Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Fmi: “Necessario intervenire sulla spesa pensionistica italiana”

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Dopo gli schiaffoni dell’Ocse, Matteo Renzi deve incassare quelli del Fondo Monetario internazionale, pessimista sull’economia italiana. Il Fmi, infatti, ha rivisto al ribasso le stime sul Pil italiano nel 2014 indicando una contrazione dello 0,1%. Per il 2015 un’accelerazione all’1,1 per cento. Ma non solo, perché l’istituto guidato da Christine Lagarde spiega che “ottenere risparmi significativi sarebbe difficile senza intervenire sulla grande spesa pensionistica.

La spesa per le pensioni italiane – avvertono gli analisti del fondo – è la più alta d’Europa, pari a circa il 30% del totale”. Chiaro il messaggio del Fmi, componente della cosiddetta Troika insieme a Bce e Commissione europea: l’Italia deve ancora stangare i pensionati.

 

Allarme rosso - Il Fmi, nel report, parla di “rischi che restano ancorati al ribasso” e della “possibilità di stagnazione e bassa inflazione“. Nell’analisi degli esperti di Washington, la crescita è destinata a rimanere attorno all’1% fino a tutto il 2019: le stime sono infatti per un +1,3% nel 2016, un +1,2% nel 2017, un +1% nel 2018 e un +1% nel 2019. Poi cattive notizie anche sulla disoccupazione, che in Italia quest’anno secondo le previsioni salirà ai massimi dal dopo guerra: al 12,6% rispetto al 12,2% del 2013. La disoccupazione, inoltre, per il Fmi è destinata a restare a due cifre fino al 2017. Uno scenario pessimo, che potrebbe anche essere rivisto ulteriormente a ribasso nel World Economic Outlook di ottobre: lo ha spiegato senza peli sulla lingua Kenneth Kang, capo della missione annuale del Fmi in Italia.

Fonte: www.pressnewsweb.it

Tratto da:http://davi-luciano.myblog.it

Fmi: “Necessario intervenire sulla spesa pensionistica italiana”
commenti

VIVI LIBERO O MUORI. IL PRESIDENTE UCRAINO RESUSCITA L'UNIONE SOVIETICA

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Buoni contro cattivi, Libertá o Barbarie, vivi libero o muori, lotta al terrorismo.

In un discorso pieno di retorica e toni apocalittici, spesso interrotto da applausi disciplinati del congresso americano che sembrava un gruppo di cheer leaders, il presidente Ucraino raccoglie il supporto per la guerra che definirà il futuro del mondo.


 

Poroshenko fa capire che il cessate il fuoco é solo una farsa per raccogliere armi. Il suo obbiettivo é vincere la guerra per la democrazia contro la Russia. La quale viene presentata come in un film americano. L'Ucraina, paladina della democrazia e dei valori occidentali, contro la Russia, oscuro mostro cripto sovietico. La battaglia  contro l'Orso é la stessa della battaglia al terrorismo. Poroshenko (o chi per lui scrive questi orribili discorsi) non si lascia sfuggire nessuna metafora, nessun accostamento. Addirittura parla di "Pandemia dell'Odio", paragonando la sua lotta a contro Ebola. In una nota di colore lo speaker della camera John Boehnner alle spalle di Poroshenko, ogni volta che non applaude disciplinatamente, incrocia le dita in maniera ossessiva per contenersi di fronte alle sparate piú grosse. Vediamone qualcuna
  Si inizia con gli applausi ma lui replica modesto:

questi applausi non sono per me, ma per il popolo Ucraino che é in prima fila per combattere per la battaglia globale per la Democrazia

applausi battaglieri

Il popolo Ucraino questo inverno ha combattuto per la libertá.
Molti di voi(rivolto a membri del congresso NdC) erano insieme a noi in questo inverno drammatico. E io vi ringrazio per la vostra solidareitá.

continua spiegando come i difensori della libertá di Maidan erano pronti a sacrificare la loro vita per un futuro migliore di sicuro non il loro. Magari quello del Congresso Americano. Come disse Victoria Nuland "abbiamo speso 5 miliardi di dollari per dare all'Ucraina il futuro che si merita". Poi da la stoccata:

l'unione sovietica é crollata troppo in fretta, creando l'impressione che questa storia fosse finita per sempre. Ma sfortunatamente nella mente della gente non é finita

Poroshenko accusa la Russia di imperialismo e snocciola una lista di paesi in cui si trovano Russi, concludendo con effetto a sorpresa.

Anche in Germania si trovano russi. CHI SARÁ IL PROSSIMO?!?

pausa drammatica di riflessione

Io vi invito a non lasciare l'Ucraina da sola di fronte a questa aggressione

applausoni

Noi non siamo soli, siamo uniti (a voi) in questa guerra (contro la Russia NdC)


 

Gli USA hanno preso un impegno per mantenere l'integritá territoriale  Ucraina e e io sono sicuro che manterranno questa promessa 

applausi pieni di promesse, tutti i congressmen  si alzano. Segue la minaccia manco velata:

Se le democrazie non si supportano a vicenda verranno eliminate una a una
Il risultato della guerra odierna determinerá se noi saremo forzati ad accettare la realtá di un' Europa oscura, parte di un Nuovo Ordine Mondiale. 
questa non é una guerra Ucraina, é anche Europea e americana. è una guerra per il Mondo Libero. (scandisce) P E R  I L  M O N D O  L I B E R O


Applausi liberatori. Poroshenko insiste e collega la lotta contro i Russi a quella contro il terrorismo. Invita gli americani a fermare il nemico (Russi e terroristi) prima che arrivi nel loro continente.

Per prevenire questo (anche il "terrorismo islamico russo") migliaia di soldati ucraini sono sulla linea del fuoco adesso (anche se c'é un cessate il fuoco NdC)

(???)

... [questi soldati] hanno bisogno di piú equipaggiamento, letale e non letale, 

Applausi Letali

... urgentemente


ancora piú applausi Letali, Poroshenko continua:

le coperte sono importanti ma noi non possiamo vincere la guerra con le coperte
 

Poi si esce il supporto che gli americani danno a Israele.

proprio come Israele noi abbiamo diritto di difendere la nostra terra
In effetti un discorso del genere che usciva dalla bocca di un politico contemporaneo l'ho sentito solo dagli Israeliani
Io premo affinché l'America ci aiuti, io chiedo che l'America prenda la leadership!!!


applausi di coloro che sanno di essere speciali e destinati a guidare gli altri. al ché Poroshenko si lancia in una filippica in cui paragona lo spirito rivoluzionario Ucraino a quello Americano del 1776. Sostiene che l'Europa é scettica e li ha lasciati soli contro la minaccia russa.

è mio dovere dare all'Ucraina un esercito moderno e forte di cui possiamo essere fieri

é importante ricordare che il parlamento ucraino ha passato di recente una legge per armarsi nuclearmente.

A questo punto chiedo agli Americani di darci lo status piú alto esistente per un partner non NATO
 chiedo che si continui a emettere sanzioni economiche. Le sanzioni economiche aiutano a distinguere chi é buono e chi é cattivo. 
Capisco che i cittadini americani siano stanchi di guerra e di pagare per la guerra. La guerra in Ucraina é una guerra per la democrazia, che é piú importante della crescita economica

 Sicuramente non della crescita economica Europea, Italiani aprite i portafogli e mettetevi a C*** a ponte

Noi non accetteremo l'occupazione della Crimea a nessun prezzo

Applausi economici del congresso americano, tutti si alzano in piedi, tranne quelli che hanno lanciato il file Excel "FuckTheEu.xls". Imperterrito per l'Oligarca miliardario, Il problema non riguarda "cose difficili come il multipolarismo": la sceltá é semplice "libertá o barbarie". Semplice, proprio come piace agli americani.

Il mondo libero deve resistere e con l'aiuto dell'America ci riuscirá!

applausi liberi. Il presidente sorride, affermando che l'aereo Malese é stato abbattuto da un missile russo. Il rapporto preliminare afferma che l'aereo é stato abbattuto da pallottole, non da una esplosione. Ma queste sono piccolezze.  Poi afferma, fra gli applausi, che armare i ribelli anti governativi é un atto di "terrorismo di stato".

Noi siamo al fronte della battaglia contro il terrorismo

Il congresso reagisce in maniera pavloviana, un poco fiaccato da 30 minuti di retorica e pensando che ancora devono votare gli aiuti ai "ribelli moderati Siriani". Che é una cosa completamente diversa, si capisce. La bordata piú pesante di tutte é questa:

siamo alle soglie di un nuova guerra fredda?  Esiste la possibilitá di una nuova terribile iinimmaginabileguerra europea?  Ció che fino a poco fa sembrava impensabile oggi é diventato una realtá? tristemente oggi, la risposta a tutte queste domande é SI

Questa volta il tentativo di applausi muore, mentre un senso di sgomento si intuisce anche fra i falchi piú accaniti.
A questo punto, forse consapevole che ha esagerato, Poroshenko inizia a moderare i toni. Afferma di volere la pace, parla di candele che bruciano nelle chiese, loda l'associazione con l'Europa che con le "necessarie riforme" porterá la prosperitá economica. Per realizzare le quali, il Presidente mai votato dal 30% della nazione che dice di rappresentare, ha bisogno degli Americani. Di nuovo. Chiede quindi al congresso di creare leggi speciali che favoriscano investimenti americani nel paese, e che li aiutino a riformare il sistema giudiziario (sic!).
Applau$i del congr€$$o, rumori di registratore di cassa
Conclude con il suo tema preferito: Guerra, Morte e Onore. "Vivi libero o muori!" era il motto della rivoluzione americana. Questo é lo stesso motto degli ucraini oggi.

Noi siamo il baluardo della democrazia nel mondo.

Quattro lunghi minuti di applausi. Poroshenko esce stringendo mani come una rock star.

 

Link: http://corvide.blogspot.it/2014/09/vivi-libero-o-muori-il-presidente.html

19.09.2014

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org

commenti

Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Su “The Atlantic” Richard Vague conferma che tutte le discussioni sul debito pubblico sono fumo negli occhi: tutte le recenti crisi finanziarie hanno avuto origine nel settore privato, come è molto facile dimostrare. Ma sui media mainstream di questo è vietato parlare, meglio continuare a rispondere alla domanda sbagliata.

 
 L’ex capo della Fed Alan Greenspan, discutendo sulla crisi finanziaria del 2008, ha scritto che “le bolle finanziarie capitano di tanto in tanto, e di solito con poco o nessun preavviso".

Questa frase è a dir poco fuorviante. Il collasso del 2008 si poteva prevedere. Più in generale, le più grandi crisi finanziarie di questo tipo possono essere previste con buon anticipo – e prevenute, se sai dove andare a guardare. Infatti, c’è un sistema piuttosto semplice per predire queste crisi con un alto grado di affidabilità. E questo sistema suggerisce che l’economia mondiale è in pericolo più di quanto si pensi.

Questa conclusione deriva un’analisi delle crisi finanziarie diffuse nel mondo, partendo dal 19mo secolo, che ho condotto con i miei colleghi e riassunto nel nuovo libro The Next Economic Disaster. La logica della nostra conclusione è evidente nei diagrammi qui sotto.
 
Date un’occhiata a questo grafico:
 
Crisi del 2007-2008: PIL U.S.A., debito pubblico e debito private (in miliardi di dollari)
 
I dati del PIL vengono dal Bureau of Economic Analysis, I dati del debito privato dalla Federal Reserve, e i dati del debito pubblico dal Tesoro. (Richard Vague)
 
 
Notate che, negli anni precedenti la crisi, la linea che rappresenta il debito pubblico è all'incirca parallela alla linea che rappresenta il PIL; il debito pubblico non stava crescendo sensibilmente rispetto al PIL. Perciò la grande polemica post-crisi tra democratici e repubblicani sul debito pubblico non toccava il vero problema.
 
Qual'era il vero problema? Guardate la linea del debito privato. Questa chiaramente non è parallela a quella del PIL e, anzi, rappresenta una rapida crescita dell’indebitamento dei privati rispetto al PIL.
 
La cosa non è scioccante. Sappiamo tutti che una crescita dei mutui immobiliari ha preceduto il crash e i mutui immobiliari sono una forma di debito privato — insieme ad altri prestiti ai consumatori e alle imprese. Ciò che stupisce di più è quello che abbiamo trovato quando abbiamo guardato ad un sacco di altre crisi finanziarie del mondo, risalenti fin dal XIX secolo: anche se la maggior parte di queste crisi non vengono generalmente addebitate ad un eccesso di debito privato, esse sono stati precedute dallo stesso tipo di aumento nel debito privato che gli Stati Uniti hanno visto prima del 2008.
 
Giusto per fare un esempio, guardiamo ai dati del Giappone prima della crisi finanziaria del 1991.
 
Crisi giapponese del 1991: PIL, debito pubblico e debito privato (in milioni di yen)
 
 
I dati del PIL vengono dalle Nazioni Unite, quelli di debito private dalla Banca dei Pagamenti Internazionali, quelli di debito pubblico da Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff. (Richard Vague)
 
 
Trovate niente di familiare? Ancora una volta, ecco cosa troviamo: una grande crisi finanziaria preceduta da un’escalation di debito privato in rapporto al PIL. Infatti, sembra esserci solo un altro ingrediente necessario per dare il via a una crisi: un livello assoluto di debito privato già alto. Troviamo che quasi tutte le situazioni di rapida crescita di debito accompagnate da alti livelli di debito privato sono sfociate in una crisi.
  
Per essere più precisi: nelle grandi economie, se il rapporto tra debito privato e PIL è almeno del 150% e tale rapporto cresce di almeno 18% nel corso di 5 anni, allora una grande crisi è all’orizzonte.
  
Fino alla resa dei conti, le cose sembrano andare magnificamente. La rapida crescita del debito privato alimenta quelli che sembrano apparenti successi – i ruggenti anni ’20, il “miracolo economico” giapponese degli anni ’80, e il boom asiatico degli anni ’90 – ma tutte queste erano abbuffate alimentate dal debito privato che hanno portato queste economie sull’orlo della rovina economica.
  
Quel che è più allarmante è che, dei 2 ingredienti necessari – un alto debito privato e una rapida crescita del debito privato stesso – uno è ancora presente anche dopo il collasso del 2008. Il debito privato USA, in rapporto al PIL, è al 156%. Questo è un livello inferiore a quello raggiunto nel 2008, ossia il 173%, ma è circa il triplo del livello – 55% - che avevamo nel 1950. Infatti, in giro per il mondo c’è stato un deciso aumento del rapporto tra debito privato e PIL nello stesso periodo.
  
La situazione cinese è particolarmente allarmante. Guardate questo grafico, che mostra la variazione del rapporto tra debito privato e PIL e il rapporto tra debito pubblico e PIL:

Rapporto tra  debito (privato e pubblico) e PIL in Cina
 
I dati del PIL vengono dalle Nazioni Unite, quelli del debito pubblico dal FMI e quelli del debito privato tra il 1997 e il 2007 dalla Banca dei Pagamenti Internazionali e dal CEIC tra il 2008 e il 2013. (Richard Vague)
 
Applicando i nostri criteri di allerta alla Cina, possiamo vedere che l'economia è a rischio di una grave crisi finanziaria nel prossimo futuro — una preoccupazione significativa a causa delle dimensioni e dell'importanza della Cina per l'economia mondiale. La crescita quinquennale del debito privato cinese rispetto al PIL è vicina al 60%. Il suo debito privato in rapporto al PIL si sta avvicinando al 200%. (Come sempre, i dati dell'economia cinese devono essere considerati provvisori: i numeri per la Cina includono lo "shadow lending", ma sono un po' difficili da definire, e si trovano diverse misurazioni dell'attuale livello di debito privato in Cina che vanno dal 167% a oltre il 200%. Ma, in tutti i casi, il debito privato negli ultimi cinque anni rispeto al PIL è cresciuto di più del 40%). Di certo la Cina, in virtù del grande ruolo del governo nell'economia, del suo patrimonio fiscale e di altre caratteristiche distintive, potrebbe rimandare il giorno del giudizio ancora per qualche anno. Ma la situazione — livelli estremamente alti di debito privato — è allarmante.
  
Quel che è sorprendente è la poca attenzione ottenuta dal problema del debito globale — livelli estremamente elevati del rapporto tra debito privato e PIL. Non solo questi mettono a rischio gli Stati Uniti e altri paesi se dovesse riprendere la crescita di tale rapporto, ma, a prescindere da qualsiasi crisi, l'accumulo di elevati livelli di debito privato nei decenni ostacola la crescita economica. I soldi che sarebbero altrimenti spesi per cose come investimenti delle imprese, automobili, case e vacanze sono sempre più utilizzati per effettuare i pagamenti sul crescente debito, soprattutto tra le persone a medio e basso reddito che compongono la maggior parte della nostra popolazione e la cui spesa è necessaria per sostenere la crescita economica. Il debito, una volta accumulato, vincola la domanda.
  
La condizione ideale per la crescita è di avere una bassa offerta (ossia, la disponibilità di abitazioni, fabbriche, ecc.) rispetto alla domanda, accoppiata con un basso livello di debito privato. Questo è quanto accaduto nei decenni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale. Ma ora abbiamo quasi la situazione opposta. Nel primo decennio degli anni 2000, gli Stati Uniti e l’Europa hanno accumulato troppa offerta, soprattutto nell’immobiliare, e hanno accumulato troppo debito privato. Nel 1980, il Giappone ha creato troppa offerta, intasando le sue banche con troppo debito privato e troppe sofferenze. Anche se tutti questi paesi stanno tentando di riallineare questo eccesso di offerta, nessuno ancora ha meno offerta che domanda e tutti hanno ancora un elevato debito privato. E ora la Cina, la cui industrializzazione e urbanizzazione ha a lungo alimentato la crescita globale, ha creato una propria sovracapacità e un problema di debito privato, accumulando decisamente troppa offerta sotto forma di progetti industriali e immobiliari, mentre rendeva disponibile un facile credito che ha alimentato un rapido accumulo di debito privato. Quindi nessun grande protagonista dell’economia globale ha quella fantastica combinazione di carenza di offerta e basso debito privato che può spingere gli investimenti produttivi e aiutare la crescita globale.
 
Per di più, l’eccessivo debito privato può contribuire ad uno dei grandi problemi del nostro tempo: la crescente diseguaglianza di reddito e lo svuotamento della classe media. La classe media tende a crescere quando c'è troppa poca offerta e un basso debito privato (come dopo la seconda guerra mondiale). Al contrario, la classe media ristagna o si riduce quando c'è troppa offerta e troppo debito (come ora). Detto in un altro modo, la disuguaglianza aumenta quando c'è molta offerta e alto debito; diminuisce quando l’offerta e il debito sono bassi.
  
Quindi, cosa dovremmo fare? Per cominciare, liberarci dall'illusione che se riuscissimo a contenere il debito pubblico avremmo affrontato il vero problema. Il rapporto tra debito pubblico e PIL era relativamente basso, e il suo tasso di crescita piatto, prima del crollo del 1929, la crisi asiatica del 1997 e la crisi del Giappone del 1991. Negli Stati Uniti, anche con le sue guerre mediorientali e un forte incremento delle spese del programma sociale, il rapporto di debito pubblico su PIL nel 2007 non era più alto di quello che era nel decennio precedente. L’aumento in 5 anni del debito pubblico/PIL in Giappone a partire dal 1991 e in Corea del Sud a partire dal 1997 sono stati entrambi vicini allo zero. In Spagna, prima della sua recente crisi, il debito pubblico/PIL è diminuito di 16 punti percentuali.
  
Certamente, un basso rapporto di debito pubblico ha i suoi vantaggi. Ma nonostante questo, l'obiettivo principale dovrebbe essere la riduzione del debito privato. Questo processo è noto come "deleveraging", e negli Stati Uniti è stato molto contenuto, subito dopo la crisi del 2008.
 
Una forma di deleveraging è ridurre il peso dei debitori. Questo sprona la crescita economica, perché per la maggior parte i mutuatari — in gran parte consumatori a reddito medio e basso— sono propensi a utilizzare il denaro extra per fare acquisti che stimolano l'economia.
  
Quindi quello che serve è togliere una parte dell'onere del debito che pesa sulle persone a reddito basso e medio. Si può chiamare "ristrutturazione" del debito o si può chiamare cancellazione (parziale) del debito. Comunque sia, bisogna farlo. (e perché non prevedere invece un aumento del reddito delle classi basse e medie, che così potrebbero portare meglio il peso dei propri debiti? NdVdE).
  
Naturalmente, le banche e i creditori protesterebbero. Infatti, rimuovere le passività dal bilancio dei debitori significa rimuovere attività dal bilancio dei creditori. Ma un programma una tantum per consentire ai creditori di depurare dai bilanci questi asset in un lungo periodo — diciamo 30 anni — renderebbe questo sacrificio facilmente sopportabile. E per quanto riguarda il problema tanto discusso del "moral hazard" — la possibilità che sollevare le persone dalle responsabilità delle proprie decisioni sbagliate possa portare a ulteriori decisioni sbagliate in futuro: abbiamo messo da parte la nostra preoccupazione per il “moral hazard” dei creditori quando il governo li ha salvati durante la crisi. Non abbiamo fatto lo stesso per i debitori. E i creditori, non meno dei debitori, sono responsabili dell'esistenza di prestiti rivelatisi imprudenti.
  
Ma niente di tutto questo è possibile fino a che non superiamo la nostra ossessione politica riguardo al debito pubblico e non poniamo la giusta attenzione al ruolo del debito privato nei disastri economici.
 
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato
commenti

LA SCISSIONE

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

(nell'immagine c'è un errore di battitura nel nome di Friedman; ma il problema, non modificabile nel riportare da Google l'immagine, non pare rilevante per chi voglia intendere in buona fede il concetto...).


Non mi riferisco alla Scozia, sia chiaro. Quella oltretutto sarebbe stata una "secessione" (autolesionista: intervistato in TV, uno scozzese che parlava perfettamente italiano ha detto che gli indipendentisti si considerano filo-UE e desiderosi di entrare nell'euro, "anche se è difficile spiegarlo ORA alla gente, in mezzo a questa crisi". Bontà sua: com'è che quasi tutte le secessioni assomigliano così tanto a derive di accelerazione ordoliberista?).
 
Dunque la "scissione" pone invece un diverso ordine di problemi.
Il più eloquente esempio di ciò ce lo danno gli arguti editoriali quotidiani di Travaglio.
Le argomentazioni sul tema (elezioni dei giudici della Corte costituzionale e autonomia del parlamento) sono, pur nei toni sarcastici (magistrali), ineccepibili sul piano costituzionale. Esistono dei ruoli istituzionali inequivocabilmente disciplinati in Costituzione da regole esplicite, anche specificate e sviluppate in leggi attuative riguardanti incompatibilità e requisiti di legittimazione, che non dovrebbe essere difficile applicare in modo corretto; dando luogo all'ovvio rispetto della legalità costituzionale.
 
Tuttavia, il problema è che si "scinde": l'affermazione della priorità della legalità costituzionale si ferma ad un aspetto ben preciso. Quello di riaffermare, denunciando la negazione di aspetti circoscritti della stessa legalità da parte delle attuali istituzioni, un'interpretazione univoca quanto errata della crisi: quella imperniata sullo slogan "castacriccacorruzione".
Non che il problema in Italia non sussista: è l'esatta identificazione del suo oggetto che, in questa interpretazione "unica" (cioè monopolizzante una certa parte dell'opinione pubblica), appare macroscopicamente difettoso.
a) Cominciamo dalla casta. Chissà perchè questa viene delimitata ai pesci piccoli, al secondo o terzo livello degli "esecutori" del (non identificato) disegno di sistema ordoliberista: la vera casta è rimossa (tipico meccanismo della scissione conflittuale con se stessi) e mai sfiorata da alcun attacco, quando, sul piano fenomenologico e quantitativo, risulta di gran lunga la componente esplicativa della crisi più attendibile.
 
b) La "cricca", poi, è una mera specificazione periferica della vera casta. Si è già segnalato, da voci scientificamente accreditate al massimo livello, che queste cricche possono essere identificate con cordate settoriali inscritte nello "scambio tra rendite politiche e rendite finanziarie", cioè un compenso assicurato a forze economiche tutto sommato minori (comparate con la dimensione degli interessi finanziari messi in gioco dal sistema €uropa) che risultano opportunamente legate ai politici mandatari della vera casta; questa forze sono incaricate (come soci o prestanome) di fare "affari" i quali, a loro volta, si compongono in un ricco mosaico istituzionalizzato di remunerazione dei garanti dell'assetto ordoliberista.
 
(considerate che questo grafico non è aggiornato a tutta la partecipazione finanziaria italiana all'ESM, nel frattempo notevolmente accresciuta, ai contributi bilaterali di salvataggio e al più o meno equivalente passivo dell'Italia nella sua posizione di contribuente netto al bilancio dell'UE).
 
 Riportiamo questo passaggio di Florio:
"La tesi che ho sostenuto (in Le privatizzazioni come mito riformista) è che in particolare la sinistra, oltre più ovviamente la destra, abbia cercato di accreditarsi presso i gestori della finanza offrendo loro in pasto delle attività perfette per montarvi operazioni speculative, garantite dalla dinamica nel tempo dei flussi di cassa. Il caso delle autostrade è in questo senso emblematico. Il rischio imprenditoriale è nullo, la rendita garantita, gli investimenti attuati minimi e neppure rispettati, le tariffe aumentano con e più dell’inflazione, il contribuente continua a farsi carico della spesa per la rete in aree meno ricche e più a rischio (vedi autostrada Salerno-Reggio Calabria e grande viabilità interregionale), mentre un ambiente imprenditoriale come quello dei Benetton e altri sono diventati dei concessionari, con tutto quello che questo implica di rapporti con la politica. In tutti i settori privatizzati le spese di ricerca e sviluppo sono diminuite, indebolendo il potenziale tecnologico.

Un buon esempio di dove si possa arrivare nello scambio di rendite politiche e finanziarie si ha in Russia, di cui pure mi sono occupato in occasione della crisi finanziaria del 1997 (in Economists, Privatization in Russia, and the Warning of the Washington Consensus). Più recentemente mi sono occupato della dimensione europea delle liberalizzazioni e privatizzazioni (ne L’esperienza delle privatizzazioni), in particolare di elettricità, gas, telefonia, giungendo a queste conclusioni per i quindici stati dell’Unione Europea prima dell’allargamento nel 2004: (a) soprattutto per l’elettricità le privatizzazioni hanno comportato aumenti dei prezzi per i consumatori; (b) la separazione delle reti dalla gestione (vedi Terna, Snam Rete Gas, ecc.) è spesso costosa e senza chiari vantaggi per la concorrenza; (c) l’introduzione della concorrenza peraltro ha mitigato ma non rovesciato in benefici mezzi questi effetti avversi; (d) indagini ufficiali dell’UE, come quelle di Eurobarometro, mostrano che i consumatori si dichiarano più soddisfatti nei paesi che hanno adottato meno le privatizzazioni; (e) dove c’è stata più privatizzazione è aumentato il numero di famiglie in difficoltà nel pagare le bollette
."
Quadro confermato dalla Corte dei conti, in un ormai celeberrimo, quanto scarsamente ricordato, studio-rendiconto sulla questione.
 
Inutile dire che sulla lunga scia di evidenze lasciate da fatti come il costo pubblico delle privatizzazioni, - in termini di prezzo di collocamento dei beni e delle partecipazioni pubblici trasferiti ai privati-, o come i vantaggi personali, - in termini di status e di carriera, proiettata anche nel settore finanziario privato-, acquisiti dai pubblici funzionari che si sono occupati di determinare questo assetto, o ancora come gli effetti negativi per la collettività determinati dalla creazione di oligopoli e rendite private, non ci si sofferma troppo
Una certa "distrazione" altera la narrazione, creando un effetto diappiattimento, in cui un rubagalline diviene più visibile di una gigantesca espropriazione di beni pubblici a favore di poche ristrette mani private.
 
c) Sulla corruzione, poi, la distorsione nella percezione dei meccanismi e delle relative dimensioni, soffre della ormai storica bufala della quantificazione in 60 miliardi, dell'ignorare che il "lovuolel'€uropa" ha innalzato a sistema legale l'appropriazione e reindirizzo a fini sostanzialmente privati della ricchezza pubblica.
Una storia già nota che ci segnala come, nelle mitiche classifiche internazionali, la corruzione scompare laddove le oligarchie finanziarie divengano a tal punto padrone delle istituzioni ex-democratiche, da determinare la legalizzazione dell'interesse rapace dei gruppi economico-finanziari, con la simultanea scomparsa sistematica della rilevanza penale dei fatti appropriativi
Ma non la scomparsa della illegittimità costituzionale di tali fatti, beninteso,congegnati come sono in quello che può assumersi come l'attacco finale del liberismo alle Costituzioni democratiche.
 
Ma l'aspetto più inquietante dell'enfasi su questa accezione fortemente delimitata del castacriccacorruzione è che esso funziona come premessa logica e rafforzamento oggettivo dell'altra parte dello slogan "livoroso": quella stessa parte che, contrariamente alle intenzioni di chi sottolinea la "prima" parte, porta dritto alla accelerazione affaristica avviata sotto l'ombrello del piùeuropa
E cioè il segmento "debitopubblicospesapubblicaimproduttivabrutto".
Inutile dire che questa seconda parte dello slogan, pur avendo una diversa valenza descrittiva della crisi rispetto alla parte relativa al c.d. problema della legalità, è legata a quest'ultimo fin dall'inizio.
Ci riportiamo a Federico Caffè ed alla sua denunzia, - ai tempi, (chissà perchè tutt'ora considerati "gloriosi"), della nascita della "questione morale"-, di come l'enfasi sul "clientelismo" legato allo "assistenzialismo", presuntamente innescato dalla spesa pubblica, fosse un attacco alla democrazia pluriclasse fondata sul lavoro.
Il meccanismo è noto e l'abbiamo in molte occasioni denunciato"il fulcro attivo dell’ordoliberismo, cioè la teoria del “vincolo esterno”, ha avuto una pretesa addirittura etica, in realtà, basata sulla manipolatoria sovra-enfatizzazione dei difetti fisiologici della democrazia"...Questo attacco, poi, si è costantemente sposato con un'ipocrita quanto vana, e assolutamente presunta,mobilitazione di facciata, quando, invece, sfugge, a tutti gli alfieri del "castacriccacorruzione", la strana omissione per cui si denunciano corruzione e clientelismo "senza mai considerare l’ipotesi che ben altri rimedi si potevano e, tutt’ora, si possono proporre, per correggere questi inconvenienti".
 
Capiamoci: che la crisi sia ascrivibile al debito pubblico, che questo sia aumentato a causa della eccessiva spesa pubblica, in Italia, è un'altra gigantesca bufala. E non è questa la sede nè per ripetere queste ovvie verità nè per risottolineare la tetragona ostilità dei sostenitori del "castacriccacorruzione" ad accettare la realtà,quand'anche sostenuta dalle fonti più autorevoli, dei fatti economico-politici sottostanti.
 
Il fatto è che la scissione tra la prima e la seconda parte del complessivo mantra livoroso è SOLO APPARENZA E FINISCE PER CREARE INEVITABILMENTE una melassa bipartisantea-party e ordoliberista-pseudo-progressista al tempo stesso: una sorta di ossimoro, che non funziona sul piano logico delle "evidenze", esattamente come non funzionano, se non per accelerare la distruzione economica, industriale e soprattutto sociale, della nostra Patria, LE GRANDI INTESE.
Tratto da:http://orizzonte48.blogspot.it
LA SCISSIONE
commenti

LEGNANO: PARCHEGGI VIETATI AGLI ITALIANI

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

INCREDIBILE STORIA DI DISCRIMINAZIONE

Legnano – Succede ogni venerdì, tutte le sante settimane. All’ora di pranzo, per gli ‘infedeli’ italiani, i parcheggi sono off-limits.

La cosiddetta comunità musulmana infatti, impedisce il parcheggio ai non islamici in via XX Settembre, dove ha sede una presunta Associazione culturale italo-araba, che in realtà è solo la copertura per l’ennesima moschea illegale.

I residenti, i commercianti e tutti quelli che lavorano in zona hanno denunciato la grave discriminazione alle autorità comunali: «Tutti i venerdì di preghiera, dalle 12 alle 14 davanti ai posti auto pubblici si posizionano delle “sentinelle” avvolte in tuniche e veli. E lì fanno poi parcheggiare solo coloro che credono nella religione islamica. Se non sei uno di loro ti rispondono che quel parcheggio è riservato ad altri. E guai a lamentarsi. Se protesti infatti rischi di essere apostrofato a malo modo. A volte si è rasentata anche la rissa e c’è chi, dopo non aver rispettato il loro assurdo e illegittimo divieto di posteggio, si è ritrovata l’auto danneggiata».

Tratto da:http://voxnews.info

LEGNANO: PARCHEGGI VIETATI AGLI ITALIANI
commenti

Il futuro salariale in €uropa

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA, ECONOMIA

In queste ore il governo italiano, presieduto dall’affabulatore fiorentino, figlio di un inquisito per bancarotta fraudolenta, si sta apprestando a mettere in opera i “consigli” di U€ e FMI e le “gentili richieste” di CONFINDUSTRIA in merito alla riforma del mercato del lavoro, ribattezzato dal nostro premier, ennesimo non-eletto, (blow) job-act.

Le linee guida da seguire scrupolosamente sono quelle tedesche. Sappiamo che gli ultimi dati diffusi dalla IFO (ist. di statistica tedesco) parlano di una disoccupazione odierna intorno al 6% ma nel 2003 non era così. Il governo dell’epoca, presieduto da Schoroeder, per risolvere la situazione, diede mandato ad un noto donnaiolo di nome Hartz: gli fu data carta bianca per riassorbire l’alta disoccupazione di quegli anni. Si pensò a dei lavori per disoccupati di QUALSIASI età che avrebbero interessato soprattutto il settore sociale (ma non solo) e dovevano, in un PRIMO TEMPO, essere meramente transitori. Costui partorì quella perla che risponde al nome di “Hartz IV”.
Non tutti, o meglio, pochi sanno che quasi UN TERZO (1/3, ovvero 30% ca.) dei lavoratori tedeschi è inquadrato con questo tipo di contratto “creativo”. Il salario netto medio per 4 ore di lavoro al giorno è variabile tra €400 e €450 al mese, ovvero circa €5,50 l’ora (€7, qualcosa lordi). In questo modo per niente ortodosso gli abili ingegneri del trucco contabile teutonico mascherano quella che sarebbe una disoccupazione reale che varia dal 13% al 17% a secondo di come li si conteggia. Tutto ciò è ben spiegato in un articolo di un gius-lavorista indipendente tedesco apparso lo scorso anno su di un quotidiano alemanno di prima importanza e tradotto ottimamente dal sito vocidallagermania. In pratica, se si prende in considerazione un salario sopra la soglia di sopravvivenza di un Paese avanzato quale è la Germania che è pari a €1300/1400, capiamo molto bene che occorrono ben TRE mini-job per comporre detta paga, già di per se non proprio ricca.

In molti si chiederanno come fanno a vivere questi lavoratori che, come tutti, di tanto in tanto, avranno anche bisogno di mangiare, vestirsi, di avere un tetto, pagare bollette ecc. ecc. Nulla di più facile: il governo tedesco concede loro tutta una serie di agevolazioni particolari, quali un bonus mensile per ogni figlio, una grossa quota per l’affitto, con scuola, sanità e molti altri servizi di primo livello. In pratica, se in una famiglia composta da 4 persone, con figli minorenni e/o studenti, entrambi i genitori hanno la sfortuna di avere 2 contratti Hartz, si riesce a campare ugualmente.

Se il modello da seguire è quello tedesco non è poi così male: gli altri governi che hanno sposato tale linee dovranno seguire anche tutto il resto per quanto riguarda aiuti, detassazioni ecc. ecc … allora l’€Uropa può stare allegra!!! EVVIVA l’€Uropa!!! LUNGA VITA all’€Uropa!!!
Cosa avranno mai da lamentarsi quei fannulloni greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi e ora anche italiani?

O NO???
C’è qualcosa che non mi torna … oppure si: quanti Stati che si accingono o che già hanno fatto dette “riforme” hanno il surplus commerciale e i conti “belli” come la Germania? A me NON ne viene in mente nessuno e, a ben guardare, anche gli altri Stati fuori dai “pigri meridionali PIIGS” sono ben lontani dalla ottima situazione tedesca.

E allora? Come va a finire?

Andrà a finire così mica così?
Giusto ieri ho avuto modo di leggere un breve report proveniente da una agenzia indipendente greca che spiega come meglio non si potrebbe la situazione lavorativa di quella martoriata terra: laggiù, oramai, si lavora per 300 €uro netti al mese, con una paga oraria vicina ai 2,5/3 €uro l’ora. Sappiamo che nonostante tutti i sacrifici imposti loro, la Grecia ha ancora disoccupazione marginale in aumento che attualmente è pari al 27% ca. con quella giovanile (16/25 anni) che è prossima al 60% e sappiamo anche che coloro i quali non hanno lavoro hanno perso il diritto alle CURE, ovvero il 27% dei greci se si ammala deve curarsi PRIVATAMENTE o MORIRE.
Anche in Spagna la disoccupazione è quasi quella greca (25,5%) e pure lì le voci che arrivano riguardo i salari parlano di 400/500 €uro/mese, con paga oraria molto vicina a quella dei lavoratori ellenici. Dal Portogallo e dall’Irlanda i report che ci giungono parlano suppergiù delle medesime cose: paghe da fame e poc’altro per chi è così FORTUNATO a trovare lavoro.

A breve, anzi a brevissimo, vedremo le stesse cose anche in Italia.

L’intera e (una volta) civilissima Europa è avviata al medesimo destino, nessuno escluso. Avere un mercato del lavoro con alto tasso di disoccupazione è la gioia delle multinazionali: i lavoratori si accontenteranno via-via di salari più bassi, con meno diritti e più doveri, dove perdere il lavoro, quel lavoro sottopagato, sarà molto ma molto facile. Eppure, ancora tutt’oggi c’è chi spudoratamente NEGA ad oltranza l’esistenza della “Curva di Phillips”

Le industrie €uropee vogliono competere ad armi pari con Cina ed India, per cui è necessario, anzi INDISPENSABILE adeguare i costi: questo non è che il primo steep.
E gli altri non tarderanno ad arrivare,
Bentornati nel medioevo!

Roberto Nardella, ARS Puglia.

Tratto da:http://scenarieconomici.it/futuro-salariale-in-europa/

Il futuro salariale in €uropa
commenti

QUESTI SONO I MORALIZZATORI DELLA POLITICA ITALIANA

Pubblicato su 21 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

1. FERMATE IL MONDO, VOGLIO RIDERE! CURZIO MALTESE, IL SAVONAROLA DOC DI LARGO FOCHETTI NON CI PENSA A METTERSI IN ASPETTATIVA DA “LA REPUBBLICA”, DOPO L’ELEZIONE ALL’EUROPARLAMENTO NELLA LISTA TSIPRAS, E INTASCA FELICE IL DOPPIO DOVIZIOSO STIPENDIO - 2. ORA, SE UN CRONISTA CHE HA SEMPRE IL DITINO ALZATO SUI DOPPI INCARICHI E CONFLITTI DI INTERESSI ALTRUI, DECIDE DI DARSI ALLA COSA PUBBLICA, SI CANDIDA E SI FA ELEGGERE, SAREBBE “BUONA CREANZA”, ETICAMENTE OPPORTUNA, VISTO ANCHE IL LAUTO STIPENDIO CHE SI VA AD INCASSARE, CHIEDERE UN PERIODO DI ASPETTATIVA DAL PROPRIO LAVORO - 3. MA VISTO CHE LA LEGGE NON PREVEDE ALCUN OBBLIGO, IL PARA-GURU MALTESE HA FATTO SAPERE ALLE ALTE SFERE DI “REPUBBLICA” CHE LUI NON SOLO TERRÀ IL DOPPIO STIPENDIO MA VUOLE ESSERE CONSIDERATO “A DISPOSIZIONE DEL DIRETTORE”, CIOÈ PIENAMENTE OPERATIVO - 4. E SE EZIOLO MAURO DECIDESSE DI RICHIAMARLO IN REDAZIONE O MAGARI SPEDIRLO COME INVIATO IN IRAQ O IN SIRIA. COSÌ, TANTO PER CANTARNE QUATTRO A QUEI VOLPONI DELL’ISIS -

nichi vendola parla alla festa di sel con accanto curzio maltese e moglieNICHI VENDOLA PARLA ALLA FESTA DI SEL CON ACCANTO CURZIO MALTESE E MOGLIE

DAGOREPORT

 

Non ricordate al povero Tsipras che ad affollare la sua lista in Italia c’erano due paraguru anzichenò. Entrambi poi con la certificazione di qualità doc “La Repubblica”. Dopo la discussa sceneggiata tengo-il-seggio-non-lo-tengo di madame Barbara Spinelli (che alla fine s’è tenuta l’euroscranno in barba a tutte le promesse pre-elettorali evitando ovviamente di frequentare con assiduità  l’europarlamento), ora tocca anche a quel Savonarola de’ noantri di Curzio Maltese.

curzio malteseCURZIO MALTESE

 

Ora, buon senso alla mano, se un cronista che ha sempre il ditino alzato sui doppi incarichi e conflitti di interessi altrui decide di darsi alla cosa pubblica, si candida e si fa eleggere, sarebbe “buona creanza”, eticamente opportuna, visto anche il lauto stipendio che si va ad incassare, chiedere un periodo di aspettativa dal proprio lavoro.

 

alexis tsipras saluta curzio maltese (2)ALEXIS TSIPRAS SALUTA CURZIO MALTESE (2)

Niente dimissioni, sia chiaro, come Minimo Giannini, si va a servire lo Stato perbacco. Ma una sobria aspettativa che non faccia pensare che dietro la maschera del reporter d’assalto ci sia solo un furbacchione pronto ad arraffare il doppio stipendio.

 

alexis tsipras saluta curzio malteseALEXIS TSIPRAS SALUTA CURZIO MALTESE

E tra il salvare la faccia e salvare il conto corrente, cosa pensate abbia fatto lo tsipriota Curzio Maltese? Visto che la legge non prevede alcun obbligo, e nonostante le pressioni ricevute, il giornalista ha fatto sapere alle alte sfere di “Repubblica” che lui non solo terrà il doppio stipendio ma vuole essere considerato “a disposizione del direttore”, cioè pienamente operativo. Ovviamente Ezio Mauro non per niente gradito. Il direttore s’aspettava che Maltese fosse più coerente con l’etica generosamente seminata nei suoi articoli-sermone.

 

Ora il braccio di ferro potrebbe prendere pieghe interessanti. Mauro, infatti, dopo l’impuntatura del soldato Curzio, potrebbe decidere di usare fino in fondo i suoi poteri e pretendere che l’europarlamentare non solo metta le tende in redazione (bye bye Strasburgo) ma che vada sul serio a guadagnarsi la pagnotta. Magari come inviato in Iraq o in Siria. Così, tanto per cantarne quattro a quei volponi dell’Isis. 

CURZIO MALTESECURZIO MALTESEEzio MauroEZIO MAUROeuroparlamento-EUROPARLAMENTO-BARBARA SPINELLIBARBARA SPINELLI

QUESTI SONO I MORALIZZATORI DELLA POLITICA ITALIANA
commenti

Come i mercati finanziari e le multinazionali monopolizzano i mari e gli oceani

Pubblicato su 20 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, POLITICA

ll fenomeno del 'sea-grabbing' minaccia i Paesi più poveri

I terreni coltivabili non sono gli unici obiettivi dei potenti interessi privati, delle grandi aziende o dei grandi investitori. Coste, mangrovie e barriere coralline sono altrettanto ambite, spiega su Basta! Sophie Chapelle. In nome della tutela ambientale e la conservazione della biodiversità, l'introduzione di quote di pesca e riserve naturali marine contribuisce al controllo delle acque del mare e interne da parte di una manciata di attori privati. E a scapito di milioni di piccoli pescatori che vivono dei frutti del mare e vedono i loro diritti calpestati. Un nuovo rapporto, intitolato "Global Ocean grabbing" e pubblicato da organizzazioni internazionali, in collaborazione con il Forum Globale dei Popoli di pescatori, mette in luce questa monopolizzazione dei mari che minacciano le comunità bordi mare dal Cile alla Thailandia all'Europa o al Nord Africa. 
 
Questi mali hanno per nome “quote di pesca, lconservazione del litorale o acquacoltura”. Dietro la retorica ambientalista ed ecologista, queste nuove regole contribuiscono a espropriare le persone dei loro mezzi di sussistenza, dei loro stili di vita, anche delle loro identità culturali a favore di logiche di mercato, dell'industria della pesca e di grandi interessi privati. Con implicazioni dirette sul modo in cui ci nutriamo.
 
'L’accaparramento del mare (sea grabbing) – nella forma di accordi squilibrati di accesso che danneggiano i pescatori su piccola scala, – rischia di essere una minaccia grave quanto il 'land grabbing' " , ha denunciato, nell’ottobre 2012, Olivier de Schutter, ex relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo.  
 
In Sudafrica, ad esempio, la politica di quote individuali introdotta nel 2005 ha comportato l'esclusione di circa il 90% dei 50.000 pescatori del paese.
 
"Dalla metà degli anni 1980, vi è stato un notevole cambiamento nelle pratiche degli Stati a favore della privatizzazione della gestione della pesca", osservano gli autori. Lo Stato accorda dei diritti di pesca permanenti ai pescatori. Si stabilisce quindi un mercato per consentire ai nuovi proprietari a comprare, affittare o vendere la loro quota. Ciò ha portato ad un fenomeno di concentrazione senza precedenti. 
 
In Islanda, le dieci imprese di pesca più grandi sono proprietarie di oltre il 50% delle quote. in Cile, quattro società controllano il 90% delle quote. L'impatto sui piccoli pescatori è immediato.
 
La creazione di "aree marine protette", come le riserve costiere, contribuisce all’accaparramento dei i mari. L'accesso a queste aree è vietato o limitato ai pescatori artigianali ai fini della "conservazione" della natura. Questo è quello che è successo in Tanzania, per esempio, con la creazione del parco marino dell'isola di Mafia. Anche le zone costiere sono ugualmente privatizzate. 
 
Il settore dell'acquacoltura, infine, sconvolge la pesca artigianale, chiudendo l'accesso alle zone costiere e interne.

Le grandi multinazionali della pesca come Marine Harvest in Norvegia, Nippon Suisan Kaisha in Giappone e Pescanova in Spagna, così come i principali rivenditori come Wal-Mart e Carrefour, controllano gran parte del mercato dell'acquacoltura.

Negli ultimi venti anni, il contributo complessivo dell’ acquacoltura alla produzione mondiale di pesce per il consumo diretto è passato dal 10 al 50%. Questa pratica aiuta a salvare alcune risorse selvatiche, la produzione commerciale è incentrata sulla raccolta di 25 specie - per lo più salmone, carpa, tilapia, pangasio, vongole e gamberetti. Ma lo scarico incontrollato di queste specie non indigene in acqua dolce o negli oceani perturba gli ecosistemi locali e regionali
 
Tratto da:www.lantidiplomatico.it
Come i mercati finanziari e le multinazionali monopolizzano i mari e gli oceani
commenti

Le Monde: No, lo scioglimento dell'euro non provocherebbe un cataclisma finanziario

Pubblicato su 20 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Il quotidiano francese Le Monde, sinora eurista a spada tratta, corregge il tiro pubblicando un articolo che  mette in discussione le precedenti granitiche certezze sulla pioggia di cavallette in caso di uscita dall'euro: in Francia il vento comincia a cambiare anche sui grandi media?
Segnalato dal Leprechaun 

 
di Alois Navarro - Un recente articolo pubblicato su Lemonde.frdifende l'idea che un'uscita dall'euro causerebbe un disastro finanziario per le imprese. Vi è infatti scritto che il debito delle imprese esploderebbe a causa del rincaro del debito estero, portando così alla peggiore crisi finanziaria che il mondo abbia mai conosciuto. 
  
Gli autori in un primo tempo danno conto dell'esistenza della Lex monetae ("L'indebitamento con l'uscita dall'euro"), vale a dire, il fatto che nel caso di un'uscita della Francia dall'euro il debito pubblico francese sarebbe convertito nella nuova moneta nazionale.
  
Poi analizzano il debito privato. E' vero che si parla raramente del debito privato delle società finanziarie e non finanziarie.
 
Ma, contrariamente a ciò che questi economisti sostengono, i debiti delle imprese finanziarie e non finanziarie emessi sotto il diritto estero o non riconvertibili non ammontano al 70%, ma al 33%, cosa che riporta la questione alla sua importanza relativa. Questo risultato deriva da un lungo studio di Jens Nordvig, capo economista della sezione "tassi di cambio" della banca Nomura, che si propone di valutare i rischi finanziari in caso di uscita o di scioglimento dell'euro (Jens Nordvig , Nick Firoozye , « Rethinking the European monetary union », 2012).
 
PERDITA DI 100 MILIARDI DI EURO
 
Quindi, supponendo che i contratti privati di diritto estero non siano ri-denominati nella nuova moneta nazionale dalla giurisdizione degli altri paesi, e in caso di svalutazione del 20%, le "perdite" per le imprese ammonterebbero a circa l'equivalente di 100 miliardi di euro (e non 200 come pubblicizzato).
  
Inoltre, si ignorano diversi elementi di cui non si fa menzione:
 
1 / Il bilancio di una società consiste di un passivo (il debito), ma anche di un attivo (il credito). Ora, se ci soffermiamo sulla posizione netta (attività-passività), vediamo che per quanto riguarda i contratti di debito e credito di diritto estero, essa è in gran parte positiva (più del 13% del prodotto interno lordo francese secondo J.Nordvig). Chiaramente, secondo Jens Nordvig, se si uscisse dall'euro, le perdite sulle passività delle società sarebbero più che compensate dai guadagni sulle attività! E questo vale a smentire la visione apocalittica di cui sopra.
 
2 / Chi può credere per un solo momento che l'uscita non sarebbe negoziata o concertata? Come se gli altri paesi potessero accettarre una perdita sulle loro attività senza prevedere degli aiuti o un meccanismo di solidarietà? Chi può pensare anche che nel caso di un'uscita della Francia, che svaluterebbe e guadagnerebbe in competitività, altri paesi non seguirebbero (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo …)? Chi può infine credere che la moneta unica esisterebbe ancora se la Francia e questi paesi decidessero di uscire? In tal caso, non esistendo più l'euro, la questione diventerebbe obsoleta nel senso giuridico del termine.
 
SOVRANITA' MONETARIA
  
3 / E' poi assolutamente possibile che i tribunali stranieri applichino la Lex monetae (Una piccola simulazione: se si esce dall'euro, il debito pubblico aumenterà?).

4 / Che cosa è successo quando l'euro si è deprezzato bruscamente primi anni 2000? La Francia si è trovata in un buco nero, o invece ha attraversato uno dei suoi periodi economici migliori da molti anni a questa parte? Come ha fatto il Giappone a sopravvivere al deprezzamento del 25% del suo yen nel 2013? Come ha fatto il Regno Unito a rimanere in piedi dopo la svalutazione della sua moneta del 20% dopo la crisi? Le imprese sono state tutte messe a terra dal maggior costo del debito? La risposta è ovviamente no.
 
Stranamente, di questi fatti non se ne parla, né del fatto che per un paese che si riappropria della sua sovranità monetaria, avere la sua banca centrale significa poter limitare i presunti danni causati dalla svalutazione (http://www.agoravox.fr/actualites/economie/article/non-monsieur-wauquiez-la-150637). 
 
Tratto da:http://vocidallestero.blogspot.it
Le Monde: No, lo scioglimento dell'euro non provocherebbe un cataclisma finanziario
commenti

PD CHOC: “RIPOPOLIAMO L’ITALIA CON IMMIGRATI”

Pubblicato su 20 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Ecco nero su bianco la soluzione del PD sull’immigrazione, e i motivi profondi che hanno portato all’operazione Mare Nostrum.

 
A dimostrazione che questa vicenda non era casuale:  AGNONE, IL COMUNE CHE PROMUOVE IL “GENOCIDIO” DEGLI ITALIANI
 

Durante un incontro con Renzi, il candidato sindaco del Pd di Reggio Calabria: “I paesi dell’entroterra, soprattutto in provincia di Reggio come nel resto della Regione, sono spopolati, demograficamente tristi, con età media alta e scarso ricambio generazionale. Sono paesi che si desertificano insieme alle loro campagne. In una logica di cooperazione, due fragilità possono costituire una risorsa: la proposta va nella direzione dell’accoglienza diffusa dei migranti in zone che subiscono abbandono da parte della popolazione, così da trasformare l’attuale rete assistenziale e i relativi fondi, dalla debole efficacia, in capitale per lo sviluppo umano del nostro territorio, così che queste persone possano ripopolare i nostri paesi e riavviare attività lavorative all’interno di filiere di economia civile. L’idea è che l’accoglienza possa restituire fertilità e generatività alle nostre terre, essendo queste accoglienti per i migranti. Abbiamo non solo l’occasione di proporre un metodo di accoglienza diverso, più umano, nei confronti dei migranti ma anche di valorizzare quei centri che più degli altri subiscono la crisi e si spopolano e desertificano a causa delle opportunità sempre più ridotte, perdendo la propria identità e la propria storicità. Ci sono tanti e diversi Sud del mondo e, in una certa misura, ci siamo dentro anche noi; poi c’è un Nord del benessere e del domani migliore, almeno così ci illudiamo che sia. Ma per i migranti, no, per loro è necessario approdare sulle nostre coste, per una questione di vita o di morte, questo fa la differenza”.

Una colonizzazione a spese degli italiani, sulla quale i cacicchi del PD in Calabria vogliono lucrare e mangiare. Come loro costume.

Insieme ad ‘accoglienza’ infatti, ricorre sempre la parola ‘fondi’. Fondi senza fondo, come le loro teste vuote e criminali.

L’immigrazione è un’arma di distruzione di massa contro i popoli. Quella di massa è un genocidio con altri mezzi. Il Pd è un partito genocida, a questo punto, opporsi al Pd con ogni mezzo è cosa lecita.

Tratto da:http://voxnews.info

PD CHOC: “RIPOPOLIAMO L’ITALIA CON IMMIGRATI”
commenti

Mostra altro

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 200 300 400 500 > >>
Condividi questa pagina Facebook Twitter Google+ Pinterest
Segui questo blog