Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA SINISTRA E' UN MORIBONDO IN ATTESA DELL'EUTANASIA

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Che volete di più dalla vita? Questo articolo del Manifesto lo pubblichiamo volentieri perché è una aperta confessione del fallimento della sinistra “ caviale e champagne”, della sinistra che, nei fatti, non esiste più.

Sono stati sconfitti, in una prima battaglia, dai supermercati e dal Mc Donald, in quella finale, dai banchieri, dalla finanza e dai tecnocrati.

Non hanno capito che i popoli europei con l’Europa di Maastricht e dell’euro non hanno nulla a che fare. Con l’Europa che ci impone limiti alle nostre produzioni agricole ed industriali non hanno nulla a che vedere. Con l’Europa mercantilistica e del colonialismo plutocratico nulla da spartire. Con  l’Europa dell’austerità e della svendita del nostro patrimonio nazionale ci sono solo debiti da saldare.

E’ una aperta confessione dei loro fallimenti e della fine delle loro elucubrazioni ideologiche.

Era ora.

NUOVA RESISTENZA

Claudio Marconi

Que­sto disa­gio cos’è? Dif­fi­cile da spie­gare. Forse la sen­sa­zione fisica di essere stati let­te­ral­mente can­cel­lati dalla sto­ria. Pro­prio qui, in piazza Duomo. La “nostra”, dice­vamo fino a ieri. Doveva suc­ce­dere. Era nell’aria e adesso si spre­che­ranno le ana­lisi. O forse faremo finta di niente. Ma dove cazzo era­vamo? Già. Troppo tardi ormai​.In Ita­lia c’è un nuovo par­tito anti sistema di massa. Il suo lea­der è abile, fur­betto. Il par­tito è di destra. Di estrema destra. Prima o poi farà il pieno di voti. Moderno. Forte, radi­cato nel ter­ri­to­rio, popo­lare, inter­clas­si­sta, pieno di vec­chi e di gio­vani dispo­sti a met­tersi in gioco. Sono orgo­gliosi di esserci, brutti per il nostro stra­bico punto di vista. Ma è il “popolo”, una volta lo chia­ma­vamo così.

Eccolo qua. Non sono più sfi­gati, sono minac­ciosi, non par­lano solo ber­ga­ma­sco o bre­sciano, ven­gono dal sud Ita­lia, dalle Mar­che, dalla Cala­bria. Fasci­sti, veri. Per­ché il primo par­tito di massa in Ita­lia è un par­tito a voca­zione nazio­na­li­sta, “da Trento a Palermo” come dice il capo supremo — sem­bra il fra­tello gemello dell’altro Mat­teo. Poi lungo il cor­teo qual­che sim­pa­ti­cone vaneg­gia ancora di seces­sione, ma quella è sto­ria vec­chia, il bor­bot­tare di Bossi che fa pena quando bia­scica dal palco.

La con­fu­sione è tanta anche sotto il cielo leghi­sta, ma il mes­sag­gio è forte e chiaro e garan­ti­sce una agi­bi­lità per tutti. Sono raz­zi­sti, can­tano le can­zon­cine con­tro i “clan­de­stini”, ridono, e fun­ziona. Pacioc­coni e pic­chia­tori stanno facendo un pezzo di strada insieme. Sono giu­sta­mente con­tro l’Europa delle ban­che e con­tro l’austerity che affama i cit­ta­dini (anche loro, solo che la sini­stra in un solo anno è riu­scita a per­dere per strada un milione di voti con Lista Tsi­pras). Come mai? Pro­blemi di cre­di­bi­lità? Forse abbiamo urgen­te­mente biso­gno di un altro Mat­teo tutto nostro? L’argomento è spi­noso, e non è ancora comin­ciata l’analisi. Biso­gna rico­no­scerlo. Sal­vini ha vinto. E dopo que­sta gior­nata forse biso­gne­rebbe smet­terla di rac­con­tarsi la sto­riella edi­fi­cante di Milano città meda­glia d’oro della Resi­stenza. Se così fosse non sarebbe successo.

Mai vista una piazza del Duomo così. Se vogliamo rima­nere sul sim­bo­lico, che tanto sim­bo­lico non è, pro­prio in que­sta città, guar­diamo l’ultimo spez­zone di cor­teo che entra in piazza. Fis­sia­molo negli occhi. I vec­chi can­tano le loro can­zoni con un filo di voce, sono com­mossi. Lo sguardo perso. Alle vec­chie vedove non pare vero, si com­muo­vono anche loro: piazza Duomo, piazza Duomo, “ma allora è vero”. Sì. I gio­vani sfi­lano die­tro le inse­gne di Casa Pound, il ser­vi­zio d’ordine è rigo­roso, sim­pa­tico, hanno vinto, sono alle­gri: sono fasci­sti gio­vani, loro hanno sof­ferto meno, arri­vano da tutta Ita­lia (Lazio, Cala­bria, Mar­che, Pie­monte, Abruzzo, Lom­bar­dia) entrano per la prima volta in que­sta piazza. E’ un ingresso trion­fale, pro­ba­bil­mente tre­mano le gambe. Il brac­cio teso. Il tabù è infranto. Saranno due­mila. Pochi? Tantissimi.

Si siste­mano all’imbocco della metro­po­li­tana per ascol­tare il comi­zio con i ves­silli blu sem­pre sull’attenti, intorno a loro c’è la piazza più acco­gliente che esi­sta in Ita­lia: diciamo 80 mila per­sone. Una marea. Ci scap­pe­rebbe la con­si­de­ra­zione enfa­tica, se dices­simo che mai nella sto­ria repub­bli­cana i fasci­sti hanno messo piede in piazza Duomo can­tando le loro can­zoni, per dare forza e lugu­bre sostanza a decine di migliaia di per­sone che per tutta la gior­nata non hanno fatto altro che pren­der­sela con gli stra­nieri, oltrag­giando i morti. Vin­cono e vin­ce­ranno facile, per­ché gio­cano da soli.

Il comi­zio del lea­der è uno show. Una mace­do­nia di popu­li­smo, dema­go­gia, deliri este­ro­fili, raz­zi­smo gua­scone, ammic­ca­menti, vio­lenza, con accenti di buon senso che sem­pre arri­vano alla pan­cia di “quelli che non arri­vano alla fine del mese”. Insomma, il ragazzo è abile. Non ce l’ha con i gay, per esem­pio, mica è scemo, solo che “i gay piut­to­sto che spo­sarsi magari pre­fe­ri­reb­bero avere un lavoro”. Esor­di­sce salu­tando Putin, il suo nuovo amico, e sul palco spunta un amba­scia­tore della Rus­sia che gli porge un rega­lino da parte dello zar. Poi spu­pazza un neo­nato, “siamo in que­sta piazza per il futuro dei nostri figli”. Liscia il pelo ai pen­sio­nati. Evoca le mele delle Val­tel­lina per dare del “pirla” a quelli di Bru­xel­les, poi evoca Oriana Fal­lacci. L’ordine dei gior­na­li­sti è “del cazzo” (qual­cosa da Grillo avrà pure impa­rato) e il canone della Rai non biso­gna più pagarlo. Vuole la castra­zione chi­mica per gli stu­pra­tori, chiama in causa Napo­li­tano per­ché vuole la gra­zia per un tale che ha ucciso un rapi­na­tore. Non vuole nean­che una moschea. E vuole la fine di Mare Nostrum (la pensa così anche il governo Renzi-Alfano, lar­ghis­sime intese). Niente di nuovo, ma dirom­pente. Poi chiama la piazza a scam­biarsi un segno di pace ma per “met­tersi in gioco”, ottan­ta­mila per­sone si danno la mano per giu­rarsi non si sa cosa. Ma ieri, intanto, in Duomo è nata la nuova destra popo­lare italiana.

Quanto ci riguarda? Molto, eppure in pochi, pochis­simi l’hanno com­preso. Il sin­daco Giu­liano Pisa­pia, per esem­pio, non deve essersi accorto di cosa è acca­duto sotto le sue fine­stre se a cose fatte rila­scia solo uno stri­min­zito comu­ni­cato per dire che “Milano è ed è sem­pre stata una città demo­cra­tica che non può accet­tare tali atteg­gia­menti lesivi della dignità dell’essere umano solo per­ché stra­niero”. Dav­vero Milano non può accet­tare? Allora non se n’è accorto nessuno.

Gli assenti que­sta volta non hanno scuse, per­ché que­sta non è una volta qual­siasi e tutta la sini­stra ha lasciato campo libero a una offen­siva aper­ta­mente rea­zio­na­ria e raz­zi­sta, men­tre la crisi e il disa­gio sociale sta ali­men­tando una peri­co­lo­sis­sima guerra tra poveri. E la Cgil, che ha saputo rimet­tersi in mar­cia sui temi del lavoro, non ha com­preso cosa signi­fica oggi sot­to­va­lu­tare il raduno leghi­sta e lasciare libera la piazza.

Per que­sto biso­gne­rebbe com­pli­men­tarsi con tutti quelli che ieri pome­rig­gio hanno sen­tito il biso­gno di esserci per dare almeno un segnale. Rin­gra­ziarli uno a uno. Si sono ritro­vati in piazza Cai­roli, per un altro cor­teo, con altri pen­sieri. Sta­vano bene insieme, per­ché erano troppo lon­tani da piazza Duomo. Tre­mila per­sone, ragazze, ragazzi, stu­denti, cen­tri sociali, la solita sini­stra spar­pa­gliata che se non altro non ha perso il rispetto per la pro­pria sto­ria e che man­tiene viva quella sfron­ta­tezza che serve per guar­darsi in fac­cia anche quando la situa­zione butta male. E que­sta volta butta male dav­vero. Forse non bastano più i riflessi condizionati.

 Tratto da:http://ilmanifesto.info

LA SINISTRA E' UN MORIBONDO IN ATTESA DELL'EUTANASIA
commenti

Le casseforti dell’Isis sono Ubs e Hsbc. E Obama lo sapeva dal 2008

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Una squadra speciale d’investigazione dei servizi segreti Usa aveva scoperto nel 2008 che gran parte del denaro di Al Qaida passava per conti presso la banca svizzera l’Ubs. l’allora senatore Obama era tra quelli che seppero della cosa. Venne tutto insabbiato. Oggi da quei conti passano i soldi dell’Isis.

 

di Franco Fracassi

I media occidentali ci hanno raccontato che l’Isis è l’organizzazione terroristica più ricca al mondo, ci hanno raccontato che parte delle risorse finanziarie dell’Isis provengono dalle vendita del petrolio, ci hanno spiegato che l’Isis è un gruppo (il più potente, probabilmente) che fa parte della galassia di Al Qaida. Vi siete mai chiesti dove viene custodita questa montagna di denaro? Otto anni fa la Cia e l’Fbi si erano posti la stessa domanda. L’Isis non esisteva, ma Al Qaida sì. Venne messa su una squadra speciale di cui fecero parte membri di tutti i servizi segreti Usa (compresi dei consulenti esterni). Dopo due anni di indagine la cassaforte era stata individuata. I consulenti vennero pagati profumatamente, venne stilato un rapporto, venne tenuta una seduta a porte chiuse presso una sottocommissione del Congresso. E alla fine venne tutto insabbiato. Chi sapeva e tenne la bocca chiusa fece carriera, chi si ribellò finì in galera. La banca in questione era l’Unione banche svizzere (Ubs). Membro di quella commissione era l’allora senatore dell’Illinois Barak Obama. Il principale finanziatore delle sue campagne presidenziali è divenuto il presidente di Ubs Americans. La rete finanziaria e bancaria di Al Qaida è oggi utilizzata dall’Isis. Ma andiamo per ordine.

 

In piena “guerra al terrore”, promossa dall’Amministrazione Bush, negli Stati Uniti 2006 venne creata una squadra speciale d’investigazione finanziaria su Al Qaida. Cia ed Fbi stavano nel contrasto al terrorismo. E così si pensò che prosciugando i loro fondi bin Laden e gli altri estremisti islamici potessero esaurire la loro spinta bellica. Popoff in passato ha spiegato (documenti alla mano) di come fossero gli stessi servizi segreti statunitensi ad aiutare Al Qaida. Ma come tutte le strutture umane, anche quella dell’Amministrazione Usa non era un monolite: fianco a fianco lavoravano persone che servivano padroni e ideali diversi e che perseguivano scopi talvolta opposti.

 

A capo della squadra venne messo un consulente esterno. Booz Allen Hamilton era da tempo già consulente per il Pentagono. Era stato lui ad aver selezionato Edward Snowden quando era stato assunto dal National Security Agency. Hamilton era anche esperto di finanza internazionale. Facevano parte della sua squadra anche l’ufficiale dell’esercito Scott Bennett (vice di Hamilton), il capo dell’ente di controllo dei servizi segreti Mike McConnell e altri quattro funzionari del Nsa: James Clapper, Thomas Drake, William Binney e J.Kirk Wiebe.

 

Nell’anno e mezzo successivo i sette uomini indagarono sotto traccia in tutto il mondo. Seguirono molto tracce. Ma soprattutto trovarono un uomo, un funzionario della seconda banca svizzera: l’Unione banche svizzere, più conosciuta come Ubs. Brad Birkenfeld era il classico banchiere tutto d’un pezzo e (cosa, invece, non comune) convinto che il buon nome del suo istituto di credito fosse più importante della quantità di soldi ammassati nei suoi caveau.

 

Birkenfeld era anche un uomo interessato al denaro. E i centoquattro milioni di dollari versati dalla squadra di Hamilton su un suo conto furono un argomento molto convincente. Lo svizzero fornì i numeri di diciannovemila conti bancari, e poi numeri di cellulare, numeri di stanze d’albergo, date di appuntamenti, indirizzi email e altre informazioni in grado di smantellare la rete finanziaria del terrorismo.

Obama-on-fighting-ISIS

«Ci vollero sei mesi per verificare tutte le informazioni dateci da Birkenfeld e per scrivere il rapporto finale. Finalmente, all’inizio del 2008 eravamo pronti per essere ascoltati dalla sottocommissione presieduta dal senatore democratico del Michigan Carl Levin», ha spiegato Benett a Popoff.

 

Le audizioni si tennero a porte chiuse. Solo i nove senatori poterono ascoltare tutta la storia e leggere il rapporto, intitolato “Shell Game” (127 pagine che Popoff ha avuto modo di visionare). Tra questi c’era il senatore dell’Illinois Barak Hussein Obama, futuro presidente degli Stati Uniti.

 

Ancora Bennett: «Ascoltarono Birkenfeld, ascoltarono me, ascoltarono altri testimoni chiave. E poi che cosa fecero? Minacciarono l’Ubs e la Hsbc? Le comminarono una multa? Denunciarono pubblicamente la cosa? Si rivolsero al governo svizzero e a quello britannico? Non fecero nulla di tutto questo. Insabbiarono tutto, sbatterono in galera me e Birkenfeld, secretarono “Shell Game” e si dimenticarono della faccenda. Ecco quello che fecero».

 

I due colossi bancari (l’Hsbc è la quarta banca del pianeta, l’Ubs la quattordicesima) non subirono alcun contraccolpo e i diciannovemila conti proseguirono nel veder transitare i soldi del terrorismo islamico. Bennett: «La cosa che scopersi solo dopo è che parte di quei conti era talvolta utilizzati anche dalla Cia. Ecco perché è stato insabbiato tutto, pensai. Ma forse c’erano anche altre ragioni più importanti, di valore geopolitico».

il relatore del documento "Shell Game", Scott Bennett,  ha lavorato per anni per i servizi segreti statunitensi.IL RELATORE DEL DOCUMENTO “SHELL GAME”, SCOTT BENNETT, HA LAVORATO PER ANNI PER I SERVIZI SEGRETI STATUNITENSI.

Che cosa ne è stato dei membri della sottocommissione e di tutti coloro che hanno messo gli occhi su quel rapporto? C’è chi è diventato ambasciatore, chi capo dell’antiterrorismo, chi presidente di commissione e chi inquilino della Casa Bianca.

 

Lo sapete chi è stato il principale finanziatore singolo della campagna presidenziale di Obama del 2008 e di quella che ha portato alla sua rielezione? Un certo Robert Wolf, presidente della Ubs Americas, il ramo statunitense dell’Unione banche svizzere. Ha donato mezzo milioni di dollari la prima volta e 434.800 dollari la seconda.

 

Ha concluso Bennett: «Oggi Quei diciannovemila conti sono la linfa vitale dell’Isis. Si sarebbe potuto evitare tutto questo. E, invece… Gli stiamo permettendo di finanziarsi e gli facciamo guerra al tempo stesso». Li hanno anche addestrati e armati, come ha dimostrato Popoff in diversi articoli già pubblicati da questo giornale.

 

Dichiarazione del generale statunitense Martin Dempsey, capo degli stati maggiori riuniti di fronte alla commissione senatoriale di controllo delle Forze armate.

Senatrice repubblicana Lindsey Graham: «Lei è al corrente che i nostri principali alleati arabi si sono alleati all’Isil?».

Dempsey: «Sono a conoscenza del fatto che i nostri maggiori alleati arabi li stanno finanziando».

Graham: «Sì, ma sono diventati alleati?».

 

Dempsey: «Li finanziano perché l’Esercito di liberazione siriano non è in grado di combattere contro Assad».

Tratto da:http://popoffquotidiano.it

Le casseforti dell’Isis sono Ubs e Hsbc. E Obama lo sapeva dal 2008
commenti

Le due trappole che l'Europa non vede

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

http://www.ilsole24ore.com

di Paul Krugman 

Chiunque studi l'economia monetaria internazionale conosce bene laLegge di Dornbusch: «La crisi ci mette molto più tempo ad arrivare di quanto pensavate, e poi si svolge molto più in fretta di quanto avreste pensato» (lo disse in un'intervista, nel 1997, il compianto economista tedesco Rudi Dornbusch).

E con l'ultima crisi dell'euro è successo esattamente questo.

Fino a poco tempo fa gli austeriani che dettano la politica macroeconomica della zona euro andavano in giro tronfi a cantar vittoria per una modesta risalita della crescita. Poi l'inflazione è precipitata e l'economia dell'Eurozona ha cominciato a incepparsi, e tutti sono andati a riguardarsi i fondamentali e si sono resi conto che la situazione rimaneva molto seria. Anche nell'estate del 2012 la situazione sembrava grave, e Mario Draghi, il presidente della Bce, riuscì a evitare che il vecchio continente precipitasse nel baratro. E forse riuscirà a farlo di nuovo, ma adesso il compito appare molto più difficile.

Nel 2012 il problema erano gli interessi sui titoli di Stato dei Paesi della periferia dell'euro, che in realtà, come adesso sappiamo, crescevano più per questioni di liquidità che per problemi di solvibilità. Una volta sgombrato il campo dalla prospettiva di una carenza di liquidità, il panico rientrò. Ma quello che sta succedendo adesso è ben diverso. È una crisi al rallentatore e coinvolge tutta la zona euro, che sta scivolando verso una trappola deflativa. Draghi può cercare di imprimere una spinta attraverso politiche di allentamento quantitativo, ma non è affatto scontato che possano servire allo scopo. E la politica limita i suoi margini di azione.

Un'altra cosa che mi colpisce è la quantità di confusione intellettuale che ancora c'è in giro. La Germania continua a voler vedere tutta la crisi come l'effetto di una gestione irresponsabile dei conti pubblici, e questo non solo esclude la possibilità di stimoli di bilancio efficaci, ma azzoppa l'allentamento quantitativo.

E un'altra cosa incredibile è il fatto che la logica della trappola della liquidità, dopo sei anni - sei anni! - di tassi di interesse quasi a zero, continui a non essere compresa. Ho letto recentemente, e non è neanche l'esempio peggiore, un editoriale su FT di Reza Moghadam, vicepresidente della Morgan Stanley, che scrive che «i salari e il costo del lavoro in generale sono semplicemente troppo alti, anche per gli standard dei Paesi ricchi e tanto più rispetto al concorrenti dei mercati emergenti».

Santo cielo! Se è la concorrenza esterna che vi preoccupa allora bisognerebbe svalutare l'euro, non tagliare i salari. E tagliare i salari in un'economia incastrata in una trappola della liquidità quasi sicuramente aggraverebbe la recessione. Com'è possibile che ci sia ancora qualcuno che non lo capisce?

L'Europa ha sorpreso molte persone, me compreso, con la sua capacità di resistenza. E penso che la Bce di Draghi sia diventata un importante elemento di forza. Ma faccio sempre più fatica (come altri) a capire come andrà a finire tutta la faccenda (o meglio a capire come farà a finire in modo non catastrofico).

Se trovate implausibile una storia in cui Marine Le Pen porterà la Francia fuori dall'euro e dall'Unione Europea, ditemi qual è il vostro scenario alternativo.

 

(19 ottobre 2014)

Traduzione di Fabio Golimberti.

Tratto da:http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=111022&typeb=0
Le due trappole che l'Europa non vede
commenti

Rubare l’Africa agli africani: è il piano del dottor Ebola

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI, POLITICA

Ogni “psyop” ha bisogno di eroi, così come di cattivi. Le cosiddette epidemie vengono fuori da veri e propri piani strategici politico-commerciali. La strategia sembra essere partorita dalla Cia. Di seguito, alcune mie note che vi racconteranno la storia. Uno: Come è costruita la Medical Matrix: “Gli eroi vengono a salvarci.” I dottori allestiscono cliniche nel mezzo delle epidemie e salvano vite umane. Fanno miracoli. Due: Gli eroi richiedono più cliniche, più centri medici, più ospedali. “La soluzione completa.” Tre: C’è una grande disparità nelle cure mediche tra ricchi e poveri. Questa disparità deve essere superata. Questa è la missione. Quattro: Queste sono tutte bugie. Cinque: Molti dottori, operatori medici, manager farmaceutici, ricercatori e Ong sanno che sono bugie. Sei: Nessuna epidemia da batterio/virus può essere risolta con interventi medici, perché queste epidemie non sono causate da germi. Le cause sono dovute a sistemi immunitari deboli e indifesi che non riescono a contrastare i germi.

Sette: Non molto tempo dopo che un’epidemia abbia concluso il suo corso, una nuova si diffonde nello stesso territorio. Otto: Tutto dipende dal Jon Rappoportterritorio nel quale i sistemi immunitari debilitati sono condizione costante. Nove: Qualsiasi vecchio germe che sfugge da questi territori, finisce per mietere molte vittime. Dieci: Il diffondersi di sistemi immunitari debilitati non è causata da fattori medici e sono questi fattori che vanno eliminati. Undici: I veri fattori che riducono le difese del sistema immunitario includono: forte malnutrizione, fame, guerra, acqua inquinata, mancanza del rispetto di norme igieniche basilari, terre fertili rubate alla popolazione, rifiuti industriali e pesticidi, farmaci tossici e vaccini che finiscono per influire ulteriormente in modo negativo sui sistemi immunitari.

Dodici: L’immagine del dottore-eroe è una sorta di diversificazione, una storia di copertura, un modo di cancellare le vere cause delle malattie e un modo di evitare che si risolvano le vere cause. Tredici: Una popolazione distrutta e debilitata non ha le capacità per resistere alla conquista delle loro terre e delle loro risorse. Quattordici: Se il tasso di distruzione/mortalità non è abbastanza alto da soddisfare le aspettative dei depopolazionisti, si possono introdurre più vaccini tossici. Si possono aggiungere ulteriori elementi tossici ai vaccini. Si possono somministrare altre medicine tossiche e diffondere più pesticidi. Si può dare il via a una nuova guerra.

Se volete un perfetto esempio di storia di copertura (“cover story”), leggete l’intervista dell’episodio “Democracy Now!, Dr. Paul Farmer on African Ebola Outbreak: Growing Inequality in Global Healthcare at Root of Crisis”. Il dottor Farmer è il co-fondatore di una Ong di Harvard, “Partners in Health”. Inoltre, è professore ad Harvard e special advisor all’Onu. Ha la fama del dottore-eroe. Dice: «Penso che la cosa da capire è che tutto questo (diffusione dell’Ebola) è il risultato di durature e crescenti disuguaglianze nell’accesso ai sistemi sanitari e ciò include sia gli operatori, sia le strumentazioni, sia i sistemi stessi». Non una volta, nella lunga intervista, Paul Farmer, il "dottor Ebola"vengono menzionate le vere cause alla base della diffusione dell’epidemia. Invece, il tema è: disuguaglianza nel sistema sanitario. Questo è un diversivo.

Quando parliamo di epidemie, questa è una grande bugia. Costruiamo più cliniche mediche per i più poveri e la vita cambierà. Certo che cambierà. Prendiamo una persona che soffre di una malattia gastrointestinale mortale perché beve abitualmente acqua di fogna pompata nelle reti idriche, e diamogli antibiotici. Fantastico. Grazie, dottore. Prendiamo una persona che a stento riesce a stare in piedi perché piena di vaccini tossici – oltre a un sistema immunitario già gravemente compromesso – e diamogli… cosa? Un anti-depressivo? L’Azt (Azidotimidina)? Risolviamo milioni di casi di fame nel mondo con medicinali? La verità è chiara. «La tua casa sta bruciando. Tre delle otto stanze sono a fuoco. Sai perché? Perché c’è bisogno di una nuova tinteggiata alle pareti. Guarda l’imbianchino-eroe. E’ sulla scala a tinteggiare le pareti esterne. Diamogli il Premio Nobel». Sapete, ci sono molte persone che vogliono essere associate a “cause umanitarie.” Vogliono sentirsi meglio. Così scelgono un simbolo – un dottore-eroe, un politico, un’organizzazione medica – e dicono: «Questa è bontà d’animo. I miei esempi sono ottimi. Io sono buono. Tutto quello che sta accadendo non è tragico? Dobbiamo aiutare. Dobbiamo rimediare alla “diseguaglianza del sistema sanitario”». Quanti zimbelli possono “ballare sulla capocchia di uno spillo”? Apparentemente non c’è limite.

(Jon Rappoport, “Il mito dell’eorico dottor Ebola”, dal blog di Rappoport del 17 settembre 2014, tradotto da “Come Don Chisciotte”. Autore di “The Matrix Rvealed”, “Exit from the Matrix” e “Power outside the Matrix”, Rappoport è stato candidato in California al Congresso Usa e nominato per il Premio Pulitzer per il suo lavoro di reporter investigativo, con alle spalle trent’anni di esperienza e inchieste su politica, medicina e salute per “Cbs Healthwatch”, “LA Weekly”, “Spin Magazine”, “Stern” e altri giornali e periodici americani ed europei).

Tratto da: libreidee.org

Rubare l’Africa agli africani: è il piano del dottor Ebola
commenti

Grecia e Italia, l'oggi e il domani

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

La nuova crisi greca è la dimostrazione che le cure imposte dalla Troika (Fondo monetario internazionale, Bce e Commissione europea) stanno ammazzando il malato. 

Certo, è indubbio che i governi che si erano succeduti al potere prima del crollo (socialisti e conservatori) avessero truccato i conti pubblici (con l'aiuto, peraltro dimostrato, gentilmente offerto dalla Goldman Sachs) al fine di ottenere il via libera all'entrata nel sistema dell'euro. Ma resta il fatto che l'austerità imposta alla Grecia ha finito per devastare il sistema economico e sociale. Un traguardo facilmente prevedibile da qualunque osservatore accorto, ma che non ha impedito alla tecnocrazia di imporre i propri metodi, già sperimentati altrove, e di trovare governi “collaborazionisti” pronti ad applicarli. 

Del resto come poteva uscire dalla crisi un Paese come la Grecia che la cui economia è basata sull'agricoltura, sul turismo e sulla cantieristica navale? Quindi settori che non assicurano un grande reddito ed entrate tali da abbassare il debito record e il disavanzo. Una debolezza strutturale che  è stata poi aggravata dalla recessione economica in corso e della quale non si riesce ad intravedere la fine. 

Le tensioni in atto sui mercati finanziari, con il rialzo degli interessi (ora a quasi il 9%) sui titoli greci, e di conseguenza dello spread rispetto ai Bund tedeschi, al di là delle speculazioni che sono sempre presenti, rappresentano l'emergere di timori concreti che già covavano da tempo. Investitori e speculatori vari sono rimasti scossi non soltanto dai fallimentari risultati ottenuti dall'economia greca, quanto dalla concomitante diminuzione della liquidità pompata a piene mani sia dalla Bce che dalla Federal Reserve nel sistema economico. Il tutto a fronte di tassi di interesse bassissimi praticati sia dalla Bce che dalla Fed. 

Aiuti che in realtà sono stati un aiuto offerto esclusivamente alle Banche, le uniche che, attraverso l'acquisto di titoli pubblici, sono in grado di assicurare una tregua finanziaria sui mercati. 

La crisi greca rappresenta in ogni caso un chiaro monito anche per l'Italia, oberata da un debito pubblico del 135% e da un disavanzo altalenante sopra e sotto il tetto del 3% sul Pil, imposto dal Patto di Stabilità. Un segnale d'allarme confermato anche dal commissario europeo all'Economia, il finlandese  Jyrki Katainen, che allo stesso modo del suo predecessore e connazionale Olli Rehn, ha assicurato che l'Unione europea sosterrà la Grecia ma che i governi dovranno continuare con le “riforme”. Ovviamente quelle “strutturali” come la riforma del mercato del lavoro all'insegna della flessibilità e del precariato. Dovranno farlo l'attuale governo e quelli futuri, visto che si riparla insistentemente di elezioni generali che dovrebbero logicamente registrare il successo delle formazioni anti-euro di sinistra e di destra. 

L'Unione, ha spiegato Katainen, intende agire affinché la Grecia sia capace di raccogliere fondi sul mercato e perché vi abbia pieno accesso. I greci hanno fatto progressi “immensi”, ha concesso il tecnocrate, a cui avviso Atene avrebbe «voltato l'angolo». A smentire l'ottimismo di Bruxelles è il dato sul debito pubblico della Grecia (il 180% sul Pil) che lascia ben poche speranze sul suo futuro economico.  

L'intervento dell'Unione sembra quindi, in buona sostanza, il classico avvertimento dato alla nuora (la Grecia) perché la suocera (l'Italia) intenda. Specie in una fase come questa nella quale Renzi incontra sempre maggiori difficoltà nel fare passare ed imporre la sua politica economica. Che in realtà è quella che gli hanno chiesto la Merkel e i vari organismi internazionali, alfieri del libero mercato e della più totale libertà di azione offerta alle Banche e alla finanza internazionale. In tal senso, uno come Padoan (ex dirigente dell'Ocse) rappresenta una garanzia per quei poteri. Resta il fatto che anche l'Italia, al pari della Grecia, rischia il commissariamento. Se questo non è ancora successo è soltanto per il disastroso effetto domino che si innescherebbe e che potrebbe provocare anche la stessa fine dell'euro.  

Irene Sabeni

Tratto da:www.ilribelle.com
 
Grecia e Italia, l'oggi e il domani
commenti

MERCURIO NEI VACCINI OBBLIGATORI PER BAMBINI, ACELLUVAX E TRIACELLUVAX, CRIMINI IMPUNITI DEI GOVERNI ITALIANI

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in MEDICINA ALTERNATIVA

Di: Gianni Lannes
 

 

 
 
di Gianni Lannes
 
Il 22 dicembre 1994 il ministero della sanità sotto il governo Berlusconi, con decreto numero A1274/1994, autorizza l’immissione in commercio dell’Acelluvax DTP, fabbricato da Chiron (specializzata in ingegneria genetica), ovvero Ciba Geigy. Nel testo ufficiale si legge: «a base di anatossine difterica e tetanica purificate e di antigeni purificati di bordetella pertussis adsorbiti su idrossido di alluminio». L’Informatore Farmaceutico (edizione 1996) riporta per l’Acelluvax, l’abnorme dose di 0,5 mg di sodio-etilmercurio-tiosalicilato, che unitamente all’alluminio, può provocare danni neurologici.  
 

Nel 1999 il governo degli Stati Uniti d’America sulla base di un inequivocabile studio scientifico che attesta la correlazione tra vaccini e autismo, mette al bando il mercurio contenuto nei vaccini pediatrici.
 
E in Italia le autorità governative che combinano? Mandano in onda una farsa istituzionale. Infatti, sempre a proposito del pericoloso mercurio, variamente denominato, il 15 giugno 2000, il ministro della sanità Umberto Veronesi sforna un decreto particolare che recita:
 
«Visto l’EMEA Public statement in thiomersal containing medicinal products dell’8 luglio 1999 che raccomanda di promuovere l’uso di vaccini privi di mertiolato … Ravvisata l’esigenza, a tutela della salute pubblica, di rendere conformi le schede tecniche ed il foglio illustrativo delle specialità medicinali in commercio in ambito nazionale e di incoraggiare l’uso di vaccini privi di mertiolato e di altri organomercuariali; Decreta … Art. 2  E’ fatto obbligo a tutte le aziende titolari di autorizzazione all’immissione in commercio di vaccine monodose contenenti mertiolato o altri conservanti, autorizzati con procedura di registrazione di tipo nazionale, di presentare al Ministero della sanità, entro sei anni dall’entrata in vigore del presente decreto, domanda di variazione del dossier di registrazione riguardante l’eliminazione del  mertiolato o degli altri conservanti; 2. Se opportunamente motivata dalla tipologia del processo produttivo potrà essere ammessa la presenza di mertiolato o di altri conservanti come residui del processo di produzione…».
 
Il decreto del ministero della salute datato 13 novembre 2001 stabilisce il ritiro dei vaccini monodose imbottiti di mercurio entro il 30 giugno 2003. Ma il 27 giugno 2003 il ministro al ramo, tale Sirchia, sempre sotto il governo Berlusconi, escogita una sorpresa e stabilisce con apposito decreto il rinvio “sine die” dal commercio e quindi dalla somministrazione dei vaccini intrisi di mercurio.
 
Dal 2004 è sparito in Italia il quadrivalente obbligatorio, e da allora viene usato l’esavalente l’Infanrix Hexa prodotto dalla Glaxo, sempre contenente i micidiali mercurio e alluminio, che comprende in più due vaccini non obbligatori (antidifterico e antipertosse). E così, senza informare preventivamente i genitori di rischi e pericoli, le autorità sanitarie italiane, a livello nazionale, regionale e locale, seguitano ad infliggere una vaccinazione che almeno per i suoi componenti (conservanti e adiuvanti) è comprovata scientificamente quanto meno dal 1999 come dannosa per la salute umana.
 
C’è di peggio e senza alcuna spiegazione istituzionale. Dopo sette anni di sperimentazione su neonati e bambini, il 18 dicembre 2001, viene decretata la «sospensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio della specialità medicinale per uso umano “Acelluvax” e “Triacelluvax”» (Gazzetta Ufficiale, serie generale numero 302 del 31 dicembre 2001, pagine 27-28). Attualmente quante sono le persone, ossia i bambini danneggiate dai vaccini obbligatori?
 
Oggi, sabato 18 ottobre 2014 sul sito online italiano “In Farmacia”, un marchio Sintra Consulting srl (C.C.I.A.A. R.E.A. AR-130275 ; C.F. e Registro Imprese 01671150512 P.IVA: 01671150512) si trova commercializzato proprio lo stesso vaccino pertossico Acelluvax (in fiale da o,6 ml), fornito da Novartis. Anche sul portale italiano Salus.it - reclamizzato testualmente come “uno strumento per i medici” - troviamo il medesimo prodotto, venduto anche in Israele e Pakistan.
 
 
 
 
 
Ma ecco uno stralcio della denuncia pubblica di Francesco Lucarelli intitolata “le stragi del vaccino pertosse”:
 
«Lamentavo il fatto di aver scoperto che i disordini neuropsichiatrici di cui mio figlio soffre derivavano dalla somministrazione del vaccino Acelluvax dell’azienda Chiron-Biocine-Novartis. E che, a mio avviso, simile sintomatologia aveva potuto essere osservata nei lattanti che avevano preso parte ad uno studio clinico di farmacovigilanza (fase IV) “camuffato”, condotto all’I.R.C.C.S. San Matteo di Pavia, esattamente al termine del quale la ditta produttrice del vaccino somministrato inviava una comunicazione al Ministero della Salute. Ministero che, a sua volta, provvedeva a sospenderne l’autorizzazione all’immissione in commercio. E che, visto l’esiguo numero dei neonati coinvolti in quel trial e il diffuso uso che di quel vaccino era stato fatto nel nostro Paese, per una semplice proporzione matematica, migliaia – se non decine di migliaia – dovevano esserne i danneggiati. Ed infatti ho avuto una piccola “ricaduta”. Dopo molto che non lo facevo, ho nuovamente “googlato” Acelluvax (ma non solo), questa volta limitando la ricerca dei risultati a quelli indicizzati negli ultimissimi anni. Ne sono emersi due veloci aggiornamenti ed una importante novità. Nel 2006 ipotizzavo che l’A.I.C. dell’Acelluvax, mai revocata su RINUNCIA del produttore – a differenza di quella dell’AcelluvaxDTP, che però aveva anche ottenuto un’autorizzazione centralizzata europea – bensì soltanto SOSPESA nel 2001 senza alcuna giustificazione formale e pubblica, sarebbe rimasta tale sine die, e cioè fino a sparire nel dimenticatoio. Nel dicembre del 2009, e quindi dopo ben 8 anni dalla sospensione, l’art. 38, comma 5 del DLgs 219/06 la faceva ricadere infatti nella cosiddetta “Sunset Clause”. Una A.I.C. “dormiente”, che usciva quindi definitivamente di scena, come da copione. L’Acelluvax non è sparito per sempre dal pianeta, come affermavo sei anni fa, bensì è purtroppo riapparso in Pakistan. Del resto Novartis avrà potuto presentarsi alle autorità pakistane con le preziose credenziali fornitegli dai dossier autorizzativi prodotti per la FDA, per l’EMEA e per il nostro Ministero della Sanità: infatti, una volta convertiti gli eventi avversi in polvere sotto il tappeto, non deve essere stato difficile giustificare i clamorosi abbandoni (e intendo soprattutto quelli prematuri dal mercato USA e UE, senza peraltro avere venduto neanche una fiala di vaccino) con vaghi motivi commerciali. Che poi Acelluvax e AcelluvaxDTP fossero due differenti composizioni di prodotto, credo proprio non sia stato di alcun interesse per nessuno: non lo è stato per Poggiolini e De Lorenzo, non credo che possa esserlo stato per il funzionario pakistano di turno (per dovere di cronaca, il Pakistan è messo ben peggio dell’Italia nella classifica mondiale sulla corruzione percepita)».
 
 
riferimenti:
 
 
 
 
 
 
Tratto da:http://sulatestagiannilannes.blogspot.it
MERCURIO NEI VACCINI OBBLIGATORI PER BAMBINI, ACELLUVAX E TRIACELLUVAX, CRIMINI IMPUNITI DEI GOVERNI ITALIANI
commenti

QUEL SABATO DI OTTOBRE….

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Un sabato di Ottobre, Milano il palcoscenico, una manifestazione l’evento. Doveva essere la giornata in cui la Lega Nord raccoglieva i frutti di giorni impegnati a spingere lo “Stop Invasione” ma é accaduto molto di più: tanti italiani si sono svegliati! Notate bene, ho scritto “italiani”, non padani. Una folta rappresentanza  della penisola italica era presente nelle vie e nelle piazze milanesi, interessati si alla battaglia ma, soprattutto, motivati dall’entusiasmo di un uomo : Matteo Salvini. Si sono aperti i confini, la Lega è uscita dal recinto, ha teso una mano al centro sud che ha risposto”arriviamo”.

Vorrei spingermi oltre: forse abbiamo assistito alla consacrazione di un leader. Le voci che timidamente e con fastidio dovevano ammettere che si stava creando un fenomeno “salvinista”, hanno trovato conferma. Per la strada i manifestanti cercavano lui, sotto il palco attendevano le sue parole. Nei social (malgrado iniziative concorrenti) le tendenze lo vedevano vincere. Ce l’ha fatta, é entrato nei cuori di chi era scettico, ha saputo dimostrare di saper guidare ordinatamente una folla, evitare cadute di stile (qualche uscita coreografica frutto di entusiasmo gliela comprendiamo?) ospitare sigle “impegnative” dettando regole cui educatamente si è obbedito.

Salvini può veramente essere un’alternativa al renzismo imperante grazie alla sua empatia. Adesso la strada si è aperta ed il lavoro da fare abnorme: dimostrare di essere credibile nel tempo. Continuare ad essere il leader di un partito con evidenti “malpancismi”proprio per la sua incombente presenza, aprirsi agli altri italiani “non padani” con la Lega dei Popoli, cercare alleanze di contenuti in mezzo ad un mare di confusione. Compiti difficili se non coadiuvato da uomini fidati e motivati dalle sue stesse idee. Una piazza lo ha applaudito, molti di più lo hanno seguito da casa. Insieme si può fare un percorso di crescita. Ha un grande peso sulle spalle e la voglia di uscire dall’agonia del cdx come aiuta nello stesso tempo, al più piccolo errore, schiaccia. Le insidie le conosce, vecchi rigurgiti e nuove critiche. Sa pure che essere un vincente porta inattendibili personaggi a voler salire sul carro per sfruttarne la corsa. Gli italiani che lo apprezzano si aspettano battaglie serie e non vecchi slogan o promesse da spot elettorale.

Quel sabato di Ottobre rimanga di consacrazione e mai di futura delusione.

Patrizia Grilli

Tratto da:iltalebano.com

QUEL SABATO DI OTTOBRE….
commenti

La Coop Sei Tu!!! Chi ti Ruba di Più? (Spariti i Soldi dei Soci Risparmiatori)

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

Ohhh e adesso tocca al “prestito sociale”. Sapete quella roba parabancaria e paracula che alcune Cooperative (Rosse) offrono come gentile facilitazione e omaggio ai loro iscritti. Ma quanto sono buone e magnanime.

Solo che, oooooops, è bene sapere che se qualcosa andasse storto NON ESISTE GARANZIA BANCARIA.

Non ci credete? E fate male.

da Il Piccolo

Coop operaie, spariti i soldi di 17mila soci

L’avvocato Carbone: “Gli importi versati non sono risparmi, ma prestiti tutelati da una fidejussione. Sono garantiti solo al 30 per cento” . Gli uffici di via Gallina presi d’assalto da una folla di risparmiatori fin dalle prime ore del mattino

Oltre 103 milioni di euro del prestito sociale delle Cooperative operaiedi fatto non esistono. È il denaro dei piccoli risparmiatori, circa 17mila, che è sparito. È servito in questi anni come una stampella per reggere tutta la struttura: lo scrivono a chiare lettere i pm Federico Frezza e Matteo Tripani che hanno chiesto al Tribunale civile il fallimento della società e nel contempo la nomina dell’amministratore giudiziario Maurizio Consoli. Si legge nel provvedimento: «Questi 103 milioni di euro la Coop non li ha. Non è che non ne ha 100, non ne ha nemmeno 50 e forse nemmeno 10».

Non ha dubbi l’avvocato Gianfranco Carbone da sempre vicino alla realtà delle Cooperative operaie. «Dopo i provvedimenti dell’autorità giudiziaria e la nomina dell’amministratore tutti coloro che hanno depositato i propri risparmi alle Coop avranno, da oggi, l’amara sorpresa di non poterli ritirare».

Sorpresa che hanno potuto constatare di persona i tanti risparmiatori che questa mattina si sono presentati, inferociti, davanti agli uffici delle Coop di via Gallina. Ufficio che, dopo un primo tentativo di apertura, è stato prontamente richiuso.

Ma concretamente, cosa potranno fare i risparmiatori? «Va fatta una premessa», risponde Carbone. «Gli importi versati alle Coop, tecnicamente, non sono “risparmi” (che come tali sarebbero garantiti fino a 100mila euro dal Fondo interbancario) ma “prestiti” dei soci garantiti dal patrimonio della società e da una fideiussione pari al 30% delle somme depositate di un Istituto bancario».

«Dunque concretamente – continua – se le Coop dovessero fallire coloro che hanno depositato i loro soldi (e si tratta di piccoli risparmiatori con un tetto di depositi di 30 mila euro) avrebbero la certezza di recuperare il 30 per cento dei depositi. La differenza potrebbero sperare di recuperarla solo dopo la liquidazione (fallimentare) del patrimonio delle Cooperative stesse».

E ancora. «Va detto – precisa Carbone – che il loro credito non ha “privilegio” (verrebbero pagati prima i dipendenti, l’ Inps, lo Stato per le imposte). Sarebbe un credito “chirografario” e, al momento, non so prevedere in che percentuale (superiore al 30 per cento) recupererebbero i loro soldi». Dunque poche speranze? «Girando il ragionamento – risponde l’avvocato – in caso di fallimento è certo che perderebbero una percentuale elevata dai loro risparmi fra il 70 ed una quota significativamente minore collegata alla vendita dei beni delle Cooperative».

Ma chi doveva controllare e garantire? «Devo ricordare – risponde – che si sta consolidando una giurisprudenza che attribuisce la responsabilità di risarcire i depositanti all’Ente che avrebbe dovuto controllarne i conti: nel nostro caso la Regione e le sue inutili revisioni ordinarie e straordinarie che non hanno mai fatto emergere la voragine accertata dal consulente della Procura. Ma in questo caso sarebbe necessario avviare azioni giudiziarie contro la Regione, certamente, almeno all’inizio, costose, lunghe e, come ogni causa, incerte nell’esito finale». Secondo Carbone dunque l’unica alternativa a tutto ciò «è che le Coop Operaie non falliscano ed è questo l’auspicio della stessa Procura. In tale caso si tornerebbe a una gestione ordinaria e gli stessi “risparmiatori” vedrebbero riconosciuti i loro crediti. Ritengo sia questo l’obiettivo cui debbono guardare gli stessi risparmiatori contribuendo a creare in città un clima di attenta solidarietà nei confronti dell’impegno dell’amministratore sperando che anche i creditori non avanzino richieste di fallimento».

I tempi sono strettissimi: «Si tratta – dice ancora l’avvocato – di operare per due mesi al massimo. È questo il tempo necessario per capire se è percorribile il piano di salvataggio impostato da alcuna grandi Cooperative nazionali. La tutela effettiva anche dei risparmiatori si può ottenere consolidando la gestione delle Coop e facendole ripartire nel solco della loro centenaria tradizione. Non è né semplice ne facile. Ma non vedo altre strade».

Mi spiace ma devo essere maligno e cattivo: posso ipotizzare che la stragrande maggioranza dei risparmiatori della cooperativa operaia è sempre stata fedele ad un certo credo politico e ad un certo modo di votare? Beh io lo ipotizzo, e come dire non mi sento gran che solidale. (per tutti gli altri, sorry, shit happens)

Vi siete fidati dei compagni?

Cazzi vostri, godetevi il socialismo.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

La Coop Sei Tu!!! Chi ti Ruba di Più? (Spariti i Soldi dei Soci Risparmiatori)
commenti

Il CEO "anti-petrodollari" di Total muore in un incidente aereo a Mosca

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

"Non c'è ragione di pagare il petrolio in dollari" aveva dichiarato

lo scorso luglio

 
Tre mesi fa, l'amministratore delegato di Total, Christophe de Margerie, ha osato pronunciare una frase che era riecheggiata in tutto il mondo dei petrodollari: 
 
Oggi, si apprende la notizia terribile della sua morte avvenuta in un incidente aereo all'aeroporto Vnukovo di Mosca, dove il suo jet privato si è schiantato contro uno spazzaneve che ha intralciato la manovra di decollo. L'aeroporto ha rilasciato una dichiarazione che conferma "l’apertura di una indagine penale per violazione delle norme di sicurezza", aggiungendo che insieme ai tre membri dell'equipaggio è deceduto anche il conducente dello spazzaneve.
 
Naturalmente il tutto potrebbe semplicemente essere un triste incidente ... se non fosse per questa piccola coincidenza ..
 
Lo scorso luglio, nel rispondere a domande sugli appelli politici francesi per trovare un modo a livello dell’UE per sostenere l'utilizzo dell'euro nel commercio internazionale, dopo la maximulta degli Usa alla BNP Paribas, Christophe de Margerie, l'amministratore delegato di Total, il 13° più grande produttore di petrolio al mondo e il secondo più grande d'Europa, riteneva che "Non c'è ragione di pagare il petrolio in dollari. Il prezzo del barile è denominato in dollari, ma una qualunque raffineria è in grado di prendere quel prezzo e convertirlo al cambio del giorno per effettuare il pagamento con la moneta europea”. 
 
Come riportava Reuters, l’Amministratore delegato del colosso petrolifero Total ha sostenuto che l'euro dovrebbe avere un ruolo più importante nel commercio internazionale, sebbene non sia ancora possibile fare a meno del dollaro statunitense.
 
Anche uno dei principali beneficiari dello status quo sembrava intravedere la fine per i Petrodollari. 
 
Inoltre, nonostante le sanzioni occidentali imposte alla Russia che vietano finanziamenti occidentali ed il trasferimento di tecnologia ad alcuni progetti energetici russi, Total aveva annunciato che non avrebbero fermato il lavoro sul progetto Yamal -  per sfruttare le risorse di gas naturale presenti nella Siberia nord occidentale - in una joint venture con la russa Novatek e la cinese CNPC.
 
"Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per vivere senza di essa? Io penso - e non sto difendendo gli interessi della Total in Russia - di no", aveva dichiarato de Margerie alla Reuters questa estate.
Tratto da:www.lantidiplomatico.it
Il CEO "anti-petrodollari" di Total muore in un incidente aereo a Mosca
commenti

L’evasione fiscale è una preziosa alleata della democrazia?

Pubblicato su 21 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Di: Marco Mori

Questa volta ho deciso di picchiare duro. Picchiare duro contro il muro di disinformazione che rende la maggior parte dei cittadini completamente incapaci di comprendere, anche solo minimamente, quanto sta drammaticamente accadendo sotto i loro occhi.

Siamo al capolinea della democrazia costituzionale e non riusciamo a concretizzare alcuna forma di valido dissenso, siamo costantemente persi nell’abbaiare alla Luna.

Occorre alzare i toni contro le “false flags” che distraggono dal problema che resta uno ed uno solo: l’oscena dittatura finanziaria che controlla l’Europa e la gran parte dell’occidente.

Entriamo nel tema dell’articolo. L’evasione fiscale e’ un problema macroeconomico? L’evasione fiscale è la causa della crisi? La risposta per una persona, anche solo minimamente consapevole, e’ semplicemente no!

L’evasione fiscale non potrà mai essere un problema di cassa per uno Stato, ma unicamente un problema di giustizia sostanziale e redistribuzione dei redditi o, al limite, un problema per il corretto sviluppo di una sana politica monetaria. Lo Stato, in sostanza, deve semplicemente fare in modo che nessuno rimanga con troppo poco mentre altri hanno troppo, avendo sempre un chiaro obiettivo: la piena occupazione ex art. 1 Cost.

Ma vi è di più. Oggi la realtà è tale che l’evasione fiscale, ogni forma di evasione, è diventata addirittura macroeconomicamente vantaggiosa per l’economia nazionale, in quanto consente di contenere gli effetti recessivi delle politiche monetarie ed economiche imposte attraverso il cd. “Vincolo esterno” UE. Politiche criminali poichè costituiscono atto palesemente ostile verso la personalità dello Stato e ciò in quanto ne impongono la cancellazione.

Qualcuno, schiavo della propaganda mainstream, penserà che sono completamente impazzito ed allora proverò a spiegare il più semplicemente possibile quanto succede.

Gli Euro che avete in tasca non sono cresciuti nei campi! Questo credo che tutti lo possano comprendere, anche gli elettori di Renzi. I “vostri” Euro arrivano nelle vostre tasche solamente in tre modi:

1. Attraverso la spesa pubblica (già, anche attraverso i soldi che lo Stato paga al dipendente pubblico fannullone o quelli che spende per pessime agende);

2. Attraverso i guadagni ottenuti dal paese con le esportazioni (dunque attraverso i soldi ottenuti impoverendo qualcun altro! L’Africa ringrazia sentitamente per i secoli di sfruttamento…);

3. Attraverso il credito privato (prestiti ottenuti dalle banche commerciali – metodo di creazione che avviene da quando ad esse è stato conferito il potere di creare moneta dal nulla all’atto del prestito)

Lo Stato non stampa più moneta e, dopo la perdita della sovranità monetaria (ovvero dal 1981 in poi), ottiene ogni singolo Euro di spesa non finanziata a deficit esclusivamente dalle nostre tasche e ciò per mezzo del prelievo fiscale (ovviamente nei limiti della moneta realmente esistente ed, in mancanza, erodendo i risparmi accantonati in anni di politiche espansive). In alternativa, se vuole alzare la base monetaria, lo Stato può chiedere moneta a deficit in prestito dai mercati (ovvero dalle banche che quella moneta la creano dal nulla grazie alle demenziali regole oggi esistenti).

Come ho più volte spiegato, attualmente, i vincoli Europei impongono un limite all’aumento del debito pubblico e pertanto lo Stato deve tassare più di quanto spende. Nello specifico l’Italia non può fare deficit in misura superiore al 3% del PIL. Visto il costo degli interessi passivi sul debito rispettare questo parametro comporta, non già un incremento della base monetaria, ma una costante diminuzione della stessa. Insomma, mi ripeto, lo Stato deve tassare ogni anno più di quanto spende.

A quel punto la differenza da dove viene presa, visto che la moneta non cresce nei campi?

Ovviamente si verificano le ipotesi n. 2 e n. 3 di cui sopra. Ovvero si “ruba” moneta agli altri paesi con le esportazioni, sperando che essi siano meno imbecilli ed aumentino la base monetaria costantemente sostenendo i consumi (l’attivo della bilancia commerciale tedesca vi dice nulla? È avvenuto sulla nostra pelle…),oppure si ricorre ad un costante incremento del debito privato. Ovvero i cittadini, per pagare le tasse e mantenere i loro consumi ed investimenti, chiedono moneta in prestito alle banche commerciali (che la creano dal nulla all’atto dell’emissione oppure attraverso il finanziamento diretto ottenuto dalla banca centrale europea che emette liquidità secondo la propria discrezione a tassi non accessibili all’economia reale ed oggi sostanzialmente pari a zero).

Dunque è chiaro che, se lo Stato non stampa e non chiede neppure più moneta dai mercati, noi saremo costretti ad indebitarci sempre più con le banche private (guarda caso le azioniste della banca centrale europea, che coincidenza…) Questa situazione però non è eterna, ed appena le banche private chiudono i rubinetti del credito, la base monetaria comincia effettivamente a ridursi. Peraltro, dal punto di vista delle banche commerciali, è ovvio che i rubinetti debbano chiudersi. Infatti se lo Stato non stampa come ripaghiamo interessi mai creati? Insomma si può tranquillamente dire che ogni singolo Euro è una pesante obbligazione che pende sul nostro futuro. Una moneta davvero geniale… Ovviamente geniale per chi l’ha concepita come mezzo sostitutivo agli eserciti per sottomettere i popoli.

Questo è esattamente quanto e’ accaduto all’Italia ed agli altri paesi UE in questi anni. Ovviamente in tale sistema come può, l’evasione fiscale, essere un problema di cassa? L’evasione non incide in alcun modo nella quantità di moneta complessivamente disponibile che dipende unicamente dai tre fattori che vi ho indicato. Anche polverizzando i risparmi il debito pubblico e quello privato sono matematicamente inestinguibili.

Insomma l’evasione cosa comporta in concreto? In un momento in cui lo Stato italiano si impossessa della nostra moneta e la versa in favore di soggetti esteri, abbassando la base monetaria e demolendo l’economia reale, l’evasione rappresenta un semplice ostacolo a questa politica criminale. L’evasione oggi consente di avere in tasca qualche Euro per onorare ancora una parte del debito privato. Dunque grazie all’evasione fiscale una fetta della moneta circolante non viene annichilita, continua a passare di mano in mano consentendo di estinguere qualche obbligazione in più prima di tornare, in ogni caso, nelle mani dei banchieri privati che la creano dal nulla e senza limiti.

Sembra già di sentire le obiezioni: ma se tutti pagassero le tasse si potrebbero evitare i tagli alla spesa e diminuire la pressione fiscale?Assolutamente falso! Chi lo dice fa la stessa figura di colui che si mettesse a sostenere che la Terra e’ piatta. TSO per loro.

L’evasione non aggiunge un euro alle casse dello Stato, la quantità di moneta a disposizione dipende unicamente da quanta ne è stata stampata (o creata telematicamente dalle banche commerciali) e non da quanta ne viene raccolta con le tasse.

Se in Italia vi sono 200 mld di sommerso, significa che togliendoli a chi li detiene per darli allo Stato avremmo, sic et simpliciter, 200 mld in meno nell’economia reale, con conseguenze economiche semplicemente catastrofiche. Se lo Stato, anche recuperati quei 200 mld, provvedesse all’integrale reimmissione di quei soldi nel sistema (anche per mezzo della diminuzione della pressione fiscale) potremmo, al massimo, avere un saldo invariato per l’economia ma giammai un beneficio!

200 – 200 = 0 Qualcuno è capace di negare motivatamente questo dato? Solo una forma di evasione è dannosa, quella che porta i capitali all’estero (ma chi la fa? Non la piccola e media impresa, non gli artigiani e non i professionisti. Sarà, per caso, l’evasione dei grandi gruppi finanziari?).

Dunque con le tasse si pagano i servizi? Assolutamente no! Con le tasse si regola la politica monetaria, ovvero si contengono le spinte inflazionistiche e si regola l’occupazione. Se lo Stato emette troppa moneta ne sottrae un po’ con l’imposizione fiscale. Ecco cosa sono le tasse.

Quando vi dicono che con la lotta all’evasione si combatte la crisi vi prendono per veri imbecilli. Sono conscio che qualcuno potrebbe non avere ancora capito nulla, ciò che dico e’ controintuitivo. Smettere di credere a Babbo Natale non è facile…

Se esistono in circolazione 1000 monete e l’evasione stimata e’ 10000, perché ho un popolo di evasori incalliti che pagano le tasse solo una volta ogni cento transazioni, ritenete che espropriandogli anche le mutande avremo una singola moneta in più di quelle stampate? Sveglia!!!!!!! Vi prego.

Tratto da:www.studiolegalemarcomori.it

L’evasione fiscale è una preziosa alleata della democrazia?
commenti

Mostra altro

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200 300 400 500 > >>
Condividi questa pagina Facebook Twitter Google+ Pinterest
Segui questo blog