Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

É SCOPPIATA LA GUERRA MONDIALE DELL’ENERGIA E L’EUROPA NON HA NIENTE DA METTERSI

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Il 30 settembre è avvenuto un fatto storico che aiuta a capire un po’ delle cose che stanno accadendo in questo momento nel mondo: è successo che una petroliera battente bandiera di Singapore ha lasciato il porto di Galveston, in Texas, con 400 mila barili di greggio destinati all’esportazione. É stata la prima volta negli ultimi quarant’anni, e il significato di questo episodio dovrebbe essere chiaro a tutti: gli Usa si preparano a diventare nell’arco di pochi anni il più importante produttore al mondo di petrolio (a scapito dell’Arabia Saudita) e di gas (a danno della Russia). Nel frattempo le sue importazioni di oro nero sono calate da dodici milioni di barili al giorno del 2008 a cinque milioni e il prezzo è crollato da 147 dollari a 83.

Questa nuova era per l’energia incide profondamente nelle relazioni di Washington con il resto del mondo: con gli acquisti americani che calano i Paesi produttori diventano più poveri e, come risposta, finanziano più o meno direttamente il terrorismo islamico e la sua indicibile ferocia. La guerra santa contro l’occidente diventa allora un modo per tenere a bada il disagio crescente di popolazioni che da trent’anni sono state abituate a vivere di sussidi pubblici finanziati dall’export petrolifero. A questo si aggiunge la secolare guerra civile fra sunniti (Arabia Saudita) e sciiti (Iran) che ora viene combattuta a colpi di sconti e di aumenti di produzione. I sauditi hanno appena fatto sapere che applicheranno lo sconto di un dollaro sulla loro produzione e terranno i rubinetti ben aperti spaccando l’Opec. Perché lo fanno? Da un lato vogliono affermare la loro leadership assoluta mettendo in crisi Teheran che ha costi di produzione più alti. Ma soprattutto mandare in crisi le produzioni Usa che nasce dalla frantumazione delle scisti bituminose. Si calcola che a 70 dollari il greggio Usa cessa di essere conveniente. La risposta di Putin ha ragioni analoghe: proteggere le esportazioni di gas. Di fronte a questo straordinario rivolgimento l’Europa che cosa fa? Niente. Marcia in ordine sparso e ogni Paese cerca di salvaguardare il proprio orticello. Producendo anche episodi inquietanti, come l’incidente aereo costato la vita al capo di Total. É scoppiata la guerra mondiale dell’energia e l’Europa non ha niente mettersi.

Tratto da:http://uneuropadiversa.it

É SCOPPIATA LA GUERRA MONDIALE DELL’ENERGIA E L’EUROPA NON HA NIENTE DA METTERSI
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EUROPA: BALLANDO SULL’ORLO DEL VULCANO!

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Mentre la maggior parte degli osservatori, analisti ed economisti si limita ad osservare il dito, noi non dimentichiamo la luna e l'orlo del vulcano della deflazione...

Tra i Paesi che condividono la moneta unica, l'indice Pmi flash sale oltre le attese. L'indicatore complessivo, calcolato da Markit, avanza a 52,2 punti a ottobre dai 52 punti di settembre, ben oltre la soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione dell'economia e sopra gli attesi 51,7 punti. L'indice flash manifatturiero dell'area euro avanza da 50,3 a 50,7 punti, oltre i previsti 49,9 punti e quello dei servizi resta fermo a 52,4 punti, più degli attesi 52 punti. La scomposizione geografica degli indici Pmi mostra una crescita in Germania a 54,3 punti a ottobre, dai 54,1 punti di settembre, con la ripresa del comparto manifatturiero e il calo dei servizi da 57,7 a 54,8 punti. In Francia, l'indice Pmi flash complessivo arretra da 48,4 a 48 punti, quello manifatturiero scende da 48,8 a 47,3 punti e quello dei servizi cala 48,4 a 48,1 punti. Sempre l'economia transalpina registra un andamento piatto per la fiducia delle imprese. Migliora, invece la fiducia dei consumatori a -11,1. Repubblica

Questo è il dito europeo, vediamo cosa ci dice il dito americano...

NEW YORK, 23 ottobre (Reuters) - Il settore manifatturiero Usa evidenzia a ottobre il ritmo di espansione più modesto da luglio a questa parte, appesantito dalla dinamica particolarmente debole della voce nuovi ordini. La stima flash a cura di markit sul mese di ottobre si porta a 56,2 dal 57,5 finale di settembre, deludendo le aspettative dei mercati finanziari per un ben più moderato raffreddamento a 57,0. Tra le singole voci cala al minimo da marzo la componente produzione e al record negativo da gennaio quella sulle nuove commesse. "I dati confermeranno negli osservatori di mercato la persuasione che Federal Reserve non deve avere alcuna fretta nel rimuovere le misure di stimolo alla crescita" spiega l'economista capo Markit Chris Williamson. Usa, stima flash Pmi manifattura ottobre a minimo da luglio

Se leggiamo in dettaglio la luna della zona euro scopriamo che  .... "... i prezzi vengono sempre più limati  al fine di contribuire a incrementare le vendite.  I prezzi medi praticati per beni e servizi hanno mostrato il più grande calo mensile dal l'ormai lontano febbraio del 2010, (...)  mentre un più modesto calo è stato osservato nel settore manifatturiero, dove i prezzi sono scesi solo marginalmente e, in misura minore rispetto a settembre. (...) Il taglio dei prezzi si è verificato nonostante l'aumento dei costi di produzione complessivi nel mese di ottobre, che punta a una ulteriore compressione dei margini operativi. 

"L'indice PMI della zona euro PMI è salito nel mese di ottobre ma chiunque semplicemente guardando il titolo manca la visione della foto scura dipinta da altri indici del sondaggio, che mostrano l'area euro in bilico sull'orlo di un'altra crisi."

Una volta compressi i prezzi si passerà a comprimere l'occupazione, come stanno facendo da tempo, senza ovviamente comprimire stipendi bonue e stock option dei manager. In Italia va tutto bene, siamo già oltre l'orlo... FTA Online News In Italia l'Istat ha reso noto che ad agosto 2014 l'indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) segna una lieve diminuzione (-0,1%) rispetto al mese precedente. Nel confronto con luglio 2014, le vendite segnano una diminuzione sia per i prodotti alimentari (-0,1%) sia per quelli non alimentari (-0,2%). Rispetto ad agosto 2013, l'indice grezzo del valore totale delle vendite registra una diminuzione del 3,1%. Variazioni tendenziali negative si registrano per le vendite sia di prodotti alimentari (-3,7%) sia di prodotti non alimentari (-2,5%). Infine per quanto riguarda l'America, dopo il miracolo dei food stamp 19  altri buoni motivi per credere in un altro miracolo! Detto questo, oro lo sanno e faranno qualsiasi cosa per spegnere la bocca del vulcano! Ci riusciranno? AI posteri l'ardua sentenza!

Tratto da:http://icebergfinanza.finanza.com
EUROPA: BALLANDO SULL’ORLO DEL VULCANO!
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LA MERKEL SECONDO L'ECONOMIST. COPERTINA DI QUESTA SETTIMANA

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Qualsiasi commento ci sembra superfluo. C.M.

LA MERKEL SECONDO L'ECONOMIST. COPERTINA DI QUESTA SETTIMANA
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Dopo la Russia, gli Usa hanno iniziato a sanzionare anche l'Ungheria

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA, ECONOMIA

Nella guerra di Stati Uniti e Unione Europea contro la Russia, Jackson Diehl, editorialista del Washington Post, scrive come tre paesi europei membri della Nato come Ungheria, Slovachia e Repubblica ceca hanno apertamente assunto un atteggiamento ostile. Con il premier ungherese Orban che ha addirittura definito il primo ministro Putin un modello politico da emulare. Considerando anche i sentimenti filorussi molto forti in Serbia, prossima all'ingresso nell'Ue, Jackson Diehl conclude come paesi membri Nato stanno tacitamente passando dalla parte di Mosca
 
La decisione americana di sanzionare alcuni politici, dirigenti fiscali e uomini d'affari ungheresi è l'emblema di questa situazione e ha suscitato una grande reazione di sdegno a Budapest. Anche la Commissione europea non ha osato seguire questo esempio, nonostante accusi costantemente il premier Orban di violare sistematicamente il diritto europeo. In gioco, scrive su Strategic Culture Pyotr Iskenderov, c'è la posta in gioco più importante dalla seconda guerra mondiale. L'obiettivo è di utilizzare le sanzioni e altri mezzi per soggiocare la Russia e renderla servile agli interessi vitali dell'occidente. L'Unheria è “l'anello debole” nei ranghi europei e si è posta alla guida di un gruppo di paesi che sfida apertamente la politica di Bruxelles e Washington. 
 
Gli Stati Uniti chiaramente non possono apertamente dire che il bandire cittadini ungheresi dal proprio territorio è un atto per punire Budapest di disobbedienza in politica estera e come segnale per gli altri stati europei. La giustificazione ufficiale della black list è una serie di irregolarità fiscali applicate alle aziende americane. Si tratta di una questione in agenda da molti mesi, ma il fatto che l'amministrazione americana abbia deciso di agire oggi è indicativo. “Gli Stati Uniti dichiarano di essere preoccupati del sistema di tassazione ungherese. Ma allora perché colpire il presidente di un think tank come Századvég Gazdaságkutató? Il think tank è legato al Fidesz di Orban. Alcuni uomini d'affari sono stati anche messi nella black list. Secondo Hungarian Voice, un blog, la ragione delle sanzioni non sono le dichiarazioni dei leader ungheresi, ma il generale “riavvicinamento tra Russia e Ungheria”, conclude Iskenderov. 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Dopo la Russia, gli Usa hanno iniziato a sanzionare anche l'Ungheria
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La moneta comune dei BRICS potrebbe contribuire a spezzare l’egemonia finanziaria occidentale

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Oleg Sienko, Direttore Generale dell’UralVagonZavod Research and Production Corporation, parla di come la Russia può cooperare con i partner dei BRICS per stimolare la crescita economica.

 

I problemi strutturali e le sanzioni occidentali hanno messo l’economia russa in una posizione difficile. La Russia deve continuare l’integrazione con i Paesi BRICS, in particolare mediante la creazione di un sistema finanziario comune e una moneta unica, per evitare stagnazione e garantire l’accesso a tecnologie critiche ed infine divenire una potenze tecnologica mondaile. Oleg Sienko, Direttore Generale dell’UralVagonZavod Research and Production Corporation, ne discute in un’intervista con BRICS Business Magazine.

A fine settembre, la Banca Mondiale ha pubblicato tre scenari a medio termine sullo sviluppo economico della Russia, il migliore dei quali prevede una bassa crescita del PIL nei prossimi anni. Tra le altre cose, gli esperti della banca sottolineano che un’ulteriore accelerazione della crescita economica non sarà possibile semplicemente mantenendo la politica di stimolo fiscale vigente. È d’accordo con tali conclusioni? Come valuta la situazione attuale dell’economia russa?
Non è affatto semplice. E’ già evidente che le sanzioni hanno causato gravi problemi. E’ difficile discutere con gli esperti della Banca Mondiale, non ci sarà una crescita importante, soprattutto dei settori fondamentali dell’economia. Tuttavia, è altrettanto evidente che il Paese dovrà prendere misure per stimolare l’economia, oggi, a prescindere dalle limitazioni di bilancio. Altri Paesi sono riusciti a trovare una via d’uscita da crisi simili iniettando denaro nell’economia. A mio parere, c’è un altro aspetto importante in questo caso. Se vogliamo uscire dalla crisi in fretta, il governo deve essere molto più attivo di quanto sia stato. Decisioni lente significano che gli sforzi per combattere la crisi devono essere raddoppiati.

Come si manifesta?
Ci sono settori economici che hanno bisogno di supporto immediato. Noi stessi abbiamo creato alcuni di tali problemi, adottando leggi a destra e a sinistra come ad esempio sugli appalti pubblici, e ora cerchiamo strenuamente di superarle. Per qualche ragione nessuno sembra preoccuparsi di tale incoerenza politica, anche se si tratta di un punto abbastanza critico. Ma non solo. L’aiuto del governo non dovrebbe limitarsi solo ad iniettare denaro nell’economia; dovrebbe anche concentrarsi su protezione e preservazione del mercato interno. Finora è stato il contrario. Quando la Russia ha aderito all’OMC, quasi tutti ebbero accesso al mercato russo.

Potrebbe citare esempi specifici?
Si prenda l’industria automobilistica. L’obiettivo della localizzazione del 50%, incorporato negli accordi con le società automobilistiche estere che gestiscono l’assemblaggio industriale, è ancora irraggiungibile, come sempre. Le aziende metallurgiche russe fabbricano lamiere per carrozzerie, ma non vengono utilizzate o almeno non nella misura in cui potrebbero esserlo. Non producendo componenti a livello nazionale non riusciamo a stimolare altri settori della nostra economia, come l’industria mineraria, metallurgica, delle costruzioni, e la lista continua lungo la filiera. Questo dovrebbe ricevere più attenzione.

Chiede di limitare l’accesso a questi mercati?
Prendete l’India, per esempio. Questo Paese è membro dell’OMC dal 1995, ma vi sfido ad importarvi prodotti di cotone. Finireste per pagare un dazio doganale tra il 50% e il 100%. Provate a importare un auto a Cipro, Stato membro dell’UE, pagherete un dazio del 100%. Ci sono innumerevoli esempi di questo tipo. Ciò non include le famigerate sanzioni antirusse, in contrasto con ogni regola del commercio globale, e la nostra appartenenza all’OMC non ha alcuna influenza su di esse. Ciò dimostra solo che ciò viene attuato per un unico obiettivo, aprire i nostri mercati.

Un’alternativa al dollaro
Ha sostenuto il riavvicinamento tra i Paesi BRICS, compresa la creazione di una moneta comune. Perché è così importante? E soprattutto è fattibile?
E’ del tutto fattibile. I Paesi BRICS rappresentano la metà della popolazione del pianeta, e hanno già fatto un passo importante verso la creazione di un proprio meccanismo finanziario indipendente. Mi riferisco al recente accordo per creare la Banca di sviluppo BRICS e un pool di valute per controbilanciare istituzioni come il FMI. Il prossimo passo logico sarebbe creare una moneta unica per i Paesi BRICS. A mio parere, tale misura permetterà di liberarci dalla dipendenza dai centri finanziari occidentali e dal dollaro come principale valuta di transazione e riserva internazionale. Questo è il passo più realistico, che potrebbe preannunciare il miglioramento economico di tutti i Paesi BRICS, Russia compresa.

Secondo Lei qual è il meccanismo necessario per creare una tale moneta?
Si dovrebbe selezionare un ‘moneta BRICS’ per tutte le transazioni tra i Paesi BRICS e scegliere l’euro per effettuare la conversione più rapida, quindi creare centri monetari e di transazione e un proprio sistema di pagamento. Sono sicuro che molti Paesi in America Latina, Sud-Est asiatico e Africa passerebbero a questa valuta, essendo sempre più stanchi dell’egemonia di dollaro ed euro, le uniche valute in cui i beni vengono acquistati e gli investimenti effettuati. Intendiamoci, le persone sono pienamente consapevoli del fatto che tali investimenti sono in funzione della stampa, e non prodotto di un’economia reale. Se accadesse nei prossimi tre anni, il nuovo sistema di pagamento globale dovrebbe includere almeno il 70% di tutti i Paesi in termini di popolazione globale, abbattendo il dollaro statunitense una volta per tutte.

Come potrebbe la moneta comune BRICS essere diversa da dollaro o euro?
La differenza sarebbe che la moneta BRICS sarà supportata da attività e risorse reali; risorse umane, naturali e materie prime di cui i nostri Paesi sono ricchi e con tutta probabilità, una volta che queste misure saranno introdotte, il mondo sarà diviso in due campi: il campo ‘progressista’ dei Paesi BRICS e dei mercati emergenti allineati, e i “pessimisti” che includerebbero Stati Uniti, Europa e Paesi ad essi associati. Ecco perché creare la nostra moneta è un passo fondamentale. Quanto prima avviene, maggiori progressi farà il nostro sviluppo economico e migliori possibilità avremo di costruire un’alleanza forte ed indipendente controbilanciando gli Stati Uniti.

Può riassumere i passaggi chiave che Russia e Paesi BRICS dovrebbero adottare per compensare le conseguenze delle sanzioni e, soprattutto, sviluppare le proprie economie a un nuovo livello tecnologico?
Come ho già detto, la prima mossa sarebbe creare una moneta comune. La seconda aggiornare la nostra base tecnologica assieme ai nostri partner. Non tutte le tecnologie critiche sono disponibili nelle nazioni che c’impongo le sanzioni. Inoltre, vi sono Paesi occidentali dalla visione più sobria; hanno le tecnologie di cui abbiamo bisogno, ma non possiedono materie prime. Dobbiamo negoziare e trovare il modo di raggiungere e scoprire opportunità di scambio reciprocamente vantaggiose. Ovviamente, dobbiamo costruirci le tecnologie. La Russia vanta una grande tradizione in questo settore ed è già ben avviata nel crearne di nuove. Ad esempio, siamo il principale produttore di rompighiaccio a propulsione nucleare e di piattaforme petrolifere artiche. Siamo anche impegnati nello sviluppo del fondale dell’Artico. Dobbiamo attivare il nostro cervello. Infine, il terzo passo riguarda le infrastrutture, e forse questa è l’area più importante. Le infrastrutture spronerebbero le altre industrie all’azione, perché sono il fondamento su cui tutto è costruito, dal chiodo al più complesso equipaggiamento. Per far si che accada, dobbiamo adottare un nuovo modo di pensare e iniziare ad affrontare questi problemi. Dobbiamo farlo subito, e non procrastinare secondo le vecchie abitudini.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La moneta comune dei BRICS potrebbe contribuire a spezzare l’egemonia finanziaria occidentale
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Spesa pubblica, unica salvezza per il paese. Smettere di martellarci le gonadi aiuterebbe a sopravvivere…

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Di: Marco Mori

Ho deciso di lanciarmi in un’impresa davvero ardua. Forse non sarò all’altezza ma voglio provarci.

Ho la presunzione di spiegarvi perché incitare al taglio della spesa pubblica sia analogo a martellarsi le… gonadi e proverò a farlo quasi senza tecnicismi economici e giuridici visto che, purtroppo, i più non comprenderebbero. Proverò a spiegare dunque questo concetto con semplici esempi che però tengano conto, seppur con un modello iper semplificato, delle principali variabili macroeconomiche esistenti. Non voglio colpevolizzare nessuno, so bene che anni di propaganda hanno azzerato le capacità critiche dei più.

Usiamo numeri bassi in modo che sia facile fare due conti veloci e ciò non per dare valore matematico al modello ma per rendere più facile immaginare quanto descrivo. Il nostro Stato virtuale, nel primo anno della sua esistenza, conia in proprio e senza banchieri 100 monete e le distribuisce ai suoi cittadini. I cittadini cominciano ad utilizzare queste monete per scambiare beni o servizi. Non applichiamo alcuna convertibilità delle monete emesse, esattamente come per la moneta oggi esistente. Si stampa liberamente secondo le leggi di domanda ed offerta. Si stampa senza alcun tipo di controvalore.

Come farà lo Stato ad immettere queste 100 monete? Scartata la pittoresca ipotesi del lancio dagli elicotteri si opterà per distribuire il denaro per mezzo della spesa pubblica. Vengono decisi pertanto alcuni settori chiave in cui lo Stato spende la propria moneta, così immettendola finalmente in circolazione (ad esempio sanità, pubblico impiego, pensioni, investimenti, politici ed un pò di sano spreco in favore di qualche amico che comunque, ferma l’ingiustizia, comporta in ogni caso l’immissione di ricchezza per la collettività. Tutta la spesa pubblica dunque è credito per i privati).

Perfetto. Immesse le prime 100 monete lo Stato intende continuare a spendere negli anni successivi per aumentare la base monetaria di ulteriori 10 monete all’anno. Alla fine del quinto anno successivo all’emissione delle prime cento monete avremo pertanto 150 monete. Tuttavia scopriamo che nel frattempo i cittadini hanno avuto una propensione al risparmio di 2 monete all’anno. Indi, in sei anni, hanno accantonato depositi per 12 monete. Pertanto in circolazione abbiamo 138 monete e non le 150 coniate. Si inizia a creare un risparmio diffuso (Art. 47 Cost: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme (omisiss…) Favorisce l’accesso al risparmio popolare, alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”. Tutto questo quindi è possibile solo emettendo sempre più moneta al crescere dell’economia, ergo è possibile unicamente facendo deficit).

Lo Stato continua altri dieci anni con le medesime politiche monetarie di cui sopra, al termine dei quali esisteranno complessivamente 250 monete di cui 32 accantonate nei risparmi. Tuttavia, a questo punto, ci si accorge che si stanno creando squilibri, alcuni cittadini hanno troppo, altri hanno troppo poco, c’è un ingente risparmio diffuso ma l’economia tende ad incepparsi, troppa ricchezza va in mano di pochi. Il Paese decide quindi di applicare una tassazione progressiva sui redditi per redistribuire la moneta ed eliminare gli squilibri tra i lavoratori, tale azione comporta il recupero a tassazione di 5 monete annue mentre la spesa resta fissa a 10 (Art. 3 Cost.: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

La base monetaria crescerà ancora ma di sole 5 monete l’anno. Contemporaneamente al crescere del paese si rappresenta anche la nuova necessità di comprare energia all’estero (ecco che apriamo l’esempio ad un’economia aperta), dobbiamo ora spendere 1 moneta l’anno per comprare gas da Putin. Avremo quindi la necessità di decidere la nuova politica monetaria. Paghiamo il gas aumentando le tasse di 1 e così riduciamo a 4 l’aumento di moneta circolante annua oppure coniamo 1 moneta in più per comprare il gas, moneta che questa volta aumenterà la ricchezza di un paese estero e non la nostra. Nel nostro esempio decidiamo comunque di aumentare le tasse di 1 e pertanto l’incremento annuo di base monetaria si ridurrà a 4 monete (spesa 10 contro 6 di tassazione).

Arrivati ad aver coniato 1000 monete di cui 100 accantonate nei risparmi (dato puramente inventato ai fini del nostro modello) introduciamo una novità. Lo Stato decide di iniziare a far emettere moneta da un simpatico banchiere centrale a cui abbiamo ceduto tale potere grazie ad un lauto compenso da esso erogato al politico di turno. In cambio di tanta grazia lo Stato inizierà ad emettere obbligazioni in favore del banchiere. Il banchiere da subito ci dice: “state tranquilli vi compro tutte le obbligazioni continuate pure a spendere 10 e tassare 6 mi pagherete con 1 moneta di interesse all’anno e vi rifinanzierò sempre l’intero capitale” (ovviamente nell’esempio dimentico volutamente il fenomeno degli interessi sugli interessi in quanto l’obiettivo è farvi capire cosa comporta nel nostro sistema un taglio alla spesa pubblica).

Lo Stato intende mantenere invariato in 4 unità le nuove monete immesse nel sistema attraverso la spesa pubblica ma così facendo, ogni anno, si indebiterà con la banca emettendo un’obbligazione pari ad una moneta aggiuntiva. A fronte dunque di 4 monete che entreranno nel sistema il debito verso il banchiere sarà pari a 5. Dunque dopo 10 anni di questa politica avremo un debito con la banca pari a 50 monete di cui solo 40 immesse nel sistema economico (avremo dunque in totale 1040 monete coniate nella nostra realtà virtuale).L’economia comunque continua a crescere ma dopo dieci anni il banchiere ci convoca nuovamente spedendoci una bella lettera (Quella di BCE all’Italia nel 2011 vi ricorda qualcosa?) e stavolta ci dice “sei uno Stato cattivo, hai vissuto sopra le tue possibilità. Da ora in poi non potrai più fare deficit, anzi sbrigati a mettere il pareggio in bilancio in Costituzione, ma se lo farai ti consentirò di ripagarmi in comode rate sempre pari ad 1 moneta l’anno”.

Dopo aver ringraziato il generoso banchiere per i suoi congrui tassi d’interesse lo Stato alza subito le tasse e dice ai cittadini: “va bene signori, da oggi spendo 10 e tasso 10, non immetterò altra moneta, devo ridurre il debito!”. Ebbene già da questo momento in poi diventa matematicamente impossibile incrementare ulteriormente la ricchezza del paese, infatti la base monetaria calerà di ben 2 monete l’anno, quella dovuta al costo degli interessi pattuiti su quello che, a quel punto, prende il nome di debito pubblico e quella dovuta per il gas del buon Putin che va dritta verso l’estero ad aumentare la base monetaria Russa.

Ma lo Stato e’ costretto a fare di più. I cittadini si lamentano della stagnazione economica ed invocano un abbattimento massiccio delle tasse. Lo Stato allora chiede alla banca che gli risponde: “caro Stato abbassa pure le tasse ma devi diminuire anche la spesa, come ti ho detto non ti è concesso fare deficit”. Allora lo Stato dimezza la spesa pubblica e dimezza contemporaneamente le tasse.

Dopo dieci anni di tasse a 5 e spesa a 5 i cittadini si arrabbiano e dicono: “perché noi continuiamo a non crescere? Anzi qui abbiamo sempre meno moneta e ci siamo giocati anche la capacità di creare risparmio”. La risposta a questa domanda è molto facile: perché la quantità di moneta a disposizione scende ogni anno che passa per gli interessi sul debito e per il gas di Putin.

Lo Stato a quel punto corre ai ripari ed azzera addirittura la spesa pubblica riducendo le tasse a 2 sole monete, quelle necessarie a pagare l’interesse annuo ed il gas. I cittadini esultano, non abbiamo più tasse e portano in trionfo il leader maximo del momento, un tale Renzi Matteo. Ovviamente senza più spesa pubblica abbiamo perso Stato sociale e sanità ma siamo contenti perché abbiamo anche licenziato i dipendenti pubblici fannulloni e cassato il fenomeno corruzione, per le città si vedono caroselli, ora si! Cresceremo!

Ma nonostante ciò, magia delle magie, l’economia collassa ancor di più ed il Paese piomba in una recessione violenta. Come mai anche senza tasse nessuno consuma? Ovviamente perché manca l’unità di misura con cui scambiarci beni e servizi, la moneta. Lo Stato viene azzerato e tutta la moneta che non si è preso Putin per il gas finisce lentamente (o velocemente a seconda del tasso d’interesse!) in mano alla banca creditrice, la nazione viene sciolta e la banca diventa il nuovo Stato. Morale? La crescita e’ matematicamente legata alla quantità di moneta in circolazione e la moneta entra in circolazione con la spesa pubblica, anche con quella brutta e cattiva. Se abbiamo un debito da ripagare, anche portando a zero spesa pubblica e tasse noi moriremo in ogni caso, ed in ogni caso, anche qualora non avessimo debito senza aumentare la base monetaria circolante, non vi sarà mai crescita duraturaIl debito però, in un contesto come il nostro, diventa uno stupendo modo per fare in modo che la gente accetti festante lo smantellamento dello Stato perché convinta che il debito sia causato dalla spesa brutta e cattivaEbbene, come avete letto, questo è falso.

Il taglio alla spesa pubblica non crea ricchezza ma la sottrae, sempreCiò che crea ricchezza e’ quanta parte di quella spesa ci resta in tasca alla fine di ogni anno. In sostanza il problema è il differenziale (spread) tra spesa e tasse. Se non si spende più di quanto si tassa si muore.

A nulla vale il ricorso al credito privato (sentivo già l’obiezione). Cioè se ad un certo punto, nel nostro esempio a tasse e spesa azzerate, copro l’euro di interessi ed il gas di Putin contraendo debito privato per investimenti e consumi (i cittadini vanno dalle banche commerciali a chiedere prestiti) otterrò semplicemente, dopo un immediato ed effimero sollievo (dovuto all’aumento temporaneo della base monetaria), un’accellerazione della mia morte. Quando i creditori privati chiederanno il conto la mia base monetaria scenderà in misura maggiore a 2 e ciò in quanto si sarà aggiunta anche la componente del debito privato (che nella realtà odierna sconta tassi d’interesse ben più alti di quelli relativi al debito pubblico). Certo potrei diventare competitivo (abbassare i salari!) e fregare moneta alle nazioni vicine facendo export per frenare caduta della moneta circolante. Benissimo. Ma preghiamo allora che la nazione vicina non sia governata da imbecilli come noi ed aumenti costantemente la sua base monetaria perché, quando l’avremo portata via tutta, cominceremo nuovamente a morire.

Insomma a livello globale, a maggiore produzione, consegue la necessità di maggiore moneta per scambiare beni o servizi (appunto la moneta come alternativa al baratto) altrimenti l’economia si inceppa (e torni al baratto!). La domanda crolla. Anche a moneta costante non abbiamo speranze a causa della naturale propensione al risparmio ed ai naturali disequilibri che si creano nel libero mercato che comporterebbero comunque una conseguente rarefazione della moneta circolante o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione economica che nell’attuale modello reale, come sappiamo, ha effetti ben peggiori di quelli di questo banale esempio, comportando effetti di rarefazione monetaria più repentini e violenti. Insomma non c’è prezzo. Se si vuole crescere serve più moneta in circolazione, dunque serve che lo Stato spenda più di quanto tassa e se non vi piace la spesa pubblica perché assumiamo fannulloni (che però vengono a comprare nei vostri negozi ed in quelli dei vostri datori di lavoro!) provate con gli elicotteri, ma vi garantisco che a livello redistributivo non sarà un metodo intelligente.

Infine un’osservazione tecnica. Spendere 20 e tassare 20 a livello macroeconomico non è analogo a spendere 0 e tassare 0. Perché? Perché nel mercato si creano squilibri. Se io sono più bravo degli altri riuscirò a tenere per me più monete. Meritocrazia dirette voi. Certo meritocrazia, peccato che se siamo in 100 ed abbiamo 1000 monete in tutto, di cui 900 sono nelle mani dei 5 più bravi, gli altri 95 moriranno di fame…

Dunque, ad un certo punto, alcuni competitors arrivano a detenere talmente tanta moneta da causare, di fatto, la riduzione di quella circolante perché non riusciranno mai a spendere o reinvestire le enormi cifre che guadagnano. La situazione non sarebbe affatto diversa da quello che avverrebbe nel caso di un prelievo fiscale maggiore della spesa pubblica. Allora come fare ad impedire questi accumuli negativi per l’economia? Ovviamente con le tasse, se le tasse sono troppo basse gli squilibri saranno eccessivi, dunque ecco perché spendere 20 e tassare 20 è sempre meglio che spendere 0 e tassare 0.

Obiezioni possibili? Io affermo la necessità di un modello di spesa sempre e comunque a deficit (almeno nel lungo periodo) dunque è lecito chiedersi se l’emissione di troppa moneta darebbe luogo ad un aumento dell’inflazione con conseguente impennata delle vendite delle… cariole. Al fine del mio esempio francamente non mi interesserebbe visto che, sia in inflazione che in deflazione, se nel lungo periodo non riesco a spendere più di quanto tasso, ridurrò la moneta circolante e creerò sic et simpliciter miseria.

Ma ovviamente vi rammento comunque che l’obiezione è facilmente superabile visto che, in caso di spinte inflazionistiche, potrò effettivamente tassare più di quanto spendo (politiche anticicliche sono normali in economia) così sottraendo al sistema la moneta in eccesso oppure, idea delle idee, potrò ridurre la spesa pubblica sempre a tasse invariate (così la gente non si accorgerebbe nemmeno che gli tolgo moneta e prenderò più voti al prossimo giro. Infatti il popolo non comprende che tagliare la spesa è in tutto e per tutto recessivo quanto alzare il prelievo fiscale, anzi in realtà illustri economisti dicono anche che sia addirittura peggio visto i migliori effetti sul PIL del moltiplicatore monetario applicato alla spesa).

Faccio tuttavia rispettosamente notare che oggi siamo in deflazione (e non potrebbe essere altrimenti visto che è la ovvia conseguenza della poca moneta circolante) ed allora forse è meglio dire a quel bischero di Renzi che deve aumentare lo spread tra spese e tasse (fare deficit!) e che per farlo, l’unico modo, è riprenderci le chiavi di casa tornado alla sovranità monetaria ed economica perché indebitarci con il banchiere di turno, che ha unto gli ingranaggi della politica, è puro masochismo.

La mia ricetta? Banchiere e politico unto a San Vittore ed Italia di nuovo sovrana e libera di fare tutto il deficit necessario alla piena occupazione ed alla creazione di un risparmio diffuso. Ovvero un modello rispettoso della Costituzione. Art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Forse sarebbe meglio dire… era…

P.s. Putin mi sta simpatico e suggerisco un hashtag #renzianalfabetamacroeconomico

Tratto da:www.studiolegalemarcomori.it

Spesa pubblica, unica salvezza per il paese. Smettere di martellarci le gonadi aiuterebbe a sopravvivere…
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UE, Le Pen attacca la commissione Juncker: rapporti con le lobby, vergogna!

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

24 OTT – “Vergogna alla Commissione”, ha attaccato la leader del Front National Marine Le Pen prima del voto sul nuovo gabinetto Jean-Claude Juncker. “Con lei il peggio sarà una certezza”, ha insistito la leader nazionalista chiudendo il suo intervento. Prima aveva attaccato la squadra di Juncker per i suoi rapporti con le lobby: “per il settore finanziario ha nominato lord Hill, lobbista per metà della sua carriera, per l’euro il lettone Dombrovskis che ha attuato un piano di austerità brutale, per l’energia lo spagnolo Arias Canete che ha fondato due società che lavorano nel petrolio e che sono ancora in mano alla sua famiglia”.

“Un minimo di decenza in politica, almeno con le lobby”, ha insistito Le Pen, molto critica anche per il mandato negoziale sul TTIP.

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

UE, Le Pen attacca la commissione Juncker: rapporti con le lobby, vergogna!
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Ooooops L’Ungheria Approva South Stream…… (Della Serie Europa Unitahahahaha)

Pubblicato su 25 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, EUROPA

da Geopolitical Center

Con un emendamento alla legge energetica nazionale in discussione al parlamento di Budapest, il governo ungherese, guidato dal Primo Ministro Viktor Orban, autorizzerebbe la costruzione sul suolo nazionale del tratto di competenza ungherese del gasdotto South Stream.
La notizia mette nuovamente il govenro di Orban in rotta di collisione con parte dell’Unione Europea (Quella dei paesi non beneficiari di South Stream), che vorrebbe bloccare la costruzione dell’infrastruttura gasifera al fine di causare un danno diretto all’economia russa.
Il govenro ungherese ha invece stretto rapporti sempre più saldi, in campo energetico, con il colosso russo Gazprom, e quindi consequenzialmente con il Cremlino stesso.

E intanto oggi il colosso Russo Rosneft, oggi, si è detto pronto ad investire (ancora, dopo Saras e Pirelli) in Italia.

Le cose non sono come sembrano.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Ooooops L’Ungheria Approva South Stream…… (Della Serie Europa Unitahahahaha)
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SCIE CHIMICHE: L’ACCORDO SEGRETO DEI CRIMINALI BUSH & BERLUSCONI. SVELATI TUTTI I MISTERI E LE MENZOGNE TRA STATI “ALLEATI”

Pubblicato su 24 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

di Gianni Lannes
 
Veleni di Stati dal cielo. A rischio l’integrità ambientale, la salute umana e la libertà. Un’altra storia sotterranea, nebulosa, criminale. Sulle scie chimiche, grazie ad un' inoppugnabile ricostruzione giornalistica, ora non vi è più alcun mistero. Per dirla con Honoré de Balzac (Le illusioni perdute): «Dovete sapere che ci sono due storie: quella ufficiale, piena di menzogne, che insegnano a scuola, la storia “ad usum delphini”; e poi c’è la storia segreta, quella che contiene le vere cause degli avvenimenti, una storia ignominiosa». 

I militari hanno trasformato il Belpaese e l'Europa in una gigantesca camera a gas, grazie alle complicità istituzionali e all'omertà dilagante degli scientisti. Ecco quello che combinano ogni giorno, scaricando veleni nell'aria.
 
 

 

Le operazioni clandestine di aerosol sono state realizzate nei primi anni ’60 del XX secolo, ma hanno avuto un incremento decisivo in Europa, a partire dal 2002. I primordi dell’operazione di copertura erano insiti nella mente perversa di Edward Teller, inventore della bomba all’idrogeno, che sulla scorta del Memorandum Groves del 1943, consigliò di usare armi nucleari in regioni abitate per fini economici di
spopolamento. Teller è stato direttore emerito del Lawrence Livermore National Laboratory, dove furono elaborati i piani per le armi nucleari, biologiche e ad energia diretta. 

Nell’agosto 1997 Teller inviò un progetto in Italia, in un simposio svoltosi ad Erice sotto l’egida di Antonino Zichichi. Vale a dire: il suo proposito di usare l’aviazione civile per diffondere nella stratosfera milioni di tonnellate di metalli elettroconduttivi; ufficialmente per ridurre il riscaldamento globale. Teller ritenne che anche l’aviazione militare potesse essere usata per nebulizzare a bassa quota queste particelle tossiche nell'aria.  
   
 
Detto e fatto qualche anno più tardi, nel 2001, a seguito dell’accordo Italia-U.S.A. definito “Piano dettaglio accordo Italia U.S.A. sul clima”, correlato all'inganno universale del cosiddetto “riscaldamento globale”. Si tratta di accordi internazionali, indirizzati a costituire un alibi per le inevitabili violente mutazioni climatiche che la diuturna diffusione di metalli e polimeri in atmosfera ha determinato. Tra questi un innaturale “effetto atmosfera” indotto proprio dalle cosiddette “scie chimiche” e dalle emissioni elettromagnetiche. La stessa NASA, pur definendole in modo menzognero “contrails” ovvero “scie di condensazione”, imputa a queste coperture artificiali un riscaldamento anomalo della bassa atmosfera.

 

Il 19 luglio 2001 nel corso del G8 a Genova, durante la mattanza della pacifica popolazione giunta da gran parte d’Italia e l’omicidio di Carlo Giuliani - con il fascista Fini in cabina di regia - i capi di governo Usa (Bush George W. ) & Italia (Berlusconi Silvio) sottoscrivono un accordo segreto sulla sperimentazione climatica in Italia.  
 
 
 


Nel Belpaese come al solito non vi è traccia di un evento militare così pericoloso e compromettente per il sistema di potere. La popolazione viene mantenuta all’oscuro di tutto, mentre si mandano in onda disinformatori sgangherati, pennivendoli prezzolati e negazionisti quotati in tivvù.
 


  
 

 
 
Attingo le informazioni cruciali dalla White House e dal Dipartimento di Stato USA, anche se il "Clear Skies Iniziative" è top secret. Lo scandalo Watergate - fatto emergere da due giornalisti statunitensi - per fortuna ha aperto una breccia negli States: lì almeno la trasparenza politica è leggermente visibile, mentre nello Stivale è appunto solo apparenza cartacea. Ecco, tra l’altro, cosa è scritto nel sito web della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato a Washington, a differenza di quello che non compare nel portale di Palazzo Chigi e del Quirinale:
 
« On July 19, 2001, President George W. Bush and Prime Minister Silvio Berlusconi pledged that the two countries would pursue joint research programs on climate change and low-emission technology development. On January 22, 2002, the Italian Ministry of the Environment and Territory, the U.S. Department of State and the White Office of Science and Technology Policy agreed to promote scientific and technological cooperation…».
 
Dunque, cambiamenti climatici indotti e collaborazione, si fa per dire della serie USA l’Italia. Dalla documentazione delle autorità nordamericane emerge che in questa vasta operazione gestita in prima battuta dal Pentagono, dalla Nasa e dalla Nato, sono coinvolte addirittura le industrie e le multinazionali più inquinanti al mondo: Exxon Mobil, BP Amoco, Shell, Eni, Solvay, Fiat, Enel, eccetera. Tutti insieme appassionatamente, compreso il settore scientifico: università italo-americane, Enea, Cnr, INGV, Arpa e così via. Insomma, controllori e controllati. L’Enac addirittura ha partecipato ad un test "chemtrails" in Italia insieme a Ibm, ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Aeronautica e ovviamente Nato.
 
 
Nell’allegato 4 (“Cooperazione Italia-USA su scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici), oltretutto si legge:
 
«sviluppo di nuovi sistemi per la realizzazione di esperimenti di manipolazione dell'ecosistema che permettano di esporre la vegetazione a condizioni ambientali simili a quelle attese in scenari di cambiamento globale; 2. lo studio, l'analisi e la comprensione dei principali meccanismi di risposta della vegetazione e degli ecosistemi mediterranei ai diversi fattori di cambiamento (temperatura, precipitazioni ed aumento della concentrazione di CO2 atmosferica); 3. la quantificazione degli effetti complessivi del cambiamento sulla produttività e sulla vulnerabilità degli ecosistemi (fertilizzazione da CO2, variazione della disponibilità idrica ed aumento di temperatura). In dettaglio le attività saranno: 1. l'esecuzione di attività di ricerca eco-fisiologica su diversi siti sperimentali italiani dove vengono modificate artificialmente le condizioni ambientali a cui è esposta la vegetazione 2. l'approfondimento e la migliore conoscenza dei meccanismi di risposta delle piante attraverso la misura diretta dello scambio gassoso in condizioni di pieno campo 3. la verifica in campo di ipotesi sviluppate nell'ambito di esperimenti di laboratorio 4. la progettazione di tecnologie per la manipolazione delle condizioni ambientali con particolare riferimento al controllo della temperatura e della concentrazione atmosferica di CO2 Italia e Stati Uniti collaborano già da tempo su queste tematiche e hanno sviluppato insieme progetti di ricerca e metodologie sperimentali. Questo WP si inserisce anch'esso fra gli obiettivi del Progetto CARBIUS nella prospettiva di fornire elementi conoscitivi utili per prevedere le future traiettorie della risposta globale degli ecosistemi terrestri al cambiamento globale. Questa risposta sarà studiata ed analizzata in termino di produttività e di vulnerabilità con esplicito riferimento al futuro ruolo dei sink biosferici e alla loro capacità di sequestrare Carbonio...».
 
Se non c’è non niente di pericoloso per la salute collettiva, perché nascondere ed occultare? Forse perché la vasta e complessa operazione va ad intaccare i cicli biologici e compromette la qualità della vita. A livello politico l’iniziativa, almeno durante il Governo Berlusconi è stata gestita dal ministro Altero Matteoli, di professione ragioniere, ma anche dal redivivo Corrado Clini. A livello tecnico (CNR), in prima linea c’è soprattutto Franco Prodi, fratello di Romano Prodi. Lo stesso Franco Prodi che in un’intervista del giornale AAM TERRA NUOVA (numero 229 del 23 maggio 2008) nell’articolo intitolato “Allarme scie chimiche: cosa c'è di vero?” ha sostenuto ovviamente: 
«Non mi consta che esistano esperimenti militari con dispersione di aerosol, tanto meno a danno della popolazione. Se ci fossero, sono certo che noi l'avremmo comunque saputo».
 
Chi è Franco Prodi? Un lancio d’agenzia giornalistica, ai tempi dell’ultimo governo Prodi, informa che  «Il consiglio dei ministri di ieri ha confermato il professor Franco Prodi, fratello del premier, alla presidenza dell’Istituto del Cnr che studia la scienza dell’atmosfera e del Clima».  
 
Proprio nel l 2003 il ministro della difesa, Antonio Martino, ha autorizzato le forze aeree USAF a sorvolare lo spazio italiano per provvedere alle irrorazioni chimiche, come da accordo USA l'Italia. 

Tutto torna. Non a caso, il primo atto parlamentare (interrogazione a risposta scritta 4-05922) sull’aerosolterapia bellica in Italia  risale al 2 aprile 2003. Ed è stato indirizzato da un deputato dell’allora PDS, ovvero da Italo Sandi al ministro della Salute. Dopo 11 anni, quell’atto interrogativo non ha ancora avuto una risposta da ben 6 Governi tricolore (Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi). Matteo Renzi si è limitato ad annunciare in televisione (al programma Ballarò della Rai) addirittura il trattamento sanitario obbligatorio agli iscritti del Pd che si azzardano a parlare di scie chimiche). Insomma, censura di potere da rispedire al mittente. 
 
 
 
 

 
Anche una successiva interrogazione a risposta orale a firma degli onorevoli (PDS) Piero Ruzzante e Italo Sandi (interrogazione a risposta orale 3-02792 presentata lunedì 27 ottobre 2003 nella seduta 379 al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro della difesa, attende ancora una spiegazione dal Governo italiano.
 
 

 
Nel 2005 una risposta ambigua, menzognera e contraddittoria è stata fornita dal ministro della Difesa Antonio Martino.
 
 
 
Le leggi della fisica non sono mere opinioni. Le scie di condensa si formano notoriamente al di sopra degli 8 mila metri di altitudine, con meno 40 gradi centigradi e umidità inferiore al 70 per cento.
 
Anche l’interrogazione a risposta scritta 4-05994 depositata da Katia Belillo giovedì 20 dicembre 2007 nella seduta numero 262, e indirizzata al ministro della Salute, non ha avuto alcuna risposta dal governo di centro sinistra e dai governi di centro destra. Se è tutto a posto, e non c’è alcun problema, allora perché chi governa lo Stato non risponde a simili interrogativi?
 
A parte il ministro Alfonso Pecoraro Scanio - un verde di facciata - che ha fornito una spiegazione menzognera, al ministro Antonio Di Pietro in una trasmissione televisiva è scappato di bocca quanto segue:
 
 
 
Qui sotto riporto i termini esatti pronunciati da Antonio Di Pietro alla televisione locale Canale Italia. Parole con le quali egli ammette con evidente imbarazzo l’esistenza delle scie chimiche attribuendole, con un incredibile giro di eufemismi, all’attività militare delle basi USA-NATO presenti nel nostro territorio.
 
Domanda del telespettatore: Mi piacerebbe che lei facesse chiarezza davanti a tutti gli italiani e a tutto il Parlamento su due elementi fondamentali che assillano gli italiani, e poi vorremmo sapere come mai degli aerei della NATO ci sorvolano sopra la testa rilasciando scie chimiche con metalli pesanti e bario?
 
Di Pietro«Immediatamente, sul signoraggio bancario questo è uno scandalo davvero, il signoraggio bancario è peggio di un’ estorsione, è peggio di un’estorsione proprio perché legalizzato. Con riferimento invece alla questione degli aerei qui è un problema ancora più complesso; i nostri spazi, ma non solo i nostri spazi, i nostri siti marini e terrestri ancora oggi sono occupati (Soru sta facendo una grande battaglia), sono occupati da realtà militari non italiane. Ora, che ci debba stare dislocato nel territorio mondiale dei luoghi di ammassamento, accumulamento e detenzione, per l’amore di Dio, ma che debba essere tutto questo fatto senza nemmeno il coinvolgimento, noi in Italia non sappiamo neanche se e quante bombe atomiche abbiamo».
 
Conduttore della trasmissione: Pare che ce ne siano …
 
Di Pietro«Ce ne siano …».
Conduttore della trasmissione: Pare, si è parlato di Aviano, insomma …
 
Di Pietro: «Ma non è possibile che altri decidano per noi, è una limitazione di sovranità, dopo di che tutti noi dovremmo assumerci le nostre responsabilità, ci mancherebbe altro. Tutti quanti vorremmo, io sento dire molte persone, non ci deve stare … ho sentito anche in alcune discussioni di programmi la polizia deve essere disarmata; eh mi piacerebbe pure a me».
 
Mister Di Pietro non ha negato l’esistenza delle scie chimiche, e ciò nel linguaggio dei politicanti è già fin troppo esplicito, ma ha pure tirato in ballo le basi USA-NATO affermando che lì fanno quello che vogliono. Ha poi giustificato questa triste realtà facendo intendere che purtroppo, come la polizia ha bisogno delle sue armi, così gli eserciti hanno bisogno delle loro.
 
15 anni fa il Parlamento europeo con delibera A 4-0005/99 del 14 gennaio 1999 si e espresso contro le sperimentazioni HAARP (con base in Alaska-Usa ed impianti fissi e mobili diffusi in gran parte della Terra). Come si evince dal report 2013 dell’Agenzia europea per l’Ambiente “Air Quality in Europe”, il vecchio continente è pesantemente inquinato. La spettrometria e lo spettroscopia ha evidenziato nell’aria che i popoli europei respirano attualmente mistere di veleni tossici, aerosol di dimensioni microniche e submicroniche.
 
 
L’aerosolterapia bellica coattiva, infatti, ha pesanti ripercussioni sulla salute e sull’ambiente. Le sostanze tossiche utilizzate per le operazioni di aerosol sono composte da metalli, polimeri, silicati, virus e batteri. L’alluminio, notoriamente (un fattore determinante nell'Alzheimer) è una sostanza neurotossica che danneggia sia il sistema nervoso centrale, che i processi omeostatici cellulari. L’'intossicazione di metalli, soprattutto il bario, produce un abbassamento delle difese immunitarie. Alluminio e bario modificano il ciclo vegetale ed uccidono la flora batterica dei terreni. 
 
La diffusione in atmosfera di metalli pesanti come bario, alluminio, manganese etc. costituisce il colpo finale all’ambiente ed alla salute umana, giacché questi elementi chimici sono neurotossici e perciò inducono patologie neudegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer, la Sla, nonché leucemie, tumori, malattie respiratorie gravi come la bronchiolite costrittiva.
 
   
 
 
 
 
L’unico punto ancora determinare è il livello di inquinamento e il grado di compromissione della salute collettiva. Che influenza che le operazioni di scie chimiche dal 2003 ad oggi hanno avuto sulla salute pubblica e sulle singole persone, in particolare a danno dei bambini? Quali malattie infettive dell’apparato respiratorio sono state già provocate dalle scie chimiche? Quali allergie sono state scatenate dall’intossicazione acuta e cronica da metalli pesanti?
 
La Corte costituzionale con la sentenza del 24 maggio 1977 numero 86 ha sancito che «il segreto può trovare legittimazione solo ove si tratti di agire per la salvaguardia di supremi, imprescindibili interessi dello Stato (quali l’indipendenza nazionale, l’unità e indivisibilità dello Stato, la democraticità dell’ordinamento), la Corte dichiara che mai il segreto potrebbe essere allegato per impedire l’accertamento di fatti eversivi dell’ordine costituzionale».
 
Naturalmente, non è il caso di questo avvelenamento di massa perpetrato per 12 anni, da chi controlla lo Stato italiano addirittura dall’estero, violando apertamente l’articolo 32 della Costituzione repubblicana, calpestando la Convenzione europea di Aarhus del 1998 (ratificata dalla legge dello Stato italiano 108 dell’anno 2001). 
 
Mister Napolitano Giorgio, siamo al redde rationem! 

 riferimenti:


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tratto da:http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/
SCIE CHIMICHE: L’ACCORDO SEGRETO DEI CRIMINALI BUSH & BERLUSCONI. SVELATI TUTTI I MISTERI E LE MENZOGNE TRA STATI “ALLEATI”
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La lettera dell'umiliazione: 'Governo italiano, hai 24 ore di tempo'

Pubblicato su 24 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Katainen, il volto glaciale della dittatura europea, scrive un ultimatum che riporta i funambolismi del governo Renzi al rango dei gesti inutili di chi non ha sovranità.

da memmt.info.

Tecnocrazia.

Qui il link alla lettera spedita dal commissario europeo Jyrki Katainen al governo italiano nel quale si chiede "l'aggiustamento" della Legge di Stabilità per tornare nel "sentiero" del budget di medio termine.

Si chiede, in altre parole, ancor più di tagli della spesa pubblica e nuove tasse.

Riteniamo le fondamenta di questa lettera, inviate da un signore non sottoposto a nessun giudizio elettorale, tipiche di una dittatura tecnocraticanella quale un Parlamento democratico e sovrano deve sottostare ad astratte indicazioni di budget da parte di un ente sovranazionale e non soggetto a controllo democratico.

Il governo italiano, se fosse dotato di autonomia e forza, dovrebbe fare carta straccia di questa lettera e occuparsi dei milioni di disoccupati e del disastro delle imprese italiane.

Il governo e il Parlamento italiano sono ridotti al rango di un proprietario di una casa che non riesce a fornire la giusta alimentazione ai propri figli e che si vede ordinare, da una persona che non è né suo amico, né parente, né formalmente proprietario dell'appartamento, una lettera contenente l'ordine di sistemare gli infissi e cambiare il portone di ingresso in poche ore. Se non lo farà, arriveranno le forze dell'ordine al suo posto.

E condurranno via i bambini, e si impadroniranno della casa.


Fonte: http://memmt.info/site/la-lettera-dellumiliazione-governo-italiano-hai-24-ore-di-tempo/#.

 
Tratto da:http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=111247&typeb=0&Loid=315&La-lettera-dell-umiliazione--Governo-italiano-hai-24-ore-di-tempo-
La lettera dell'umiliazione: 'Governo italiano, hai 24 ore di tempo'
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