Blog di frontediliberazionedaibanchieri

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il vero nemico di Stato e burocrazia si chiama federalismo

Pubblicato su 16 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

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Lunedì 7 Marzo grazie alla Società Svizzera e all’ Associazione Terra Insubre ho avuto il privilegio di ascoltare una straordinaria e commossa relazione

di Romano Bracalini. Titolo: “Carlo Cattaneo da Milano alla Svizzera”.

Con gli occhi lucidi Bracalini ha ricordato che Cattaneo, non ascoltato e criticato nel suo paese, aveva detto «io vivo nei tempi che verranno». Mi è sembrato di vederlo, grazie anche alle diapositive proiettate dal presidente di Terra Insubre Marco Peruzzi, mentre scuoteva la testa discutendo sconsolato di monarchia, di Cavour , o di quell’accusa di «volere l’Italia in pillole». Immagino la sua gioia se oggi fosse qui e potesse leggere assieme a noi che fare politica è un servizio alla collettività, non una professione: «I 246 membri del Consiglio nazionale e del consiglio degli Stati dedicano al mandato parlamentare buona parte del proprio tempo di lavoro. Generalmente oltre al ruolo di parlamentare , svolgono anche una attività professionale. Il fatto di assumere compiti e mandati pubblici in quanto attività accessoria viene definito in Svizzera sistema di milizia» (pagina 30 dell’opuscolo “La Confederazione in breve 2014”.www.admin.ch). Lui che si era rifiutato di mettere piede in Parlamento nel 1860 (Torino) e nel 1867 (Firenze) non (solo) per evitare di giurare fedeltà al re , ma per una scelta di rifiuto esistenziale. “Italia in pillole”: è una accusa ripetuta anche oggi a quei pochi che provano a parlare seriamente diFederalismo. Si tratta di cambiare il pensiero prima di cambiare il mondo: Mazzini suggeriva di comperare armi, Cattaneo scriveva che quei soldi dovevano essere usati per attività educative.

Ecco il punto: il Federalismo non è un mero programma politico o una corsa dietro a qualche Euro in più o in meno. Il Federalismo è una prospettiva sotto la quale si vede e si interpreta il mondo . Si tratta della ricerca di unità nella molteplicità.

In Svizzera i “tempi che verranno” di Carlo Cattaneo sono nella Costituzione , che viene aggiornata spesso anche dal Popolo con strumenti di democrazia diretta. Quella Costituzione non comincia con l’articolo uno ma con cinque premesse.

Eccone una: “Il Popolo svizzero e i Cantoni …determinati a vivere la loro molteplicità nell’unità, nella considerazione e nel rispetto reciproci”. Molteplicità: un signore di Interlaken è diverso da un signore del Canton Ticino, esattamente come un veneto di Motta di Livenza è diverso da un toscano di Rignano sull’Arno, da un calabrese di Soveria Mannelli o da un siciliano di Sciacca. Non migliore o peggiore, ma diverso si.

Ed ecco il Federalismo. L’articolo 3 della Costituzione Svizzera è intitolato Federalismo e comincia con le parole «I Cantoni sono sovrani». L’essenza di una Costituzione Federale non sta tanto nel numero di funzioni spostate nella “periferia”, quanto nella capacità delle unità territoriali, che devono essere sovrane a tutti gli effetti sul proprio territorio, con competenze irrevocabili, di «resistere alla naturale tendenza espansiva del potere centrale». Il 9 Settembre 2013 il Corriere della Seraaveva pubblicato un articolo di Dario di Vico intitolato Imprenditori delusi. Addio al federalismo. Il sondaggio del seminario: ormai il decentramento è diventato burocrazia. Ma Federalismo e decentramento sono due cosePagliarini assolutamente diverse. Il decentramento lascia intatta la sovranità dello Stato centrale. In un sistema Federale la sovranità è degli enti territoriali. Lo stato centrale è al loro servizio e svolge i compiti che gli enti territoriali e i cittadini gli delegano.

Dunque si tratta di “diversi”, ognuno sovrano a casa sua , che lavorano assieme per i cittadini e per le generazioni future. Invece di «litigare per gestire il potere” i partiti politici svizzeri, dove il Federalismo è nel DNA, “lavorano assieme per i cittadini e per le generazioni future».

Bene, allora usiamo la campagna elettorale che comincia in questi giorni per cercare di cominciare a vedere almeno i confini di quei “tempi che verranno” nei quali ha vissuto Carlo Cattaneo. Come? Ecco, io non so per chi voterò, ma so per chi non voterò. Non voterò per quelli che invece di dire cosa vogliono fare non fanno altro che parlare male degli altri, dei “diversi”, dei nemici. Ma perché in politica non si lavora assieme per i cittadini. Perché si parla di “combattere” invece che di “ragionare”? Perché tutti sentono il bisogno di avere o di inventarsi dei “nemici”? Il motivo è che da noi la politica non è “milizia” al servizio dei cittadini ma un “mestiere”, e di conseguenza ogni energia è sempre e solo al servizio del “Dio voto”.

Tratto da: http://www.lintraprendente.it

 

Il vero nemico di Stato e burocrazia si chiama federalismo
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Attività solare, ionosfera e geoingegneria clandestina

Pubblicato su 16 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

Si moltiplicano gli allarmi degli astrofisici circa le aberrazioni dell’attività solare che si manifesta attraverso flares, eiezioni di massa coronale, filamenti etc. Pare che abbiano ragione gli scienziati russi e l’astronomo non accademico Eric Dollar [1]: essi da tempo paventano un indebolimento dell’attività solare, concomitante con la disgregazione del campo magnetico, in passato connesso al minimo di Maunder, quindi ad una diminuzione delle temperature globali. 

Alcuni esperti ritengono che i fenomeni sismici e vulcanici sempre più frequenti ed intensi siano da collegare alle anomalie del Sole. Noi riteniamo, invece, che in molti casi i terremoti, il cui ipocentro è superficiale, siano dovuti ad “esperimenti”, in particolare alla manipolazione della ionosfera e degli strati di atmosfera inferiori. 

La ionosfera è, considerando le irregolarità dell’attuale ciclo solare, cominciato nel gennaio del 2008, la chiave per comprendere l’intensificazione delle operazioni chimiche nei nostri cieli. E’ noto, infatti, che la ionosfera, formata da plasma (il quarto stato della materia in cui agli atomi sono strappati gli elettroni da potenti emissioni di energia) è indispensabile, grazie alle sue caratteristiche fisiche, per la trasmissione dei segnali radio in ambito sia civile sia strategico. 

 

Sappiamo anche che la ionosfera è, per dir così, alimentata dall’attività solare. Se essa si affievolisce, la ionosfera tende ad indebolirsi: i militari hanno risolto il problema trasformando l’atmosfera, anche a bassa quota, in una sorta di plasma, soprattutto attraverso la dispersione di bario e di altri elementi elettroconduttivi come l'alluminio, ilmanganese, il litio ed il supermagnetico stronzio. Così sopperiscono alla perdita di efficacia sopra descritta. Perciò, se il Sole non uscirà dal suo “letargo”, dobbiamo attenderci un ulteriore parossismo nella micidiale “aerosolterapia”. 

Correlare i fenomeni naturali agli interventi “umani” ci permette di comprendere il quadro complessivo ed altresì di concludere che la tecnologia, con il letale connubio tra sistemi H.A.A.R.P. ed irrorazioni, tende a prevalere sulla Natura: infatti il presente stato della nostra stella dovrebbe indurre una piccola era glaciale, laddove tale tendenza non è ancora visibile. Semmai si rileva un caos meteorologico e climatico su cui ci siamo già soffermati, per analizzarne origini, caratteristiche e conseguenze. 

[1] Dichiara l’astronomo Eric Dollar:
Sono cicli di ventidue anni, di inattività e di attività. Un ciclo cominciò agli albori del Rinascimento. Un picco si verificò durante la Seconda guerra mondiale ed ora nel ciclo 24 il Sole si addormenta, non crea la ionosfera, come se le fasi solari stessero per finire. Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l’astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà ‘morto’? L'ultimo minimo è stato da primato: l’emissione energetica non è mai scesa sotto 60, mentre questa volta ha toccato 58 sicché non si poteva comunicare".

Tratto da: http://www.tankerenemy.com
La flessione nelle prestazioni nelle comunicazioni ionosferiche fornisce un'indiretta indicazione per quanto concerne le attività di geoingegneria spacciate come "solar radiation management", volte a mitigare gli effetti dell'attività solare. In realtà sarebbe il contrario, ossia le operazioni di aerosol sarebbero finalizzate al mantenimento di una coltre elettroconduttiva utile a bilanciare la diminuzione di efficienza dello strato ionosferico.
Tratto da: http://www.tankerenemy.com
Attività solare, ionosfera e geoingegneria clandestina
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Cresce di ora in ora l’allarme ebola in Sicilia

Pubblicato su 16 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Cresce di ora in ora l’allarme ebola a Lampedusa. Proprio ieri sera sulle banchine del porto di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, sono arrivati 108 clandestini provenienti dall’Africa. I migranti sono stati soccorsi dalla marina militare. Ma nei centri vicini esplode la paura per possibili contagi di Ebola.

Le autorità sanitarie dunque al momento escludono qualunque focolaio di infezione a Lampedusa, in Sicilia, ma nelle prossime ore è prevista un’altra ondata di migranti: circa seimila, pronti a salpare dalle coste maghrebine.

Mentre dall’Africa è in corso una fuga a causa del’epidemia di Ebola, sale la paura di contrarre il virus. Anche perché procedere all’identificazione dei migranti che arrivano sembra un’operazione ai limiti dell’impossibile.

La Sicilia rischia dunque di essere impreparata a fronteggiare quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come la più grave epidemia degli ultimi anni. L’epicentro della nuova infezione è la Guinea, dove dal 7 aprile sono stati registrati oltre 100 decessi.

L’Asp di Agrigento, insieme alla Marina Militare, ha precisato che tutti gli immigrati vengono controllati accuratamente a bordo dei pattugliatori.

 

http://www.siciliainformazioni.com/92794/cresce-in-lallarme-ebola-in-sicilia

Tratto da: http://terrarealtime.blogspot.it

Cresce di ora in ora l’allarme ebola in Sicilia
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COMUNICATO DEL 15 APRILE 2014 di BARBARA BENINI CHIAVEGATO

Pubblicato su 16 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Si è tenuta oggi presso il tribunale di Brescia l'udienza di riesame, l'udienza è durata circa cinque ore e i difensori di Lucio Avv. Luca Pavanetto e Rosa Parenti hanno ribadito assieme agli altri avvocati sia le questioni di carattere preliminare come la competenza, sia sono entrati nel merito della vicenda per dimostrare che le intercettazioni e le conversazioni ambientali captate confermano l'estraneità di Lucio e dei suoi amici dai fatti contestati.

Prosegue lo sciopero della fame e siamo ormai a due settimane con una perdita di peso pari a 8 kg, Lucio però non si arrende e porterà la sua battaglia politica pacifica e rispettosa delle norme sino alla fine.

La magistratura di Brescia per legge ha 5 gg per rispondere

Speremo ben

W san Marco

Barbara Benini Chiavegato

Maggiori informazioni http://www.comunita-ipharra.it/news/comunicato-del-15-aprile-2014-di-barbara-benini-chiavegato/

COMUNICATO DEL 15 APRILE 2014 di BARBARA BENINI CHIAVEGATO
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PRIMI AVVISI DI GARANZIA PER IL 9 DICEMBRE

Pubblicato su 16 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POPOLI LIBERI

Brutte notizie per chi ha partecipato attivamente alla protesta del 9 dicembre.

Arrivano purtroppo le prime conferme su quello che sta accadendo sul territorio in queste ore.
La Digos sta incominciando a distribuire, come fossero caramelle, avvisi di garanzia senza che qualcuno abbia commesso un reato, praticamente ti schedano ... per le intenzioni !


Ricordiamo che tutti i presidi sono stati avallati da questure e prefettura di appartenenza, in pratica lo stato italiano per mezzo della digos sta schedando ed identificando previo avviso di garanzia gli individui che hanno partecipato attivamente al 9 dicembre senza che essi abbiano commesso il ben che minimo reato sia penale o civile. Rilevano le generalita' con i piu' potenti mezzi tecnologici, neanche ci fossero tra loro portari di Ebola !
Siamo in regime di dittatura in stile Ceacescu !!!
Per i venetisti , pugno ancora, piu' duro, la digos pretende le generalita' dei partecipanti anche su convegni e meeting che abbiano come tema l'indipendetismo .

Tratto da: www.popoliliberi.it

PRIMI AVVISI DI GARANZIA PER IL 9 DICEMBRE
PRIMI AVVISI DI GARANZIA PER IL 9 DICEMBRE
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Frantumare il mondo: a chi serve la macchietta Renzi

Pubblicato su 15 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Se avete visto il magnifico e sconvolgente “The wolf of Wall Street”, di quel bimbo di Andersen (“Il re è nudo”) che è Martin Scorsese, avrete compreso l’affinità antropologica tra quei cannibali e il loro sottoprodotto al mandolino, Renzi. Ma, per capire il modello che stanno mettendo in opera, conviene fare un breve elenco dei tratti fisiognomici di una classe di criminali che ha imperversato sulle Americhe e poi sul mondo dalla Mayflower in qua. Dal genocidio degli indio-americani a oggi, gli Usa hanno superato qualsiasi altro Stato della storia per numero di guerre e vittime; in media unaguerra all’anno, sempre portate, mai ricevute. Dal 1945 al 2014 sono intervenuti militarmente in 90 paesi. Attualmente sono impegnati con forze speciali, Ong, quinte colonne, bombardieri e droni, colpi di Stato effettuati o tentati, sanzioni, destabilizzazioni e mercenariato surrogato, in 135 paesi.

I serial-mass-killer insediati nella Casa Bianca dal 1991 hanno ammazzato 3 milioni in Iraq, 40 mila in Afghanistan, 4000 in Serbia, 100 mila in Libia, 130 Fulvio Grimaldimila in Siria, migliaia in Pakistan, Yemen, Somalia. Altri milioni li hanno fatti uccidere da proconsoli e ascari in Ruanda (dove si sono confrontati Francia e Usa per chi facesse scannare più hutu), Congo, Mali, Rac, Latinoamerica. E abbiamo saltato Vietnam, Corea, Centroamerica. Con il 4% della popolazione mondiale contano per il 75% dell’inquinamento globale, l’80% del traffico e consumo di stupefacenti e il 65% dell’acqua dolce del mondo è stata avvelenata dagli agro-tossici Usa. Ogni anno la polizia Usa uccide più di 5.000 persone disarmate. Con 2,5 milioni di detenuti, sono il paese con il più alto tasso di carcerazione del mondo. Lo 0,01 più ricco possiede il 23% della ricchezza nazionale, il 90% più povero il 4%. La loro teoria economica chiamata “crisi” ha procurato al 3% un più 75% di ricchezza, alle multinazionali più 171%.

Una macchina da devastazione, saccheggio, terrorismo e morte che, nel nostro paese, ha espettorato una serie di zombie addestrati a tirarsi uova marce di giorno e banchettare insieme di notte, come dal ‘700, sotto varie denominazioni, partito repubblicano e partito democratico nordamericani insegnano. E, come in ogni teatro di marionette che si rispetti, i pupi si scambiano i ruoli, a seconda delle temperie e delle urgenze di “cambiamento” e “innovazionie”, da Bertinotti a Renzi, da Occhetto a Letta, da Berlusconi ai fascisti dichiarati. Di questo avvicendarsi di parti in commedia oggi vediamo l’espressione più chiara, del tutto de-mimetizzata: il blob che si definisce centrosinistra, socialdemocrazia, rappresentante di classe operaia e ceti popolari, mette in campo un manipolo di trucidi e sciacquette che soffiano al finto avversario il modello Chiesa-Wall Street-Pentagono-mafia; gli altri, mutati da grassatori, puttanieri, ladri, in “moderati”, saltano il fosso e si pretendono a fianco di operai, ceti medi scarnificati, euroschifati e perfino Putin.

Di tutto questo l’incarnazione più lineare è il capobastone del Colle, transitato dagli inni ai carri sovietici di Budapest a quelli agli F-35 Usa. E’ vero che il sangue nelle vene di costoro, se non intorbidito, si deve essere un bel po’ diluito, se riusciamo a resistere in poltrona davanti a certi vaudeville, oltre a tutto sempre più Grand Guignol. Con, per opposizione, solo una ruspa truccata da tanko di chi si vorrebbe fare lo stesso spettacolo tutto da solo. Lo stupefacente e agghiacciante fatto che un saltimbanco, incolto e abissalmente ignorante, spargitore di fuffa tossica, manifestamente imbroglione e bugiardo al solo sguardo volpino da pusher, al solo arricciarsi della boccuccia a culo di gallina, possa aver affascinato, interessato, anche solo incuriosito, questi vasti pezzi di società italiana (fuori se la ridono), è la dimostrazione di cosa ci La protesta No-Tavhanno fatto vent’anni di vaudeville berlusconiana, con la stuoina “centrosinistra” a fargli strofinare le scarpe.

Il volgare e mediocre Stenterello schiamazzone, accademico ineguagliato di populismo, restauratore mascherato da rottamatore, confezionato con un tweet di Bilderberg e carburato da euro-merda e cianuro, ha fatto meglio in pochi mesi di Andreotti in quarant’anni. Si permette di definirsi rullo compressore e, pur essendo di cartone, l’ignavia di massa gli consente di fare il lavoro dello schiacciasassi che tutto asfalta e sotto cui niente vive. Assimilata la pseudo-opposizione parlamentare sindacale e mediatica, quella residua delle istituzioni e dell’intelletto è considerata stravaganza di comici e, insistendo in piazza, eversione e terrorismo (vedi No Tav o No Muos). Nessun Mussolini, nessun Hitler e nemmeno i falsari elettorali delle democrazie borghesi avrebbero avuto la protervia di presentarci una legge elettorale così spudoratamente da roulette truccata con la calamita sotto. Una legge che vieta agli elettori di scegliere i loro rappresentanti, che, escludendo da ogni voce in capitolo milionate di cittadini, dà, alla tibetana, potere di vita e di morte sui sudditi a chi arriva al 20% del 50% di italiani che votano.

Neanche la Gorgone Fornero, del rettilario bancario, avrebbe osato sognare la socialdemocratica riduzione in panico e schiavitù delle generazioni presenti e a venire, grazie ai 36 mesi a tempo determinato, a zompi intervallati di 4 mesi, dopodiché fuori dalle palle e sotto un altro. Infine, per elevare l’indispensabile tasso di criminalità, il bellimbusto pitocco fa passare una legge sulla custodia cautelare che esime dal gabbio quelli che, forse, si beccherebbero fino a 4 anni, cioè in prima fila i compari elettori e finanziatori dai colletti bianchi. Dopo l’avvenuta evirazione dei Comuni, abolizione delle provincie per collocare negli enti sostitutivi altri 30 mila clienti, come dimostrato dai Cinque Stelle, ma soprattutto per togliere di mezzo gli organismi intermedi di rappresentanza, potenzialmente più vicini al territorio e più distanti dalle cosche apicali. Obliterazione, grazie allo tsunami propagandistico dei “costi della politica”, di quell’istanza d’appello e di controllo che è il Senato. La sua scomparsa, per risparmiare, dicono, 300 milioni (fatti passare per 1 miliardo) ci costerà quanto costò alle libertà romane, nel passaggio dalla Repubblica al Principato, il Senato trasformato in innocua camera di compensazione di latifondisti e usurai. Riduzione delle pene per il voto di scambio, per chi si fa comprare – e obbligare – dai voti procurati dall’altra criminalità, a conferma dell’unità di gestione aziendale di Stato e mafia.

Mascherine da festa cotillon che si agitano ai piani bassi dei palazzi dove, in alto, si scatenano i lupi mannari di Wall Street. Rispetto a quella realizzata nel ‘22, la loro dittatura in fieri parrebbe l’avanspettacolo di Bonolis a fronte di una tragedia di Euripide. Ma le cose stanno molto peggio. Rispetto ai triumviri e federali di Mussolini, ai gauleiter e feldmarescialli di Hitler, fenomeno assediato dal resto del mondo, questi sono i tentacoli di una piovra gigante che abbranca mezzo emisfero, tre quarti di tutte le bombe atomiche, mezzo patrimonio produttivo e finanziario, le tecnologie di controllo e soppressione più avanzate e la complicità del più potente istituto per la manipolazione religiosa di coscienze di tutti i tempi. A proposito di quest’ultimo, capeggiato oggi dal quasi-santo Francesco, a strappare i veli dall’umile buonismo esibito da costui basta la pronuncia della gerarchia cattolica del Venezuela, capeggiata dal nunzio nominato dal papa, Parolin, avverso al “despota” Maduro, e a sostegno delle bande di terroristi scatenati dalla Cia contro la nazione bolivariana. Oscenità imperialista che si affianca alla nomina a consigliere del papa di Oscar Maradiaga, primate dell’Honduras e complice di quei golpisti che proseguono nella strage di oppositori, contadini e indigeni. Fin dal suo primo “buonasera”, si sarebbe dovuto capire Bergoglioche il Bergoglio silente tra i generali argentini sarebbe stato l’anti-Chavez dell’America Latina.

Del rilievo dato al burattino italiota dalla strategia del Nuovo Ordine Mondiale sono stati testimoni gli augusti visitatori che si sono precipitati a Roma a completare l’agenda che a Renzi era stata commissionata nei giri per Londra, Berlino, Bruxelles e Parigi. Per Obama, d’intesa con il proconsole sul Colle, è stata la consueta intimazione-consacrazione del vassallo di turno. Per la regina Elisabetta è stato il rinnovo del patto tra classe dirigente italiana e la secolare loggia Rothschild-Windsor, sancito nel 1992 in forma definitiva sul suo yacht “Britannia”, quando emissari come Soros, Draghi, Andreatta e bancari vari, concordarono con Ciampi e poi Amato e Prodi la privatizzazione dell’Italia e la sua riduzione a piattaforma mediterranea di guerre d’aggressione e a hub del traffico di energia e stupefacenti, terra di rapina per multinazionali perfezionata nel Ttip, “Partneriato Transatlantico per Commercio e Investimenti”.

Prima mossa domestica, capitoletto dell’ordine di servizio imperiale eseguito in Ucraina, Venezuela, Iran, Siria, non i soli F-35, ma la messa fuori gioco di Paolo Scaroni, ad dell’Eni. Non si tratta di compiangere un lestofante, con stipendio milionario, che s’è aperto la strada verso giacimenti e rotte petroliferi in tutto il mondo a forza di creste e tangenti. Così fan tutte ed è la condizione in questo mondo di merda per assicurare al tuo paese rifornimenti energetici. Specie se di fornitori incorrotti ne hai solo uno, il Venezuela e quell’altro onesto, la Libia, l’hai regalato ai terroristi Al Qaida. E per farcene prevedere la detronizzazione basterebbe la corifea delle banche (“basta col contante, tutto per via bancaria”), Milena Gabanelli, con la sua ossessiva denuncia delle malefatte del capo dell’Eni, in “profonda sintonia” con l’avversione al tipo da parte di governanti e petrolieri angloamericani, per le libertà che si prendeva nel saltare, insieme a russi, iraniani, africani e centroasiatici, i tubi del petrolio e del gas sotto controllo Usa. Per molto meno Enrico Mattei e Giorgio Mazzanti furono fatti fuori, uno per attentato, l’altro per scandalo.

Sette sorelle, vecchie, ma sempre arrapate. In un sistema in cui i petrolieri texani devono tenere in mano il rubinetto dell’energia e neutralizzare, come predica Brzezinski, demonio all’orecchio di Obama, Bush, Clinton, Reagan e Nixon, la fisiologica tentazione europea verso l’orizzonte euroasiatico, uno come Scaroni risulta incompatibile. Ci vogliono, come per la Jugoslavia, quinte colonne imperiali che contribuiscano alla debolezza e subalternità del proprio continente e dei suoi singoli Stati. Renzi è perfetto. Il frenetico tour di Obama tra i valvassori europei e partner del Golfo va visto in sinergia con le mattanze in atto in Afghanistan, avamposto asiatico anti-russo, il caos creativo del terrorismo nel Pakistan nucleare, le stragi da droni in Somalia e Yemen, capisaldi geostrategici non normalizzati, lo sminuzzamento della Siria antisraeliana, come prima della Libia, le spedizioni degli ascari francesi nel Sahel dell’uranio e del petrolio, lo spolpamento dell’Ucraina dagli enormi terreni da assegnare alle multinazionali del cibo e dell’agrocombustibile e dei Napolitano con la regina Elisabettamissili da piazzare sui piedi di Putin, lo scatenamento del naziterrorismo contro il Venezuela bolivariano.

E’ in gioco una dittatura mondiale, fatta gestire agli Usacon stampelle anglosassoni che, attraverso il controllo del rubinetto dell’energia, regoli i rapporti di forza globali. Il Pakistan e l’Iran non devono realizzare l’oleodotto che li unirebbe. Iran, Iraq e Siria non si sognino di approvvigionare, con una nuova pipeline, l’Europa. Russia ed Europa non devono collegarsi tramite i due tubi “North Stream” e “South Stream”. Il Venezuela la deve smettere di assicurare a basso prezzo e con notevoli ricadute politiche e sociali i paesi poveri dell’area e, magari, domani l’Europa. I recentemente scoperti enormi giacimenti di gas nel bacino est del Mediterraneo devono essere sottratti a titolari come Siria, Libano, Gaza, Egitto (apposta paralizzati da costanti fibrillazioni indotte) e Cipro e messi tutti sotto controllo israeliano. Ovunque, in questi fastidi recati a “Big Oil”, c’è stata anche lo zampino dell’Eni di Scaroni (“Senza il gas russo siamo nei guai”). Tutti i percorsi indicati lacerano per il lungo e per il largo la rete sotto controllo anglo-franco-statunitense, solleticano l’insubordinazione dell’America Latina, legano Europa ai detestati Russia e Iran, garantiscono i rifornimenti alla secca Cina.

Fratturare il mondo? Lo strumento si chiama scisti. Il metodo per estrarli dal sottosuolo, “fracking”, fratturazione idraulica. L’esito, la destabilizzazione del pianeta dalle profondità alla superficie, l’inquinamento delle falde e dei terreni attraverso l’immissione forzata di enormi quantità d’acqua mista a sostanze chimiche tossiche che spaccano la roccia e liberano le riserve fossili. E, come sperano, la graduale riduzione dei flussi dagli Stati indipendenti, sostituiti dal gas liquefatto che dai destinatari deve poi essere rigassificato. Costi di gran lunga superiori all’estrazione dai giacimenti e perfino alle energie rinnovabili (quelle che i petrolieri raccomandano a Sgarbi di demonizzare) e, perciò, uso della potenza militare, di cecchini Renzi e Obamanazisti, tagliagole jihadisti e vicerè obbedienti, per imporne  l’inconveniente adozione.

Il commercio tra Europa e Russia è 10 volte quello tra Europa e Usa. L’Europaorientale trae un terzo della sua energia dalla Russia e una bella fetta dall’Iran. L’Italia quasi metà, con il resto che arriva dall’Algeria, anche per questo in costante guerra di bassa intensità con le armate di complemento jihadiste, non più dalla Libia, e da fonti minori. Berlino ha 6.000 aziende operanti in Russia. Unica a far valere questa situazione è la Germania, che tenta una resistenza sia alle sanzioni a Mosca, sia alla deriva nazista dell’Ucraina favorita dagli Usa (il suo candidato al governo di Kiev era il “moderato” Klitschko, “fottuto”, nelle sue stesse parole, dalla sottosegretaria Usa, Nuland, con il candidato amerikano Jatseniuk). Renzianamente, Obama  (vengono tutti dalla stessa caverna) ha promesso a noi e agli altri bischeri europei tanto gas dai suoi scisti da farci rinunciare a quello finora preso dalla Russia. E’ vero che le riserve nordamericane sembrano vaste e sono già fratturate da migliaia di trivelle (con altrettante rivolte della popolazione locale).

Ma se l’Europa ha un po’ di rigassificatori per il gas liquefatto negli Usa, questo paese non dispone neanche di un solo liquefattore. Nella migliore delle ipotesi il gas da scisti arriverà in Europa fra quattro anni, convogliato dal primo liquefattore costruito, capace di spedirci la miseria di 4 miliardi di Bcf di gas al giorno. Basta appena per il Belgio. E ricordiamo: il fracking  per scisti incastrati tra rocce da far esplodere, e che dovrà col Ttip essere imposto a un’Europache già si è dichiarata disponibile e ha iniziato a spaccare il sottosuolo (anche  in Italia), sarà costosissimo e quindi provocherà ribellioni tra i consumatori. Sconvolge la pancia della Terra con l’immissione forzata di gigantesche quantità d’acqua – in prospettiva della guerra dell’acqua che si sta per scatenare in tutto il pianeta – e conseguente rottura verticale e orizzontale di ciò che stabilizza i nostri piedi e le nostre case. Scarseggerà l’acqua per bere, per irrigare, per tutto, e conflitti e mega-migrazioni sconvolgeranno quel che resta della stabilità globale.

(Fulvio Grimaldi, estratti dall’intervento “Il fracking di Renzi e quello di Obama”, dal blog di Grimaldi dell’8 aprile 2014).

Tratto da: www.libreidee.org

Frantumare il mondo: a chi serve la macchietta Renzi
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Affari loschi degli USA, sterilizzazione per ridurre la popolazione

Pubblicato su 15 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

 

Pandemie fittizie, leggi sulla vaccinazione coatta. Non è che la preparazione alla sterilizzazione totale della popolazione "superflua" della Terra. Nel 1989 è stato desecretato il Memorandum-200, compilato nel 1974 da Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale degli USA. Il suo tema era la crescita della popolazione nel mondo e le sue conseguenze per la sicurezza degli USA e i loro interessi all'estero.

Proponendo le misure per una notevole riduzione della popolazione Kissinger ha scritto:

Il mondo dipende sempre di più e di più dalle forniture minerarie dai paesi in via di sviluppo, e se un rapido accrescimento della popolazione disturba le loro prospettive dello sviluppo economico e del progresso sociale, l'instabilità che ne consegue può minare le condizioni per la produzione allargata e per il sostegno di un flusso ininterrotto di tali risorse.

Per accelerare al massimo l'avanzamento verso la stabilità della popolazione si proponeva di prestare attenzione ai tredici paesi in via di sviluppo delle aree più ricche di risorse del pianeta: India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Tailandia, Egitto, Turchia, Etiopia e Colombia. Il Memorandum-200 proponeva una drastica riduzione della popolazione di questi paesi ciò che permetterebbe agli USA di sfruttare le loro risorse minerarie.

Il piano segreto di Kissinger è stato immediatamente messo in pratica. La sterilizzazione è diventata il mezzo più popolare di contraccezione nell'America Latina durante il periodo degli anni 1980 – 1990. All'inizio degli anni 1990 il Ministero della Sanità brasiliano ha avviato l'inchiesta al riguardo delle informazioni sulla sterilizzazione di massa delle donne brasiliane. E' stato accertato che circa il 44% di tutte le donne brasiliane in età compresa tra 14 e 55 anni sono state regolarmente sottoposte a sterilizzazione. La sterilizzazione è stata praticata da diverse organizzazioni e agenzie, delle quali soltanto poche erano brasiliane. International Planned Parenthood Federation, l'americano Pathfinder Fund, The Association for Voluntary Surgical Contraception — tutte operavano sotto l'egide dell'americana United States Agency for International Development (USAID) del Dipartimento di Stato degli USA. Entro il 1989 il governo brasiliano, inizialmente convinto sostenitore di questo programma, motivato dalla lotta alla povertà, ha dichiarato alla USAID che i programmi della sterilizzazione sono diventati "eccessivi e inutili". Secondo alcune informazioni, nel loro ambito sono state sterilizzate quasi il 90% di tutte le donne brasiliane con le radici africane.

Secondo i dati forniti dalla commissione governativa per i diritti dell'uomo del Peru, dal 1995 al 2000 la sterilizzazione di massa è stata condotta nelle aree più povere del Peru, e il motivo pure è stato il superamento della miseria. In qualche anno sono stati sterilizzati oltre 300 mila donne e circa 24 mila uomini. I vantaggi della sterilizzazione sono stati pubblicizzati con volantini, poster e annunci radio, nei quali alle peruane sono stati promessi "felicità e benessere". La politica delle sterilizzazione di massa ha portato a una crisi demografica in alcune aree del Peru e, di conseguenza, alla recessione economica. Secondo i dati in possesso dei difensori dei diritti dell'uomo, negli anni '90 del secolo scorso centinaia di donne e uomini dei più poveri strati della popolazione sono stati sterilizzati contro la loro volontà. Inizialmente la campagna per la sterilizzazione di massa nel Peru è stata generosamente finanziata dagli americani (USAID), ma dopo la pubblicazione nel 1998 sui principali quotidiani americani dei materiali sulle sterilizzazioni coatte nel Peru il suo finanziamento dai fondi statali degli USA è stato interrotto.

Dal 2011 in Ruanda è partita una campagna di sterilizzazione su vasta scala che coinvolgeva 700 mila uomini. Il programma copre il periodo di 3 anni ed è completamente finanziata da USAID. La campagna certamente è volontaria e, tuttavia, "ogniqualvolta la campagna di sterilizzazione si svolge su una vasta scala ciò inevitabilmente porta alla coercizione", ha fatto notare il presidente dell'Istituto americano degli studi della popolazione Steven Mosher. Quest'ultimo ritiene che "le conseguenze per la vita della famiglia e per lo sviluppo dell'economia del Ruanda saranno assai sensibili" e che questo è "il miglior mezzo" per prevenire AIDS. Nello stesso tempo Mosher ha però dimenticato che le leggi degli USA vietano il finanziamento degli aborti o delle sterilizzazione coatti.

Sono soltanto dei singoli esempi di ciò che sta accadendo alla popolazione in diversi paesi del mondo. Non è un segreto per nessuno che in tutti i secoli nella guerra per le risorse qualunque mezzo poteva essere riconosciuto ammissibile, sopratutto se il rapido accrescimento della popolazione, come ritiene il signor Kissinger, disturba le prospettive dello sviluppo economico dei paesi sviluppati.Tuttavia bisogna ricordare che la sterilizzazione coatta è riconosciuta come crimine contro l'umanità se applicata su vasta scala e sistematicamente. Ed è soggetta alla giurisdizione del Tribunale Penale Internazionale.

/s

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

© Foto: SXC.hu

© Foto: SXC.hu

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SCIENCE: I TERREMOTI DELL'EMILIA ROMAGNA PROBABILMENTE DOVUTI ALLE ESTRAZIONI DI PETROLIO

Pubblicato su 15 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nessuna attività dell’uomo (sondaggi, perforazioni, prelievi di idrocarburi, prelievi di acqua ecc)

può creare o indurre terremoti di intensità pari a quelli avvenuti

 

Daniela Fontana, Univerista’ di Modena,

Il Resto del Carlino
8 Giugno 2012

A pair of deadly earthquakes that struck the north of Italy in 2012 could have
been triggered by the extraction of petroleum at a local oil field, according to an international
panel of geoscientists.

 

Science Magazine

11 Aprile 2014

Veritatem laborare nimis saepe exstingui numquam.

La verità troppo spesso soffre, ma non muore mai

Quanti insulti ho dovuto sentire in questi anni sul fatto che — secondo i benpensanti — la sismicita’ indotta in Italia non c’e', non c’e’ mai stata e mai potra’ esserci?

E invece non e’ cosi, ed e’ bastato un articolo su Science, prestigiosa rivista americana, a smentire tutti questi professoroni, ministri ed esperti che volevano in qualche modo mandare al dimenticatoio le possibili responsabilita’ umane dei terremoti del 2012 in Emilia Romagna.

Le scosse piu’ gravi furono di magnitudine 5.9 e 5.8 Richter, con epicentro a Finale Emilia. Morirono 27 persone e in 5,000 persero le proprie case.
Il rapporto di Science dice quello che qualsiasi persona di buon senso direbbe: e’ cioe’ che data l’intensa attivita’ estrattiva in Emilia Romagna, a cavallo fra Modena e Ferrara, e’ quantomeno plausibile che le scosse di due anni fa furono dovute alle trivelle in loco.
Elementare no? Buco, scavo, trivello, stocco e dunque perturbo i complicati sistemi sotterranei e ad un certo punto, voila’, la corda si spezza.
L’articolo e’ in realta’ prudente e dice che “non possono essere escluse” correlazioni fra i terremoti e il vicino campo Cavone, della concessione Mirandola.  Si spiega quello che e’ un territorio instabile di per conto suo, potrebbe essere stato vicino al punto di rottura e che anche piccole variazioni dovute all’attivita’ umana avrebbero potuto innescare i catastrofici terremoti del 20 e 29 Maggio 2012.
Gli autori notano che l’attivita’ estrattiva presso il campo Cavone e’ aumentata nell’Aprile del 2011, un anno prima dei terremoti.

Nel campo Cavone hanno 34 pozzi e un Centro Oli. 
Nessuno dei membri della commissione ICHESE – responsabile dei risultati – ha voluto rilasciare commenti a Science, a partire dal presidente Peter Styles, un “expert” della Shale Gas Europe, consorzio nato per promuovere l’immagine del fracking in Europa e sponsorizzato da Chevron, Cuadrilla, Total, Halliburton, Statoil e Shell.
Ha invece commentato un “anonimo” cuor di leone per dire che la connessione terremoti-trivelle in Emilia Romagna non e’ provata: non ci sono stati terremoti antecendenti di breve durata prima degli eventi del 20 Maggio, c’e’ una distanza troppo grande fra l’epicentro e il campo Cavone, e alla fine di petrolio se ne tira fuori poco, circa 500 barili al giorno.
Commenta e smentisce invece, con nome e cognome, Geoffrey Abers della Columbia University, autore di vari articoli sulla sismicita’ indotta da eventi umani, incluse le trivelle, e che puo’ manifestarsi anche a distanze elevate.  Si fanno gli esempi di altre localita’ in cui e’ successo – Oklahoma e Colorado – e si parla della sismicita’ indotta dai pozzi che contengono acque di scarto ad alta pressione.
“We think that in Oklahoma the injected water was jacking up the pressure in just the right place and that caused a cascading sequence of earthquakes.”
“Pensiamo che in Oklahoma l’acqua iniettata stava aumentando a dismisura la pressione proprio nel posto giusto e che questo ha causato una sequenza di terremoti”
Mmh. Pozzi di reiniezione? Cavone?
Ma certo, il Cavone14. E’ un pozzo di reiniezione di fluidi operato dalla Padana Energia, come quasi tutti i pozzi della concessione Mirandola.

E’ plausibile che sia successa la stessa cosa con il Cavone14?  E che non siano solo le attivita’ estrattive in gioco ma anche quelle di reiniezione di monnezza tossica sottoterra?
Ad ogni modo, trovo che in tutto l’articolo di Science, una delle frasi piu’ orrende – e che veramente dovrebbe fare vergognare il governatore Vasco Errani – e’ la seguente
Sources with close knowledge of the study say it was presented to the Emilia-Romagna regional government at least a month ago, but that politicians at both the regional and national level are nervous about its effects and are delaying its release. 
Fonti con conoscenza dello studio dicono che e’ stato presentato al governo regionale dell’ Emilia Romagna almeno un mese fa, ma che i politici a livello regionale e nazionale sono preoccupati dei suoi effetti e stanno ritardando la sua diffusione.
Eh?
Ma si rendono conto di quello che fanno costoro?  Nascondono le carte! Perche’? Per motivi elettorali? Tutto questo e’ vergognoso ed e’ veramente uno schiaffo morale a quei 27 morti del terremoto.
Io non so esattamente che ruolo esatto abbia in questa vicenda il governatore Vasco Errani del PD, ma e’ lui il capo,  e la responsabilita’ e’ sempre del capo. Vasco Errani ora puo’ fare una sola cosa: chiedere scusa e con umilta’ a tutti i suoi concittadini, rendere pubblico questo rapporto, spiegarlo alle persone in modo chiaro ed imporre una moratoria immediata alla costruzione di tutti i pozzi di qualsiasi genere, colore e profumo nella regione Emilia Romagna.
E il primo ministro Matteo Renzi dovrebbe fare la stessa cosa per il resto d’Italia, invece di ascoltare i deliri di Passera, della Guidi, di Scaroni e di tutti quelli che pensano che trivellare sia la soluzione ai nostri mali.
Se non impariamo niente da questo rapporto e da quelle lacrime, quei 27 morti saranno morti invano.
Qui il testo completo di Science.

Maria Rita D’Orsogna

Fonte: : http://dorsogna.blogspot.it

Link: http://dorsogna.blogspot.it/2014/04/lemilia-romagna-e-la-sismicita-indotta.html

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SCIENCE: I TERREMOTI DELL'EMILIA ROMAGNA PROBABILMENTE DOVUTI ALLE ESTRAZIONI DI PETROLIO
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L'ENNESIMA TRUFFA DEL PENTOLAIO FIORENTINO

Pubblicato su 15 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Su Libero di venerdì 18 aprile,compare un articolo di Francesco De Dominicis intitolato "Molto,peggio dell'Imu,la Tasi si mangia gli 80 euro".

E' quanto da tempo sosteniamo (vedere in giugno,il pagamento prima rata....guarda caso,dopo le europeee..) e che ci fa piacere altri abbiano rilevato.

Qui di seguito,le altre frottole del DEF

 

 

I numeri falsi del DEF

 

Tutti sanno che il valore del DEF è assai relativo. Cifre che vengono proiettate a cinque anni, ma che vengono poi riviste - in genere assai pesantemente - ogni sei mesi. Del resto è ben noto come le previsioni economiche siano normalmente assai meno attendibili di quelle meteorologiche.

 

Tuttavia quei numerini, benché così volatili, qualcosa ci dicono. Ma quelli dell'edizione aprile 2014, targata Renzi-Padoan, sembrano davvero scritti sulla sabbia. Vediamo il perché, procedendo per punti.

 

1. La crescita

 

Nel comunicato diffuso dal governo si legge che: «Si proietta una crescita del PIL dello 0,8 per cento per l’anno in corso, con un graduale avvicinamento al 2,0 per cento nei prossimi anni».

A parte il fatto che un +0,8%, dopo una caduta del Pil di 9 punti dall'inizio della crisi, è solo un modesto rimbalzino fisiologico che nulla fa sperare per il futuro, è realistica la previsione del governo? Lo vedremo, ma intanto Fmi ed Ue prevedono un +0,6%. Siamo agli zerovirgola, d'accordo, ma visto che in ogni caso di zerovirgola si tratta anche questa differenza va segnalata.

 

Il comunicato parla poi, per gli anni a venire, di «avvicinamento al 2,0%», ma in realtà la tabella del DEF immagina la seguente progressione: +1,3% nel 2015, +1,6% nel 2016, +1,8% nel 2017, +1,9% nel 2018. Un'evoluzione lenta quanto inarrestabile. Già, ma quanto credibile? Se noi andiamo a leggere i DEF del passato scopriamo che il trucco è sempre il solito, e consiste nell'ammettere (ma mai fino in fondo) la defaillance del presente, abbellendo sistematicamente i dati attesi per gli anni futuri, in base alla nota legge che «prima o poi tutto finirà per il meglio».

Giusto per fare un esempio, è in base a questo criterio che il DEF 2011 prevedeva un +1,3% per il 2012 ed un +1,5% per il 2013, anni poi rivelatisi invece di profonda recessione.

 

Al di là del fisiologico rimbalzino, cosa autorizza a pensare ad un'inversione di tendenza riguardo alla crescita? Niente. O, peggio, delle ipotesi meramente ideologiche, senza alcun riscontro scientifico. Che le cose stiano così ci viene confermato da alcune proiezioni contenute nel DEF e messe in evidenza dal Sole 24 Ore del 9 aprile.

Secondo queste proiezioni, la «Riforma del mercato del lavoro» (alias precarizzazione estrema) varrebbe un incremento di Pil dello 0,8% al 2018; mentre un analogo incremento verrebbe determinato dalle «Liberalizzazioni e semplificazioni», e si potrebbe continuare con simili amenità. Qui, per brevità, mi sono limitato a citare il dato al 2018, ma valori in crescita progressiva sono indicati già a partire dal 2014.

 

Ora, è ormai un quarto di secolo che si liberalizza e si precarizza, ed in questo periodo la tendenza alla crisi non ha fatto altro che accentuarsi, fino ad esplodere violentemente nel 2008. Perché mai questa volta, invece, liberalizzazioni e precarizzazione - al di là della loro negatività sociale, che non ha bisogno di troppi commenti - dovrebbero compiere il miracolo?

 

Non solo, così come si sovrastimano gli effetti di queste misure, si sottostima invece l'effetto negativo della politica dei tagli alla spesa pubblica sul Pil. Un impatto che si vorrebbe contenuto tra -0,2 e -0,3%. E' credibile tutto ciò quando si dichiara di voler arrivare a tagli di spesa di 32 miliardi di euro (pari al 2% del Pil) nel 2016?

Ovviamente no, ma chissenefrega, che l'importante è portare a casa la pelle alle europee.

 

2. La piena accettazione dei vincoli europei 

 

Com'era prevedibile, Padoan non ha fallito la sua missione, ed - almeno sulla carta - a Bruxelles arriveranno numeri perfettamente allineati con la tabella di marcia imposta dal Fiscal compact. Così, giusto per ribadire che da parte europea non c'è nessun allentamento dei vincoli, e che da parte italiana c'è il solito «obbedisco» di sempre.

 

Quanto sia credibile questo percorso di rientro del debito è un altro discorso, che vedremo più avanti. Sta di fatto, però, che il percorso rigorista viene accettato in pieno, come ci dicono i numeri che seguono.

Il rapporto debito/Pil, al 132,6% nel 2013, viene previsto ancora in aumento (134,9%) nel 2014, ma dal prossimo anno dovrebbe iniziare a scendere con velocità supersonica fino al 120,5% annunciato per il 2018. Una picchiata in linea con la tempistica di rientro del Fiscal Compact.

 

Idem per quel che concerne il famoso 3% nel rapporto deficit/Pil. Era questo il vincolo che Renzi faceva intendere di voler sfidare, ma le visite a Bruxelles, Berlino, e perfino nella Parigi dell'inadempiente ma politicamente decotto Hollande, hanno vivamente sconsigliato al berluschino fiorentino di insistere su quel tasto.

Evidentemente, l'annuncio di quello strappo altro non era che una delle tante sparate del bomba, ma di questo eravamo già certi.

Ecco allora il suo piano, che anziché essere di sfondamento è invece di mesto rientro.

Secondo il DEF al -3,0% del 2013, dovrebbe seguire un - 2,6% nel 2014, fino ad arrivare progressivamente addirittura al segno più (+0,3%) nel 2018.

 

3. Come verrà rispettato il Fiscal compact?

 

Eccoci allora arrivati al punto più interessante. Tanto più che il bomba ha già dichiarato che non vi saranno altre manovre. Ah no? E come li fa tornare i conti, con la bacchetta magica?

In realtà Renzi, probabilmente per la fretta che lo contraddistingue, non ha avuto modo di completare la frase, perché altrimenti avrebbe certamente detto che non vi saranno altre manovre... fino al 25 maggio, naturalmente.

 

Tra tutte le leggende, quella sul "Fiscal compact? No problem" è una delle più assurde.

A rilanciarla ci ha pensato Padoan, che ha affermato che basterà «ottenere una crescita nominale del 3%, di cui un 1% di aumento del Pil e un 2% di aumento dell'inflazione, e la ghigliottina ci sarebbe risparmiata, perché il debito si ridurrebbe in automatico per il solo effetto della crescita del Prodotto lordo».

(M. Giannini, La Repubblica del 9 aprile)

 

Semplice no? Peccato che la crescita sia sotto l'1% e l'inflazione vada dirigendosi verso lo zero.

E già solo per questo i conti non tornano. Ma non è questo il peggio. Il peggio, che è anche naturalmente il non detto, è che questo simpatico meccanismo di «rientro automatico» (a proposito, ma come mai il fior fiore dei bocconiani al governo non ci ha mai pensato prima?) si basa su un altro punto fermo, un numerino apparentemente innocente quanto foriero di nuovi pesantissimi sacrifici.

 

Abbiamo già visto il "virtuoso" rientro (sulla carta, beninteso) del deficit dal -3,0% del 2013 al +0,3% del Pil nel 2018. Si tratta di un recupero di 3,3 punti percentuali di Pil, pari all'incirca a 54 miliardi. Una massa di denaro che, se calcolata sull'avanzo primario, si ridurrebbe a circa 45 miliardi, in virtù della minor spesa prevista per gli interessi.

 

E qui dobbiamo aprire una parentesi. Siccome - soprattutto per gli effetti del Quantitative easing americano - il peso degli interessi è diminuito negli ultimi tempi, il governo si spinge a prevederne un ulteriore calo nei prossimi anni (dal 5,3% sul Pil del 2013 al 4,7% nel 2018). Calcolo abbastanza azzardato, non solo perché nuove crisi finanziarie sono assai probabili, non solo perché il Quantitative easing europeo (ammesso che si faccia) andrà probabilmente a dirigersi verso titoli del sistema bancario piuttosto che verso i bond del debito pubblico, ma soprattutto perché se si auspica una ripresa dell'inflazione essa andrà sì ad incrementare il Pil nominale, ma giocoforza aumenterà nella stessa misura i tassi sui titoli pubblici di nuova emissione.

 

Dunque, abbiamo visto che anche nella migliore delle ipotesi serviranno almeno 45 miliardi all'anno di tagli e/o nuove tasse. Ne serviranno certamente di più, perché la crescita sarà più bassa ed i tassi di interesse prevedibilmente più alti, ma anche volendo accettare la stima dei 45 miliardi - ovviamente non esplicitata nel DEF, ma facilmente ricavabile dai numeri lì esposti -, la domanda è: dove li prenderanno?

 

4. Da dove verrà questa montagna di denaro?

 

Come ognuno avrà ben capito entrano qui in gioco i tagli di spesa: addirittura 32 miliardi al 2016. Ma i tagli alla spesa non sono affatto una piacevolezza come si vorrebbe far credere mettendo all'asta le auto blu su e-bay. Essi andranno a colpire in primo luogo la sanità (comparto dove si concentra il grosso dell'acquisto di beni), il welfare (pensioni di invalidità), nonché il pubblico impiego, non solo tagliando i salari, ma diminuendo drasticamente il numero degli occupati. Che è poi un modo assai singolare di ridurre la disoccupazione sotto il 10%, come da un'altra recente sparata del bomba.

 

Ma anche prescindendo da queste considerazioni sociali - per noi ovviamente del tutto imprescindibili - resta il fatto che non solo l'obiettivo di 32 miliardi è assolutamente irrealistico, ma che il governo (sempre nel DEF) dichiara di volerlo destinare alla riduzione del «cuneo fiscale», dunque con un effetto sui conti pubblici pari a zero. 

Naturalmente, solo il tempo ci dirà come andranno le cose, ma se i tagli verranno destinati all'aggiustamento dei conti salterebbe quella riduzione fiscale che, nelle dichiarazioni del duo Renzi-Padoan, dovrebbe essere uno dei fattori della mitica crescita. Dunque, ancora una volta, i conti non tornano.

 

Conclusioni (quando i nodi verranno al pettine)

 

La conclusione di questa breve disamina del DEF è assai semplice: il bomba mente sapendo di mentire.

 I suoi sono numeri scritti sulla sabbia. Ma questa, ammettiamolo, non è una notizia. La notizia è che i suoi spazi di manovra sono gli stessi di chi l'ha preceduto. Lui è solo un venditore più bravo. Qualità non secondaria, come riconosce Fabrizio Forquet nel suo editoriale di commento sul Sole 24 Ore, laddove dice assai esplicitamente che Renzi è sì un populista alla ricerca di un facile consenso, ma che il blocco dominante non può farne a meno, perché senza consenso (vedi Monti e Letta) non sarebbe possibile portare in porto le (contro)riforme che interessano a lorsignori.

 

I quali gridano evviva per un DEF truffaldino, che mette i numeri che piacciono all'Europa, senza dire con quali misure raggiungerli per non dispiacere gli elettori. Un trucco che verrà ben presto svelato.

 

E quando, tra qualche mese, i nodi verranno al pettine, quando insomma si dovrà discutere della prossima Legge di stabilità, il renzismo mostrerà appieno il suo straordinario vuoto strategico. Nel frattempo però, con uno straordinario sostegno mediatico, il bomba proverà ad incassare un buon risultato alle europee.

Che il boccone elettorale gli vada di traverso!

 

PS - A proposito di populismo (quello vero). L'organo degli "anti-populisti", cioè La Repubblica, così titolava ieri a proposito del DEF: «Stangata su banche e manager».

Attendiamo un'ondata di suicidi di banchieri e manager di Stato, in caso opposto le scuse del direttore del giornale Ezio Mauro o, meglio ancora, del sig. De Benedetti, tessera n° 1 del Pd.

I disoccupati, che stanno veramente pagando la crisi, anche per le politiche sostenute da quel giornale e da quel partito, gradirebbero almeno di non essere presi in giro.

 

http://sollevazione.blogspot.it/2014/04/ecco-svelato-limbroglio-del-def-di.html

 

Una disamina dettagliata di un documento,il DEf,che è il solito annuncio senza numeri.....i pochi che ci sono costituiscono il solito libro dei sogni per imbonire per l'ennesima volta il popolaccio,ormai rincitrullito dalla disinformazione dei media e specialmente da quella fogna di bufale che è la Repubblica,giornale del bancarottiere,evasore,inquinatore,distruttore di industrie e truffatore di Stato De Benedetti,ieri a colloquio col pentolaio.A che scopo? salvare Sorgenia....nomine di amici....?  Ricordare il caso Barca....

Questo vergognosi piddioti ce l'avevano con il berlusca,mentre in casa avevano il peggio del peggio,come questo partito di servi,fiancheggiatori degli usurai europei e sciagura nazionale.

 

Tratto da: www.stavrogin2

L'ENNESIMA TRUFFA DEL PENTOLAIO FIORENTINO
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La situazione in Grecia ora è addirittura DISUMANA

Pubblicato su 15 Aprile 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Il dramma sanitario in Grecia: non numeri, ma persone con un nome e cognome

In un post del 7 aprile scorso il sito greco KTG sottolinea come oltre un milione e trecento mila persone in Grecia non hanno un lavoro – riferendosi solo ai lavoratori dipendenti dato che gli autonomi non sono registrati nel numero ufficiale dei disoccupati – e quindi sono senza copertura assicurativa sanitaria.

Tre milioni di persone che vivono in Grecia non hanno accesso al sistema sanitario“, ha dichiarato recentemente il dipartimento greco dell’organizzazione umanitaria Medecins du Monde (MdM).

Ktg riporta poi un elenco dei comunicati stampa pubblicati da MdM in occasione della Giornata Internazionale della Salute.

3.000.000 senza assicurazione.

7.000.000 con assicurazione ma nell’insicurezza.

“Non sono numeri, sono nomi. Sono persone con nome e cognome, salute, famiglia, amici, profilo genetico, relazioni, aspettative di vita, sentimenti…”, scrive Medicine du Monde riportando alcuni casi esemplari:

- Thodoris X., 45 anni, con un cancro in stato avanzato, ha bisogno di una tomografia computerizzata, richiede chirurgia e chemioterapia, ma non ha l’assistenza sanitaria che possa fornirgli il trattamento.
 
- La PICCOLA Nicoletta B., 4 anni, soffre di crisi epilettiche, vive con la madre disoccupata, ha bisogno di una scansione cerebrale e test di laboratorio, medicine e vaccini, e non c’è assistenza sanitaria dove possa trovare un riparo.
 
- Grace E., ha richiesto asilo politico dalla Nigeria, al quinto mese di gravidanza, le sono stati negati gli esami del sangue in un reparto maternità pubblico, esami che dovrebbero essere a titolo gratuito, un diritto inalienabile secondo la legge. Sfortunatamente anche altri tre ospedali hanno rifiutato di fornirle questi esami gratuiti. A seguito di un intervento della MdM, un finanziatore privato si è preso cura di Grace. Non c’è assistenza sanitaria per lei e per il suo bambino.
 
Aggelos G., 6 anni, soffre di diabete mellito di tipo 1. Vive coi suoi genitori disoccupati. Ha bisogno di controlli dei livelli di diabete diverse volte al giorno. Ha bisogno di insulina e di un’alimentazione appropriata.Vive in una casa senza elettricità e senza riscaldamento. Ha bisogno di frequenti cure mediche per sopravvivere durante la sua infanzia. Non c’è un’assistenza sanitaria che lo copra.
 
- Giorgios X., 50 anni, ha una malattia intestinale cronica, è disoccupato con una famiglia. Ha bisogno di test di laboratorio e biopsia. Ha bisogno di medicinali e controlli medici per le complicazioni della sua malattia. Non ha accesso ad alcun sistema sanitario.
 
La storia di una donna disoccupata, 40 anni, che è morta a seguito di un forte ictus cerebrale, ha acceso una guerra tra i media e la comunità locale di Lesvos. La donna ha avuto un forte ictus cerebrale il 27 marzo, è stata trasferita all’ospedale, dove è morta una settimana più tardi. Il giornale locale Empros ha riportato che la donna, madre di due bambini, era disoccupata e senza assicurazione sanitaria, e che aveva smesso di prendere le medicine per la pressione alta perché non se le poteva più permettere. E tutto ciò nonostante ci fosse una “farmacia sociale” sull’isola. I suoi parenti hanno contestato le affermazioni del giornale locale e minacciato di fargli causa. Parlando a Skai Tv, il reporter ha sollevato la questione della “dignità all’interno di una piccola comunità locale.”
 
“Sì, conosco persone che devono superare la barriera della dignità prima di fare richiesta ai servizi sociali messi a disposizione dai Comuni per le persone estremamente povere”, conclude KTG.
 
Per la traduzione completa dell’articolo si rimanda e si ringrazia Voci dall’estero
 
MONTI: L’EURO E’ UN SUCCESSO SOPRATTUTTO PER LA GRECIA ( guarda il video )
Tratto da:http://www.imolaoggi.it
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