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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Nei Paesi liberisti un basso equilibrio famiglia-lavoro

Pubblicato su 30 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Vivere nei Paesi con un impianto economico neoliberista? È difficile, soprattutto nell’equilibrio tra vita personale e attività lavorativa. A dircelo sono i numeri forniti da una recente ricerca dell’Oecd, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico che riunisce i Paesi più sviluppati. Secondo il rapporto Better Life Index sulla possibilità di conciliare vita personale e lavoro infatti, nei Paesi con una politica economica fortemente sbilanciata sul settore privato la qualità della vita e la possibilità di dedicarsi alla famiglia sono di molto inferiori. Si parla di luoghi come gli Stati Uniti, la Turchia, Israele, la Gran Bretagna, la Corea del Sud e il Cile, dove il work-life balance è molto meno equilibrato rispetto alle nazioni dell’Europa continentale, con un welfare state più sviluppato. Calcolando come limite tra orari di lavoro pesanti e orari di lavoro normali quello di 50 ore lavorative a settimana, i ricercatori dell’Oecd hanno individuato, all’interno del blocco dei Paesi più sviluppati, una media del 13% di lavoratori che superano questa soglia. Inoltre il tempo dedicato alla vita personale, incluse le ore di sonno, è in media di circa 15 ore.

A registrare la migliore performance, come anticipato, sono i Paesi europei che, nonostante le “riforme” in nome dell’austerita’ targate Bruxelles, ancora conservano le conseguenze  delle conquiste in materia di diritto del lavoro acquisite dal dopoguerra. In primis la Danimarca, la Spagna, l’Olanda, il Belgio, la Norvegia e la Germania. Seguono a distanza ravvicinata la Russia di Vladimir Putin, dove la quota di lavoratori impegnati oltre le 50 ore settimanali è solo lo 0,2%, ben dodici punti e mezzo sotto la media e l’Ungheria di Orban. Fanalino di coda e vero luogo da incubo per i lavoratori risulta essere la Turchia di Erdogan: ben il 41% è costretto a lavorare oltre 50 ore la settimana. È evidente dunque come il “miracolo turco” della crescita degli ultimi anni si sia realizzato in totale assenza di una minima regolamentazione del lavoro dipendente. Ma non scherzano neppure il Messico e il Cile, primo a sperimentare, sotto Pinochet, le dottrine dei “Chicago boys”, padri del neoliberismo di marca anglosassone. Male anche l’Australia, Israele e appunto gli Stati Uniti.

Nella “terra della libertà” i lavoratori costretti a turni superiori alle 50 ore settimanali sono l’11,3%, facendo degli Stati Uniti il 26esimo Paese sui 36 coinvolti nell’analisi.  Gli Usa a questo aggiungono, come rileva anche l’analisi Oecd, la totale assenza di qualsiasi forma di congedo parentale, fatto che inibisce pesantemente il lavoro femminile. Ma questo d’altronde rientra perfettamente nella dottrina socioeconomica  americana, dove anche le cure sanitarie non sono garantite dal sistema, nonostante l’incremento di spesa in questo settore voluto dalla prima presidenza Obama. Dati, quelli statunitensi, che vanno di pari passo con l’elevato coefficiente relativo all’indice di Gini, che misura la disparità sociale. La “più grande democrazia del mondo”, come è spesso definita, da oggi sarà anche aperta ai matrimoni omosessuali, ma in termini di diritti sociali ha davvero poco da insegnare.

Tratto da: http://www.lintellettualedissidente.it

Nei Paesi liberisti un basso equilibrio famiglia-lavoro
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Le istituzioni europee hanno il diritto di influenzare il voto in Grecia. Martin Schulz

Pubblicato su 30 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha detto che è "pronto" ad andare personalmente ad Atene per una campagna a favore del "Sì" in vista del referendum che si terrà il 5 luglio nel paese ellenico e considerato da Schulz un referendum sull'euro. Il presidente dell'Europarlamento ha osservato che le istituzioni europee hanno il diritto di influenzare il voto, perché "riguarda gli altri paesi della zona euro e tutta l'Europa". 

 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Le istituzioni europee hanno il diritto di influenzare il voto in Grecia. Martin Schulz
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Il Tassativo

Pubblicato su 30 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

di Alessandra Daniele
 
In qualsiasi talk show, chiunque stia parlando – un presidente, un premio Nobel, il superstite ad una strage – qualunque sia l’argomento in discussione – una guerra, una crisi economica, una riforma costituzionale – c’è sempre un momento, di solito ogni dodici minuti, nel quale il conduttore o la conduttrice lo interrompe in modo categorico ed irrevocabile, dicendo “devo mandare la pubblicità”.

A volte la chiama addirittura “il tassativo”.
Di solito l’ospite non protesta più di tanto, al massimo chiede che al rientro in studio gli venga consentito di finire il suo ragionamento, cosa che non succede quasi mai.
E parte la pubblicità.
Più o meno gli stessi spot su tutti i canali, più o meno con lo stesso messaggio implicito: siate belli, siate giovani, siate efficienti, sposatevi, fate bambini, tantibambini.
Crescete e moltiplicatevi.
Comprate una macchina e una casa più grande.
Il familismo non è soltanto il principale strumento usato per vendere prodotti, il familismo è il principale prodotto che viene venduto, perché da esso deriva tutto il resto, è la pietra d’angolo di tutto il sistema.
Per questo i ruoli di genere negli spot restano pietrificati. Gli uomini inventano ed esplorano, le donne smacchiano e dimagriscono.
Scrivono lettere alle ascelle. Si pisciano addosso in ascensore. E se mai inventano qualcosa, è un assorbente. Anche le “avventurose” gemelle dell’olio d’oliva si lanciano col paracadute, ma sempre in cucina vanno a finire.
Nella pubblicità il familismo è legge divina. Le rare eccezioni durano poco, e vengono subito rettificate. Al single con la cucina piena di pacchi di pasta è stata affibbiata una famiglia numerosa e una moglie che cucini al suo posto. La tizia che aveva osato rifiutare al compagno infantiloide un figlio come scusa per comprare una macchina nuova è stata messa incinta di due gemelli.
La gravidanza è l’unica pancia che risparmia alle donne l’inesorabile prova costume.Mentre gli uomini “dominano la strada” sul loro nuovo SUV scolpito dal vento.
Negli spot, le automobili non vengono mai banalmente costruite. Sorgono da superfici di metallo liquido, si condensano da luccicanti vortici di frammenti, si materializzano magicamente al sollevarsi d’un vaporoso drappo da prestigiatore.
Nell’immaginario pubblicitario gli operai non esistono.
Gli unici lavoratori visibili negli spot sono realistici come gli elfi di Babbo Natale. Commessi che sgusciano di casa alle tre di notte per andare a riordinare gli scaffali, romantici contadini che accarezzano i pomodori e limonano i limoni, cuochi che parlano con le galline.
L’ambientazione è sempre onirica, patinata e retrò.
Evidentemente nessuno di loro lavora per denaro. Lo fanno per passione.
Per amore.
Finito il break pubblicitario, si torna in studio a parlare di guerra, di crisi economica, di riforma costituzionale.
E tutto sembra solo rumore di fondo, chiacchiera da bar senza importanza.
Perché lo è.

 
Tratto da:http://www.carmillaonline.com/2015/06/28/il-tassativo/
Il Tassativo
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L'influsso delle "contrails" sul clima: inversione di rotta

Pubblicato su 30 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

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Commissione Ue diffida Italia: “Permetta di produrre formaggio anche senza latte”

Pubblicato su 30 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

L'esecutivo europeo chiede alla Penisola di adeguarsi alla normativa degli altri Paesi, dove l'industria casearia ricorre normalmente a succedanei come il latte in polvere. Coldiretti: "Siamo di fronte all'ultimo diktat dell'Europa, pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi"

 

Dare il via libera anche in Italia al formaggio prodotto senza latte: a chiederlo è l’Europa. La Commissione europea ha infatti inviato a Roma una diffida in cui definisce troppo stringenti le leggi italiane in materia e auspica che la Penisola metta fine al divieto di utilizzo di latte in polvere concentrato e ricostituito per la fabbricazione del formaggio. La normativa italiana, che proibisce l’uso di surrogati, è considerata un ostacolo alla “libera circolazione delle merci”, dato che nel resto dell’Unione europea i “latticini senza latte” (formaggio ma anche yogurt) sono di uso comune.

Se passasse l’adeguamento al ribasso è evidente il rischio di conseguenze per l’intera filiera dell’industria caseariaitaliana. “Siamo di fronte all’ultimo diktat di un’Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori”, ha commentato Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti. 

Secondo il numero uno dei coltivatori diretti occorre “salvaguardare le aspettative dei consumatori per quanto concerne l’autenticità e la qualità delle materie prime adoperate”. Si tratta, aggiunge Moncalvo, “di una scelta che ha garantito fino ad ora il primato della produzione lattiero casearia italiana, che riscuote un apprezzamento crescente in tutto il mondo dove le esportazioni di formaggi e latticini sono aumentate del 9,3 per cento nel primo trimestre del 2015″.

Tratto da:http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/commissione-ue-diffida-litalia-permetta-di-produrre-formaggio-anche-senza-latte/1823097/

Commissione Ue diffida Italia: “Permetta di produrre formaggio anche senza latte”
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GRECIA VERSO IL DEFAULT. VIA DALL’EURO E FINE DELL’UNIONE EUROPEA

Pubblicato su 27 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Lacrime e sangue per la Grecia in caso di default. Ma anche per l’Unione europea sarà la fine perché sarà l’effetto domino che scardinerà l’euro. Escalation senza fine che da Cipro si diffonderà al Portogallo, alla Spagna, all’Italia e alla stessa Francia, travolgendo tutto e tutti.

Le cronache di questi giorni riportano i continui fallimenti dei negoziati tra Grecia e Troika (BCE, FMI e Commissione Europea si chiamo adesso “Istituzioni Creditrici”). Che non fosse un “gioco del pollo” ma una sfida tra due soggetti con un potere assolutamente asimmetrico (quindi non equivalente) in cui ciò che conta non è il coraggio ma la macchina su cui si corre, era chiaro ai più attenti commentatori. Così come era chiaro fin dall’inizio che l’unica soluzione razionale sarebbe stata quella della negoziazione, della fiducia reciproca e della cooperazione.

Viceversa, la contesa tra Atene e Bruxelles è andata avanti con il superamento di tutte le scadenze definite ultimative per la firma dell’accordo: prima era il rimborso della quota di maggio al Fondo Monetario Internazionale, regolarmente pagata dalla Grecia con il ricorso ai DSP (Diritti speciali di prelievo) depositati presso Washington; poi la prima rata di giugno; ora la seconda rata di giugno, quella complessiva per 1,2 miliardi di euro.

Quello che emerge, come chiarisce la teoria dei giochi (la scienza matematica che studia e analizza le decisioni individuali di un soggetto in situazioni di conflitto con altri soggetti rivali, ndr), è che la mancata cooperazione tra i due contendenti può provocare dei danni a entrambi, la cui gravità relativa è tutta da verificare e che sarebbe comunque ben superiore ai 7,2 miliardi di euro del prestito concesso anni fa e che ora la Troika non vuole versare senza l’approvazione di ulteriori sacrifici per il popolo greco.

La Grecia è allo stremo e nulla più dell’immagine del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, seduto ai piedi dello scranno del premier Alexis Tsipras che riferisce al parlamento di Atene, lo dimostra. La Troika è sempre più prigioniera di se stessa e della sua ideologia, e come un pugile suonato continua ad avventarsi mulinando pugni verso un avversario che non c’è perché la Grecia è agonizzante.

Il piano presentato da Tsipras

Il 4 giugno Tsipras ha presentato a Bruxelles un articolato piano di 47 pagine in cui avanza un progetto per ristrutturare il debito di 244 miliardi di euro posseduto dai creditori pubblici internazionali (27 miliardi dalla BCE, 20 miliardi dal FMI, 53 miliardi di prestiti bilaterali e 144 miliardi del FES – Fondo Europeo di Sviluppo) e ridurre l’indebitamento dall’attuale 180% del PIL al 93% del PIL entro il 2020.

L’ultimo piano per la ristrutturazione del debito greco proposto dal premier Tsipras è stato nuovamente respinto dalla Troika.

Il piano prevede una ristrutturazione dell’IVA, misure per combattere l’evasione fiscale, una riforma del sistema di welfare, contributi di solidarietà crescenti dallo 0,7% all’8% per i redditi superiori a 12.000 euro, una tassa sulle grandi società, una tassa sulla pubblicità televisiva, un aumento delle tasse sui beni di lusso dal 10 al 13%, vendita delle licenze televisive, privatizzazioni (lotterie, telefonia mobile, etc.) per oltre 3 miliardi nel biennio 2015-2016, completamento della riforma pensionistica con un risparmio a regime dell’1% dal 2016, completamento della riforma del mercato del lavoro, riforma del mercato dell’energia e riforma della giustizia. Infine, l’impegno a realizzare un avanzo primario crescente: 0,6% del PIL nel 2015, 1,5% nel 2016, 2,5 nel 2017 e 3,5% negli anni successivi.

Impossibile rispettare il programma della Troika

Tutto questo è stato considerato ancora martedì 16 giugno, insufficiente dalla Troika, che invece continua a pretendere un taglio degli stipendi e delle pensioni in termini nominali, una riduzione dei dipendenti pubblici, un aumento dele tasse e soprattutto un avanzo primario del 4% a partire dal 2015. Ma il programma della Troika è semplicemente impossibile da rispettare e, qualora accettato, avrebbe l’unico effetto di far deflagrare definitivamente il debito greco e spingere il Paese al fallimento conclamato.

Rispettare le condizioni della Troika significherebbe far deflagrare definitivamente il debito greco e spingere il Paese verso il fallimento 

La partita, pertanto, è conclusa e nessuno sembra essersene accorto. Se la Troika non cede sarà il default e per la Grecia saranno anni di lacrime e sangue. Ma anche per l’UE sarà la fine perché sarà l’effetto domino che scardinerà l’euro. Aver fatto fallire la Grecia indicherà che l’UE non è in grado di proteggere i suoi confini e, quindi, la speculazione internazionale attaccherà i Paesi in crisi in un’escalation senza fine che da Cipro si diffonderà al Portogallo, alla Spagna, all’Italia e alla stessa Francia, travolgendo tutto e tutti. Alla fine anche la Germania pagherà perché la sua nuova moneta si rivaluterà annullando tutti i vantaggi competitivi costruiti sulla moneta comune e lo stangolamento dei partner europei.

La vicenda greca e quella dei migranti respinti alle frontiere rendono chiara la misera fine del progetto politico dell’Unione Europea con buona pace di Helmut Koll e François Mitterand. La cancelliera Angela Merkel e la Germania faranno deflagrare per l’ennesima volta l’Europa e la Francia e Francois Hollande, un “contabile” più che un presidente (mai profezia di Mitterand fu più vera), condivideranno ancora una volta la responsabilità di non essersi saputi opporre in tempo e con forza a questa crudele e inutile follia.

 

Leggi dalla fonte originale Mondoliberonline.it

Tratto da:http://www.euroscettico.com

GRECIA VERSO IL DEFAULT. VIA DALL’EURO E FINE DELL’UNIONE EUROPEA
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PICCOLE E MEDIE IMPRESE TEDESCHE SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA

Pubblicato su 27 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

”La politica di sanzioni dell’Ue nei confronti di Mosca ha portato il piccolo e medio business tedesco sull’orlo della bancarotta”. Lo ha dichiarato il rappresentante permanente della Russia presso l’Unione europea, Vladimir Chizhov, che in un’intervista oggi al quotidiano Kommersant riporta quanto emerso da un suo recente incontro con i rappresentanti delle Pmi tedesche. ”Questa settimana ho ricevuto una delegazione di rappresentanti del piccolo e medio business dell’Unione economica russo-tedesca’, istituita l’anno scorso”, ha raccontato il diplomatico. ”Dicono in modo diretto che le grandi societa’, sicuramente sopravviveranno sul mercato russo, ma il piccolo e medio business e’ sull’orlo della bancarotta”, ha aggiunto Chizov.

 
Tratto da: http://www.stopeuro.org
PICCOLE E MEDIE IMPRESE TEDESCHE SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA
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La Germania assume infermieri dell'Europa orientale e meridionale per lavori sottopagati

Pubblicato su 27 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Con l'invecchiamento della popolazione, la Germania è gravemente carente di manodopera, in particolare nel settore sanitario. Ospedali, cliniche, case di cura e strutture di assistenza domiciliare assumono massicciamente. E, coincidenza, le agenzie di collocamento hanno un pool di infermieri provenienti dall'Europa orientale e meridionale. Spesso operatori sanitari altamente qualificati in fuga dall'austerità e la povertà. Ma tra bassi salari, contratti di lavoro con clausole illegali e l'assenza di diritti sociali, la Germania non è un paradiso, denuncia la rivista francese Basta!.  

Il sistema sanitario tedesco da anni recluta il personale sanitario dall'Europa dell'Est. Il fenomeno è in aumento data la crescente mancanza di manodopera nel settore. Secondo i dati dell'agenzia del lavoro tedesco, un lavoro da infermiere resta vacante 15 settimane,  più di tre mesi e mezzo, prima di un'assunzione. Più di quattro mesi per un lavoro in una casa di cura. E si prevede che la situazione peggiorerà alla luce del cambiamento popolazione tedesca. Mancano tra i 150.000 190.000 operatori sanitari, infermieri o infermieri ausiliari per la cura degli anziani.  

Ci sarebbero tra i 115.000 e 300.000 migranti dell'Europa orientale che lavorano nell'assistenza domiciliare per gli anziani in Germania. Ma gli infermieri migranti non vengono solo dall'est europa. Spagnoli, portoghesi e greci si trasferiscono a lavorare in Gemania per fuggire dall'austerità imposta all'Europa meridionale. 

 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
La Germania assume infermieri dell'Europa orientale e meridionale per lavori sottopagati
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Europa, prescindere da ciclo elettorale per ritrovare convergenza- Visco

Pubblicato su 26 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Più chiaro di così.......C.M.

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"METTETE I VOSTRI SOLDI SOTTO IL MATERASSO"- LO DICE IL GESTORE DI UNO DEI PIU' GRANDI FONDI BRITANNICI

Pubblicato su 26 Giugno 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

DI ANDREW OXLADE

telegraph.co.uk

Il direttore di uno dei più grandi fondi obbligazionari della Gran Bretagna ha invitato gli investitori a tenere denaro contante sotto il materasso.

Ian Spreadbury, che investe più di 4 miliardi di sterline di denaro degli investitori in una manciata di fondi obbligazionari per Fidelity, tra cui il fondo di reddito di punta MoneyBuilder, è preoccupato del fatto che "un evento sistemico" potrebbe far oscillare i mercati, in maniera simile per grandezza alla crisi finanziaria del 2008 (che in Gran Bretagna arrivò tramite le immagini sconvolgenti della corsa agli sportelli della Northern Rock).

"Il rischio sistemico è insito al sistema e come investitore dovete essere consapevoli di questo", ha detto Telegraph Money.La strategia migliore per affrontare questa impasse è stata diffondere i loro soldi ampiamente in diverse attività, tra cui oro e argento, così come in contanti in conti di risparmio. Ma lui è andato oltre, suggerendo che sia saggio tenere alcune disponibilità "cash fisico": un suggerimento insolito da un gestore di fondi mainstream.

La sua preoccupazione è che il debito globale - particolarmente debito ipotecario - è stato pompato fino a livelli record, resi possibili dai tassi di interesse eccezionalmente bassi che potrebbero presto finire, e non è sicuro quanto le banche possano affrontare gli shock che si preparano.

Egli ha sottolineato che un risparmiatore sia coperto solo fino a £ 85.000 per banca sotto il regime Financial Services Compensation Scheme - che è effettivamente non finanziati - e che il governo ha detto che non vuole salvare le banche in futuro, da qui il suo suggerimento che i soldi dovrebbe essere tenuto in contanti fisico.

Ha rifiutato di prevedere la causa esatta, ma ha detto che è più probabile che accada nei prossimi cinque anni anziché 10. Gli attuali guai della Grecia, che possono mandare in crash 'euro, ha già messo in allerta molti osservatori di mercato.

I timori del signor Spreadbury sono tempestivi, a parte la Grecia. Un numero crescente di investitori professionali e commentatori esprime disagio per quello che succedrà dopo.

I prezzi di quasi tutti i beni - immobili, azioni, obbligazioni - sono aumentati per anni.

I prezzi delle case sono aumentati del 26pc dall'inizio del 2009, e da 68pc a Londra. Il FTSE 100 è da 75pc.

Anche se pare contro-intuitivo, questa tendenza di aumento dei prezzi dovrebbe continuare se le economie rimangono deboli, perché ciò dà alle banche centrali la facoltà di mantenere i tassi bassi e di portare avanti i loro programmi di "quantitative easing".

Al contrario, se l'economia risale e i tassi di interesse devono salire, l'atto di farlo rischia di mettere in stallo l'economia e quindi di dover fare retromarcia (abbassando nuovamente i tassi). Ancora una volta, la domanda di tali beni tradizionali si riaccenderebbe e il boom dei prezzi delle attività continuerebbe.

Ma poi c'è l'evento shock. L’editorialista del Daily Telegraph, Jeremy Warner, ha catturato alcune di queste preoccupazioni di questa settimana quando ha scritto che l'innesco per un’"inevitabile correzione" potrebbe derivare da "un cielo blu chiaro - un evento del tutto inatteso".

Come i gestori di fondi si stanno preparando per questa eventualità cupa?

Mr Spreadbury si affida alle obbligazioni a causa del mandato dei suoi fondi. All'interno di questo mondo, uno shock per il sistema causerebbe una fuga verso la sicurezza e il prezzo dei titoli di Stato britannici, o dell’oro, aumenterebbe notevolmente. Ricopre anche obbligazioni di società che sarebbero più protette in tempi di crisi - le aziende idriche, gli operatori di rete di potenza - e quelli in cui le obbligazioni sono garantite da un bene solido, come terreni o fabbricati.

Gli esempi includono Center Parcs e Intu, che possiede centri commerciali.

Marcus Brookes, un altro gestore del fondo ben considerato che si occupa di miliardi di sterline di investimenti, è meno vincolato a dove investe, a causa della diversa competenza dei suoi fondi. Schroder Multi-Manager Diversity, per esempio, può scegliere tra attività.

Brookes afferma che la probabilità di un grande evento choc sia piccola ma anche lui tiene 29pc del portafoglio Diversity in contanti, una percentuale enorme rispetto alla maggior parte dei fondi. Questa decisione è dovuta alla sua preoccupazione che le obbligazioni siano sopravvalutate e possano cadere. Egli mira a fornire rendimenti di 4pc sopra all'inflazione e quindi non può permettersi di mettere troppo in attività che egli ritiene possano perdere soldi.

"Il problema è che le persone stanno lottando per capire come diversificare se i programmi QE si fermano", ha detto.

Mr Spreadbury ha aggiunto: "Abbiamo i tassi bassissimi e QE è ancora in corso: questa è tutta politica sperimentale e significa che siamo in un territorio inesplorato.

"Il messaggio è la diversificazione. Pensate a tenere attività alternative. Queste possono includere investimenti in metalli preziosi, ma anche semplicemente denaro in contante può essere una buona via. "

Andrew Oxlade

Fonte:  www.telegraph.co.uk/

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/personalfinance/investing/11686199/Its-time-to-hold-physical-cash-says-one-of-Britains-most-senior-fund-managers.html

20-06.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura del BUCANIERE

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org

"METTETE I VOSTRI SOLDI SOTTO IL MATERASSO"- LO DICE IL GESTORE DI UNO DEI PIU' GRANDI FONDI BRITANNICI
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