, ricordare questa citazione da Jean-Claude Juncker, il successore ineffabile di Barroso a capo della Commissione europea: " Non ci può essere scelta democratica contro i trattati europei ". Questa dichiarazione è detta per le elezioni greche del 25 gennaio 2015, appena han visto la vittoria di Syriza
In breve, c'è stata l'affermazione della superiorità del principio tecnocratico sul principio democratico, sono soddisfatti della superiorità delle istituzioni non elette sul voto degli elettori
In questo, il signor Juncker e Barroso sono in gran parte responsabili di tragedie che la Francia ha subito e conosciuto.
Fanno propria, consapevolmente o meno, il discorso dell'Unione Sovietica nei confronti dei paesi dell'Europa orientale, che nel 1968, durante l'intervento del Patto di Varsavia a Praga dichiarano: la famosa teoria della sovranità limitata
Colpisce che considerano i paesi membri dell'Unione europea come colonie, o più precisamente di "dominio", la cui sovranità in oggetto è una Francia divenuta metropolitana (Gran Bretagna). Tranne che in questo caso non c'è metropoli. 
L'Unione europea sarebbe un sistema coloniale, senza metropoli. E, forse, è solo colonialismo per procuraDietro la figura di una presunta Europa unita, che è in realtà divisa dalle istituzioni europee, possiamo discernere il volto degli Stati Uniti, un paese che continua a sostenere i poteri centrali di Bruxelles.

Francia in crisi

Allo stesso tempo, non si può non essere colpiti dalla combinazione di varie crisi in Francia. Quest'ultima passa quindi attraverso una crisi diffusa. I francesi si sentono e si traducono in un grande pessimismo.

Sappiamo cosa sia una crisi economica, e misuriamo ogni giorno che può essere una crisi sociale. Queste crisi creano un profondo senso di insicurezza 
[8] . Le crisi politiche, non son assolutamente sconosciute, non ne eravamo estranei in questi ultimi 50 anni. Ma c'è nella situazione attuale qualcosa di più, sia quantitativamente che qualitativamente. 
Ora scopriamo cosa può essere una nazione di crisi, in particolare quando si sentono degli movimenti tellurici sotto i nostri piedi, quando ciò che è stato pensato per essere una garanzia è improvvisamente messo in discussione, una cosa che ci è stata risparmiata dalla fine della Quarta Repubblica. 
Da questo sentimento nasce l'insicurezza culturale, che si unisce con l'insicurezza sociale, e produce quello che uno scrittore definisce "disagio identitario
[9] . Dietro i sintomi, c'è una realtà, ed è questa realtà che dobbiamo cercare di capire.

Uno dei motivi di questo pessimismo è il fatto che i francesi hanno la sensazione di essere di fronte ad una barbarie dalle molteplici forme. Siamo al tempo stesso inorriditi e affascinati dalla crescita della barbarie. Intere regioni del mondo sono scivolate in una profonda ferocia. Milioni di persone ne sono le vittime. Abbiamo voluto ignorarlo e abbiamo avuto fino ad ora la sensazione di vivere in una zona protetta, una bolla in cui niente di veramente terribile poteva accadere. Sicuramente i massacri al di fuori colpiscono la coscienza, così come la quantità di ingiustizia e di miseria che si sta accumulando lontano dai nostri confini. Ma una gran parte della popolazione, è rimasta senza parole; la sensazione di vivere in una zona protetta, l'Unione europea, che ha vinto. E' questo sentimento, giustificato o meno, che va in frantumi. I francesi sentono che non solo non sono protetti dall'Unione europea, ma che involontariamente o di proposito, la crisi si aggrava ogni giorno di più.

La barbarie europeista.

Più vicino a noi una forma di barbarie economica ha colpito la Grecia dal 2010. La miseria e la disperazione, ma anche la violenza politica e la sensazione di un esproprio profondo e totale, sia della politica economica che sociale sono ora di nuovo presenti nel cuore dell'Europa. Il fenomeno interessa ora una parte di Spagna e Portogallo. 
Questa barbarie economica supera di gran lunga quello che ci si aspettava da una singola crisi. L'attuazione da parte delle istituzioni europee, in modalità teorica protettiva, porta con sé la condanna del sistema che produce e implementa.

Alla base di questa barbarie, è la distruzione del principio dello stato. Questo stupirà solo chi non conosce nulla della tradizione del discorso sullo Stato e la legge che corre nel mondo occidentale da oltre due millenniLo Stato, è quella entità che protegge le persone, che garantisce un corpo di regole accettate da tutti
Ma lo stato può essere concepito fondamentalmente con due sistemi. Può essere di proprietà di un principe, e in questo caso, in realtà, va sconfitto di fretta. Oppure può essere espressione di interesse collettivo: questo è il significato della Res Publica che ha dato gli albori alla nostra repubblica, ed è un complesso più profondo. Il principio repubblicano esiste anche in forme di organizzazione politica, le "repubbliche". Dobbiamo quindi monitorare con precisione l'origine del termine, se vogliamo capire che cosa si riferisce.

 

3. Ritrovare la Repubblica.

 La Res Publica è anche regionalizzata. Questo è un punto essenziale. La solidarietà nasce dalla condivisione delle cose  e la comprensione reale che sono radicate in un dato spazio. Lo Stato qui si identifica con la NazioneIl legame tra  Stato e  Nazione prende una nuova dimensione con l'esistenza della democrazia.


La Repubblica e la Nazione

La democrazia presuppone la previa definizione di sovranitàperché dalla sovranità deriva  la legittimità che, a sua volta, basa la legalità. E' questa sovranità che rende udibile la solidarietà in giunzione tra le persone e le regioni di un determinato territorio. Se uno abdica la sovranità scarta la solidarietà 
[10].  
Affermando che il popolo è l'unico detentore della sovranità, la Rivoluzione del 1789 ha completato la costruzione politica e giuridica che fu iniziata nel Medioevo. Dobbiamo ricordare che non è stata creata da essa. Il concetto di sovranità è molto antecedente alla RivoluzioneQuesto è il motivo per cui dobbiamo tornare alla fonte della tradizione intellettuale del mondo occidentale, e provare a vedere che cosa vi è in essa, è subordinata alla volta o alla cultura a ciò che è veramente universale
Questo movimento di ritorno deve essere in grado di distinguere tra il vero internazionalismo, che è un pensiero che è "tra le nazioni", perché ne riconosce l'importanza e cerca di identificare le cause più comuni ed organizza il compromesso, da il pensiero che nega le nazioni, e  in realtà nega anche la democrazia ,e quindi contribuisce alla distruzione di questo principio, affermazione che genera la barbarie.

Stato, nazione, e società.

La società francese sta cadendo a pezzi. In questa terribile situazione si possono trarre dietro la proliferazione di attestazioni d'identità che ci fa regredire dal "noi" al "io". Questo processo è possibile solo perché lo stato-nazione, scarta il vecchio costrutto sociale. La Nazione è ciò che ci protegge dalla "guerra di tutti contro tutti", nelle parole di Hobbes o anomia per citare Durkheim. Certamente vero è il caso che la legge opprime. Ma la peggiore oppressione è sempre dovuta all'assenza di leggi
Tuttavia, queste leggi sono prese come parte della nazione e la rivoluzione del 1789 ha stabilito il popolo sovrano come il giudice supremo di queste leggi.
La democrazia ha quindi necessariamente bisogno della sovranità. Mentre le nazioni sovrane non abbisognano della democrazia, non la democrazia che è nata là, non, dove è privo di sovranità. Qualsiasi tentativo di stabilire uno spazio democratico ha istituito in realtà uno spazio di sovranità. Questi due concetti sono inscindibili, ma, indica chiaramente che la sovranità è il primo.

Questa crisi della Nazione, è anche una crisi di stato. Lascia i cittadini poveri e impotenti di influenzarli dalla situazione a fronte di interessi costituiti, e alcuni dei quali transnazionali. Questo è così perché sono privati ​​del potere di fare e modificare le leggi, e quindi sono privati ​​del potere di organizzare il proprio futuro collettivo. "Non vi è irrimediabilità che la perdita dello stato", ha detto il re di Francia 
[11] nei tempi antichi, ma che oggi sembra stranamente e tragicamente simile. Il contesto era quello della fine degli anni delle guerre di religione. Sotto l'apparenza di uno scontro religioso tra cattolici e protestanti, il potere, della Spagna, ha cercato di dominare l'Europa. Oggi è cambiato solo il paese ma si fa riferimento sempre a questa stessa situazione . Ma di tutte le guerre civili, conflitti inter-religiosi è il più imperdonabile perché si tratta di scopi oltre misura d'uomo. Quando la posta in gioco è la vita eterna - chi ritiene che vi è - allora tutto diventa possibile e giustificato in quello che allora era considerata la "vita terrena" per  "la vita eterna". Lo scopo estremo può causare estrema barbarie. La guerra di religione è il conflitto che destruttura la società più profonda, che mette i figli contro i genitori, i fratelli contro i fratelli. Così, quando Henry ha fatto questa dichiarazione davanti ai giudici di Rouen, in quanto il Parlamento dell'epoca era un'assemblea dei giudici, ha voluto mettere in chiaro che un interesse più elevato è richiesto agli interessi particolari e la ricerca personale i loro obiettivi legittimi non dovrebbe avvenire a spese del comune obiettivo di vita nella società. Ripristinando il senso della nazione, ha posto fine alla guerra civile.

Misurare quello che c'è di attuale nelle parole pronunciate alla fine del XVI secolo. Una crisi economica ci può impoverire, con ingiustizia sociale che può contribuire a creare barriere tra noi. Tuttavia, la confisca della sovranità nazionale tocca le fondamenta di quella entità che ci consente di vivere insieme.

Le moderne forme di confisca di potere.

La sensazione che i francesi hanno nella profondità di se stessi è la sensazione di confisca di potere, e la sua sostituzione con sonagli che la politica, almeno alcuni di loro, sono un ronzio nelle orecchie. Questo sequestro è, oggi, realtà. Prende la forma di vari trattati che ci legano all'Unione europea e alla presentazione di rappresentanza democratica in un potere non elettoQuesto sequestro è  fatto dalle multinazionali, che impongono, con il tacito consenso dei nostri governi e delle istituzioni europee con le norme che consentono loro di far valere la leggeQuesto è, infatti, la questione dell'accordo di libero scambio proposto tra il Nord America e l'Unione europea, o TAFTA Partnership. Transatlantic commercio e gli investimenti 
[12] . Questa confisca impedisce alle persone di detenere la sovranità nazionale, ricostruire lo stato e costruire le istituzioni che lo adattano, cioè, allo Stato di porre rimedio ai suoi mali. Questo è un problema più sottile, ma in realtà il più importante della crisi economica. Questa sensazione di privazione e di impotenza, aggravata anche da una bassa potenza, e, che teorizza la sua impotenza aiuta a distruggere in profondità quello che è il legame sociale.

Dobbiamo poi discernere i contorni di questa crisi globale in cui siamo immersi.


4. Crisi e posta in gioco

 Le nuvole stanno iniziando ad accumularsi sulla società francese, e il dramma che abbiamo vissuto dal 7 gennaio al 9 mostra che queste nuvole stanno per trasformarsi in tempesta, è nel nostro passato che possiamo trovare i princìpi  che ci permettono di proiettarci nel futuro.


La società e la politica.

È opportuno  lamentare. La società non è il prodotto di una omogeneità, sia culturale, religiosa, linguistica o economicaLa società non è neppure il prodotto di decisioni consapevoli degli individui il pre-esistente
Gli individui sono in realtà il prodotto della società
Sono diversi perché il processo di produzione sono essi stessi diversi, i miti fondanti della società possono anche essere contestati, il che implica una nuova diversità. Ma questo non è ci riporta che all'ovvio: la politica della società . Questa è la politicache costruisce il legame sociale, e questa costruzione comporta una politica di ridistribuzione permanente. La parola calunniata, se dimenticata, è necessaria la dialettica.

Questo rapporto intimo tra la società e la politica, è necessario guardare come si è verificata questa costruzione in ogni società. Il processo di costruzione della società e anche un processo di differenziazione aziendaleNegarlo, far finta che non ci sono fogli bianchi su cui i pensatori potrebbero scrivere una storia a prescindere dalla storia passata, è la ricetta migliore per portare a tragedie terribili, e il peggio è una guerra civile. Eppure è a questo che oggi tendono le istituzioni europee e l'ideologia europeaQuindi dobbiamo stare attenti a fermare rapidamente questa preoccupante tendenza.

La costruzione della società evidenzia anche le forme che possono identificare la pertinenza attraverso i secoli. Gli antichi sapevano che non c'è legalità senza legittimità, in realtà è la seconda che ha fondato la prima. I miti greci della distinzione romana tra auctoritas e potestas è una lezione che dobbiamo ricordare. Ma il fondamento della legittimità stessa diventa una potenziale fonte di conflitto in quanto la pluralità delle religioni diventa una realtà. Questo è ciò che rivela l'opera di Jean Bodin, che, nello stesso movimento, stabilisce la supremazia del principio di sovranità e si stacca sempre dal legame con una particolare religione. L'unica risposta possibile alle guerre religiose del passato o a coloro che la minacciano oggi, il fondamentalismo di quelli o altri, delle letture letterali, è l'unione tra il principio di sovranità e laicità.

Un altro pericolo minaccia la società, sia per mezzo di accumulazione di ricchezza che è così estrema e diventa odiosa, e sordida corrosione di una ideologia individualista che oggi produce un narcisismo esasperato.
La politica è ora attaccato su due fronti nelle forme del suo funzionamento, ma anche nella privacy della sua relazione con i singoli individui. Questa politica di attacco, e quindi il cuore di quanto prodotto dalla società, ha importanti conseguenze per quanto riguarda le forme di organizzazione di questi ultimi. Questa doppia minaccia è causa della crisi dell'ordine democratico, che, come ogni forma di organizzazione, non è il risultato di "legge naturale", ma l'espressione di una volontà collettiva. Pertanto, il futuro sembra prometterci una scelta tra un ritorno ad un ordine arcaico basato su fantasie di omogeneità della società o di un ordine dispotica basato sul diritto"immorale".

Sovranità e democrazia.

La messa in discussione della sovranità mina la democrazia nel profondo della natura della società francese. Certo, ci possono essere Stati sovrani che non sono democratico; ma non si è mai visto uno Stato democratico che non è sovrano. Quindi questi sono i frutti amari, abbastanza logici, del processo di globalizzazione e la costruzione dell'Unione europea. Affermare che l'Unione Europea è stata concepita, più o meno, per proteggere i popoli contrasta con l'influenza della globalizzazione è una menzogna palese. In realtà è stato in prima linea il movimento che ha sconfitto gli Stati Uniti a favore di grandi imprese multinazionali.
E'  solo l'erede del progetto americano disegnato durante la guerra fredda 
[13] . E' stato costruito sulle basi di quel che sta succedendo, Kouvelakis Stathis, riferendosi al relativamente recente libro di Perry Anderson [14] , descrive come " ... una presa di distanza da ogni forma di controllo democratico e di responsabilità nei confronti delle persone è un principio costitutivo della complessa rete di agenzie tecnocratiche e altri istituti di esperti che costituiscono la spina dorsale delle istituzioni dell'Unione europea. Ciò che è stato eufemisticamente chiamato il "deficit democratico" è in realtà una negazione della democrazia " [15] .

 

 L'Unione europea è in realtà uno spazio troppo eterogeneo che si potrebbe pensare, come Arnaud Montebourg evoca, ad un protezionismo "europeo". Non ci può essere alcuna sovranità, e quindi democrazia a livello europeo.


Quindi abbiamo bisogno di andare avanti con la ricostruzione di un ordine democraticovale a dire un sistema politico per articolare la questione della sovranità e della legittimità e di garantire la democrazia, e dobbiamo farlo guardando le cause di crisi e non solo le sue conseguenze. Per fare questo, è necessario una profonda ristrutturazione delle forze politiche. Ci devono essere molte personalità nei partiti che sono al potere, o sono state, che sono convinti della necessità dell'economia franceseper forme di tutela e di un forte deprezzamento della moneta. Sappiamo che questo è in realtà possibile nel contesto di una uscita dall'euro e il ritorno al franco. Ma questi partiti sono fatti in modo che la "direzione" di questi, un piccolo gruppo di uomini e donne, operino quasi indipendentemente da ciò che pensano i dirigenti di base e intermedi di questi partiti.

Queste "indicazioninon si basano solo sulle istituzioni interne delle loro organizzazioni, ma anche su reti clientelari e diffusa corruzione, per costruire la loro indipendenza dai loro elettoriA questo si aggiunge una politica di pressione e di denigrazione sistematica di tutti coloro che non la pensano come loro. Nel complesso, il livello di democrazia in questi partiti si sta dimostrando molto più basso di quanto non sia nel sistema politico in generale. Si dovrà  passare attraverso una rottura e ricomposizione di questi partiti, sperando che i sostenitori recuperino la sovranità nazionale e si uniscano o almeno lavorino insieme. Il processo di rottura è, a quanto pare, in attuazione in questi partiti di potere. La ricomposizione può essere imminente. Più velocemente si concretizzerà, meglio sarà per il paese.

Ripensare l'ordine democratico

Ricostruire l'ordine democratico oggi, qui e ora, la prospettiva che porta garantisce il mantenimento di una società che è relativamente tranquilla e ha conseguenze stabilizzanti. Ecco perché, oggi, la difesa dell'ordine democratico e dei suoi fondamenti, la sovranità e la laicità, prende le dimensioni di un imperativo categorico. Ma questa riforma radicale può imporre o implicare elementi di populismo. Per combattere la tendenza spontanea delle burocrazie a produrre leggi, indipendentemente dalla loro legittimità, è richiesto l'uso di elementi di legittimità carismatici. E' il senso del ripristino, su questioni chiave, le procedure referendarie che rientrino a far parte di questa forma di legittimità. Soprattutto, è bene ricordare che i poteri dittatoriali, nel loro senso originale e non nel senso volgare che ha preso la parola "dittatura", fanno parte dell'ordine democratico. 
Così non prenderne parte, scuote i nostri all'azione di tutti, interrotti quando si porrà la questione di abrogare leggi approvate in termini giuridici, ma certamente del tutto illegittime. La bussola in questi tempi incerti sarà come sempre la difesa della sovranità  Nazionalestringerci attorno al suo sovrano, vale a dire il popolo, come una saldatura politica di tutto il bene comune e la Res Publica .





Note:


[1] Todd E., Qui est Charlie ? Sociologie d’une crise religieuse, Paris, Le Seuil, 2015.

[2] « La genèse de la laïcité » in Blandine Kriegel, La politique de la raison, Paris, Payot, 1994.

[3] Colombani J-M, « Quels chemins pour les grecs ? », in Direct Matin, n° 1630, 2 février 2015, p.3.

[4] Gales A., « Que pense Podemos ? », article publié dans la revue Ballast, 23 avril 2015, http://www.revue-ballast.fr/que-pense-podemos-14/

[5] Poulat E. Notre Laïcité, ou les religions dans l’espace public, Bruxelles, Desclées de Bouwer, 2014.

[6] Bodin J., Les Six Livres de la République, (1575), Librairie générale française, Paris, Le livre de poche, LP17, n° 4619. Classiques de la philosophie, 1993.

[7] [7] Bodin J., Colloque entre sept sçavants qui sont de différents sentiments des secrets cachés des choses relevées, traduction anonyme du Colloquium Heptaplomeres de Jean Bodin, texte présenté et établi par François Berriot, avec la collaboration de K. Davies, J. Larmat et J. Roger, Genève, Droz, 1984, LXVIII-591, désormais Heptaplomeres.

[8] Castel R., L’insécurité sociale. Qu’est-ce qu’être protégé ?, Paris, Le Seuil et La République des Idées, 2003.

[9] Bouvet L., L’insécurité culturelle. Sortir du malaise identitaire français, Paris, Fayard, 2015.

[10] Guilluy C., La France périphérique. Comment on sacrifie les classes populaires, Paris, Flammarion, 2014.

[11] Discours de Henri IV au Parlement de Rouen en 1597.

[12] R. Cherenti et B. Poncelet Le Grand marché transatlantique : Les multinationales contre la démocratie,. Éditeur Bruno Leprince, mai 2011.

[13] Ce qui fut déjà analysé par J-P. Chevènement La faute de M. Monnet, Paris, Fayard, 2006.

[14] Anderson P. Le nouveau vieux monde, Marseille, Agone, 2011 (en anglais The New Old World (2009) Londres, Verso).

[15] Kouvelakis S., in C. Durand (sous la direction de), En Finir avec l’Europe, Paris, La Fabrique, mai 2013, p. 51

 
Tratto da: http://sadefenza.blogspot.it
Atene, Parigi e la sovranità...delle nazioni.
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BETTINO CRAXI : L'ULTIMO PATRIOTA - FATTO FUORI PERCHE' EUROSCETTICO

Pubblicato su 26 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Quelle che seguono sono alcune citazioni che ho estratto dal volume "Io parlo e continuerò a parlare", una raccolta di note e appunti di Bettino Craxi dall'esilio, redatti negli anni novanta fino alla morte avvenuta nel 2000. Sono a metà della lettura del libro e questi sono i passaggi che ho trovato finora particolarmente significativi ed in alcuni casi sorprendenti, agghiaccianti, al limite della preveggenza. 
I pericoli che Craxi vede, vent'anni fa, per il futuro dell'Italia, sono ora qui davanti a noi in tutta la loro crudezza. Coloro che "si sono salvati" a differenza di chi, come lui, è finito tra i sommersi, ora sono i protagonisti assoluti di quella che il leader socialista chiamò allora violenta normalizzazione. 
Craxi è uno sconfitto e ne ha per tutti: per Prodi, per D'Alema, per l'adesso doppiamente emerito Napolitano che, dice Craxi, essendo stato il responsabile delle relazioni internazionali del PCI, potrebbe finalmente raccontare come funzionava veramente il meccanismo - assolutamente bipartizan - di finanziamento occulto dei partiti. Sembrano giudizi scaturiti dal mero rancore personale ma la Storia ormai sta dando ragione al leader socialista di tanta severità di giudizio.
Soprattutto, al di là della semplificazione comune che vorrebbe Craxi come corresponsabile dello sfacelo attuale e quindi indegno di parlare, questi appunti ci riconsegnano un uomo politico che, a confronto dei figuri attuali, dei monumenti all'incompetenza, delle azdore, degli antistatisti sociopatici fautori del patricidio, risulta un assoluto gigante della politica..


Vediamo assieme questi passaggi salienti di una testimonianza storica interessantissima e della quale consiglio vivamente la lettura.


Craxi si è fatto un'idea assai realistica dei veri scopi della globalizzazione, a differenza di certi progressisti in ecopellaccia che conosciamo.

 

"La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali.  Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente  finanziaria e militare." (pag. 6, "Incipit")

Identità nazionale? Nazione in maiuscolo? Ohibò! Nel nuovo secolo del "patriottismo sovranazionale" dei lottacontinuisti, del multisubculturalismo e del razzismo al contrario, ovvero di quello contro i propri simili, propugnati dalla vera sinistra (secondo la definizione data del PD dell'on. Serracchiani) queste parole sembra impossibile provengano da un leader socialista.
Eppure Craxi intuisce che dietro all'attacco alla partitocrazia potrebbe celarsi un progetto di delegittimazione della politica intesa come strumento di democrazia, mirante a costruire un futuro di alzamanos senza alcun vero potere rappresentativo popolare ma solo la delega ad "eseguire gli ordini" delle élite secondo il classico schema della banalità del male.

 
"I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della democrazia un'idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi interessi e della sua ideologia illiberale." (pag. 12, "Era un sistema")
"Fa meraviglia, invece, come negli anni più recenti ci siano state grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse enorme ed assurdo dalle autorità competenti, gruppi finanziari collegati alla finanza internazionale, diversi gruppi, speculando sulla lira evidentemente sulla base di informazioni certe, che un'indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni.
Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla." (pag. 17)
"Me lo dissero, anzi me lo scrissero, nel mese di luglio. Il mese dei veleni della politica, il mese in cui cadono i regimi, si fanno o si preparano le crisi, si ordiscono congiure prima di andare in vacanza." (pag. 60 "Una nota di luglio", 1994)
 

Già, il mese di luglio che ritornerà prepotentemente d'attualità nel 2011, quando, tra scambi di lettere e trame sotterranee, proprio nella mezza estate, si preparerà il golpe della Troika e l'arrivo dei "supertecnici" per l'autunno.

"Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l'arma preferita. Il resto è affidato all'informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza.
Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante." (pagg. 75-76, "Il ventennio", 1997)
L'informazione, la propaganda, l'infiltrazione del pensiero unico in ogni ganglio della repubblica. Le riforme...
"Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione." (pag. 81, "I più puri che epurano")

Ancora sulla globalizzazione e il ruolo sempre più subalterno dell'Italia.

"Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.
A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione.
La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale.
La "globalizzazione" non viene affrontata dall'Italia con la forza, la consapevolezza, l'autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza." (pag. 88-89, "Globalizzazione")

I salvati e come si salvarono.

"D'Alema ha detto che con la caduta del muro di Berlino di aprirono le porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta. Nell'anno della caduta del muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento italiano una amnistia con la quale ci cancellavano i reati di finanziamento illegale commessi sino ad allora.
La legge venne approvata in tuta fretta e alla chetichella. Non fu neppure richiesta la discussione in aula. Le Commissioni, in sede legislativa, evidentemente senza opposizioni o comunque senza opposizioni rumorose, diedero vita, magigoranza e comunisti d'amore e d'accordo, a un vero e proprio colpo di spugna.
La caduta del muro di Berlino aveva posto l'esigenza di un urgente "colpo di spugna".
Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attività politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore nel 1974, veniva posto un coperchio." ( pag. 124 "Il colpo di spugna")
"La montagna ha partorito il topolino. Anzi il topaccio. Se la Prima Repubblica era una fogna, è in questa fogna che, come amministratore pubblico, il signor Prodi si è fatto le ossa." Pag. 135. "L'uomo nuovo")

Quelle sull'Europa ed i suoi parametri, infine, sono tra le pagine più profetiche delle memorie craxiane. E' inevitabile confrontare queste parole con le appassionate difese dell'euro dei vari giannizzeri, sindacalisti, economisti embedded e ministri per caso.

"I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un'appendice ai dieci comandamenti.
I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L'andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata.
Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il futuro dell'Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
Questa è la regola del buon senso, dell'equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà.
Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell'Europa, il delirio europeistico che non tiene contro della realtà., la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione [...].
Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro [...]. (pagg. 152-153, "Comandamenti e parametri", 1997.)


Fonte Link
http://altrarealta.blogspot.it/

BETTINO CRAXI : L'ULTIMO PATRIOTA - FATTO FUORI PERCHE' EUROSCETTICO
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La guerra segreta di Monsanto alla sicurezza alimentare europea

Pubblicato su 26 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

di Ulson Gunnar*

Lavorando in silenzio nel caos politico guidato dagli interessi speciali occidentali (tra cui i suoi), Monsanto ha letteralmente cominciato a piantare i semi per la diffusione degli organismi geneticamente modificati in Europa, a partire dall’Ucraina per muovere a occidente verso l’Unione Europea, grazie a regolamenti sugli OGM che lentamente ma inesorabilmente si stanno ammorbidendo, nonostante la loro vasta impopolarità.
Riguardo a questa ditta biotecnologica americana e ad altre simili, e ai loro tentativi di infestare il pianeta con organismi geneticamente modificati (OGM), in particolare i loro sforzi per contaminare l’intera Europa con il loro veleno non richiesto tramite una porta di servizio(l’Ucraina), ha parlato la Russia in difesa del suo vicino est-europeo.

 

Fino al colpo armato del 2013-14, conosciuto anche come “Euromaidan”, l’Ucraina aveva decisamente rigettato gli OGM. Con un obbediente regime fantoccio ora installato a Kiev, è stata presa una serie di decisioni politiche, economiche e militari che hanno più o meno messo fine all’Ucraina quale stato sovrano. Insieme alla sovranità è finito anche il desiderio di auto-conservazione, perciò seminare il proprio campo con veleno geneticamente rovinato e insicuro è passato dall’essere ostinatamente rifiutato all’essere apertamente abbracciato.

Monsanto noamonsanto

Questo ci porta al Washington Post e a un recente editoriale pubblicatovi, intitolato “La Russia afferma che gli investimenti occidentali nelle fattorie ucraine sono un complotto per conquistare il mondo”. Tale editoriale dapprima cerca di fare suonare le accuse russe, secondo le quali Monsanto sta cercando di introdurre gli OGM in tutta l’Ucraina, infondate. Poi però lo stesso Post ammette che ciò è esattamente quanto Monsanto sta facendo. Il pezzo afferma:
“L’Ucraina si è a lungo promossa in Europa come l’antico e il futuro granaio del continente, promettendo che gli investimenti occidentali sono la chiave per fare fiorire le sue poco sfruttate terre nere. Ma la Russia ufficiale vorrebbe farvi credere che tutto questo parlare di sviluppo agricolo è invece un complotto segreto per aiutare le ditte come Monsanto a conquistare il mondo.”

Poi però ammette:
“Le coltivazioni OGM erano state a lungo bandite in Ucraina, così come la vendita di terra agricola. … Ma l’accordo di associazione firmato tra Unione Europea e Ucraina l’anno scorso potrebbe aver creato uno spazio nuovo per la potenziale introduzione di colture geneticamente modificate.”

Da ultimo, il Post cita Monsanto:
“Monsanto, forse il nome aziendale più riconoscibile nel settore OGM, l’anno scorso ha in effetti espresso interesse per investire in Ucraina. (Vale la pena notare che la ditta opera anche Russia, sebbene non con gli OGM, come ha operato in Ucraina).”
Visto che Monsanto opera già in Ucraina, in cosa investirebbe di nuovo, oltre agli OGM? L’Ucraina sarebbe la vittima perfetta per ospitare i prodotti infettati dagli OGM di Monsanto e delle altre aziende biotecnologiche nel cuore dell’Europa.

Mentre la stessa UE sta ammorbidendo alcuni dei suoi regolamenti riguardo agli OGM, probabilmente senza il consenso di una popolazione sempre più consapevole dei rischi e che cerca attivamente alternative biologiche, i conglomerati del biotech sperano di diffondere i prodotti OGM da quelli che saranno i campi completamente non regolati dell’Ucraina all’Europa, e di farli diventare onnipresenti e inevitabili come lo sono in America.
Altrove nel mondo, i conglomerati agricoli hanno cercato di usare porte di servizio per introdurre i loro prodotti in regioni dov’erano totalmente rigettati, compresa l’Asia dove il “riso dorato” è stato proposto come soluzione alla “carenza di vitamina A”, mentre piantare un po’ di carote sarebbe stato più semplice ed economico e non avrebbe rischiato di contaminare il riso asiatico con varietà che i consumatori respingono.
In altri casi gli interessi occidentali alla conquista, come in Afghanistan, hanno usato gli “aiuti” come cavallo di troia per introdurre l’agrobusiness e gli OGM nella regione.

Perciò, per ammissione dello stesso Post e semplicemente guardando a cosa Monsanto e le sue simili hanno già fatto in tutto il mondo, gli stessi giornalisti non possono che concordare con la Russia riguardo alle evidenti intenzioni di Monsanto per l’Ucraina e il resto d’Europa.

Il Post, come molti giornali in American ed Europa, ha a lungo servito gli interessi dell’elite affluente, fra i quali il biotech e l’agrobusiness in prima linea. Il Post e altri maschereranno e offuscheranno le intenzioni di Monsanto finché sarà troppo tardi per impedire la contaminazione genetica che i loro raccolti infliggeranno ai campi ucraini, un tempo ben protetti e sovrani.

Come molte altre cose in Ucraina, il cosiddetto “Euromaidan”, fatto presumibilmente per guadagnare libertà e autodeterminazione, ha chiaramente spogliato l’Ucraina sia della sua libertà che della capacità di decidere per il proprio interesse. Da un apparato militare che opprime il suo stesso popolo, a un’economia saccheggiata dagli interessi stranieri, a un governo letteralmente diretto da stranieri che lo presiedono, a campi che ora saranno seminati con veleno geneticamente alterato, la rovina dell’Ucraina è quasi completa, testamento perenne a cosa l’Occidente intende davvero quando dice “democratizzazione”.

Nessuno comprerà i raccolti contaminati dagli OGM
Nel commento russo riguardo all’imminente saccheggio dell’agricoltura ucraina da parte di Monsanto e altri, il Post riportava:
“Il segretario del Consiglio di Sicurezza Russo, Nikolai Patrushev, all’incontro di martedì con le sue controparti dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, ha affermato che l’Occidente intende coltivare “prodotti geneticamente modificati” in Ucraina. Ed è sciocco perché, ha suggerito, “per usare un eufemismo, l’Europa non approverà tali prodotti.”
Il Post, nel suo ruolo di lobbista associato dell’agrobusiness, cerca di minimizzare questo fatto. Tuttavia viene altrove riportato, perfino negli stessi media occidentali, che una potenza agricola come gli Stati Uniti sta ora importando mais biologico perché i suoi consumatori si rifiutano di mangiare prodotti OGM coltivati negli USA. Nel suo resoconto “Gli USA costretti ad importare mais per rispondere alla richiesta di cibo biologico” affermava:
“Una crescente domanda per prodotti biologici, e il quasi totale affidamento degli agricoltori statunitensi sul mais e la soia geneticamente modificati, stanno spingendo ad un aumento delle importazioni da altri paesi dove i raccolti sono in gran parte esenti dalla bioingegneria. Importazioni come il mais dalla Romania e di soia dall’India stanno esplodendo, secondo un analisi dei dati commerciali statunitensi pubblicata mercoledì dalla Organic Trade Association e dalla Pennsylvania State University.”

L’umiliazione di un paese storicamente autonomo dal punto di vista agricolo che si vede costretto a importare prodotti così elementari come il mais perché i raccolti domestici sono tutti avvelenati è una lezione per ogni ucraino che cerchi di preservare ciò che resta non solo della sua dignità, ma del suo istinto di conservazione. Perfino mentre il “miracolo” degli OGM evapora nel mercato sempre più scaltro degli Stati Uniti, le compagnie statunitensi stanno comprando il regime infinitamente servile dell’Ucraina affinché infili il collo del paese nello stesso cappio.

Tuttavia, in un certo senso il Post ha ragione. La Russia è matta a pensare che Monsanto stia conquistando il mondo. L’azienda, nonostante gli innumerevoli miliardi spesi per esercitare pressioni, per propaganda, tangenti e altre forme di persuasione di massa, sta miseramente fallendo nel tentativo di convincere la gente a ingerire il suo veleno, perfino nel paese dove è situato il suo quartier generale. Il fatto però che la Russia faccia luce su cosa Monsanto sta cercando di fare in Ucraina, palesemente contro l’interesse della stessa Ucraina, è un’ennesima illustrazione di come il golpe “Euromaidan” non aveva nulla a che fare con la libertà e tutto a che fare con l’intenzione di Washington e Wall Street di dirottare ancora un’altro paese e sottrarne le risorse dal suo popolo sotto la maschera della “democrazia”.

*Analista geopolitico e scrittore di base a New York, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.
Fonte: Journal-neo.org

Traduzione: Anacronista

Tratto da:http://www.controinformazione.info

La guerra segreta di Monsanto alla sicurezza alimentare europea
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24 MAGGIO 1915: LA GUERRA SBAGLIATA

Pubblicato su 25 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

A maggio di questʼanno cadono i cento anni dallʼintervento italiano 
nella prima guerra mondiale, eppure il battage mediatico per questo 
evento sembra decisamente inferiore a quello che lo scorso anno 
ha ricordato lo scoppio del conflitto a livello europeo, avvenuto 
nellʼagosto 1914. 

Si tratta tuttavia di un evento che nel bene e nel male ha segnato 
profondamente la nostra storia. Dirò di più, fra lʼattentato di 
Sarajevo che provoca la prima guerra mondiale e i bombardamenti 
nucleari di Hiroshima e Nagasaki che concludono la seconda, 
passano poco più di trentʼanni, un periodo di certo scavalcato 
agevolmente da moltissime vite, eppure i mondi separati da questi 
eventi sono così diversi come se fossero trascorsi secoli. 

Non si può contemplare questa brusca impennata della storia 
senza stupore; o meglio, certamente questo è avvenuto negli scorsi 
decenni, ma nelle generazioni attuali la capacità di percepire il 
divenire storico e di collegarlo alla propria dimensione esistenziale, 
questa grande conquista della cultura europea dellʼetà romantica, si 
è enormemente attenuata, soprattutto nei più giovani, sì che la 
storia è vista come unʼarida elencazione di date e nomi, 
incomprensibile e sostanzialmente inutile, laddove la loro 
dimensione di vita è quella di un presente fatto di un succedersi di 
eventi transeunti quanto futili, mode veicolate soprattutto 
dallʼapparato mediatico. 

Come insegnante, purtroppo lo so bene, lo si nota soprattutto nei 
più giovani: la nostra cultura di base ha subito unʼimponente 
americanizzazione, cioè un impoverimento. Si può constatare in 
maniera tangibile che tutto quanto ci arriva dʼoltre Atlantico, non è 
altro che immondizia.

Eʼ una constatazione dolorosa che potremmo legare alla questione 
della prima guerra mondiale, è a partire da essa che la decadenza 
dellʼEuropa ha assunto lʼandamento rapido di un precipitare nel 
baratro, nonostante il tentativo dei fascismi, stroncato come 
sappiamo, di risollevarne le sorti. 
Quale significato e quali conseguenze ebbe la partecipazione 
italiana a questo conflitto? 

Eʼ abbastanza sorprendente vedere come i testi di storia, o meglio i 
loro autori, trattino la nostra partecipazione al primo conflitto 
mondiale in maniera sommaria. Indipendentemente dalle 
valutazioni erronee dei politici e dagli errori degli alti comandi, il 
comportamento dei nostri soldati durante questo conflitto, il 
semplice “popolo in grigioverde” ancor più delle vicende 
risorgimentali, potrebbe mettere in crisi lʼidea dellʼitaliano buonista e 
bonaccione, sostanzialmente cialtrone e vigliacco, che settantʼanni 
di democrazia cercano di cucirci addosso. 

Un discorso dello stesso genere lo si potrebbe fare pari pari, ben 
sʼintende, per la seconda guerra mondiale, dove il comportamento 
degli alti comandi legati alla monarchia si può definire criminale, 
dove si perseguì a ogni modo la sconfitta come mezzo per 
provocare la caduta del fascismo, uno sporco gioco giocato in 
maniera vergognosa sulla pelle dei nostri combattenti e delle 
popolazioni civili, ma questo nulla toglie al valore dei nostri soldati, 
che ebbe modo di rilucere ancor più nelle situazioni drammatiche 
che si trovarono ad affrontare. 

Ciò deve essere assolutamente chiaro a dispetto della demagogia 
catto-marxista che va respinta in blocco. Tuttavia, e senza nulla 
togliere ai nostri combattenti, riguardo agli obiettivi politici e 
strategici che si vollero perseguire, ritengo si possa dire che la 
prima guerra mondiale sia stata dal punto di vista italiano una 
guerra sbagliata. Perché?

In termini di completamento dellʼunità nazionale, si può dire che gli 
obiettivi di unʼentrata in guerra contro gli Imperi Centrali o contro 
lʼIntesa si equivalessero: Da una parte il Trentino e la Venezia 
Giulia, dallʼaltra Nizza e la Corsica in mani francesi (lasciando 
perdere la Savoia annessa dalla Francia nel 1859, etnicamente 
francese ma terra dʼorigine della casa regnante), e Malta in quelle 
inglesi. 

Ma cʼè un problema grosso come una montagna: lʼItalia era alleata 
con lʼAustria e con la Germania nella Triplice Alleanza, e in più 
eravamo in concorrenza diretta con gli anglo-francesi per i domini 
coloniali. Peggio ancora da questo punto di vista, il dominio inglese 
del Mediterraneo basato sullʼasse Gibilterra-Malta-Alessandria ci 
rinchiudeva entro le nostre acque territoriali. 

LʼAustria contro cui avevamo combattuto le guerre risorgimentali, 
non era che lʼultimo di una lunga serie di dominatori stranieri iniziata 
lʼindomani della caduta dellʼimpero romano con gli Eruli di Odoacre 
e i Goti di Teodorico. Non aveva nemmeno invaso i suoi possessi 
italiani, ma li aveva ereditati in seguito alla guerra di successione 
spagnola conclusasi con un compromesso che aveva consentito a 
un Borbone di salire sul trono di Spagna al prezzo della cessione al 
ramo austriaco degli Asburgo dei possessi spagnoli in Europa, 
quelli italiani ma anche il Belgio. 

La Francia: nel 1848 aveva aggredito la repubblica romana per 
riportare il papa sul trono, nel 1859 ci aveva lasciati nelle peste con 
lʼarmistizio di Villafranca stipulato unilateralmente da Napoleone III 
con lʼAustria. Dal 1861 al 1870 era stata lʼostacolo allʼannessione di 
Roma. Più tardi, al timido inizio del colonialismo italiano, ci aveva 
soffiato la Tunisia; non è che avessimo grandi motivi di amarla. 
Nel 1870 allo scoppio della guerra franco-prussiana i garibaldini 
accorsero in aiuto della Francia. Con la Prussia di Bismarck 
destinata a essere di lì a poco il nucleo attorno a cui si riformerà 
lʼimpero tedesco, non avevamo alcun genere di contenzioso, anzi, 
grazie allʼalleanza con essa, quattro anni prima avevamo avuto il 
Veneto; no era puro odio ideologico nei confronti di Bismarck da 
parte della massoneria internazionale, di cui le camicie rosse non 
erano che una dependance.

Cʼè di più: i garibaldini non erano un 
caso isolato, ma lʼItalia si apprestava a intervenire a fianco della 
Francia nella vaga speranza che per riconoscenza i Francesi ci 
avrebbero dopo permesso di annettere Roma. Fortunatamente, 
prima che un simile progetto potesse essere messo in atto, arrivò la 
vittoria prussiana di Sedan. 
“Lʼabbiamo scampata bella!”, commentò Vittorio Emanuele II (in 
piemontese, perché per lui lʼitaliano era una lingua straniera). 

Tutto ciò se partissimo dal presupposto che i “padri risorgimentali” 
avessero a cuore lʼinteresse nazionale, è incomprensibile. La verità 
è che costoro erano pedine nelle mani della massoneria 
internazionale che aveva individuato nella nuova Germania un 
pericolo per i suoi progetti di egemonia planetaria, un nemico molto 
più determinato degli ormai esangui ancien regime, ed è 
esattamente questo che è stato allʼorigine anche di due guerre 
mondiali. 

LʼInghilterra. A parte la concorrenza in campo coloniale, a parte il 
possesso di Malta, a parte il dominio del Mediterraneo attraverso 
lʼasse Gibilterra-Malta-Alessandria dʼEgitto, ha avuto unʼinfluenza 
indiretta non meno nefasta sulla nostra storia nel XIX secolo. 
Ricordate lʼepisodio di Bronte? In questa località siciliana la rivolta 
contadina innescata dallʼimpresa di Garibaldi fu repressa con 
durezza inaudita dagli stessi garibaldini. Perché? Perché qui 
cʼerano (e ci sono ancora oggi) interessi inglesi da tutelare, e il filo 
che legava le camicie rosse alla massoneria internazionale 
emergeva in tutta evidenza. 

Qui cʼera il ducato, la cosiddetta Ducea 
che i Borboni avevano conferito a Nelson, un territorio che, grazie 
alla produzione del pistacchio, è uno dei più redditizi della Sicilia. 
Garibaldi con solo un migliaio di uomini, non avrebbe potuto aver 
ragione di un regno esteso a metà della Penisola senza un costante 
appoggio delle popolazioni, avrebbe fatto la stessa fine dei fratelli 
Bandiera e di Carlo Pisacane, ma lo scollamento cominciò subito 
dopo, fino a trasformarsi nellʼinsurrezione popolare anti-unitaria 
mistificata come brigantaggio. Essa, e la tragedia del nostro 
meridione cominciarono proprio con lʼepisodio di Bronte. 

Occorre, riguardo alle motivazioni dellʼintervento italiano nella prima 
guerra mondiale, ripetere lo stesso discorso già fatto a proposito del 
risorgimento, riguardo al quale vi avevo invitati a distinguere tra 
lʼinsorgenza spontanea delle nostre popolazioni alla dominazione 
straniera e il movimento liberal-massonico che se ne è impadronito 
piegandola a finalità di tuttʼaltro genere. Allo stesso modo, 
lʼintervento italiano nella Grande Guerra non si spiega se non 
tenendo presente il fatto che casa Savoia era legata a doppio filo 
alla massoneria, e non si faceva, non si era mai fatta scrupoli a 
prendere decisioni che erano in contrasto con lʼinteresse nazionale 
italiano. 

La Triplice Alleanza che lʼItalia aveva stipulato con Austria e 
Germania nel 1883, corrispondeva a una situazione oggettiva che 
nel 1915 non era per nulla superata, tanto e vero che si 
ripresenterà in termini pressoché invariati dopo la guerra, 
imponendo lʼalleanza fra lʼItalia fascista e la Germania 
nazionalsocialista, formava cioè un asse naturale che attraversava 
da nord a sud il centro dellʼEuropa e ne costituiva un baluardo alla 
duplice minaccia portata da ovest dai franco-inglesi che agivano 
sempre più come proconsoli e avamposti degli Stati Uniti che si 
stavano trasformando ogni giorno di più nella mecca dellʼalta 
finanza, della massoneria, del capitalismo sfrutta-popoli 
internazionale, e da est dal quello che fino al 1917 era il 
panslavismo centrato sulla Russia, e che dopo di allora divenne il 
bolscevismo sovietico. 

Non basta, nei mesi convulsi che precedettero lʼintervento, 
considerando il fatto che per gli austro-tedeschi era vitale evitare la 
situazione di accerchiamento che poi si determinò, e che la Triplice 
Alleanza era soltanto difensiva, nel corso delle trattative, lʼAustria 
propose la cessione del Trentino allʼItalia e la costituzione di Trieste 
in territorio libero in cambio della garanzia da parte nostra della 
semplice neutralità. Era il “parecchio” che non intervenendo nel 
conflitto avremmo potuto ottenere senza sforzo, di cui parlò Giolitti, 
e per questo motivo lʼespressione fu usata dagli interventisti come 
dileggio. 
Considerato quanto abbiamo successivamente perduto nel 
secondo conflitto mondiale, cioè la Venezia Giulia quasi per intero, 
lʼIstria e Fiume, ci si può davvero chiedere PER CHE COSA 
abbiamo affrontato una delle guerre più distruttive della storia, che 
ci è costata mezzo milione di morti. Per avere il Tirolo meridionale, 
quello che poi fu chiamato Alto Adige, quattro montagne, qualche 
stazione sciistica, una terra e un popolo che non erano, non sono e 
mai sono stati italiani? 

Per Trieste andrebbe fatto un discorso a parte: la città è 
sostanzialmente di lingua, di cultura, di ANIMA italiana, ma ha 
dovuto il grande sviluppo che ha conosciuto nel XIX secolo al fatto 
di essere lo sbocco sul Mediterraneo del vasto hinterland austriaco 
che allora andava dallʼAdriatico fino alla Transilvania e alla Galizia – 
quella attualmente polacca, non quella iberica – Di ciò, i triestini 
erano in genere consapevoli, e aspiravano a un sistema di 
autonomie che salvaguardasse la specificità della città, ma NON a 
unʼannessione diretta allʼItalia, al distacco da questo immenso 
entroterra che avrebbe rappresentato la morte economica della 
città.

Oggi Trieste infatti è il fantasma di quella che era nel 1914, 
con una popolazione che è meno della metà, e la più anziana 
dʼItalia e in questo secolo, ben prima della crisi iniziata nel 2008, ha 
conosciuto una progressiva rarefazione delle attività economiche, 
con la scomparsa del suo ruolo di città portuale, della cantieristica, 
delle industrie che un tempo esistevano. La soluzione del territorio 
libero (nel 1915, non al partire dal 1945, quando lʼhinterland 
mitteleuropeo era già scomparso), sarebbe stata probabilmente la 
più adeguata a garantire un futuro alla città. 

Da quanto si rileva dalla stampa dellʼepoca, i triestini erano convinti 
fautori della Triplice Alleanza, la guerra contro la Serbia a cui 
speravano che lʼItalia si unisse, sembrò loro un momento ideale per 
dare una bella lezione allʼoltranzismo slavo, e vissero il voltafaccia 
italiano come un tradimento. Non fu lʼultima volta che si sentirono 
traditi dallʼItalia, se pensiamo alla storia penosa del secondo 
dopoguerra fino al trattato di Osimo. 

LʼItalia aveva scelto di rompere con i suoi alleati naturali e di 
buttarsi nelle braccia dei suoi nemici naturali, con la conseguenza 
di essere trattata alla fine del conflitto, non come una potenza 
vincitrice, ma come un nemico sconfitto, in premio degli enormi 
sacrifici umani e materiali sostenuti. Il voltafaccia del maggio 1915 
fu unʼanticipazione di quello ancora più grave avvenuto in piena 
guerra, del settembre 1943. Entrambi, per colpa di una classe 
dirigente ristretta non certo rappresentativa del popolo italiano nel 
suo insieme, hanno diffuso nel mondo lʼidea dellʼitaliano cialtrone, 
sleale, opportunista e inaffidabile. 
Naturalmente, noi sappiamo che a compiere una simile scelta non 
fu materialmente lʼItalia intesa come entità di decine di milioni di 
persone, ma, allʼinsaputa e contro la volontà della gran parte 
dellʼopinione pubblica, del parlamento, di parte dello stesso 
governo, il re, con lʼaccordo – la complicità verrebbe da dire – del 
presidente del Consiglio Salandra e del ministro degli esteri 
Sonnino. 

In questo modo, quale che fosse lʼinteresse nazionale italiano, casa 
Savoia svelava una volta di più il suo stretto legame con il 
movimento liberal-massonico internazionale. 

Lʼopinione pubblica era divisa, ma prevalevano le tendenze 
neutraliste. Fra gli interventisti, molti erano schierati a favore di un 
intervento a fianco dellʼIntesa, ma vi era anche chi pensava che 
avremmo dovuto tenere fede alla parola data stipulando la Triplice 
Alleanza e scendere in campo con gli Imperi Centrali. 
Poco prima dellʼingresso italiano nel conflitto, nella sede del Partito 
Nazionalista, si era svolto un dibattito pubblico che aveva messo a 
confronto le tesi degli uni con quelle degli altri. A rappresentare il 
punto di vista dei fautori dellʼintervento a fianco dellʼIntesa fu 
chiamato lʼideologo del movimento futurista Filippo Tommaso 
Marinetti. A difendere quelle della Triplice alleanza cʼera invece un 
giovane ma combattivo Julius Evola. 

“Le sue idee sono lontane dalle mie quanto quelle di un 
esquimese”, pare abbia detto Marinetti nel corso del dibattito. 
Come tanti altri, il padre del futurismo cadeva in quello che ho 
chiamato il grande equivoco, cioè la mancata distinzione, 
lʼincapacità di distinguere tra la causa nazionale italiana e il 
movimento liberal-massonico internazionale, equivoco che aveva 
già caratterizzato e funestato tutto il risorgimento. 
Evola invece vedeva con chiarezza che questa guerra era voluta 
dalla massoneria internazionale che agiva dietro lʼIntesa, per 
assestare il colpo decisivo allʼordine tradizionale dellʼEuropa. Aveva 
ragione, ma non fu ascoltato.

La prima guerra mondiale fu per lʼItalia una guerra sbagliata innanzi 
tutto per la scelta di campo, ma lo fu anche dal punto di vista della 
conduzione strategica, e ancora più sbagliato fu il comportamento 
dei politici che al tavolo della pace non seppero far valere 
lʼimmenso sacrificio che lʼItalia in questa guerra aveva sopportato, 
anche se da questo punto di vista occorre rimarcare che la “vittoria 
mutilata” fu una diretta conseguenza dellʼerrore iniziale, lʼesserci 
alleati con chi aveva tutto lʼinteresse a trattarci piuttosto come 
nemici sconfitti, anche se i nostri politici con la loro mancanza di 
abilità ci misero indubbiamente del loro. 

da Fabio Calabrese

24 MAGGIO 1915: LA GUERRA SBAGLIATA
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