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Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il caso Grecia dimostra che dall’euro si esce solo con una guerra o con la rivoluzione (di Antonio Maria Rinaldi)

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Il caso greco, ma sarebbe più opportuno chiamarla direttamente la tragedia greca, ha definitamente fatto intuire che dall’euro si può uscire solo con una rivoluzione o una guerra come la Storia ha sempre insegnato ci si libera da una dittatura.

Nulla poteva il giovane Alexis Tsipras contro il muro di gomma con cui si è confrontato, anche lui abile ma inutile illusionista per poter minimamente cambiare il potere oligarchico che si divide fra BruxellesFrancoforte e Berlino.

greci hanno creduto in lui ed hanno creduto ancor di più come la forza del proprio voto potesse ancora determinare cambiamenti in un sistema che ancora in troppi credono erroneamente sia fondato su principi democratici.

Nulla da fare invece e l’unico risultato portato a casa è stato quello di posticipare di quattro mesi gli impegni presi dalle precedenti amministrazioni con l’unico intento di dare il tempo necessario al nuovo premier greco di trovare giustificazioni plausibili da opporre al proprio elettorato per evitare linciaggi, non solo mediatici ma anche di piazza, da parte di una popolazione che sta intuendo ormai di essere stata presa in giro per l’ennesima volta dal politico di turno.

Nell’accordo raggiunto dal nuovo governo greco a Bruxelles non c’è traccia di nessuna delle promesse tanto sbandierate in campagna elettorale che hanno consentito a Syriza di vincere, anche perché era palese che per poterle perseguire realmente la Grecia aveva una sola opzione: uscire dall’euro.

Fra sei mesi, massimo un anno, il paese ellenico si ritroverà come nel gioco dell’oca esattamente nella stessa situazione di oggi,perché ci si ostina ancora a voler parare i danni a valle e non risolvere il problema originario a monte che puntualmente li determina e che ha una causa ben precisa: appartenenza all’euro! 

Non era credibile infatti proporre soluzioni da “botte piena e moglie ubriaca” e tutta la pantomimica profusa dal leader di Syriza era nella pratica tesa ad ottenere al massimo qualche concessione rispetto alle stringenti e devastanti precedenti imposizioni della Troika.

Alla fine dei conti anche il governo a guida Tsipras può essere considerato, per i risultati fino ad ora ottenuti, semplicemente un Samaras Bis, quel tanto di cosmesi necessaria per non far scoppiare una violenta rivoluzione per mano di una popolazione esasperata e ridotta allo stremo.

La Troika ha “concesso” quattro mesi di proroga solo per evitare di essere presto accusata di aver spianato la strada in Grecia a un probabile futuro governo dei “Colonnelli”!

Un po’ come sta avvenendo in Italia da qualche anno a questa parte: rispetto all’invio del commissario liquidatore Mario Monti, imposto dalla Troika per salvaguardare gli interessi dei creditori e non certo dei cittadini e del sistema delle imprese italiane, gli è succeduto un Enrico Letta ma nei fatti fedele continuatore delle stesse politiche deflazionistiche tanto da poter archiviare il suo governo tranquillamente come un Monti Bis, per infine vedere un Matteo Renzi nelle vesti del gran riformatore e innovatore per celare nella realtà un altro Monti Ter nella sua evoluzione ancora più supina e prona alla UEriforma del lavoro e smantellamento della Costituzione.

Cambiano i volti solo per imbonire la popolazione confondendo le acque perché alla fine vige la legge del più forte e le regole le dettano sempre e unicamente chi offre le maggiori garanzie di tutela ai poteri finanziari e alle lobby industriali.

Perciò non illudiamoci più di tanto: la rete di ragno costruita dall’Europa a difesa della sopravvivenza dell’euro è inattaccabile grazie ai meccanismi automatici biogiuridici consolidati negli anni di cui sia avvale la Troika e che i residuali strumenti democratici e le Costituzioni, ancora a disposizione dei paesi membri, non riusciranno mai a modificare o scalfire minimamente.

La Grecia insegna, aldilà delle più o meno buone intenzioni di Tsipras sciolte come neve al sole in meno di una settimana di trattative, che l’unico mezzo rimasto per ripristinare un ordine democratico passa ormai da una guerra o da una rivoluzione che parta dai cittadini così come sempre avvenuto nei millenni per liberarsi definitivamente da una dittatura!

E’ il caro pezzo da pagare per riprenderci ognuno la nostra dignità calpestata e la democrazia scippata da una Europa che non è l’Europa che ci era stata promessa e in cui ingenuamente abbiamo creduto, perché ha voluto affidare esclusivamente ad una moneta sbagliata un compito che non sarebbe mai riuscita a portare a termine!

 Antonio Maria Rinaldi

Tratto da:http://scenarieconomici.it/caso-grecia-dimostra-dalleuro-si-esce-guerra-rivoluzione-antonio-maria-rinaldi/

Il caso Grecia dimostra che dall’euro si esce solo con una guerra o con la rivoluzione (di Antonio Maria Rinaldi)
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L’ACCORDO CON LA SVIZZERA? UN BLUFF CHE VALE SOLO I TITOLI DEI GIORNALI. ECCO DOVE SONO I VERI TESORI NASCOSTI

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

TRUST E ALTRI MAGHEGGI – GLI ESCAMOTAGE PER NASCONDERE SOLDI AL FISCO SONO QUASI INFINITI – SI VA DAI TRUST NEOZELANDESI ALLE FINTE VENDITE DI OPERE D’ARTE – FONDI NERI ANCHE CON COMPRAVENDITE FITTIZIE DI CASE TRA SVIZZERA E DUBAI

Una pratica diffusa è l’acquisto di un immobile nell’emirato, che dopo poco viene riacquistato da un terzo, ma il denaro rimane nel Paese. Molto in voga anche i giochetti con le caparre sui contratti di compravendita di case all’estero…

Da il “Corriere della Sera”

Trust, compravendita di immobili, diamanti, opere d’arte ritrovate e il sempreverde spallone. Sono le nuove vie (sempre illegali) che vengono proposte sottobanco da qualche faccendiere agli «irriducibili» che non vogliono aderire alla voluntary disclosure . Un ventaglio di escamotage fantasiosi, come ad esempio il trust in Nuova Zelanda, perché il Paese ha un sistema giuridico anglosassone e non è ancora nel radar dei controlli specifici.

Segue lo spostamento di fondi a Dubai attraverso una compravendita fittizia di immobili: dalla Svizzera si compra l’immobile nell’emirato e poco dopo qualcuno lo riacquista, ma il denaro rimane nel Paese. Difficile controllare, visto che al momento non c’è scambio di informazioni fiscali tra Italia e Dubai. Un’altra versione prevede solo la stipula del preliminare, con il pagamento di una certa quota, e poi la sua cessione: niente passaggio di proprietà o trascrizioni o atti pubblici.

Altro fenomeno è la vendita fittizia di opere d’arte: il soggetto A fa finta di avere avuto ad esempio un Miró e di averlo venduto per diversi milioni a un soggetto B e mostra la ricevuta della finta vendita, procurata dal faccendiere. A questo punto i soldi sono venuti a galla. La strada della conversione in pietre preziose funziona per l’occultamento, ma non si devono avere esigenze di liquidità. Le sanzioni penali non sono trasmissibili agli eredi, dunque quando ne entreranno in possesso dovranno pagare solo le tasse di successione.

Tornano infine di moda gli spalloni che si offrono di riportare i soldi in Italia, metodo che funziona però per le piccole cifre e non per i grandi patrimoni. La voluntary disclosure, insomma, resta la soluzione più conveniente.

Tratto da:http://www.stopeuro.org

L’ACCORDO CON LA SVIZZERA? UN BLUFF CHE VALE SOLO I TITOLI DEI GIORNALI. ECCO DOVE SONO I VERI TESORI NASCOSTI
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Finmeccanica vende ai giapponesi di Hitachi i Frecciarossa e la Ansaldo Sta per 1,7 miliardi di euro

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Il colosso giapponese da 70 miliardi di euro Hitachi si è comprato i Frecciarossa e si prepara a diventare il quarto produttore mondiale di treni, dopo Bombardier, Alstom e Siemens. Si è concluso un dossier durato quattro anni, superando anche la concorrenza cinese della Insigma, ma alla fine la divisione europea della conglomerata nipponica si è aggiudicata il 100% della Ansaldo Breda, che produce treni ad alta velocità e i convogli per la metropolitana senza conducente. Un affare da 36 milioni di euro al quale si aggiunge un altro colpo di mercato, con un'offerta pubblica di acquisto di azioni sul mercato da parte delle Hitachi Rail Europe per il 40% della Ansaldo Sts, specializzata nel segnalamento ferroviario, del valore di 773 milioni di euro.

Ridimensionamenti - Gongola Pier Carlo Padoan, ministro del Tesoro e azionista di riferimento di Finmeccanica. Con lui l'amministratore delegato Mauro Moretti che ha insistito per tenere i due rami dell'azienda uniti nella trattativa con i giapponesi e ha così alleggerito il debito della capogruppo Finmeccanica di 600 milioni. Gongolano un po' meno i sindacati che temono ridimensionamenti per i 3500 dipendenti che le due società si portano in dote: 2mila per la Ansaldo Breda, con gli impianti a Pistoia, Reggio Calabria e Napoli, e i 1500 dell'Ansaldo Sts, che ha i capannoni a Genova, Torino, Napoli e Potenza. La divisione europea della Hitachi ha la metà dei dipendenti, se i giapponesi vorranno alleggerire la struttura si scoprirà con il piano industriale che presenteranno al ministrero dello Sviluppo. Di certo non c'è nulla nero su bianco, ma Moretti si è voluto sbilanciare dicendo che non c'è: "nessun rischio per l'occupazione".

Penale - Più che i dubbi sull'occupazione, ai giapponesi preoccupano le classiche situazioni italiane con l'Ansaldo Breda in ritardo per la consegna dei primi prototipi di Etr 1000, i treni ad alta velocità commissionati da Trenitalia. Se venisse sforata la data di consegna, scatterebbe una penale. Un colpo che sarebbe attutito dai 700 pendolini Intercity chiesti ad Hitachi dal dipartimento dei trasporti britannico, una commissione che coinvolgerebbe lo stabilimento di Pistoia.

Tratto da:http://www.liberoquotidiano.it

Finmeccanica vende ai giapponesi di Hitachi i Frecciarossa e la Ansaldo Sta per 1,7 miliardi di euro
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Come compro un mitra PM 40 con 2000 euro nel campo nomadi di Lainate. Auto di lusso e droga

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Tratto da: http://www.dailymotion.com/video/x2i259k_compro-un-mitra-pm-40-con-2000-euro-nel-campo-nomadi-di-lainate-auto-di-lusso-e-droga_news

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E’ nata la Delirium tax. La tassa delirio del Comune di Bologna su zerbini, menù dei ristoranti e cartelli degli orari

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

La fantasia al potere partorisce grandi colpi di genio quando i sindaci dem la applicano per tassare esseri viventi e oggetti inanimati in nome del bilancio. A Bologna è nata la Delirium tax, come l’ha chiamata in prima pagina il quotidiano Italia Oggi. Il sindaco Pd Virginio Merola ha deciso che qualsiasi forma di pubblicità deve essere tassato. Nel ventaglio di bersagli capita davvero di tutto e soprattutto sfuggire alla morsa degli esattori comunali è praticamente impossibile. Il delirio è destinato a non fermarsi a Bologna, dove certo non si sono inventati niente, ma l’inedito sta nell’applicazione della gabella che sta piacendo a diversi sindaci pronti a portare la genialata anche nei proprio comuni.

Lo zerbino – La Delirium tax bolognese si applica, ad esempio, sui menu dei ristoranti esposti all’esterno dei locali. Una bella fregatura considerando che i ristoratori sono obbligati ad esporre piatti e relativi prezzi fuori dal proprio locale, se non vogliono rischiare il multone. I gabellieri del comune di Bologna, racconta Italia Oggi, sono arrivati a far rientrare nella tassa delirante anche il cartello “Qui si fa lista nozze” in un negozio di oggettistica, la proprietaria ha dovuto sborsare 500 euro. Colpito anche un cartello con le offerte del mese di un ottico e udite udite anche quello con gli orari di apertura: “Era esposto in vetrina” si sono giustificati gli zelanti funzionari. Si arriva anche al tragicomico delirio per le 52 euro pagate da un tabaccaio che ha esposto la scritta “Self service 24 ore su 24″. Tassato anche lo zerbino di un gioielliere con le sue iniziali, l’adesivo con le carte di credito accettate in un ristorante e un barista si è visto arrivare una cartella da 3000 euro per aver esposto un adesivo con i nomi delle ditte dei suoi gelati.

Meglio fuggire – I commercianti bolognesi ora hanno un diavolo per capello. Il sindaco ha preferito mandare il suo vice per incontrare i rivoltosi che hanno strappato solo uno sforzato: “Siamo pronti a migliorarla”. Commercianti e artigiani di Bologna saranno contenti di lavorare nella seconda città con la pressione fiscale più alta d’Italia. La Cna ha stimato che una piccola impresa commerciale bolognese arriva a pagare fino al 74,2% del proprio reddito per soddisfare la voracità del fisco. In piena crisi economica, dal 2011 al 2014 la pressione fiscale sui piccoli esercizi bolognesiu è cresciuta del 9,6%. C’è anche chi ha rinunciato a organizzare la Sensation white night, una specie di flash mob in cui ci si ritrova a centinaia per cenare all’aperto vestiti di bianco: le tasse da pagare sono aumentate rispetto lo scorso anno e stavolta sarebbero state insostenibili.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11760459/La-tassa-delirio-del-Comune-di.html

E’ nata la Delirium tax. La tassa delirio del Comune di Bologna su zerbini, menù dei ristoranti e cartelli degli orari
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Il "vaffanculo" di Rossella: la disfatta di Ballarò

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Premetto innanzitutto che non è perché mi capita spesso di parlare di Salvini vuol dire che sono per forza leghista. Visto che me l'hanno chiesto più volte lo chiarisco, scrivo spesso di lui perché a oggi, insieme alla Meloni, è l'unico che pare avere ancora a cuore l'interesse nazionale e quello del povero popolo italiano.
Chiarito questo fatto, vi comunico che ieri mi sono vista la puntata di Ballarò, superando i conati di vomito che mi assalgono appena digito il tasto del telecomando corrispondente a Rai 3.

Quanto è successo ieri sera, è a mio parere qualcosa di epocale e non va sottovalutato, come cercheranno di fare a sinistra per riparare a una delle figure più ignominiose che mi sia mai capitato di vedere.

Perché dico ciò? Semplice, in quello studio televisivo era stata tesa una delle imboscate più indegne e vergognose della storia della televisione italiana, con una intera puntata di quella trasmissione - già di suo insopportabilmente schierata e faziosa - progettata, concepita e condotta fin dal suo primo minuto, al solo fine di accerchiare in branco, ospiti compresi, e linciare moralmente Matteo Salvini, il quale, sebbene non sia certo un laureato in scienza delle comunicazioni, li ha affrontati senza timore e demoliti uno a uno.

Ha cominciato il clown Amendola, uno che dal grande padre Ferruccio ha preso giusto il cognome, venuto ufficialmente a presentare il suo film politicamente corretto e poi, debitamente stuzzicato dal compagno conduttore, scivolato - ma guarda un po' - sul tema dell'immigrazione, che col suo film c'entrava quanto il cavolo a merenda. Proprio lui, che l'unico immigrato che conosce sarà il suo domestico filippino o cingalese.

Ha proseguito poi l'intellettuale sul pisello per antonomasia. La sempre più odiosa Conchita De Gregorio, nata con la puzza sotto al naso, finta bionda radicalchic alla Vanzina, finta scrittrice ed ex direttrice de L'UNITA' (lei è quella che l'ha definitivamente affossata), attualmente disoccupata, vivaddio, e quindi libera di rompere i coglioni ovunque con la sua voce petulante. Dopo un esilarante pippone buonista - che andava registrato - sui poveri immigrati da accogliere, possibilmente lontano dalla sua villa con piscina e campi da tennis, è stata abbrustolita dalla replica di un Salvini spartano e sospinto dagli applausi a scena aperta del pubblico in studio che hanno imbarazzato non poco un basito conduttore e reso furiosa la De Gregorio che non sapeva più che pesci prendere.

Il tutto intervallato col collegamento in esterna con alcuni cerebrolesi del collettivo studentesco romano, che in cinque non raggiungevano l'età della ragione e che "democraticamente" pretendevano di stabilire chi può e chi non può manifestare a Roma sabato. I ragazzotti sono stati "sfanculati" e ammutoliti con 4 parole da Salvini, e giù altri applausi scroscianti prima che il conduttore, che schiumava verde dalla rabbia, li facesse sparire dalla trasmissione con un pietoso velo di pubblicità.

L'ultimo tentativo lo ha fatto Crocetta, che si è fatto anche venire una crisi da checca isterica, e io ho sognato per un attimo un infarto in diretta, quando Salvini gli ha consigliato di pensare alla sanità della sua regione invece che agli immigrati, visto che in Sicilia mentre i suoi amici vanno in elicottero a farsi tirare i peli del naso, ci sono neonate che muoiono in ambulanza.

La trasmissione si è conclusa dunque con la totale disfatta dei pifferi della montagna, venuti per suonare e che sono stati invece suonati come tamburi e costretti pure a prendere atto di un loro sondaggio, nel quale il 57 % degli intervistati si è dichiarato d'accordo con Salvini sul fatto che questa invasione di clandestini ha rotto i maroni, o se preferite le palle. Una vera ciliegina sulla torta al termine di una serata che Giannini, la De Gregorio e Crocetta non dimenticheranno tanto facilmente.

Avevano invitato il segretario della Lega per accerchiarlo e demolirlo agli occhi dei telespettatori e ne sono usciti col culo rosso come quello di un babbuino.
Uno alla volta , uno dopo l'altro, o l'altra, hanno preso la loro dose di schiaffoni.
Ed io quel pinguino imbalsamato di Giannini, raramente l'ho visto così impacciato e preoccupato, mentre continuava a guardare in giro disperatamente per capire dalla regia come riparare la disfatta o quantomeno cercare di uscirne vivo.

Stasera dunque per loro non c'è nessun vaffanculo, ma anzi, ringraziamo di tutto cuore Crocetta, Amendola, la De Gregorio , Lupi, i Centri sociali romani, e il conduttore di Ballarò , augurando loro altre cento serate come questa. Avanti così compagni che andate bene.

Il mio più sentito vaffanculo, che non può mancare visto il nome della rubrica, lo dedico invece a Emma Bonino, "ospite d'onore" di mezzanotte del compagno conduttore. La signora mi è servita come sonnifero nel sentirla parlare del suo cancro, e subito dopo come lassativo nel sentirla parlare dei suoi amici islamici e dei "poveri profughi"
Non una parola sui marò. Ovviamente.

Da un ex ministro degli Esteri seppur incapace e inadeguata, una parola era doverosa.
Ma da una stronza come lei ci potevamo aspettare altro?

 

Tratto da:http://informare.over-blog.it

Il "vaffanculo" di Rossella: la disfatta di Ballarò
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ONDE SCALARI IN AUSTRALIA

Pubblicato su 27 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

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UNA GIORNALISTA PRECARIA, CHIARA GIANNINI, CI SPIEGA PERCHE' IL 28 SARA' A ROMA

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Questo post di Chiara Giannini è da incorniciare. C.M.

 

Quanto guadagna un giornalista italiano? Io, a quasi 41 anni, "vivo" con una media di 500 euro al mese. Con un affitto della stessa cifra da pagare ogni mese. Scrivo da oltre vent'anni. Ma al Tirreno, giornale in cui iniziai, non sono stata assunta perché non ero di sinistra e perché ebbi il coraggio di rispondere a caposervizio e direttore. Poi, però, quando arrivavano le ispezioni Inpgi, mi chiudevano nello stanzino delle scope a scrivere. Allora sono passata a un altro giornale. Ero responsabile di una redazione, a Livorno, finché l'editore, compagno comunista, non decide di lasciare tutti i giornalisti a piedi e lo chiude. Per 15 mesi senza stipendio e cassa integrazione. Sono "retrocessa" a collaboratore, pur andando a scrivere per giornali nazionali di tutto rispetto. Non mi sono arresa. Sono partita per posti in cui nessuno avrebbe il coraggio di andare e l'ho fatto per anni, senza mai dire un "no". Sempre per due lire. Criticata da qualche "collega" pieno di livore che guadagna sulle spalle degli altri e passa il tempo a denigrarli solo perché incapace. Oggi non riesco a mantenermi più. Per "vivere" devo affidarmi a famiglia e lavoretti precari. Non ci credete? Credeteci eccome. Sono una brava giornalista? Lascio a voi il giudizio. Li leggete ogni giorno i miei articoli. Due miei ex colleghi lavorano in un giornale di sinistra: il primo ha un diploma e fa errori di ortografia da prima elementare, il secondo va in tv e si batte il petto per il suo "master preso in America". Devo ancora capire se prima o dopo il diploma, visto che una laurea non ce l'ha (e parlava male di Oscar Giannino). Ah, ho 3 querele: una da Gianfranco Fini, una da Enrico Rossi e una da un ex terrorista. Vogliono centinaia di migliaia di euro. Al massimo potranno mangiarmi la casa che mio padre mi ha lasciato lavorando con tanto sacrificio (specifichiamo, per gli italioti pignoli: casa in ristrutturazione per cui necessito di migliaia di euro di lavori e in cui, evidentemente, non posso vivere) o l'auto acquistata da mia madre con la liquidazione del lavoro di una vita da onesta insegnante. Viva l'Italia, viva Renzi, viva il Pd, viva chi va avanti grazie alla politica, viva gli immigrati e i loro 30 euro al giorno, viva la gente come voi, che a queste condizioni riesce ancora a resistere. Io lo grido a gran voce: governo a casa! E sabato in piazza, a Roma, scenderò anche io a dirlo: via da Roma e dall'Italia, ladri!!! Ci avete rubato la dignità. E ai buonisti: andate in India al posto dei marò! Vi ci accompagno io. Io non smetto di scrivere, tranquilli, ma da oggi non risparmio nessuno! Sappiatelo! E buonanotte

Tratto da:https://www.facebook.com/cc.giannini/posts/949619591717925
UNA GIORNALISTA PRECARIA, CHIARA GIANNINI, CI SPIEGA PERCHE' IL 28 SARA' A ROMA
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Il trionfo di Usura

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA, ECONOMIA

di Benedetta Scotti - 24/02/2015

Fonte: L'intellettuale dissidente

Hilaire Belloc e Ezra Pound avevano colto e denunciato il peccato originale del moderno sistema finanziario: l’assioma secondo il quale il denaro debba necessariamente generare altro denaro, a prescindere dal suo utilizzo e dalla sua produttività.

I mercati finanziari hanno liquefatto la finanza. Non solo nel senso che l’hanno più volte esposta ad una fatale implosione, con montagne di denaro virtuale scioltesi come neve al sole, ma anche nel senso che ne hanno distrutto l’essenza primaria. Se la finanza, in principio, non è altro che una rete di relazioni di fiducia, è abbastanza evidente come l’attuale sistema finanziario non conosca né il concetto di relazione né il concetto di fiducia, soppiantate dalla speculazione a brevissimo termine. Non a caso, la qualità di un titolo finanziario si valuta in base alla sua liquidità, ovvero la rapidità con la quale può essere comprato e venduto sul mercato. Non sorprende, allora, che la questione del debito, patto d’onore tra due controparti, si riduca ad algidi numeri, misure del rischio, valutazioni di collaterali. È importante, e non più scontato, sottolineare due: da una parte il debitore che si impegna a non tradire la fiducia accordata, dall’altra il creditore che si impegna a mettere il debitore nelle condizioni di ripagare o, come si sarebbe detto un tempo, a non comportarsi da usuraio. Ma come si definiscono i termini di un comportamento usurario?

È opinione comune che l’usura si riferisca alla richiesta di un interesse alto, superiore ad una determinata soglia, generalmente stabilita giuridicamente. Non la pensavano così due autori anglofoni del secolo scorso, Hilaire Belloc e Ezra Pound, che, sulla scorta del pensiero aristotelico e tomistico, denunciavano l’illogicità dell’assioma su cui si fonda il moderno sistema finanziario: l’idea che il denaro possa (e debba) necessariamente generare altro denaro, a prescindere dall’utilizzo che se ne fa. I due, conosciutisi nell’Inghilterra degli anni Dieci, pur rimanendo distanti su diverse questioni, scrissero pagine affini sulla funzione della moneta e del credito nel sistema capitalistico. Belloc definisce l’usura non come un alto tasso d’interesse, bensì come un qualsiasi interesse caricato su un prestito improduttivo, ossia incapace di generare nuova ricchezza, o come il profitto derivante dalla mercificazione della moneta stessa. Il denaro dovrebbe infatti funzionare come mezzo circolante atto a facilitare gli scambi multipli e non come fonte di guadagno per il semplice fatto di essere denaro. Secondo Belloc l’interesse diviene, però, legittimo se realizzato come compartecipazione al profitto generato dal credito iniziale mentre diviene usurario se richiesto nononostante tale profitto non si materializzi. Ne consegue che può essere perfettamente legittimo richiedere il 50% della ricchezza generata per mezzo di un prestito produttivo mentre non lo è richiedere un interesse, per quanto basso, sul credito al consumo che erode semplicemente le risorse del debitore senza creare nuova ricchezza. In termini analoghi si esprimeva Pound che definiva l’usura alla stregua di “una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività”. In “Lavoro e Usura” così notava: “Un interesse è dovuto, giustamente, da industrie ed impianti che servono ad aumentare la produzione. Ma il mondo ha perso la distinzione fra il produttivo e il corrosivo. Imbecillità imperdonabile perché questa distinzione fu nota nei primi anni della storia conosciuta. Rappresentare un corrosivo come produttivo è falsificare”. Il corrosivo per eccellenza, coma nota Belloc, sono i debiti di guerra, sostenuti non per potenziare un mezzo di produzione ma per impiegare uomini impegnati ad ammazzarne altri, senza alcuna creazione di ricchezza dalla quale possa essere ragionevolmente estratto un interesse. E, allo stesso modo, sono corrosivi tutti quei debiti contratti da popoli in difficoltà, non per produrre ma per sopravvivere, magari per ripagare altri debiti. È il caso attualissimo della Grecia che ha impiegato circa l’80% dei prestiti della Troika per onorare i debiti pubblici e privati nei confronti di investitori stranieri e istituzioni sovranazionali ma che ha visto crollare il suo PIL del 25% dal 2008 ad oggi.

L’usura, così intesa, è il principio fondante dell’odierno sistema finanziario dal momento che il denaro a credito implica assiomaticamente un interesse, quale che sia il suo utilizzo e la sua capacità produttiva. Oltre che perverso (“contra naturam” come lo definisce Pound nel Canto XLV), il meccanismo è paradossale: nell’era economica in cui si celebra la produttività sopra ogni cosa, profitti abnormi vengono da ciò non è produttivo affatto. Si pensi ai guadagni dei fondi speculativi sui titoli di debito dei paesi sudamericani o ai guadagni legati ai subprime (mutui e crediti al consumo) prima del crac. Guadagni incassati sulla pelle delle famiglie e a danno dell’economia reale. A tale proposito, nel Canto XLV, Pound profeticamente scriveva che “con usura nessun uomo ha una solida casa” e “usura arruginisce l’arte e l’artigiano/ tarla la tela nel telaio” e, concludendo, poneva l’usura quale violazione del sacro: “ad Eleusi han portato puttane / carogne crapulano / ospiti d’usura”.

Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it

Il trionfo di Usura
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VACCINI: UN AFFARE MONDIALE

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in MEDICINA ALTERNATIVA

 
 
di Gianni Lannes

Milioni di esseri umani usati come cavie e diffusione di virus. In base alle stime ufficiali (a livello internazionale) alcune multinazionali sulla pelle dell’umanità e grazie alle connivenze degli Stati e della lobby medica, si spartiscono ogni anno una torta di ben 40 miliardi di dollari. Ecco, perché si negano ostinatamente le evidenze sempre più palesi sui danni collaterali provocati dalla vaccinoterapia, a partire dai neonati. In Italia, l’ultimo sequestro di lotti variati di vaccino influenzale risale a qualche mese fa, ma sempre nel belpaese, l’ultimo scandalo poco noto, è piombato nel tribunale di Roma l’estate scorsa. Infatti, sono emerse gravi irregolarità nella somministrazione delle profilassi impiegate per due malattie veterinarie, ovvero la lingua blu e l’aviaria. Un’indagine giudiziaria coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo: 41 gli imputati. le accuse spaziano dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per l’igiene pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all’abuso d’ufficio. 
 
Il segretario generale del ministero della salute, tale Romano Marabelli, a seguito dell’inchiesta che ha coinvolto anche Vincenzo Caporale all’epoca dei fatti direttore dell’istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, nonché la virologa Ilaria Capua, deputata di scelta civica, si è autosospeso dalle funzioni. I fatti risalgono agli anni 2003-2004. Viene contestato l’impiego di un vaccino prodotto in Sud Africa senza una sperimentazione che ne valutasse gli effetti indesiderati sugli animali e di conseguenza sugli umani. L’attività illegale avrebbe causato la strage di pecore e capre e capre con significativi danni economici. Di qui le ipotesi di un affare segreto, ossia della vendita di virus che coinvolgerebbe aziende e trafficanti. A svelare parte di questo commercio proibito, un manager di un’azienda che ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. Lo stesso, nel 1999 si fece spedire in Italia un ceppo dell’aviaria. L’acquisto ha coinciso con un’epidemia di aviaria proprio nel ’99, esattamente negli allevamenti italiani e di altri paesi europei. 
 

 
Non è tutto. Un’inchiesta Della Procura di Siena ha ipotizzato un danno all’erario di 2,7 milioni di euro: le sedi della Novartis a Siena e ad Origgio sono state perquisite nell’ambito di un’inchiesta del Nas carabinieri che riguardava la fornitura al ministero della salute del vaccino contro l’influenza nel 2009 (ministro Fazio). Su impulso dell’organizzazione mondiale della sanità il governo tricolore stipulò un contrato con la multinazionale per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino, per un costo di oltre 184 milioni di euro. Nel 2010 dopo il passato allarme, il ministero chiese di interrompere la fornitura: per le dosi già acquistate, più di 12 milioni, erano stati spesi 97,6 milioni. Per lo stop la Novartis ha ricevuto altri 19,8 milioni di euro. Interrogato a più riprese in Parlamento, il governo Renzi non ha dato alcuna risposta o spiegazione.
 
Infine, la Glaxo che produce e vende l’esavalente per i bambini, ha ricevuto un finanziamento di 20 milioni di euro, addirittura da chi dovrebbe controllarne l’attività, ovvero dall’Aifa (agenzia di controllo del farmaco) ben 20 milioni di euro.
 
VACCINI: UN AFFARE MONDIALE
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