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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Scandalo corruzione in Ghana della Commissione Ue da 170 milioni di euro

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

Il Sunday Times riporta come centinaia di milioni di euro siano stati spesi dall'Unione Europea e dal Regno Unito in "aiuti" per finanziare “lavoratori fantasmi” in Ghana. Decine o forse anche centinaia di migliaia di impiegati fittizi di stato sono stati tenuti sotto busta paga del governo ghanese, in parte finanziati dall'Ue e dal Regno Unito. 
 
La Commissione europea è accusata di aver volutamente coperto lo scandalo dopo che il governo di Accra ha “perso il controllo” del suo budget e i funzionari europei erano, scrive il Sunday Times a conclusione della sua investigazione, a conoscenza della scala potenziale dell'abuso dallo scorso anno. Circa 400 milioni di sterline (oltre 500 milioni di euro) sono stati elargiti al Ghana nel periodo 2008-2013. Oltre 135 milioni di sterline (170 milioni di euro) di questi dall'anno scorso, vale a dire da quando la Commissione sapeva della corruzione in atto e ha deliberatamente deciso di non informare i Parlamenti nazionali e il Parlamento europeo. Ingeborg Grässle, un euro-deputato tedesco, ha criticato la Commissione europea per aver fallito nell'informare correttamente il Parlamento europeo sulla questione.

C'è chi, in Italia, con la corruzione specula sul dramma umano dei campi rom e chi, in Europa, sul dramma umano dell'Africa. Il risultato è lo stesso ed è da tenere bene in mente quando ci proporranno un nuovo Commissario a guida Ue con il pretesto che "non siamo in grado di governarci da soli".
 
A proposito, infine, di come vengono spesi i soldi dei contribuenti europei attraverso le istituzioni europee, EurActiv riporta come l'Unione Europea abbia elargito fondi alla Polonia, per un valore superiore ai 100 milioni di euro, per costruire tre aereoporti in luoghi dove l'afflusso di passeggeri potenziale è ridotto e non tale da giustificare la costruzione di queste infrastrutture.
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Scandalo corruzione in Ghana della Commissione Ue da 170 milioni di euro
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Un altro caso di sindrome aerotossica

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in ECOLOGIA

Roma, 8 dicembre 2014, un altro episodio di sindrome aerotossica su un volo della “U.S. Aiways”. La geoingegneria clandestina colpisce ancora? 

 
Un volo della “U.S. Airways”, diretto a Philadelphia, ha dovuto eseguire un atterraggio di emergenza a Roma, quando tredici tra passeggeri e componenti dell’equipaggio hanno cominciato ad avere conati di vomito in una scena che davvero potrebbe ricordare il vostro peggiore incubo. Le autorità riferiscono che la strana situazione è cominciata, quando un nauseabondo odore ha cominciato a diffondersi nell’aereo che era decollato dall’aeroporto israeliano di Ben Gurion venerdì sera.

Intrappolati all’interno di una stanza di metallo con un odore sgradevole ed un sistema di ventilazione ovviamente inadeguato, passeggeri e personale di bordo dell’equipaggio hanno accusato disturbi seri. Secondo l’A.F.P., alcuni viaggiatori hanno riportato che i più gravi soffrivano di bruciore agli occhi e nausea.

Almeno tre assistenti di volo sono finiti in ambulanza e poi in clinica; gli altri sono stati successivamente trattati nella stessa struttura ospedialiera e dimessi. Un portavoce della compagnia aerea ha comunicato che le squadre di manutenzione sono al lavoro per scoprire la fonte dell’odore. Di sicuro questa è la prima volta in cui la U.S. Airways (in realtà gli episodi di "fumo in cabina" sono stati numerosi dal 2000 ad oggi. n.d.r.) ha avuto questo problema; nel mese di ottobre un altro componente dell’equipaggio era dovuto ricorrere a cure mediche, dopo aver sentito un forte olezzo su un volo interno.

Fonteblog.you-ng.it
Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Un altro caso di sindrome aerotossica
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Droni e discriminazione: diciamo basta

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in ESTERI

Il 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, il Magistrato federale Matt Whitworth mi ha condannata a tre mesi di carcere per aver varcato il confine di una base militare che conduce la guerra coi droni. La punizione per il nostro tentativo di parlare in nome di gente disperata e intrappolata all’estero, sarà ora un’opportunità per parlare con la gente intrappolata dalle prigioni e dalla povertà qui negli Stati Uniti.
Il nostro processo si è basato sull’accusa di sconfinamento avvenuto il 1 giugno 2014.  Io e Georgia Walker siamo state immediatamente arrestate non appena abbiamo messo piede nella base dell’Air Force di Whiteman in Missouri, dove i piloti guidano i droni che vanno a colpire l’Afghanistan e altri Paesi.  Portavamo con noi una pagnotta di pane e una lettera per il generale di brigata Glen D. Van Herck.  In tribunale, abbiamo sostenuto di non aver agito con intenzioni criminali ma, al contrario, di aver esercitato il nostro diritto (e la responsabilità) sancito dal Primo Emendamento, quello cioè alla riunione pacifica allo scopo di ottenere giustizia.
Un gruppo di amici afghani mi aveva affidato un semplice messaggio di protesta, che loro non potevano consegnare personalmente: “Per favore, smettete di ucciderci”.
Sapevo che la gente con cui sono vissuta, nello sforzo di mettere fine alle guerre, anche perché le loro comunità subiscono i bombardamenti dei droni, avrebbero capito il simbolismo della richiesta di spezzare il pane con il comandante della base.
Il giudice Whitworth ha detto di comprendere la nostra opposizione alla guerra, ma che ci avrebbe potuto consigliare almeno cento altri modi per sostenere il nostro punto di vista senza infrangere la legge.
L’accusa aveva chiesto sei mesi di reclusione, il massimo della pena. “La signorina Kelly deve essere rieducata”, ha sostenuto uno zelante, giovane avvocato militare. Il giudice ha letto velocemente un riassunto di quattro pagine di accuse e ha convenuto che non avevo ancora imparato a non infrangere la legge.
Quello che ho imparato dalle esperienze del passato in carcere è che il sistema di giustizia penale utilizzata l’incarcerazione come arma contro imputati che spesso non hanno quasi alcun mezzo per difendersi. L’accusa può minacciare un imputato con un’onerosa sentenza di condanna a una lunga pena detentiva, accompagnata da pesanti multe se l’imputato rifiuta il patteggiamento.
Nel suo articolo “Perché gli innocenti si dichiarano colpevoli,” Jed S. Rakoff richiama l’attenzione sull’istituto del patteggiamento che fa sì che meno del 3% dei casi federali vada a processo. “Dei 2,2 milioni di cittadini statunitensi ora in carcere” scrive Rakoff, “più di 2 milioni sono quelli che hanno accettato il patteggiamento dettato dai pubblici ministeri del governo, che hanno in realtà anche dettato la sentenza.”
“Nel 2012, la condanna media degli imputati federali per reati di droga che accettavano un qualunque tipo di patteggiamento era di cinque anni e quattro mesi,” scrive Rakoff, “mentre la condanna media per gli accusati che andavano a processo era di sedici anni”.
Una cosa è leggere del razzismo vergognoso e della discriminazione del sistema di giustizia penale statunitense, un’altra è sedere accanto a una donna che si trova ad affrontare dieci o più anni di carcere, isolata dai bambini che non ha tenuto per anni, e sentire da lei le circostanze che l’hanno portata in prigione.
Molte donne detenute, impossibilitate a trovare un lavoro dignitoso nell’economia legale, si rivolgono all’economia sommersa. Molti miei lontani parenti, parecchie generazioni orsono, conoscevano molto bene quest’economia. Non riuscivano a trovare lavoro, come immigrati irlandesi, e così entravano nel business del contrabbando di alcolici in tempi in cui l’alcol era proibito. Ma, per dieci anni, nessuno li mandò in prigione quando venivano catturati.
Le donne detenute possono sentirsi attraversate da ondate di colpa, di rimorso, di sfida e di disperazione. Nonostante le dure punizioni che si trovano a fronteggiare, le emozioni forti e l’isolamento traumatico, la maggior parte delle donne che ho incontrato in carcere hanno mostrato una straordinaria forza di carattere.
Quando ero nel carcere “Pekin”, ero solita vedere uomini giovani, incatenati e ammanettati, scendere in massa dal bus per trascorrere il loro primo giorno nel carcere di medio-alta sicurezza della porta accanto. La sentenza media era di 27 anni. Sapevamo che sarebbero diventati vecchi, molti di loro nonni, prima di uscire di nuovo.
Gli USA sono il leader mondiale indiscusso della detenzione, così come sono il leader del dominio militare. Su 28 vittime dei droni, solo una è un obiettivo intenzionale, che sia colpevole o innocente. Un terzo delle donne detenute nelle prigioni di tutto il mondo si trovano, in questo momento, nelle prigioni statunitensi.  I reati che più minacciano la sicurezza e la vita della gente negli Stati Uniti restano, naturalmente, quelli dei potenti, delle corporazioni che sporcano i nostri cieli col carbone e le piogge acide, vendono armi in un globo già sofferente, distruggono fabbriche e intere economie alla ricerca di facile ricchezza, e mandano i nostri giovani in guerra.
Molto probabilmente gli amministratori delegati delle grandi aziende che producono prodotti dannosi per la sopravvivenza umana non saranno mai accusati né tanto meno condannati per alcun reato. Io non voglio vederli incarcerati. Voglio vederli rieducati.
Ogni volta che ho lasciato una prigione degli Stati Uniti, mi sono sentita come se stessi lasciando la scena di un crimine. Quando torno negli Stati Uniti da siti della nostra produzione di guerra all’estero, ho gli stessi sentimenti. Riemergere nel mondo normale sembra equivalere ad accettare un contratto, che ci impegna a dimenticare le punizioni che infliggiamo ai poveri. Sono invitata a dimenticare la gente ancora imprigionata dentro i mondi da incubo che abbiamo creato per loro.
Il 23 gennaio 2015, quando entrerò in una qualunque prigione il Bureau of Prisons scelga, avrò poco tempo per ristabilire il contatto con la realtà sopportata dalla gente incarcerata. Non si tratta della rieducazione come la intendono il giudice e il pubblico ministero, ma mi aiuterà a essere un’abolizionista più empatica e consapevole, con la volontà di metter fine a tutte le guerre.
Kathy Kelly

(Fonte – traduzione di M. Guidoni)

1512578_639406976105441_27574387_nTratto da: https://byebyeunclesam.wordpress.com

Droni e discriminazione: diciamo basta
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Pesanti conseguenze per l’Europa da una prossima contromossa di Putin alla guerra economica mossagli dal potere anglo USA

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in ESTERI

di Luciano Lago

Negli ultimi giorni si è si è dimostrata fin troppo evidente la strategia degli Stati Uniti nella guerra economica non dichiarata per mettere alle corde l’economia russa attraverso l’utilizzo delle due leve: quella del ribasso del petrolio, grazie alla complicità concertata dei fedeli alleati sauditi, quella delle sanzioni economiche e finanziarie per determinare la difficoltà di rifinanziamento per la Federazione Russa e la conseguente svalutazione del rublo.

Il crollo drastico dei prezzi del petrolio e del rublo, senza precedenti, stanno assottigliando pericolosamente le fonti delle entrate della Russia e le sanzioni occidentali stanno danneggiando gli assets delle imprese energetiche russeche stanno accumulando debiti ed hanno causato una fuga di capitali dal paese.

 

Gli operatori alla borsa di Mosca sono in difficoltà ed anche il tentativo della Banca Centrale russa di sostenere la valuta nazionale, alzando il costo del denaro al 17%, non ha dato effetti. Il rafforzamento della moneta è durato lo spazio di una manciata di ore per poi tornare a crollare in queste ore. Complice la decisione del ministero delle Finanze di vendere riserve in valute straniere, il rublo ha soltanto momentaneamente interrotto la sua caduta.

Si preannuncia una tempesta valutaria che avrà conseguenze anche su tutte le altre borse europee.

L’obiettivo finale della strategia anglo USA è quello di isolare la Russia dall’Europa, determinare una crisi economica nel grande paese slavo che possa finalizzare un cambio di potere ai vertici del Kremlino. Naturalmente un cambio ai vertici potrà essere facilitato da una sotterranea opera di sobillazione interna già partita attraverso le varie organizzazioni ONG, appositamente create e presenti in Russia ed il finanziamento della CIA ai gruppi dissidenti interni, secondo la consolidata strategia USA delle “rivoluzioni colorate” già attuata in Ucraina come in altri paesi dell’Est Europa.

Di fatto la Russia di trova sotto assedio da parte della NATO che, a seguito della crisi Ucraina (provocata dagli USA con il colpo di Stato di Maidan), ha spiegato ai confini russi una quantità di basi militari ed ha inviato truppe, mezzi corazzati, aerei e missili di medio raggio installati nei paesi baltici ed in Polonia, con chiara minaccia di sferrare un possibile attacco, in caso di conflitto.

Il Congresso degli Stati Uniti ha già approvato, il 4 Dicembre,  una risoluzione che autorizza la preparazione di un confronto militare e  costituisce un atto di guerra preventiva contro la Russia, senza che questo sia stato riportato dai media occidentali. Vedi: nuova legislazione americana prepara il terreno per la guerra.

I media occidentali filo atlantisti  piuttosto abbondano di notizie trionfaliste su una presunta pesante situazione di quasi default della Russia, descrivendo le code agli sportelli delle banche dei cittadini russi per ottenere il cambio in dollari e si parla di una prossima debacle dell’Orso russo, preannunciando a breve una probabile “caduta dello zar Putin” a seguito della crisi.

Questa sembra essere la vendetta di Obama che aveva subito in precedenza le pesanti sconfitte diplomatiche e militari inflittagli  per effetto delle mosse di Putin in Siria ed in Ucraina, in quest’ultimo teatro con la mossa inaspettata dell’annessione della Crimea a seguito del referendum.

Secondo i media occidentali Mosca avrebbe due strade: fare un passo indietro in Ucraina per far ritirare le sanzioni o passare al contrattacco con una possibile invasione militare del Donbass (est Ucraina) ed attendere la reazione della NATO.

In realtà la situazione è più complessa di come viene descritta dai media occidentali che vorrebbero mettere in vendita la pelle dell’orso (russo) prima di averlo ancora catturato. Putin dispone ancora di buone carte per reagire alla guerra economica scatenata contro la Russia dall’Occidente e non mancherà di utilizzarle.

Alcune di queste carte Putin già ha provveduto a giocarle ed a metterle sul tavolo, creando qualche difficoltà alla strategia di isolamento messa in atto da Washington: l’accordo consolidato con la Cina e l’impegno ad escludere il dollaro dalle transazioni commerciali, successivamente gli accordi simili di cooperazione stretti con l’India, a cui Mosca si è impegnata fra l’altro a fornire 10 centrali nucleari nei prossimi anni, gli accordi stretti anche con la Turchia, incluso per il gasdotto South Stream che trasporterà il gas russo al paese ottomano,  nonchè gli altri accordi fatti ultimamente da Putin con l’Egitto, con l’Iran, con il Brasile ed altri paesi del Sud America. Questi accordi hanno determinato in pratica il fallimento della strategia di isolamento della Russia attuata dagli USA dalla Russia e questo spiega il ricorso alla leva alternativa del petrolio che rischia però di ritorcersi anche sugli interessi degli USA (l’estrazione del gas scisto).

A nostro modesto avviso, per riprendere l’iniziativa Putin potrà effettuare alcune mosse che, ancora una volta, non mancheranno di sorprendere gli avversari:

1) Sequestro temporaneo (o definitivo) degli investimenti europei e statunitensi presenti in Russia, quali aziende, stabilimenti industriali, filiali di società, filiali bancarie, immobili, conti finanziari, ecc.. Come risposta alle sanzioni occidentali.

2) Intervento sull’Iran (alleato della Russia) in sostegno della escalation nucleare del paese con appoggio militare e forniture di armi sofisticate per una possibile azione militare contro Israele (in reazione agli attacchi israeliani contro la Siria) e conseguente blocco degli stretti di Hormuz da cui passano tutti i rifornimenti di petrolio per l’Europa e l’Asia.

Queste due ipotetiche mosse potrebbero essere fatte simultaneamente o separatamente da Putin e, in entrambi i casi, determinerebbero un cambio totale dello scenario riportando la Russia in vantaggio sull’Occidente con un potere di ricatto al fronte al quale dovrebbero esserci o l’apertura di negoziati (in ambito ONU) o un conflitto generale.

Relativamente alla mossa n.1,  bisogna considerare che le più esposte sarebbero le aziende europee, in particolare la Germania che già sta subendo i contraccolpi della crisi del suo export verso la Russia e che in Russia dispone di stabilimenti, fra gli altri, della Daimler Benz, della Wolx Wagen, della Siemens, della Bosh e molti altri che potrebbero essere sequestrati e nazionalizzati dallo Stato russo, ma anche paesi come l’Italia e la Francia avrebbero serie conseguenze. Questo intaccherebbe la volontà europea di proseguire nelle sanzioni contro i propri interessi, considerando le forti proteste che già esistono in Germania contro la politica anti russa della Merkel che sta danneggiando le industrie tedesche. Vedi: Aumenta in Germania l’opposizione alla guerra fredda

Relativamente alla mossa n.2,  bisogna tenere presente che l’Iran è uno dei paesi più danneggiati dalla politica di dumping sul petrolio attuata da americani e sauditi e coglierebbe la palla al balzo per vendicarsi e mettere in difficoltà l’Occidente con un blocco degli stretti che determinerebbe immediatamente una crisi, con rialzo dei prezzi del greggio come conseguenza ed un possibile conflitto con Israele che vedrebbe bloccata per molto tempo tutta l’area mediorientale, già scossa dai conflitti in Siria ed in Iraq, dove non è escluso un coinvolgimento dell’Arabia Saudita e del Qatar, paesi responsabili diretti dell’aggressione del terrorismo contro la Siria e le comunità sciite dell’Iraq, protette dall’Iran.

Questa mossa permetterebbe all’Iran, con l’appoggio fondamentale della Russia, di sfidare Israele e gli USA e di affermarsi come potenza regionale leader in Medio Oriente.

Gli Stati Uniti e l’Europa saranno disposti ad andare fino in fondo ed affrontare un conflitto contro l’asse Iran, Siria, Russia per difendere le rotte del petrolio fatto deprezzare dagli americani e sauditi?  Questo il grande interrogativo che potrebbe presentarsi a breve termine.

Tratto da:http://www.controinformazione.info

Pesanti conseguenze per l’Europa da una prossima contromossa di Putin alla guerra economica mossagli dal potere anglo USA
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QUANTO SIAMO VICINI ? IN BILICO TRA GUERRA E CROLLO DELL'ECONOMIA

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

DI PAUL CRAIG ROBERTS

thetruthseeker.co.uk

Se dovesse capitare che qualche lettore mi chiedesse di scrivere una buona notizia, la risposta sarebbe: NO - a meno che tu non voglia sentire delle bugie, come quelle che raccontano il "governo del tuo paese" e i media mainstream. Se vuoi ascoltare solo dell "buona notizie-fasulle", ti basta sentire quello che si sente in giro. Si campa certo meglio, con meno stress e meno preoccupazioni, anche se si viene accompagnati inconsapevolmente verso la rovina delle finanze e verso un armageddon nucleare. Se invece vuoi essere informato, e possibilmente essere preparato, per conoscere dove ti sta - veramente - portando il "tuo" governo e avere qualche piccola possibilità di riorientare il corso degli eventi, continua a leggere ...

Io queste cose già le conosco, le scrivo per te, lettore.

I neoconservatori, un piccolo gruppo di guerrafondai strettamente alleati con tutto il complesso industriale/militare e con Israele, ha già spinto gli USA dentro Granada e dentro al Contras affair in Nicaragua. Il presidente Reagan riuscì a cacciarli via e a condannarli, poi, però, ottennero la grazia dal suo successore George HW Bush.

 

Parlando con la voce autorevole dei loro think tank e protetti dal denaro israeliano e dal complesso militare e dal security, i neoconservatoririalzarono la testa durante nell'amministrazione Clinton e si misero al lavoro per disgregare la Jugoslavia, per entrare nella guerra contro la Serbia, e per espandere la NATO fino ai confini della Russia. I neoconservatori hanno dominato tutto il periodo del regime di George W. Bush. Hanno controllato il Pentagono, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, l'Ufficio del Vice Presidente, e molto altro.

 

I neoconservatori ci hanno portato all'11-settembre e al suo insabbiamento, alle invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq, all'inizio delladestabilizzazione di Pakistan e Yemen, all'Africa Command, all'invasione dell'Ossezia del Sud fatta dalla Georgia, alla scomparsa del Trattato anti-ABM, ad uno spionaggio incostituzionale e illegale dei cittadini americani, senza averne nessun mandato, alla perdita delle tutele costituzionali, alla tortura, e ad assoluta irresponsabilità da parte di tutto il potere esecutivo, legale, del Congresso e della magistratura.

 

In breve, i neoconservatori hanno gettato le basi per una dittatura e per una Terza Guerra Mondiale. Il regime di Obama non ha voluto condannare i responsabili per i crimini del regime di Bush, creando così il precedente per cui il potere esecutivo è al di sopra della legge.Invece, il regime di Obama ha condannato quegli informatori che hanno raccontato la verità sui crimini commessi dal governo.

 

I neoconservatori sono sempre stati molto influenti nel regime di Obama.

Ad esempio, Obama ha nominato il neoconservatore Susan Rice come sua Consigliere alla Sicurezza Nazionale. Obama ha nominato il neoconservatore Samantha Power come ambasciatore USA alle Nazioni Unite. Obama ha nominato il neoconservatore VictoriaNuland Assistente al Segretario di Stato. L'Ufficio della Nuland, lavorando con la CIA e le ONG finanziate da Washington, ha organizzato il colpo di stato degli Stati Uniti in Ucraina.

 

Il neoconservatorismo è l'unica ideologia politica esistente.

 

L'ideologia è "America uber alles". I neoconservatori credono che la Storia abbia scelto gli Stati Uniti per esercitare una egemonia sul mondo intero, rendendo in tal modo gli Stati Uniti un paese "eccezionale" e "indispensabile". Anche Obama ha detto cose di questo genere. Questa ideologia permette ai neoconservatori di avere una enorme fiducia in se stessi e di arrivare, proprio dove arrivò Karl Marx nelle sue conclusioni, quando pensò che la Storia avesse scelto i lavoratori come classe dirigente. Fu questa fiducia che animò lo spirito comunista ed è questa stessa fiducia a rendere uniti i neoconservatori e .... sconsiderati ( o meglio spericolati).

 

Per andare avanti con la loro agenda i neoconservatori fanno propaganda con la popolazione USA e con quella di tutti gli stati vassalli di Washington. I presstitutes raccontano tutte quelle bugie che i neoconservatori vogliono far conoscere ad un pubblico ignaro:

 

- La Russia ha invaso e annesso le province ucraine;

- Putin intende ricostituire l'impero sovietico;

- La Russia è uno stato di gangster senza democrazia;

- La Russia è una minaccia per il Baltico, la Polonia, e per tutta l'Europa, per questo serve un rafforzamento militare USA / NATO sulle frontieredella Russia;

- La forza militare della Cina, alleata dei russi, deve essere contenuta con nuove basi navali e aeree USA che la circondino per controllare le rotte marittime cinesi.

 

I neoconservatori e il presidente Obama hanno fatto chiaramente comprendere che gli Stati Uniti non accettano la Russia e la Cina come paesisovrani con una politica economica ed estera indipendente e, essenzialmente che la loro politica non tenga conto degli interessi di Washington. La Russia e la Cina sono accettabili solo come stati-vassalli, come il Regno Unito, l'Europa, il Giappone, il Canada e l'Australia. E' chiaro che questa formula neoconservatrice è una formula che porta alla guerra finale. Tutta l'umanità è minacciata da un manipolo di uomini e donnemalvagi che si sono insediati in posizioni di potere a Washington.

 

Putin demonizzato come un Nuovo Hitler.

 

Questo è un passaggio tratto dalla prefazione: "La globalizzazione della guerra è un progetto egemonico. Le principali operazioni di intelligencemilitare in corso sono state segretamente prese in modo da produrre effetti simultanei in Medio Oriente, in Europa orientale, nell'Africa sub-sahariana, in Asia centrale e in Estremo Oriente. L'agenda militare USA combina i teatri bellici delle operazioni più importanti con delle operazioni segrete, volte alla destabilizzazione di Stati sovrani." Sotto una unica agenda militare globale, tutte le azioni intraprese dalla alleanza militare occidentale (USA-NATO-Israele) in Afghanistan, Pakistan, Palestina, Ucraina, Siria e Iraq sono coordinate ai più alti livelli della gerarchia militare. Non si tratta di operazioni militari e di intelligence frammentarie.

 

L'attacco a Gaza di luglio-agosto scorso da parte delle forze israeliane è stato effettuato in stretta consultazione con USA e NATO. A loro volta, le azioni in Ucraina e la loro tempistica hanno coinciso con l'assalto sferrato per l'attacco a Gaza. "A loro volta, le imprese militari sonostrettamente coordinate con un processo di guerra economica che consiste non solo nell'imporre sanzioni a paesi sovrani, ma anche in atti deliberati di destabilizzazione dei mercati finanziari e valutari, con l'obiettivo di minare le economie nazionali dei nemici."

 

"Gli Stati Uniti ed i loro alleati si sono slanciati in un'avventura militare che minaccia il futuro dell'umanità. Mentre andiamo in stampa, le forzeamericane e quelle della NATO sono state dispiegate in Europa orientale. Un intervento militare su mandato umanitario sta procedendonell'Africa sub-sahariana. Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno minacciando la Cina con la politico 'Pivot in Asia' del Presidente Obama. A sua volta, sono in corso manovre militari alle porte della Russia, e questo potrebbe spingere verso una escalation." Gli attacchi aerei americanicominciati a settembre 2014 contro l'Iraq e la Siria con il pretesto di combattere lo Stato Islamico fanno parte di uno scenario di escalation militare che si estende dal Nord Africa e dal Mediterraneo orientale verso Asia centrale e meridionale.

 

L'alleanza militare occidentale è già molto avanti nella preparazione. "Ma anche la Russia è molto avanti nella preparazione." Come ho più voltesottolineato, gli americani sono un popolo tranquillo, distratto, anzi sono semplicemente inconsapevoli. Supponiamo che gli americani possano prendere consapevolezza di quello che sta succedendo, supponiamo che l'intera popolazione possa comprendere il pericolo: potrebbe farequalcosa ? o questi americani "distratti" sono caduti sotto il controllo di uno stato di polizia che Washington ha creato intorno a loro?

Non credo che ci sia molta speranza per il popolo americano.

 

Il popolo americano non può esprimere qualcosa di autentico se la sua leadership mente, e se il governo di una élite di privati non permetterà che dei veri leader possano emergere.Inoltre, non c'è nessun movimento organizzato che faccia opposizione ai neoconservatori. La speranzaviene dal di fuori del sistema politico.

 

La speranza è che il castello di carte e i mercati truccati eretti dai responsabili politici a beneficio del famoso 1% finalmente crolli da solo. DavidStockman considera questo come un risultato altamente probabile ed il crollo che Stockman vede è lo stesso crollo di cui io ho già parlato. Per di più il numero di cigni neri che possono dare origine a questo crollo sono ancora più numerosi di quelli che Stockman ha correttamente elencato. Parecchie organizzazioni finanziarie sono preoccupate per la mancanza di liquidità nel reddito fisso (obbligazioni) e sui mercati dei derivati. Barbara Novack, co-presidente di Black Rock, sta facendo forti pressioni per far approvare un meccanismo di salvataggio per i derivati.

 

L'articolo di David Stockman è importante. Sarebbe bene leggerlo fino a dove si può capire, e si riuscirà a capire, si saprà molto più di quello che conosce la maggior parte delle persone. http://www.lewrockwell.com/2014/12/david-stockman/duck-and-cover%E2%80%A8/ Molti si chiederanno: Ma se la ricchezza dell' 1% risulta essere vulnerabile per un crollo dell'economia, comincerà una guerra per proteggere questa ricchezza e per addossare ai russi e ai cinesi tutta la colpa per i disagi che sommergeranno la popolazione americana ?

 

La mia risposta è che il tipo di crollo che io mi aspetto - e che David Stockman e senza dubbio anche altri si aspettano - si manifesterà per i governi con movimenti che provocheranno tanta insicurezza sociale, politica ed economica che organizzarsi per una grande guerra diventerà impossibile. Considerando quanta sia l'impotenza politica del popolo americano e quale sia il livello di vassallaggio del mondo occidentale che non possono imporre nessun vincolo a Washington, solo un crollo dell'economia porterebbe a rivoluzioni e alla scomparsa dell'ordine esistente. Per quanto potrà essere duro per le persone sopravvivere ad un crollo dell'economia, le possibilità di sopravvivenza saranno sempre più alte di quelle che resterebbero in caso di una guerra nucleare.

 

Paul Craig Roberts è economista, commentatore ed ex-Assistant Secretary of the U.S. Treasury

 

Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk

 

Link: http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=108294

 

12.12.2014

 

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione Bosque Primario.

QUANTO SIAMO VICINI ? IN BILICO TRA GUERRA E CROLLO DELL'ECONOMIA
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CLAMOROSO IN GERMANIA / IL LAND NORD RENO WESTFALIA E' SULL'ORLO DELLA BANCAROTTA: ''AIUTI DI STATO'' O DEFAULT NEL 2015

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in EUROPA

La politica di "austerità" voluta dalla Germania di Angela Merkel potrebbe avere conseguenze catastrofiche anche... in Germania. Sembra un paradosso, ma non lo è. Il più ricco - sulla carta - e importante Land tedesco è sull'orlo della bancarotta e potrebbe fallire.

Il Nord-Reno Westfalia sarebbe - in teoria - un Land ricco, appunto: con 18 milioni di abitanti, e' il piu' grande Land della Repubblica Federale Tedesca: 9 aziende quotate in borsa su 30 hanno qui la loro sede e il reddito pro capite e' il quarto piu' alto del Paese.

E ciononostante continua a contrarre nuovi debiti: le infrastrutture cadono a pezzi, la politica locale e' un disastro e la sua influenza a livello statale e' sempre piu' debole.

Com'e' potuto succedere tutto questo?

Bonn, in realta', e' una citta' prospera. Le Poste tedesche e Deutsche Telekom hanno qui la loro sede, c'e' una grande universita' e molti impiegati pubblici. Il tasso di disoccupazione e' basso, il reddito medio elevato e la popolazione cresce.

Tuttavia, per anni le perdite del capoluogo del Land sono state risanate con importanti sovvenzioni statali, alla faccia delle "restrizioni" imposte dalla Commissione europea agli "spendaccioni" Stati del Sud Europa.

Ora Bonn rischia davvero la bancarotta: la citta' ha 1,7 miliardi di debiti, e nonostante i tagli previsti, nei prossimi cinque anni tale cifra potrebbe crescere a 2,1 miliardi di euro.

Solo a breve, sotto le pressioni del "freno al debito" per i bilanci pubblici, verranno varati i primi tagli significativi della spesa: misure che colpiranno non solo il settore dello sport, ma anche il teatro e l'opera che fino al 2023 dovranno rinunciare a otto milioni di euro, quasi un terzo del loro bilancio.

Ma questi tagli non serviranno certamente a impedire il default. O la signora Merkel continuerà a sovvenzionare questo Land a colpi di miliardi di euro l'anno, oppure i debiti già nel 2015 non saranno onorati e verrà chiesto - dai creditori privati, che l'hanno già annunciato - il fallimento sia della municipalità di Bonn, sia del Land che ne sovraintende le spese.

Sarà un 2015 da brivido, in Germania. E il governo Merkel sarà messo con le spalle al muro: o continuerà col "rigore" mandando alla malora il Land più "ricco" di tutta la Repubblica Federale, con conseguenze inimmaginabili sia economiche sia d'immagine complessiva, oppure dovrà smetire sè stesso e virare decisamente verso la rotta opposta all'attuale.

Max Parisi

Tratto da: http://www.ilnord.it

CLAMOROSO IN GERMANIA / IL LAND NORD RENO WESTFALIA E' SULL'ORLO DELLA BANCAROTTA: ''AIUTI DI STATO'' O DEFAULT NEL 2015
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POPOLI LIBERI...IN AZIONE - Video

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in POPOLI LIBERI

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5000 MONETE complementari locali nel mondo, create da cittadini e comuni senza debito pubblico

Pubblicato su 18 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA

A conferma, prova e testimonianza della bontà nelle teorie sulla moneta pubblica, esistono al mondo circa 5000 MONETE COMPLEMENTARI LOCALI, di cui 700 solo in Giappone. Ce ne sono in tutti i paesi “occidentali”, dall’Inghilterra alla Germania, dalla Svizzera alla Francia, dall’Argentina agli USA, e, ultimamente anche in Italia.
Una moneta complementare locale è una moneta creata da cittadini, associazioni, e talvolta Comuni, che si uniscono nel patto sociale, nella convenzione sulla quale nacque il denaro, e decidono di stamparsi la propria moneta, esente da debito pubblico, in quanto appunto pubblica e non chiesta in prestito a una banca centrale privata; una moneta creata nell’interesse di una comunità che si accorda, si convenziona, in base alle leggi del sistema monetario così come e’ descritto e esplicato dagli economisti non “ufficiali”.

Queste monete rappresentano la merce universale per gli scambi commerciali, su cui una piccola comunità può agire per far fronte alle crisi economiche.
Si sviluppano spesso nei piccoli comuni in quanto nelle piccole comunità è più semplice parlarsi, spiegarsi ed accordarsi, dove la fiducia reciproca e’ maggiore e la società non e’ stressata, individualista e dissociata come nelle grandi città,.

In queste comunità dove è adottata, il commercio rifiorisce, l’economia locale e’ ben supportata dall’ossigeno della moneta senza debito e senza interesse, ma soprattutto gli scambi commerciali aumentano grazie all’abbondanza del denaro pubblico, che viene stampato e accreditato in quantità sufficiente per tutti.

I commercianti cominciano ad adottare queste monete, in convenzione con i cittadini che la spendono nei negozi e con i produttori locali, che producendo tutto in zona, possono far fronte alle spese di gestione, stipendi compresi, senza dover ricorrere alla divisa ufficiale per gli acquisti fuori zona.

Inoltre favoriscono la produzione di cibi locali e genuini in quanto, se usata dai produttori locali, non potrà essere spesa nell’acquisto di prodotti chimici e OGM in mano alle multinazionali che preferiscono pagamenti in divisa ufficiale (visto che gli stessi banchieri sono anche proprietari delle corporations)
Sono complementari perché affiancano la divisa ufficiale utilizzata per le spese all’esterno della comunità, dove si rende necessaria per mancanza di quel patto sociale.

La loro origine risale alla fine dell’800 e agli inizi del ‘900, soprattutto durante la grande depressione, in quelle comunita’ che ben compresero il sistema monetario.

Tra le prime comunità ad utilizzarle ci furono le Isole di Jersey e Guernsey, nel Canale della Manica, attualmente indipendenti ma sotto la corona britannica.
L’isola di Jersey batteva la propria moneta fin dal medioevo, ma dovette rinunciarvi dopo che la rivoluzione francese, finanziata da banchieri, introdusse un sistema monetario privato.

In un momento di grossa confusione tra Francia e Inghilterra, nella metà dell’800, l’isola versava in pessime condizioni economiche, con numerose opere pubbliche incompiute e di primaria importanza.

La comunità decise così di stampare le proprie sterline, e il governo dell’isola riuscì, ne giro di 2 anni, a realizzare tutte le opere, senza indebitarsi o chiedere prestiti.
Ancora oggi l’isola stampa le proprie sterline, utilizzate anche per pagare le tasse (molto ridotte, intorno al 10% vista la mancanza di debito pubblico).

Gli esempi nel mondo sono numerosissimi, dall’ITHACA HOURS negli USA, di cui si e’ occupato anche Report di Rai 3, in una puntata sparita dal sito ufficiale ma reperibile su google video..

In Inghilterra (Norwich), nel 1987 sono stati creati i LETS dalla New Economy Foundation, che comincio’ a svilupparli in Scozia e Galles e successivamente in Australia. Oggi i sistemi monetari Lets sono 400 e coinvolgono circa 40.000 persone.

Attraverso i LETS si attivano asili nido, si erogano cure a malati cronici non più assistiti dal sistema nazionale sanitario, si affrontano le manutenzioni casalinghe senza esborso di danaro ecc. I rapporti con il governo britannico non siano stati sempre semplici, ma ora sono coinvolti numerosi enti locali.

L’unità locale, denominata in modo vario e fantasioso nei diversi sistemi (Oliver, Bright, Storie, Acorn, Beacon, Pigs, Onny ecc.), è frequentemente allineata alla sterlina.
Il LETS (Local Exchange Trading System) è un sistema studiato appositamente per trattare problemi associati alla moneta convenzionale. L’obiettivo di fondo è sia economico che sociale: da un lato permette l’acquisto di beni e servizi, pur non avendo denaro, sostenendo costi più bassi per i servizi rispetto al mercato, dall’altro è uno strumento per integrarsi nella comunità locale e costruire rapporti di buon vicinato.

Secondo alcuni economisti il sistema è potenzialmente interessante per le regioni ad alto tasso di disoccupazione perché permette alle persone di ottenere beni e servizi che non possono pagare con la moneta tradizionale.

ITHACA HOURS è una moneta locale nata ad opera di Paul Glover nel 1991 a Ithaca, una città dello stato di New York in Usa, come forma di contrasto a Wal-Mart, la catena di ipermercati americana, fonte di sfruttamento per produttori e lavoratori. Le Hours rimangono nella regione per pagare il lavoro locale e rafforzano gli scambi comunitari, espandendo una produzione ed un commercio maggiormente attento all’ecologia e alla giustizia sociale della comunità. Usando monete complementari locali si crea cioè un vantaggio a favore della sostenibilità locale, sia in termini ecologici che sociali.

Le Hours sono delle banconote complementari al dollaro, che possono essere usate in pagamento di beni e servizi nel raggio di 50 miglia intorno ad Ithaca. Una Ithaca Hour in termini di potere di acquisto vale dieci dollari, l’equivalente teorico di un ora di lavoro (da qui il nome “hours”, ore). Molti milioni di dollari di valore equivalente sono stati movimentati dai residenti e più di 500 aziende e 100 organizzazioni non profit la accettano.

II progetto Interser {Intercambio de Servicios, scambi di servizi) comincia ad essere concepito nel 1989 in Venezuela, ma è frutto di esperienze precedenti iniziate nel 1955. Il progetto Interser si è evoluto e oggi su internet è più conosciuto con il nome Notmoney.

La Red Global del Trueque (Rete Globale di Scambio) è un esperimento nato nel 1995 in Argentina. Alcune province argentine hanno sperimentato anche la realizzazione di una propria valuta. Quando il governo nazionale era impossibilitato al trasferimento fondi alle province, loro non avevano soldi per pagare i propri impiegati.
In Italia sono stati creati gli SCEC a Napoli (unica grande citta’ al mondo a riuscirvi) e in Veneto, mentre una moneta complementare e’ stata creata in Aspromonte facendola stampare proprio dalla zecca dello Stato.

Importantissimo e’ il progetto SIMEC del prof. Auriti realizzato dal Comune di Guardiagrele.

Siamo oggi tecnicamente in grado di realizzare il sogno dell’umanità, di provvedere ai bisogni di tutti gli abitanti del pianeta, lasciando alle macchine il compito di eseguire i lavori meno piacevoli. Quello che manca è la moneta per farlo. La moneta non è altro che una convenzione tra la gente di accettare ed usare un qualcosa come mezzo di scambio – che sia cartamoneta, monete, conchiglie, come avviene in alcune parti del mondo, o sigarette, come avviene durante una guerra. E’ possibile che il nostro modo di pensare sia diventato così stolto a causa della nostra incapacità di comprendere appieno il funzionamento della moneta?

 

Sabato 7 febbraio alla University of Westminster ABC Economics coordinerà un interessante convegno sulle monete complementari e le soluzioni fiscali come strumenti per uscire dalla crisi e sostenere le PMI e la cittadinanza. L’articolo che proponiamo quest’oggi si prefigge come obiettivo quello di illustrare le caratteristiche e la funzione delle monete complementari (Staff di ABC Economics).

 

Tratto da: www.stopeuro.org

Fonte: www.cogitoergo.it

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

5000 MONETE complementari locali nel mondo, create da cittadini e comuni senza debito pubblico
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Chi possiede la BCE e la FED?

Pubblicato su 17 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA

Ecco gli azionisti della BCE.

Questo spiega la voce grossa della Bundesbank che è l’azionista di maggioranza nel board.
Beh tutto ok insomma, in fondo sono tutte Banche Centrali della zona euro. Quindi nessun interesse privato e la cosa rimane nel sensato.

Non è proprio così … iniziamo dall’insensato … vediamo gli azionisti extra euro (che diavolo ci fanno degli azionisti extra-euro nella BCE?)

Ma, leggiamo bene? La bank of England possiede quote della BCE?

Quindi l’Inghilterra, detentrice di una delle monete più potenti del mondo, la Sterlina, è PROPRIETARIA della Banca Centrale Europea, ossia della Banca che dovrebbe tutelare la moneta EURO.

Meno male non ci sono privati comunque … o forse no?
Prendiamo ad esempio la nostra Banca d’Italia (elenchiamo solo gli aventi diritto a più di 5 voti).

Quindi la Banca D’Italia è per buona parte in mano a privati (banche o altro che siano) e controlla a sua volta la BCE. Per la proprietà transitiva quindi la BCE è in mani ai privati.

Ricordiamo inoltre la Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (art. 19), con la quale ha preso avvio la riforma dello statuto della Banca d’italia approvato poi dall’assemblea generale dei suoi partecipanti il 28 novembre 2006. La citata legge disponeva che entro il 31 dicembre del 2008 fosse definito, mediante un regolamento, l’assetto proprietario della nostra banca centrale che doveva eliminare i soggetti privati dal proprio “azionariato”.

Quella data è passata invano. Un accenno al problema fu fatto da Mario Draghi nelle considerazioni finali il 29 maggio del 2009. Occasione nella quale Enrico Salza, all’epoca presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, nel suo intervento all’assemblea degli azionisti della Banca d’Italia disse “Le banche partecipanti al capitale della Banca d’Italia, a fronte della cessione delle quote possedute, potrebbero destinare parte dei proventi così ottenuti alla sottoscrizione di strumenti di capitalizzazione utili ai fini di Vigilanza emessi dalle altre banche non titolari di quote”. Idea questa molto interessante che riverserebbe sull’intero sistema bancario italiano una soluzione di cambiamento dell’assetto “azionario”di Bankit.

Ad oggi “ci stiamo pensando”. In fondo qualsiasi DG della Banca d’Italia dichiara sempre che non c’è conflitto di interesse nell’avere la Banca d’Italia con azionisti privati, figuriamoci se può dire il contrario. Il privato fa i suoi interessi, ma appena siede nel board della Banca d’Italia diventa improvvisamente un filantropo e fa il bene comune.

E la FED … peggio che peggio …

È interessante far notare  che il Federal Reserve Act del 1913 prevede che i nomi degli azionisti della FED debbano restare segreti e che mentre la sede operativa e amministrativa sono a Washington DC, la sede legale è in Porto Rico.  Stato, quello del Porto Rico, che non ha una propria banca centrale né una propria moneta nazionale.

In realtà qualche anno fa i nomi degli azionisti sono emersi:

Banca Kuhln Loeb di New York
Banca Rothschild di Berlino
Banca Warburg di Amburgo
Lazard Brothers di Parigi
Banca Rothschild di Londra
Banca Warburg di Amsterdam
Banche Israel Moses Seif in Italia
Chase Manhattam Bank di New York
Goldman Sachs di New York

La cosa è curiosa: quindi la FED che ci sta dicendo che fa il bene degli USA e dell’umanità ha come azionista Goldman Sachs (tra le altre)?!

E’ come se un vampiro lavorasse all’Avis…

Concludendo: l’emissione di moneta e il controllo del sistema bancario dell’Occidente è in mano a PRIVATI. E come tale i PRIVATI si comporteranno in maniera tale da lucrare i propri investimenti a scapito dei cittadini e degli Stati Nazionali. Non è un’opinione, è ormai un dato di fatto visto che sono gli eventi in corso a dimostrarlo.

Tratto da:http://www.moneyriskanalysis.com

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