Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

POPOLI LIBERI SARDEGNA: CONTINUA LA LOTTA CON VECCHI E NUOVI COMPAGNI

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

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Convincevano le mamme a usare latte artificiale in cambio di regali dalle aziende: 18 arresti

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in MEDICINA ALTERNATIVA

Convincevano le neo-mamme a utilizzare il latte artificiale anziché raccomandare l’allattamento al seno e le aziende produttrici, in cambio del “favore”, regalavano loro smarthphone, computer e viaggi. Sono finiti in manette 12 pediatri, tra cui alcuni primari, 5 informatori farmaceutici e 1 dirigente d'azienda.

È stata una segnalazione anonima arrivata ai carabinieri del Nas di Livorno nel giugno dell'anno scorso a far scattare l'indagine che ha scoperto un giro di medici e informatori scientifici corrotti che facevano acquistare latte artificiale alle neomamme per l'allattamento dei figli anche se non ce n'era bisogno. Gli investigatori, coordinati dal pm Giovanni Porpora della procura di Pisa, hanno individuato un'agenzia di viaggi compiacente della città della Torre che effettuava false fatturazioni a pediatri per congressi ai quali non avevano mai partecipato ottenendo invece in cambio altri buoni per soggiorni-vacanza da usufruire personalmente. Agli arresti domiciliari sono finiti un dirigente di una casa farmaceutica residente a Limbiate (Monza), cinque informatori scientifici (quattro residenti in Toscana e uno in provincia di Ascoli Piceno) e 12 pediatri, per lo più della provincia di Pisa e tra i quali il primario dell'ospedale del Levante ligure di La Spezia e il primario dell'ospedale San Giuseppe di Empoli (Firenze).

L'attività investigativa del Nas toscano è giunta ad accertare una consolidata e diffusa pratica corruttiva che alcune note ditte di alimenti per l'infanzia praticavano per indurre numerosi pediatri a prescrivere latte artificiale ai neonati dietro elargizione di tangenti – sotto forma di costosi viaggi e regali di lusso - e aumentarne così le vendite. Le aziende avevano architettato un complesso sistema per giustificare gli ingenti esborsi di denaro sostenuti per finanziare gli atti corruttivi: gli informatori scientifici noti marchi prendevano contatti con i pediatri per «sollecitarli» a prescrivere latte artificiale ai neonati, contravvenendo agli unanimi pareri scientifici sulla necessità di promuovere l'uso del latte materno. Coinvolti i pediatri di base convenzionati con le Asl ma anche i due primari ospedalieri che avevano il compito, secondo quanto accertato dagli inquirenti, di convincere le neo mamme in dimissione a utilizzare latte artificiale per l'alimentazione dei propri bambini.

Il giro di mazzette è di centinaia di migliaia di euro utilizzati per pagare i «regali» ai medici (smartphone, computer, condizionatori, televisori), oltre appunto ai viaggi in rinomate mete turistiche (Sharm el Sheik, India, Stati Uniti, Parigi, Londra, Istanbul e Crociere nel Mediterraneo e nord Europa).

 

Ecco chi sono gli arrestati:

Michele Masini, dirigente 50 anni residente a Limbiate (MB)

Dario Boldrini, informatore, 33 anni, di Pisa

Valter Gandini, 70 anni, informatore, di Pisa

Vincenzo Ruotolo, 64 anni, informatore, di Grottammare (AP)

Gianni Panessa, 59 anni, informatore di Livorno

Giuliano Biagi, 35 anni, informatore di Massa

I medici: 

Maurizio Petri, 64 anni, medico pediatra di Cascina

Fabio Moretti, 61 anni, di Chianni (ambulatorio a Pontedera)

Marco Granchi, 61 anni, medico pediatra di Pontedera (ambulatorio a Ponsacco)

Claudio Ghionzoli, 63 anni, residente a Pisa (ambulatorio a Cascina)

Renato Domenico Cicchiello, 66 anni, di Livorno, medico pediatra ( Il precedente )

Stefano Parmigiani , 57 anni, residente a Parma, medico pediatra, primario del presidio ospedaliero del Levante ligure (La Spezia)

Roberto Bernardini , 57 anni,  pediatra residente a Calcinaia, primario ospedale San Giuseppe, Asl 11, Empoli

Gian Piero Cassano, 65 anni, residente a Lido di Camaiore medico pediatra, ambulatorio a Viareggio,

Marco Marsili, 59 anni, medico pediatra di Piombino

Roberto Rossi, 62 anni, residente a Palaia, medico pediatra con ambulatorio a Capannoli

Eros Panizzi, 61 anni, residente a Peccioli medico pediatra

Luca Burchi, 59 anni, medico pediatra residente a Volterra.

Si ringraziano l’agenzia di stampa Ansa e il quotidiano Il Tirreno

Tratto da:http://www.ilcambiamento.it

Convincevano le mamme a usare latte artificiale in cambio di regali dalle aziende: 18 arresti
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La grande bugia: i 26 punti che svelano l'alleanza tra Usa e Isis

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

La guerra al terrore è in realtà un supporto all'Islam radicale

 

Un professore emerito dell'Università di Ottawa, in Canada, ha spiegato in 26 concetti perché lo Stato islamico è un importante alleato degli Stati Uniti e come la "guerra al terrore" è in realtà un supporto all’Islam radicale.
 
"La guerra degli Stati Uniti contro lo Stato islamico è una grande bugia." Così inizia il suo articolo Michel Cossudovsky, un economista canadese, scrittore e professore dell'Università di Ottawa, in Canada, pubblicato sul sito web del
 Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione.
 
Dopo aver analizzato centinaia di documenti, il professore giunge ad una serie di conclusioni che a prima vista sembrano un paradosso: l'intera politica degli Stati Uniti relativa alla lotta contro il terrorismo in realtà serve gli interessi jihadisti, a loro volta, sono supportati e finanziati dal governo degli Stati Uniti. In 26 concetti Cossudovky spiega come è arrivato ad avere questa opinione.
 
Storia di Al Qaeda
 
1. Al Qaeda ed i suoi affiliati ricevono il pieno sostegno degli Stati Uniti quasi 40 anni fa, all'inizio della guerra sovietico-afghana (1979-1989).
 
2. In un periodo di dieci anni 1982-1992 circa 35.000 jihadisti provenienti da 43 paesi sono reclutati per la jihad afgana nei campi di addestramento della CIA (Agenzia di intelligence) in Pakistan. Migliaia di annunci, pagati dagli Stati Uniti, sono apparsi nei media di tutto il mondo per motivare i giovani a unirsi alla jihad.
 
3. L'Università del Nebraska, negli Stati Uniti, pubblica libri jihadisti per diffonderli, a quel tempo, nelle scuole dell’Afghanistan. 
 
4. Osama bin Laden, il terrorista "numero uno" per gli Stati Uniti, è reclutato dalla CIA nel 1979 quando lancia la guerra jihadista patrocinata dagli USA contro l'Unione Sovietica in Afghanistan. Ha 22 anni quando termina la sua formazione nel campo di guerriglia della CIA.
 
5. Ronald Reagan, quarantesimo presidente degli Stati Uniti, chiama i terroristi di Al Qaeda "combattenti per la libertà". Il governo statunitense fornisce armi alle brigate islamiche per combattere contro l'Unione Sovietica. Il cambio di regime porta alla fine del governo laico in Afghanistan.



 
 
Lo Stato islamico (IS)

 
6. Lo Stato islamico è inizialmente un’entità affiliata di Al Qaeda creata dai servizi segreti americani, con il sostegno del MI6 britannico, dal Mossad di Israele e dalle intelligence di Pakistan e l'Arabia Saudita.
 
7. Le brigate dell’Is partecipano con gli Stati Uniti e la NATO nella guerra civile in Siria diretta contro il governo di Bashar al Assad.
 
8. La NATO e gli alti funzionari turchi sono i responsabili del reclutamento di militanti dello Stato islamico e di al-Nusra (gruppo radicale islamico siriano) dall'inizio del conflitto in Siria nel 2011.
 
9. Nelle file dell’Isis c’è una rappresentanza dell'esercito e dell'intelligence degli stati occidentali. Così, il MI6 britannico partecipa alla formazione dei jihadisti ribelli in Siria.
 
10. In una informazione della 
CNN il 9 Dicembre 2012 un alto funzionario statunitense e diversi diplomatici di alto livello ammettono che "Stati Uniti e alcuni alleati europei, attraverso militari specializzati, addestrano i ribelli siriani affinché garantiscano scorte di armi chimiche in Siria."
 
11. La pratica delle decapitazioni dell’Isis fa parte di programmi di formazione degli jihadisti attuati in Arabia Saudita e Qatar.
 
12. L’Arabia Saudita, alleato degli Stati Uniti, libera dalle sue carceri migliaia di detenuti a condizione che si uniscano alla lotta dell’Isis contro Assad in Siria.
 
13. Israele sostiene le brigate di Is e al-Nusra nel Golan, un territorio conteso da Israele e Siria. Nel febbraio 2014 il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, visita un ospedale al confine con la Siria, dove stringe la mano ad un ribelle siriano ferito.
 



Siria e Iraq.
 
14. L'Isis agisce come un avamposto militare degli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati dal momento che causa distruzione e caos politico ed economico in Siria e Iraq.
 
15. L'attuale senatore degli Stati Uniti John McCain incontra i leader terroristi jihadisti, tra cui militanti dell’Isis, in Siria.
 




16. Lo Stato islamico, che presumibilmente resiste al bombardamento della coalizione guidata dagli Stati Uniti, continua a ricevere aiuti militari segreti dagli Stati Uniti.
 
17. I bombardamenti di Usa e dei suoi alleati non sono diretti allo Stato islamico, ma all'infrastruttura economica dell'Iraq e della Siria tra cui fabbriche e raffinerie di petrolio.
 
18. Il progetto del califfato si inserisce perfettamente nell'agenda della politica estera degli Stati Uniti da molti anni al fine di dividere Iraq e Siria in tre aree distinte: una repubblica del Kurdistan, un califfato islamico sunnita e una Repubblica araba sciita.

"La guerra contro il terrorismo"

19. "La guerra contro il terrorismo", una campagna degli Stati Uniti iniziata nel 2001 e supportata da alcuni membri della NATO, si presenta come uno "scontro di civiltà", quando in realtà persegue obiettivi economici e strategici.
 
20. Gli Stati Uniti appoggiano segretamente vari affiliati di Al Qaeda in Medio Oriente, in Africa sub-sahariana e in Asia per creare conflitti interni e destabilizzare i paesi indipendenti.
 
21. In questi gruppi si possono nominare Boko Haram in Nigeria, il Gruppo combattente islamico in Libia o Jemaah Islamiyah in Indonesia.
 
22. Le organizzazioni affiliate ad Al Qaeda nella regione autonoma di Xinjiang Uigur, in Cina, ricevono anche il sostegno degli Stati Uniti. Lo scopo dichiarato di queste organizzazioni jihadiste è di stabilire un califfato islamico nella Cina occidentale.

"I nostri" terroristi.

23. Il paradosso è che, mentre l'Isis è cresciuta grazie al sostegno americano, l'obiettivo "strategico" degli Stati Uniti è la lotta contro l’islamismo radicale del gruppo jihadista.
 
24. La minaccia terroristica è una creazione puramente americana che è promossa da altri governi occidentali e dai media. Sotto l'obiettivo della difesa della vita dei suoi cittadini, dall'altra parte libertà civili e privacy vengono violate.
 
25. La campagna anti-terroristica contro Al Qaeda e lo Stato islamico ha contribuito notevolmente alla "demonizzazione" dei musulmani, che vengono associati alle crudeltà dei jihadisti.
 
26. Chiunque metta in discussione la "guerra al terrore" è dichiarato terrorista e sottoposto alle numerose leggi anti-terrorismo approvate negli ultimi dieci anni negli Stati Uniti.

Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
La grande bugia: i 26 punti che svelano l'alleanza tra Usa e Isis
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Draghi: euro irreversibile ma la Bce non può obbligare nessuno a restarci. Possibili acquisti di bond sovrani

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

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Il crollo di una costruzione immaginaria

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Di: Ida Magli

governanti non guardano mai in faccia i risultati delle loro azioni se non quando, perduta una guerra, sono costretti dai vincitori a pagare i danni della sconfitta. Di fronte all’enorme catastrofe causata dall’unificazione europea e dalla moneta unica, non essendoci vincitori che li costringano a riconoscere quanto fosse sbagliato il loro progetto, continuano a fingere che l’ “Europa” esista, piagnucolano (come ha fatto ultimamente anche il ministro Padoan) davanti ai proprietari della Banca centrale europea, ossia davanti a coloro cui hanno regalato la nostra sovranità e indipendenza, affinché abbiano pietà di noi e non ci mandino qualche lettera di reprimenda insieme alle dovute multe. Ebbene, cosa aspettano governanti e cittadini a riconoscere come tutto ciò sia assurdo? Che la terribile crisi economica, la tragica disoccupazione, la perdita di speranza per il futuro, la rinuncia a fare figli, l’invasione immigratoria che ci devasta, sono tutti risultati di quel progetto irreale chiamato “Unificazione Europea”? La moneta unica, con la delega a dei cittadini privati quali i proprietari della Banca Centrale a creare il denaro prodotto dal nostro lavoro, ha soltanto innescato la bomba che ha fatto esplodere la crisi, ma si trattava comunque di una crisi inevitabile, quella di una costruzione politica immaginaria: l’UE. Costruzione immaginaria che porta su di sé l’impronta di coloro che lavorano abitualmente sempre così, ossia con affermazioni prive di realtà: i Massoni. Appartengono infatti ai più alti gradi della Massoneria tutte le monarchie esistenti in Europa, da quella britannica a quella belga, olandese, danese, svedese, spagnola che partecipano all’Ue e sono anche proprietarie della Banca centrale europea incassandone montagne di denaro; appartengono alla Massoneria pure i grandi e meno grandi esponenti della finanza che partecipano alle Banche centrali, compresa quella europea: dai Rothschild ai Rockfeller ai Draghi, ai Ciampi, ai Prodi, ovviamente incassandone anch’essi montagne di denaro.
L’abitudine a esporre le proprie idee come se fossero realtà è una caratteristica del tutto particolare in cui vedremmo facilmente il pericolo del delirio se ne fosse portatore un singolo individuo. Dato che invece appartiene ad una associazione di grandissimo prestigio come la Massoneria, nessuno si ferma a riflettervi, tanto meno a metterla in luce. Sarà sufficiente, per averne un esempio lampante, leggere l’articolo 1 della Carta dei Diritti Umani (per la prima volta comparsa nel 1789): “Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti”. Quale affermazione più errata di questa? Gli uomini nascono poveri o ricchi, liberi o schiavi, servi o padroni, puri o impuri, a seconda del sesso, del regime sociale, della religione, della cultura, della casta, della classe, del tempo e del luogo cui appartengono. L’articolo 1, quindi, espone forse un’aspirazione, un ideale da realizzare, non una realtà, e infatti la Massoneria ha lavorato e lavora con tutte le sue forze a questo scopo, spesso dirigendo e forzando gli avvenimenti sociali e politici nella direzione voluta. Tuttavia la Carta dei Diritti Umani è passata indenne, senza che nessuno ne facesse notare gli errori, fino ai nostri giorni tanto che è stata allegata al Trattato di Lisbona con l’affermazione che l’Unione Europea ne ha fatto propri i principi. Peccato che il Trattato di Lisbona abbia certificato la non esistenza di quella Unione europea tanto ben ideata dai Massoni con le stesse caratteristiche illusorie della loro forma mentis. Un particolare di questi giorni ne testimonia come meglio non si potrebbe l’illusorietà. All’importante riunione convocata a Vienna per discutere del nucleare iracheno, partecipano i cosiddetti Cinque più Uno, ossia Usa, Russia, Cina, Inghilterra, Francia, più la Germania. Ma Inghilterra, Francia, Germania non appartengono forse all’Ue? Sembrerebbe proprio di no. A presiedere il convegno è stata chiamata Lady Ashton quale alto rappresentante dell’Ue al posto della Mogherini giudicata da tutti un’incapace, ma anche perché persona di fiducia dell’Inghilterra e di conseguenza di tutti gli altri paesi.
Sarà lecito aggiungere che noi, cittadini italiani, ci vergogniamo della miserrima conduzione dello Stato italiano, ci vergogniamo di essere governati da persone prive di qualsiasi titolo e competenza nei campi loro affidati.

Ida Magli

Tratto da:http://www.italianiliberi.it/Edito14/il-crollo-di-una-costruzione-immaginaria.html
Il crollo di una costruzione immaginaria
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QUEL CHE SI DICE NEL RAPPORTO DELLA BUNDESBANK SULL’IMPOSTA PATRIMONIALE UNA TANTUM

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

L’argomento della patrimoniale torna insistente, con la tassazione sulla casa più che raddoppiata, e la prospettiva di un prelievo forzoso ai correntisti in caso di insolvenze bancarie. Riproponiamo dunque il post pubblicato su Vocidallestero a inizio anno sul Rapporto della Bundesbank  in cui si avanzava la proposta della patrimoniale da applicarsi nei paesi periferici per ridurre il debito pubblico, dato il loro elevato livello di ricchezza privata (punto su cui abbiamo già discusso qui). Nel report non mancano i suggerimenti su come far passare al meglio questa pericolosa misura, presentandola come una redistribuzione di ricchezza interna, e  sulla rapidità necessaria per il successo dell’operazione. Oltre la vaghezza di quanto finora riportato dalla stampa, qui si parla chiaramente di attività non finanziarie e illiquide, delle difficoltà della loro valutazione, e della opportunità di dilazionarne il pagamento.  
Il grado di dettaglio del piano e la possibilità di manovrare lo spread fanno temere che questo piano a un certo punto sarà attuato, con conseguenze catastrofiche per il mercato immobiliare, e con un ulteriore imponente trasferimento di ricchezza dalle famiglie alle istituzioni finanziarie. 
Ringrazio per la segnalazione il giornalista free lance Adam Lawrence Salter, che ha avuto la sagacia e l’intraprendenza di scovare questa preziosa fonte direttamente dalla “tana del lupo”.

 

Imposta patrimoniale una tantum: uno strumento per risolvere le crisi di insolvenza nell’eurozona?

Bundesbank – Rapporto Mensile Gennaio 2014

Nel corso della crisi del debito sovrano, di tanto in tanto sono sorti forti dubbi sul fatto se i singoli paesi membri della zona euro siano in grado di servire il debito pubblico o se stiano attuando le misure necessarie a livello politico. A volte, i premi al rischio sui titoli di Stato sono aumentati bruscamente e le principali agenzie di rating ne hanno declassato considerevolmente il merito di credito. Questa situazione ha indotto l’area dell’euro a concordare varie misure di assistenza. Benché tali misure siano generalmente soggette a requisiti di consolidamento, esse tuttavia comportano una sostanziale mutualizzazione dei rischi di insolvenza degli stati senza essere controbilanciate da un corrispondente trasferimento di poteri sovrani a livello centrale.

Tuttavia, il quadro di governance dell’UEM istituito con i trattati dell’Unione Europea rimane sostanzialmente in piedi. In questo quadro gli stessi Stati membri sono in primo luogo responsabili delle proprie politiche fiscali ed economiche nazionali, l’assunzione di responsabilità per i debiti di altri Stati membri è in gran parte esclusa, ed è vietato il finanziamento dei governi attraverso la politica monetaria unica. Ciò dovrebbe garantire che la responsabilità ed il controllo siano tra loro collegati, in quanto, in prima istanza, sono i contribuenti dei rispettivi Stati membri che hanno la responsabilità del loro debito sovrano nazionale. Se poi i problemi di solvibilità ancora non sono risolvibili, sono i creditori del debito sovrano che dovrebbe essere chiamati in seconda istanza a sopportare il rischio finanziario delle loro stesse decisioni di investimento, in linea con i principi dell’economia di mercato. Programmi di aggiustamento economico finanziati dai contribuenti di altri Stati membri devono essere utilizzati solo come eccezione e come ultima linea di difesa, nel caso in cui sia in grave pericolo la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme. Inoltre, tali programmi presuppongono che lo Stato in questione abbia un “mero problema di liquidità” e che le sue finanze pubbliche siano sostenibili o che la sostenibilità nel frattempo sia stata ristabilita con misure adeguate. Visto il mandato per la stabilità dell’Eurosistema, assicurare un alleggerimento (reale) del debito attraverso una maggiore inflazione dovrebbe essere fuori discussione. Perciò, un principio fondamentale del quadro attuale di governance dell’UEM è che uno stato membro che stia attraversando una crisi deve utilizzare pienamente le sue stesse risorse e capacità disponibili al fine di ripristinare la fiducia nella sostenibilità delle sue finanze pubbliche e, quindi, evitare l’altrimenti probabile scenario di un default sovrano che sicuramente costituirebbe un’emergenza nazionale.

La crisi attuale ha dimostrato che la fiducia nella capacità di un certo numero di Stati di servire i propri debiti è stata erosa anche se le alte passività del governo sono, in alcuni casi, accompagnate da notevoli attività pubbliche e private. In realtà, tali attività a volte costituiscono una percentuale del PIL maggiore  rispetto ai paesi che forniscono assistenza. [1] Stando così le cose, sembrerebbe sensato in primo luogo abbattere il debito pubblico mobilitando le attività di proprietà pubblica attraverso misure di privatizzazione. Ma oltre a questo, ci si può anche chiedere se, in una situazione eccezionale di emergenza nazionale, le privatizzazioni e le misure di risanamento convenzionali finalizzate alla realizzazione a lungo termine di avanzi primari consistenti dovrebbero essere integrate da un contributo da parte di attività private già esistenti, allo scopo di scongiurare la minaccia di un default sovrano. [2]

Avendo in mente questo particolare contesto, questa scheda descrive i vari aspetti di un prelievo una tantum sulla ricchezza netta privata interna, in altre parole, un prelievo sulle attività al netto delle passività. Dal punto di vista macroeconomico, un’imposta patrimoniale una tantum – e ancor di più un’imposta permanente sulla ricchezza – è in linea di principio fonte di considerevoli problemi, e le spese amministrative necessarie per la riscossione nonché i rischi che ne derivano per il percorso di crescita di un’economia sono elevati. Nella situazione eccezionale di un possibile default sovrano, però, un’imposta patrimoniale una tantum potrebbe rivelarsi più favorevole rispetto alle altre alternative disponibili. Imporre un ulteriore onere, ma più prolungato rispetto all’imposta patrimoniale, sul settore privato attraverso le imposte ordinarie, principalmente nella forma di imposte sui consumi o sul reddito, o fare tagli più drastici alla spesa pubblica, potrebbe non essere sufficiente o potrebbe essere considerato impossibile da far accettare. In definitiva si tratta di scenari in cui i potenziali creditori hanno profondi dubbi sulla sostenibilità del debito del paese, in modo tale che un’imposta patrimoniale una tantum sia considerata come alternativa a un default sovrano.

In condizioni favorevoli, un prelievo sulla ricchezza netta potrebbe portare a una redistribuzione di ricchezza una tantum dal settore privato al settore pubblico all’interno del paese in questione, facilitando in tal modo una diminuzione relativamente rapida e significativa del livello del debito sovrano e il ripristino più rapido della fiducia sulla sostenibilità del debito pubblico (e sul servizio del debito del paese). Se il prelievo si riferisce alla ricchezza accumulata in passato [3] e si crede che non sarà mai più ripetuto, nel breve termine è estremamente difficile per i contribuenti poter evadere, e il suo impatto negativo sull’occupazione e sugli incentivi al risparmio sarebbero limitati – a differenza di un’imposta permanente sulla ricchezza. Un rapido calo del debito sovrano potrebbe, in particolare, avere un effetto positivo sui premi di rischio dei titoli di stato per il paese in questione, e l’occupazione e gli incentivi al risparmio ne sarebbero rafforzati a seguito del minor grado di incertezza su futuri aumenti di imposte. Il pubblico consenso e la fattibilità politica di un’imposta patrimoniale una tantum potrebbero essere rafforzate presentandola come uno strumento di redistribuzione del reddito, che vale a integrare gli sforzi di austerità, che assicura che gli individui ricchi si assumano una quota maggiore dell’onere dell’aggiustamento, tanto più che gli specifici effetti redistributivi per un dato volume di prelievo possono essere guidati attraverso la concessione di franchigie fiscali e una modulazione dell’imposta.

Di conseguenza, il quadro generale dell’economia e il consenso del pubblico sulle misure fiscali necessarie nel paese interessato possono funzionare meglio rispetto allo scenario alternativo di un default sovrano. Non da ultimo, sarebbe in linea con il principio della responsabilità nazionale individuale per la politica di bilancio negli Stati membri nel caso in cui tutte le opzioni di consolidamento siano state rigorosamente utilizzate, e allo stesso tempo rafforzerebbe la credibilità del quadro di governance europea vigente. Gli incentivi per il perseguimento di una politica di bilancio sana nel futuro potrebbero essere notevolmente rafforzati se fosse chiaro che, in caso di crisi, il costo del perseguire politiche sbagliate non può essere scaricato sui contribuenti di altri paesi.

Tuttavia, in pratica la riscossione di un’imposta sul patrimonio netto, anche una tantum, comporta notevoli difficoltà. Una della vasta gamma di condizioni necessarie per garantirne il successo è la attendibilità del fatto che il prelievo sarà davvero imposto come una misura una tantum in una situazione straordinaria di crisi a livello nazionale – che è l’unico modo per limitare l’impatto negativo sugli investimenti e la potenziale fuga di capitali. Anche se il governo non può garantire, in generale, che il prelievo sarà effettivamente una misura una tantum, potrebbe godere di una maggiore credibilità se, in primo luogo, avrà realizzato le riforme strutturali necessarie; in secondo luogo, se sarà formulata una previsione verificabile di finanze pubbliche sostenibili con buoni margini di sicurezza e, terzo, se i costi politici di ripetere il prelievo appaiono alti. Inoltre, la decisione di applicare il prelievo deve essere presa rapidamente.

In caso contrario, gli individui colpiti sarebbero più facilitati a cercare di eludere l’imposta, e con un crescente livello di evasione fiscale l’accettazione pubblica del prelievo potrebbe presumibilmente diminuire.
Altri problemi sono che la valutazione delle attività non finanziarie, in particolare, è probabile che sia relativamente impegnativa in termini di tempo e possa spesso essere oggetto di contestazione, e che, nel caso di attività illiquide, sarebbe probabilmente necessario dilazionare il pagamento dell’imposta nel tempo, il che significa che la riduzione del debito pubblico non avrebbe luogo subito nella sua interezza.

Inoltre, una volta che un prelievo di questo tipo venisse riscosso, questo sarebbe un segnale per altri paesi con livelli di debito pubblico molto elevato, e potrebbe scatenare delle risposte di evasione. Probabilmente sarebbe una sfida notevole, per limitare questi effetti, puntare a prospettive di finanze pubbliche sane in tutta l’area dell’euro. La rigorosa attuazione delle attuali regole di bilancio può certamente aiutare in questo senso.
(sul rigore delle regole vedi 
qui, ndt)

Nel complesso, un’imposta patrimoniale una tantum comporta rischi considerevoli, e le condizioni per un’attuazione di successo non sono facili da soddisfare. Pertanto, un’imposta patrimoniale deve essere presa in considerazione solo in casi assolutamente eccezionali, come un default sovrano incombente. Tuttavia, in confronto a un default sovrano, l’imposizione di un’imposta patrimoniale probabilmente potrebbe avvenire in modo più strutturato e ordinato. Sarebbe conforme al principio della responsabilità nazionale individuale, in base al quale i contribuenti nazionali dovrebbero stare in prima linea per coprire le passività del loro governo, prima di ogni appello alla solidarietà da parte di altri paesi.
[ 1 ] Questo può essere dedotto dal “Household Finance and Consumption Survey” della BCE ( http://www.ecb.europa.eu/home/html/researcher_hfcn.en.html ), dai conti finanziari e dai conti nazionali.

[ 2 ] La possibilità di introdurre un’imposta patrimoniale è stata recentemente discussa da diverse angolazioni: vedi S Bach ( 2012), Capital Levies – A Step Towards Improving Public Finances in Europe, DIW Economic Bulletin 8; or IMF, Fiscal Monitor, “Taxing times”, October 2013, p49.  Gli argomenti presentati qui fanno espresso riferimento al caso particolare dei paesi che attraversano una emergenza fiscale in cui l’imposta patrimoniale costituisca un’alternativa al default sovrano.

[ 3 ] Questo significa misurare la ricchezza netta privata ad una determinata data nel passato.

Tratto da:http://vocidallestero.it

QUEL CHE SI DICE NEL RAPPORTO DELLA BUNDESBANK SULL’IMPOSTA PATRIMONIALE UNA TANTUM
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Schaeuble: "Non voglio difendere l'euro con queste regole. Urgente cambiare i Trattati"

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

"L'Europa deve «urgentemente cambiare i trattati» almeno per l'Eurozona, e, come già proposto in altre occasioni, serve un rafforzamento della governance economica con un ministro delle Finanze per i Diciotto" .

Così la sovranità nazionale sarà completamente ceduta.

Avremo un Ministro delle Finanze tedesco, od ossequioso ai diktat tedeschi, che ci dirà come e dove spendere, dove tagliare, quali investimenti fare e non fare....insomma un tutore.

Ci farà lui la Legge di stabilità, o finanziaria che dir si voglia, stabilirà lui le regole interne al nostro paese, insomma ci fare fare quello che vogliono loro.

Una Nazione che abbia un minimo, ma solamente un minimo di dignità, manderebbe tutti a quel paese ed uscirebbe da questo club, chiamato Europa.

Ma stiamo parlando di dignità nazionale, merce rara di questi tempi in Itaglia.

Ma attenzione, la colpa non è dei tedeschi, LA COLPA E' DI QUEI POLITICI CHE HANNO FIRMATO I VARI TRATTATI EUROPEI E CHE ANCORA CONTINUANO A DIRE " CI VUOLE PIU' EUROPA".

Ed i pugni sul tavolo europeo che Fuffolo aveva promesso ?

Una vecchia canzone recitava: " fame, morte e schiavitù......"

Claudio Marconi

 

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#RiscossaItaliana a Londra: ERF e TTIP – Video del convegno

Pubblicato su 24 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Grazie a Salvo Mandarà per il video del convegno di Londra su ERF e TTIP: la fine dell’Italia come nazione sovrana ed indipendente.

Grazie ovviamente a Stefano Fugazzi di Abc Economics per l’organizzazione ed i tanti italiani che ha portato per assistere. Andiamo avanti!

CLICCA QUI PER Il VIDEO

Tratto da:http://www.studiolegalemarcomori.it

#RiscossaItaliana a Londra: ERF e TTIP – Video del convegno
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Dietro la Moneta-Debito – L’amministratore disonesto

Pubblicato su 23 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

NESSUNO PUÒ SEVIRE DUE PADRONI. CHI VUOL SERVIRE IL PROSSIMO NON PUÒ SERVIRE IL MALE INCARNATO NELLA MONETA EMESSA A DEBITO.

 

- di Nicola Arena -

L’AMMINISTRATORE, LA BANCA, IL DRAGO                                                                   

Francoforte, Bruxelles – Premessa di Sergio Basile – Il verbo “amministrare” indica l’azione propria di chi si prodiga nella gestione di un bene, in vista di un risultato positivo. Ci troviamo, dunque, dinanzi ad un’azione “positiva” protesa all’ottenimento di un utile e – per estensione – alla realizzazione del bene comune: se è vero che la “ricchezza” affinché possa portare benessere reale deve essere diffusa e non concentrata o accentrata. Ma cosa accade se l’amministratore perde di vista il senso del “bene comune” e considera illegittimamente “come proprio” un bene universale e convenzionale come la moneta che dovrebbe essere utilizzato – come nell’antichità – per il bene dell’intera comunità sociale? Evidentemente si entra nel campo dell’equivoco e della contraddizione pura. Lo si comprende bene leggendo il comunicato Ansa delle ultime ore giunto direttamente da Francoforte, sede della Banca Centrale Europea (BCE). L’economia della zona euro è debole – ha commetato l’amministratore Draghi -  la crescita non ha slancio anche per colpa dell’aggiustamento dei conti ancora in corso in alcuni Paesi. Ma, se la situazione dovesse peggiorare – si legge ancora nella nota -  la Bce è pronta a nuove misure non convenzionali tra cui l’acquisto di titoli di Stato(Ansa).

IN PAROLE POVERE…                                                                                                         

Detta in parole povere la sostanza del discorso può riscriversi in questi termini: “L’economia della zona euro è debole e non vi è crescita per colpa dell’aggiustamento forzato dei conti sfalsati appositamente dall’emissione della moneta a debito, per costringere i popoli a morire di tasse e sacrifici. Se la situazione debitoria che porta alla stagnazione economica dovesse peggiorare, la BCE sarebbe pronta a coprire i debiti, “acquistando nuovi debiti” (titoli di stato). Non trovate tutto ciò ridicolo e anacronistico? Basterebbe emettere la moneta a credito – cioè accreditarla nei bilanci statali – per salvare capre e cavoli, cioè per uscire dalla crisi ed evitare il dilagare del debito. Basterebbe farlo, visto che la moneta – come detto e provato in più sedi – non è altro che carta-straccia da tipografia, venduta agli stati a tassi da usura. Evidentemente gli amministratori disonenti che governano il sistema bancario internazionale questo lo sanno bene! Ecco perché esso foraggia ininterrottamente schiere di politicanti e tecnici impegnati giorno e notte a studiare nuovi tecnicismi col solo scopo di far sentire le persone ignoranti ed inadeguate a comprendere meccanismi in sé semplicemente folli.

 IL LOGICO LEGAME TRA USURA, DISOCCUPAZIONE E POVERTÀ                                    

Ma Draghi – come al solito – si è superato, sostenendo che “la ripresa – oggi – è messa a rischio da disoccupazione alta, capacità produttiva inutilizzata e necessari aggiustamenti di bilancio“. Quasi a voler convincere la sua platea che non esiste alcuna soluzione di continuità tra regime debitocratico, povertà, fallimento di imprese e disoccupazione. Inversione della realtà e della logica che oggi, inevitabilmente, comprende anche un bambino. Cioè tutti, tranne i politici impegnati nelle diverse campagne elettorali… Chissà come mai! Ma nel mercato dei voti di usuropoli c’è ancora chi vaga alla ricerca di illusori spiragli di luce: la luce del privilegio e del clientelismo che non si pone domande e non si da (e dà) risposte. Anche in questo caso – come spesso e volentieri accade – ci viene in soccorso il Vangelo (Luca 16,1-8) nelle disarmanti parole di Gesù. (Sergio Basile)

Per gentile concessione di QUI EUROPA

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

Dietro la Moneta-Debito – L’amministratore disonesto
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La trappola d'oro del Gran Maestro Putin

Pubblicato su 23 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

di Dmitry Kalinichenko.
 
Le accuse dell'Occidente a carico di Putin di solito si basano sul fatto che lavorava nel KGB. E dunque è una persona crudele e immorale. Putin è colpevole di tutto, ma nessuno l'ha mai accusato di mancanza d'intelligenza. Tutte le accuse contro quest'uomo fanno solo risaltare la sua capacità di pensiero analitico e come rapidamente prenda decisioni politiche ed economiche chiare ed equilibrate.
Spesso i media occidentali confrontano questa capacità con l'abilità di un grande maestro che partecipa a partite di scacchi simultanee. I recenti sviluppi nell'economia USA e nell'Occidente in generale, ci permettono di concludere che in questo caso la valutazione dei media occidentali della personalità di Putin è assolutamente perfetta. 
 
Nonostante le numerose segnalazioni dei successi, nello stile di Fox News e CNN, oggi l'economia occidentale, guidata dagli Stati Uniti, è caduta nella trappola di Putin, la cui via d'uscita non viene vista da nessuno in Occidente. E quanto più l'Occidente cerca di uscire da questa trappola, più ne risulta catturato. 
 
Qual è la vera tragica situazione dell'Occidente e degli Stati Uniti? E perché tutti i media occidentali e i principali economisti occidentali non ne parlano, come fosse un segreto militare ben custodito? Cerchiamo di capire l'essenza degli eventi economici attuali, nel contesto dell'economia, mettendo da parte moralità, etica e geopolitica. 
 
Dopo aver compreso di aver fallito in Ucraina, l'Occidente, guidato dagli USA si proponeva di distruggere l'economia russa con la riduzione del prezzo del petrolio e del gas quali principali proventi dalle esportazioni del bilancio della Russia e della ricostituzione delle riserve auree russe. 
 
Va notato che il fallimento principale occidentale in Ucraina non è né militare né politico, ma risiede nel rifiuto di Putin di finanziare i piani occidentali per l'Ucraina a carico della Federazione Russa. Ciò rende il piano occidentale irrealizzabile nel prossimo e inevitabile futuro.
 
L'ultima volta, sotto la presidenza Reagan, tale tipo di azioni occidentali volte ad abbassare i prezzi del petrolio ebbe 'successo' e portò al crollo dell'URSS. Ma la storia non si ripete sempre. Questa volta le cose sono diverse per l'Occidente. La risposta di Putin verso l'Occidente assomiglia agli scacchi e al judo, quando la potenza utilizzata dal nemico viene usata contro di esso ma a costi minimi per la forza e le risorse del difensore. La vera politica di Putin non è pubblica. Pertanto, la politica di Putin in gran parte si concentra non sull'effetto, ma sull'efficienza. 
Pochissimi capiscono cosa stia facendo Putin oggi. E quasi nessuno capisce cosa farà in futuro. 
 
Non importa quanto strano possa sembrare, ma oggi Putin vende petrolio e gas russi solo in cambio di oro fisico.
 
Putin non lo grida ai quattro venti. E naturalmente accetta ancora il dollaro come mezzo di pagamento, ma cambia immediatamente tutti i dollari ottenuti dalla vendita di petrolio e gas con l'oro fisico!
 
Per capirlo è sufficiente osservare le dinamiche della crescita delle riserve auree della Russia e confrontarle con le entrate in valuta estera della Federazione Russa dovute alla vendita di petrolio e gas nello stesso periodo.
 
 
 
Inoltre, nel terzo trimestre gli acquisti da parte della Russia di oro fisico sono i più alti di tutti i tempi, a livelli record. Nel terzo trimestre di quest'anno, la Russia aveva acquistato la quantità incredibile di 55 tonnellate di oro. Più delle banche centrali di tutti i Paesi del mondo messi insieme (secondo i dati ufficiali)!
 
 
 
In totale, le banche centrali di tutti i Paesi del mondo hanno acquistato 93 tonnellate del prezioso metallo nel terzo trimestre del 2014. È stato il 15° trimestre consecutivo di acquisti netti di oro da parte delle banche centrali. Delle 93 tonnellate di oro acquistato dalle banche centrali di tutto il mondo, in questo periodo, il più impressionante volume di acquisti - ben 55 tonnellate - appartiene alla Russia. 
 
Non molto tempo fa, scienziati britannici giunsero alla stessa conclusione, secondo l'indagine dell'US Geological di pochi anni fa: l'Europa non potrà sopravvivere senza l'offerta energetica proveniente dalla Russia. Tradotto dall'inglese in qualsiasi altra lingua del mondo, questo vuol dire: "Il mondo non riuscirà a sopravvivere se petrolio e gas della Russia sono sottratti dal bilancio globale dell'offerta energetica".
 
Così, il mondo occidentale, costruito sull'egemonia del petrodollaro, si trova in una situazione catastrofica non potendo sopravvivere senza petrolio e gas dalla Russia. E la Russia è pronta a vendere petrolio e gas all'Occidente solo in cambio dell'oro fisico! La svolta del gioco di Putin è che il meccanismo della vendita di energia russa all'Occidente solo con l'oro funziona indipendentemente dal fatto che l'Occidente sia d'accordo o meno nel pagare petrolio e gas russi con il suo oro tenuto artificialmente a buon mercato.
 
Questo perché la Russia, avendo un flusso regolare di dollari dalla vendita di petrolio e gas, in ogni caso potrà convertirli in oro ai prezzi attuali, depressi con ogni mezzo dall'Occidente. Cioè al prezzo dell'oro, artificialmente e meticolosamente abbassato varie volte da FED e ESF, contro un dollaro dal potere d'acquisto artificialmente gonfiato dalle manipolazioni nel mercato. 
 
Fatto interessante: la compressione dei prezzi dell'oro da parte del dipartimento speciale del governo USA, l'ESF (Exchange Stabilization Fund), per stabilizzare il dollaro, è stata fatta all'interno di una legge degli Stati Uniti.
Nel mondo finanziario è accettato come un fatto che l'oro sia un anti-dollaro:
Nel 1971, il presidente statunitense Richard Nixon chiuse la 'finestra d'oro', ponendo fine al libero scambio tra dollari e oro, garantito dagli Stati Uniti nel 1944 a Bretton Woods.
Nel 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha riaperto la 'finestra d'oro', senza chiedere il permesso a Washington.
 
In questo momento l'Occidente spende gran parte di sforzi e risorse nel comprimere i prezzi di oro e petrolio. In tal modo, da un lato distorce la realtà economica esistente a favore del dollaro statunitense e d'altra parte vuole distruggere l'economia russa che si rifiuta di svolgere il ruolo di vassallo obbediente dell'Occidente. 
 
Oggi le risorse come l'oro e il petrolio sono proporzionalmente indebolite ed eccessivamente sottovalutate rispetto al dollaro USA. È una conseguenza dell'enorme sforzo economico sostenuto dall'Occidente. 
 
E ora Putin vende risorse energetiche russe in cambio di quei dollari artificialmente gonfiati dagli sforzi dell'Occidente, e con cui compra oro artificialmente svalutato rispetto al dollaro USA per effetto degli stessi sforzi occidentali! 
 
C'è un altro elemento interessante nel gioco di Putin: l'uranio russo. Una lampadina su sei negli USA ne dipende. La Russia lo vende agli Stati Uniti sempre in dollari. 
 
Così, in cambio di petrolio, gas e uranio russi, l'occidente paga la Russia in dollari, il cui potere di acquisto è artificialmente gonfiato verso petrolio e oro dagli sforzi occidentali. Ma Putin usa questi dollari solo per ritirare oro fisico dall'Occidente al prezzo denominato in dollari USA e quindi artificialmente abbassato dallo stesso Occidente.
 
Questa davvero brillante combinazione economica di Putin mette l'Occidente, guidato dagli Stati Uniti, nella posizione del serpente, che divora aggressivamente e diligentemente la propria coda. 
 
L'idea di questa trappola economica dell'oro tesa all'Occidente, probabilmente non è stata escogitata da Putin in persona. Più probabilmente è stata ideata dal suo consigliere per gli affari economici, il dottor Sergej Glazev. In caso contrario, perché mai un burocrate apparentemente non implicato negli affari, come Glazev, insieme a molti uomini d'affari russi, è stato incluso da Washington nella lista dei sanzionati? L'idea dell'economista dottor Glazev è stata brillantemente attuata da Putin, con il pieno appoggio del suo omologo cinese Xi Jinping.
 
 
Particolarmente interessante in questo contesto sembra la dichiarazione a novembre della Prima Vicepresidente della Banca centrale della Russia, Ksenia Judaeva, la quale ha sottolineato che la BCR può utilizzare l'oro delle sue riserve per pagare le importazioni, se necessario. È ovvio che date le sanzioni occidentali, tale dichiarazione sia destinata ai Paesi BRICS, e prima di tutto alla Cina. Per la Cina, la volontà della Russia di pagare le merci con l'oro occidentale è molto conveniente. Ed ecco perché:
 
La Cina ha recentemente annunciato che cesserà di aumentare le riserve auree e valutarie denominate in dollari USA. Considerando il crescente deficit commerciale tra USA e Cina (la differenza attuale è cinque volte a favore della Cina), questa dichiarazione tradotta dal linguaggio finanziario, dice: "La Cina non vende più i suoi prodotti in cambio dei dollari". I media mondiali hanno scelto di non far notare questo storico passaggio monetario. Il problema non è che la Cina si rifiuti letteralmente di vendere i propri prodotti in dollari USA. La Cina, ovviamente, continuerà adaccettare i dollari come mezzo di pagamento intermedio per i propri prodotti. Ma, appena presi, se ne sbarazzerà immediatamente, sostituendoli con qualcosa di diverso nella struttura delle sue riserve auree e valutarie. In caso contrario, la dichiarazione delle autorità monetarie della Cina non ha senso: "Fermiamo l'aumento delle nostre riserve auree e valutarie denominate in dollari USA". Cioè, la Cina non acquisterà più titoli del Tesoro degli Stati Uniti con i dollariguadagnati dal commercio mondiale, come ha fatto finora. 
 
Così, la Cina sostituirà i dollari che riceverà per i suoi prodotti non solo dagli USA ma da tutto il mondo, con qualcos'altro per nonaumentare le riserve valutarie in oro denominate in dollari USA. E qui si pone una domanda interessante: con cosa la Cina sostituirà i dollari guadagnati con il commercio? Con quale valuta o bene? L'analisi dell'attuale politica monetaria della Cina dimostra che molto probabilmente i dollari commerciali, o una loro parte sostanziale, la Cina li sostituirà e di fatto li ha già sostituiti, con l'Oro. 
 
 
 
In questo aspetto, il solitario delle relazioni russo-cinesi è un grande successo per Mosca e Pechino. La Russia acquista merce direttamente dalla Cina con l'oro al prezzo attuale. Mentre la Cina compra risorse energetiche russe con l'oro al prezzo attuale. In questo festival russo-cinese della vita c'è un posto per ogni cosa: merci cinesi, risorse energetiche russe e oro quale mezzo di pagamento reciproco. Solo il dollaro non vi trova posto. E ciò non sorprende, perché il dollaro USA non è un prodotto cinese, né una risorsa energetica russa. È solo uno strumento finanziario intermedio di liquidazione, un intermediario inutile. Ed è consuetudine escludere gli intermediari inutili dall'interazione di due partner commerciali indipendenti.
 
Va notato che il mercato globale dell'oro fisico è estremamente ristretto rispetto al mercato mondiale del petrolio. E soprattutto il mercato mondiale dell'oro fisico è microscopico rispetto alla totalità dei mercati mondiali di petrolio, gas, uranio e merci.
 
Si pone l'enfasi sull'espressione "oro fisico" perché in cambio delle sue risorse energetiche fisiche, non di 'carta', la Russia adesso ritira oro dall'Occidente, ma solo nella sua forma fisica, non cartacea. Così anche la Cina, acquisendo oro fisico occidentale artificialmente svalutato per pagare prodotti reali inviati all'Occidente. 
 
Le speranze occidentali che Russia e Cina per le loro risorse energetiche e beni accettino in pagamento "shitcoin" o il cosiddetto "oro cartaceo" di vario genere, non si sono concretizzate. Russia e Cina sono interessate solo all'oro, metallo fisico, come mezzo di pagamento finale. 
 
Per pronto riferimento: il fatturato del mercato dell'oro cartaceo, i futures sull'oro, è stimato al livello di 360 miliardi di dollari al mese. Ma le consegne fisiche di oro sono pari solo a 280 milioni di dollari al mese. Il che fa sì che il rapporto tra commercio di oro cartaceo contro oro fisico sia pari a 1000 a 1.
 
Utilizzando il meccanismo di recesso attivo dal mercato artificialmente ribassato dall'attività finanziaria occidentale (oro) in cambio di un altro artificialmente gonfiato dall'attività finanziaria occidentale (USD), Putin ha così iniziato il conto alla rovescia della fine dell'egemonia mondiale del petrodollaro. In questa maniera, Putin ha messo l'Occidente in una situazione di stallo priva di alcuna prospettiva economica positiva. 
 
L'Occidente può usare la maggior parte dei suoi sforzi e risorse per aumentare artificialmente il potere d'acquisto del dollaro, nonché ridurre artificialmente i prezzi del petrolio e il potere d'acquisto dell'oro. Il problema dell'Occidente è che le scorte di oro fisico in suo possesso non sono illimitate. Pertanto, più l'Occidente svaluta petrolio e oro contro dollaro statunitense, più velocemente svaluterà l'oro dalle sue non infinite riserve. 
 
In questa combinazione economica brillantemente interpretata da Putin, l'oro fisico dalle riserve occidentali finisce rapidamente in Russia, Cina, Brasile, Kazakhstan e India, Paesi BRICS. Al ritmo attuale di riduzione delle riserve di oro fisico, l'Occidente semplicemente non avrà tempo di fare nulla contro la Russia di Putin, fino al crollo dell'intero mondo del petrodollaro occidentale. Negli scacchi la situazione in cui Putin ha messo l'Occidente, guidato dagli Stati Uniti, si chiama "Zeitnot".
 
Il mondo occidentale non ha mai affrontato eventi e fenomeni economici come quelli attuali. L'URSS vendette rapidamente oro durante la caduta dei prezzi del petrolio. La Russia acquista rapidamente oro durante la caduta dei prezzi del petrolio. In tal modo, la Russia rappresenta una vera minaccia al modello di dominio mondiale basato sul petrodollaro. 
 
Il principio fondamentale del modello mondiale basato sul petrodollaro permette che i Paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti vivano a spese del lavoro e delle risorse di altri Paesi e popoli grazie al ruolo della moneta statunitense, dominante nel Sistema Monetario Globale (SMG). Il ruolo del dollaro USA nel SMG consiste nell'essere il mezzo ultimo di pagamento. Ciò significa che la moneta nazionale degli Stati Uniti, nella struttura del SMG, è l'accumulatore finale degli attivi patrimoniali, e scambiarlo con qualsiasi altro bene non avrebbe senso. 
 
Quel che fanno ora i Paesi BRICS, guidati da Russia e Cina, consiste di fatto nel cambiare il ruolo e lo status del dollaro USA nel sistema monetario globale. Da ultimo mezzo di pagamento e accumulazione del patrimonio, la moneta nazionale degli USA, nelle azioni congiunte di Mosca e Pechino viene trasformata in un mero mezzo di pagamento intermedio, destinato solo allo scambio con un'altra attività finanziaria ultima: l'oro. Così, il dollaro USA in realtà perde il ruolo di mezzo ultimo di pagamento e accumulazione degli attivi patrimoniali, cedendo entrambi i ruoli a un altro bene monetario riconosciuto, denazionalizzato e depoliticizzato: l'oro.
 
Tradizionalmente, l'Occidente utilizza due metodi per eliminare la minaccia all'egemonia mondiale del modello fondato sul petrodollaro e ai conseguenti eccessivi privilegi occidentali. 
 
Uno di tali metodi è costituito dalle rivoluzioni colorate. Il secondo metodo, di solito applicato dall'Occidente se il primo fallisce, sono le aggressioni militari e i bombardamenti. 
 
Ma nel caso della Russia entrambi questi metodi sono impossibili o inaccettabili per l'Occidente. 
 
Perché, in primo luogo, la popolazione della Russia, a differenza dei popoli di molti altri Paesi, non ha intenzione di scambiare la propria libertà e il futuro dei propri figli per un piatto di salsicce occidentali. Questo risulta evidente dal sostegno record per Putin, regolarmente pubblicato dalle principali agenzie di sondaggi occidentali. 
 
L'amicizia personale del protetto di Washington Alexej Naval'nyj con il senatore John McCain è stata negativa per lui e per Washington. Dopo aver appreso questo fatto dai media, il 98% della popolazione russa ora vede Naval'nyj solo come un vassallo di Washington e un traditore degli interessi nazionali della Russia. Pertanto i professionisti occidentali, che non hanno ancora perso la testa, non possono sognarsi alcuna rivoluzione colorata in Russia. 
 
Sul secondo metodo tradizionale occidentale di aggressione militare diretta, la Russia non è certamente la Jugoslavia, né l'Iraq, né la Libia. In ogni operazione militare non nucleare contro la Russia, sul territorio della Russia, l'Occidente guidato dagli Stati Uniti è destinato alla disfatta. E i generali del Pentagono che esercitano la vera guida delle forze della NATO ne sono consapevoli. Sarebbe egualmente senza speranza una guerra nucleare contro la Russia, compreso il caso definito dal concetto del cosiddetto "attacco nucleare disarmante preventivo". La NATO semplicemente non è tecnicamente in grado di infliggere il colpo che disarmerebbe completamente la Russia del potenziale nucleare, in tutti i suoi molteplici aspetti. Un massiccio attacco di rappresaglia nucleare contro il nemico o gruppo di nemici sarebbe inevitabile. E la sua potenza totale sarebbe sufficiente affinché i sopravvissuti invidino i morti. Cioè, una guerra nucleare con un Paese come la Russia non è la soluzione al problema incombente del crollo del mondo del petrodollaro. 
 
Nel migliore dei casi, sarebbe la nota finale e l'ultimo punto dell'esistenza della Storia. Nel peggiore dei casi: un inverno nucleare e la fine della vita sul pianeta, fatta eccezione per i batteri mutati dalle radiazioni. 
 
La struttura economica occidentale può vedere e capire l'essenza della situazione. I principali economisti occidentali sono certamente consapevoli di quanto grave e disperata sia la situazione in cui si trova l'Occidente, caduto nella trappola economica d'oro predisposta da Putin. Dopo tutto, sin dagli accordi di Bretton Woods conosciamo tutti la Regola Aurea: "Chi ha più oro detta le regole". Ma in Occidente stanno tutti zitti. Sono silenziosi perché nessuno sa come uscire da tale situazione. 
 
Se si spiegano al pubblico occidentale tutti i dettagli del disastro economico incombente, il pubblico porrà ai sostenitori del mondo basato sul petrodollaro le domande più terribili, che suoneranno così:
 
Per quanto ancora l'Occidente potrà acquistare petrolio e gas dalla Russia in cambio di oro fisico? E cosa accadrà ai petrodollari USA dopo che l'Occidente esaurirà l'oro fisico per pagare petrolio, gas e uranio russi, così come per pagare le merci cinesi?
 
Nessuno in Occidente oggi può rispondere a queste semplici domande. 
 
E questo si chiama "Scacco matto", signore e signori. Il gioco è finito.
 
 
 
 
Traduzione a cura di Alessandro Lattanzio, con ampie revisioni a cura della Redazione di Megachip.
Tratto da:http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=112565&typeb=0
La trappola d'oro del Gran Maestro Putin
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